lunedì 14 luglio 2014

Carne di pollo e cancro


 
Migliaia di americani continuano a morire a causa dell'esposizione all'amianto anche a distanza di molti decenni da che ne è stato vietato l'uso, e questo perché i tumori possono impiegare anni prima di manifestarsi. In questo momento ci troviamo in quella che è stata definita "la terza ondata" di malattie legate all'amianto.
La prima ondata è cominciata negli anni '20, tra i minatori di amianto; la seconda fase è stata tra i costruttori navali e i lavoratori edili che hanno utilizzato l'amianto negli anni '30, '40 e '50. Ora che gli edifici che sono stati costruiti con l'uso di questo materiale, alla fine degli anni '60, cominciano ad invecchiare ed a deteriorarsi, non sono più soltanto i lavoratori a essere a rischio, ma ci sono anche rischi potenziali di una notevole esposizione ambientale all'amianto tra i residenti, gli inquilini e i frequentatori di questi edifici, come scolari, impiegati, manutentori e pubblico in generale.

domenica 29 dicembre 2013

Come far funzionare il cervello

Proviamo a pensare ad un'esperienza vissuta nel passato la quale sia stata molto piacevole, in particolare un'esperienza alla quale da un po' non si pensa. In assoluta tranquillità, magari chiudendo gli occhi, proviamo a ritornare all'avvenimento facendo in modo di rivedere ciò che si era visto nel momento in cui quell'episodio era avvenuto. Osservando attentamente quell'episodio iniziamo a cambiare la luminosità dell'immagine, prima più luminosa poi sempre più scura, fino a non vederla quasi più. Poniamoci ora una domanda: in che modo la variazione della luminosità cambia il modo in cui ci sentiamo? Di norma, aumentando la luminosità, si intensifica anche l'intensità delle nostre sensazioni, rendendole più piacevoli; con il diminuire della luminosità si avrà 'effetto contrario.
Ora facciamo un altro esperimento. Pensiamo ad un ricordo sgradevole, qualcosa che solo a pensarci ci fa stare male. Riportandola alla mente, usiamo la stessa tecnica precedentemente esposta: prima aumentiamo la luminosità, poi la diminuiamo. In questo caso, molto probabilmente, con l'aumentare della luminosità, il disagio aumenta, con l'abbassare della luminosità il ricordo non ci darà più noia o fastidio.
La 'luminosità' è una submodalità. Le submodalità sono degli elementi universali che possono essere impiegati per cambiare qualunque immagine visiva.
La luminosità è solo uno dei tanti strumenti a nostra disposizione per gestire i ricordi e trasformarli in elementi che giochino a nostro favore. E' comunque necessario valutare le eccezioni d'impatto che normalmente la luminosità ha sui nostri ricordi. Se riportiamo alla mente un avvenimento piacevole avvenuto al tramonto, una eccessiva luminosità non necessariamente potrà aumentare la nostra gioia, potrebbe addirittura ridurre la sensazione piacevole. Pensiamo ora invece ad un avvenimento in cui abbiamo avuto paura al buio; di solito la paura ha una stretta attinenza al fatto che non riusciamo a vedere l'oggetto che ci scatena la paura. Se aumentiamo la luminosità, rievocando l'avvenimento passato, e vediamo che in realtà non c'è proprio nulla, che non esiste una vera e propria causa, allora in questo caso la paura, invece di aumentare, diminuisce.
Faremo ora un altro esperimento, cambiando la submodalità. Visualizziamo un avvenimento piacevole, anche lo stesso di prima. Anziché cambiare la luminosità, giochiamo con le dimensioni. Proviamo ad aumentare la dimensione dell'immagine o dell'oggetto, poi proviamo a diminuirne la dimensione. Di norma l'aumentare un'immagine intensifica la risposta, di contro diminuirne le dimensioni riduce la risposta. Ovviamente anche in questo caso avremo delle eccezioni: se aumentiamo in modo sproporzionato l'immagine, questa anziché intensificare una risposta provocherà una reazione di ridicolo e ci farà ridere. Comprendiamo allora che la qualità sarà molto più importante della quantità. Proviamo ora a ricordare un avvenimento sgradevole, che forse ci ha fatto paura o timore. Se ingrandiamo l'oggetto della paura a dismisura, questo potrebbe essere ridicolo, annullando la causa di sofferenza, oppure rendendolo così piccolo da accorgerci che è veramente insignificante.
Tutto ciò ci fa capire che noi possiamo controllare le nostre esperienze. Tutto ciò che accade nella nostra mente influisce su di noi, e nella stessa misura è potenzialmente controllabile da noi.
Questi piccoli esempi ci fanno riflettere. Proviamo a pensare ad una persona che ingigantisce, rende luminose la maggior parte delle sue esperienze negative e tristi della sua vita, inoltre abbassa di luminosità e di grandezza gli avvenimenti vissuti felicemente. Molto probabilmente questo soggetto è un sicuro candidato alla depressione. Facciamo attenzione quindi. Molte volte siamo noi stessi ad apportare il carburante che alimenta e fa progredire uno stato depressivo.

martedì 24 settembre 2013

La teoria dei bisogni


domenica 25 agosto 2013

I campi energetici dei fiori di Bach curano corpo e mente

Abitazione originale del dr. Bach
 
Degna di nota è la storia del suo fondatore, Edward Bach nato nel Galles nel 1886, medico responsabile al pronto soccorso presso l'ospedale della University College di Londra. Nel pieno della sua brillante carriera nutre grandi perplessità sulla medicina ufficiale. Egli nota infatti come i pazienti al quale viene somministrato lo stesso farmaco hanno diverse reazioni ed in particolare come persone con gli stessi tratti caratteriali hanno reazioni costanti.
In seguito, come assistente al reparto di battereologia e immunologia, ha modo di comprovare come ceppi batterici dell'intestino umano e la relativa intossicazione, a loro volta, all'interno di 7 diversi gruppi umani, distinguibili in base alle caratteristiche legate al carattere mentale, espressione del volto, atteggiamento del corpo, comportamento, ecc.
Si specializza a questo punto come omeopata e viene personalmente colpito da una forma molto grave di cancro alla milza che lo spinge a lasciare definitivamente l'esercizio della medicina tradizionale per dedicarsi alla ricerca, che evidentemente porta frutto dimostrazione ne è la sua impensabile guarigione.
La sua attenzione è specialmente rivolta alla possibile scoperta di elementi, facenti parte del mondo vegetale, dalla carica energetica molto forte , al di là delle proprietà fitoterapiche. Scopre cosí come la rugiada sui fiori, irradiata dai raggi solari, trasmette l'energia ed il loro potere curativo all'acqua. Elaborò un sistema di raccolta dei fiori che teneva proprio presente questo processo energetico.
La particolarità di questa terapia floreale in sintesi si basa nella riprogrammazione dei campi energetici coinvolti nella disfunzione a livello cellulare della persona malata. Quando i campi energetici dell'essere umano sono in equilibrio ed in armonia tra loro la persona gode di buona salute, d'altro canto quando qualcosa o qualcuno sfasa questo delicato equilibrio, per mezzo dell'approfondita conoscenza della personalità e mentalità, nonchè delle circostanze attuali e del suo vissuto, il terapista fornisce un congiunto di rimedi floreali in grado con le loro varie forme energetiche-vibrazionali di riequilibrare il sistema della persona.
Bach fonda così la sua terapia floreale sull'aspetto mentale ed emozionale del soggetto da trattare, in quanto ritiene che la mente sia la parte più sensibile e soggetta alle disarmonie e ai condizionamenti che stanno alla base dei vari disturbi psicosomatici. È anche vero che Bach utilizzava sovente il sistema inverso, ossia in base alla lettura dei sintomi del corpo risaliva alle informazioni necessarie per elaborare il rimedio più efficace.
Fino ad oggi i rimedi floreali utilizzati sono 38. Dodici sono i guaritori (Impatiens, mimulus, clematis, agrimony, chicory, vervain, cerato, centaury, scleranthus, water violet, gentian, rock rose) e corrispondono anche a un tipo specifico di personalità congenita e poichè identificano precise qualità dell'individuo, saranno la base del rimedio per ottenere salute e benessere.
Successivamente vi sono i 7 fiori aiutanti (Gorse ,oak, heather, rock water, wild oat, olive, vine) che corrispondono anche alla cronicizzazione di alcune caratteristiche personali dovute spesso agli eventi, circostanze ed ambiente familiare e sociale nel quale la persona vive.
Vi sono infine i rimanenti 19 fiori (Cherryplum, elm, pine, larch, willow, aspen, hornbeam, sweetchestnut, beech, crab apple, walnut, chestnut bud, white chestnut, holly, wild rose, honeysuckle, star of Bethhlehem, mustard) che sono relazionabili con la maniera con cui si reagisce alla vita ed i suoi eventi.
Interassante è il fatto che diversi psicologi e terapisti lo utilizzano sui loro pazienti in alternativa alla vasta gamma di psicofarmaci. In particolare nel caso del disturbo bipolare il dr. Eduardo Grecco (psicanilista e psicologo, specializzato in psicologia transpersonale, bioenergetica e lettura emozionale del corpo, docente universitario di Psicopatologia) considerato un maestro internazionale per il suo lavoro di investigazione e d'insegnamento nella Floriterapia, ha pubblicato vari testi sia sulla depressione che una decina di libri sull'uso delle essenze floreali.
Funzionano, diffidiamo però degli erboristi che, senza la minima conoscenza della nostra personalità, del nostro vissuto e delle difficoltà che stiamo vivendo ci prescrivono l'assunzione dei Fiori di Bach. A differenza della fitoterapia che è prescrivibile in base al sintomo, le essenze floreali curano la "persona". Da qui è logico dedurre quanto più è avvantaggiato colui che conosce a fondo il paziente che ne deve far uso, tutti, adulti e bambini.

giovedì 18 luglio 2013

Alla scoperta del MAGNESIO: aiuta a curare quasi tutto, perché pochi lo sanno?



