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mercoledì 12 dicembre 2012

Bambini, il metilfenidato (Ritalin) blocca la crescita

 
L’organo ufficiale della farmacovigilanza italiano ha stabilito che il metilfenidato, il principio attivo del Ritalin, è associato ad un ritardo nella crescita dei bambini. Il metilfenidato, infatti, viene impiegato in caso di deficit d’attenzione e di disordini da iperattività. Già nel corso degli anni Settanta diversi studi sollevarono perplessità sui benefici di questo psicostimolante.
fonte: http://www.medicinalive.com
Un trial clinico randomizzato ha esaminato le modifiche in altezza e in peso di 521 bambini iperattivi di età compresa fra i 7 e i 10 anni. I bambini sono stati suddivisi in 4 gruppi con differenti strategie terapeutiche (solo terapia comportamentale intensiva; solo metilfenidato; terapia comportamentale + metilfenidato; gestione da parte di un medico di medicina generale).
Dopo 14 mesi, è emerso come i bambini trattati con metilfenidato avessero in media 1,23 cm e 2,48 Kg in meno per anno rispetto ai bambini non esposti al principio attivo del Ritalin. Durante un periodo aggiuntivo di 10 mesi, in cui le famiglie erano libere di scegliere quale terapia adottare, il ritardo della crescita (nei bambini trattati con metilfenidato) era pari a -0,87 cm e -1,02 Kg. In media, dopo 3 anni, i bambini con deficit d’attenzione e iperattività trattati con metilfenidato avevano circa 2 cm e 2,7 Kg in meno rispetto a quelli non esposti.
E’ stata condotta anche una revisione sistematica degli studi pubblicati fino al 2004, che riguardavano adulti e bambini trattati con metilfenidato, e in cui erano stati registrati sia l’altezza che il peso.
4 studi hanno messo a confronto la crescita dei bambini trattati con metilfenidato con quella di bambini iperattivi non trattati e con bambini non iperattivi. 3 su quattro di questi studi mostravano un deficit di crescita con metilfenidato, compreso tra 1 e 1,5 cm per anno. Di ulteriori 7 studi, che hanno utilizzato la documentazione cartacea come riferimento, 3 mostravano un significativo deficit di crescita, di circa 1 cm durante il primo anno di trattamento ed un totale di 3,3 cm dopo 4 anni.
Altri 7 studi hanno esaminato la crescita dopo l’interruzione della terapia con metilfenidato: 4 hanno mostrato un graduale recupero della crescita durante un periodo di 2 anni dopo un’interruzione stabile.
7 studi caso-controllo hanno messo a confronto l’altezza nell’età adulta di pazienti che avevano ricevuto metilfenidato durante l’infanzia, con quello di pazienti iperattivi non trattati e con quello di pazienti adulti non iperattivi. Nessuno ha mostrato una differenza statisticamente significativa.
Infine, 5 studi hanno mostrato che la crescita si normalizza nel corso di anni di trattamento continuato con metilfenidato.
Il meccanismo attraverso cui il metilfenidato è associato al ritardo della crescita non è ancora chiaro. La spiegazione più probabile è che tale amfetamina psicostimolante riduca l’appetito, provocando nausea e vomito. Inoltre, è noto che può causare anche perdita di peso. È stato suggerito anche che gli psicostimolanti possono influenzare la secrezione dell’ormone della crescita.

venerdì 11 maggio 2012

I bimbi riescono a ricordare anche cose che non hanno visto

Fonte: Ecplanet

I bambini al di sotto dei sei mesi ricordano qualcosa anche quando non è sotto i loro occhi. A rivelarlo è stato uno studio condotto da Melissa Kibbe, della Johns Hopkins University in collaborazione con Alan Leslie, della Rutgers University. I due studiosi hanno dunque sfatato la convinzione che i neonati ricordano un oggetto, una persona, soltanto quando rientra nel loro campo visivo.
Fino ad ora, infatti, si riteneva che i bambini fino a due anni non fossero in grado di capire che un un qualcosa continuasse ad esistere anche quando non era al momento visibile. Ma grazie al nuovo studio, è emerso che non è così e che il cervello dei piccoli è in grado di ricordare anche ciò che non si vede.
Fin dalla metà degli anni 1980, nuovi tipologie di studi riguardanti i bambini hanno aiutato a capire cosa avviene nel loro cervello, portando a scoprire che gli oggetti non scomparivano mentre essi non li stavano guardando, grazie a quella che viene definita permanenza dell'oggetto. Tuttavia, quello che ancora era da accertare era di cosa i bambini hanno bisogno per ricordare l'esistenza di un oggetto, di una persona.
I due studiosi hanno mostrato ad alcuni bambini di sei mesi due oggetti su uno schermo, un disco e un triangolo. Entrambi mutavano o scomparivano. Così, esaminando le reazioni dei bambini, i due esperti hanno scoperto che essi non conservavano la memoria dell'oggetto, ma rimanevano sorpresi.
In particolare, i piccoli non erano particolarmente sorpresi nel vedere che la forma nascosta dietro lo schermo era cambiata. Ma se l'oggetto spariva del tutto, i bambini sembravano sorpresi molto più a lungo. "Questo dimostra che anche se i bambini non si ricordano la forma dell'oggetto, sanno che continua ad esistere" ha spiegato Melissa Kibbe. "Ricordano l'oggetto senza ricordare le caratteristiche che lo identificano".
Questo aiuta a spiegare come il cervello giovane elabora le informazioni sugli oggetti” ha continuanto Leslie. La sua ipotesi sul funzionamento del cervello in simili occasioni si basa sul fatto che quest'ultimo ha un meccanismo che agisce come una sorta di puntatore, un dito mentale che punta a un oggetto.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Psychological Science / Autrice: Francesca Mancuso / Fonte: nextme.it

lunedì 30 aprile 2012

Psicofarmaci: un tredicenne su 4 li assume, spesso senza prescrizione

Fonte: Giulemanidaibambini

Comunicato stampa del 27/04/2012

Studio dell'Università di Torino: psicofarmaci assunti dal 25% dei minori con amici e/o somministrati dai genitori senza alcuna prescrizione medica. Alberto Ugazio (SIP): "in assenza di patologia la terapia farmacologica non è assolutamente indicata". Poma (Giù le Mani dai Bambini): "Appello al Ministro Balduzzi: allarme già rilanciato da noi nel 2009, ma l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l'Agenzia del Farmaco (AIFA) continuano a sottostimare il problema"
TORINO - Secondo i risultati di uno studio condotto dall'Università di Torino a cura della Dott. sa Roberta Siliquini - Professore Ordinario di Epidemiologia, Igiene Generale e Sanità Pubblica all'Università di Torino - un adolescente su quattro assume psicofarmaci a casa, su consiglio dei genitori, o fuori casa, in accordo con gli amici, quasi sempre senza prescrizione medica. Inizialmente, lo studio ha preso in esame una casistica di 600 soggetti, ma il progetto di ricerca prevede di arrivare a 2.000 casi esaminati entro la fine del corrente anno, alla ricerca di conferme per un trend che vari commentatori esperti definiscono "inquietante".
Dopo la presentazione dei risultati preliminari della ricerca, il primo commento ufficiale è quello del Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP), il Dott. Alberto Ugazio, il quale ricorda che "l'automedicazione, o il fai da te, è quanto di meno auspicabile possa esserci per la salute dei nostri bambini. Inoltre, l'ansia è un sintomo che va valutato attentamente: se non indica una patologia, la terapia farmacologica non è assolutamente indicata". Secondo la Prof. Siliquini, infatti, molte assunzioni improprie di psicofarmaci avvengono per scelta degli stessi genitori, che cercano in questo modo di "dare una risposta agli stati di disagio dei propri figli".
"Un fenomeno inquietante, in continua crescita ovunque nel mondo, come anche nel nostro Paese - ha commentato Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale di "Giù le Mani dai Bambini", il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) - che la nostra organizzazione aveva denunciato nel 2009, riprendendo i dati del 'rapporto ESPAD' che evidenziò già allora il 10% di minori che utilizzavano psicofarmaci con modalità "fai da te".[1] I rischi sono molteplici - continua Poma - dagli effetti collaterali di queste molecole, che vanno dai problemi cardiaci anche gravi alla stimolazione di idee suicidarie, a seconda della classe farmacologica utilizzata, a quelli di carattere psicologico e pedagogico: stiamo permettendo la trasmissione ai nostri figli un modello sbagliato, ovvero che basta una pillola per risolvere qualsiasi problema. Tra l'altro questi prodotti - con buona pace delle norme stabilite dagli organismi sanitari di controllo - si reperiscono con estrema facilità su internet, pagando con un comune conto PayPal: sono perlomeno 7 anni che ci siamo messi a disposizione dell'Agenzia del Farmaco e dell'Istituto Superiore di Sanità una campagna seria di prevenzione su questo tema, che impegnerebbe ben poche risorse, ma il problema continua ad essere colpevolmente sottostimato. Ci appelliamo allora direttamente - conclude Poma - al Ministro della Salute Prof. Renato Balduzzi: non attendiamo che la situazione vada alla deriva, com'è già successo in USA e in altre nazioni, perché qui è in gioco il futuro delle nuove generazioni del nostro paese"

mercoledì 28 dicembre 2011

Psicofarmaci ai bambini italiani. Ritirato lo sciroppo antistaminico Nopron

Fonte: Tuttasalute

Nopron (principio attivo: niaprazina, distribuito dalla Sanofi-Aventis), un nome che tante mamme conoscono bene perché il famigerato medicinale salva notte per i più piccoli. Un noto rimedio chimico per rendere meno “vivaci” le notti insonni dei bimbi, ma anche affinché gli adulti possano trascorrere qualche notte più tranquilla.

