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giovedì 9 maggio 2013

Cosa c’è di sbagliato nell’assumere derivati del latte?

 
A cura del Physicians Commitee for Responsible Medicine - http://www.pcrm.org/
 
Molti Americani, alcuni vegetariani inclusi, continuano ad assumere grandi quantità di derivati del latte. Di seguito elenchiamo otto importanti motivi per eliminare i latticini dalla propria dieta.

1-Osteoporosi


L'assunzione del latte è reclamizzata per la prevenzione dell'osteoporosi, sebbene la ricerca clinica pervenga a conclusioni differenti. L'Harvard Nurses' Health Study [1], che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, ha mostrato che l'aumentato consumo di latte non avrebbe alcun effetto protettivo sul rischio di fratture. Infatti, l'aumentata introduzione di Calcio attraverso latticini era associato con un rischio di fratture più elevato. Uno Studio Australiano [2] è pervenuto al medesimo risultato. Inoltre altri Studi [3, 4] non hanno evidenziato alcun effetto protettivo sull'osso da parte del Calcio proveniente dai derivati del latte. Per ridurre il rischio di osteoporosi, va ridotta l'assunzione con la dieta di Sodio e di Proteine animali [5,6], aumentato il consumo di frutta e verdura [8], l'attività fisica [9], e va assicurato un adeguato introito di Calcio da fonti vegetali, come ad esempio la verdura a foglia verde ed i fagioli, come pure prodotti addizionati di Calcio tipo i cereali per la colazione ed i succhi.

2-Malattie Cardiovascolari


I latticini -ivi inclusi formaggio, gelati, latte, burro e yogurt- contribuiscono significativamente ad elevare il contenuto di colesterolo e grassi nella dieta [10]. Le diete ad elevato contenuto di grassi, soprattutto grassi saturi, possono aumentare il rischio di parecchie malattie croniche, comprese le malattie cardiovascolari. Una dieta a base di prodotti vegetali, povera di grassi e che elimini i derivati del latte, in combinazione con attività fisica, abolizione del fumo e controllo dello stress, può non solamente prevenire le malattie cardiache, ma addirittura renderne reversibile il decorso [11]. I derivati dalla frazione non grassa del latte possono essere utilizzati, seppure siano responsabili di altri rischi per la salute, come descritto oltre.

3-Cancro


Alcuni tumori, come ad esempio quello dell'ovaio, sono stati messi in stretta relazione con il consumo di latticini. Lo zucchero contenuto nel latte, il lattosio, viene scisso nell'organismo ottenendo un altro zucchero, il galattosio. A sua volta il galattosio viene ulteriormente catabolizzato da enzimi. Secondo uno Studio del dr. Daniel Cramer e collaboratori a Harvard [12], quando il consumo di latticini eccede quantitativamente la possibilità enzimatica di catabolizzare il galattosio, questo può accumularsi nel sangue, e può danneggiare le ovaie femminili. Alcune donne possiederebbero inoltre livelli di questi enzimi particolarmente bassi, ed il consumo regolare di derivati del latte può triplicare in loro il rischio di sviluppare cancro ovarico.

I tumori della mammella e della prostata sono pure stati messi in relazione con il consumo di derivati del latte, correlazione presumibilmente riferibile, almeno in parte, ad aumentati livelli plasmatici di un composto denominato Insulin-like Growth Factor (IGF-I) [13, 14, 15]. Questo fattore, isolato nel latte vaccino, è stato ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che consumino regolarmente latticini [16]. Altri principi nutritivi che aumenterebbero i livelli di IGF-I sono pure presenti nel latte vaccino. Uno Studio recente mostra come soggetti maschili che presentino elevati livelli di IGF-I avrebbero un rischio quattro volte maggiore di sviluppare cancro prostatico, quando confrontati con i soggetti nei quali i livelli di questo fattore siano bassi [14].

4-Diabete


Il Diabete Insulino-dipendente (tipo I o Diabete Giovanile) è correlato al consumo di latticini. Studi epidemiologici in diversi Paesi dimostrano la presenza di una forte correlazione tra l'uso di latticini e l'incidenza di Diabete Insulino-dipendente [17, 18]. Alcuni Ricercatori nel 1992 [18] hanno individuato una proteina specifica del latte che innescherebbe una reazione autoimmunitaria, che si pensa sia in grado di distruggere le cellule pancreatiche deputate alla produzione di Insulina.

