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lunedì 14 luglio 2014

Carne di pollo e cancro


 
Migliaia di americani continuano a morire a causa dell'esposizione all'amianto anche a distanza di molti decenni da che ne è stato vietato l'uso, e questo perché i tumori possono impiegare anni prima di manifestarsi. In questo momento ci troviamo in quella che è stata definita "la terza ondata" di malattie legate all'amianto.
La prima ondata è cominciata negli anni '20, tra i minatori di amianto; la seconda fase è stata tra i costruttori navali e i lavoratori edili che hanno utilizzato l'amianto negli anni '30, '40 e '50. Ora che gli edifici che sono stati costruiti con l'uso di questo materiale, alla fine degli anni '60, cominciano ad invecchiare ed a deteriorarsi, non sono più soltanto i lavoratori a essere a rischio, ma ci sono anche rischi potenziali di una notevole esposizione ambientale all'amianto tra i residenti, gli inquilini e i frequentatori di questi edifici, come scolari, impiegati, manutentori e pubblico in generale.

giovedì 9 maggio 2013

Cosa c’è di sbagliato nell’assumere derivati del latte?

 
A cura del Physicians Commitee for Responsible Medicine - http://www.pcrm.org/
 
Molti Americani, alcuni vegetariani inclusi, continuano ad assumere grandi quantità di derivati del latte. Di seguito elenchiamo otto importanti motivi per eliminare i latticini dalla propria dieta.

1-Osteoporosi


L'assunzione del latte è reclamizzata per la prevenzione dell'osteoporosi, sebbene la ricerca clinica pervenga a conclusioni differenti. L'Harvard Nurses' Health Study [1], che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, ha mostrato che l'aumentato consumo di latte non avrebbe alcun effetto protettivo sul rischio di fratture. Infatti, l'aumentata introduzione di Calcio attraverso latticini era associato con un rischio di fratture più elevato. Uno Studio Australiano [2] è pervenuto al medesimo risultato. Inoltre altri Studi [3, 4] non hanno evidenziato alcun effetto protettivo sull'osso da parte del Calcio proveniente dai derivati del latte. Per ridurre il rischio di osteoporosi, va ridotta l'assunzione con la dieta di Sodio e di Proteine animali [5,6], aumentato il consumo di frutta e verdura [8], l'attività fisica [9], e va assicurato un adeguato introito di Calcio da fonti vegetali, come ad esempio la verdura a foglia verde ed i fagioli, come pure prodotti addizionati di Calcio tipo i cereali per la colazione ed i succhi.

2-Malattie Cardiovascolari


I latticini -ivi inclusi formaggio, gelati, latte, burro e yogurt- contribuiscono significativamente ad elevare il contenuto di colesterolo e grassi nella dieta [10]. Le diete ad elevato contenuto di grassi, soprattutto grassi saturi, possono aumentare il rischio di parecchie malattie croniche, comprese le malattie cardiovascolari. Una dieta a base di prodotti vegetali, povera di grassi e che elimini i derivati del latte, in combinazione con attività fisica, abolizione del fumo e controllo dello stress, può non solamente prevenire le malattie cardiache, ma addirittura renderne reversibile il decorso [11]. I derivati dalla frazione non grassa del latte possono essere utilizzati, seppure siano responsabili di altri rischi per la salute, come descritto oltre.

3-Cancro


Alcuni tumori, come ad esempio quello dell'ovaio, sono stati messi in stretta relazione con il consumo di latticini. Lo zucchero contenuto nel latte, il lattosio, viene scisso nell'organismo ottenendo un altro zucchero, il galattosio. A sua volta il galattosio viene ulteriormente catabolizzato da enzimi. Secondo uno Studio del dr. Daniel Cramer e collaboratori a Harvard [12], quando il consumo di latticini eccede quantitativamente la possibilità enzimatica di catabolizzare il galattosio, questo può accumularsi nel sangue, e può danneggiare le ovaie femminili. Alcune donne possiederebbero inoltre livelli di questi enzimi particolarmente bassi, ed il consumo regolare di derivati del latte può triplicare in loro il rischio di sviluppare cancro ovarico.

I tumori della mammella e della prostata sono pure stati messi in relazione con il consumo di derivati del latte, correlazione presumibilmente riferibile, almeno in parte, ad aumentati livelli plasmatici di un composto denominato Insulin-like Growth Factor (IGF-I) [13, 14, 15]. Questo fattore, isolato nel latte vaccino, è stato ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che consumino regolarmente latticini [16]. Altri principi nutritivi che aumenterebbero i livelli di IGF-I sono pure presenti nel latte vaccino. Uno Studio recente mostra come soggetti maschili che presentino elevati livelli di IGF-I avrebbero un rischio quattro volte maggiore di sviluppare cancro prostatico, quando confrontati con i soggetti nei quali i livelli di questo fattore siano bassi [14].

4-Diabete


Il Diabete Insulino-dipendente (tipo I o Diabete Giovanile) è correlato al consumo di latticini. Studi epidemiologici in diversi Paesi dimostrano la presenza di una forte correlazione tra l'uso di latticini e l'incidenza di Diabete Insulino-dipendente [17, 18]. Alcuni Ricercatori nel 1992 [18] hanno individuato una proteina specifica del latte che innescherebbe una reazione autoimmunitaria, che si pensa sia in grado di distruggere le cellule pancreatiche deputate alla produzione di Insulina.

5-Intolleranza al Lattosio


L'intolleranza al Lattosio è un fenomeno comune in molte popolazioni, e negli USA colpisce circa il 95% dei soggetti di origine Asiatica, il 74% dei Nativi, il 70% dei soggetti di origine Africana, il 53% dei soggetti di origine Messicana, mentre colpisce il 15% dei soggetti di razza Caucasica [19]. La sintomatologia, che include problemi gastrointestinali, diarrea e flatulenza, compare perchè l'organismo di questi individui non possiede gli enzimi deputati alla digestione dello zucchero presente nel latte, il Lattosio, appunto. In più oltre ad essere vittime di questi problemi, coloro che bevono latte rischiano di diventare soggetti a rischio di sviluppare altre malattie croniche ed altri disturbi.

6-Tossicità da Vitamina D


Il consumo di latte non fornisce una fonte valida ed affidabile di Vitamina D nella dieta. Differenti campioni di latte sono stati trovati contenere quantità molto variabili di Vitamina D, in alcuni campioni era presente una quantità di Vitamina D cinquecento volte superiore a quella indicata, mentre altri campioni di latte ne contenevano quantità insufficienti o questa Vitamina era addirittura assente [20, 21]. Un eccesso di Vitamina D può essere tossico e può essere responsabile di un eccessivo aumento dei livelli di Calcio in sangue ed urine, di aumentato assorbimento di Alluminio e di depositi di Calcio nei tessuti molli (calcificazioni ectopiche, NdT).