Eppure gli effetti negativi del Nopron erano conosciuti da tempo e tra gli altri soprattutto quello che dava ai piccoli pazienti, dopo la sospensione della somministrazione, un’eccitazione ancora maggiore alla precedente, sonnolenza diurna e problemi a livello muscolare.

Finalmente a partire dal 2 gennaio 2012 il Nopron viene ritirato dal commercio in conseguenza della sospensione delle autorizzazioni dei Laboratoires Genopharm – Francia e dell’officina di produzione Alkopharm Blois. L’Agenzia italiana del Farmaco ha comunicato che dal 21 dicembre non vengono più rilasciate autorizzazioni all’importazione per il medicinale Nopron Enfant 15 mg/5ml 150ml né per altri farmaci delle aziende coinvolte dal citato provvedimento.

Ci si accorge con estremo ritardo di quanto siano sottovalutati pericolosi effetti collaterali di non pochi farmaci ed in particolare degli psicofarmaci somministrati ai bambini e adolescenti. E sono tanti, tantissimi i piccoli pazienti che per svariati motivi ricorrono agli psicofarmaci.

Secondo uno studio del “Mario Negri” si legge che sono oltre 50.000 i bambini italiani che già oggi assumono psicofarmaci. Vi è da dire, inoltre, che queste problematiche spesso vengono dichiarate con ritardo come conseguenza di un sistema di farmacovigilanza basato sulle segnalazioni spontanee da parte dei medici ospedalieri e dai medici di famiglia. Le eccessive e numerose prescrizioni di psicofarmaci ai bambini sono conseguenza di diagnosi affrettate e non sempre corrette da parte di medici di medicina generale e da pediatri ma sono anche seguito di diagnosi formulate da neuropsichiatri infantili e psichiatri adolescenziali, che ritengono che alla base del disturbo dei bambini ci sia un fattore biologico curabile solo con i farmaci.

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Il NOPRON, ufficialmente uno sciroppo antistaminico è in realtà un IPNOTICO-SEDATIVO
La niaprazina è un derivato della piperazina, un antagonista del recettore 1 dell'istamina; è largamente usata per le sue proprietà sedative e ipnotiche.
La sedazione riflette la rottura dell'equilibrio 5-idrossitriptamina/noradrenalina.
La niaprazina riduce le concentrazioni di noradrenalina e di dopamina nel cervello con un effetto dipendente dal dosaggio.

NOPRON SANOFI-SYNTHELABO SpA

PRINCIPIO ATTIVO: Niaprazina

ECCIPIENTI:

Compresse: Amido, lattosio, sodio carbossimetilamido, polivinilpirrolidone, talco, magnesio stearato, magnesio carbonato, titanio biossido, glicole polietilenico 6000, gomma arabica, silice precipitata, eritrosina E 127 (colorante sintetico rosso con Iodio), indigotina E 132 (colorante sintetico blu, può liberare istamina), gommalacca, cera carnauba, cera d`api, saccarosio.

Sciroppo: p-idrossibenzoato di metile, aroma artificiale Mirabelle, giallo tramonto E110 (colorante azoico sintetico, liberatore di istamina, può aggravare i sintomi asmatici), saccarosio, acido tartarico, acqua distillata

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA: Ipnotico

INDICAZIONI: Disturbi del sonno.

CONTROINDICAZIONI: Non impiegare al di sotto del sesto mese di età. Ipersensibilità accertata verso i componenti.

EFFETTI INDESIDERATI: Si attira l`attenzione sui rischi di sonnolenza diurna provocati da questo farmaco. Sono stati segnalati casi di malessere accompagnato talvolta da ipotonia o ipertonia e sintomi vertiginosi, prevalentemente in corrispondenza della prima assunzione, quando la posologia era elevata.

PRECAUZIONI D`IMPIEGO: Non essendone stata stabilita la sicurezza d`impiego si sconsiglia l`uso del prodotto in gravidanza e durante l`allattamento.

AVVERTENZE SPECIALI: Non potendosi escludere, a seguito dell`uso del prodotto, fenomeni di sonno-lenza diurna, sarà opportuno che i pazienti sotto trattamento evitino attività che richiedono integrità del grado di vigilanza (guida di autoveicoli, manovra di macchinari potenzialmente pericolosi, ecc.).

SOVRADOSAGGIO: In caso di assunzione accidentale di quantitativi elevati di farmaco il sintomo pre-valente e` la sonnolenza o il sonno. Un eventuale sovradosaggio può dar luogo eccezionalmente ad una eccitazione paradossa.
Non esiste antidoto specifico: la sintomatologia si risolve entro qualche ora, senza ricorrere a particolari interventi terapeutici.

mercoledì 19 ottobre 2011

Italia: 3.000.000 di nuovi malati di mente con il DSM V.

La denuncia non è di qualche movimento anti-psichiatrico, ma dal Dott. Allen Frances del coordinatore della task-force del DSM IV, che sta per essere soppiantato dalla nuova edizione, la quale conterrà molte più malattie mentali classificate. Frances (team DSM) "Ormai i produttori di droghe legali sono più responsabili delle dipendenze dei produttori di droghe illegali". + 40% per i disturbi bipolari, raddoppiate le diagnosi di iperattività infantile.
Poma (Giù le Mani dai Bambini): "In Italia siamo a rischio con 3 milioni di potenziali nuovi pazienti, non dobbiamo commettere gli errori fatti in USA".
Costa (psichiatra La Sapienza): "Tra le nuove possibili sindromi, il lutto e la dipendenza da caffè: noi medici e specialisti siamo vittima delle mode diagnostiche lanciate dalle multinazionali, attenzione perché è a rischio l'indipendenza della classe medica"
"La semplice tristezza e l’astinenza da caffeina stanno per diventare malattie mentali. La prossima edizione del manuale, il DSM-V, in uscita nel 2013, potrebbe far diagnosticare come malati mentali milioni di persone sane, affette da normalissimi problemi di tristezza o sofferenza". La dichiarazione sarebbe normale se rilasciata da un fervente attivista di un movimento anti-psichiatrico, ma diventa eccezionale se consideriamo che è di un "big-boss" della psichiatria americana, Allen Frances, coordinatore del team di specialisti che ha curato l'edizione attualmente in uso del Manuale Diagnostico per le Malattie Mentali, utilizzato per perfezionare diagnosi da psichiatri di tutto il mondo, la cui 5^ revisione vedrà appunto la luce tra meno di 18 mesi. "Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria inflazione diagnostica - prosegue Frances, che è intervenuto al convegno "Pharmageddon" organizzato presso la Comunità di San Patrignano - e già oggi, ogni anno, il 25% della popolazione statunitense - circa 45 milioni di persone - si vede diagnosticare un disordine mentale, eventualità che sale al 50% degli abitanti se consideriamo le persone anziane. Nel DSM-IV (l'edizione attualmente in uso del Manuale, curata da Frances, ndr) abbiamo cercato di essere il più cauti possibile ma non abbiamo comunque evitato l’aumento delle patologie e la conseguente tendenza all'incremento delle diagnosi, a cause della quale i disordini bipolari sono 'aumentati' del 40% rispetto a quanto avveniva con la precedente edizione del Manuale (il DSM-III, ndr), quelle di autismo sono cresciute del 25%, e quelle di ADHD, la Sindrome da iperattività e deficit di attenzione dei bambini, sono addirittura raddoppiate, mentre gli antipsicotici sono venduti con un giro d’affari di 50 miliardi di dollari all’anno". Quella di Frances è una vera confessione-shock, con anche il sapore di un "j'accuse" verso molti Suoi colleghi: "Ormai i produttori di droghe legali sono più responsabili delle dipendenze delle persone rispetto ai produttori di droghe illegali. Il problema non è nella malafede dei membri della Commissione del DSM - prosegue lo psichiatra - ma nella loro appartenenza all’élite del settore psichiatrico: non si rendono conto che le loro indicazioni, in mano a medici frettolosi e non sempre competenti e con la pressione irresponsabile delle industrie farmaceutiche, possono portare a gravi abusi. Le nostre attuali conoscenze fra l’altro non ci permettono la prescrizione preventiva degli psicofarmaci, e sarebbe quindi importante che i medici non eseguano le diagnosi con disinvoltura e valorizzino le terapie relazionali rispetto a quelle farmacologiche", ha concluso l'esperto americano.
Sul punto è intervenuto Luca Poma, giornalista e portavoce di "Giù le Mani dai Bambini" (www.giulemanidaibambini.org), il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza pediatrica nel nostro paese: "La situazione è assai preoccupante, perchè come ha dichiarato sul Corriere della Sera il giornalista Mario Pappagallo 'un mondo di pazzi sarebbe un gran bel mercato', dal momento che solo in Italia ci sarebbero almeno 3 milioni di nuovi potenziali 'pazienti', e non pochi tra loro sono in fascia pediatrica. Ci renderemo conto a brevissimo - e a spese della salute nostra e dei nostri bambini - di quanto ciò sia assolutamente vero", ha concluso Poma.
Anche Emilia Costa, decana di psichiatria, già titolare della 1^ Cattedra dell'Università "La Sapienza" di Roma e Primario di Psicofarmacologia all'Umberto I°, era nel panel dei relatori di "Pharmageddon", e ha commentato ironicamente: "Dovrei fare istanza al team di colleghi del DSM V affinché inseriscano una nuova patologia, la "bulimia da diagnosi", perchè questo è quello che sta accadendo in America, con influssi concreti anche in Italia: una sistematica medicalizzazione del disagio ad opera di 'inventori di categorie diagnostiche' che sono tra l'altro in palese conflitto d'interessi. I miei corrispondenti oltreoceano mi dicono che persino un lutto, che è parte della vita di una persona, potrebbe essere diagnosticato come episodio depressivo sul nuovo Manuale, e che tra le patologie che stanno valutando di inserire c'è anche una non meglio precisata 'astinenza da caffeina'. Tutto ciò è folle, noi medici e specialisti siamo vittime delle mode diagnostiche lanciate dalle multinazionali: attenzione - ha concluso l'esperta italiana - perché è veramente a rischio l'indipendenza della classe medica".
Intanto, il Wall Street Journal annuncia che l'American Academy of Pediatrics ha stilato le nuove linee guida per la diagnosi della contestata Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (bambini agitati e distratti), che suggeriscono di consigliare la prescrizione di Ritalin (metilfenidato) anche a bambini in età prescolare, fin dai 4 anni. Le linee guida americane sono poi recepite in molti paesi del mondo.
Per media relation: 338/7478239 - portavoce@giulemanidaibambini.org
Luca Yuri Toselli
Coordinatore operativo
Campagna Nazionale "GIU' LE MANI DAI BAMBINI"
Non ETICHETTARE tuo figlio, ASCOLTALO!
www.giulemanidaibambini.org - www.donttouchthechildren.org 