5-Intolleranza al Lattosio


L'intolleranza al Lattosio è un fenomeno comune in molte popolazioni, e negli USA colpisce circa il 95% dei soggetti di origine Asiatica, il 74% dei Nativi, il 70% dei soggetti di origine Africana, il 53% dei soggetti di origine Messicana, mentre colpisce il 15% dei soggetti di razza Caucasica [19]. La sintomatologia, che include problemi gastrointestinali, diarrea e flatulenza, compare perchè l'organismo di questi individui non possiede gli enzimi deputati alla digestione dello zucchero presente nel latte, il Lattosio, appunto. In più oltre ad essere vittime di questi problemi, coloro che bevono latte rischiano di diventare soggetti a rischio di sviluppare altre malattie croniche ed altri disturbi.

6-Tossicità da Vitamina D


Il consumo di latte non fornisce una fonte valida ed affidabile di Vitamina D nella dieta. Differenti campioni di latte sono stati trovati contenere quantità molto variabili di Vitamina D, in alcuni campioni era presente una quantità di Vitamina D cinquecento volte superiore a quella indicata, mentre altri campioni di latte ne contenevano quantità insufficienti o questa Vitamina era addirittura assente [20, 21]. Un eccesso di Vitamina D può essere tossico e può essere responsabile di un eccessivo aumento dei livelli di Calcio in sangue ed urine, di aumentato assorbimento di Alluminio e di depositi di Calcio nei tessuti molli (calcificazioni ectopiche, NdT).

7-Contaminazione


Ormoni sintetici come ad esempio il ricombinante dell'ormone della crescita bovino (rBGH), sono comunemente usati nelle mucche da latte per aumentare la produzione di latte [13]. Visto che le mucche producono quantità di latte in eccesso rispetto a quanto previsto dalla Natura, sono vittime di mastiti od infiammazioni delle mammelle. Il trattamento di queste patologie richiede l'uso di antibiotici, e tracce di questi farmaci e di ormoni sono stati rilevati in campioni di latte e di latticini. Altre sostanze che contaminano frequentemente il latte sono i pesticidi ed altri farmaci.

8-Problemi per la salute dei bambini


Proteine del latte, Zuccheri del latte, grassi e grassi saturi presenti nei latticini possono essere causa di rischi per la salute nei bambini, portando allo sviluppo di malattie croniche quali obesità, diabete e formazione di placche arteriosclerotiche, causa in seguito di patologia cardiaca.

L'American Academy of Pediatrics raccomanda che ai bambini al di sotto dell'anno di vita non venga somministrato latte vaccino intero, poichè la carenza di Ferro è più probabile quando la dieta sia ricca di latticini. I prodotti del latte sono molto poveri di Ferro. Se dovessero costituire una grossa parte della dieta, è più probabile si sviluppi una carenza di Ferro [10]. Le coliche addominali sono un ulteriore problema correlato al consumo di latte. Un bambino su cinque soffre di coliche. I pediatri ne hanno individuato da tempo la causa nel latte vaccino. Sappiamo ora che quando la madre che allatta al seno il bimbo consumi latte vaccino, il bambino puo' andare incontro a coliche addominali. Gli anticorpi della mucca possono passare, attraverso il circolo ematico materno, nel latte materno stesso e da qui al bimbo [22]. Inoltre le allergie alimentari appaiono essere comunemente causate dal consumo di latte, soprattutto nei bambini. Uno Studio recente [23] mette anche in correlazione il consumo di latte vaccino con la stipsi cronica del bambino. I ricercatori suggeriscono che il consumo di latte provochi ragadi od altre lesioni perianali e severo dolore alla defecazione, provocando così stipsi.

Il latte ed i suoi derivati non sono necessari nella dieta e possono, in effetti, essere dannosi per la salute. Consumate una sana dieta a base di granaglie, frutta, verdura, legumi, cibi fortificati quali i cereali ed i succhi. Questi cibi, carichi di principi nutritivi, possono aiutarvi a soddisfare le esigenze individuali di Calcio, Potassio, Riboflavina e Vitamina D con facilità e senza rischi per la salute.

Fondata nel 1985, PCRM è un'organizzazione senza scopo di lucro, sostenuta da 5.000 medici e da 100.000 iscritti.
PCRM
5100 Wisconsin Ave., Suite 404
Washington, D.C. 20016
Phone: 202-686-2210, Fax: 202-686-2216, E-mail: pcrm@pcrm.org
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mercoledì 1 agosto 2012

Latte: USA verso il divieto nelle scuole?