7-Contaminazione


Ormoni sintetici come ad esempio il ricombinante dell'ormone della crescita bovino (rBGH), sono comunemente usati nelle mucche da latte per aumentare la produzione di latte [13]. Visto che le mucche producono quantità di latte in eccesso rispetto a quanto previsto dalla Natura, sono vittime di mastiti od infiammazioni delle mammelle. Il trattamento di queste patologie richiede l'uso di antibiotici, e tracce di questi farmaci e di ormoni sono stati rilevati in campioni di latte e di latticini. Altre sostanze che contaminano frequentemente il latte sono i pesticidi ed altri farmaci.

8-Problemi per la salute dei bambini


Proteine del latte, Zuccheri del latte, grassi e grassi saturi presenti nei latticini possono essere causa di rischi per la salute nei bambini, portando allo sviluppo di malattie croniche quali obesità, diabete e formazione di placche arteriosclerotiche, causa in seguito di patologia cardiaca.

L'American Academy of Pediatrics raccomanda che ai bambini al di sotto dell'anno di vita non venga somministrato latte vaccino intero, poichè la carenza di Ferro è più probabile quando la dieta sia ricca di latticini. I prodotti del latte sono molto poveri di Ferro. Se dovessero costituire una grossa parte della dieta, è più probabile si sviluppi una carenza di Ferro [10]. Le coliche addominali sono un ulteriore problema correlato al consumo di latte. Un bambino su cinque soffre di coliche. I pediatri ne hanno individuato da tempo la causa nel latte vaccino. Sappiamo ora che quando la madre che allatta al seno il bimbo consumi latte vaccino, il bambino puo' andare incontro a coliche addominali. Gli anticorpi della mucca possono passare, attraverso il circolo ematico materno, nel latte materno stesso e da qui al bimbo [22]. Inoltre le allergie alimentari appaiono essere comunemente causate dal consumo di latte, soprattutto nei bambini. Uno Studio recente [23] mette anche in correlazione il consumo di latte vaccino con la stipsi cronica del bambino. I ricercatori suggeriscono che il consumo di latte provochi ragadi od altre lesioni perianali e severo dolore alla defecazione, provocando così stipsi.

Il latte ed i suoi derivati non sono necessari nella dieta e possono, in effetti, essere dannosi per la salute. Consumate una sana dieta a base di granaglie, frutta, verdura, legumi, cibi fortificati quali i cereali ed i succhi. Questi cibi, carichi di principi nutritivi, possono aiutarvi a soddisfare le esigenze individuali di Calcio, Potassio, Riboflavina e Vitamina D con facilità e senza rischi per la salute.

Fondata nel 1985, PCRM è un'organizzazione senza scopo di lucro, sostenuta da 5.000 medici e da 100.000 iscritti.
PCRM
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domenica 17 febbraio 2013

Prevenire il cancro

Fonte: Promiseland
 
Ogni anno a 12,7 milioni di persone nel mondo viene diagnosticato un cancro. E’ la seconda causa principale di morte negli Stati Uniti, superata solo da malattie cardiache. Uccide mezzo milione di americani ogni anno.
A livello globale, muoionomolte più persone di cancro che di AIDS, malaria e tubercolosi messe insieme. Recenti relazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità asseriscono che, senza un’azione immediata di prevenzione, il numero globale di decessi per cancro aumentera di quasi l’80% entro il 2030.
Ecco alcuni passi che si possono adottare oggi per prevenire il cancro.
1. Mangiare cibi che stimolano il sistema immunitario.
Il glutatione è il disintossicante per eccellenza – è fondamentale per aiutare la lotta del sistema immunitario contro il cancro. Una costante assunzione giornaliera di alimenti di sostegno al glutatione è un ottimo modo per mantenere alti i livelli di glutatione nel corpo. Mangiate cibi come gli asparagi, avocado, cavolini di Bruxelles, broccoli, cavoli, cipolle, aglio e noci, cannella, curcuma, cardamomo per incrementare la produzione di glutatione nel vostro corpo.
2. Mangiare molta frutta e verdure crude.
Frutta e verdura colorate sono pieni zeppi di antiossidanti e fibre che aiuta a lavare via le tossine dal sistema. Frutta e verdura cruda mantengono i loro enzimi naturali, che consentono di assorbire la massima quantità di potenti anti-cancro nutrienti e antiossidanti nel flusso sanguigno.
3. Restare lontano, molto lontano da cibi zuccherati.
Lo zucchero danneggia notevolmente il sistema immunitario: studi dimostrano che il consumo di cibi ricchi di zucchero diminuisce le difese immunitarie e fa aumentare i livelli insulina, un potenziale fattore promotore di crescita e sviluppo di cellule tumorali soprattutto del colon, della mammella e della prostata.
4. Ridurre al minimo l’esposizione alle tossine ambientali.
Il National Institutes of Health (NIH) ha classificato 54 composti come agenti cancerogeni umani conosciuti basandosi su studi che indicano che queste sostanze provocano almeno un tipo di cancro nelle persone. Esposizioni più elevate si verificano in un ambiente professionali e di lavoro dove le esposizioni sono maggiori. Ridurre al minimo l’esposizione a cancerogeni noti come i metalli pesanti, bifenili policlorurati (PCB), amianto, diossine, VOC, e pesticidi, scegliere prodotti sicuri, ecologici in tutti i settori della vostra vita.
5. Esercizio regolare.
L’ esercizio fisico aumenta le difese immunitarie e riduce il rischio di cancro, riducendo i livelli di insulina. Ciò crea un “ambiente” nell’organismo che scoraggia la crescita e la diffusione delle cellule tumorali.

