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domenica 29 luglio 2012

La fabbrica del latte

Immagine tratta dal servizio di Striscia la Notizia
Fonte: Promiseland

Latte, latticini, formaggi, yogurt, dessert, merendine, gelati, prodotti con cioccolato al latte, si stima un bisogno di produrre giornalmente tra i 20 e i 40 litri di latte a mucca.
E’ naturalmente impossibile soddisfare una tale richiesta; in natura una mucca per nutrire il suo piccolo produce 6 litri di latte.
Nell’ultimo mezzo secolo, l’uomo ha selezionato mangimi, ormoni, e razze di bovini adatte ad arrivare ad una produzione annua superiore ai 1.500 litri per animale!
La prassi è inseminare le bovine artificialmente, rendendo così le mucche mamme, con la forza e costrette alla prima gestazione già dal secondo anno di vita, e così via fino a quando il loro fisico è troppo debole per reggere un’ulteriore gravidanza. A quel punto viene abbattuta e venduta la sua carne. Si infila un guanto di nailon lungo fino alla spalla, si lubrifica con della vasellina. Si sposta la coda e si procede ad infilare il braccio nell’ano in modo da sistemare l utero, a nostro interesse. Le mucche come tutti gli altri animali sfruttati, non muoiono di morte naturale, perchè uccise appena la loro resa cala, l’allevatore non ha nessun interesse nel tenere in vita un animale che non gli crea profitti.
Una mucca se lasciata libera vive normalmente 40 anni.
I criteri dell’allevamento intensivo sviluppatosi nei recenti decenni, costringono la mucca a partorire un vitello l’anno, ciò comporta una coincidenza tra allattamento e gravidanza per circa sette mesi l’anno. Questo comporta che alla terza gravidanza la mucca cominci ad accusare problemi cronici o di sterilità, diventando “mucche da riforma” e mandate al macello. Le mammelle smisuratamente dimensionate, quando sono in piena attività, possono arrivare a dare più di 40 litri di latte al giorno, sono gonfie, tese e pesanti, sicuramente dolenti.
L’uomo per diminuire i costi e aumentare la produttività ha modificato e selezionato razze che hanno minor bisogno di assistenza durante il travaglio. L’amore protettivo verso il proprio piccolo, i dolori della gravidanza, l’attesa per il parto sono uguali per ogni essere vivente femmina. I cuccioli sono allontanati dalla madre dopo 3 giorni dalla nascita, ma continuano a cercarsi per giorni. Le figlie femmina faranno la stessa fine delle loro mamme, latte latte e latte. I vitelli maschi sono nella maggior parte dei casi inviati alle aziende per creare carne bianca. Fatti ingrassare con carenza di ferro e tenuti immobili per 6 mesi per far si che la carne rimanga perfettamente bianca. Spesso, come succede a i vitelli maschi della bufala la cui carne è ritenuta di scarsa interesse economico, vengono uccisi o lasciati morire di fame. Sarebbe impensabile mantenere in vita tutti i vitelli nati, produrrebbero solo costi per l’allevatore. Quanto verrebbe a costare il latte prodotto così?
La mamma nonostante il dolore della perdita e la sofferenza del parto verrà impegnata nel suo unico motivo di vita, produrre latte.
Il pastore che munge la mucca è stato sostituito da una braccio meccanico che preleva quotidianamente litri e litri di latte. Questo provoca dolorose mastiti e infezioni alle mammelle che verranno alleviate da pesanti antibiotici, che importa se l’uomo bevendo latte assume quotidianamente e inconsapevolmente costanti quantità di antibiotici.
Chi fa un costante uso di carne e latte nella propria alimentazione, riesce ad assumere in un anno fino a nove cicli di antibiotici. Gli antibiotici non sono l’unica sostanza che l’uomo assume bevendo latte. Gli animali costretti alla vita sedentaria in un box poco più grande di loro, gli impedisce di smaltire le sostanze ormonali che andranno a finire nel latte e nell’uomo. Molti medici sono convinti che esista una relazione tra latte animale e malattie come l’osteoporosi, diabete e perfino tumori. Alcuni pediatri consigliano l’assunzione di latte bovino solo dal secondo anno di vita del bambino da integrare con latte vegetale e consigliano di non dare latte prima della nanna perché può portare ad insonnia e disturbi nel sonno. Sono inoltre presenti pericolosi pesticidi ed agenti chimici, utilizzati per aumentare la produzione di foraggio destinato agli allevamenti.
A causa dell’alta produzione, le mucche sono in un continuo stato di “fame metabolica”, affinché il loro corpo provveda a soddisfare le energie necessarie; inoltre le mammelle sono così pesanti che il loro peso incide considerevolmente sulle zampe posteriori, danneggiandole gravemente. Al momento della macellazione sono così esauste che non riescono nemmeno a stare in piedi, e vengono trascinate con dei bracci meccanici fino al macello. Queste sono le cosiddette “mucche a terra”, animali talmente sfruttati da non essere più in grado di stare sulle proprie zampe
840 milioni di esseri umani, soprattutto bambini, quasi tutti nel Sud del mondo, muoiono di fame. Sappiamo che la fame nel mondo non è un problema causato dalla mancanza di cibo prodotto, ma da una sua distribuzione non omogenea e dagli sprechi: 36 dei 40 paesi più poveri del mondo esportano cibo verso gli USA e l’Europa.
Il Brasile conta 16 milioni di persone malnutrite ma esporta 16 milioni di tonnellate di soia per mangimi animali.
Il 70% dell’acqua utilizzata sul pianeta è consumato dalla zootecnia e dall’agricoltura
Una vacca da latte beve 200 litri di acqua al giorno.
In Italia gli animali d’allevamento producono annualmente circa 19 milioni di tonnellate di deiezioni a scarso contenuto organico e non possono essere usate come fertilizzante visto che contengono farmaci e fertilizzanti di cui sono imbottiti.