Fonte: informasalus

Negli Stati Uniti l'associazione nonprofit di medici denominata Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM) ha lanciato una petizione per escludere il latte dal menu delle mense scolastiche. Secondo l'associazione, infatti il latte non dovrebbe far parte di un pasto salutare sia perché un americano su 8 sarebbe intollerante al lattosio sia perché sarebbero limitate le evidenze scientifiche secondo cui il latte sarebbe da ritenere come un alimento in grado di rafforzare le ossa e di ridurre il rischio di osteoporosi. Il consumo di latte, inoltre, potrebbe essere responsabile di alcuni rischi per la salute, compresa l'insorgenza dell'osteoporosi.

Nella petizione indirizzata all'USDA (United States Department of Agriculture) l'associazione Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM) ha sottolineato anche come il consumo di latte non sia in grado di prevenire le fratture, né negli adulti né nei bambini. Il latte vaccino costituirebbe poi una delle fonti principali di grassi saturi assunti dai bambini attraverso l'alimentazione. Più di 1 milione di bambini nei soli Stati Uniti, poi, soffrirebbero di gravi allergie al latte.

Come ha dichiarato da Susan Levin, direttore dell'associazione PCRM, l'abitudine dei genitori e delle mense scolastiche di somministrare latte ai bambini durante i pasti ostacolerebbe l'inserimento nella loro alimentazione di quei cibi realmente in grado di contribuire alla formazione delle ossa, come legumi e vegetali a foglia verde.

Gli effetti dannosi che il latte pastorizzato e i suoi derivati possono provocare alla salute (in particolare a neonati, bambini, anziani, persone sensibili e immunodepresse o di debole costituzione) sono conosciuti da tempo.

Intolleranze, allergie e malattie da latte e latticini vengono affrontate nel libro “Il mal di latte”. In questo testo l'autore - attraverso la propria vicenda e quella di molte altre persone, tra cui anche alcuni personaggi famosi - affronta con competenza e puntualità scientifica, uno dei temi più attuali della medicina naturale.

In base alla patologia l'autore raccoglie e cataloga centinaia di studi della medicina ufficiale in cui si dimostra come gli elementi contenuti nel latte lavorato dall’industria alimentare (fenilalanina, tirosina, fosfati, ADH, IGF-I, ecc.) possono essere correlati all’insorgere di diabete, problemi di permeabilità intestinale, allergie, otiti, tonsilliti, coliche, sinusiti, orticarie, disturbi al sistema vascolare, osteoporosi, disturbi ormonali e di altre conseguenze a lungo termine come l’aterosclerosi, la crescita accelerata ma dilatata degli organi e la resistenza insulinica.

Oltre alla descrizione dettagliata dei meccanismi attraverso cui il latte agisce in modo negativo sull’organismo, il libro è include anche una sezione dedicata ai test allergici e di intolleranza, compilata alla luce delle più aggiornate ricerche scientifiche, e da una ricca selezione di ricette alternative a base di latte di mandorle, di cocco e di riso e latti vegetali.