domenica 7 ottobre 2012

Noci: Elogio dalla Scienza per proprietà e benefici

Fonte: Dionidream
 
La noce è un frutto di cui si hanno testimonianze antiche: pare che provenga dall’Asia e sia stata introdotta in Italia dai greci. La sua pianta è imponente e maestosa, e oltre che per i suoi pregiati frutti è una pianta molto apprezzata per la qualità del suo legno che è molto ricercato. Le sue foglie sono molto voluminose ed in primavera spuntano i fiori di color verde a cui faranno seguito i frutti delle noci, di forma ovale e ricoperte da una sorta di guscio verde compatto chiamato mallo. Quando le noci giungono a maturazione il mallo si secca e si apre lasciando cadere la noce al suolo; prima di essere consumate le noci hanno bisogno di un periodo in cui devono essere lasciate asciugare, causa la forte umidità accumulata all’interno del mallo.
La noce, oltre a contenere fosforo, calcio, ferro e potassio, è il frutto più ricco di zinco e rame, elementi che solitamente attingiamo dalla carne, motivo per cui le noci sono particolarmente indicate in una dieta vegetariana.
Sono un frutto oleoso e di conseguenza ricco di sostanze nutrienti: il loro potere calorico è molto alto, si pensi che ogni 100 grammi di noci fornisce 580 kilocalorie circa. Tra le vitamine sono presenti la A, B1, B6, F, C e P.
Le noci assomigliano sia alla testa umana ( lo scalpo e il cervello) che alla prostata e sono un esempio primario di ciò che gli antichi erboristi chiamavano ”la dottrina della segnatura” , ovvero erbe o cibi che ricordano varie parti del corpo e che possono essere usate come rimedi per quelle parti del corpo.
Infatti, nel 17° sec. l’erborista William Coles, autore del libro The Art of Simpling and Adam in Eden, affermava che le noci vanno bene per trattare problemi alla testa perchè “hanno la perfetta segnatura della testa”. La scienza della alimentazione ora conferma che le noci contengono nutrimenti necessari per mantenere in salute le funzioni cerebrali, come per esempio gli omega 3, acidi grassi, e la vitamina E.
Altri cancri che la ricerca ha indicato che possono essere soppressi dalle noci includono quello al seno e colorettale. Infatti secondo una ricerca americana le noci, altre ad essere ipercaloriche hanno proprietà antitumorali, in particolare il loro consumo regolare previene l’insorgere del tumore al seno, questo grazie alla abbondante presenza di acidi grassi omega3, oltre ad un alto contenuto di antiossidanti.
Grazie alla presenza di acido alfa-linoleico, hanno anche proprietà digestive e diuretiche.
La vitamina E, caratterizzata da spiccate proprietà antiossidanti, è in grado di tenere sotto controllo i pericolosi effetti dei radicali liberi tanto temuti.
Esiste quindi ora una ricerca clinica relativa alle noci e loro effetto stimolante per il cervello. Negli animali maturi, nutrirsi di noci in modo moderato, migliora la prestazione motoria e cognitiva.
Infine, oltre ai benefici sopra descritti possiamo affermare che le noci hanno ulteriori proprietà: antianemiche, drenanti, energetiche, lassative, nutrienti, rimineralizzanti, vermifughe.
Alcuni importanti studi scientifici
Una ricerca clinica ha constatato che il consumo di noci riduce i biomarker del cancro alla prostata e sopprime la crescita del tumore/cancro di questo organo nel modello animale.
Uno studio ha dimostrato che dieta ricca di noci riduce drasticamente il colesterolo totale e in particolar modo quello LDL, meglio conosciuto come colesterolo “cattivo”.
Diversi studi hanno inoltre dimostrato che il regolare consumo di noci contribuirebbe ad abbassare notevolmente il rischio di sviluppare una coronaropatia.
Da alcune ricerche emerge che le noci hanno proprietà cardioprotettive e che il consumo di 30 grammi al giorno riduce il rischio cardiovascolare.
E’ stato provato che le noci aumentano la qualità dello sperma maschile.
Noci e cervello
Le noci forniscono anche un grande sostegno alla salute del cervello , considerato che il cervello è composto per circa il 30 per cento di grassi acidi omega 3 (primariamente DHA) e richiede la vitamina E e antiossidanti relativi liposolubili che si trovano facilmente nelle noci e che impediscono l’ossidazione ( che diventino rancide).
Un altro studio umano pubblicato sul British Journal of Nutrition nel 2011 ha mostrato che il consumo di noci aumenta il ragionare in modo deduttivo negli studenti universitari.
Noci e sport
Rilevante anche la presenza di un aminoacido essenziale, chiamato arginina, molto importante per la salute delle nostre arterie; infatti l’arginina fornisce alle pareti delle arterie il nitrossido, una sostanza in grado di combattere e prevenire l’arteriosclerosi.
E’ interessante sottolineare come l’arginina, sopra citata, ha la capacità di dilatare i vasi sanguigni che portano il sangue ricco di sostanze energetiche ai muscoli, oltre naturalmente all’ossigeno, migliorando di conseguenza le prestazioni fisiche.
Noci e cosmetica
Spesso, in ambito cosmetico, viene utilizzato l’olio estratto dal mallo delle noci per la preparazione di creme solari protettive o addirittura per la preparazione di lozioni fortificanti per i capelli; infatti l’estratto di noce ha la proprietà di riuscire a penetrare in profondità la fibra capillare donandole un aspetto estetico più morbido e ostacolandone la caduta.
Periodo di raccolta
Il periodo di raccolta delle noci è in autunno, precisamente da metà settembre a fine ottobre, prima di poter essere messe in commercio le noci devono essere sottoposte a smallatura, così da evitare che il guscio si annerisca e al lavaggio per eliminare i residui del mallo.
Per approfondire sugli studi effettuati sulle noci vedi http://www.greenmedinfo.com