domenica 4 dicembre 2011

Estratto di semi di pompelmo

Tratto da: Promiseland

È il dottor Jacob Harich, un medico americano, che negli anni ’80 scopre le proprietà dei semi di pompelmo, anche se in realtà sarebbe più corretto dire del pomelo: è infatti questo frutto che viene usato per estrarne le sostanze attive con un processo brevettato dal medico.
Questo prodotto ha delle stupefacenti proprietà antisettiche che furono confermate negli anni successivi. L’estratto contiene flavonoidi, vitamina C, glicosidi e qualche proteina. La cosa eccezionale è la sua ricchezza in anti-ossidanti. Le sue proprietà ne fanno un complemento alimentare eccezionale, la sua azione antisettica naturale è molto efficace contro certi parassiti e virus (influenza, herpes) e anche contro funghi e batteri e senza avere effetti tossici.
L’estratto lo si può usare in molti casi di infezioni o infiammazioni. Per via orale la sua azione si svolge sull’apparato digestivo, partendo dalla gola e fino all’intestino, senza compromettere la flora intestinale. Sarà benefico contro le infezioni della bocca e delle vie respiratorie alte: raffreddore, rinofaringite, influenza, laringite, otite… ma anche per le gastro-enteriti, la gastrite, l’ulcera (agisce sull’helicobacter pylori), le candidosi digestive.
Per via esterna si può utilizzare sulla pelle, su piccoli tagli, bruciature, eruzioni cutanee, dermatiti, psoriasi, eczemi, orticarie, verruche, micosi; sul cuoio capelluto per curare forfora, eczema e prurito; sulle unghie per micosi o infezioni; negli organi genitali per vaginite, infezioni vaginali da germi e da funghi; nel cavo orale per herpes labiale, gengiviti, tartaro, dolori dentali…
L’estratto può essere utilizzato diluito (tranne su verruche e cisti), la sua percentuale di diluizione varia a seconda di quanto il prodotto in vostro possesso è concentrato ed al tipo di problema da trattare, per questo è bene basarsi sulle istruzioni riportate sull’imballaggio o affidarsi al consiglio di un esperto, per esempio in erboristeria.
Per uso orale se ne prendono dalle tre alle quindici gocce due o tre volte al giorno fino a scomparsa dei sintomi, si può cominciare con un dosaggio minimo da aumentare gradualmente per osservare le reazioni del proprio corpo.
Per uso esterno può essere diluito nell’acqua (per esempio per usarlo come collutorio, per fare gargarismi o per dei lavaggi intimi) in quantità di 10-15 gocce in 200 ml di acqua (un bicchiere).
Può essere diluito anche nell’olio o nel gel di aloe vera per applicazioni su pelle, labbra, unghie, orecchie) in questo caso calcolare 10-15 gocce per tre cucchiai da minestra di olio (45 ml). Per applicazioni di precisione su aree difficili è consigliabile usare un bastoncino per le orecchie. Per il cuoio capelluto aggiungere dieci-venti gocce di estratto in due cucchiai di shampoo. In caso di contatto con gli occhi sciacquare abbondantemente con l’acqua.
Un antibiotico è una sostanza attiva contro i batteri. L’estratto di semi di pompelmo lo è anche contro virus e funghi: sarebbe riduttivo quindi chiamarlo “antibiotico naturale”, come spesso succede.