 
 
E’ lo scarto del sale, ma è indispensabile per l’attività di oltre 300 enzimi e svolge un ruolo fondamentale praticamente su quasi tutti gli apparati del corpo umano.
Non a caso, da chi ne conosce le potenzialità, è considerato la panacea di molti mali. E’ facilmente assimilabile ed economico. Ma soprattutto funziona.
E’ l’unico fra i Sali di magnesio ad aver dimostrato la sua efficacia nella terapia delle malattie infettive, grazie all’effetto stimolante sui globuli bianchi e in generale su tutto il sistema immunitario.
Il Cloruro di Magnesio aiuta a curare “epilessie, distrofie, sclerosi, poliomielite, tumori, asma, bronchite cronica, broncopolmonite, enfisema polmonare, influenza, pertosse, raucedine, affezioni dell’apparato gastrointestinale, malattie cervicali, tensioni neuro muscolari, artriti, sciatiche, dolori ai muscoli, calcificazioni, osteoporosi, depressioni, ansie, paure, mali di testa, febbri, fuoco di sant’Antonio, orticarie, tetano (anche quando il paziente è già rigido), morsi di vipera (lavare anche la ferita), rabbia, parotite, scarlattina, rosolia, morbillo e le altre malattie dell’infanzia”.
Come ogni scoperta, anche questa parte da un evento pressoché fortuito: nel 1915 il professor Pierre Delbet, utilizzando una soluzione di cloruro di magnesio per il lavaggio delle ferite, si rese conto di come questa non solo non danneggiasse i tessuti, cosa che – invece – accadeva con gli altri antisettici, ma addirittura facilitasse la guarigione della ferita stessa.
Delbet scoprì inoltre come l’uso del cloruro di magnesio scongiurasse pericolose complicazioni, quali le sovra infezioni batteriche frequenti all’epoca, grazie all’azione di stimolo sull’attività dei globuli bianchi.
Il successivo e importantissimo passo fu scoprire che l’azione di stimolo non era limitata ai globuli bianchi, bensì agisse su tutte le cellule dell’organismo, allargando lo spettro oltre i meccanismi di difesa.
La sperimentazione proseguì somministrando la soluzione anche per via orale, riscontrando – nella maggior parte dei pazienti – il manifestarsi di una sensazione di benessere generale, energia, una maggiore resistenza alla fatica e una maggior stabilità emotiva.
All’epoca, le molte persone che cominciarono ad assumere la soluzione di cloruro di magnesio in qualità di “tonico”, con conseguenze inaspettate sull’organismo, informarono prontamente il professore.
In poco tempo, grazie alle testimonianze dei pazienti, Delbet si ritrovò tra le mani gli effetti della sua “scoperta”. Il cloruro di magnesio aveva fatto scomparire completamente disturbi dell’apparato digerente come coliti, colecistiti e angiocoliti, aveva migliorato in modo esponenziale affezioni del sistema nervoso quali il tremore senile, il morbo di Parkinson, i crampi muscolari. Ancora, effetti sorprendenti erano stati riscontrati nella cura della pelle: acne giovanile, eczema, psoriasi, verruche, geloni, prurito. Infine, Delbet fu in grado di dimostrare come il cloruro di magnesio potesse migliorare lo stato di unghie e capelli, di diverse patologie legate allo stato allergico come il  raffreddore da fieno, l’orticaria, i pruriti di vario genere fino ad arrivare alle emorroidi e all’edema di Quincke. La sua sperimentazione si allargò a tal punto da testare il cloruro di magnesio localmente, sotto forma di pomata: l’effetto non raggiunse il 100% voluto, ma l’applicazione permise di far inscurire buona parte di capelli e barbe sbiancate da anni, o di scolorire le macchie cutanee della “vecchiaia”.
Nelle sue ricerche, Pierre Delbet fu coadiuvato dal Dottor Neveu, ma i benefici del Cloruro di Magnesio hanno interessato parecchi medici e ricercatori, tra cui l’italiano Raul Vergini.
Se gli alchimisti assegnavano la denominazione di Panacea Universale al chermes, minerale ritenuto capace, oltre che di guarire ogni male, anche di prolungare indefinitamente la vita, a questo punto anche il Cloruro di Magnesio potrebbe arrogarsi, senza tema di smentita, lo stesso titolo.
La cosa incredibile è come la carenza di Magnesio sia sempre stata ignorata dai medici come possibile causa di almeno una buona parte dei disturbi che affliggono l’essere umano.
Il Magnesio è un elemento essenziale presente in tutti gli organismi, indispensabile per lo svolgimento di numerose reazioni enzimatiche. L’organismo umano ne contiene circa 25 grammi, localizzati per lo più nelle ossa, nei muscoli, nel cervello e in altri organi come fegato, reni e testicoli.
Il Magnesio ha la capacità di produrre l’equilibrio minerale necessario agli organi per l’espletamento delle loro funzioni, come per esempio i reni, alimenta l’acido urico nelle artrosi, ha potere decalcificante fino alle più sottili membrane nelle articolazioni, nelle sclerosi e nelle sclerosi calcificate, quindi è un valido aiuto per prevenire gli infarti poiché purifica il sangue. Rinvigorisce anche il cervello: diversi studi attestano la sua validità nel mantenerne la gioventù, fino alla vecchiaia.
Malgrado tutto ciò, Il Magnesio è – tra tutti gli elementi – il meno somministrato.
La sua importanza è stata, e ancora oggi continua a essere dai più, sottovalutata.
Se è stato dimostrato come, con l’uso del Magnesio, aumenti anche la conta dei globuli bianchi perché questo effetto, che porta il nome di citofilassi, continua a essere ufficialmente trascurato? Come dire che per l’essere umano non sia importante avere la possibilità di aumentare il proprio tono immunitario.
Secondo Padre Beno J. Schorr, professore di fisica, chimica e biologia al Collegio di Santa Caterina “Il Magnesio elimina il calcio dai punti indebiti e lo fissa solidamente alle ossa. Dopo i 40 anni l’organismo assorbe sempre meno magnesio, producendo vecchiaia e dolori perciò deve essere preso secondo l’età. Dai 40 ai 55 anni: mezza dose (una dose = una tazzina da caffè). Dai 55 anni ai 70: una dose al mattino. Dai 70 ai 100 anni: una dose al mattino ed una alla sera”. (1985)
E’ del 1932 la ricerca di Schrunipf-Pierron: la dieta abituale delle popolazioni rurali dell’Egitto forniva quasi due grammi di Magnesio al giorno. Risultato? Tra i contadini egiziani l’incidenza del cancro era 10 volte inferiore a quella delle popolazioni di Europa e USA, mentre quella del cancro allo stomaco addirittura 50 volte minore. Non a caso, anche Delbet orientò la sua ricerca anche in quest’ambito.
Nel quotidiano, Schrunipf-Pierron osservò come i contadini egiziani non soffrissero di raffreddori, influenze, polmoniti e pleuriti. Le loro donne partorivano con estrema facilità, mentre gli anziani conservavano un’ “andatura elegante e armoniosa anche in età molto avanzata”.
Sia chiaro, il Cloruro di Magnesio non è una medicina, bensì un alimento che non ha controindicazioni ma soprattutto è compatibile con qualsiasi cura farmacologica in corso. Ha comunque una peculiarità non indifferente: prenderne una dose per un dolore soltanto fa sì che eventuali altri dolori guariscano comunque, perché il sale mette in ordine tutto il corpo.
Dove trovare Il Magnesio? Presto detto: nei cereali integrali, la soia, i fagioli, i vegetali in genere (se coltivati con metodo biologico), i frutti di mare, cioccolata e cacao. Essendo un prodotto di scarto del sale, va da sé che anche il sale marino sia ricco di Magnesio. Peccato però che l’impego di concimazioni minerali e il raffinamento dei cibi portino alla quasi totale perdita di magnesio. La stessa cottura può portare a un impoverimento dello stesso fino al 70%.
Come scoprire se si è carenti di Magnesio? Molto spesso i sintomi passano per ansia, ipereccitabilità muscolare, cefalea, vertigini, insonnia, asma, alterazioni del ritmo cardiaco, stanchezza eccessiva, disturbi del ciclo mestruale.
Dire che si sarà immuni da tutte le malattie è impossibile, ma sapere che c’è la possibilità di attenuare i dolori e il decadimento del corpo, è già una ragione importante per cominciare ad assumerlo. Anche perché il corpo, nella sua grande intelligenza fisiologica, elimina l’eventuale eccesso da solo. Al massimo, pulirete l’intestino. Che male non fa.
Per quanto mi riguarda, devo ringraziare un erborista che, anni fa, mi ha letteralmente “rimessa al mondo” consigliandomi il Cloruro di Magnesio. La pigrizia a volte prende il sopravvento e io stessa, pur consigliandolo a tutti, dimentico di assumerlo. E gli effetti si vedono. Per quanto mi riguarda, uso il Magnesio Supremo, scelto dopo aver letto il libretto accompagnatorio. Iniziato con il pensiero che comunque male non faceva, ho visto sparire in poco più di una settimana un dolore alla schiena che credevo cronico, e non solo. Potete trovare questo prodotto nelle farmacie più lungimiranti, nelle erboristerie, o ordinarlo online. Francamente dove lo acquistiate non ha importanza. Posso solo dirvi che mi ha aiutata, tanto. Così ho pensato fosse giusto e doveroso, da parte mia, mettervi a parte del mio “piccolo segreto”.
 