martedì 18 settembre 2012

Prevenire i tumori mangiando cavoli, soia e broccoli

 
Una dieta ricca di fibre aiuta l'organismo a prevenire alcune forme di tumori. Al contrario, alcuni ricerche sulla popolazione hanno evidenziato che quegli individui che hanno più elevati consumi di grassi alimentari sono anche quelli con più alte percentuali di morte per cancro della mammella e del colon.
Se già da tempo numerosi studi relativi alle diete e la salute hanno evidenziato un legame fra l'incidenza delle patologie legate al cancro con il tipo di alimentazione, non si era mai approfondito il processo per il quale un determinato alimento potesse agire a livello molecolare, in questa nuova ricerca è stato analizzato proprio questo aspetto.
La ricerca che ha esaminato nel dettaglio gli effetti di vegetali come cavoli, soia e broccoli, sull'organismo umano, è stata condotta presso l'Università di Georgetown (Washington), i risultati sono stati poi pubblicati sulla rivista scientifica The British Journal of Cancer.
I ricercatori hanno studiato nel dettaglio i processi che frenano le malattie delle cellule e aiutano a prevenire quel processo che porta alcune di esse a degenerare in forme cancerogene. Secondo quanto emerso dallo studio l'azione protettiva verrebbe data da due sostanze, l'indole-3-Carbinol (IC3) contenuto in grandi quantità in verdure come broccoli e cavoli e il genistein, un fitoestrogeno contenuto nella soia.
Quando le sostane sopraccitate vengono assunte dall'organismo e vengono assorbite dalle cellule, si ha un potenziamento dell'attività di due geni, il BRCA1 e BRCA2, entrambi appartenenti alla famiglia degli oncosoppressori. Questi particolari geni in condizioni normali sono coinvolti nella regolazione della crescita delle cellule, nello specifico gli oncosoppressori inibiscono la crescita mentre altri geni, gli oncogeni, stimolano la proliferazione cellulare.
Delle mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2 molto spesso portano all'insorgere di alcune forme di tumori che colpiscono alla prostata, al seno o all'ovaio. I due geni svolgono una funzione molto importante nell'organismo, essi hanno il compito di individuare il DNA danneggiato affinché le cellule possano intervenire prontamente per "correggere il problema".
Eliot Rosen, coordinatore della ricerca, spiega che durante la sperimentazione si è notato che un aumento della somministrazione di indole-3-Carbinol (I3C) e di genistein nelle cellule tumorali portava a un incremento, dalle 10 alle 15 volte, dell'attività di riparazione del DNA. Grazie a questo studio si è potuto quindi appurare che i due geni BRCA1 e BRCA2 coinvolti in alcune forme di cancro, possono essere influenzati dalla presenza di determinate sostanze della nostra alimentazione.
Ora che si è appurata l'influenza delle due sostanze, IC3 e genistein, i ricercatori verificheranno l'effettiva efficacia di alcuni integratori presenti sul mercato che secondo quanto dichiarato dai produttori, avrebbero proprio il compito di aiutare l'organismo a prevenire alcune forme di cancro.

domenica 19 agosto 2012

Il te verde potrebbe contrastare la leucemia

Reperto compatibile con LLC, striscio di sangue
Fonte universonline.it

Bere te verde potrebbe contrastare i sintomi della leucemia, un tipo di tumore che colpisce il sistema circolatorio sanguigno o linfatico. Grazie ad un trial clinico, condotto da un gruppo di ricercatori della Mayo Clinic (Minnesota, Usa), è stato possibile esaminare gli effetti di una particolare sostanza contenuta nel te verde, l’epigallocatechina gallato (EGCG), in grado di ridurre il numero di cellule tumorali e le dimensioni dei linfonodi del 50 per cento. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Oncology (JCO, Maggio 2009). Gli effetti del te verde sono stati analizzati su una delle leucemie più comuni, la leucemia linfatica cronica (LLC) (Per leucemia linfatica cronica (LLC) in campo medico, si intende una forma di leucemia, dove piccoli linfociti, si espandono e si accumulano in varie parti del corpo, tra cui il sangue, i linfonodi e il midollo osseo - ndr). I ricercatori spiegano che i pazienti colpiti da questo tipo di leucemia sembrano tollerare alte dosi di EGCG. Nel trial clinico sono stati somministrati 2 grammi di EGCG due volte al giorno con un effetto sui pazienti molto interessante, una diminuzione delle cellule tumorali con una conseguente riduzione dei sintomi della patologia.
I ricercatori del Mayo Clinic studiano già da tempo gli effetti dell’epigallocatechina gallato (EGCG) sui tumori. Qualche anno fa (Blood, Aprile 2004) vennero pubblicati i primi risultati che però riguardavano trial clinici condotti in vitro e su modelli animali. In quel caso i ricercatori spigarono che nel te verde è contenuta una molecola in grado di isolare le vie di comunicazione che servono alle cellule malate per ricevere messaggi di sopravvivenza, inoltre, l’epigallocatechina gallato ostacola i processi chimici delle cellule tumorali interferendo col processo di formazione di vasi sanguigni che servono al tumore per ricevere il nutrimento.
A differenza del passato, il nuovo trial clinico ha coinvolto 33 pazienti ai quali sono state somministrate per via orale otto differenti dosi (tra i 400 e i 2000 mg) di un composto il cui principio attivo è costituito essenzialmente da EGCG. In base ai dati raccolti, la dose massima tollerabile è quella di 2000 mg per due volte al giorno.
Tait Shanafelt, il ricercatore che ha guidato lo studio, spiega che dai dati raccolti si è riscontrata una buona tolleranza da parte dei pazienti di dosi elevate dell’estratto del te verde ma non solo, l’aspetto più interessante riguardava la regressione della patologia che si verificava in molti di loro. L’esperto spiega che nella maggioranza dei soggetti reclutati per il trial con un ingrossamento di linfonodi si è riscontrata una diminuzione consistente, intono al 50 per cento, delle loro dimensioni.
Anche se i risultati ottenuti sono molto interessanti, i ricercatori spiegano che il te verde da solo non sarà sufficiente per contrastare l’insorgenza della leucemia. Grazie a questa scoperta si potranno però realizzare dei farmaci, in grado di stabilizzare la LLC, utili per migliorare l’efficacia delle terapie anti-cancro.

Sono un bevitore di tè verde...

