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lunedì 6 maggio 2013

Effetti collaterali, se "violenti" fossero i farmaci?

Fonte: Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

Ogni dieci giorni in Italia si compie un suicidio o un omicidio, in aumento rispetto al 2000. È quanto rileva l'agenzia di ricerche sociali Eures.
Molti casi erano affetti da turbe psichiche, e una percentuale ancora più alta faceva uso di psicofarmaci.
La depressione è considerata la causa scatenante, ma un'analisi più profonda svela un'altra verità: molti depressi non arrivano a pensare di suicidarsi fi no a che non assumono psicofarmaci.
Le prove sono tante, e non lasciano più adito a dubbi: l'aumento di suicidi-omicidi e l'aumento di uso di antidepressivi sono correlati.
  1. L'articolo "Insorgenza di intensi pensieri suicidi durante il trattamento con fluoxetina", nel numero di febbraio 1990 dell'American Journal of Psychiatry, evidenziava che l'assunzione di SSRI (antidepressivi di ultima generazione*) può indurre pensieri e comportamenti suicidi anche in chi non ne aveva mai avuti, pensieri che svaniscono a due o tre mesi dalla sospensione della terapia.
  2. Identico fenomeno veniva descritto dal "Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry", nell'articolo "Insorgenza di fenomeni autodistruttivi in bambini e adolescenti durante il trattamento con fluoxetina" pubblicato sul numero di marzo 1991.
  3. Il sito depressioneansia.it riferisce che il 10-15% della popolazione è a rischio di depressione; una percentuale molto maggiore rispetto ai casi effettivamente in cura con psicofarmaci. Eppure è proprio la piccola minoranza di persone in cura, a mettere in atto la maggior parte dei comportamenti violenti e autodistruttivi.
  4. Nel sito dell'Agenzia Italiana del Farmaco, tra le ‘FAQ' (domande frequenti) si legge chiaramente: "I comportamenti correlati a suicidio e ostilità [...] sono stati osservati più frequentemente in bambini e adolescenti trattati con antidepressivi, rispetto a quelli trattati col placebo".
  5. Gli stessi ‘bugiardini' che accompagnano questi farmaci riportano la possibilità di questi tragici effetti collaterali.
  6. L'FDA (l'agenzia americana per gli alimenti ed i medicinali), fin dal 2004, ha imposto alle industrie farmaceutiche di aggiungere una black box sulle confezioni di antidepressivi (un riquadro nero di avvertimento), perché potevano causare violenza e pensieri suicidi. Altri enti di farmacovigilanza hanno seguito questo esempio.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani auspica una inchiesta che accerti se nel processo di autorizzazione di certi psicofarmaci siano stati sottovalutati i rischi correlati e chi ne sia responsabile, e consiglia ai cittadini di avvalersi del proprio diritto al consenso informato sugli effetti collaterali prima di sottoporsi a trattamenti con psicofarmaci.
* SSRI = Selective Serotonine Recaptation Inhibitors (Inibitori Selettivi della Ricaptazione di Serotonina) sono psicofarmaci antidepressivi di ultima generazione - i più diffusi.

martedì 19 marzo 2013

Tuo figlio è malato di mente? Si, per i medici finanziati dalle case farmaceutiche

 
Come hanno fatto le grandi case farmaceutiche ad ottenere che a così tanti bambini vengano prescritti cocktail di farmaci (pure costosi) per “malattie mentali”? Farmaci di cui potrebbero non avere affatto bisogno?
Le case farmaceutiche hanno speso milioni nelle campagne di pubbliche relazioni in cui dicono a genitori, insegnanti e medici di somministrare farmaci ai bambini al primo segno di problemi. Sanno che se i genitori trattano i figli subito, non sapranno mai se i ragazzi avevano effettivamente bisogno di farmaci in primo luogo, e se i problemi residui sono “malattia mentale” o effetti collaterali dei farmaci. I bambini saranno probabilmente anche clienti a vita perché i genitori avranno timore di toglier loro i farmaci. Nessuna meraviglia se le case farmaceutiche dicono nelle campagne di sensibilizzazione ai genitori di non aspettare che “eccessiva energia” o “sbalzi d’umore” si manifestino per iniziare la cura.
Una campagna di “prevenzione” per l’antipsicotico atipico Risperdal, utilizza un macabro portafoglio abbandonato, un orsacchiotto e chiavi in una strada arida “per riposizionare un farmaco che è stato utilizzato troppo tardi per raggiungere i suoi massimi benefici” come spiega l’agenzia di pubblicità incaricata, la Torre Lazur McCann.
Stando a quanto riferito sui media, il responsabile del marketing del Seroquel, un antipsicotico concorrente, ha valutato la possibilità di creare personaggi di Winnie the Pooh come Tigro (bipolare) e Ih-Oh (depresso) per vendere il Seroquel, durante un meeting di vendita di AstraZeneca. I genitori dicono che hanno visto i giocattoli con i loghi del Seroquel.
Solo un bambino su dieci mila soffre di schizofrenia infantile – alcuni dicono uno su trenta mila – eppure Gabriele Masi e l’Istituto Stella Maris di Neuropsichiatria per bambini e adolescenti presso l’Università di Pisa, non smettono di dipingerla come un problema di salute pubblica. In un articolo pubblicato sulla rivista CNS Drugs, intitolato “I bambini con schizofrenia: quadro clinico e trattamento farmacologico”, Masi scrive che “la consapevolezza dell’esordio della schizofrenia infantile sta aumentando, grazie ad una più precisa definizione ora disponibile del quadro clinico e dei primi segnali, dell’esito e delle strategie di trattamento.”
I sintomi della schizofrenia infantile includono ” deficit sociale ” e “illusioni… relative ai temi dell’infanzia” scrive Masi. Quale bambino non ha un ” deficit sociale “? Le illusioni includono i compagni di gioco immaginari? Masi biasima aspramente “la cautela da parte di medici al fine di fare una diagnosi di schizofrenia” invece di prescrivere subito il trattamento. Masi ha ricevuto finanziamenti per la ricerca da Eli Lilly, ha lavorato come consulente per la Shire e come conferenziere per la Sanofi – Aventis, AstraZeneca, GSK e Janssen, che producono molti dei principali psicofarmaci per i bambini, come afferma l’American Academy of Child & Adolescent Psychiatry.
Verrebbe la tentazione di ridicolizzare quei medici sponsorizzati dalle case farmaceutiche che diagnostichino malattie mentali e persino ricadute e “resistenza al trattamento” in persone che sono sul pianeta da quaranta mesi. Ma patologizzare bambini di 3 anni non è divertente. Entrambe, Rebecca Riley di Hull, 4 anni, Massachusetts e Destiny Hager, 3 anni di Council Grove, Kansas, sono morte nel 2006 a causa degli psicofarmaci, tra cui il Geodon e il Seroquel, che assumevano per curare i loro “disturbi bipolari”. E nel 2009, Gabriel Myers, 7 anni, della contea di Broward, Florida, un bambino ospite in una struttura di stato, si è impiccato mentre era in cura con Symbyax, una pillola che combina Zyprexa e Prozac.
Se non fosse per le campagne di prevenzione delle case farmaceutiche, questi bambini e altri, potrebbero ancora essere vivi.

mercoledì 12 dicembre 2012

Bambini, il metilfenidato (Ritalin) blocca la crescita

 
L’organo ufficiale della farmacovigilanza italiano ha stabilito che il metilfenidato, il principio attivo del Ritalin, è associato ad un ritardo nella crescita dei bambini. Il metilfenidato, infatti, viene impiegato in caso di deficit d’attenzione e di disordini da iperattività. Già nel corso degli anni Settanta diversi studi sollevarono perplessità sui benefici di questo psicostimolante.
fonte: http://www.medicinalive.com
Un trial clinico randomizzato ha esaminato le modifiche in altezza e in peso di 521 bambini iperattivi di età compresa fra i 7 e i 10 anni. I bambini sono stati suddivisi in 4 gruppi con differenti strategie terapeutiche (solo terapia comportamentale intensiva; solo metilfenidato; terapia comportamentale + metilfenidato; gestione da parte di un medico di medicina generale).
Dopo 14 mesi, è emerso come i bambini trattati con metilfenidato avessero in media 1,23 cm e 2,48 Kg in meno per anno rispetto ai bambini non esposti al principio attivo del Ritalin. Durante un periodo aggiuntivo di 10 mesi, in cui le famiglie erano libere di scegliere quale terapia adottare, il ritardo della crescita (nei bambini trattati con metilfenidato) era pari a -0,87 cm e -1,02 Kg. In media, dopo 3 anni, i bambini con deficit d’attenzione e iperattività trattati con metilfenidato avevano circa 2 cm e 2,7 Kg in meno rispetto a quelli non esposti.
E’ stata condotta anche una revisione sistematica degli studi pubblicati fino al 2004, che riguardavano adulti e bambini trattati con metilfenidato, e in cui erano stati registrati sia l’altezza che il peso.
4 studi hanno messo a confronto la crescita dei bambini trattati con metilfenidato con quella di bambini iperattivi non trattati e con bambini non iperattivi. 3 su quattro di questi studi mostravano un deficit di crescita con metilfenidato, compreso tra 1 e 1,5 cm per anno. Di ulteriori 7 studi, che hanno utilizzato la documentazione cartacea come riferimento, 3 mostravano un significativo deficit di crescita, di circa 1 cm durante il primo anno di trattamento ed un totale di 3,3 cm dopo 4 anni.
Altri 7 studi hanno esaminato la crescita dopo l’interruzione della terapia con metilfenidato: 4 hanno mostrato un graduale recupero della crescita durante un periodo di 2 anni dopo un’interruzione stabile.
7 studi caso-controllo hanno messo a confronto l’altezza nell’età adulta di pazienti che avevano ricevuto metilfenidato durante l’infanzia, con quello di pazienti iperattivi non trattati e con quello di pazienti adulti non iperattivi. Nessuno ha mostrato una differenza statisticamente significativa.
Infine, 5 studi hanno mostrato che la crescita si normalizza nel corso di anni di trattamento continuato con metilfenidato.
Il meccanismo attraverso cui il metilfenidato è associato al ritardo della crescita non è ancora chiaro. La spiegazione più probabile è che tale amfetamina psicostimolante riduca l’appetito, provocando nausea e vomito. Inoltre, è noto che può causare anche perdita di peso. È stato suggerito anche che gli psicostimolanti possono influenzare la secrezione dell’ormone della crescita.