venerdì 27 maggio 2011

Jean Piaget: i quattro periodi di sviluppo cognitivo

Jean Piaget (Neuchâtel, 9 agosto 1896 – Ginevra, 16 settembre 1980) è stato uno psicologo e pedagogista svizzero. È considerato il fondatore dell'epistemologia genetica, ovvero dello studio sperimentale delle strutture e dei processi cognitivi legati alla costruzione della conoscenza nel corso dello sviluppo.
Benchè lo sviluppo sia un processo continuo, le strutture cognitive  dei bambini di differenti età differiscono tra loro tanto quanto basta per permettere di trarre inferenze riguardo alle regole che essi usano per comprendere il loro ambiente e controllare il loro comportamento. Il dr. Piaget ha suddiviso lo sviluppo cognitivo in quattro periodi; in pratica ciò che il bambino apprende in un periodo gli permette di progredire verso il successo. Vediamo ora questi quattro periodi:
Periodo Senso-Motorio
Dura dalla nascita sino all'età di due anni. Durante questo periodo la cognizione è strettamente legata alla stimolazione esterna. All'inizio il bambino sembra perdere ogni interesse per un oggetto che scompare dalla sua vista; inoltre la cognizione è costituita interamente dal comportamento: pensare è fare.
Piaget ha suddiviso il periodo senso-motorio in sei stadi, in conformità con le regole che costituiscono i loro schemi e concetti. Secondo questo psicologo il modo migliore per indagare il concetto di 'oggetto' di un bambino piccolo è osservare ciò che egli fa quando un oggetto scompare o viene nascosto.
Stadio 1 (0-2 mesi): in questo stadio il bambino non sembra avere un concetto per gli oggetti che gli vengono posti dinanzi. Egli può guardare stimoli visivi e volgere il capo e gli occhi verso la sorgente di un suono, ma nascondere un oggetto non stimola alcuna particolare risposta.
Stadio 2 (2-4 mesi): in questa fase il bambino diventa capace di seguire con gli occhi gli oggetti in movimento; se un oggetto scompare dietro un ostacolo, il bimbo continuerà a fissare con gli occhi il luogo dove l'oggetto è scomparso, ma non lo cercherà e se l'oggetto non riappare subito, egli perde l'interesse dello stesso. Piaget chiama questo fenomeno aspettativa passiva: il bambino aspetta che l'oggetto ricompaia ma non lo cerca.
Stadio 3 (4-6 mesi): il bambino è capace ad afferrare e trattenere gli oggetti. Se un oggetto viene nascosto sotto un telo, egli non tenterà di ricuperarlo ma allungherà la mano per prendere un oggetto che sia visibile almeno in parte. Egli acquisisce la capacità di prevedere un avvenimento, ad esempio, se un oggetto in movimento passa dietro ad uno schermo, il bambino volge gli occhi verso il lato distante dello schermo, precedendo la ricomparsa dell'oggetto dall'altro lato.
Stadio 4 (6-12 mesi): il bambino afferra gli oggetti, li capovolge ed analizza le loro proprietà; se un oggetto viene nascosto, egli lo cerca attivamente. Il concetto di oggetto cambia e questo diventa permanente, infatti un oggetto nascosto continua ad esistere anche se gli schemi comportamentali per affrontare gli oggetti nascosti non sono ancora sviluppati completamente.
Stadio 5 (12-15 mesi): arrivato ad un anno di vita, il bambino cercherà un oggetto nascosto nell'ultimo posto in cui è stato nascosto, potendo però distinguere solo gli ultimi cambiamenti del nascondiglio. Se ad esempio l'oggetto è nella mano dello sperimentatore, questi chiude la mano e mettendo la mano sotto di un panno lascia l'oggetto sotto il tessuto, il bambino cercherà l'oggetto nella mano dello sperimentatore e non sotto il panno.
Stadio 6 (15-18 mesi): secondo il dr. Piaget, durante questo stadio il bambino comincia a pensare. La funzione di pensiero è però strettamente legato a soli schemi motori e a concetti di proprietà degli oggetti. A questo stadio dello sviluppo, il concetto di oggetto è piuttosto maturo. A differenza dello stadio precedente, se una mano contenente un oggetto entra in un nascondiglio e ne esce vuota, il bambino cerca immediatamente l'oggetto nel nascondiglio appropriato.
Alla fine del periodo senso-motorio si sviluppano altre strutture cognitive; il bambino comincia a distinguere sé stesso dagli altri oggetti presenti nell'ambiente e comincia ad apprezzare il tempo e lo spazio. Entro la fine di questo periodo parte avvantaggiato nell'acquisizione della capacità del linguaggio; conosce il significato di parecchie decine di parole ed è in grado di produrne egli stesso un buon numero.

Periodo Preoperazionale
Dura dai due ai sette anni. Questo periodo è caratterizzato dal rapido sviluppo della capacità del linguaggio e della capacità di rappresentare simbolicamente le cose, chiamata funzione simbolica.

venerdì 20 maggio 2011

Lo sviluppo motorio del bambino

Alla nascita i più importanti movimenti del bambino sono i riflessi: movimenti automatici in risposta a stimoli specifici. I riflessi più importanti sono le risposte di ricerca, suzione e deglutizione. Se si tocca lievemente la guancia di un neonato, egli volta il capo in modo che l'oggetto raggiunga le sue labbra (risposta di ricerca). Se l'oggetto ha le dimensioni, la tessitura e la temperatura appropriate, il neonato apre la bocca e comincia a succhiare. A quanto pare questi riflessi sono importantissimi per la sopravvivenza del bambino. Un neonato alimentato artificialmente, ad esempio con il poppatoio, non ha bisogno della risposta di ricerca per mangiare, poiché la tettarella viene introdotta direttamente nella sua bocca. Quindi questi comportamenti, come il sorriso ed il pianto, sono molto importanti per lo sviluppo sociale del bambino.
Un neonato può anche rispondere a stimoli nocivi ritraendosi, ma questi riflessi tendono ad essere piuttosto diffusi; un bambino più grandicello ritrarrà il braccio se la mano va a contatto con un corpo molto caldo o acuminato, ma il riflesso di ritrazione di un bambino piccolo è privo di tale precisione, infatti l'intero corpo partecipa al movimento. Poiché i movimenti organizzati del bambino piccolo sono così limitati, egli deve dipendere dall'intervento degli adulti che lo protegga da danni e gli fornisca gli alimenti per la sua sopravvivenza.
Lo sviluppo motorio normale segue un modulo distinto, benché i singoli bambini progrediscano con velocità differente.
Nello sviluppo di un buon controllo motorio spiccano due tendenze generali, e cioè lo sviluppo cefalocaudale e lo sviluppo prossimodistale. Il termine cefalocaudale (dal capo alla coda) si riferisce al fatto che un bambino apprende a controllare per primi i movimenti della parte superiore del capo. In effetti il neonato ha un discreto controllo dei movimenti oculari, e la presenza delle risposte di ricerca, suzione e deglutizione dimostra un controllo di alcuni movimenti del capo, delle labbra, della lingua e della gola. Il termine prossimodistale (da vicino a lontano) si riferisce al fatto che il bambino piccolo è in grado di controllare le proprie braccia molto tempo prima di essere in grado di controllare le mani e le dita.
Lo sviluppo delle abilità motorie richiede due condizioni determinanti: la maturazione del sistema nervoso e molta pratica. Come ben sappiamo, lo sviluppo dell'encefalo non è completo alla nascita, infatti una notevole quantità di accrescimento avviene durante i primi mesi, in realtà c'è da dire che alcune modificazioni sono ancora in atto nel primo periodo dell'età adulta.
Ma lo sviluppo motorio non è semplicemente una questione di utilizzazione di differenti sistemi neuromuscolari via via che si sviluppano. Invece, lo sviluppo fisico del sistema nervoso dipende, in larga misura, dai movimenti che il bambino compie mentre interagisce con l'ambiente. I movimenti del bambino influenzano notevolmente lo sviluppo del suo sistema nervoso.
Un bambino normale in un ambiente stimolante e non restrittivo eserciterà le proprie abilità motorie in sviluppo. Ciò implica solitamente un duro lavoro da parte sua, infatti egli deve compiere un vero e proprio sforzo per impadronirsi di nuove abilità. Un buon esempio al riguardo è l'energia che il bambino spende per apprendere a camminare. Al termine del suo primo anno di vita un bambino è in grado di trasferirsi da un luogo all'altro con grande efficienza camminando carponi. Però egli comincia presto a sforzarsi di stare in piedi e compiere alcuni passi. Se tenta di andare da qualche parte velocemente, cade e cammina a carponi; ma se va esplorando più lentamente, prova a camminare, anche se questo mezzo di locomozione è lento, noioso, e punteggiato da frequenti cadute. Per il bambino, impadronirsi dell'abilità di camminare sembra servire la propria ricompensa.