Fonte: Promiseland

…ma non amo in particolar modo il suo sapore. Lo bevo, in tutta onestà, perché a detta di molti fa bene e aiuta a mantenere il peso corporeo sotto controllo.
Ma di recente ho deciso fare un passo avanti e di voler conoscere più a fondo quali e quanti sono i benefici di cui tanto si parla a proposito del tè verde! Originario della Cina, questo tè e stato adoperato per migliaia di anni come una medicina, con usi che vanno dal controllo della pressione arteriosa fino ad arrivare alla prevenzione del cancro. La ragione per cui il tè verde apporta tanti benefici alla salute pare sia legato alla presenza di un’alta quantità di antiossidanti e polifenoli rispetto ad esempio al tè nero che nel processo di trasformazione e fermentazione perde questi suoi elementi.
Il tè verde accelera il metabolismo: i polifenoli presenti, lavorano intensificando i livelli di ossidazione dei grassi e influenzando la velocità con cui l’organismo trasforma il cibo in calorie. Aiuta a regolare e stabilizzare i livelli di glucosio nel sangue, rallentando l’aumento della glicemia soprattutto se bevuto dopo aver mangiato, evita picchi di insulina ed il conseguente accumulo di grasso (quindi direi adatto anche per le persone diabetiche). Il tè verde riduce i livelli di colesterolo cattivo nel sangue migliorando il rapporto tra colesterolo LDL e HDL.
Gli scienziati pensano che il tè verde agisca anche sul rivestimento dei vasi sanguigni, aiutandoli a mantenersi rilassati e maggiormente flessibili in grado così, di resistere, alle variazioni della pressione arteriosa contrastando tra le altre cose, la formazione di coaguli causa primaria degli attacchi di cuore. Il consumo regolare di tè verde ridurebbe così sensibilmente il rischio di pressione alta. Studi condotti in laboratorio hanno inoltre evidenziato come il tè verde sia in grado di proteggere le cellule celebrali dalla morte e di riparare quelle danneggiate; per questo si pensa possa essere utilizzato come terapia preventiva al fine di ritardare il deterioramente cellulare causato ad esempio dal morbo di Alzheimer e dal Parkinson.
Viene consigliato come terapia preventiva anti cancro perché sarebbe in grado di contrastare ed eliminare le cellule tumorali senza danneggiare il tessuto sano circostante (studi clinici riportano questa efficacia soprattutto nei casi di cancro all’esofago e al seno).
Le catechine presenti nel tè verde svolgono una funzione antibatterica e anti infiammatoria: sono in grado di distruggere batteri e virus che causano infezioni alla gola, l’ insorgere di carie dentali e altre patologie del cavo orale; mentre la teanina, aminoacido naturale presente nelle foglie di tè, riduce lo stress mentale e fisico producendo una sensazione di rilassamento, come una sorta di anti depressivo tutto green!
Il tè verde inoltre attenua i segni dell’ invecchiamento e la formazione delle rughe, grazie alle sue proprietà antiossidanti; altri studi hanno dimostrato inoltre che l’applicazione topica dello stesso riduce sensibilmente i danni provocati dal sole sulla pelle.
Questi sono solo alcuni dei numerosi benefici… Ma quanto se ne dovrebbe bere?
Devo dire che qui la mia ricerca si è un pò per così dire “arenata” nel senso che numerose sono le scuole di pensiero: chi dice una tazza al giorno, chi ne consiglia cinque e chi addirittura sostiene se ne possano bere fino a dieci tazze. Io per esperienza posso dire che: se siete sensibili alla caffeina una tazza di tè verde dovrebbe essere il vostro limite massimo essendo comunque questa sostanza presente nel tè verde sotto forma di teina; inoltre se avete problemi legati a carenze di ferro e acido folico il tè verde non è consigliabile data la presenza di tannini che ne diminuiscono sensibilmente l’assorbimento.
Come sempre affidatevi e fidatevi soprattutto del vostro corpo: da soli con l’andare del tempo riuscirete a capire qual’ è la dose giusta per voi, di questa portentosa bevanda, il cui gusto non particolarmente piacevole viene compensato però dalla presenza di innumerevoli qualità positive utili per il benessere del nostro organismo.

martedì 7 agosto 2012

Cancro: Nature, chemioterapia ne rafforza crescita e resistenza

RM di carcinoma prostatico
Fonte: AGI

(AGI) - Parigi, 5 ago. - La chemioterapia usata da decenni per combattere il cancro in realta' puo' stimolare, nelle cellule sane circostanti, la secrezione di una proteina che sostiene la crescita e rende 'immune' il tumore a ulteriori trattamenti. La scoperta, "del tutto inattesa", e' stata pubblicata sulla rivista Nature ed' e' frutto di uno studio statunitense sulle cellule del cancro alla prostata tesa ad accertare come mai queste ultime siano cosi' difficili da eliminare nel corpo umano mentre sono estremamente facili da uccidere in laboratorio. Sono stati analizzati gli effetti di un tipo di chemioterapia su tessuti raccolti da pazienti affetti da tumore alla prostata. Sono state scoperte "evidenti danni nel Dna" nelle cellule sane intorno all'area colpita dal cancro. Queste ultime producevano quantita' maggiori della proteina WNT16B che favorisce la sopravvivenza delle cellule tumorali. La scoperta che "l'aumento della WNT16B...interagisce con le vicine cellule tumorali facendole crescere, propagare e, piu' importante di tutto, resistere ai successivi trattamenti anti-tumorali...era del tutto inattesa", ha spiegato il co-autore della ricerca Peter Nelson del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle nello stato di Washington La novita' conferma tra l'altro un elemento noto da tempi tra gli oncologi: i tumori rispondono bene alle prime chemio salvo poi ricrescere rapidamente e sviluppando una resistenza maggiore ad ulteriori trattamenti chemioterapoci. Un dato dimostrato dalla percentuale di riproduzione delle cellule tumorali tra i vari trattamenti. "I nostri risultati indicano che il danno nelle cellule benigne puo direttamente contribuire a rafforzare la crescita 'cinetica' del cancro", si legge nello studio che, hanno spiegato i ricercatori, ha trovato conferma anche nei tumori al seno e alle ovaie Ma la scoperta potrebbe aprire la strada allo sviluppo di un trattamento che non produca questo dannoso effetto collaterale della chemioterapia: "Per esempio un anticorpo alla WNT16B, assunto durante alla chemio, potrebbe migliorane la risposa uccidendo piu' cellule tumorali. In alternativa si potrebbero ridurre le dosi della chemio". (AGI) .

lunedì 30 luglio 2012

Bill Clinton, un anno dopo: vegan

Fonte: scienzavegetariana

Sempre più in forma e ora completamente vegan, per guarire dalla cardiopatia.


[COMUNICATO STAMPA]
BILL CLINTON, UN ANNO DOPO:
SEMPRE PIU' IN FORMA E SEMPRE PIU' VEGAN.
VERSO LA GUARIGIONE DALLA CARDIOPATIA
GRAZIE ALL'ALIMENTAZIONE 100% VEGETALE.
IMPEGNATO ANCHE IN UN'OPERA DI PREVENZIONE NELLE SCUOLE.
9 settembre 2011