Buona vita
 
Cristina Colombera

domenica 14 luglio 2013

Curarsi all'estero gratis

 
Curarsi all'estero gratis? Ora si può. Tra poco in Europa i malati saranno senza frontiere. Infatti mancano poco più di tre mesi al 25 ottobre, giorno in cui i pazienti della Ue potranno liberamente scegliere dove farsi visitare, curare o operare. Da quel giorno un italiano avrà la possibilità di sottoporsi ad un intervento a Parigi, Londra e Stoccolma o un finlandese di venire da noi. Da oltre due anni la Ue ha votato questa direttiva. E ora tutti i Paese stanno approntando le pratiche burocratiche che dovranno essere pronte entro il 24 agosto.
La nuova direttiva prevede, come spiega il Messaggero, la possibilità di uniformare procedure amministrative e tariffe, oltre che riconoscere a livello comunitario l’universalità delle prescrizioni mediche. Il quotidiano spiega come, nonostante manchino ancora tre mesi, diversi paesi sono già in fibrillazione, considerato che alcune pratiche burocratiche dovranno “essere pronte entro la fine di agosto”. Per i cittadini dell’Unione Europea si tratta di una riforma importante, che coinvolgerà 600 milioni di persone, due milioni circa di medici e più di venti milioni di infermieri. Quello che il Messaggero definisce una “sorta di Trattato di Schengen della salute” dovrebbe permettere così di omologare i prezzi della sanità in tutta Europa.
Ma non solo: saranno approvate nuove procedure amministrative – con il coinvolgimento delle Regioni – che consentiranno di riconoscere le stesse prescrizioni mediche ovunque. Per i pazienti stranieri che vorranno arrivare in Italia per sottoporsi a cure mediche il Ministero predisporrà sul proprio sito istituzionale un elenco con tutte le strutture d’eccellenza.
Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, legge in positivo questo tsunami sanitario-amministrativo alle porte. "Sarà un’occasione per noi. Non nascondo che può preoccupare una simile organizzazione ma potrebbe essere un modo per metterci in mostra. Per far conoscere le nostre eccellenze. Stiamo lavorando sui finanziamenti dei nostri ospedali che saranno destinatari delle scelte dei pazienti stranieri. Oggi abbiamo malati che si spostano da una Regione ad un’altra, a tempi brevi avremo una circuitazione europea. Finalmente non si parlerà soltanto di malasanità. So che diversi Paesi si sono già fatti avanti per stipulare accordi con le nostre strutture".
Ma la realtà è molto complessa: negli ultimi anni il saldo di pazienti è in passivo. Gli italiani che si fanno curare all'estero sono molti di più degli stranieri che si fanno curare in Italia. Se il trend restasse questo, o addirittura peggiorasse, le conseguenze sul nostro servizio sanitario sarebbero molto gravi.

mercoledì 3 luglio 2013

La Psicocibernetica

Fonte: Benessere
 
Uno dei segreti principali alla base del benessere e del successo consiste nell'allineamento dei propri obiettivi e desideri alla propria immagine interiore di noi stessi. Molte condizioni quotidiane di malessere, infatti, nascono dall'impossibilità di cambiare la realtà e richiedono un cambiamento personale che non può limitarsi solo all'aria dei comportamenti ma che deve coinvolgere piuttosto l'intera concezione di sé stessi. La Psicocibernetica è un approccio di aiuto alla mente nato a partire dagli studi di M. Maxwell relativi a concetti e ad approcci psicologici utili per affrontare le problematiche dell’identità che egli ha riscontrato in alcuni casi in seguito alle operazioni da lui praticate come chirurgo plastico.
Questo metodo, basandosi sull'applicazione dei principi della cibernetica al cervello umano, offre strumenti di cambiamento basati sulla programmazione mentale di nuovi modelli di pensiero e di azione e sulla stimolazione di nuovi apprendimenti volti a orientare verso nuove e positive immagini di se stessi.
Immagine dell'Io, benessere e successo
Un importante pilastro concettuale della psicocibernetica e delle sue chiavi di cambiamento è il concetto psicologico di “immagine dell’Io”.
Ogni persona porta con sé quotidianamente una “immagine-guida” che dirige le proprie azioni, i propri sentimenti e l'intero comportamento. Essa è un ritratto interiore, un profilo personale che contiene delle credenze su se stessi, più o meno definite e più o meno consapevoli, che strutturano quella che viene denominata "immagine dell'Io”.
Tale auto-immagine rappresenta il metro di valutazione di se stessi, un manuale interiore che contiene ciò che si ritiene di essere e di valere e che comprende, di conseguenza, anche ciò che ci si può aspettare da se stessi e ciò che ci si merita e a cui una persona può aspirare.
L'origine di questa fotografia profonda di se stessi si rintraccia nel passato di ogni persona, nelle sue esperienze di successo e di fallimento, nelle frustrazioni, nelle esperienze di gioia e di vergogna, nelle reazioni degli altri nei propri confronti, e corrisponde ad una costruzione dell' “Io percepito” che inizia a strutturarsi nella prima infanzia, ma che viene integrato nel corso di tutta la vita.
Conseguentemente, tutti i sentimenti sperimentati su se stessi, come la sicurezza o l’incapacità vissute in relazione alle esperienze che compongono la propria storia personale, derivano dall’ “immagine dell'Io”, che spinge ad agire come se si fosse la persona che si ritiene di essere.
Di conseguenza, quando un'idea su se stessi entra a far parte di questa immagine diventa "vera" per la persona, la quale comincia ad agire basandosi su di essa e a comportarsi "come se" essa fosse vera, attivando facilmente quello che viene definita "profezia che si auto-avvera” che è in grado di rafforzare, sua volta, l'immagine iniziale, generando un circolo vizioso o virtuoso a seconda dei casi.
La presenza di questo nucleo profondo che guida il comportamento spiega anche la difficoltà frequente nel cambiare alcuni abitudini e modi di vivere attraverso un'azione e metodi diretti solo ad aspetti dell’involucro individuale esterno, ma che spesso entrano in contrasto con ciò che la persona pensa di poter essere nel cuore dell’Io.
L'auto-immagine, tuttavia, è una struttura plastica che può essere modificata attraverso l’approccio della Psicocibenetica: essa è il prodotto di un meccanismo creativo che filtra la realtà e le esperienze attraverso le "immagini mentali" che compongono l'immagine-chiave che si tende a mostrare nella vita reale, quella che stabilisce ciò che si può fare, ciò che si può essere, descrivendo quella che è stata definita come "la zona del possibile" di ogni persona.
Dal momento che ciò che uno pensa di sé non deriva dalla volontà, ma dalla composizione in un mosaico di vissuti legati alle proprie esperienze, il cambiamento dell'immagine personale registrata, secondo le osservazioni della Psicocibernetica, può seguire lo stesso percorso senza implicare uno sforzo di volontà o anche in mancanza di quest'ultima, come accade in presenza di problematiche depressive.
Ogni comportamento problematico, alla luce di questa prospettiva di studio, nasce attraverso immagini mentali e attraverso queste ultime può essere modificato, dal momento che il nostro cervello tende ad avvalersi dei dati presenti nella propria memoria sotto forma di immagini, allo scopo di risolvere problemi e di agire in determinate situazioni. L'apprendimento e l'allenamento di esperienze nuove, di nuovi modi di pensare, di immaginare e di agire, anche se semplicemente immaginato, mostra di poter modificare gli schemi tipici di reazione mentale e comportamentale, generando una sensazione di maggiore padronanza che viene assorbita ed entra gradualmente a far parte dell'immagine percepita dell’Io.
Il cervello come servo-meccanismo La Psicocibernetica, inoltre, spiega il comportamento umano applicando ad esso i principi e le conoscenze della cibernetica, una scienza che studia i meccanismi di autoregolazione di comunicazione confrontando le similitudini tra macchine ed organismi naturali, con particolare attenzione alla teleologia e allo studio di ciò che accade e di ciò che è necessario per il raggiungimento di un determinato scopo nei sistemi meccanici.
Secondo la prospettiva psicocibernetica ogni persona possiede un servo-meccanismo, ossia una macchina che può essere usata per migliorare la propria vita, anche se in alcuni casi tale dispositivo può funzionare come un vincolo negativo da riprogrammare.
Tale meccanismo, in realtà, è un importante potenziale di successo e di benessere posseduto grazie al naturale funzionamento del cervello e del sistema nervoso che assolvono a funzioni simili a quelli di una calcolatrice elettronica e di un sistema meccanico che si muove per il raggiungimento di uno scopo.
Più precisamente, le due funzioni innate del sistema nervoso umano, similmente a ciò che si osserva in sistemi cibernetici, sono rispettivamente:
• quella di un "cervello elettronico" che tende spontaneamente alla risoluzione di problemi, alla ricerca di risposte ad interrogativi e alla produzione di idee nuove;
• quella di "sistema-guida", dal momento che esso conduce nella direzione giusta per il raggiungimento di un certo scopo spingendo, per tal fine, a reagire correttamente all'ambiente.
È possibile affermare, dunque, in modo generalizzato che il cervello umano può operare secondo entrambe le modalità che connotano i servo-meccanismi meccanici. Esso, infatti, si attiva:
1) nei casi in cui il bersaglio o la risposta da dare non sono manifesti e in cui il compito è proprio quello di individuarli;
2) nelle condizioni in cui lo scopo-bersaglio da raggiungere o la risposta da fornire sono noti e l'obiettivo è rappresentato dall’individuazione di queste mete.
Il cervello agisce come un sistema-guida, ad esempio, quando si sta cercando un oggetto all'interno di una borsa senza guardare, esplorando e procedendo per tentativi fino a riconoscere al contatto qualche caratteristica di ciò che si sta cercando.
Un esempio in cui il funzionamento del servo-meccanismo cerebrale è simile a quello di una calcolatrice elettronica è offerto invece dal gesto di prendere un bicchiere d’acqua per bere. In questo caso grazie ad un meccanismo automatico, dopo aver scelto lo scopo (bere), il cervello attiva e mantiene azioni, più o meno perfezionate e coordinate a seconda dell'età, volte al raggiungimento di tale obiettivo. In questa prima tipologia di funzionamento meccanico il cervello mostra di essere naturalmente predisposto a ricercare il successo dal momento che tende a ricordare gli esiti positivi e a dimenticare i fallimenti, ripetendo automaticamente le azioni che hanno portato al raggiungimento di uno scopo e diminuendo il numero di tentativi inutili e infruttuosi in esperienze simili successive.