domenica 29 luglio 2012

La fabbrica del latte

Immagine tratta dal servizio di Striscia la Notizia
Fonte: Promiseland

Latte, latticini, formaggi, yogurt, dessert, merendine, gelati, prodotti con cioccolato al latte, si stima un bisogno di produrre giornalmente tra i 20 e i 40 litri di latte a mucca.
E’ naturalmente impossibile soddisfare una tale richiesta; in natura una mucca per nutrire il suo piccolo produce 6 litri di latte.
Nell’ultimo mezzo secolo, l’uomo ha selezionato mangimi, ormoni, e razze di bovini adatte ad arrivare ad una produzione annua superiore ai 1.500 litri per animale!
La prassi è inseminare le bovine artificialmente, rendendo così le mucche mamme, con la forza e costrette alla prima gestazione già dal secondo anno di vita, e così via fino a quando il loro fisico è troppo debole per reggere un’ulteriore gravidanza. A quel punto viene abbattuta e venduta la sua carne. Si infila un guanto di nailon lungo fino alla spalla, si lubrifica con della vasellina. Si sposta la coda e si procede ad infilare il braccio nell’ano in modo da sistemare l utero, a nostro interesse. Le mucche come tutti gli altri animali sfruttati, non muoiono di morte naturale, perchè uccise appena la loro resa cala, l’allevatore non ha nessun interesse nel tenere in vita un animale che non gli crea profitti.
Una mucca se lasciata libera vive normalmente 40 anni.
I criteri dell’allevamento intensivo sviluppatosi nei recenti decenni, costringono la mucca a partorire un vitello l’anno, ciò comporta una coincidenza tra allattamento e gravidanza per circa sette mesi l’anno. Questo comporta che alla terza gravidanza la mucca cominci ad accusare problemi cronici o di sterilità, diventando “mucche da riforma” e mandate al macello. Le mammelle smisuratamente dimensionate, quando sono in piena attività, possono arrivare a dare più di 40 litri di latte al giorno, sono gonfie, tese e pesanti, sicuramente dolenti.
L’uomo per diminuire i costi e aumentare la produttività ha modificato e selezionato razze che hanno minor bisogno di assistenza durante il travaglio. L’amore protettivo verso il proprio piccolo, i dolori della gravidanza, l’attesa per il parto sono uguali per ogni essere vivente femmina. I cuccioli sono allontanati dalla madre dopo 3 giorni dalla nascita, ma continuano a cercarsi per giorni. Le figlie femmina faranno la stessa fine delle loro mamme, latte latte e latte. I vitelli maschi sono nella maggior parte dei casi inviati alle aziende per creare carne bianca. Fatti ingrassare con carenza di ferro e tenuti immobili per 6 mesi per far si che la carne rimanga perfettamente bianca. Spesso, come succede a i vitelli maschi della bufala la cui carne è ritenuta di scarsa interesse economico, vengono uccisi o lasciati morire di fame. Sarebbe impensabile mantenere in vita tutti i vitelli nati, produrrebbero solo costi per l’allevatore. Quanto verrebbe a costare il latte prodotto così?
La mamma nonostante il dolore della perdita e la sofferenza del parto verrà impegnata nel suo unico motivo di vita, produrre latte.
Il pastore che munge la mucca è stato sostituito da una braccio meccanico che preleva quotidianamente litri e litri di latte. Questo provoca dolorose mastiti e infezioni alle mammelle che verranno alleviate da pesanti antibiotici, che importa se l’uomo bevendo latte assume quotidianamente e inconsapevolmente costanti quantità di antibiotici.
Chi fa un costante uso di carne e latte nella propria alimentazione, riesce ad assumere in un anno fino a nove cicli di antibiotici. Gli antibiotici non sono l’unica sostanza che l’uomo assume bevendo latte. Gli animali costretti alla vita sedentaria in un box poco più grande di loro, gli impedisce di smaltire le sostanze ormonali che andranno a finire nel latte e nell’uomo. Molti medici sono convinti che esista una relazione tra latte animale e malattie come l’osteoporosi, diabete e perfino tumori. Alcuni pediatri consigliano l’assunzione di latte bovino solo dal secondo anno di vita del bambino da integrare con latte vegetale e consigliano di non dare latte prima della nanna perché può portare ad insonnia e disturbi nel sonno. Sono inoltre presenti pericolosi pesticidi ed agenti chimici, utilizzati per aumentare la produzione di foraggio destinato agli allevamenti.
A causa dell’alta produzione, le mucche sono in un continuo stato di “fame metabolica”, affinché il loro corpo provveda a soddisfare le energie necessarie; inoltre le mammelle sono così pesanti che il loro peso incide considerevolmente sulle zampe posteriori, danneggiandole gravemente. Al momento della macellazione sono così esauste che non riescono nemmeno a stare in piedi, e vengono trascinate con dei bracci meccanici fino al macello. Queste sono le cosiddette “mucche a terra”, animali talmente sfruttati da non essere più in grado di stare sulle proprie zampe
840 milioni di esseri umani, soprattutto bambini, quasi tutti nel Sud del mondo, muoiono di fame. Sappiamo che la fame nel mondo non è un problema causato dalla mancanza di cibo prodotto, ma da una sua distribuzione non omogenea e dagli sprechi: 36 dei 40 paesi più poveri del mondo esportano cibo verso gli USA e l’Europa.
Il Brasile conta 16 milioni di persone malnutrite ma esporta 16 milioni di tonnellate di soia per mangimi animali.
Il 70% dell’acqua utilizzata sul pianeta è consumato dalla zootecnia e dall’agricoltura
Una vacca da latte beve 200 litri di acqua al giorno.
In Italia gli animali d’allevamento producono annualmente circa 19 milioni di tonnellate di deiezioni a scarso contenuto organico e non possono essere usate come fertilizzante visto che contengono farmaci e fertilizzanti di cui sono imbottiti.