domenica 2 dicembre 2012

Aumentano gli uomini italiani che chiedono al chirurgo estetico di ridurre il volume del seno

Potrebbe sembrare strano, quasi uno scherzo, ma a quanto riferisce l'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (AICPE), solo in Italia nell'anno 2011 gli interventi di ginecomastia eseguiti su soggetti maschili sono stati 1523, in pratica il 4,45% del totale, e rispetto all'anno 2010 con un incremento del 20%. Questa associazione riferisce tra l'altro che negli Stati Uniti la ginecomastia è il quarto intervento più eseguito tra gli uomini con un totale di 17645 interventi nel 2011. Anche l'Inghilterra non si comporta male: questo intervento è al secondo posto rispetto al 2010 con una crescita del 7%.
La ginecomastia è una condizione caratterizzata dallo sviluppo (anomalo) delle mammelle nell'uomo. Durante la pubertà è normale assistere ad un rigonfiamento della ghiandola mammaria, ma, dopo breve tempo, questa si riduce. Quando la naturale atrofia non avviene, si ha un aumento di volume che non comporta particolari conseguenze fisiche, ma conseguenze di tipo psicologico.
Una simile condizione si può verificare anche in caso di assunzione di particolari ormoni o per varie altre cause che possono concorrere, come vedreme fra breve.
Il dr. Gianluca Campiglio, membro del direttivo AICPE, afferma che questa condizione colpisce prevalentemente i soggetti giovani al di sotto dei 30 anni, spesso affetti da problematiche ormonali e gli adulti oltre i 60 che si sottopongono, per fare un esempio, a terapie ormonali per la cura del tumore della prostata. Ma oltre a queste cause, ve ne sono altre che potrebbero alterare questo delicato equilibrio ormonale, causando uno sviluppo anomalo della ghiandola mammaria; parliamo quindi dell'abuso di antidepressivi o farmaci a base di digitale, l'uso di sostanze dopanti, integratori alimentari e cannabis. Non dimentichiamo gli ormoni anabolizzanti utilizzati per aumentare le masse muscolari, che sono la causa principale di ginecomastia tra i 25 e i 40 anni. A queste cause si aggiunga l'uso eccessivo della carne, nella quale aumenta sempre più la presenza di estrogeni sintetici.

martedì 25 settembre 2012

Boom di suicidi: il governo USA affronta i suicidi senza considerare i suicidi legati all'assunzione di farmaci

 
di Martha Rosenberg - Counter Punch - 12 settembre 2012
 
Sarebbe ridicolo se non fosse tragico. Questa settimana il Generale Medico (consigliere e portavoce del governo federale in questioni di salute pubblica) Regina Benjamin ha annunciato un piano per arginare il crescente tasso di suicidi della nazione senza affrontare il crescente utilizzo della nazione stessa di farmaci connessi a suicidio. Antidepressivi come il Prozac e il Paxil, antipsicotici come Seroquel e Zyprexa e farmaci anti-compulsivi come Lyrica e Neurontin sono collegati al suicidio come si legge nei rapporti pubblicati e nelle avvertenze dell'agenzia statunitense del farmaco (quasi 5.000 reportage su giornali collegano gli antidepressivi a suicidio, omicidio e comportamento bizzarro). Farmaci per l'asma come Singulair, farmaci per smettere di fumare come Chantix, farmaci per l'acne come Accutane e il farmaco ancora in uso contro la malaria Lariam, sono anch'essi legati al suicidio.
Il tasso di suicidi in America è salito a 38.000 all'anno, dice USA Today. L'aumento, iniziato negli anni 90, è correlato con l'inizio della pubblicità sui farmaci e l'approvazione di molti farmaci con effetti collaterali legati al suicidio: il risultato di questi due fattori è che sempre più persone assumono psicofarmaci per risolvere problemi di vita quotidiana.
Il Dr. Benjamin ha annunciato che sovvenzioni federali, per un totale di 55 milioni di dollari salveranno 20.000 vite nei prossimi cinque anni attraverso la "linea diretta suicidio", più operatori della salute mentale, migliori screening per la depressione e tracciabilità su Facebook dei messaggi sospetti. Da nessuna parte, nemmeno tra i militari, dove pure sono frequenti i suicidi, lei suggerisce di controllare la sovramedicazione, che è andata di pari passo con i morti. E per la quale il governo sta spendendo molto di più di 55 milioni di dollari.
I suicidi sono aumentati di oltre il 150% nell'esercito e più del 50% nel corpo dei Marines, tra il 2001 e il 2009, come segnalato nel Military Times con grafici degli aumenti dei suicidi e delle prescrizioni di farmaci, grafici che sono tanto simili da poter combaciare se messi uno sull'altro. Uno su sei membri in servizio assumeva una sostanza psicoattiva nel 2010 e "molti di loro ne stanno assumendo più di un tipo, mescolando diverse pillole in cocktail giornalieri, per esempio un antidepressivo con un antipsicotico per prevenire incubi, più un anti-epilettico per ridurre il mal di testa - nonostante tali combinazioni siano state testate con ricerche cliniche minime" afferma il Military Times.
L'89% dei soldati con disturbo da stress post traumatico (PTSD) assume al momento farmaci psicoattivi e tra il 2005 e il 2009, la metà di tutte le prescrizioni di farmaci per militari tra i 18 e i 34 anni sono state di antidepressivi. Durante lo stesso periodo, farmaci per l'epilessia come Topamax e Neurontin, sono stati sempre più spesso prescritti off-label (per usi non autorizzati dalla FDA) per condizioni mentali, aumentando del 56%, come riporta il Military Times. Nel 2008, 578.000 pillole per l'epilessia e 89.000 antipsicotici sono stati prescritti a militari in servizio.
E il tasso di suicidi non è calato neppure dopo il ritiro dall'Iraq e l'Afghanistan. Nel luglio 2012, ci sono stati 38 suicidi nell'esercito, dice USA Today, mentre nel luglio del 2011, ce n'erano stati 32. Secondo il rapporto sull'approfondita Campagna sulla Salute, Riduzione dei Rischi e Prevenzione del Suicidio dell'esercito nel 2010, il 36% dei militari che si tolsero la vita non era mai stato nemmeno dislocato.
Perché tali farmaci, che possono influenzare il tempo di reazione, le capacità motorie, la coordinazione, l'attenzione e la memoria, sono prescritti anche durante il servizio attivo? E perché sono prescritti ai soldati che sono nell'esatta età -come giovani adulti - che è più a rischio di suicidio stando alle avvertenze negli stessi fogli illustrativi?
Ma i militari non sono le uniche mucche da mungere per le case farmaceutiche. Stando ai rapporti pubblicati una donna su quattro, e milioni di bambini, assumono farmaci psicoattivi, soprattutto bambini poveri o disabili.
Quando la FDA ha messo sugli antidepressivi gli avvertimenti di suicidio per i giovani a metà anni 2000, le case farmaceutiche, in combutta con psichiatri come Charles Nemeroff, hanno sostenuto che i suicidi sarebbero aumentati se medici e pazienti fossero stati spaventati dagli avvertimenti del rischio di morte. Nonostante l’argomentazione fosse assurda, questa teoria è stata sbandierata dalla stampa convenzionale e dai medici fino a quando non si è dimostrata (evidentemente) sbagliata.
Inoltre, come il Chirurgo Generale e il Dipartimento di Salute e Servizi Umani (HHS) hanno dimostrato questa settimana, il governo è ancora impegnato nella negazione del rapporto tra suicidio e case farmaceutiche (non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere). Invece di spendere milioni per i consiglieri, linee di crisi e "campagne di sensibilizzazione" perché non guardano ai milioni spesi per i farmaci legati al suicidio?
Martha Rosenberg è un reporter investigativo sulla salute. Il suo primo libro, "Born With A Junk Food Deficiency: How Flaks, Quacks and Hacks Pimp The Public Health", edito da Prometheus Books, fornisce ulteriori informazioni sull'eccessiva medicalizzazione dei militari e sui farmaci connessi a suicidio. In Italia è recente l'allarme lanciato dall'Agenzia del Farmaco sul consumo di antidepressivi, nell'ultimo decennio è cresciuto in maniera drammatica soprattutto tra le donne e gli anziani, con un aumento di prescrizioni del 5,4% medio annuo.

domenica 29 luglio 2012

Il Prozac fa bene all'anima?


