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domenica 16 maggio 2010

Il processo di Apprendimento


La crescita della mente richiede molto tempo, ma ancora di più ne richiede la crescita delle capacità di apprendimento. È bene precisare che la pura e fredda conoscenza non deve essere intesa come un insieme di informazioni; non può essere ‘assemblata’ come la produzione di un’automobile in una catena di montaggio. Uno degli sviluppi più interessanti della ricerca sull’apprendimento intende dimostrare che l’elemento intelligente è sempre la persona, l’individuo, con tutta la sua conoscenza fatta propria, sommata a tutti gli strumenti e le risorse sociali e materiali che il mondo moderno gli mette continuamente a disposizione. Ne consegue che tutti i successi che un individuo raggiunge sono il risultato dell’unione delle risorse interiori ed esteriori.
Le abilità professionali, ad esempio, nascono dalla sommatoria di più fattori; ad esempio un medico acquisisce abilità grazie ai libri che precedentemente avrà studiato, quindi dagli eventuali strumenti che potrà utilizzare nella sua professione, ma soprattutto dall’uso intelligente che farà di tutte queste cose messe a sua disposizione, e come risultato ultimo dall’esperienza che aumenterà nel tempo.
Un altro aspetto fondamentale nell’apprendimento è la nostra capacità di individuare tutte le risorse e tutte le possibilità offerte da una determinata situazione. In questo contesto parliamo allora di ‘intraprendenza’, qualità insita nella natura umana. La definizione che potremmo dare ad una persona considerata intraprendente è quell’individuo capace di inventiva e di escogitare stratagemmi, quindi persona capace di avvalersi di tutti gli strumenti messi a sua disposizione per il raggiungimento di un determinato obiettivo. Ne consegue che apprendimento non significa essere unicamente intelligenti in quanto tali, ma piuttosto essere capaci di avvalersi di tutti gli strumenti in suo possesso.
L’apprendimento, quindi, è molto vicino al principio seguito dagli atleti: ci si deve assumere la responsabilità di diventare l’allenatore di se stessi. Bisogna essere in grado di monitorare i propri progressi, se necessario anche misurarli, ponderare sulle differenti possibilità e processi di sviluppo ed infine gestire noi stessi nell’ambito dell’apprendimento, programmando e definendo priorità, valutando i progressi raggiunti, ripassando le strategie, e se necessario, cambiando tattica.

mercoledì 7 aprile 2010

Era un buon insegnante?

Vi invito a ritornare indietro nel tempo, questo invito peraltro è rivolto a coloro che da ormai alcuni anni hanno terminato la loro formazione scolastica, sia essa professionale, secondaria o universitaria. Se vi chiedessi di ricordare i vostri insegnanti, probabilmente alcuni di voi non ricorderanno esattamente il loro cognome, ma sicuramente rivivranno ore estenuanti in cui l’insegnante, seppur molto preparato, non è riuscito a farvi amare la materia da lui insegnata. Di contro ricorderete quell’insegnante che probabilmente ha cambiato la vostra vita; attraverso il suo insegnamento è riuscito a farmi amare talmente la sua disciplina da segnare la vostra vita, facendovi scegliere addirittura la vostra attuale professione.
Essere insegnanti è in effetti un’attività molto gratificante, ma nella stessa misura non sempre facile. Cosa distingue allora un buon insegnate da uno scadente? Essenzialmente la sua capacità di comunicare! Purtroppo la maggior parte degli insegnati, o formatori, è molto preparato o comunque conosce la materia di insegnamento alla perfezione, anche perché la insegna da ormai da molti anni, ma purtroppo non conosce affatto i propri allievi, ignorando completamente come questi elaborano le informazioni. In pratica non conoscono i loro sistemi rappresentativi né come operano le loro menti. Molti insegnanti sostengono che dal momento che essi conoscono la materia d’insegnamento, ogni limitatezza in fatto di comunicazione sia da attribuirsi unicamente agli studenti i quali, a dir loro, sono incapaci di apprendere.
Molti insegnanti sanno istintivamente come comunicare con i propri allievi, al punto da lanciare ‘messaggi’ che vengono captati immediatamente dagli studenti. Altri invece devono imparare a comunicare. La PNL (programmazione neuro linguistica) fornisce moltissimi elementi per far funzionare il sistema didattico. Al riguardo esaminiamo da vicino il concetto di Sistema Rappresentazionale che sta alla base di una buona ed efficace comunicazione.
Si deve premettere che ogni individuo ha un suo sistema per rappresentare la propria realtà. Infatti il sistema rappresentazionale è il canale attraverso il quale rappresentiamo dentro di noi le informazioni. I tre principali canali sono: uditivo, visivo e cenestesico. Ogni persona comunque ha il propria sistema rappresentazionale primario, cioè quel sistema che preferisce utilizzare per rappresentare le informazioni dentro di sé. Questo sistema primario contraddistingue la persona al punto da determinarne aspetti caratteriali e capacità di apprendimento. Un esempio per capire questo concetto: alcune persone apprendono meglio leggendo libri anziché seguire una lezione, queste sono primariamente visive e meno uditive; di contro vediamo soggetti che ciò che ascoltano lo memorizzano meglio anziché leggerlo, riescono addirittura ascoltando attentamente una lezione ad apprendere meglio che leggere un manuale, queste sono prevalentemente uditive. Le persone cenestesiche invece interpretano la realtà attraverso le sensazioni e le emozioni: una lezione in cui vi sia sentimento, espressioni ricche di emotività vengono recepite al punto da non essere più dimenticate da un cenestesico.
Chi è allora il buon insegnate? Sulla base di quanto abbiamo detto colui che riesce a trasmettere informazioni in cui siano contenuti messaggi visivi, uditivi e cenestesici. Non dimentichiamo che il significato della comunicazione è la risposta che viene evocata, quindi la responsabilità in fatto di comunicazione è di colui che comunica, non di colui che ascolta.
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