mercoledì 30 marzo 2011

Allergie e intolleranze provocano disagio sociale nei bambini

Fonte: gaianews.it

I bambini che soffrono di allergie alimentari possono essere tagliati fuori dall’attività sociale e vivere in uno stato di isolamento rispetto agli altri bambini. E’ quanto emerge dallo studio ”Food Allergy and Anaphylaxis Meeting dell’European Academy of Allergy and Clinical Immunology”, in corso a Venezia fino al 19 febbraio. Non andrebbero – secondo lo studio – sottovalutate le conseguenze delle allergie alimentari dal punto di vista non solo sanitario, ma psicologico e relazionale, dsotrattutto in una fase in cui i bambini iniziano a entrare in relazione con gli altri.
La ricerca è stata svolta dal Centro dedicato allo Studio e alla Cura delle Allergie e delle Intolleranze Alimentari, operativo nella Regione Veneto presso l’azienda ospedaliera dell’Università di Padova, su 107 bambini e sulle loro mamme. L’indagine ha cercato di capire l’atteggiamento verso il cibo dei bimbi allergici e anche il loro comportamento alimentare, per avere una prospettiva sull’influenza della patologia sulla loro qualita’ di vita in generale; i pazienti coinvolti sono stati suddivisi in due gruppi in base all’eta’ (zero-cinque anni e sei-undici anni) per poi sottoporre alle mamme un questionario dettagliato.
”Le risposte evidenziano che questi piccoli spesso presentano gravi difficoltà a venire a patti con la malattia, che influenza pesantemente le scelte di ogni giorno – commenta Maria Antonella Muraro, presidente del Congresso e responsabile della ricerca -. Il 17 per cento dei bambini, indipendentemente dall’età, non va mai alle festicciole per paura di venire in contatto con tracce di cibi proibiti; fra quelli che comunque vengono accompagnati alle feste o alle merende fra amici, il 24 per cento è costretto a portare da casa qualcosa da mangiare, per essere certo di non incappare in uno shock anafilattico. Questi comportamenti riflettono anche le grosse paure dei genitori dei bimbi allergici, che si sono dimostrati essere a maggiore rischio di ansia e difficoltà emotive. Tale atmosfera di continuo allarme mina la possibilità dei piccoli pazienti di crescere e vivere serenamente le normali esperienze di vita, al pari dei loro coetanei”.
Inoltre il fenomeno delle reazioni allergiche, secondo la Murano, appaiono in continuo aumento, probabilmente a causa di cambiamenti nutrizionali, di esposizioni ambientali a fattori come per esempio il fumo di sigaretta. “La mancata esposizione fin da piccolissimi a particolari fattori batterici – spiega – pare ridurre le possibilità che il nostro sistema immunitario riconosca che cosa è innocuo e cosa non lo è, scatenando una risposta anche nei confronti di proteine presenti nei cibi e generalmente tollerate dal nostro organismo”.
Preoccupa soprattutto l’enorme aumento delle allergie nei bambini in più tenera età. Infatti, la fascia più colpita è quella da zero a 5 anni, con ben 1,2 milioni di allergie riscontrate. Poi un “solo” milione sono gli allergici fra 5 e 10 anni e altri 800 mila quelli fra 10 e 18 anni. Negli ultimi dieci anni il numero dei bambini allergici è raddoppiato, mentre i ricoveri per shock anafilattico nella fascia fra 0 e 14 anni sono aumentati di sette volte e le visite ambulatoriali pediatriche per allergie alimentari sono triplicate. In Italia l’allergia piu’ frequente nei piccoli e’ quella al latte vaccino: non lo tollerano oltre 100mila bimbi fra zero e cinque anni, costretti a ricorrere a latti speciali molto costosi.
E poi c’è il problema delle intolleranze alimentari, con 80 mila bambini con meno di 5 anni che in Italia non tollerano le uova, 50 mila non possono mangiare noci, nocciole e arachidi, 40 mila altri alimenti fra cui frutta, verdura e crostacei, ha dichiarato la dott.ssa Murano.

mercoledì 16 marzo 2011

Alimentazione Vegetariana nei Bambini: una scelta sicura


Ulteriore conferma dallo studio su 97 bambini italiani effettuato dall'equipe del prof. Pinelli.

Il prof. Leonardo Pinelli, pediatra, nutrizionista, già Direttore del Centro di Diabetologia Pediatrica, Nutrizione Clinica e Obesità dell'Università di Verona, nonché vice-presidente di Società Scientifica Nutrizione Vegetariana (SSNV), ha reso noti i risultati di uno studio su 97 bambini vegetariani e vegani durante il congresso "I vegetali: caratteristiche nutrizionali e proprietà farmacologiche" tenutosi a Parma il 18-19 febbario.
Dei 97 bambini, 86 erano latto-ovo-vegetariani, 11 erano vegani, e sono stati seguiti dall'ambulatorio di Verona nel primo e secondo anno di vita. Dai dati anamnestici e di laboratorio si è potuto rilevare che la crescita dei bambini era normale, solo in un caso di mancata integrazione di vitamina B12 da parte della madre di un bambino vegan allattato al seno si è evidenziato un iniziale problema di accrescimento, subito normalizzato con l'opportuna integrazione di vitamina B12 di sintesi batterica nella madre e nel bambino.
Il prof. Pinelli ha spiegato inoltre che i bambini vegetariani si ammalano di meno dei loro coetanei onnivori e che l'alimentazione vegetariana pianificata in età pediatrica è sicura.
E' da chiarire che la pianificazione dell'alimentazione nei bambini deve avvenire sempre, il "fai da te" senza consulenza pediatrica è da evitare in tutti i casi, non solo in caso di alimentazione vegetariana, ma anche e soprattutto per quella onnivora. Infatti è caso mai l'alimentazione onnivora oggi proposta dai pediatri che deve essere meglio pianificata, a partire dal divezzamento, viste le conseguenze sullo stato di salute dei bambini e adolescenti di oggi. In questa fascia di età abbiamo il record dell'eccesso ponderale in Europa: il 21,2% dei bambini italiani è in sovrappeso o obeso, il 27,5% dei bambini non mangia mai verdura cruda e il 40% non consuma mai verdura cotta (2009 MDC, nell'ambito del progetto europeo Periscope - Pilot European Regional Interventions for Smart Childhood Obesity Prevention in Early Age - www.periscopeproject.eu).
Inoltre, molte delle malattie che una volta comparivano in età adulta sorgono oggi in età pediatrica. Nella Posizione Ufficiale dell'American Dietetic Association (ADA) del 2009 è ben specificato, invece, che l'alimentazione vegetariana è in grado di prevenire e curare gran parte di queste malattie: "E' posizione dell'American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete vegetariane totali o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie". E sempre nella Posizione Ufficiale ADA troviamo, in riferimento anche ai bambini "Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusa gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, e per gli atleti."
E' dunque fondamentale che i pediatri di famiglia dedichino più attenzione alla nutrizione, a partire dal primo anno di vita, nella consapevolezza che una nutrizione corretta consente al bambino di crescere bene al riparo dalle principali malattie. In particolare è necessario che i pediatri non solo non ostacolino la scelta vegetariana da parte dei genitori, ma raggiungano con il tempo un livello di formazione tale anche in questo campo da poter fungere da supporto alle famiglie, senza costringerle al fai da te, che è sempre da evitare, in ogni tipo di alimentazione.