I professionisti della salute mentale e una varietà di ministri religiosi e consiglieri a volte sostengono che i farmaci psichiatrici, come i più recenti antidepressivi, possono migliorare non solo la qualità della vita emotiva di una persona, ma anche la sua vita spirituale. Secondo il mio parere professionale, questi farmaci - Prozac, Paxil, Zoloft, Celexa e Luvox – possono ottundere la comprensione di sé e far deragliare la spiritualità.
Spesso gli antidepressivi danneggiano il cervello e la mente, interferendo con le funzioni che associamo alla spiritualità, tra cui l'autodisciplina, l’intuizione, l’empatia, l’amore e l'apprezzamento pieno della vita, della natura e di Dio. Questi farmaci non solo inibiscono la funzione sessuale interferendo con le prestazioni fisiche, ma più importante, riducono il desiderio di intimità e connessione spirituale con la persona amata. Lo fanno smorzando la capacità del cervello di rispondere emotivamente. Gli individui hanno il diritto di rischiare di compromettere la propria consapevolezza con farmaci psichiatrici al fine di ridurre le loro sofferenze personali, ma non credo che sia la soluzione migliore.
A prima vista, potrebbe sembrare che i farmaci approvati dalla Food and Drug Administration (F.D.A.) come gli antidepressivi dovrebbero influenzare positivamente la spiritualità piuttosto che negativamente. Tuttavia, quando la F.D.A. testa gli antidepressivi negli studi clinici, poco o nessun conto viene dato all'esperienza soggettiva dell'individuo che riceve il farmaco. Le auto-valutazioni dei pazienti negli studi clinici rivelano spesso reazioni ai farmaci negative o indifferenti. Per far sembrare i farmaci efficaci, i valutatori si basano su una propria vaga impressione generale sul "miglioramento" dell'individuo. Vengono usate anche liste per il controllo di elementi specifici, ma questi tendono ad enfatizzare i sintomi clinici, come ad esempio problemi di sonno ridotto o aumento dell’appetito, che hanno poco o nulla a che fare con la consapevolezza di sé o l’intuizione spirituale.
Molti credono che gli antidepressivi migliorino gli squilibri biochimici nel cervello delle persone depresse. Se fosse vero, ci potremmo aspettare che questi farmaci migliorassero la spiritualità invece di comprometterla. Questo argomento, in realtà, non ha alcun senso perché non c'è nessuna tecnologia disponibile per misurare questi squilibri. Sappiamo invece, da innumerevoli studi sugli animali, che gli psicofarmaci effettivamente provocano squilibri biochimici gravi e potenzialmente duraturi. Questi farmaci, gli inibitori della ricaptazione della serotonina (S.S.R.I.), bloccano la rimozione della serotonina dallo spazio tra le cellule cerebrali il che, in effetti, provoca un'inondazione di serotonina. Il cervello considera questo come un'intrusione tossica e in risposta spegne il proprio sistema per la serotonina al fine di compensare l’eccessiva presenza di questo neurotrasmettitore provocata dal farmaco.
Questo processo chimico interessa, tra le altre cose, il sistema limbico (una serie di strutture cerebrali) e i lobi frontali del cervello, che sono il fiore dell'evoluzione umana: il loro corretto funzionamento è la base dello sviluppo della spiritualità, tra cui la capacità di auto-disciplina, l’amore e l’ispirazione. Alterare queste funzioni con farmaci psicoattivi conduce all'antitesi della spiritualità, dei più concreti, stretti e semplicistici modi di pensare e di sentire. Inoltre, il sistema limbico comprende una porzione del cervello coinvolta nella regolazione delle emozioni. La disfunzione limbica indotta da farmaci in genere riduce la passione - il carburante della spiritualità e dell'amore.
In più, una grande percentuale di individui - spesso un terzo o più - sviluppa sintomi correlati alla sovrastimolazione del cervello e, in modo molto simile alle persone intossicate con anfetamine e cocaina, diventano nervosi, ansiosi, agitati, incapaci di dormire e irritabili. In casi estremi, arrivano a stati di euforia e anche a uno stato psicotico chiamato mania, che è una tragica caricatura della spiritualità.
I risutati sono sotto gli occhi di tutti. Eric Harris, autore del massacro al liceo Columbine, stava prendendo il Luvox, un equivalente del Prozac, da circa un anno prima della sparatoria a scuola. Durante l’autopsia, fu trovato un alto livello di Luvox nel suo corpo. Altri individui possono sviluppare un appiattimento o un’opacizzazione dei loro sentimenti indotta da farmaco. Diventano letteralmente più depressi a causa degli antidepressivi.
Quali sono allora le alternative a questi farmaci? Non spetta a me o qualsiasi altra persona suggerire "la via". Né vi è una competizione tra Prozac e psicoterapia. A mio avviso, la scelta è tra psicofarmaci e tutta la vita, tutta la varietà di modi in cui impariamo a diventare più etici, più attenti e più dedicati alla vita e ai più alti ideali. Ci sono molte strade spirituali da scegliere, ma quelle buone sono lunghe e dure. Non ci sono scorciatoie per l'illuminazione, e le vie “rapide” chimiche possono spingerci giù dal precipizio. Nel lungo corso della nostra vita, compromettere la funzione del nostro cervello con farmaci può solo rendere più difficile raggiungere la propria realizzazione personale e spirituale.

Dr. Peter R. Breggin, neurologo ed esperto in psichiatria, USA

Fonte articolo: http://www.beliefnet.com/health/2000/03/is-prozac-good-for-the-soul.aspx...

lunedì 16 luglio 2012

Fumetti per bambini che inducono al consumo di psicofarmaci: vendere malattie sul web, anche ai bimbi italiani


Da Stati Uniti e Gran Bretagna, siti per bimbi - accessibili anche dal nostro paese - con lo scopo di "spiegare le malattie" e rendere più accettabile l'assunzione di psicofarmaci. Anche la multinazionale farmaceutica Shire attiva in questa campagna, in vista dell'introduzione di un proprio psicofarmaco per bambini in Italia. Poma (Giù le Mani dai Bambini): "E' da un anno che denunciamo queste attività di marketing improprio, ma il Ministero della Salute continua a ignorare questi fatti gravi"
Il web è lo specchio della realtà, e vi si trova davvero di tutto, inclusi siti internet specificatamente costruiti per spingere i bambini verso le diagnosi di malattie controverse e rendere più accettabile ai loro stessi occhi l'assunzione di potenti psicofarmaci dagli effetti collaterali potenzialmente distruttivi.

Ci sono vari psicofarmaci per "curare" l'ADHD, la cosiddetta sindrome da iperattività e disattenzione che pare affliggere i bambini troppo distratti e agitati e che nei soli Stati Uniti genera milioni di prescrizioni all'anno garantendo alle farmaceutiche coinvolte in questo business (Novartis, Eli Lilly, Shire ed altre) introiti per miliardi di dollari. L'ADHD ha grande spazio nel sito http://www.medikidz.com un'iniziativa editoriale inglese apparentemente indipendente che vorrebbe "spiegare" la malattia e le relative "cure" ai bambini, mediante fumetti, supereroi e altri linguaggi tipici del mondo e dei linguaggi dell'infanzia.

"Peccato - commenta Luca Poma, giornalista e portavoce di Giù le Mani dai Bambini, il più rappresentativo Comitato per la farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) - che nelle schede dei farmaci richiamate sul sito si citino in modo molto semplificato gli effetti collaterali e le possibili interazioni con altri farmaci, di fatto dando una percezione nettamente sottostimata dei rischi a genitori e bambini stessi".

Gli editori del sito - e dei fumetti, che vengono venduti in edizione cartacea, con albi dedicati a ogni malattia - ringraziano per il supporto e la collaborazione una lista di associazioni mediche, di pazienti e di genitori, molte delle quali sospette di contiguità ai limiti dell'etico con le case farmaceutiche, o alcune - come la CHADD - già denunciate in passato per aver ricevuto finanziamenti diretti dalle aziende stesse. Vari commentatori hanno infatti sottolineato come l'attività di "sensibilizzazione" della CHADD sia tutt'altro che indipendente dalla casa farmaceutica Novartis, produttrice del contestato Ritalin - la metanfetamina che viene somministrata a milioni di bambini nel mondo per migliorare le performance scolastiche e l'accettabilità sociale - che tanto approfonditamente viene descritto proprio sul sito MedKids.

Un altro caso di probabile "disease mongering" - la tecnica di marketing per la fabbricazione a tavolino di malattie per vendere più farmaci - è quella della casa farmaceutica Shire, sponsor di http://www.adhdandyou.co.uk, un sito specificatamente dedicato ai bambini "malati" di ADHD. Il sito è ricco di consigli, filmati, tools interattivi per "semplificare la vita" a chi è afflitto dai sintomi di questa malattia, sulla cui reale esistenza ancora è aperto il dibattito in seno alla comunità scientifica. Un'operazione spacciata per "responsabilità sociale d'impresa", da parte di un'azienda apparentemente attenta ai bisogni dell'infanzia?

"Combinazione, proprio la Shire - aggiunge Poma - sta per introdurre anche nel nostro paese la Guanfacina, molecola brevettata anni orsono e che - dopo diversi inutili tentativi per curare altre patologie - ora sta introducendo proprio per il trattamento dell'iperattività infantile. Desta sospetto quindi, visto il business in corso, questa improvvisa "sensibilità sociale" di Shire".

L'anno scorso "Giù le Mani dai Bambini" ha denunciato ai mass-media e alle autorità di controllo sanitario operazioni di marketing preventivo sulla Guanfacina da parte di Shire(1). "Anche in Parlamento si era sollecitato un intervento del Ministero della Salute, il quale dopo aver incaricato i NAS di fare approfondimenti ha archiviato la pratica in modo tutt'altro che trasparente (2). Mi chiedo – conclude Poma - cosa stia aspettando il Ministro Renato Balduzzi a far bloccare dalla Polizia Postale l'accessibilità a questi siti web stranieri i cui contenuti stanno venendo diffusi anche nel nostro paese, sulla base di quella che di fatto è una raffinata strategia di marketing per indurre i nostri figli al consumo di psicofarmaci arricchendo le aziende produttrici di questi discutibili prodotti".