venerdì 8 giugno 2012

Latte e latticini: Diamo un "calcio" al mito

Fonte: Medicinenon

di Lorenzo Acerra - 7 giugno 2012
Nel corso di trentacinque anni, dal 1975 al 2010, il fabbisogno di calcio è stato portato al triplo del suo valore reale. Il cavallo di battaglia che ha consentito all'industria del latte di fare la voce grossa in tutti questi anni vacilla.

Risultati preliminari presentati sull'American Journal of Epidemiology (Cummings 1997) sono poi stati confermati da Bischoff-Ferrari (2010) e Warensjo (2010): l'utilizzo degli integratori di calcio è associato con un raddoppio del rischio di frattura dell'anca. È la matrice proteica delle ossa, il collagene, che previene le fratture. Ossa che non sono flessibili, perché proporzionalmente inferiori in collagene rispetto alla parte dura e densa del solfato di calcio, possono frantumarsi di colpo.

Il fabbisogno consigliato di calcio di 1200, 1300 e in alcuni casi anche di 1500 milligrammi di calcio al giorno, dopo averci perseguitato per un paio di decenni, è stato ridimensionato perché si è scoperto che se l'introito di calcio supera il livello di 800 mg al giorno diventa causa di fratture ossee. I primi ad abbandonare il "paradigma del calcio" e ad abbassare la stima del fabbisogno a 700 mg al giorno sono stati gli organi di salute britannici (Institute of Medicine, 2011).

Ricercatori della Cambridge University nel 1995 fecero un piccolo tentativo di aumentare l'introito di calcio in donne del Gambia che ne consumavano solo 285 mg al giorno mentre allattavano. La cosa interessante è che rimanevano immutati sia il livello di calcio nel latte materno, sia i livelli di mineralizzazione ossea (Prentice 1995). Insomma i ricercatori dovettero prendere atto che il fabbisogno giornaliero di calcio è molto basso, circa 300 mg al giorno, superato il quale i livelli di calcio in più non portano benefici.

Interessante anche lo studio di Finch (1998) che tornava a calcolare il valore del fabbisogno medio secondo il vecchio modo, cioè in base all'efficienza di meccanismi di assorbimento attivo di calcio e il bilancio di perdite di calcio con urina, succhi digestivi e sudore. Cioè proponeva il metodo con il quale nel 1948 il fabbisogno di calcio era stato fissato a 300 mg (Food and Nutrition Board, US, 1948). Nel 1951 Hegsted aveva fatto presente che il fabbisogno di calcio è così basso, che non è possibile trovare popolazioni o individui che non arrivino a soddisfarlo già solo bevendo acqua o consumando cereali e verdure (Nicolls 1939, Kunerth 1939, Pittman 1939, McCance 1942). Fu osservato che diminuendo i livelli di calcio ingerito si verifica la situazione di quasi azzeramento dell'eliminazione di calcio. Si arriva al punto in cui quel calcio viene tutto ritenuto dall'organismo e viene persino riciclato (Nicolls 1939, Ellis 1933, Basu 1939, Potgieter 1940).

Quando invece l'apporto di calcio aumenta, gli organi emuntori si adoperano al loro meglio per eliminare la quota in eccesso che l'organismo si rifiuta assolutamente di assorbire (Leitch 1937, Owen 1940, Sherman 1920 e 1947). Gli ormoni presenti a livello intestinale agiscono in modo da limitare l'assunzione di calcio in circolo mentre quelli prodotti dalla tiroide si adoperano stimolando l'eliminazione del calcio dai tubuli renali. L'obiettivo è contrastare gli elevati livelli di questo minerale nel sangue che causano il fenomeno delle calcificazioni su muscoli e articolazioni in prima fila, ma anche tessuti vascolari e organi.

L'avremmo dovuto pensare da soli che qualcosa non quadrava, soprattutto con quel pressing assurdo che abbiamo dovuto subire sul fronte del consumo di latticini.