Principi-chiave di psicocibernetica
Esistono alcuni principi fondamentali che hanno portato allo sviluppo di numerosi esercizi di Psicocibernetica e che guidano ogni pratica messa a punto nel contesto di questo approccio.

Uno degli assunti fondamentali su cui si basano i metodi di aiuto realizzati dalla Psicocibernetica in relazione a diverse problematiche psicologiche e comportamentali è, come accennato, l'importanza dell'immaginazione che è in grado di stimolare il servo-meccanismo cerebrale a seguire schemi positivi di pensiero e di azione. Il segreto dell'uso delle immagini mentali come stimolo per i meccanismi automatici di successo risiede nella loro capacità di rendere chiaro l'obiettivo che si desidera raggiungere. Le virtù attribuite all'immaginazione, intesa come un metodo di riproduzione dei vissuti sensoriali, motori e cognitivo-emozionali, derivano dalle scoperte relative alla sostanziale uguaglianza operata dal cervello tra la "realtà vissuta" e la "realtà immaginata", sempre che ciò avvenga attraverso pratiche multimodali di visualizzazione. Il cervello, infatti, nel corso di appropriati e vividi esercizi di visualizzazione allena l’apprendimento e l'assimilazione di nuovi schemi nello stesso modo in cui avviene nella realtà. Inoltre, numerosi studi hanno dimostrato che ciò che viene vissuto intensamente a livello immaginativo è in grado di produrre conseguenze psico-fisiche reali, sia a breve che a lungo termine, producendo una graduale ristrutturazione del proprio “ io interiore”. Sulla base di innumerevoli dimostrazioni di questi aspetti, sono stati progettati esercizi di allenamento immaginativo del servo-meccanismo cerebrale per guidare il miglioramento di capacità comportamentali quotidiane, di abilità atletiche, di capacità di comunicazione e di vendita, fino a sviluppare pratiche di miglioramento di aspetti di personalità.

Un secondo principio fondamentale che guida gli esercizi di Psicocibernetica è la cosiddetta "legge di Couè" che sostiene che nello scontro tra volontà e immaginazione, prevale la seconda. Ciò determina la constatazione che non è possibile, attraverso uno sforzo di volontà, modificare comportamenti e abitudini che si sono consolidati nel tempo in seguito ad azioni che derivano dalle proprie immagini interiori, dal momento che sarebbe come parlare due linguaggi differenti. La conseguenza è strettamente connessa al principio precedente: ciò che nasce dalle immagini interiori va modificato con nuove immagini interiori. In Psicocibernetica la vittoria delle immagini sulla volontà favorisce il successo dei percorsi personali di cambiamento anche in assenza di una volontà forte (es. stati di scoraggiamento), purché ci sia una costanza nell'esercizio che generalmente deriva dalla fiducia nel metodo.

Quest'ultima va assicurata rispettando le prescrizioni temporali cicliche che garantiscono il consolidamento di nuovi programmi mentali e quindi il cambiamento comportamentale. Generalmente ogni programma richiede un allenamento di 30 minuti al giorno seguendo un ciclo continuativo di 21 giorni di seguito o, nei casi più complessi, di periodi più lunghi che possono giungere fino a tre mesi comprendendo due o tre ripetizioni di ogni ciclo di base, intervallato da una settimana di riposo.

Infine, la programmazione del servo-meccanismo mentale richiede di limitare gli sforzi consapevoli di cambiamento che possono rappresentare un blocco per il meccanismo creativo automatico: una volta stabilito e immaginato adeguatamente l'obiettivo occorre alleggerire la macchina intellettuale lasciandola agire passivamente e meccanicamente nei contesti in cui si vuole applicare il cambiamento.

Dalla teoria alla pratica: le possibilità della psicocibernetica
Gli obiettivi che è possibile raggiungere attraverso percorsi guidati dall'approccio psicocibernetico sono numerosi come mostra l'esperienza di applicazione in diversi campi.
I più noti esercizi di Psicocibernetica trovano applicazione per favorire:
• il rilassamento e l'abbassamento dei vissuti di ansia;
• il miglioramento della qualità del sonno;
• la capacità di rispondere agli eventi stressanti con azioni positive e di compensazione;
• il miglioramento dei vissuti negativi generati dalla presenza di difetti fisici o di malattie;
• lo sviluppo di un atteggiamento positivo di ricerca di soluzioni ai problemi basato su l’uso dell’immaginazione creativa come chiave del funzionamento del servo-meccanismo di successo;
• la ristrutturazione dell'immagine di sé e la sua riprogrammazione per il successo e per il benessere;
• il miglioramento dell'accettazione di sé e dell'autostima;
• il riconoscimento anticipato di situazioni di pericolo o di fallimento;
• la destrutturazione di auto-valutazioni negative sbloccando i servo-meccanismi orientati al fallimento e al pessimismo e ricucendo alcune cicatrici emotive;
• il controllo delle emozioni eccessive (timitezza, rabbia di aggressività) che possono causare delle difficoltà nelle relazioni interpersonali o dei problemi di somatizzazioni.
Più in generale, l'adozione di semplici esercizi di Psicocibernetica aiuta a programmare cambiamenti positivi in rapporto a numerose abitudini comportamentali, favorendo lo sviluppo di uno stile di vita positivo (alimentazione, attività fisica, relazioni sociali, abitudini lavorative) e l'abbandono di quotidiane dipendenze e vissuti negativi di sé.

MATERIALE BIBLIOGRAFICO E AUDIO SULL’ARGOMENTO
- Maxwell M., 1960, Psycho-cybernetics: a new way to get more living out of life, Prentice-hall, NY.
- Maxwell M.; Kennedy D., 2001, The New Psycho-cybernetics, Paperback
- Maxwell M.; Kennedy D.; Michael P., Psycho-cybernetics audio book, Audio renaissance
- Monaco M., 2008, Corso di psicocibernetica, A.M.
- Monaco M., 2007, Schede di esercizi di psicocibernetica. In Raccolta per percorso personale di psicocibernetica, A.M.
- Fontana S., 1998, Attraverso la mente. Manuale di psicocibernetica, ISU, Roma

venerdì 31 maggio 2013

Lo spirito che guarisce

Fonte: Libero Pensare

“Lo spirito che guarisce” titola la copertina di questa settimana di Der Spiegel, il più diffuso e autorevole settimanale tedesco.
di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)

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Ebbene sì – dopo anni che chi segue vie interiori cerca di trasmettere la propria esperienza, nella maggior parte dei casi invano – oggi i neuroscienziati hanno fatto la grande scoperta: lo spirito può guarire il nostro corpo[1]Raccontano stupefatti – e ancora increduli - come l’anima possa modificare la struttura biologica del corpo e la possa aiutare a superare la malattia. Vale a dire di come qualcosa di non misurabile, pesabile, visibile, possa in qualche modo modificare il visibile, pesabile, misurabile.
Meditare, fare Yoga e pensare positivamente – strilla Der Spiegel – conquistano ora la medicina ufficiale.