(1)http://www.giulemanidaibambini.org/media-room/press-release/ancora-%E2%80%9Crelazioni-pericolose%E2%80%9D-tra-sanita%E2%80%99-e-multinazionali-farmaceutiche-nuovo-psicofarmaco-per-bambini-in-arrivo-in-italia-interrogazione-urgente-in-parlamento

(2) http://www.giulemanidaibambini.org/media-room/dicono-di-noi/indagine-nas-su-guanfacina-%E2%80%93-rapporti-ketchumshire

Per media-relation: 337/415305 - portavoce@giulemanidaibambini.org

sabato 14 luglio 2012

Antidepressivi: una dipendenza per medici e pazienti

Fonte: Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

Effetto placebo: le persone si sentono meglio con gli antidepressivi soprattutto perché i loro problemi sono medicalizzati e loro sono esentati dalla responsabilità di sistemare le proprie vite.
Lo scopo principale della prescrizione di antidepressivi è quella di consentire ai medici di evitare di essere incolpati dei suicidi dei pazienti. Tuttavia, l'efficacia degli antidepressivi nel trattamento della depressione è solo leggermente maggiore del placebo (compresse che non hanno alcun principio attivo, le cosiddette pillole di zucchero).
Se i medici, invece di seguire la moda prescrivono terapia cognitivo comportamentale, rischiano di finire sotto inchiesta, in tribunale o presso l’Ordine dei Medici, nel caso di suicidio dei pazienti. Se seguono le prassi convenzionali, non possono essere incolpati. Si dirà che hanno fatto il massimo in loro potere. E se i cosiddetti 'antidepressivi' effettivamente aumentano il rischio di suicidio, nessuno ne verrà mai a conoscenza. I pazienti muoiono, ma i medici che fanno le prescrizioni possono dormire sonni tranquilli.
Nella mia attività di riabilitazione ho trattato oltre cinquemila ricoverati che avevano cercato di “trattare” il proprio senso di disperato vuoto interiore con alcool, droghe ricreative, cibo, gioco d'azzardo o ogni sorta di cose. Questi 'trattamenti' hanno funzionato per un periodo di tempo, ma poi gli effetti svanivano, e ci ricadevano di nuovo. Col tempo diventavano dipendenti da queste sostanze con processi di alterazione dell'umore. Quando cercavano di smettere sviluppavano nuovamente una tremenda depressione, ma ciò non significa che questi 'trattamenti' dovrebbero essere continuati. Esattamente lo stesso principio vale per i più pericolosi di tutti i farmaci di marca: gli antidepressivi. C’è una via di uscita: il programma di dodici passi formulato per primi dalla Alcolisti Anonimi, e dovrebbe essere provato.
Naturalmente alcune persone si sentono meglio con gli antidepressivi. Questo è in gran parte un effetto placebo: si sentono meglio quando i loro problemi sono medicalizzati e sono esentati dalla responsabilità di sistemare le proprie vite. Ma spesso sono sopraffatti da problemi personali e da un'incapacità di porre la propria attenzione su nient’altro che miseria, e questo richiede un approccio diverso.

The Daily Mail, 8 giugno 2012
 del Dr Robert Lefever
Articolo in lingua originale: http://www.dailymail.co.uk/debate/article-2156340/anti-depressants-merel...

giovedì 31 maggio 2012

Antidepressivi causano effetti "depressivi": in Italia decine di migliaia di minori a rischio


Ricerca dell’Università di Ontario (Canada): in alcuni casi gli antidepressivi SSRI non solo possono paradossalmente rendere più depressi, ma possono causare anche gravi effetti indesiderati come ictus e morte prematura. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Facciamo appello al Ministro della Sanità Renato Balduzzi per l’emissione di nuove linee guida per l’utilizzo di questi psicofarmaci sui minori, perché gli interessi finanziari delle multinazionali farmaceutiche non possono venire prima della salute dei nostri ragazzi”
È di questi giorni la notizia che l’uso di alcune tra le più diffuse classi di antidepressivi utilizzati anche in Italia per combattere la depressione può provocare un paradossale aggravamento della depressione stessa e causare vari effetti avversi anche gravi. E’ quello che hanno scoperto i ricercatori della McMaster University – la prestigiosa università canadese fondata a Ontario 130 anni fa – i quali hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista scientifica “Frontiers In Evolutionary Psychology”.
La ricerca è stata effettuata paragonando gli effetti dei più moderni e diffusi antidepressivi, gli “inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina” (SSRI) a un gruppo trattato con placebo. I livelli di serotonina alterati dai farmaci possono produrre tutta una vasta gamma di effetti indesiderati: tra questi si va dai più “semplici” problemi digestivi a effetti collaterali più seri come difficoltà nella sfera sessuale, ictus e morte prematura. Diversi tra gli psicofarmaci esaminati nello studio offrono pochi benefici per la maggior parte delle persone affette da depressione da lieve a moderata, mentre offrono un aiuto attivo solo ad alcuni tra i pazienti più gravemente depressi. In alcun casi si sono addirittura riscontrati effetti positivi più marcati con l’uso di un placebo rispetto al farmaco. Gli antidepressivi SSRI interferiscono con l’attività cerebrale, lasciando il paziente vulnerabile a una depressione di “rimbalzo” che spesso si presenta con intensità ancora maggiore rispetto a prima dell’inizio della terapia. A seguito di una sospensione dai farmaci SSRI «dopo un uso prolungato, il cervello compensa la presenza in eccesso del neurotrasmettitore riducendone automaticamente i livelli di produzione – sottolinea il Dott. Paul Andrews, coordinatore della ricerca – e questo cambia il modo in cui i recettori nel cervello rispondono alla serotonina stessa, rendendo alla fine il cervello meno ‘sensibile’ a questa sostanza». Allo stato attuale, i ricercatori ritengono che detti cambiamenti possano essere reversibili, tuttavia diversi studi suggeriscono che gli effetti indesiderati possano permanere fino a due anni, aumentando significativamente il rischio di scompenso psichico. Oltre a ciò, i farmaci SSRI possono interferire con tutti i processi fisici che di norma sono regolati dalla serotonina: per esempio, quantità significative di questa sostanza sono presenti nell’intestino, in quanto essa è utilizzata per controllare la regolarità della digestione, formare coaguli di sangue nei punti di cicatrizzazione e anche regolare la riproduzione e la crescita dell’organismo, e questa è la ragione per la quale queste classi di psicofarmaci possono causare problemi di sviluppo nei minori.
Proprio quello dell’utilizzo di antidepressivi in fascia pediatrica e adolescenziale è il problema che maggiormente preoccupa gli esperti di “Giù le Mani dai Bambini”, la più visibile campagna italiana di farmacovigilanza in età pediatrica e di sensibilizzazione sul tema dell’uso disinvolto di psicofarmaci (www.giuelmanidaibambini.org). Sul punto è intervenuto Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale del Comitato: “Da anni, specie da quando l’EMA – l’Agenzia Europea regolatoria per i farmaci – ha autorizzato l’uso degli antidepressivi anche su bambini di soli otto anni, denunciamo i pericoli insiti nell’uso di queste sostanze su organismi e cervelli ancora in via di sviluppo. Molte volte sedicenti esperti hanno sostenuto che ‘non è lo psicofarmaco che fa male, dipende da come lo si usa’: questa ennesima ricerca scientifica, ultima di una serie, prova che non è assolutamente vero. Questi prodotti sono inutili nella maggior parte dei casi, e spesse volte anche dannosi e pericolosi: a quando delle nuove linee guida nell’utilizzo da parte del Ministero della Sanità? Forse è opportuno riflettere una volta per tutte – conclude Poma – sul fatto che gli interessi finanziari delle multinazionali farmaceutiche devono passare necessariamente in secondo piano rispetto al diritto alla salute dei nostri bambini e dei nostri ragazzi”.