 
Notizia dal consulente di AgireOra Network: 'Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana'. Un'associazione non-profit fondata nel 2000 e costituita da professionisti, studiosi e ricercatori in diversi settori favorevoli alla nutrizione vegetariana, intesa in tutte le sue varianti (latto-ovo-vegetariana e vegana) e competenti sui differenti aspetti delle diete a base di cibi vegetali. [ Dettagli sul consulente 'Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana' ]

martedì 22 febbraio 2011

Almeno 400.000 minori assistono a violenze in casa

Fonte: Ansa.it

ROMA - Sono almeno 400 mila i minori in Italia che assistono a episodi di violenza in casa. A subire maltrattamenti fisici, psicologici, economici sono le loro madri, vittime per lo piu' di mariti o partner. Ma e' come se a venir violati fossero anche i bambini, perche' ai ''piccoli spettatori'' rimangono traumi e conseguenze ''uguali a quelli di un bambino che abbia subito direttamente violenza''. E' quanto emerge dal rapporto ''Spettatori e vittime: i minori e la violenza assistita in ambito domestico. Analisi dell'efficienza del sistema di protezione'', presentato oggi a Roma da Save the Children e dal Garante dei diritti dell'Infanzia del Lazio, nell'ambito del progetto comunitario Daphne III.
Anche attraverso una serie di interviste a responsabili di istituzioni e servizi in tre Regioni (Piemonte, Lazio e Calabria), il rapporto intende far luce ''sul grado di conoscenza della violenza assistita in Italia e sul sistema di norme, azioni e interventi per prevenirla e contrastarla''. Secondo una stima - si legge nel rapporto, che cita dati Istat del 2006 - sono 6 milioni e 743 mila le donne fra i 16 e i 70 anni (il 31,9% delle donne in questa fascia d'eta') ad aver subito nella propria vita una violenza: di tipo fisico (18,8%), sessuale (23,7%), psicologico (33,7%) o di stalking (18,8%).
Il 14,3% dichiara di averla subita dal proprio partner. Tra di loro, 690 mila avevano figli al momento della violenza e il 62,4% ha dichiarato che i figli sono stati testimoni di uno o piu' episodi di violenza. Save the Children e il Garante dei diritti per l'Infanzia del Lazio calcolano quindi che siano almeno 400 mila i bambini costretti ad assistere alle violenze sulla madre raramente (nel 19,6% dei casi), a volte (20,2%) o spesso (22,6%). Nel 15,7% dei casi, ammettono le madri, e' anche esistito il rischio di un loro coinvolgimento diretto, secondo la seguente suddivisione: raramente (5,6%), a volte (4,9%), spesso (5,2%).
Istituire quanto prima il garante nazionale per l'infanzia, avviare una campagna di sensibilizzazione per vittime e operatori e sostenere con risorse adeguate la rete dei centri antiviolenza su tutto il territorio nazionale: sono queste le richieste che Save the Children rivolge alle Istituzioni per contrastare il fenomeno della ''violenza assistita''.
Sui maltrattamenti a cui assistono i bambini in casa ''c'e' un vuoto normativo - ha affermato il direttore generale di Save the Children Italia, Valerio Neri, durante un convegno a Roma - e non c'e' neppure una consapevolezza pubblica''.
Per difendere i bambini da questi maltrattamenti ''sarebbe essenziale istituire il garante nazionale per l'infanzia''. ''Attualmente - ha aggiunto Raffaella Milano, responsabile programmi Italia-Europa di Save the Children - in Italia c'e' una rete di centri anti violenza ma manca un sistema integrato e mancano anche degli standard nazionali per il servizio di assistenza''. ''I bambini che assistono a violenza in casa - ha spiegato il medico psicoterapeuta del Cismai, Roberta Luberti - possono sviluppare una confusione sulle relazioni affettive, che vengono identificate come relazioni tra vittima e carnefice, vincente e perdente. Inoltre da adulti potranno assumere comportamenti aggressivi o passivi e comunque avranno dei vissuti di rabbia, impotenza, vergogna e stigmatizzazione. Nella violenza assistita si perde inoltre fiducia negli adulti e nelle relazioni e si possono sviluppare sintomi traumatici da post stress''.

giovedì 2 dicembre 2010

Dislessici, Disgrafici, ed altri... per saperne di più!

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Quando un bambino, ma anche un adulto (non ripeto tutto ciò al femminile, è ovvio che la presenza femminile è fondamentale non meno di quella maschile, anzi) ha difficoltà a leggere, ecco che arrivano i solerti soloni (carina l’allitterazione? E’ comunque voluta) a dire:”Ma certo. E’un dislessico”. Idem per chi ha difficoltà nella scrittura: “Disgrafico”. Ecco la sentenza pronta, la statuizione (secondo chi la fa) di una condizione. Se poi uno (una persona) non sa calcolare, intendo nell’accezione banalmente strumentale del termine, magari non ha imparato le tabelline, allora è “discalculico”. Disturbi dell’apprendimento, per i quali in ICD 10 (La classificazione ICD (dall'inglese International Classification of Diseases; in particolare, International Statistical Classification of Diseases, Injuries and Causes of Death) è la classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati, stilata dall'Organzzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO). ndr) c’è tutto un bel capitolo, con relativi paragrafi, dove F81.0 “fotografa” i disturbi della “lettura e della scrittura” (disgrafia e dislessia, senza calcolare la disortografia, che è ancora altro, ove si voglia procedere così, ossia la dis-capacità di scrivere correttamente), mentre F.81.1 “contempla” la sola disgrafia “ovvero, sempre traducendo meglio dal testo inglese “la disgrafia a sé stante”, mentre ancora F81.2 considera la “discalculia”.. Che poi Napoleone fosse “dislessico”, che lo fosse Jimmy Dean (difficoltà a leggere i copioni), che Einstein fosse “discalculico” (ovviamente, in realtà, non gliene importava nulla dei calcoletti, mirava a quella che definiamo “matematica superiore”) non importa, in un sistema scolastico-unversitario (con o senza la riforma Gelmini, non è quello il problema) -di poteri organizzati, divisi ma poi capaci di trovare “la quadra” (Umberto Bossi dixit) quando si tratta di sorvegliare e, seppure con “juicio” punire. Un sistema “giudicante”, comunque, un sistema che poi, altrove e in altri casi, individua, magari l’ADHD (convergenza, ossia la disattenzione e l’ipermotricità, magari, quando esse sono considerate agire sinergicamente…), e siamo a F.90.0. Né possono mancare il “leggero deficit intellettivo”(F70), quello “medio”(F 71), quello “grave”(F 72), quello “gravissimo”(F 73), dove poi può essere utile, ad libitum dello psicologo, giocare sul deficit “rilevante”, “importante” etc., tanto per “addolcire la pillola”. Come si stabiliscono questi deficit oppure queste carenze? Con dei test (il Minnesota, ma è solo un esempio),svolti quando magari il bambino/ragazzo/adolescente è stanchissimo dopo ore di scuola pomeridiana, corsi di judo e/o di…, dopo tante ore di allenamento sportivo (”Sa, si deve allenare, tra due settimane c’è il campionato interpoderale…”) e/o di Internet, di FaceBook e ancora…. Scherzo, ma al tempo stesso non scherzo per nulla, come è chiaro. Se interviene lo psichiatra, quello “classico”, magari con la barba bianca, quello ascetico con la croce al petto come Alessandro Meluzzi, allora giù psicofarmaci (un tema che su questo sito, grazie al cielo, viene ampiamente trattato), se lo psicologo, le cose vanno comunque meglio, in quanto lo psicologo non prescrive (psico)farmaci. Ma anche qui lo psicologo dott.(o dottoressa) X non è = a Y, e via discorrendo. Se poi invece sono coinvolte figure intermedie (insegnanti che non ne sanno molto ma che credono di sapere tutto, assistenti sociali etc., ma anche qui dipende dalla singola persona) le cose vanno in maniera imprevedibile, “anomica”, ossia “alla selvaggia”, senza alcuna regola… Una regola che il potere psichiatrico e peri-psichiatrico (figure simili o potenzialmente a sostegno della psichiatria), ma anche quello educativo, furiosamente dedito alla difesa della parcellizzazione del sapere (Herbert Read, nel suo “antico” quanto sempre attuale “Education trought art”, lamentava tale fenomeno nel secondo dopoguerra, esattamente a fine anni Quaranta del Novecento, ma la situazione, oggi, non è migliore d’allora, con poche e magari consistenti, ma isolate, eccezioni) . Tutto si tiene, per essere funzionale alla riproduzione del Capitale e dei Poteri…
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Eugen Galasso

martedì 30 novembre 2010

Ansiolitici: meglio saperne di più

Fonte: Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani



Ansiolitici
(detti anche tranquillanti, benzodiazepine o sedativi ipnotici)

Nomi dei farmaci:Atarax, Ativan, Azene, BuSpar, Centrax, Dalmane, Equanil, Halcion, Klonopin, Lexomyl, Lexotam, Lexotanil, Librax, Libritabs, Librium, Miltown, Paxipam, Reapam, Restoril, Rivotril, Rohypnol, Serapax, Serax, Serestra, Solacen, Stesolid, Temesta, Tranxene, Tybatran, Valium, Verstran, Vistarli.