 Quello che decine di tradizioni sapienziali, di centinaia di ricercatori indipendenti e di migliaia di persone che lo praticano quotidianamente hanno sempre saputo, oggi – udite, udite – è verità scientifica!
Beh, allora deve essere proprio vero…
Di documentazione la rivista tedesca ne fornisce in gran quantità, compresi alcuni filmati che si possono vedere sul sito web[2].
Qui di seguito i risultati di alcune interessanti ricerche su questo argomento.
Iniziamo da due autorevoli psicologi, Vladimir Bostanov e Philipp Keune, i quali avrebbero scoperto l’azione guaritrice dello spirito sul corpo umano mediante esame neurologico - misurazione dell'attività elettrica delle cellule cerebrali - del cervello dei soggetti sotto indagine prima e dopo un corso di meditazione.
I risultati di questo studio hanno evidenziato come il cervello, dopo il corso di meditazione di otto settimane, abbia significativamente incrementato la propria reattività. Il cervello dei soggetti che lavoravano meditativamente aveva imparato a non rimuginare continuamente, indirizzando le risorse di attenzione liberate concentrandosi sul test.
“Meditare aiuta i pazienti a controllare la propria attenzione – ha dichiarato il Dr.Keune – e li rende meno inclini a perdersi in pensieri negativi”.
Allo stesso modo di Keune anche la psicologa Bethany Kok, sta indagando il potere di guarigione della mente. La scienziata americana studia in particolare il nervo vago. 
Insieme ai colleghi della University of North Carolina la Kok ha portato avanti un interessante esperimento: per nove settimane 65 donne e uomini ogni sera dovevano annotare in un questionario i sentimenti e le esperienze sia positivi che negativi della giornata. La metà del gruppo partecipava poi a un corso di meditazione dove si imparava ad esprimere emozioni come amore, gentilezza e compassione.

Bethany Kok ha presentato il risultato della ricerca sulla rivista Psychological Science[3]: ebbene, il tono del nervo vago di coloro che meditavano è aumentato in modo significativo.
Chi alimenta buoni sentimenti migliora il tono del proprio nervo vago - conclude la Kok, che oggi lavora al Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia – e questo a sua volta è collegato con una buona salute e probabilmente con un allungamento della vita”.
 Il nervo, da sempre poco conosciuto, potrebbe rappresentare il collegamento decisivo tra sentimenti positivi e salute fisica. “Le conoscenze acquisite – così il Dr.Thomas Schlaepfer dalla Clinica di Psichiatria e Psicoterapia dell'Università di Bonn - rendono molto verosimile che il nervo vago sia proprio la struttura di collegamento tra corpo e anima”.
“È lo spirito ad edificare il corpo” scriveva Friedrich Schiller otre due secoli or sono. Ed ecco che - passo dopo passo - la neuroscienza riconosce quello che il poeta, che peraltro era anche medico, sosteneva: vale a dire che l'anima può cambiare il corpo.
 In molti ospedali universitari oggi psicologi e medici stanno lavorando per abbinare tecniche meditative ricavate da Buddhismo e Induismo alla medicina moderna. Nel suo libro “La meditazione per gli scettici[4] Ulrich Ott vom Bender dell’Institute of Neuroimaging dell’Università di Gießen illustra il sentiero della meditazione, utile “ad ampliare la coscienza ed a liberarsi dagli stereotipi di pensiero e comportamentali acquisiti”. 
 Anche al Massachussetts General Hospital di Boston è recentemente stata eseguita una ricerca su 15 pazienti, inizialmente agitati, con sonno disturbato e pieni di preoccupazioni. La diagnosi: disturbi d’ansia generalizzata. Per otto settimane hanno frequentato un corso di meditazione; al termine erano in grado di controllare meglio le loro paure e hanno ricominciato a dormire bene. L'indagine ha rivelato che il loro cervello, meditando, aveva subito una modificazione positiva; zone della corteccia prefrontale (deputata alla coscienza di sé) registravano una irrorazione sanguigna superiore, così come le aree deputate alla regolazione del sentimento. Inoltre si evidenziava una maggiore connessione tra la corteccia prefrontale e l'amigdala, il centro della paura nel cervello, rispetto ai pazienti che non avevano meditato.
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 “Nell’essere umano vi sono elementi chiave per la guarigione - sostiene Winfried Rief, del Dipartimento di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell’Università di Marburg – egli, se vuole, può influenzare il suo recupero anche con gravi malattie fisiche”.
 “Per guarire con lo spirito si ha bisogno della connessione tra anima e corpo”, dice lo psicologo Manfred Schedlowski, dell'Istituto di Psicologia Medica e Immunobiologia Comportamentale dell’Università di Essen. “Sia che io mediti o che il mio medico susciti un'aspettativa di me, produco dei cambiamenti biochimici che raggiungono i miei organi attraverso il sangue e i nervi”.
Che un atteggiamento positivo verso la vita e la salute siano collegati, viene confermato anche dagli studi epidemiologici. Negli Stati Uniti, i ricercatori hanno studiato fotografie di 196 giocatori di baseball, a partire dal 1952, individuando quelli che sorridevano. Poi hanno ricercato quelli ancora in vita nel 2009. Il risultato: coloro che ridevano avevano avuto un grado di mortalità molto più basso!
Ma non è tutto.
Alla Duke University Medical Center hanno scoperto che anche la fede garantisce maggiore serenità. In uno studio su 3851 anziani in North Carolina, coloro che pregano e meditano, hanno avuto una vita più lunga.
La psicologa Julianne Holt-Lunstad ha analizzato 148 studi di questo tipo con dati provenienti da oltre 300.000 persone. Il risultato è che vive più a lungo chi abbia legami sociali, e con un tasso di sopravvivenza maggiore del 50%! In altre parole, essere soli è nocivo quanto fumare, non fare esercizio fisico ed essere sovrappeso.
Di grande importanza ed efficacia naturalmente anche il rapporto medico-paziente; da molte ricerche condotte negli ultimi anni si è visto come un rapporto di fiducia nei confronti del medico possa aiutare enormemente il paziente ad attivare le forze di guarigione latenti in lui.
Infine, alcuni ricercatori statunitensi hanno recentemente riconosciuto come cuore e spirito siano strettamente legati. Hanno studiato 201 uomini e donne con problemi coronarici, di cui la metà praticava la meditazione trascendentale. Questi ultimi hanno potuto ridurre il proprio stress e rinforzare il cuore, con il risultato che quelli che meditavano hanno subito un minor numero di attacchi di cuore e ictus e hanno vissuto più a lungo.
Insomma – concludono gli scienziati giustamente affascinati da questa straordinaria capacità dell’essere umano - la meditazione agisce sul cervello come una fontana di giovinezza.
La fontana della giovinezza by Spamkiller
Essa incrementa la materia grigia nelle regioni del cervello che sono collegate ad attenzione, concentrazione e memoria. In questo modo, contrasta attivamente stati di tensione e di esaurimento. Inoltre, non rafforza solo il cervello, ma anche i processi vitali del corpo. Insomma, il sistema immunitario funziona meglio, la pressione sanguigna diminuisce, aumenta l'attività degli enzimi.
Vi pare poco?
Poi, magari, meditare potrebbe anche aiutarci a capire meglio il mondo e noi stessi, ma quella è un'altra storia... 

giovedì 9 maggio 2013

Cosa c’è di sbagliato nell’assumere derivati del latte?

 
A cura del Physicians Commitee for Responsible Medicine - http://www.pcrm.org/
 
Molti Americani, alcuni vegetariani inclusi, continuano ad assumere grandi quantità di derivati del latte. Di seguito elenchiamo otto importanti motivi per eliminare i latticini dalla propria dieta.

1-Osteoporosi


L'assunzione del latte è reclamizzata per la prevenzione dell'osteoporosi, sebbene la ricerca clinica pervenga a conclusioni differenti. L'Harvard Nurses' Health Study [1], che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, ha mostrato che l'aumentato consumo di latte non avrebbe alcun effetto protettivo sul rischio di fratture. Infatti, l'aumentata introduzione di Calcio attraverso latticini era associato con un rischio di fratture più elevato. Uno Studio Australiano [2] è pervenuto al medesimo risultato. Inoltre altri Studi [3, 4] non hanno evidenziato alcun effetto protettivo sull'osso da parte del Calcio proveniente dai derivati del latte. Per ridurre il rischio di osteoporosi, va ridotta l'assunzione con la dieta di Sodio e di Proteine animali [5,6], aumentato il consumo di frutta e verdura [8], l'attività fisica [9], e va assicurato un adeguato introito di Calcio da fonti vegetali, come ad esempio la verdura a foglia verde ed i fagioli, come pure prodotti addizionati di Calcio tipo i cereali per la colazione ed i succhi.

2-Malattie Cardiovascolari


I latticini -ivi inclusi formaggio, gelati, latte, burro e yogurt- contribuiscono significativamente ad elevare il contenuto di colesterolo e grassi nella dieta [10]. Le diete ad elevato contenuto di grassi, soprattutto grassi saturi, possono aumentare il rischio di parecchie malattie croniche, comprese le malattie cardiovascolari. Una dieta a base di prodotti vegetali, povera di grassi e che elimini i derivati del latte, in combinazione con attività fisica, abolizione del fumo e controllo dello stress, può non solamente prevenire le malattie cardiache, ma addirittura renderne reversibile il decorso [11]. I derivati dalla frazione non grassa del latte possono essere utilizzati, seppure siano responsabili di altri rischi per la salute, come descritto oltre.