domenica 13 maggio 2012

Trovare alternative ai potenti sedativi

Residente al Life Care Center di Nashoba Valley

Marjorie Bontempo era una donna nuova dopo il suo passaggio nel Life Care Center di Nashoba Valley, una casa di cura di Littleton dove il personale non crede nell'uso di farmaci antipsicotici semplicemente per calmare i residenti.
Un medico le aveva prescritto un antipsicotico un anno prima, dopo che la malattia di Alzheimer l’aveva trasformata da sarta esperta, soldato della pace familiare, in una donna scontrosa, confusa, che si rifiutava di mangiare. Il farmaco ha sedato la sua aggressività ma l’aveva lasciata frastornata, come dice la figlia, Patty Sinnett.
Le infermiere di Nashoba hanno tolto alla Bontempo il potente sedativo. E quando la Sinnett è tornata a farle visita l’ha trovata nel salone a guardare un film di Clark Gable.
"Ha cominciato a spiegarmi tutto il film, come avrebbe fatto una persona normale” ha detto la Sinnett. " Era la prima volta che avevo una conversazione con lei da un anno. E’ stato incredibile.
Littleton fa parte di un piccolo (ma rapidamente crescente) numero di case di cura risolute a trattare l’agitazione e il comportamento dirompente - comportamenti che spesso accompagnano la demenza - senza ricorrere a farmaci antipsicotici.
Il Globe ha riferito che molte case di cura continuano a basarsi eccessivamente sugli antipsicotici per trattare i residenti aggressivi, anche se la maggior parte di questi residenti non presentano condizioni che secondo i regolamenti della stessa casa di cura giustificherebbero l'uso dei farmaci. E nonostante le autorità federali abbiano avvertito degli effetti collaterali a volte letali nel caso di antipsicotici presi da pazienti anziani affetti da demenza.
Gli scettici ribattono che a volte i farmaci sono necessari per proteggere i malati e il personale, e che molti degli approcci non farmacologici provati richiedono una formazione specializzata, e spesso anche più personale. Ciò però non cambia la sostanza: le agenzie di vigilanza sui farmaci non hanno approvato nessun farmaco in modo specifico per gestire i comportamenti difficili esibiti da residenti con demenza.
Il direttore di questo centro, Nancy LaRock, perlustrando le cartelle di ogni paziente, ha scoperto che a circa 30 dei 120 ricoverati venivano somministrati farmaci antipsicotici, ma la metà di questi non mostrava una condizione che giustificasse tali farmaci. Grazie a centri come il Nashoba, l'uso di farmaci nelle case di cura con pazienti senza malattie mentali è sceso dal 2005.
A Nashoba, attività e cura sono abbinate alle personalità individuali e abilità dei residenti.
Per esempio, nel caso della signora Bontempo, che quando è arrivata nel 2010 non mangiava, hanno scoperto il suo amore per la cioccolata calda, così gliene portano una tazza all'inizio di ogni pasto e questo risveglia il suo appetito. E lei è raramente aggressiva.
Erica Labb, direttore del programma di unità di cura di demenza di Nashoba spiega che si tratta solo di continuare a provare nuove cose fino a trovare il giusto “ingrediente”. Per questo i membri dello staff fanno domande dettagliate ai familiari sulla personalità di un paziente prima del morbo di Alzheimer: l'ora del giorno che preferivano per il bagno, i cibi preferiti, gli hobby, ecc. Molti dei residenti non sono più in grado di parlare, così i loro comportamenti – lacrime, urla, sorrisi – sono modalità di comunicazione. “Se qualcuno è aggressivo durante la doccia, può essere che abbia paura, così noi iniziamo col lavargli solo i piedi “ ha detto la Labb.
In un caso recente, un residente di sesso maschile ha reagito inspiegabilmente colpendo gli altri, ma tenendo traccia delle sue azioni, le infermiere hanno scoperto che ha colpito solo durante il giorno, e solo quando era in una determinata sezione di una stanza. "Abbiamo capito che la luce gli faceva male agli occhi e tutto quello che abbiamo fatto è stato far sì che la luce non gli arrivasse negli occhi e la cosa non è più accaduta”.
Il Dr. Jonathan Evans, direttore medico presso due case di cura della Virginia, ha detto che ha prescritto farmaci antipsicotici per anni ai pazienti con demenza, spesso sotto la pressione dei membri dello staff sopraffatti o delle famiglie angosciate che credevano che i farmaci avrebbero aiutato i loro cari. “Siamo addestrati come i medici a pensare che ogni problema ha una potenziale soluzione e la soluzione più ampiamente usata è un farmaco, ma questo non funziona per ogni problema” ha detto Evans.
Evans ha smesso di prescrivere antipsicotici ai pazienti con demenza, aggiungendo che dedicherà la sua presidenza alla American Medical Directors Association a educare altri operatori sanitari sul fatto che i difficili e impegnativi comportamenti dovuti a demenza possono essere causati dal dolore non trattato dovuto ad artrite, infezioni o paura e curabile senza psicofarmaci.
Boston Globe – 30 aprile 2012
Di Kay Lazar

Leggi il resto dell'articolo qui: http://www.boston.com/news/local/massachusetts/articles/2012/04/30/findi...

lunedì 30 aprile 2012

Psicofarmaci: un tredicenne su 4 li assume, spesso senza prescrizione

Fonte: Giulemanidaibambini

Comunicato stampa del 27/04/2012

Studio dell'Università di Torino: psicofarmaci assunti dal 25% dei minori con amici e/o somministrati dai genitori senza alcuna prescrizione medica. Alberto Ugazio (SIP): "in assenza di patologia la terapia farmacologica non è assolutamente indicata". Poma (Giù le Mani dai Bambini): "Appello al Ministro Balduzzi: allarme già rilanciato da noi nel 2009, ma l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l'Agenzia del Farmaco (AIFA) continuano a sottostimare il problema"
TORINO - Secondo i risultati di uno studio condotto dall'Università di Torino a cura della Dott. sa Roberta Siliquini - Professore Ordinario di Epidemiologia, Igiene Generale e Sanità Pubblica all'Università di Torino - un adolescente su quattro assume psicofarmaci a casa, su consiglio dei genitori, o fuori casa, in accordo con gli amici, quasi sempre senza prescrizione medica. Inizialmente, lo studio ha preso in esame una casistica di 600 soggetti, ma il progetto di ricerca prevede di arrivare a 2.000 casi esaminati entro la fine del corrente anno, alla ricerca di conferme per un trend che vari commentatori esperti definiscono "inquietante".
Dopo la presentazione dei risultati preliminari della ricerca, il primo commento ufficiale è quello del Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP), il Dott. Alberto Ugazio, il quale ricorda che "l'automedicazione, o il fai da te, è quanto di meno auspicabile possa esserci per la salute dei nostri bambini. Inoltre, l'ansia è un sintomo che va valutato attentamente: se non indica una patologia, la terapia farmacologica non è assolutamente indicata". Secondo la Prof. Siliquini, infatti, molte assunzioni improprie di psicofarmaci avvengono per scelta degli stessi genitori, che cercano in questo modo di "dare una risposta agli stati di disagio dei propri figli".
"Un fenomeno inquietante, in continua crescita ovunque nel mondo, come anche nel nostro Paese - ha commentato Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale di "Giù le Mani dai Bambini", il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) - che la nostra organizzazione aveva denunciato nel 2009, riprendendo i dati del 'rapporto ESPAD' che evidenziò già allora il 10% di minori che utilizzavano psicofarmaci con modalità "fai da te".[1] I rischi sono molteplici - continua Poma - dagli effetti collaterali di queste molecole, che vanno dai problemi cardiaci anche gravi alla stimolazione di idee suicidarie, a seconda della classe farmacologica utilizzata, a quelli di carattere psicologico e pedagogico: stiamo permettendo la trasmissione ai nostri figli un modello sbagliato, ovvero che basta una pillola per risolvere qualsiasi problema. Tra l'altro questi prodotti - con buona pace delle norme stabilite dagli organismi sanitari di controllo - si reperiscono con estrema facilità su internet, pagando con un comune conto PayPal: sono perlomeno 7 anni che ci siamo messi a disposizione dell'Agenzia del Farmaco e dell'Istituto Superiore di Sanità una campagna seria di prevenzione su questo tema, che impegnerebbe ben poche risorse, ma il problema continua ad essere colpevolmente sottostimato. Ci appelliamo allora direttamente - conclude Poma - al Ministro della Salute Prof. Renato Balduzzi: non attendiamo che la situazione vada alla deriva, com'è già successo in USA e in altre nazioni, perché qui è in gioco il futuro delle nuove generazioni del nostro paese"

domenica 18 marzo 2012

La morte di Whitney Houston solleva domande sull'eccessiva prescrizione di sedativi


In un articolo di FORBES del 13 febbraio si affronta l’ormai attuale dibattito sull'eccessiva prescrizione di psicofarmaci prendendo spunto dalla morte della cantante Whitney Houston.
Mentre la causa della morte di Whitney Houston non è stata ancora determinata, si sa che stava prendendo un cocktail di farmaci che le erano stati prescritti incluso almeno tre benzodiazepine: Xanax, Ativan e Valium. Capita che quei tre siano anche i sedativi ansiolitici tra i più prescritti sul mercato. Il farmaco di gran lunga più prescritto dei tre è Xanax (nome generico: Alprazolam), con quasi 50 milioni di prescrizioni negli Stati Uniti l'anno scorso.
Di tutte le benzodiazepine, Xanax è quello più spesso criticato da parte della comunità psichiatrica per il suo potenziale di dipendenza e i gravi problemi legati all’astinenza. L'effetto dello Xanax è estremamente breve (6-20 ore) rispetto ad altri farmaci della sua classe, e viene rapidamente assorbito dal cervello in meno di 10 minuti.
A giudicare dalle apparenze, questa sembra un’ottima combinazione – ottieni un rapido sollievo dall’ansia e il farmaco lascia il tuo sistema in un periodo di 24 ore. Ma in pratica ciò che spesso accade è che poiché il farmaco agisce così in fretta e si dissipa così rapidamente, il paziente inizia a prenderne sempre di più per mantenerne l'effetto. Due pillole al giorno diventano quattro, che diventano sei, e così via.
Questa è una cattiva notizia, ma c'è di peggio. Man mano che il farmaco viene assorbito dal cervello, il cervello reagisce diminuendo la produzione di GABA – la naturale sostanza chimica che rallenta l'attività cerebrale quando le guaine cerebrali iniziano a surriscaldarsi. Con tanto sedativo (Xanax) in circolo, l’efficienza del cervello salta e abbassa il tasso di GABA.
Così che cosa succede quando qualcuno che ha usato giornalmente Xanax smette di prenderlo? Il cervello non risponde immediatamente col ripristino della produzione di GABA al suo livello originale – ripristinare il processo originale richiede tempo e durante quel periodo s’innesta l’astinenza. L’astinenza da Xanax è notoriamente dolorosa, con fortissimi mal di testa, nausea, diarrea e convulsioni, e non è raro per un paziente essere ricoverato in ospedale al peggiorare dei sintomi. Anche la sola riduzione della dose del farmaco può risultare in crisi di astinenza. Un vero biglietto garantito per l'inferno.
Tenendo conto di tutto questo, perché così tanti medici prescrivono ancora Xanax? La risposta che ho sentito da un paio di persone nella comunità psichiatrica è semplicemente che "è economico e funziona”. Ma gli stessi ammettono di aver spesso visto pazienti diventarne dipendenti ed avere grosse difficoltà a smetterlo. Con 50 milioni di prescrizioni negli Stati Uniti, abbiamo una enorme probabilità di dipendenza da un farmaco giudicato infame per la difficoltà che si ha a smettere di assumerlo.
Ora aggiungi l’alcol alla scena e ottieni la tempesta perfetta: un potente sedativo da prescrizione rafforzato da un potente depressivo. Una combinazione di questi in dosi abbastanza elevate invia un messaggio al cervello che dice che il corpo dovrebbe smettere di respirare. Se vi capita di essere in una vasca da bagno piena di acqua quando ciò accade, il risultato potrebbe essere estremamente negativo.
Un’ulteriore domanda che dovrebbe suscitare la morte di Whitney Houston è perché alcuni medici prescrivano più sedativi per trattare la stessa condizione? Xanax, Ativan, Valium, Clonazapam ed altre benzodiazepine raggiungono lo stesso obiettivo: deprimono l'attività del sistema nervoso. Qualsiasi medico che prescrivesse a un paziente molti di questi farmaci tutti insieme dovrebbe essere soggetto ad inchiesta. E qualsiasi farmacia che soddisfi le prescrizioni senza mettere in dubbio la correttezza del giudizio del medico dovrebbe pure essere indagata.
Ci troviamo di fronte ad un grande problema culturale che sembra peggiorare ogni anno: più prescrizioni, più dipendenze e più decessi correlati a tali prescrizioni. Secondo il Centro per il Controllo delle Malattie, le overdose di farmaci da prescrizione sono ora la principale causa di morte accidentale negli Stati Uniti, superando gli incidenti automobilistici per la prima volta in 30 anni.