Era di un anno fa la notizia che che l'ex Presidente USA Bill Clinton aveva deciso di seguire un'alimentazione "quasi vegan", cioè basata sull'assunzione di frutta, verdura, legumi, cereali e noci e di aver eliminato carne (e quasi del tutto il pesce), uova e latte dalla propria dieta. Oggi Bill Clinton dichiara di essere completamente vegan, quindi di seguire un'alimentazione 100% vegetale.
I suoi motivi sono prettamente salutistici: il fine è non solo prevenire la progressione della sua cardiopatia ischemica (per la quale ha già subito un intervento cardiochirurgico dopo l'infarto) ma anche favorirne la regressione e assicurarsi una serena longevità con i potenziali nipoti a venire.
Dopo gli interventi subiti da Clinton nel 2010, di angioplastica e impianto di stent, il dott. Ornish ha contattato l'ex presidente e, come il medico stesso riferisce, gli ha "indicato che i cambiamenti moderati nella dieta e nello stile di vita che aveva già compiuto non erano sufficienti e prevenire la progressione della sua cardiopatia ischemica, ma che le ricerche dimostravano come un cambiamento più radicale potesse addirittura farla regredire".
Aggiunge il dottor Caldwell Esselstyn, Jr, autore di "Prevenire e curare la cardiopatia" e direttore del programma di prevenzione e cura cardiovascolare - basato su un'alimentazione 100% vegetale a basso contenuto di grassi - al Cleveland Clinic Wellness Institute: "La cardiopatia ischemica è una malattia causata dal cibo. Bisogna passare dalla tipica alimentazione occidentale ricca di grassi, carne e latticini a questo tipo di stile alimentare."
Bill Clinton ha anche studiato le conclusioni del "China Study": una ricerca del 1938, reiterata nel 1989, condotta su un totale di 16.000 individui tra la Cina e Taiwan), distribuiti tra 300 villaggi di aree vastissime del paese che vanno dalle vaste contee rurali alle regioni industrializzate. Esso ha fornito ai ricercatori una rara visione di primo piano sui complessi collegamenti tra abitudini alimentari e l'insorgenza di diverse malattie e morte. Il Dr T. Colin Campbell, biochimico nutrizionista presso la Cornell University, responsabile della ricerca e direttore USA del Progetto Cina, negli ultimi 45 anni ha pubblicato più di 300 articoli su riviste scientifiche e condotto ricerche estensive sugli effetti del cibo sulla salute.
Le malattie che la ricerca cinese etichettò come "malattie del benessere" - malattia coronarica, ictus, ipertensione, cancro alla mammella, del colon, della prostata, del polmone, del sangue, del cervello, diabete, osteoporosi - erano rilevabili nei ceti sociali più ricchi che avevano fatto del consumo di carne uno status quo. La maggiore assunzione di proteine di origine animale e i maggiori livelli di azoto ureico - scarto del metabolismo delle proteine - erano i principali fattori correlati con le malattie del benessere.
D'altra parte i ricercatori trovarono che maggiore era la percentuale di proteine vegetali nell'alimentazione, minore era il rischio di essere soggetti a quelle malattie. Ma le malattie del benessere non sono inevitabili. Secondo il dott. Campbell "la trasformazione tumorale delle cellule sane è apparentemente attivata da un'alimentazoine ricca di proteine (e grassi) animali e disattivata da un'alimentazione ricca di proteine vegetali (e povera di grassi). Questo vale persino se il cancro è già insorto."
Afferma Clinton, come riportano varie agenzie e articoli pubblicati in questi giorni sui giornali americani: "Sostanzialmente ho concluso che stavo giocando alla roulette russa, perché se anche negli anni passati avevo modificato un po' la mia dieta e avevo diminuito le calorie totali e buona parte del colesterolo del cibo che mangiavo, stavo comunque ingerendo molto colesterolo aggiuntivo, senza sapere che il mio corpo era in grado di produrne il necessario. Se non avessi assunto tutto quel colesterolo, non avrei avuto il blocco alle arterie che ho avuto nel 2010. In quel momento ho deciso di cambiare davvero."
Continua Clinton: "Ora tutti i miei esami del sangue sono buoni, i miei parametri vitali (pressione, polso, ecc.) sono buoni, mi sento bene e ho anche più energia". Il suo obiettivo attuale è arrivare a 83 kg, quanto pesava a 13 anni.
Clinton sta anche usando le sue nuove conoscenze e convinzioni sul tema per aiutare i bambini: la Fondazione Clinton ha iniziato una collaborazione con l'Associazione Americana per il Cuore e sta aiutando 12.000 scuole a promuovere l'esercizio fisico e a offrire pasti più bilanciati, in modo che, tra pochi decenni, coloro che sono bambini oggi non abbiano a soffrire di danni cardiovascolari come successo a lui.
Conclude la dottoressa Luciana Baroni, presidente di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana: "La nostra associazione da anni lavora per portare anche in Italia la conoscenza di queste informazioni e questi studi, sia al pubblico generale che ai professionisti della medicina e della nutrizione. Speriamo che la divulgazione di questi dati anche da un personalità così nota possa aiutare tante persone a rendersi conto che è attraverso la propria aliementazione che si può evitare di ammalarsi e si può anche guarire. L'attuale alimentazione a base di carne, pesce, latte, uova è estremamente dannosa e carente di nutrienti protettivi: una alimentazione a base vegetale è quella fisiologica per il corpo umano, meno costosa per le nostre tasche, meno dannosa per l'ambiente, più gustosa e appetitosa, e più etica per tutti".

Comunicazione a cura di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana
http://www.scienzavegetariana.it - info@scienzavegetariana.it

Note:
Societa' Scientifica di Nutrizione Vegetariana - SSNV si prefigge di fornire ai professionisti della salute e alla popolazione generale informazioni corrette sulla nutrizione a base di cibi vegetali (c.d. plant-based nutrition) e sui suoi rapporti con la salute.

domenica 10 giugno 2012

Come usare l’oppio per combattere i tumori

Papavero da oppio
Fonte: WiredNews

Produrre composti antitumorali sfruttando il dna dell'oppio. Le basi di questa idea sono spiegate su Science, in uno studio del Centre for Novel Agricultural Products dell' Università di York e dei laboratori australiani della farmaceutica GlaxoSmithKline; in particolare vi sono descritti il meccanismo e i geni — 10 in tutto — grazie ai quali il fiore dell'oppio (Papaver somniferum), solitamente coltivato per ottenere farmaci e stupefacenti, sintetizza la noscapina, un alcaloide già noto per le sue proprietà antitumorali.
La noscapina, isolata dal papavero dell'oppio nel 1817, è usata da almeno 50 anni per la sua efficacia come antitosse. I suoi effetti su molti tipi di cancro sono stati invece dimostrati dal 1998, e sono legati alla capacità di bloccare la divisione delle cellule, inducendone la morte programmata (apoptosi). Malgrado la noscapina funzioni meglio di altre molecole tradizionalmente usate in chemioterapia (vedi i taxani), ad oggi non si conosce il procedimento per sintetizzarla in modo efficiente (ed economico) in laboratorio, per avviarne una produzione su larga scala.
È per questo che lo studio dei ricercatori di York e di Gsk potrebbe rivelarsi molto importante. Gli scienziati, guidati da Thilo Winzer, sono partiti dal papavero dell'oppio della Tasmania, la varietà caratterizzata dai più alti valori di noscapina, e hanno osservato che essa esprimeva un certo numero di geni assenti nei papaveri privi della sostanza. Quindi hanno incrociato le varietà, per comprendere come questi geni venissero ereditati. La risposta è: tutti insieme.
A quel punto, il cluster genico è stato isolato, clonato e sequenziato. Inasp ettatamente, è risultato essere, da solo, responsabile di tutti i processi di biosintesi della noscapina: " Questa stringa codificante - afferma Winzer - se presente in doppia copia nel genoma, porta la pianta a produrre alti livelli di noscapina; se invece ve n'è un a sola copia, la quantità di principio attivo prodotta è inferiore".
" Con questa sola scoperta siamo ora in grado di realizzare uno schema della via metabolica della molecola. Di solito servono anni di ricerche", ha aggiunto Ian Graham, direttore del centro dell'ateneo inglese, ammettendo la fortuna sfacciata di questo studio. Su queste preziose informazioni, che serviranno per avviare una produzione più efficiente della pianta e della noscapina, potrà contare un domani la lotta ai tumori.