3-Cancro


Alcuni tumori, come ad esempio quello dell'ovaio, sono stati messi in stretta relazione con il consumo di latticini. Lo zucchero contenuto nel latte, il lattosio, viene scisso nell'organismo ottenendo un altro zucchero, il galattosio. A sua volta il galattosio viene ulteriormente catabolizzato da enzimi. Secondo uno Studio del dr. Daniel Cramer e collaboratori a Harvard [12], quando il consumo di latticini eccede quantitativamente la possibilità enzimatica di catabolizzare il galattosio, questo può accumularsi nel sangue, e può danneggiare le ovaie femminili. Alcune donne possiederebbero inoltre livelli di questi enzimi particolarmente bassi, ed il consumo regolare di derivati del latte può triplicare in loro il rischio di sviluppare cancro ovarico.

I tumori della mammella e della prostata sono pure stati messi in relazione con il consumo di derivati del latte, correlazione presumibilmente riferibile, almeno in parte, ad aumentati livelli plasmatici di un composto denominato Insulin-like Growth Factor (IGF-I) [13, 14, 15]. Questo fattore, isolato nel latte vaccino, è stato ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che consumino regolarmente latticini [16]. Altri principi nutritivi che aumenterebbero i livelli di IGF-I sono pure presenti nel latte vaccino. Uno Studio recente mostra come soggetti maschili che presentino elevati livelli di IGF-I avrebbero un rischio quattro volte maggiore di sviluppare cancro prostatico, quando confrontati con i soggetti nei quali i livelli di questo fattore siano bassi [14].

4-Diabete


Il Diabete Insulino-dipendente (tipo I o Diabete Giovanile) è correlato al consumo di latticini. Studi epidemiologici in diversi Paesi dimostrano la presenza di una forte correlazione tra l'uso di latticini e l'incidenza di Diabete Insulino-dipendente [17, 18]. Alcuni Ricercatori nel 1992 [18] hanno individuato una proteina specifica del latte che innescherebbe una reazione autoimmunitaria, che si pensa sia in grado di distruggere le cellule pancreatiche deputate alla produzione di Insulina.

5-Intolleranza al Lattosio


L'intolleranza al Lattosio è un fenomeno comune in molte popolazioni, e negli USA colpisce circa il 95% dei soggetti di origine Asiatica, il 74% dei Nativi, il 70% dei soggetti di origine Africana, il 53% dei soggetti di origine Messicana, mentre colpisce il 15% dei soggetti di razza Caucasica [19]. La sintomatologia, che include problemi gastrointestinali, diarrea e flatulenza, compare perchè l'organismo di questi individui non possiede gli enzimi deputati alla digestione dello zucchero presente nel latte, il Lattosio, appunto. In più oltre ad essere vittime di questi problemi, coloro che bevono latte rischiano di diventare soggetti a rischio di sviluppare altre malattie croniche ed altri disturbi.

6-Tossicità da Vitamina D


Il consumo di latte non fornisce una fonte valida ed affidabile di Vitamina D nella dieta. Differenti campioni di latte sono stati trovati contenere quantità molto variabili di Vitamina D, in alcuni campioni era presente una quantità di Vitamina D cinquecento volte superiore a quella indicata, mentre altri campioni di latte ne contenevano quantità insufficienti o questa Vitamina era addirittura assente [20, 21]. Un eccesso di Vitamina D può essere tossico e può essere responsabile di un eccessivo aumento dei livelli di Calcio in sangue ed urine, di aumentato assorbimento di Alluminio e di depositi di Calcio nei tessuti molli (calcificazioni ectopiche, NdT).

7-Contaminazione


Ormoni sintetici come ad esempio il ricombinante dell'ormone della crescita bovino (rBGH), sono comunemente usati nelle mucche da latte per aumentare la produzione di latte [13]. Visto che le mucche producono quantità di latte in eccesso rispetto a quanto previsto dalla Natura, sono vittime di mastiti od infiammazioni delle mammelle. Il trattamento di queste patologie richiede l'uso di antibiotici, e tracce di questi farmaci e di ormoni sono stati rilevati in campioni di latte e di latticini. Altre sostanze che contaminano frequentemente il latte sono i pesticidi ed altri farmaci.

8-Problemi per la salute dei bambini


Proteine del latte, Zuccheri del latte, grassi e grassi saturi presenti nei latticini possono essere causa di rischi per la salute nei bambini, portando allo sviluppo di malattie croniche quali obesità, diabete e formazione di placche arteriosclerotiche, causa in seguito di patologia cardiaca.

L'American Academy of Pediatrics raccomanda che ai bambini al di sotto dell'anno di vita non venga somministrato latte vaccino intero, poichè la carenza di Ferro è più probabile quando la dieta sia ricca di latticini. I prodotti del latte sono molto poveri di Ferro. Se dovessero costituire una grossa parte della dieta, è più probabile si sviluppi una carenza di Ferro [10]. Le coliche addominali sono un ulteriore problema correlato al consumo di latte. Un bambino su cinque soffre di coliche. I pediatri ne hanno individuato da tempo la causa nel latte vaccino. Sappiamo ora che quando la madre che allatta al seno il bimbo consumi latte vaccino, il bambino puo' andare incontro a coliche addominali. Gli anticorpi della mucca possono passare, attraverso il circolo ematico materno, nel latte materno stesso e da qui al bimbo [22]. Inoltre le allergie alimentari appaiono essere comunemente causate dal consumo di latte, soprattutto nei bambini. Uno Studio recente [23] mette anche in correlazione il consumo di latte vaccino con la stipsi cronica del bambino. I ricercatori suggeriscono che il consumo di latte provochi ragadi od altre lesioni perianali e severo dolore alla defecazione, provocando così stipsi.

Il latte ed i suoi derivati non sono necessari nella dieta e possono, in effetti, essere dannosi per la salute. Consumate una sana dieta a base di granaglie, frutta, verdura, legumi, cibi fortificati quali i cereali ed i succhi. Questi cibi, carichi di principi nutritivi, possono aiutarvi a soddisfare le esigenze individuali di Calcio, Potassio, Riboflavina e Vitamina D con facilità e senza rischi per la salute.

Fondata nel 1985, PCRM è un'organizzazione senza scopo di lucro, sostenuta da 5.000 medici e da 100.000 iscritti.
PCRM
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Phone: 202-686-2210, Fax: 202-686-2216, E-mail: pcrm@pcrm.org
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lunedì 6 maggio 2013

Effetti collaterali, se "violenti" fossero i farmaci?

Fonte: Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

Ogni dieci giorni in Italia si compie un suicidio o un omicidio, in aumento rispetto al 2000. È quanto rileva l'agenzia di ricerche sociali Eures.
Molti casi erano affetti da turbe psichiche, e una percentuale ancora più alta faceva uso di psicofarmaci.
La depressione è considerata la causa scatenante, ma un'analisi più profonda svela un'altra verità: molti depressi non arrivano a pensare di suicidarsi fi no a che non assumono psicofarmaci.
Le prove sono tante, e non lasciano più adito a dubbi: l'aumento di suicidi-omicidi e l'aumento di uso di antidepressivi sono correlati.
  1. L'articolo "Insorgenza di intensi pensieri suicidi durante il trattamento con fluoxetina", nel numero di febbraio 1990 dell'American Journal of Psychiatry, evidenziava che l'assunzione di SSRI (antidepressivi di ultima generazione*) può indurre pensieri e comportamenti suicidi anche in chi non ne aveva mai avuti, pensieri che svaniscono a due o tre mesi dalla sospensione della terapia.
  2. Identico fenomeno veniva descritto dal "Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry", nell'articolo "Insorgenza di fenomeni autodistruttivi in bambini e adolescenti durante il trattamento con fluoxetina" pubblicato sul numero di marzo 1991.
  3. Il sito depressioneansia.it riferisce che il 10-15% della popolazione è a rischio di depressione; una percentuale molto maggiore rispetto ai casi effettivamente in cura con psicofarmaci. Eppure è proprio la piccola minoranza di persone in cura, a mettere in atto la maggior parte dei comportamenti violenti e autodistruttivi.
  4. Nel sito dell'Agenzia Italiana del Farmaco, tra le ‘FAQ' (domande frequenti) si legge chiaramente: "I comportamenti correlati a suicidio e ostilità [...] sono stati osservati più frequentemente in bambini e adolescenti trattati con antidepressivi, rispetto a quelli trattati col placebo".
  5. Gli stessi ‘bugiardini' che accompagnano questi farmaci riportano la possibilità di questi tragici effetti collaterali.
  6. L'FDA (l'agenzia americana per gli alimenti ed i medicinali), fin dal 2004, ha imposto alle industrie farmaceutiche di aggiungere una black box sulle confezioni di antidepressivi (un riquadro nero di avvertimento), perché potevano causare violenza e pensieri suicidi. Altri enti di farmacovigilanza hanno seguito questo esempio.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani auspica una inchiesta che accerti se nel processo di autorizzazione di certi psicofarmaci siano stati sottovalutati i rischi correlati e chi ne sia responsabile, e consiglia ai cittadini di avvalersi del proprio diritto al consenso informato sugli effetti collaterali prima di sottoporsi a trattamenti con psicofarmaci.
* SSRI = Selective Serotonine Recaptation Inhibitors (Inibitori Selettivi della Ricaptazione di Serotonina) sono psicofarmaci antidepressivi di ultima generazione - i più diffusi.

giovedì 28 marzo 2013

Liti mamma e papa' fanno male al cervello del bebe'

Fonte: Ansa
 
La litigiosità e i toni alterati della voce di mamma e papà sono riconosciuti dal bebé, anche mentre dorme, e ne alterano l'attività del cervello, con possibili effetti sul suo sviluppo.