In Italia i dati dell'Osservatorio Nazionale (OSMED) evidenziano che il consumo di antidepressivi nell'ultimo decennio (2000-2009) ha avuto un incremento medio annuo del 15,6%, con un aumento dal 16,2 dosi giornaliere per 1.000 abitanti del 2001 al 34,7 del 2009.

Trattamento della depressione. C'è un effetto Placebo?


La comunità medica discute riguardo la ricerca scientifica e gli scritti dello psicologo Irving Kirsch a proposito del funzionamento degli antidepressivi. Le scoperte di Kirsch sono di interesse vitale per i 17 milioni di americani che assumono antidepressivi, compresi bambini di sei anni - una categoria di farmaci che frutta all’industria farmaceutica 11,3 miliardi di dollari l'anno. Irving Kirsch è il direttore associato del programma di studi Placebo presso la Harvard Medical Schoo. lLa specialità di Irving Kirsch è lo studio dell'effetto placebo: l'assunzione di una pillola che non contiene alcun farmaco ma crea un'aspettativa di guarigione così potente che i sintomi vengono effettivamente alleviati.
Kirsch sostiene che la sua ricerca contesta l'efficacia degli antidepressivi. In particolare, la differenza tra l'effetto di un placebo e l'effetto di un antidepressivo è minima per la maggior parte delle persone. Le persone preferiscono prendere antidepressivi: migliorano quando prendono il farmaco. Ma non sono gli ingredienti chimici che la fanno migliorare: è in gran parte l'effetto placebo.
Un altro studioso, il Professor Walter Brown, mette in dubbio la teoria ampiamente diffusa secondo cui la depressione è causata da un deficit di un prodotto chimico del cervello chiamato serotonina, che è poi il target della maggior parte di queste pillole. "Gli esperti nel campo ora credono che quella teoria sia un eccesso di semplificazione e probabilmente non sia corretta”.
Kirsch si è trovato a studiare gli antidepressivi per caso: era interessato a valutare la dimensione dell'effetto placebo, e non intendeva valutare l’efficacia del farmaco, in quanto la dava per scontata. Invece ciò che ha visto era che quasi non aveva importanza il tipo di pillola che il medico ha dato ai pazienti: “Abbiamo verificato anche farmaci che non sono considerati antidepressivi: tranquillanti, barbiturici. E sai una cosa? Avevano lo stesso effetto degli antidepressivi”.
Kirsch è stato così sorpreso dai suoi risultati iniziali, che ha deciso di fare un secondo studio – utilizzando non solo i dati degli studi clinici delle società farmaceutiche che erano stati pubblicati in riviste mediche, m anche i dati che non erano stati pubblicati, ma che erano stati sottoposti alla FDA, ottenuti attraverso la legge sulla libertà d’informazione.
“Questi - sostiene Kirsch - sono gli studi che hanno dimostrato che l'antidepressivo non ha alcun beneficio superiore al placebo. Ciò che hanno fatto è prendere gli studi più di successo, e pubblicarne la maggior parte. Hanno preso gli studi fallimentari e non li hanno pubblicati”. E aggiunge “Paragonando i pazienti che avevano preso il farmaco con quelli cui era stata somministrata la pillola di zucchero abbiamo scoperto che stavano ugualmente bene. In particolare, se erano leggermente o moderatamente depressi, non c’era alcuna differenza reale, mentre l'unica occasione in cui si otteneva una differenza clinicamente significativa era a livelli molto estremi di depressione. In generale, la differenza tra farmaco e placebo è molto, molto piccola. e in metà degli studi inesistente.
Kirsch e i suoi studi hanno scatenato un contrattacco furioso – principalmente da psichiatri, che sono in campo per difendere l'uso di antidepressivi come il Dr. Michael Thase, un professore di psichiatria presso l'Università della Pennsylvania School of Medicine, consulente di molte aziende farmaceutiche. Dall'introduzione del Prozac negli anni ottanta, le prescrizioni per questi farmaci sono incrementati del 400 per cento – con aziende farmaceutiche che hanno speso miliardi nel corso degli anni per la loro pubblicità.
Il Dr. Walter Brown è un professore clinico di psichiatria presso la Brown University Medical School. Egli è co-autore di due studi che in gran parte corroborano le scoperte di Kirsch. Recentemente ha dichiarato: “Il numero di prescrizioni di antidepressivi nell'ultimo decennio è aumentato e, cosa più inopportuna, l’aumento più grande si ha nei lievemente depressi, che sono quelli che hanno meno probabilità di trarne dei benefici.”
Come la maggior parte degli esperti, anche Brown dice che questi farmaci agiscono per i gravemente depressi, ma egli mette in dubbio la teoria ampiamente diffusa secondo cui la depressione sarebbe causata da un deficit di un prodotto chimico del cervello (la serotonina), che è poi il target della maggior parte di queste pillole. Secondo Brown “Gli esperti nel campo oggi credono che quella teoria sia un eccesso di semplificazione e probabilmente non è corretta.” Eppure l’intera degli antidepressivi è costruita attorno a questa teoria
La differenza tra antidepressivi e placebo è così così modesta che in Gran Bretagna il servizio sanitario nazionale ha deciso di rinnovare radicalmente il modo in cui questi farmaci sono prescritti. Lo ha fatto dopo aver messo in funzione la propria revisione delle sperimentazioni cliniche. Sono giunti alla conclusione che per una lieve o moderata depressione, non vale probabilmente la pena avere questi farmaci.
Il Dr. Tim Kendall, psichiatra e co-direttore della Commissione che ha fatto la revisione dice che come Irving Kirsch – sono stati sorpresi da che cosa hanno trovato nei dati non pubblicati dalle società farmaceutiche: “ Con le prove pubblicate, è divenuto evidente il fatto che fosse stata significativamente sovrastimata l'efficacia di questi farmaci e sottovalutati gli effetti collaterali.”
“Questo è un settore multimiliardario - prosegue Kendall. Dubito che essi spendano 10 milioni di dollari in ricerche per approdare ad una metodologia povera. Ciò che caratterizza il materiale inedito è che i risultati sono negativi. Ora non credo che il loro metodo sia in qualche modo sbagliato; è che il loro esito non è adatto alle prospettive della ditta.”
Tutti in questa storia dicono che se sei depresso, dovresti andare dal medico, e se stai già assumendo questi potenti farmaci, non dovresti smettere per tuo conto in quanto occorre farne lo scalaggio.

lunedì 5 marzo 2012

Avremmo dato psicofarmaci a Einstein?