Effetti collaterali: Stati acuti di ipereccitazione, Comportamenti aggressivi, Agitazione, Agranulocitosi (condizione che colpisce i globuli bianchi del sangue, causando suscettibilità alle infezioni) Akathisia, Amnesia, Ansia, Coma, Confusione, Depressione, Disorientamento, Torpore, Eccitabilità, Irrequietezza acuta, Paura, Allucinazioni, Ostilità, Isteria, Insonnia, Irritabilità, Ittero, Letargia, Sventatezza, Problemi di fegato, Riduzione della memoria, Tremori muscolari, Nausea, Nervosismo, Incubi, Psicosi, Rabbia, Sedazione, Depressione grave, Problemi sessuali, Disturbi del sonno, Difetti di pronuncia, Tentativi di suicidio, Amnesia temporanea, Crisi epilettiche e decesso (a causa di un'interruzione improvvisa) Tremori. (1)

Avvertimenti generali e studi sugli ansiolitici:
L'Uso quotidiano di dosi terapeutiche di benzodiazepine è associato con una dipendenza fisica. La dipendenza può verificarsi dopo 14 giorni di uso regolare. (2) La crisi d'astinenza è simile a quella dell'alcol. Essa è " più prolungata e spesso più difficile di quella dell' eroina" afferma il Dottor Conway Hunter, Jr. (3)Le conseguenze tipiche dell' astinenza sono ansia, depressione, sudorazione, crampi, nausea e perfino reazione psicotiche e convulsioni. (4)

1990 - 1996: Le benzodiazepine causano 1810 morti in Inghilterra il che li rende più letali dell'eroina, della cocaina e del metadone, i quali insieme causano nello stesso periodo 1623 morti. (5)

1997: Uno studio su Journal of The American Medical Association (JAMA) rivela che le persone anziane che prendono benzodiazepine per ansia o insonnia sono esposti maggiormente a incidenti automobilistici. Brenda Hemmelgarn, M. N., Sammy Swissa, Ph. D., e colleghi dalla McGill University e dal Royal Victoria Hospital, ( Montreal Quebec), studiano 224.734 automobilisti di età compresa tra 67 e 84 anni, e determinano un' aumento del 45 % di incidenti automobilistici gravi durante I primi 7 giorni di assunzione di una forma di benzodiazepine a rilascio prolungato. (6)
2001: Uno studio inglese riporta che " un aumento di ostilità e aggressività può verificarsi nei pazienti che prendono benzodiazepine. Gli effetti vanno da loquacità e agitazione ad aggressività e azioni antisociali." (7)

Febbraio 2001: C.Heather Ashton – un professore inglese che studiava casi di violenza su bambini, moglie e anziani - ne attribuì la causa alle benzodiazepine. (8)

Marzo 2005: La Commissione Sanità del Parlamento Inglese svela i risultati della sua inchiesta sulle benzodiazepine e riferisce "adesso si sa che gli effetti collaterali del trattamento con benzodiazepine includono una calma eccessiva data dai sedativi, difficoltà di attenzione, amnesia e a volte dipendenze incurabile. L'improvvisa interruzione può portare a gravi crisi d' astinenza che includono convulsioni in alcuni pazienti. Per limitare questi rischi adesso si consiglia un trattamento a breve termine seguito da lunghi periodi di riduzione graduale del farmaco." (9)


Avvertimenti e studi su ansiolitici specifici:

Rohypnol

Nota: Gli Stati Uniti non hanno approvato il Roypnol (flunitrazepam) per uso medico.Di conseguenza esso viene importato di contrabbando negli Stati Uniti dal Messico e dal Sud America.Uno studio fatto in Svezia nel 2000 su 47 adolescenti e delinquenti rivela che il 49% di essi faceva grosso abuso di un ansiolitico, Rohtpnol (conosciuto anche come "l'inibitore della paura" oppure come "droga dello stupro") il quale li rendeva capaci di commettere crimini estremamente violenti. Coloro che ne abusavano non mostravano alcun senso di colpa riguardo i loro crimini: "quando lo pugnalai, sembrava come mettere un coltello nel burro", dicono i referti. "Non ho sentito alcuna emozione quando l'ho pugnalato 5 volte", racconta un adolescente. (10)Questo farmaco è anche conosciuto come "la droga dei club", un termine generico che include un numero imprecisato di droghe sintetiche e illegali, per lo più usate in night club e feste. Queste droghe hanno guadagnato popolarità soprattutto grazie alla falsa convinzione che non sono molto dannose e che non creano così tanta dipendenza come le droghe di uso corrente quali cocaina ed eroina. Questo farmaco induce chimicamente amnesia e spesso causa diminuzione della pressione sanguigna, sonnolenza, disturbi visivi, capogiro, confusione, disturbi gastrointestinali, e ritenzione urinaria. (11)

Xanax
Dicembre 1990: Il Dr. John Steinberg, direttore medico del Programma di dipendenza chimica del Greater Baltimore Medical Center e Presidente del Maryland Society of Addiction Medicine, conferma che i pazienti che prendono una tavoletta di Xanax al giorno per alcune settimane possono diventarne dipendenti. Secondo Steinberg, dopo che un paziente smette di prendere Xanax ci vogliono dai 6 ai 18 mesi perché il suo cervello recuperi. I pazienti che prendono Xanax dovrebbero essere avvisati, egli afferma, che ci può volere molto tempo per superare i sintomi dolorosi di astinenza. (12)Studiosi di farmacologia hanno stabilito che lo Xanax dà più dipendenza dalla maggior parte delle droghe illegali, includendo la cocaina e l'eroina, e una volta che si diventa tossicodipendenti interrompere l'assunzione può essere molto difficoltoso e può diventare un' esperienza perfino letale. (13)Secondo uno studio di 1994 sullo Xanax, "in 8 dei primi 80 pazienti da noi trattati con alprazolam (Xanax) si è osservata rabbia estrema e comportamento ostile. I risultati sono stati di aggressioni tra due pazienti, comportamenti potenzialmente pericolosi verso gli altri da parte di altri due pazienti, scatti verbali di ira dai rimanenti quattro." Lo studio riporta che una donna che non aveva nessuna storia di violenza prima di prendere lo Xanax "cominciò ad urlare al quarto giorno di trattamento di alprazolam e puntò un coltello alla gola della madre per qualche minuto." (14)
In uno studio successivo, oltre la metà dei partecipanti ad un esperimento sullo Xanax manifestarono "cattivo comportamento"che significava violenza o perdità di inibizione del comportamento aggressivo. La violenza includeva " profondi tagli sul collo...tagli ai polsi...tentativi di spezzarsi un braccio...lanciare sedie al bambino...sbattere con violenza braccia e testa...saltare davanti una macchina." (15)


Bibliografia:
(1) Physicians' Desk Reference, http://www.pdrhealth.com/.(2) Tracey McVeigh, "Tranquilizers ‘more lethal than heroin,'" The Observer, 5 Nov. 2000.(3) Matt Clark, Mary Hager, "Valium Abuse: The Yellow Peril," Newsweek, 24 Sept. 1979.(4) Ibid.(5) Op. cit. Tracey McVeigh. (6) "Elderly On Long-Acting Anxiety, Insomnia Drugs Have More Car Crashes," webmaster @ docguide. com.(7) Bezo.org.uk, citing British National Formulary, 2001.(8) Bezo.org.uk, citing, Professor C. Heather Ashton, Benzodiazepines: How They Work and How To Withdraw, Feb. 2001,(9) "The Inluence on the Pharmaceutical Industry," House of Commons, UK, Health Committee, Vol 1, March 2005, p. 65.(10) Anna Maria Dademan, "Flunitrazepam and violence-psychiatric and legal issues," Department of Clinical Neuroscience, Occupational Therapy and Elderly Care, Research Division of Forensic Psychiatry, Karolinska Institute, Sweden, 2000, p. 43.(11) "Club Drugs: An Update," Drug Intelligence Brief, Drug Enforcement Administration, Sept. 2001.(12) Peter Breggin, Toxic Psychiatry, p. 245(13) "Xanax addiction extremely tough to kick," MSNBC News Online, 2001.(14) Jerrold F. Rosenbaum and others, "Emergence of Hostility During Alprazolam [Xanax] Treatment in Borderline Personality Disorder," The American Journal of Psychiatry, Vol. 141, No. 6 (June 1984), pp. 792-293.(15) David L. Gardner and Rex. W. Cowdrey, "Alprazolam-Induced Dyscontrol in Borderline Personality Disorder," The American Journal of Psychiatry, Vol. 142, No. 1 (Jan. 1985), pp. 98-100.