Infatti una ricerca pubblicata sulla rivista Psychological Science mostra che i bebé esposti ad alto livello di conflittualità in casa mostrano di avere a livello cerebrale una reazione più forte ai toni di voce arrabbiati: a 'sobbalzare' in risposta alle voci alterate dei genitori sono aree neurali legate alla regolazione dello stress e delle emozioni. Le grida litigiose di mamma e papà potrebbero avere un impatto a lungo termine sullo sviluppo del cervello del piccolo, sembra suggerire questa ricerca, coordinato da Phil Fisher e Jennifer Pfeifer dell'università dell'Oregon.
Precedenti studi hanno dimostrato che un rapporto molto conflittuale tra mamma e papà altera la qualità del sonno dei neonati. In questo lavoro l'attività neurale di 20 bebé dai 6 ai 12 mesi è stata studiata nelle fasi di veglia e durante il sonno. I genitori di ciascuno hanno compilato dei questionari per misurare il loro livello di litigiosità e conflittualità. E' emerso che maggiore era la conflittualità della coppia, più il cervello del bebé risultava reattivo all'ascolto delle voci arrabbiate dei genitori. I neonati non capiscono cosa si stanno dicendo ma se mamma e papà sono arrabbiati lo avvertono e il loro cervello ne risente, con possibili effetti sul suo sviluppo.

domenica 24 marzo 2013

Il potere della musica

Fonte: Promiseland
 
Il potere calmante della musica per ridurre lo stress.
L’ascolto di musica può avere un effetto estremamente rilassante sulle nostre menti e corpi, soprattutto suoni lenti e tranquilli come quelli della musica classica. Questo tipo di musica può avere un effetto benefico sulle nostre funzioni fisiologiche, rallentando l’impulso e la frequenza cardiaca, abbassando la pressione sanguigna, e diminuendo i livelli di ormoni dello stress.
La musica può assorbire la nostra attenzione, agisce come una distrazione ed al tempo stesso aiuta a esplorare le emozioni. Ciò significa che può essere di grande aiuto alla meditazione, aiutando la mente.
Le preferenze musicali variano notevolmente tra gli individui, in modo che solo l’individuo riesce a decidere quello che piace e ciò che è adatto per ogni stato d’animo. Anche se di solito non si ascolta musica classica può valere la pena fare una prova quando si seleziona della musica rilassante.
Quando le persone sono molto sotto stress, si tende ad evitare l’ascoltare musica. Forse lo si sente come una perdita di tempo, che non contribuisce a realizzare qualcosa. Ma, come sappiamo, la produttività aumenta quando lo stress si riduce, quindi questo è un altro settore in cui è possibile ottenere grandi ricompense. Ci vuole solo un piccolo sforzo per cominciare.
Per incorporare la musica in una vita piena di impegni, provate ad ascoltare musica in auto, o quando si è in vasca da bagno o doccia. Portate un walkman con voi quando siete a spasso con il cane, o accendete lo stereo al posto del televisore.
Cantare (o gridare) a lungo può essere anche una grande liberazione di tensione, e il karaoke è molto piacevole!Ascoltare della musica calmante prima di coricarsi promuove la pace e il relax e aiuta a indurre il sonno.
 
Ricerca sulla Musica
La musica è stata usata per centinaia di anni per il trattamento di malattie e per ripristinare l’armonia tra mente e corpo. Ma recentemente, studi scientifici hanno cercato di misurare i benefici potenziali della musica. Hanno quindi riscontrato che:
la forma musicale e la struttura può portare ordine e senso di sicurezza per i bambini disabili e in difficoltà. Incoraggia il coordinamento e la comunicazione, in modo da migliorare la loro qualità di vita.
L’ascolto di musica in cuffia riduce lo stress e l’ansia nei pazienti ricoverati in ospedale prima e dopo l’intervento chirurgico.
La musica può contribuire a ridurre sia la sensazione e l’angoscia sia il dolore cronico e il dolore post-operatorio.
L’ascolto di musica può alleviare la depressione e aumentare l’autostima nelle persone anziane.
La musica può contribuire a ridurre lo stress e migliorare l’umore tra gli studenti infermieri.
La musicoterapia riduce in modo significativo lo stress emotivo e la qualità della vita migliora tra i pazienti adulti affetti da tumore.
 
Meditazione
Certi tipi di musica sono adatti per la meditazione aiutando la mente a rallentare ed iniziare la risposta del corpo al rilassamento. Tuttavia, non tutti i tipi di musica “New Age” funzionano per tutti. La musica con nessuna struttura chiara può essere irritante o addirittura sconvolgere. La musica leggera con una melodia familiare è più spesso avvertita come confortante. Ma l’ideale sarebbe cercare da se ciò che produce un senso di calma, di familiarità, e centralità per voi come individuo unico.
I suoni della natura sono spesso incorporati in CD realizzati appositamente per il relax. Per esempio, il suono dell’ acqua può essere rilassante per alcune persone. Può aiutare a evocare immagini calmanti trasmettendo l’idea di essere distesi accanto ad un ruscello di montagna in una calda giornata primaverile. Il canto degli uccelli può anche essere utile come un aiuto per la vostra mente a rallentare e rilasciare pensieri stressanti.
 
Musicoterapia
Dato che la musica ha il potenziale di influenzare gli esseri umani sia psicologicamente e fisiologicamente, è uno strumento importante della terapia per la gestione dello stress. La musicoterapia può fare uso di biofeedback, di immaginazione guidata, e altre tecniche che si sono rivelate svolgere un ruolo importante nel trattamento di persone con disturbi legati allo stress. Quando usata in combinazione con tecniche di biofeedback, la musica può ridurre la tensione e facilitare la risposta di rilassamento. Si può essere ad esempio più sensibili ad un relax indotto da stimoli verbali, che potrebbero distrarre dalla musica – che vengono percepiti principalmente in aree non verbali del cervello.
La musica può aiutare le persone a identificare ed esprimere i sentimenti associati al loro stress. In una sessione di musicoterapia, il paziente può esprimere queste emozioni in un percorso di profonda catarsi.
Fare della musica improvvisando, o discutere di pezzi di musica e del testo, in un gruppo, può anche aiutare a diventare più consapevoli delle nostre reazioni emotive e a condividerli in modo costruttivo con il gruppo.
 
Pensare in modo più chiaro
Infine, l’ascolto di musica può aiutare il cervello, migliorando la capacità di apprendimento e la memoria, sempre utile quando siamo sotto stress. Questo è conosciuto come “Effetto Mozart”. Esperimenti svolti da scienziati della University of California a Irvine hanno scoperto che i punteggi dei test degli studenti sono migliorati dopo l’ascolto di una registrazione di Mozart, a fronte dell’ascolto di un altro pezzo o di momenti di silenzio. Questo può essere dovuto al fatto che il testo musicale viene recepito ed elaborato dal cervello con vie simile a quelle dei canali della memoria.

martedì 19 marzo 2013

Tuo figlio è malato di mente? Si, per i medici finanziati dalle case farmaceutiche