martedì 3 maggio 2011

Antibiotici e disinfettanti favoriscono lo sviluppo di super-batteri resistenti


Per evitare di ammalarci, molti di noi continuamente lavano le mani e disinfettano le superfici. Ma un nuovo studio di laboratorio mostra che un batterio “mangia” i fastidiosi detergenti a colazione. Quando il disinfettante è stato applicato alle culture di laboratorio dei batteri, esse si sono adattate a sopravvivere non solo al disinfettante stesso, ma anche ad un antibiotico comune.
Il team di ricerca si è concentrato sul Pseudomonas aeruginosa, un batterio responsabile di una serie di infezioni nelle persone con sistema immunitario indebolito. Quando gli scienziati hanno aggiunto quantità crescenti di disinfettante nelle sue culture, i batteri si sono adattati a sopravvivere non solo con il disinfettante, ma anche con un antibiotico chiamato ciprofloxacina.
Ecco come: i batteri sono stati in grado di sviluppare agenti antimicrobici più efficienti. I batteri adattati hanno anche avuto una mutazione genetica che ha permesso loro di resistere ad antibiotici di tipo specifico.
"In linea di principio, ciò significa che il residuo dei disinfettanti diluiti in modo errato nelle superfici in ospedale potrebbe favorire la crescita di batteri resistenti agli antibiotici. La cosa più preoccupante è che i batteri sembrano essere in grado di adattarsi a resistere agli antibiotici senza nemmeno essere esposti ad essi" ha spiegato il ricercatore Gerard Fleming della National University of Ireland di Galway. I risultati, pubblicati sulla rivista Microbiology, dimostrano come alcuni microbi sviluppati diventano, aggiunti ai superbatteri della ricerca, microbi resistenti che la medicina moderna si sforza di combattere.
MRSA o stafilococco aureo meticillina-resistente, è diventato un micidiale e crescente problema negli ospedali, negli ultimi anni. Addirittura è stato reso noto di recente il primo caso di un virus della tubercolosi altamente resistente al farmaco. Un fattore importante nella comparsa di questi batteri resistenti agli antibiotici è l’uso eccessivo e improprio degli antibiotici stessi, secondo il Centers for Disease Control and Prevention. Il nuovo studio suggerisce che i disinfettanti possono essere parte del problema, anche se più ricerca è necessaria per assodare quest’ipotesi. Ma anche i fattori ambientali che possono favorire la resistenza agli antibiotici non sono da sottovalutare.

[Fonte: Livescience]

sabato 30 aprile 2011

Consumo di carne e antibiotico-resistenza

Tratto da AgireOra

Due nuovi studi confermano la pericolosita' dell'utilizzo di antibiotici negli allevamenti.


[COMUNICATO STAMPA]

NUOVI STUDI IN EUROPA E U.S.A. RILANCIANO
L'ALLARME PER L'USO DI ANTIBIOTICI NEGLI ALLEVAMENTI:
GRAVE PERICOLO PER LA SALUTE PUBBLICA.
CAUSA PRIMA: TROPPI ANIMALI ALLEVATI,
CONSUMI DI CARNE TROPPO ELEVATI.