lunedì 8 novembre 2010

Il 30% dei bambini ha problemi di sonno

Fonte: Ansa.it
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Il sonno dei bambini e' sempre piu' difficoltoso, breve e difficile. Dovrebbero dormire almeno 8 ore per notte ma spesso ne dormono meno, 6-7 ore, perche' vanno a letto sempre piu' tardi. Situazione che si complica con l'adolescenza, quando con discoteche e uso dei computer fino a tardi si finisce per andare a letto molto tardi, alterando i cicli di sonno-veglia, con ripercussioni comportamentali che possono tramutarsi in disturbi psichiatrici.
A lanciare l'allarme e' Maria Pia Villa, direttore del centro del sonno dell'ospedale Sant'Andrea di Roma e coordinatrice del gruppo di studio di medicina del sonno della Societa' italiana di pediatria. ''Quando si dorme male, si va a letto tardi e si sta troppo tempo davanti al pc, si crea una situazione di ipereccitabilita' - spiega la pediatra - ed eccessivo lavoro mentale che non fa bene. Con l'andare in discoteca, da cui si torna alle 3-4 di notte, i cicli di sonno veglia si alterano, con gravi problemi che possono diventare psichiatrici''.
Ma le difficolta' nel sonno iniziano gia' prima dell'adolescenza. Nelle famiglie infatti, lamenta Villa, l'orario del sonno viene sempre piu' spesso ritardato e ''non si preparano i bambini al sonno - continua - Al contrario, magari gli si fanno vedere film paurosi, o li si fa assistere a discussioni. C'e' molta disattenzione su questo''.
Senza considerare poi i problemi che possono rendere difficoltoso il sonno dei piu' piccoli, come l'insonnia, le parasonnie e i disturbi respiratori. Nei primi 2 anni di vita infatti l'insonnia colpisce il 20-30% dei bambini, il 10-15% fino a 3 anni, mentre i problemi di russamento e apnee notturne interessano dal 3 al 27% dei piccoli in eta' prescolare. Ci sono poi le parasonnie, come ad esempio il sonnambulismo, il parlare di notte, svegliarsi con tremore, legati a situazioni di eccitabilita' dei neuroni, che colpiscono con frequenza circa il 2-3% dei bambini, anche se il 20-30% almeno una volta nella vita ha avuto uno di questi episodi.
''L'insonnia e' il problema che emerge maggiormente - spiega - perche' disarticola la vita delle famiglie''. Ma il vero problema, sottovalutato, sono i disturbi respiratori del sonno, che se non curati, possono provocare ''disturbi di attenzione, irritabilita' fino a problemi cardiocircolatori e neurologici in eta' adulta''. I problemi respiratori sono causati generalmente da adenoidi e tonsille ingrossate, o anche da una particolare conformazione della testa, con palato ogivale molto alto, naso piccolo e mandibola stretta, che portano ad un'ostruzione respiratoria nel sonno.
''Quando il bambino russa - continua Villa - dopo fa delle pause respiratorie, che provocano una scarsa ossigenazione, con danni neurologici e cardiovascolari a lungo andare''. Perche' i bambini abbiano un buon sonno, e' bene che i genitori li facciano mangiare ad un orario prefissato, non gli diano troppi liquidi e gli facciano il bagno prima di cena, evitando alimenti piccanti e bevande eccitanti. ''Ci sono poi quelli che chiamiamo gufi e allodole - conclude Villa - cioe' chi si addormenta o si alza tardi e chi si sveglia presto. E' bene rispettare questi loro ritmi nel limite del possibile. Chi per indole si alzerebbe tardi ma deve farlo presto, puo' ad esempio recuperare con il sonnellino pomeridiano''.

martedì 28 settembre 2010

Bambini e alimentazione

Fonte: Promiseland.it
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Prendiamo 100 bambini tra i 6 e gli 11 anni. Facciamo salire ognuno di loro sulla bilancia. Risultato: 12,3% sono obesi e 23,6% in sovrappeso.
Come dire che un ragazzino su tre ha un’alimentazione sbagliata. Da rivedere, visto che regala chili di troppo.
L’Istituto Superiore di Sanità (con il progetto Okkio alla salute) con il Ministero della Salute sono andati ad indagare che cosa c’è nei piatti di questi bambini, come suddividono i pasti, di che cosa si abbuffano e cosa lasciano in frigorifero. Indagine che, alla vigilia della riapertura delle scuole, si legge attraverso le cifre sul peso, le scelte per la colazione, le merende, lo sport.
Di questi bambini, l’11% non fa la prima colazione; il 28% la fa in maniera non adeguata; l’82% fa una merenda a scuola non corretta; il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano giornalmente frutta e verdura; solo un bambino su 10 ha un livello di attività fisica raccomandato per la sua età. E poi ancora numeri che disegnano un quotidiano fatto di eccessi di grassi e zuccheri, poco moto, tanta pigrizia e “intervalli golosi”.
«Uno dei problemi veri – spiegano i ricercatori – è che circa quattro madri su dieci dei ragazzini in sovrappeso o obesi non ritengono che il loro figlio abbia un peso eccessivo rispetto alla propria altezza». Cifre e comportamenti da allarme: per questo durante il mese di agosto il Ministero della Salute ha emanato le linee guida per la ristorazione a scuola. Indicazioni che, prima della riapertura delle scuole, le Regioni devono recepire e applicare e «che le famiglie, comunque – suggeriscono i nutrizionisti che hanno elaborato le tabelle – dovrebbero prendere a modello anche per i menù settimanali a casa». Sono stati cancellati i piatti etnici, che in molte scuole erano entrati per far assaggiare nuovi sapori e lavorare sull’integrazione degli stranieri, ed è stato dato grande spazio alle ricette tipicamente italiane. Un programma settimanale bilanciato secondo calorie e quantità. A chi oserà chiedere una doppia porzione verrà detto no. Soprattutto se si tratta del primo piatto. In cucina ci devono essere attrezzi, cucchiai e mestoli, in grado di assicurare piatti con le grammature giuste per l’età dei bambini. “Ciascun utensile – si legge nelle linee guida – deve essere contrassegnato con un segno distintivo, in modo che la distribuzione possa procedere con un set di strumenti distinti sulla base del target di utenza”.
Vediamo il menù dal primo alla frutta: accanto alla porzione quotidiana di pasta (oppure riso, orzo e mais) e di pane, si propone l’alternanza di carne, pesce e uova come secondo piatto, una o due volte ogni sette giorni i legumi considerati come piatto unico se associati ai cereali. La pizza o la lasagna sono contemplate al massimo una volta a settimana. Tutti i giorni frutta e verdura rigorosamente di stagione, pochi salumi (due porzioni al mese). Frutta oppure yogurt o succhi senza zucchero aggiunto per merenda, spuntini “leggeri” e poco calorici e acqua a volontà. Preferibilmente di rubinetto .
Sicuramente questo menù, di certo non vegetariano, né tantomeno vegano, rispetto a chi è convinto di dover consumare formaggi e carne quotidianamente è già un piccolo passo avanti, ma molto lontano da una vera presa di coscienza dei reali benefici di una dieta vegana. Questi bambini in soprappeso, ma anche chi consuma troppe proteine animali, hanno una più alta probabilità di diventare degli adulti malati.
L’articolo pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Nutrition & Metabolism che affronta la questione dell’alimentazione vegana in ambito lavorativo (applicabile anche al mondo scolastico), parla di miglioramenti della salute, della qualità di vita, della produttività: le diete vegetariane e vegane sono efficaci nella prevenzione e nel trattamento di svariate malattie croniche, compresa l’obesità .
Anche le linee guida alimentari ufficiali degli USA sottolineano i benefici della dieta vegetariana/vegana. Il PCRM (Comitato di Medici per una Medicina Responsabile) ha accolto con favore i dati forniti nel giugno 2010 dal Comitato consultivo americano sulle linee guida dietetiche (Dietary Guidelines Advisory Committee) , dove si sottolinea l’importanza di un’alimentazione vegetariana. Nonostante le diete vegetariane siano considerate da qualcuno solo come una “moda”, si sono ora affermate pienamente come un metodo efficace per prevenire l’obesità, il diabete e i problemi legati al colesterolo.
Altri gruppi di esperti avevano già rimarcato il valore e l’utilità delle diete vegetariane senza però che queste venissero mai consigliate all’interno di linee guida, le quali sono influenzate spesso della politica. I recenti studi parlano sicuramente molto chiaro: la dieta vegetariana è correlata ad un basso indice di massa corporea, a pressione arteriosa più bassa e a migliori condizioni di salute. Chi fa a meno della carne corre meno rischi di avere problemi di salute, mentre coloro che eliminano anche i latticini e le uova (seguendo una dieta vegana) sono i più sani di tutti. “Le diete vegetariane possono ridurre sensibilmente il rischio di obesità, di diabete e di altri problemi” afferma Susan Levin, specialista in nutrizione, dietista riconosciuta e direttrice del dipartimento di educazione alimentare del PCRM. “L’America spende 100 miliardi di dollari l’anno in assistenza sanitaria per problemi legati all’obesità ed è palese che dei pasti senza carne ci aiuterebbero a rimanere in forma e in buona salute e a ridurre le nostre spese sanitarie”.
I consigli alimentari del PCRM, rappresentati graficamente nel The Power Plate , si focalizzano nel presentare cereali integrali, frutta, verdura e legumi come basi della dieta. Il Power Plate si rifà a decine di studi scientifici che dimostrano come le abitudini alimentari vegetariane siano associate ad un più basso tasso di obesità, un minor rischio di malattie cardiache, ipertensione e diabete di tipo 2.
Resta da sperare che studi del genere siano presto recepiti anche dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute.