domenica 22 gennaio 2012

Leucemia infantile e centrali nucleari

Fonte: Promiseland


Un articolo comparso sul quotidiano Le Monde di venerdì 13 gennaio dava notizia di uno studio francese che ha rilevato un’incidenza doppia della leucemia (cancro del sangue) tra i bambini che abitano vicino ad una centrale nucleare.
È difficilmente contestabile, un campanello d’allarme inquietante: i bambini che abitano vicino (meno di cinque chilometri) ad una della diciannove centrali nucleari francesi hanno il doppio delle probabilità di ammalarsi di leucemia.
Questa è la conclusione di uno studio pubblicato sul sito dell’International Journal of Cancer e riportato da varie altre testate, preso anche in considerazione nello studio sulla pericolosità delle centrali nucleari in genere.
Lo studio è stato condotto da Jacqueline Clavel, direttrice dell’unità 754 dell’Iserm (istituto nazionale della salute e della ricerca medica) e anche se non mette in evidenza i fattori scatenanti stabilisce appunto che il dato rilevato è che le leucemie hanno un’incidenza doppia nei bambini che abitano a meno di cinque chilometri da una centrale nucleare.
La leucemia acuta rappresenta il 30% dei casi di tumore nei bambini, una percentuale che ha fatto ritenere opportuna la creazione , nel 1990, di un registro nazionale delle emopatie del bambino, secondo il quale, nella fascia di età da 0 a 14 anni, in questi anni, il numero di nuovi casi/anno è rimasto stabile a circa 470. L’incidenza di tale malattia nella fascia 15-19 anni, invece, è di 80 casi/anno.
I fattori di rischio responsabili non sono ancora stati chiaramente identificati, la genetica è messa in causa solo nel 5% dei casi di leucemia acuta, mentre tra i fattori ambientali l’indice accusatorio è puntato sulle radiazioni.
Non è la prima volta che vengono svolti studi del genere in Europa, su bambini ed adolescenti che vivono in prossimità di centrali nucleari.
In novembre 2011 è stato stilato un rapporto congiunto dall’Autorità di sicurezza nucleare, dalla Direzione generale della sanità e dalla Direzione generale della prevenzione dei rischi francesi, in cui le conclusioni affermano che le prove statistiche dei diversi studi non permettono di giudicare con certezza la situazione.
Certi studi presi in esame mettono ben in evidenza delle relazioni tra i casi di bambini che abitano nelle vicinanze di tre siti nucleari (Sellafield in Inghilterra, Dounreay in Scozia e Krümmel in Germania), mentre altri studi non mostrano tali evidenze.
Jacqueline Clavel e la sua équipe, con gli studiosi dell’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare (IRSN) hanno lavorato basandosi sul registro nazionale delle malattie ematiche dei bambini, prendendo in esame il periodo 2002-2077. Lo studio comparativo ha messo a confronto 2753 bambini di meno di quindici anni di età che si sono ammalati di leucemia in quegli anni, con altri trentamila bambini (5000 all’anno) della stessa età. Allo stesso tempo sono stati esaminati i casi di leucemia sviluppatisi tra i bambini che vivevano a meno di cinque chilometri da una centrale nucleare e i casi sviluppatisi tra i bambini che vivevano altrove.
I risultati sono chiari: i bambini che vivono a meno di cinque chilometri da una centrale hanno il doppio delle probabilità di ammalarsi di quelli che vivono più lontani. Con dei picchi ancora maggiori se la fascia di età presa in esame scende al di sotto dei cinque anni di età.
Secondo il Professore William Dab i risultati di questa ricerca hanno il valore di un segnale d’allarme sanitario.
È stata scartata anche l’ipotesi che la dispersione nell’atmosfera possa essere la causa dell’aumento di leucemie, essendo questi rilasci mille volte inferiori rispetto alla radioattività naturalmente presente nell’ambiente, sono altri quindi i fattori da identificare.
I parametri presi in considerazione per portare a compimento questo studio sono stati ritenuti molto validi da epidemiologi competenti: l’ampiezza dei soggetti presi in considerazione e la qualità dei dati esaminati conferiscono autorevolezza allo studio e il suo valore certo come segnale d’allarme sanitario da tenere in considerazione e sorvegliare con la più grande attenzione, tanto più che si trova in linea con gli studi tedeschi al riguardo, ha dichiarato il Professor William Dab del Conservatorio nazionale di arti e mestieri.
Jacqueline Clavel si auspica che altri ricercatori europei seguiranno l’esempio e saranno incitati a svolgere studi sull’incidenza delle dosi di radiazioni in base al luogo di residenza. L’epidemiologa dichiara anche: “Il nostro studio mostra un’associazione tra leucemia e vicinanza con una centrale nucleare. Ma finché non avremo individuato i fattori in causa non potremo trarne delle conclusioni utili per la prevenzione.”

venerdì 6 gennaio 2012

I danni della carne o i benefici del vegetarismo?

Fonte: Franco Libero Manco - Associazione Vegetariana Animalista, in collaborazione con A.B.I.N. (Associazione Bergamasca di Igiene Naturale) - www.vegetariani-roma.it

Spesso qualche nutrizionista onnivoro in fase denigratoria del sistema vegetariano sostiene che non sia la mancanza di carne nell’alimentazione dei vegetariani a dare loro migliore salute ma un più corretto stile di vita che tale scelta comporta, cioè i mangiatori di carne hanno generalmente anche un cattivo stile di vita mentre i vegetariani sono generalmente più attenti al loro benessere. I due aspetti, a mio avviso, sono altrettanto importanti per conservare la salute, però succede che anche se gli onnivori seguono sani stili di vita sono ugualmente soggetti a molte patologie contemporanee, mentre i vegetariani, pur non seguendo sani stili di vita, si ammalano molto di meno.