 
Come hanno fatto le grandi case farmaceutiche ad ottenere che a così tanti bambini vengano prescritti cocktail di farmaci (pure costosi) per “malattie mentali”? Farmaci di cui potrebbero non avere affatto bisogno?
Le case farmaceutiche hanno speso milioni nelle campagne di pubbliche relazioni in cui dicono a genitori, insegnanti e medici di somministrare farmaci ai bambini al primo segno di problemi. Sanno che se i genitori trattano i figli subito, non sapranno mai se i ragazzi avevano effettivamente bisogno di farmaci in primo luogo, e se i problemi residui sono “malattia mentale” o effetti collaterali dei farmaci. I bambini saranno probabilmente anche clienti a vita perché i genitori avranno timore di toglier loro i farmaci. Nessuna meraviglia se le case farmaceutiche dicono nelle campagne di sensibilizzazione ai genitori di non aspettare che “eccessiva energia” o “sbalzi d’umore” si manifestino per iniziare la cura.
Una campagna di “prevenzione” per l’antipsicotico atipico Risperdal, utilizza un macabro portafoglio abbandonato, un orsacchiotto e chiavi in una strada arida “per riposizionare un farmaco che è stato utilizzato troppo tardi per raggiungere i suoi massimi benefici” come spiega l’agenzia di pubblicità incaricata, la Torre Lazur McCann.
Stando a quanto riferito sui media, il responsabile del marketing del Seroquel, un antipsicotico concorrente, ha valutato la possibilità di creare personaggi di Winnie the Pooh come Tigro (bipolare) e Ih-Oh (depresso) per vendere il Seroquel, durante un meeting di vendita di AstraZeneca. I genitori dicono che hanno visto i giocattoli con i loghi del Seroquel.
Solo un bambino su dieci mila soffre di schizofrenia infantile – alcuni dicono uno su trenta mila – eppure Gabriele Masi e l’Istituto Stella Maris di Neuropsichiatria per bambini e adolescenti presso l’Università di Pisa, non smettono di dipingerla come un problema di salute pubblica. In un articolo pubblicato sulla rivista CNS Drugs, intitolato “I bambini con schizofrenia: quadro clinico e trattamento farmacologico”, Masi scrive che “la consapevolezza dell’esordio della schizofrenia infantile sta aumentando, grazie ad una più precisa definizione ora disponibile del quadro clinico e dei primi segnali, dell’esito e delle strategie di trattamento.”
I sintomi della schizofrenia infantile includono ” deficit sociale ” e “illusioni… relative ai temi dell’infanzia” scrive Masi. Quale bambino non ha un ” deficit sociale “? Le illusioni includono i compagni di gioco immaginari? Masi biasima aspramente “la cautela da parte di medici al fine di fare una diagnosi di schizofrenia” invece di prescrivere subito il trattamento. Masi ha ricevuto finanziamenti per la ricerca da Eli Lilly, ha lavorato come consulente per la Shire e come conferenziere per la Sanofi – Aventis, AstraZeneca, GSK e Janssen, che producono molti dei principali psicofarmaci per i bambini, come afferma l’American Academy of Child & Adolescent Psychiatry.
Verrebbe la tentazione di ridicolizzare quei medici sponsorizzati dalle case farmaceutiche che diagnostichino malattie mentali e persino ricadute e “resistenza al trattamento” in persone che sono sul pianeta da quaranta mesi. Ma patologizzare bambini di 3 anni non è divertente. Entrambe, Rebecca Riley di Hull, 4 anni, Massachusetts e Destiny Hager, 3 anni di Council Grove, Kansas, sono morte nel 2006 a causa degli psicofarmaci, tra cui il Geodon e il Seroquel, che assumevano per curare i loro “disturbi bipolari”. E nel 2009, Gabriel Myers, 7 anni, della contea di Broward, Florida, un bambino ospite in una struttura di stato, si è impiccato mentre era in cura con Symbyax, una pillola che combina Zyprexa e Prozac.
Se non fosse per le campagne di prevenzione delle case farmaceutiche, questi bambini e altri, potrebbero ancora essere vivi.

mercoledì 13 marzo 2013

ASL di Milano a medici: prescrivete dieta vegana ai diabetici

 
Milano, 6 marzo 2013 (Adnkronos Salute)

"Hai il diabete? Diventa vegano". A breve questo potrebbe essere lo stralcio di una conversazione medico-paziente a Milano. Perché la nuova linea suggerita dall'Asl del capoluogo lombardo ai camici bianchi, sulla base degli ultimi studi in materia, è proprio quella di prescrivere una svolta alimentare a chi combatte con il diabete di tipo 2. Una svolta che porta all'addio alle carni. "Dieta vegana, oppure mediterranea correttamente impostata, attività fisica, cessazione dal fumo". Ecco le prime 'terapie' da indicare ai pazienti, secondo quanto viene riportato in un documento "destinato a 1.100 medici di medicina generale della metropoli e a specialisti in forze negli ospedali", spiega Alberto Donzelli, direttore del Servizio educazione all'appropriatezza dell'Asl di Milano, anima del progetto.

Si chiama p-PDTA, percorso Preventivo Diagnostico Terapeutico Assistenziale del paziente affetto da diabete mellito di tipo 2, viene periodicamente aggiornato da un gruppo di lavoro ospedali-territorio, composto da diabetologi di strutture cittadine (Niguarda, Istituto Auxologico, Casa di cura San Pio X, Policlinico, San Paolo), medici di medicina generale e rappresentanti dell'Asl di Milano. L'attuale versione, pronta per essere spedita ai medici di famiglia, è di fine 2012. Il prossimo aggiornamento sarà a dicembre 2014, salvo anticipi nel caso arrivassero nuovi dati clinicamente rilevanti.

Il documento tiene conto di linee guida esistenti, integrate da riflessioni del gruppo di lavoro basate su studi e altre fonti. "Lo scopo è fornire indicazioni concrete per la migliore assistenza da offrire ai cittadini per la prevenzione, diagnosi, terapia, assistenza e prevenzione delle complicanze del paziente diabetico, da parte sia dei medici di medicina generale, sia degli specialisti", si legge nel testo che l'Adnkronos Salute ha avuto modo di visionare. Gli estensori hanno tenuto conto anche "delle risorse cittadine, da impiegare con il miglior possibile rapporto costo-efficacia" cercando di esprimere raccomandazioni che evitino "medicalizzazioni improprie e utilizzo inappropriato di diagnostica strumentale e di laboratorio".

Quanto alla dieta, l'obiettivo è "favorire abitudini alimentari, comportamentali, stili di vita e condizioni ambientali adeguati alla prevenzione primaria, alla gestione e alla prevenzione delle complicanze del diabete. Questo Pdta - precisano i promotori - intende intervenire sui fattori che peggiorano la salute e la qualità di vita degli assistiti con un'azione integrata non circoscrivibile alla sola prescrizione farmacologica".

E proprio nel capitolo sulla "terapia medica nutrizionale" si trova il passaggio sulla dieta vegana, per la quale viene fornito ai medici anche un ricettario con suggerimenti culinari per i pazienti (che è parte integrante del Pdta). Nel volumetto 'Scacco al diabete con un pizzico di fantasia' si spazia da primi piatti a base di pasta integrale, classici, a proposte più 'alternative' come il meno noto bulgur (frumento integrale, grano duro germogliato), tutti conditi con verdure. Ci sono poi suggerimenti per rendere più appetibili le verdure, ricette per i legumi, persino un capitolo riservato ai piatti regionali e a quelli con soia e derivati. La premessa degli esperti è che "il calo ponderale è raccomandato a tutti i pazienti diabetici in sovrappeso corporeo o obesi", citando uno studio in cui "un importante calo di peso (del 15%) si è dimostrato in grado di normalizzare glicemia, emoglobina glicata e steatosi epatica, producendo la regressione di casi diagnosticati di diabete".

Dunque si suggerisce la via per ottenere il risultato: "Una moderata riduzione dell'apporto calorico (300-500 kilocalorie al giorno ) e un modesto incremento del dispendio energetico (100-300 kcal al giorno) permettono una lenta ma progressiva riduzione del peso di 0,45-0,90 chilogrammi a settimana". E qui entra in gioco la dieta vegana. "In studi specificatamente disegnati per testare queste ipotesi, un'alternativa che si è dimostrata mediamente più efficace e gradita, non richiedendo imposizioni di restrizioni caloriche, è rappresentata da una dieta vegana basata unicamente su cibi vegetali, o da una dieta vegetariana a basso indice glicemico", recita il documento che riporta anche una serie di riferimenti scientifici a supporto. Le diete vegetariane - spiegano gli esperti nel Pdta - hanno prevenuto o migliorato il diabete.

Uno studio controllato randomizzato "di 5 mesi su 100 diabetici di tipo 2 obesi ne ha trattati 50 secondo la linea guida dell'Ada, American Diabetes Association, (15-20% di calorie da proteine, meno del 7% da grassi saturi, 60-70% da carboidrati e grassi monoinsaturi, personalizzata per creare un deficit di 500-1000 calorie giornaliere). E ha trattato gli altri 50 con una dieta vegana (più vitamina B12) con un 65% o più di calorie da carboidrati a basso indice glicemico, meno del 20% da grassi e meno del 15% da proteine". Una dieta "basata su verdura, frutta fresca e secca oleosa, cereali integrali e legumi, a volontà ma con poco olio aggiunto. A tutti era permesso un drink di alcol al giorno alle donne e due agli uomini".

Il confronto è stato vinto dalla dieta vegana. Sia per l'aderenza al nuovo regime alimentare che è risultata del 67% per i vegani contro il 44% per i pazienti che seguivano la dieta targata Ada, sia per il calo di peso ottenuto: 6 chili contro 4. Le altre voci in cui ha primeggiato la dieta vegana sono la riduzione di farmaci antidiabete (43% contro 26%), la riduzione dell'emoglobina glicata, che è stata dell'1,48% per i vegani contro lo 0,81% dei pazienti in 'dieta Ada', e il colesterolo Ldl (-23 contro -11).

"Le due diete - concludono gli esperti - hanno dato miglioramenti ma quella vegana maggiori risultati clinici e accettabilità e dovrebbe costituire la prima scelta. La buona accettazione rispetto alle diete classiche, legata al consumo a volontà, dovrebbe incoraggiare a proporre attivamente questo modello alimentare, a partire dai circa 70 pazienti diabetici, in gran parte sovrappeso e obesi, che un medico di medicina generale ha ogni mille assistiti". Accanto alla dieta vegana resta l'intramontabile dieta mediterranea che prevede un'alimentazione comunque "ricca di verdura, frutta fresca e secca oleosa, cereali integrali, legumi e semi, olio di oliva; moderatamente ricca di pesce e con latticini consumati soprattutto in forma di yogurt; ma povera di carne, soprattutto rossa e trasformata, e di grassi saturi e trans (acidi grassi industrialmente idrogenati presenti in prodotti da forno e fritture industriali e dei fast-food); e ancora povera di zuccheri e bevande zuccherate".
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