1 – Cfr. http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=116143&sez=HOME_SCUOLA#
2 – KATCHER HI, FERDOWSIAN HR, HOOVER VJ, COHEN JL, BARNARD ND., A worksite vegan nutrition program is well-accepted and improves health-related quality of life and work productivity, Ann Nutr Metab. 2010;56(4):245-52. Epub 2010 Apr 14. Washington Center for Clinical Research, The George Washington University School of Medicine,Washington, USA D.C., http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1008&pg=2
3 – PCRM, Proposed Dietary Guidelines Highlight Benefits of Vegetarian Diets, 15 giugno 2010. Fondato nel 1985, il PCRM è un’organizzazione non-profit che promuove la medicina preventiva, conduce studi clinici e incoraggia ad adottare standard più etici e scientificamente efficaci nella ricerca medica.
4 – http://www.thepowerplate.org/

domenica 8 agosto 2010

Comunicato Stampa del 26/7/2010 - Giù le Mani dai Bambini

SCANDALO ESTIVO, ALLARME PSICOFARMACI AI BAMBINI: SOMMINISTRATI SENZA LA FIRMA DEL CONSENSO INFORMATO DEI GENITORI - OBBLIGATORIO PER LEGGE - E PER PERIODI SUPERIORI DA QUELLI AUTORIZZATI DALLE CIRCOLARI DEL MINISTERO DELLA SALUTE. ON-LINE LE REGISTRAZIONI DELLE INTERVISTE ALLE MAMME
L'Istituto Superiore di Sanità prende le distanze (Panei): "Le ASL sono sottoposte a rigidi controlli, sarebbe un grave illecito che richiederebbe forse l'intervento della Magistratura".
Ma "Giù le Mani dai Bambini" pubblica le prove, disponbili in due file audio da oggi on-line su Internet. Appello al Ministro della Salute (Poma): "Intervenga con un'ispezione nelle strutture interessate, ne va veramente della salute dei bambini italiani".
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Clicca qui per visionare il Comunicato Stampa

martedì 13 luglio 2010

Psicofarmaci ai bambni: perchè?

Questo articolo è tratto dal sito del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani. Merita di essere letto e spunto per una riflessione attenta su ciò che può diventare la scuola del futuro!
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I bambini presi di mira
Del 29 Giugno 2010
Cinquantamila bambini in Italia assumono psicofarmaci e alcuni hanno solo 3 anni. La psichiatria c'informa che entro il 2020 la metà della popolazione mondiale sarà malata di depressione mentre in Italia è stato stimato che il 20% dei bambini soffre di un qualche disturbo di apprendimento.
Una volta i professionisti erano gli insegnanti; oggigiorno abbiamo l’equipe psico-pegadogica che munita di altisonanti "Progetti psicologici", basati sul controllo del comportamento, è entrata nella scuola, somministra test, questionari di improbabile validità scientifica, ne valuta i risultati ed infine etichetta il bambino, visto che qualsiasi difficoltà può rientrare tranquillamente in qualche "disturbo psichiatrico" come l’ADHD (Deficit dell’Attenzione e Iperattività)o la discalculia (difficoltà nel fare i calcoli), la disortografia (difficoltà nella scrittura) e altri disturbi coniati relativi a difficoltà incontrate nell’apprendere. Viene inculcata ad insegnanti ed alunni l’idea che la causa degli errori nella lettura e/o scrittura siano “disturbi mentali” , “disabilità costituzionali” dalle quali non si guarisce. I genitori non vengono mai completamente informati su cosa si farà esattamente con questi progetti, che spesso sono i più variegati, e i questionari psicologici invasivi che sollecitano la richiesta di informazioni sul bambino e sulla famiglia, spesso compilati senza il consenso dei genitori, come verranno valutati e dove andranno a finire. Spesso le etichette rimangono nella storia dell'alunno che se le porta avanti anche negli anni successivi essendo stato schedato.Molti bambini vengono poi indirizzati in centri di neuropsichiatria infantile che sono il punto d’ingresso verso trattamenti farmacologici, anziché interventi didattici e sociali. Ce ne sono 40 attivi sul territorio nazionale e sono 112 quelli accreditati. E’ stato istituito anche un registro nazionale, per monitorare la somministrazione degli psicofarmaci sul campo.
La prescrizione medica di psicofarmaci a bambini è aumentata in maniera esponenziale in tutta Europa ed è aumentata anche in Italia. A chi conviene tutto ciò? Non certo ai bambini. Ci troviamo purtroppo di fronte all’ennesima prova del tentativo di trasformare le nostre scuole da luoghi di istruzione e crescita in una sorta di laboratori per studi psicologici o psichiatrici, come è avvenuto negli Usa con catastrofiche conseguenze sia per il loro sistema di istruzione che per le famiglie.
Nessuno nega che esistano bambini con problemi di varia natura e genere; un bambino mai fermo e distratto può essere disattento o iperattivo per centinaia di motivi differenti. I comportamenti, anche problematici, sono manifestazioni di svariati problemi, non malattie. Non esistono test oggettivi per misurare lo squilibrio biochimico nel cervello (esami di laboratorio – radiografie, ecc...) che ne provano o meno la presenza, al di là del parere di chiunque , invece fanno test sui topi e ciò da il via a nuove cure per la condotta. Le opinioni dei singoli, i pareri personali non contano nulla in medicina: questo è ciò che rende la medicina una scienza.Siamo ben lontani dalle sperimentazioni didattiche, dalla ricerca di metodologie funzionali di insegnamento, dai metodi Montessori, Steiner, dalla scuola di Don Milani, dal chiedersi veramenteperché quell’alunno sta avendo difficoltà.
Gli errori e le carenze nelle prestazioni scolastiche, che fanno parte del processo di apprendimento, vengono ora stigmatizzati e considerati malattie o disturbi mentali mentre figure quali psicologi, psicopedagogisti e neuropsichiatri infantili si sostituiscono agli insegnanti e al loro ruolo.Il CCDU sta lavorando affinché sia presa in considerazione ogni possibilità per prevenire che i bambini vengano "etichettati" ingiustamente come affetti da "disturbi mentali", specie attraverso programmi di "Istruzione Speciale" o attraverso l'uso nelle scuole di test e questionari psicopatologici e che sia protetto il loro diritto inalienabile ad essere educati senza l'uso di farmaci. Questo mondo appartiene a tutti noi, ma in misura maggiore ai bambini, ai quali un giorno verrà consegnato. Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche.
Silvio De Fanti

sabato 10 luglio 2010

Bambini e psicofarmaci

Può aver senso far assumere psicofarmaci a dei bambini che manfestano disagi di natura psicologica? Non è forse meglio attuare strategie psicopedagogiche che vadano ad potenziare condizioni intrinseche del bambino quali l'autostima? L'articolo che segue, pubblicato sul sito www.tecnicadellascuola.it , ben illustra questa possibilità.
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Bambini distratti e poco attenti? Si agisca sull’autostima
di A.G.
A sostenerlo è la Nottingham University: al termine di uno studio specifico ha concluso che i sistemi pedagogici funzionerebbero né più né meno degli psicofarmaci, ma senza rischi ed effetti collaterali. Largo quindi a strategie alternative come la ‘ricompensa a breve termine’.
L’iperattività giovanile? Meglio governarla migliorando l’autostima, piuttosto che inibirla attraverso i farmaci. A sostenerlo, dopo aver svolto uno studio specifico sui bambini distratti e troppo agitati, nella vita di tutti i giorni e quindi anche sui banchi scolastici, è la Nottingham University: secondo l’università britannica i sistemi pedagogici funzionerebbero né più né meno degli psicofarmaci, ma senza rischi ed effetti collaterali.
La ricerca, pubblicata di recente su Biological Psichiatry, confermerebbe quanto parte della comunità scientifica sostiene ormai da anni riguardo il comportamento troppo vivace dei bambini: i risultati hanno in pratica dimostrato la pari efficacia, in termini di normalizzazione del comportamento, fra il trattamento psicofarmacologico e l'utilizzo di stimoli e ricompense per "premiare" la corretta esecuzione di compiti. Riscontri positivi e ‘contenitivi’ nel miglioramento delle performance comportamentali si possono ottenere – sostiene il rapporto inglese - non solo con l'utilizzo di farmaci, causa di potenziali effetti collaterali anche gravi, ma con strategie pedagogiche quali, ad esempio, quella della ‘ricompensa a breve termine’.
In Italia i risultati della ricerca sono stati accolti positivamente da diversi studiosi. Secondo Paolo Roberti di Sarsina, dirigente di psichiatria dell'Asl di Bologna, "l'elemento psicopedagogico alla base di questo semplice ma efficace esperimento è quello della esperienza continua e gratificata per apprendere su di se, con il risultato evidente di un contenimento degli eccessi. Va ricordato che la psicopedagogia Steineriana - in uso in tutto il mondo da ormai un secolo - è basata proprio sull'apprendimento attraverso l'esperienza, e in questa ottica la ricompensa - intesa nel significato profondo di appagamento dell'io - è uno strumento chiave."
Dello stesso parere è Claudio Ajmone, psicoterapeuta ed esperto italiano di Adhd, per il quale la sindrome da deficit di attenzione non può essere mai associata ad una malattia: "Resto dell'idea che tutto è possibile quando si sperimenta su una malattia inesistente. Il nulla si può curare in infiniti modi con infiniti buoni risultati...". Commento analogo anche da parte di Luca Poma, portavoce nazionale dell'associazione nazionale
Giù le Mani dai Bambini, secondo cui "la scienza ci dimostra per l'ennesima volta che esistono risposte al disagio dei bambini valide ed efficaci e soprattutto prive di effetti collaterali, quindi ci chiediamo che senso abbia continuare a utilizzare potenti psicofarmaci su bambini piccoli, a volte con il rischio di conseguenze anche fatali, quando la psicopedagogia offre alternative valide". Per i fautori di questo genere di trattamento sarebbe quindi ora che le istituzioni sanitarie italiane revisionassero gli attuali protocolli diagnostico-terapeutici.
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