28 aprile 2011

Due recentissime pubblicazioni, una targata USA e un'altra relativa invece all'Europa, ci dimostrano per l'ennesima volta quanto sia preoccupante l'uso e l'abuso di antibiotici negli allevamenti intensivi, prassi ormai consolidata e in continuo aumento. I due nuovi studi confermano la pericolosità di un uso così estensivo di antibiotici, non a scopo curativo ma "preventivo" o di mero promotore dell'accrescimento più veloce degli animali: il problema di base è che in questo modo si sviluppano ceppi di batteri resistenti a uno o più antibiotici, e dunque quando è necessario curare una reale malattia infettiva, che sia negli animali o nell'uomo, gli antibiotici non sono più efficaci, con grave pericolo per la salute e con un significativo aumento del numero di decessi.
Lo studio europeo è stato pubblicato dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nell'aprile 2011 e si intitola "L'antibiotico resistenza da una prospettiva di sicurezza alimentare in Europa". Già nell'introduzione il dossier spiega come gli antibiotici abbiano rivoluzionato il trattamento delle malattie infettive, ma che il loro uso e abuso ha causato lo sviluppo e la diffusione dell'antibiotico-resistenza. Questo è diventato oggi un problema significativo: ogni anno, nella sola Unione Europea, oltre 25.000 persone muoiono per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, vale a dire ceppi di batteri che nel corso del tempo si sono "adattati" in modo tale da risultare immuni all'effetto di uno o più antibiotici.
Staphylococcus aureus
Il dossier dell'OMS sottolinea che questo è anche un problema di sicurezza alimentare: l'uso di antibiotici negli animali d'allevamento - per la cura e la prevenzione di malattie o per la promozione della crescita - contribuisce in modo sostanziale alla comparsa di batteri resistenti e consente ai batteri portatori dei geni responsabili di tale antibiotico-resistenza di diffondersi dagli animali agli umani attraverso la catena alimentare.
Lo studio statunitense è stato pubblicato sempre nell'aprile sulla rivista scientifica "Clinical Infectious Diseases" e si intitola "La resistenza multipla dello Staphylococcus aureus nella carne in USA". In esso i ricercatori spiegano come circa la metà di tutti i prodotti carnei (compreso il pollame) venduti negli Stati Uniti siano contaminati da un tipo di batterio, chiamato Staphylococcus aureus, che risulta tra le maggiori cause di infezioni nel mondo. Tale batterio ultimamente è stato oggetto di studio a causa della crescente mortalità associata all'antibiotico resistenza, in particolare resistenza multipla, in quanto un nuovo ceppo, l'ST398, è resistente a diversi antibiotici e colonizza le persone che lavorano nel settore degli allevamenti. Vari studi hanno già dimostrato un'alta prevalenza di ceppi di tale batterio con resistenza multipla in allevamenti in Europa, Canada e USA.
Il nuovo studio ha valutato la presenza di S. aureus antibiotico-resistente in vari campioni di carni di 80 marche diverse in 26 negozi a Chicago, Washington, D.C., Los Angeles, Fort Lauderdale, Flagstaff. I batteri si trovavano soprattutto nella carne di tacchino, di maiale, di pollo e di manzo. Nei prodotti infetti, oltre la metà, il 52%, presentava il ceppo antibiotico-resistente del batterio, rivelando così una situazione decisamente preoccupante. In precedenza erano già state svolte indagini da parte del sistema di monitoraggio nazionale sulla resistenza antimicrobica, che aveva indicato come la carne fosse spesso contaminata da ceppi resistenti a diversi farmaci dei batteri Campylobacter, Salmonella, Enterococcus ed Escherichia coli.
Questo scenario è abbastanza grave da far capire, al pubblico e alle istituzioni di ogni livello, quanto sia necessario cambiare modello alimentare, e diminuire in modo drastico il consumo di carne e altri alimenti di origine animale: l'uso massiccio di antibiotici è infatti sempre più necessario negli allevamenti, perché gli animali sono tenuti in condizioni di tale affollamento e di sofferenza fisica e psicologica che non sarebbero in grado di sopravvivere senza farmaci e sostanze chimiche di vario genere. Non è realisticamente possibile mantenere gli attuali ritmi di produzione e allo stesso tempo cambiare le condizioni di allevamento in modo da non rendere più necessari antibiotici ed altri farmaci.
Solo il passaggio a un'alimentazione a base vegetale, iniziando fin da subito con una drastica diminuzione dei consumi di carne, pesce, latte e uova, può eliminare questo problema, che sta costando la vita a un numero sempre maggiore di persone e che, se non risolto in tempo, può portare a catastrofi di portata ben maggiore.
Questa è una responsabilità non solo delle istituzioni, ma anche dei singoli cittadini: ciascuno sceglie "cosa mangiare" e le scelte alimentari sono l'arma più potente che abbiamo come singoli per salvaguardare la salute nostra, della collettività, del pianeta e degli animali.

Fonti:

Waters AE, Contente-Cuomo T, Buchhagen J, et al. Multidrug-resistant Staphylococcus aureus in US meat and poultry. Clin Infect Dis. Published ahead of print April 15, 2011:doi:10.1093/cid/cir181.