Nella mia carriera di psicologo, ho parlato con centinaia di persone a cui erano state in precedenza diagnosticate da altri malattie psichiatriche e mi colpisce: 1) come molti di quelli diagnosticati siano essenzialmente anti-autoritari; e 2) come non lo siano affatto i professionisti che hanno effettuato la diagnosi.
In ogni generazione ci saranno autoritari e anti-autoritari. Sebbene la persona media difficilmente sia dotata del carisma e dell’azione efficace che ispira gli altri alla rivolta di successo, ogni tanto un Tom Paine, un Cavallo Pazzo o un Malcolm X si fa avanti. Così gli autoritari emarginano finanziariamente chi minaccia il sistema, criminalizzando gli anti-autoritari, etichettandoli psicopatologici e commercializzando farmaci per “curarli”.
Gli anti-autoritari, per determinare la legittimità dell'autorità, valutano se essa sa di che cosa sta parlando, se è onesta e se si preoccupa delle persone che sono sotto la sua autorità. E quando scoprono che l'autorità è illegittima, le si oppongono — a volte in modo aggressivo, a volte passivo-aggressivo (ricordiamo Gandhi), a volte con saggezza e altre senza.
Alcuni attivisti lamentano quanto pochi siano gli anti-autoritari oggi. Uno dei motivi potrebbe essere che molti anti-autoritari naturali sono ora psicopatologizzati e medicati prima di poter maturare la coscienza politica delle autorità più oppressive della società. I professionisti della salute mentale, INFATTI, diagnosticano l’anti-autoritarismo una malattia.
Diventare psicologo o psichiatra significa saltare attraverso molti cerchi, che richiedono una notevole conformità alle autorità, comprese quelle per cui manca un sincero rispetto. La selezione e la socializzazione dei professionisti della salute mentale tende ad eliminare molti anti-autoritari. Gradi e credenziali sono principalmente distintivi di conformità. Così per molti di loro, le persone che rifiutano questa conformità sembrano essere di un altro mondo — un mondo diagnosticabile...
Ho trovato che la maggior parte dei professionisti della salute mentale sono non solo straordinariamente compatibili con le autorità, ma anche inconsapevoli della vastità della loro obbedienza. E mi è inoltre diventato chiaro come l’anti-autoritarismo dei loro pazienti crei in loro un’enorme ansia che, a sua volta, alimenta la diagnosi e le terapie.
Se uno come me che ha fatto il suo dovere, studiato e ricevuto buoni voti e che tra i bambini della classe operaia con cui era cresciuto ero considerato relativamente compatibile con le autorità, è stato etichettato nelle scuole di specializzazione come avente "problemi con l'autorità", come sarebbero stati considerati i bambini che si occupavano dei loro interessi, ma a cui non importava abbastanza della scuola da conformarcisi?
Un articolo del Psychiatric Times del 2009 afferma che i problemi più comuni di salute mentale nei bambini e adolescenti sono l’ADHD (definito come scarsa attenzione e distraibilità, scarso autocontrollo e impulsività e iperattività) e l’ODD, alias disturbo di opposizione insolente (definito come un "un modello di comportamento negativistico, ostile e insolente", che include il fatto che "spesso sfida o si rifiuta attivamente di soddisfare le richieste di adulti o le regole" e " spesso discute con gli adulti.")
Lo psicologo Russell Barkley, una delle principali autorità riconosciute della salute mentale sull’ADHD, dice che quelli affetti da ADHD hanno deficit in ciò che egli chiama "comportamento assoggettato alle regole" in quanto sono meno sensibili alle regole delle autorità ufficiali e meno sensibili alle conseguenze positive o negative. Giovani con l’ODD, secondo le autorità tradizionali di salute mentale, pure hanno questa cosiddetta mancanza di comportamento assoggettato alle regole, ed è quindi estremamente comune per i giovani ricevere una "doppia diagnosi" di AHDH e ODD.
Albert Einstein, da giovane, avrebbe probabilmente ricevuto una diagnosi ADHD e forse pure una ODD. Albert non prestava attenzione ai suoi insegnanti, fu bocciato due volte agli esami di ingresso all’università e aveva difficoltà a tenersi il lavoro. Tuttavia, Ronald Clark, biografo di Einstein (Einstein: The Life and Times) afferma che i problemi di Albert non derivavano da deficit di attenzione, ma piuttosto dal suo odio per la disciplina prussiana, autoritaria, nelle scuole. Einstein disse: "gli insegnanti nella scuola elementare mi apparvero come sergenti e nella palestra gli insegnanti erano come luogotenenti."All'età di 13 anni, Einstein leggeva la difficile Critica della ragion pura di Kant— perché ne era interessato. Clark ci dice anche che Einstein si rifiutò di prepararsi agli esami di ammissione all’università come ribellione contro l’"insopportabile" percorso stabilito dal padre verso una " professione pratica". Una volta ammesso, un professore disse ad Einstein: "Tu hai una difetto: non ti si può dire nulla." Le esatte caratteristiche di Einstein che sconvolsero così tanto le autorità erano esattamente le stesse che gli permisero di eccellere.
Molte persone con ansia grave e/o depressione sono anche anti-autoritari. Spesso un dolore importante nella loro vita che alimenta la loro ansia e/o la depressione è la paura che il loro disprezzo per le autorità illegittime causerà loro di essere economicamente e socialmente emarginati, mentre allo stesso tempo temono che la conformità a tali autorità illegittime li condurrà alla morte esistenziale.
Inoltre persone che hanno avuto nella loro vita pensieri e comportamenti così bizzarri da essere estremamente spaventosi per le loro famiglie e se stessi e che erano stati diagnosticati con schizofrenia e altre psicosi, si sono pienamente ripresi e conducono una vita produttiva. Tra questi, non ho incontrato una persona che non avrei considerato un forte anti-autoritario. Una volta recuperate, hanno imparato a canalizzare il loro anti-autoritarismo in più costruttivi fini politici, tra cui la riforma del trattamento mentale.
Gli autoritari, per definizione, esigono obbedienza incondizionata e così ogni resistenza alla loro diagnosi e trattamento ha creato un’ansia enorme per i professionisti autoritari della salute mentale; tali professionisti, sentendoli fuori controllo, li hanno etichettati "non rispondenti al trattamento” con aggravamento delle loro diagnosi e hanno aumentato loro i farmaci. Questo è stato talmente sconvolgente per questi anti-autoritari, che essi hanno reagito a volte in modi che li hanno fatti sembrare ancora più spaventosi alle loro famiglie.
Ci sono anti-autoritari che fanno uso di farmaci psichiatrici per aiutarsi a “funzionare”, ma spesso rifiutano le spiegazioni delle autorità psichiatriche sul perché essi hanno difficoltà di funzionamento. Così, ad esempio, possono prendere Adderall (un'anfetamina prescritta per l'ADHD) pur sapendo che il loro problema di attenzione non è il risultato di uno squilibrio biochimico del cervello ma piuttosto causato da un lavoro noioso. E allo stesso modo, molti anti-autoritari in ambienti altamente stressanti occasionalmente assumono benzodiazepine prescritte come Xanax anche se sanno che sarebbe più sicuro non prenderne.
E' mia esperienza che molti anti-autoritari etichettati con diagnosi psichiatriche solitamente non rifiutano tutte le autorità, ma semplicemente quelle che hanno valutato essere illegittime, e purtroppo ce ne è una grande quantità al giorno d’oggi.
Il pubblico viene sempre più portato a equiparare disattenzione, rabbia, ansia e forte disperazione a una condizione medica e a cercare cure mediche piuttosto che rimedi politici. Quale modo migliore per mantenere lo status quo che visualizzare disattenzione, rabbia, ansia e depressione come problemi biochimici di coloro che sono mentalmente malati piuttosto che normali reazioni a una società sempre più autoritaria?
La realtà è che la depressione è fortemente associata a dolori sociali e finanziari. E’ molto più probabile essere depressi se si è disoccupati, sottoccupati, a carico della pubblica assistenza, o in debito (per la documentazione, vedere "aumento del 400% nell’uso delle pillole anti-depressive"). E i bambini etichettati con ADHD (come documentato nel mio libro Commonsense ribellion) dimostrano più attenzione quando sono pagati, o quando un'attività è nuova, o li interessa o viene scelta da loro.
In un precedente medioevo le monarchie autoritarie si sono alleate con istituzioni religiose autoritarie. Quando il mondo è uscito da questa età buia per entrare nell'Illuminismo, c'è stata una sferzata di energia. Gran parte di questo rilancio ha avuto a che fare con lo scetticismo verso istituzioni autoritarie e corrotte e il riappropriarsi della fiducia nella propria mente. Siamo ora in un altro medioevo, solo le istituzioni sono cambiate. Abbiamo un disperato bisogno di anti-autoritari che interroghino, sfidino e resistano alle nuove autorità illegittime per riconquistare la fiducia nel nostro buon senso.

AlterNet – 20 febbraio 2012
di Bruce Levine, psicologo
http://www.alternet.org/health/154225/would_we_have_drugged_up_einstein_...

sabato 25 febbraio 2012

Milioni di persone erroneamente classificate malati mentali


Molti specialisti hanno recentemente dichiarato che MILIONI di persone sane – tra cui bambini timidi o insolenti, persone in lutto o persone con fissazioni minori – possono essere erroneamente etichettati malati mentali dal nuovo manuale diagnostico internazionale.
L'analisi spassionata di un'imminente revisione dell’influente manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali (DSM), condotta da psicologi, psichiatri ed esperti di salute mentale, ha mostrato come le nuove categorie e i sistemi di diagnosi a "casella" siano nel migliore dei casi "stupidi" e nel peggiore "preoccupanti e pericolosi".
Alcune diagnosi, infatti, come quelle per condizioni come "disturbo dell'opposizione insolente" e "sindrome di apatia" , rischiano di svalutare la gravità della malattia mentale e di medicalizzare comportamenti che la maggior parte della gente di buon senso considererebbe normali o solo lievemente eccentrici. All’altra estremità dello spettro, il nuovo DSM, previsto dal prossimo anno, potrebbe dare diagnosi mediche per stupratori seriali e persone colpevoli di abusi sessuali – con etichette come " disturbo di infantilismo coercitivo " – che consentirebbero ai trasgressori di evitare la prigione fornendo quella che potrebbe essere vista come una scusa per il loro comportamento.
Il DSM è pubblicato dalla American Psychiatric Association (APA) e usa le descrizioni, i sintomi e altri criteri per la diagnosi di disturbi mentali. È usato a livello internazionale e viene considerata la "Bibbia" per la medicina della salute mentale. Più di 11.000 professionisti del settore sanitario hanno già firmato una petizione (all’indirizzo http://dsm5-reform.com ) perché lo sviluppo della quinta edizione del manuale sia fermato e rielaborato.
"La prossima versione del DSM … aggraverà i problemi causati dal tentativo di adattare un sistema medico diagnostico ai problemi che proprio non si adattano a quelle categorie," ha affermato Peter Kinderman, psicologo clinico e capo dell'Istituto di psicologia dell'Università di Liverpool, in una conferenza a Londra sulle diffuse preoccupazione per la prossima uscita del libro. La nuova edizione – nota come DSM-5 – "verrà a patologizzare una vasta gamma di problemi che mai dovrebbero essere pensati come malattie mentali", ha detto. "Molte persone che sono timide, soffrono di un lutto, sono eccentriche, o hanno una vita romantica non convenzionale improvvisamente si troveranno etichettati come malati”. "Non è umano, non è scientifico e non aiuterà a decidere di quale aiuto una persona ha bisogno."
Simon Wessely, dell'Istituto di psichiatria del King College di Londra, ha detto che uno sguardo indietro alla storia dovrebbe portare gli esperti sanitari a chiedersi: "Abbiamo bisogno di tutte queste etichette?" Ed aggiunge: “Il censimento degli Stati Uniti del1840 includeva solo una categoria di disturbo mentale, ma nel 1917 l’Associazione Psichiatrica Americana ne stava già riconoscendo 59, poi saliti a 128 nel 1959, a 227 nel 1980 e successivamente a 350 disturbi nelle revisioni più recenti del DSM nel 1994 e nel 2000”.
Allen Frances, professore emerito presso la Duke University e Presidente della Commissione che ha curato la revisione precedente del DSM, ha detto che il DSM-5 proposto " espanderebbe radicalmente e incautamente i confini della psichiatria, e provocherebbe la medicalizzazione della normalità, della differenza individuale e della criminalità". Di conseguenza molti milioni di persone riceveranno trattamenti e diagnosi inappropriate, sprecando fondi per dare farmaci a persone che non ne hanno bisogno e che ne verrebbero danneggiate.
Nick Craddock del dipartimento dell'Università di Cardiff della medicina psicologica e neurologia, che ha parlato anche presso il briefing di Londra, cita la depressione come un esempio chiave di ampie categorie del DSM che stanno andando male. Mentre nelle precedenti edizioni, una persona che aveva recentemente perso una persona cara e stava soffrendo bassi stati d'animo sarebbe stato visto come vivere una normale reazione umana al lutto, i nuovi criteri del DSM ignorano la morte, guardano solo i sintomi e classificano la persona come avente una malattia depressiva.
Altri esempi di diagnosi citati dagli esperti come problematico includono il " disturbo da gioco d'azzardo ", " dipendenza da internet " e " disturbo di opposizione insolente " – una condizione questa in cui un bambino "attivamente rifiuta di rispettare le richieste della maggioranza" ed "esegue azioni deliberate a infastidire gli altri"…Il che significa fondamentalmente bambini che dicono "no" ai loro genitori più di un certo numero di volte," ha detto Kinderman.
"Su quei criteri, molti di noi avrebbero dovuto dire che i nostri figli sono mentalmente malati!".