Infatti - PRIMO PARADOSSO - Fontana (2005) registrava uno stato di salute ossea ottima e un minor rischio di fratture ossee in persone crudiste vegane rispetto alla popolazione generale, nonostante un apporto complessivo di calcio non all'altezza dei numeri ritenuti necessari. Sarà stato anche un po' merito della vitamina C di cui notoriamente sono ricchi i cibi crudi? La vitamina C favorisce diversi tipi di attività enzimatiche che sicuramente tornano utili alla matrice di base delle ossa, chiamato collagene, che è formato da proteine e silicio! Il collagene è ciò che rimane di un osso quando viene deprivato di calcio in un bagno d'acido. È questa matrice flessibile che impedisce le fratture.

IL SECONDO PARADOSSO - Con l'incremento del consumo di prodotti caseari nei paesi occidentali, anche l'incidenza di fratture ossee è aumentata nelle stesse proporzioni (Van Hemert 1990, Nydegger 1991, Fujita 1992, Lau 1993a, Parkkari 1996, Lippuner 1997, Lips 1997, Versluis 1999).

IL TERZO PARADOSSO - Inizialmente si tentò di giustificare l'aumento di fratture osse che arrivava puntuale in ogni nazione in corrispondenza dell'aumento di consumo di latticini, attribuendolo a differenze nella genetica. Poi però si vide che l'incidenza di fratture ossee aumentava anche nelle popolazioni africane, cinesi o indiane nel momento in cui i loro consumi di latte incrementavano (Smith 1966, Barss 1985, Abelow 1992, Ju 1993, Kin 1993, Russell-Aulet 1993, Lau 1993b, Rowe 1993, Feskanich 1997, Memon 1998, Ho 1999, Schwartz 1999).

IL QUARTO PARADOSSO - Feskanich e collaboratori hanno monitorato 75.000 donne per 12 anni, nel cosiddetto studio delle infermiere, dimostrando che non solo non esistono effetti protettivi del consumo di latte sul rischio di fratture, ma addirittura c'è un effetto deleterio (Feskanisch Harvard Nurses' Health Study, 1997). La stessa osservazione fu fatta da Michaëlsson (2003) che monitorò oltre 60.000 donne in Scandinavia. Se ne parla in un recente articolo scientifico dell'Università della North Carolina: «Se escludiamo alcuni studi che sono troppo piccoli o quelli che sono stati impostati in modo viziato, i dati scientifici fino ad oggi raccolti non supportano affatto l'efficacia dei prodotti caseari nel migliorare la salute ossea.» (Lanou 2009)

IL QUINTO PARADOSSO - Un caso clinico di calcificazioni renali viene presentato dalla d.ssa Annemarie Colbin: «Una giovane studentessa universitaria doveva sempre andare all'ospedale per asportare calcoli e depositi di calcio dall'uretere (il piccolo tubicino che porta l'urina dai reni alla vescica). Una volta, dopo l'intervento, i medici collocarono un tubo dai reni alla vescica per permettere all'urina di transitare, mentre l'uretere doveva cicatrizzare. Ebbene nel giro di un paio di giorni ci furono nuovi depositi di calcio nel tubo che lasciarono sconcertati i dottori. Scoprii che beveva latte tutti i giorni e che in ospedale ne aveva consumato mezzo litro al giorno. Nessuno in ospedale aveva dato peso a ciò. Io invece le suggerii di smettere completamente di consumare latte. Quando la rividi alcuni anni più tardi, seppi che non aveva più avuto recidive del problema, e anzi aveva avuto un bambino e godeva di ottima salute.» (Colbin 2009)

IL SESTO PARADOSSO - La situazione di insufficiente mineralizzazione dell'osso non beneficiavano dall'integrazione del calcio secondo osservazioni di Hannon (1934), Liu (1935), Maxwell (1935), Steggerda (1946), Snapper (1950) and Hegsted (1951), Stearns (1951). Rileggendo gli studi degli esperti sul calcio tra gli anni 1920 e 1950, scopriamo che il fabbisogno di calcio è molto basso e che il nostro corpo ha una funzione di riciclo di calcio molto buona. Infatti le uniche possibili situazioni di carenza di calcio erano quelle imputabili a disturbi metabolici primari nei quali i mitocondri delle cellule non funzionavano più bene. Negli anni Ottanta nacque il "paradigma del calcio", ovvero la comunità scientifica auspicò che potesse essere possibile ovviare ai danni alle ossa da cattiva alimentazione e accumulo di tossicità da metalli con un po' più di calcio. Ma trent'anni dopo i più informati iniziano di nuovo a vedere la futilità di questa speranza.