Dossier Organizzazione Mondiale della Sanità: Tackling antibiotic resistance from a food safety perspective in Europe, aprile 2011

Comunicazione a cura di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana SSNV e
NEIC, Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione

mercoledì 20 aprile 2011

L'80% degli antibiotici negli USA va agli animali d'allevamento

Tratto da: AgireOra

Il Center for a Livable Future ha pubblicato nuovi dati che dimostrano come l'80% degli antibiotici venduti negli USA sia usato in modo non terapeutico sugli animali d'allevamento. E nel resto del mondo la situazione non e' molto diversa.
Nel 2009, la Union of Concerned Scientists ha stimato che nei due anni precedenti sono state usate negli allevamenti circa 23mila tonnellate di antibiotici, il che significa circa il 70% di tutti gli antibiotici venduti negli USA.

Da Wired:

La proporzione degli antibiotici venduti ogni anno negli Stati Uniti che va agli animali risulta essere non il 70, ma l'80 per cento. Questa e' la dichiarazione di Ralph Loglisci di CLF, che ha ottenuto la conferma dei dati dalla FDA:
In conformità a un emendamento del 2008 all'Animal Drug User Fee Act, per la prima volta la FDA la scorsa settimana ha diffuso la quantità annuale di medicinali antimicrobici venduti e distribuiti per l'uso su animali allevati per l'alimentazione umana. Il totale complessivo per il 2009 è di 13,1 milioni di chilogrammi. Ho contattato la FDA per avere una stima del volume di antibiotici venduti per uso umano nel 2009. Questo è quanto mi ha detto un portavoce:
"Il nostro ufficio Sorveglianza ed Epidemiologia ha completato da poco un'analisi sulla base delle statistiche fornite da IMS Health. I dati di vendita in chilogrammi di farmaci antibatterici selezionati sono stati ottenuti in base all'uso di medicinali antibatterici umani nel mercato USA. Nell'anno 2009 sono stati venduti circa 3,3 milioni di chilogrammi di farmaci antibatterici. L'OSE afferma che tutti i dati in quest'analisi sono stati resi disponibili al pubblico da IMS Health, IMS National Sales Perspectives".
Per quanto ne so, questa è la prima volta che la FDA ha reso pubblici i dati sulle stime dell'uso umano.
Negli allevamenti, gli antibiotici vengono dati di routine ad animali sani per scopi non terapeutici, o prima che si ammalino veramente, per compensare la condizione di sporcizia estrema in cui vivono e per promuoverne la crescita. Il problema è che gli animali che ricevono regolarmente piccole dosi di antibiotici sono come delle coltivazioni ambulanti di batteri, che possono produrre anche ceppi batterici antibiotico-resistenti.
Il problema che ne consegue è che questi ceppi batterici antibiotico-resistenti si possono propagare ad altri animali, e anche alle persone che mangiano e maneggiano carne e prodotti lattiero-caseari insieme a frutta e verdura, oppure che utilizzano acqua la cui fonte e' stata contaminata dagli escrementi animali sparsi sul terreno.
La nostra industria zootecnica sta creando una situazione contro cui la nostra medicina non ha la minima chance di vincere, e siamo tutti in pericolo, che mangiamo o meno la carne.
Nel 2009, la deputata Louise Slaughter ha presentato il disegno di legge Preservation of Antibiotics for Medical Treatment Act (PAMTA), che dovrebbe imporre di eliminare, in modo graduale, l'uso di antibiotici negli allevamenti, tranne nei casi in cui sono usati effettivamente per curare animali malati, e contemporaneamente fornire i contributi per le istituzioni che affiancheranno i produttori in questo processo.
Conclude la Slaughter: "Questo rapporto illustra l'uso indiscriminato di antibiotici nell'allevamento di animali e caldeggia l'istituzione di alcuni limiti di buon senso nell'uso di antibiotici. Stiamo immettendo ogni anno milioni di chili di antibiotici non necessari nelle forniture alimentari. E' una cosa che non può continuare e la mia speranza è che questi nuovi dati dalla FDA incoraggino altri membri del Congresso ad unirsi a me nel nuovo anno quando ripresenterò il disegno di legge. Inoltre, la FDA deve intervenire rapidamente per emanare nuove norme restrittive sull'uso di antibiotici in agricoltura".

Fonte:


Traduzione a cura di Teresa Sassani
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