The Sun — 15 febbraio 2012
di Kate Kelland
Fonte articolo: http://www.thesundaily.my/news/295352

lunedì 6 febbraio 2012

DSM-V: conoscerlo per difendersi


Il primo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (Diagnostic and Statistic Manual for mental disorders - DSM-I) che comprendeva 112 disturbi (in inglese disorders), fu introdotto per la prima volta nel 1952 dall'Associazione Psichiatrica Americana (APA) perfezionando i precedenti Statistical Manual for the Use of Institutions for the Insane del 1917 che comprendeva 22 disturbi e il Medical 203, manuale interno all'esercito americano, che dai tempi della II Guerra Mondiale è terreno d'elezione per pratiche e sperimentazioni psichiatriche.
Serviva a standardizzare le "malattie" mentali, riclassificate come disturbi (in inglese forse più propriamente disorders, cioè disordini), dando una guida a medici, istituzioni e assicurazioni sanitarie su cosa diagnosticare e che cure prescrivere. Ha quindi un'importanza legale ed economica notevole, oltreché sanitaria.
In seguito l'APA lavorò all'interno della Organizzazione Mondiale della Sanità, creando il capitolo V dell'International Classification of Diseases (ICD-10 – manuale che classifica tutte le malattie scoperte esistenti) dedicato ai disturbi mentali in modo che ci fosse coerenza e scambiabilità tra i due testi, cosa che portò alla pubblicazione del DSM-II nel 1968, che comprendeva i 163 disturbi del ICD-10. Accanto al disturbo di mettersi le dita nel naso, fecero la prima comparsa gli estremamente proficui disordini dell'attenzione e iperattività, il famigerato ADHD.
Nel 1980 il DSM-III elencava 253 disturbi, al netto del disturbo dell'omosessualità (tolto dopo le manifestazioni degli attivisti gay), che culminarono a 374 disturbi nel DSM-IV. Accanto alla divulgazione a livello mondiale del modello americano, è sotto gli occhi di tutti il boom di psicofarmaci che colpisce tutte le età, soprattutto, bambini, donne, anziani.
Benché la medicina non si possa considerare una scienza esatta né che sia indenne da conflitti d'interesse e motivazioni di profitto, è indubbio che abbia contribuito notevolmente al benessere della popolazione umana in generale: c'è una definizione di sanità, c'è una definizione oggettiva di malattia, c'è una cura per quasi tutto, ci sono guarigioni clinicamente accertate, molte malattie sono quasi scomparse del tutto.
Il trend della medicina è di miglioramento di numerose malattie e un aumento di salute.
Ben diversa è la situazione della psichiatria: non c'è una definizione di sanità mentale, né accertamenti clinici oggettivi delle malattie che possono quindi comparire o scomparire ad arbitrio del medico. Se dovessimo figurativamente applicare l'operazione matematica di limite d'una funzione al trend verso cui tende la psichiatria, otterremmo 100% di persone malate e 100% in cura psichiatrica, cominciando dai neonati e dalle mamme, con gli effetti collaterali che ciò comporta: problemi apparato cardiovascolare e gastrointestinale, astenia, sedazione, rallentamento psicomotorio, sonnolenza o, viceversa, ansia, irrequietezza psicomotoria, irritabilità, pensieri o comportamenti suicidi, comportamenti violenti, dipendenza, ed è questo che paventiamo causerà l'imminente pubblicazione del DSM –V.
Mai come in questo caso è l'abito, il camice bianco, che fa il monaco.
Essendo medicina e psichiatria frammischiate a livello scolastico, legale, industriale e politico, quest'ultima usando impropriamente termini presi a prestito dall'altra (malattia, sindrome, diagnosi, cura) ma con significati pratici profondamente diversi, usandoli come un cavallo di Troia, è penetrata profondamente nel tessuto sociale, condizionando scuola, esercito, fabbriche, ospedali.
In questi giorni ricorre la memoria dell'Olocausto: è sempre utile ricordare il ruolo di primo piano che la psichiatria ha avuto nel terrore nazista, nei governi totalitari di tutto il mondo. Nei cosiddetti regimi democratici, attraverso la pubblicità commerciale, gruppi di sostegno, parole di "aiuto" e compassione, la psichiatria è ancora più subdola. In effetti attraverso il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) e la penetrazione nelle aule dei tribunali, nessuno è al sicuro dall'arbitrio psichiatrico, che può condannare o assolvere, bypassando persino le Costituzioni.
Attraverso fatti e documentazioni, per portare a conoscenza la cittadinanza della realtà sulle fondamenta di questo manuale, il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha preparato un documentario di denuncia per stroncare sul nascere la nuova temibile arma che la psichiatria si è data per rendere mentalmente malata l'intera popolazione.
Un estratto del video è visibile al seguente link: http://www.ccdu.it/videos/diagnostic-statistical-manual.html

lunedì 30 gennaio 2012

Vere malattie e "disturbi" mentali


Un crescente numero di esperti e ricercatori sostiene che i disturbi psichiatrici non siano vere malattie. Non esistono analisi di laboratorio, metodi radiografici o test dello squilibrio chimico che possano confermare il legame tra un qualsiasi disturbo mentale e una condizione fisica. Con questo non si vuole sostenere che la gente non si deprima o che non possa sperimentare problemi emotivi o mentali, ma la psichiatria ha ri-etichettato queste emozioni e questi comportamenti come “disturbi” in modo da poter prescrivere dei farmaci. Si tratta di un’operazione di marketing estremamente innovativa, ma niente a che fare con la scienza. “La psichiatria non ha ancora fornito prove convincenti a sostegno dell’origine genetica o biologica di un singolo disturbo mentale. Molti pazienti sono stati diagnosticati con ‘squilibri chimici’ nonostante non esista alcun test a supporto di questa ipotesi e non si abbia la più pallida idea di quale dovrebbe essere il corretto equilibrio chimico” Dr David Kaiser, psichiatra.

Tramite il marketing e il martellamento mediatico, questi concetti sono ormai diventati luoghi comuni. “Non esiste alcuno squilibrio biologico. A volte vengono dei pazienti e mi dicono di avere uno squilibrio biologico. Allora dico loro di darmi il referto di analisi. Non c'è nessun test.” Dr. Ron Leifer, psichiatra.

Un’altra voce al di fuori del coro è di Thomas Szasz, professore emerito di psichiatria presso la Facoltà di Medicina a Syracuse - New York: “Non esiste alcun esame del sangue o altro test biologico che possa stabilire l’esistenza di una malattia mentale come si fa invece per le vere malattie. Se un tale test esistesse ... la condizione non sarebbe più classificata come mentale ma verrebbe riclassificata come fisica”.

Eppure gli addetti ai lavori sanno bene che si tratta di una bufala. Dice il neurologo infantile Fred Baughman: “Tutti gli psichiatri che sono stati intervistati con una telecamera o un microfono si fanno piccoli e ammettono che non esiste alcun disturbo dovuto a squilibri biochimici, o esami o test che li rivelino; ma nella pratica quotidiana se ne dimenticano, trascurano il diritto del paziente al consenso informato e non esitano ad avvelenarli in nome del ‘trattamento’ - un comportamento a dir poco criminale”.

Perché la comunità psichiatrica rimane ostinatamente ancorata a una teoria così screditata? Il Dr Elliot Valenstein, autore del libro ‘Blaming the brain’ (Incolpare il cervello) azzarda una spiegazione : “Continuano ad aggrapparsi a queste teorie, non solo perché non hanno niente con cui sostituirle, ma soprattutto perché servono a giustificare il trattamento con pillole”.

“La teoria che i ricoverati in manicomio sono difettosi dal punto di visto genetico è parte di una visione più ampia che ritiene biologicamente ben riusciti quelli che hanno potere e successo, biologicamente inferiori tutti gli altri. ... Lo stesso pensiero è applicato anche ai popoli da Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina, che ha fondato e diretto un istituto per lo studio dei problemi umani nella Francia occupata dai soldati di Hitler sotto il governo dei collaborazionisti Dr. Giorgio Antonucci, Psicoterapeuta e autore del libro “Diario dal Manicomio”.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche.
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