Sembra proprio che aumentare l'introito di calcio con integratori o con latticini non migliori lo stato di salute delle ossa e che finisca invece per creare problemi di vario tipo, a volte anche gravi. Il dottor Richard Malter riporta il caso significativo di una paziente che, avendo letto dei pericoli dell'osteoporosi, iniziò a prendere supplementi di calcio. Entro pochi mesi iniziò ad avere episodi ciclici di depressione, insieme con episodi d'ingiustificata rabbia o attacchi di pianto. La paziente diventò persino suicida. Ad un certo punto incontrò il dottor Malter, che le dimostrò l'eccesso di calcio mediante un'analisi del capello. Poche settimane dopo aver preso atto di ciò e aver smesso di prendere calcio, gli attacchi d'ansia scomparvero, lo stato depressivo migliorò tantissimo e la salute mentale della paziente tornò alla normalità (Malter 1994).

Altri fatti rilevanti che il "paradigma del calcio nel latte" ha ignorato:

(1.) Quando il prof. Ralph Steinman nel 1961 modificò l'alimentazione base per topi che produceva solo 1 carie nella vita adulta aggiungendovi latte commerciale in gran quantità, il numero medio di carie saliva a 9.4!

(2.) Quando assumiamo nella dieta troppo calcio, ovvero è in atto la diffusione passiva del calcio, questo implica una ridotta capacità di assorbimento di magnesio. È il magnesio che regola gli ormoni responsabili di una buona salute ossea. È la carenza di magnesio che compromette gli enzimi che assicurano una buona salute ossea. L'eccesso di calcio provoca carenza di magnesio.

(3.) La carenza di magnesio riduce l'attività dell'enzima fosfatasi, essenziale per l'assorbimento del calcio nelle ossa. L'enzima fosfatasi contenuto nel latte è stato completamente distrutto dalla pastorizzazione. Per questo la salute ossea si riduce consumando il latte commerciale invece di quello crudo o materno, come dimostrano vari autori del secolo scorso: Pottenger (1939 e 1946), Sprawson (1934) e Steinman (1961). Per questo la rivoluzione del commercio del latte ha portato in tutte le nazioni un incremento del fenomeno delle fratture ossee!

FONTI BIBLIOGRAFICHE

Sherman HC. (1920) Calcium requirement for maintenance in man. J. Biol. Chem., 39: 53

Hannon RR. (1934) Calcium and phosphorus metabolism in osteomalacia. I. The effect of vitamin D and its apparent duration. Chin. Med. .T., 1948: 623.

Sprawson E. (1934) Sound teeth, Pub. Health, 47: 388-395

Liu SH. (1935) Calcium and phosphorus metabolism in osteomalacia. II. Further studies on the response to vitamin D of patients with osteomalacia. Chin. Med. J., 49: 1.

Maxwell JP. (1935) The modern conception of osteomalacia and its im portance to China. Chin. Med. J., 49: 47.

Leitch I. (1937) The determination of the calcium requirements of man. Nutrition Abstr. and Rev., 6: 353

Kunerth BL. (1939) A long-time study of nitrogen, calcium and phosphorus metabolism on a low protein diet. .T. Nutrition, 17: 161

Basu KP. (1939) Studies in human nutrition. Part II. Calcium and phosphorus metabolism in Indians on rice and on wheat diets. Ind. J. Med. Res., 27: 471

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Nicolls L. (1939) Adaptation to a low calcium intake in reference to the calcium requirement of a tropical population. J. Nutrition, 18: 563.

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Pottenger FM. (1939) Deficient Calcification Produced by Diet: Experimental and Clinical Considerations, Transactions Am. Ther. So., p.39

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Potgieter M. (1940) The utilization of the calcium and phosphorus of taro by young women. J. Am. Diet. Assn., 16: 898

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Hegsted DM. (1951) A study of the minimum calcium requirements of adult men, Journal of Nutrition, vol 46(II), pp.181-197 (jn.nutrition.org/content/46/2/181.full.pdf )

Stearns G. (1951) Human Requirement of Calcium, Phosphorus and Magnesium. Chapter IV. Handbook of Nutrition, published for the Am erican Medical Association. The Blakiston Co., Philadelphia, Pa.

Steinman R. (1961), Loma University, quoted in: Pottenger, Clinical Physiology, volume III, Nr.3, 1961

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