Le statistiche ufficiali in tal senso fanno riferimento alla condotta comune delle persone onnivore, sia che facciano eccessivo o poco uso di carne, così come le statistiche che riguardano i vegetariani fanno riferimento a tutti i vegetariani non solo ai più virtuosi, cioè compresi coloro che scelgono di non nutrirsi di animali per scelta etica e che spesso trascurano l’aspetto salutistico del problema.

La letteratura scientifica vegetariana e tutti gli scienziati indipendenti hanno ribadito e ribadiscono che le malattie generate dalla carne non dipendono dal fatto che la carne derivi da animali trattati con medicinali, ma che sono le proteine proprie della carne sia che provengano da animali terricoli, da pesci, da latticini o da uova.

Anche se un individuo vive in conformità alle leggi naturali ma mangia carne gli effetti protettivi delle verdure vengono in gran parte neutralizzati dai prodotti carnei. La carne fa male non perché gli animali non sono più allevati allo stato naturale ma perché è un alimento incompatibile con i processi biochimici dell’essere umano per natura fruttariano. E tutto ciò che non è adatto alla nostra alimentazione non può che apportare danni. Se fosse un alimento compatibile il nostro organismo non produrrebbe radicali liberi, leucocitosi, crisi enzimatica, carenza di vitamine, aumento di colesterolo, aumento del battito cardiaco, acidificazione del sangue, prelazione di calcio, uricemia, ipertensione, reumatismo, gotta, cancro..

Non c’è stile di vita in grado di neutralizzare tutti gli effetti deleteri della carne. A tal proposito vale la pena ricordare che le scorie accumulate dagli alimenti troppo ricchi di proteine come la carne, oltre ad acidificare il sangue, sono causa di tutte le manifestazioni uricemiche, di obesità, diabete, calcolosi, reumatismo, nevralgie, dispepsie, eczemi, arteriosclerosi, ipertensione, stitichezza, allergie ecc.. Infatti le leggi di Graham sul cibo elettivo dimostrano che esiste un rapporto preciso e definitivo tra costituzione fisica di un animale e il suo cibo elettivo che è quello che serve al meglio i suoi interessi biologici, psicologici, conservativi e ambientali. In modo più dettagliato riporto le considerazioni del dr. Valdo Vaccaro.

“La carne genera l’aldeide malonica (sostanza cancerogena al 100% che si sviluppa con la cottura della carne, l’acreolina (dalla cottura dei grassi, ultratossica per il fegato), l’adrenalina (dal terrore indescrivibile provato dalle bestiole nei macelli), il dietilsilbestrolo (causatore di cancro all’apparato genitale femminile), l’acido apocolico e il 3-metil-colantrene (composti chimici cancerogeni derivati dal contatto dei prodotti di decomposizione carnea coi nostri acidi biliari, l’acido colico e l’acido disossicolico, il beta-glicoronidasi e l’alfa-deiprossilasi (enzimi cancerogeni derivati da batteri intestinali di carni e pesce crudi), il coprosterolo (sterolo cancerogeno da carne e pesce crudi e cotti), la cadaverina (dall’aminoacido lisina), gli etil e metil-mercaptani (dalla cisteina e dalla metionina), la putrescina-agmatina-tiroxina-fenolo (veleni generati dalla cottura di carne e pesce), il solfuro d’idrogeno e l’acido acetico, l’albumina, la fibrina e la gelatina, derivate dal brodo di carne (causatore accertato di morie a gruppi di cani alimentati a brodo), le ptomaine (sostanze che prendono il nome da ptoma, che in greco significa cadavere), il benzopirene, le nitrosammine e le aflatossine (micidiali cancerogeni), i radionuclidi o radicali liberi, le purine (sostanze azotate derivanti soprattutto dal pesce, anche crudo, anche fresco e anche sanissimo, che fanno aumentare paurosamente l’acido urico nel sangue), indolo, scatolo, acido lattico, alte dosi di colesterolo, trigliceridi e acidi urici, estrogeni ed antitiroidei, sulfamidici, cortisonici, beta-bloccanti, ammoniaca, vaccini ecc.

Inoltre con la frollatura la carne appena macellata subisce il cosiddetto rigor mortis, determinato dalla contrazione delle strutture muscolari, che raggiungono la massima intensità entro 1-2 giorni. Si ha poi una parziale e graduale demolizione delle proteine muscolari e del collagene: questo fenomeno (detto frollatura molto importante per il gusto e la tenerezza della carne) avviene a bassa temperatura e varia in base al tipo di carne: per quelle bovine la durata è di almeno 5 giorni.

Chi sostiene l’utilità della carne…
1) non prende in considerazione la struttura del corpo umano morfologicamente strutturato per cibarsi di frutti, vegetali, semi e radici.
2) non considera la funzione degli enzimi nella digestione che con la cottura della carne vengono distrutti.
3) non differenzia le vitamine vere dalle vitamine sintetiche, tra minerali organici e minerali inorganici.
5) non considera gli esperimenti di Kautchakoff del 1930 sulla proliferazione dei leucociti nel sangue (da 6000 a 18000 per mmc di sangue) ad ogni pasto carneo.
6) non considera il grado di l’alcalinità del sangue umano.
7) non valuta la scarsità di acido cloridrico presente nello stomaco umano (20 volte inferiore a quella presente negli animali carnivori), e quindi l’incapacità del nostro apparato di disgregare le proteine della carne.
8) non valuta la totale assenza di enzimi uricase antiurici nel corpo umano (a differenza degli animali carnivori che ne sono ben dotati) e quindi l’incapacità assoluta del corpo umano di neutralizzare i micidiali effetti urici delle carni.
9) non considera i gravissimi danni provocati dalla cottura dei cibi e in particolare dei tanti grassi animali”.

domenica 9 ottobre 2011

Yogurt e asma, uova e cancro

Fonte: AgireOra

Due nuovi studi riportano rischi del consumo di yogurt in gravidanza e del consumo di uova collegato al cancro.
Riportiamo due "notizie flash" divulgate dal PCRM, l'associazione di medici statunitensi per una medicina responsabile, sul tema dei danni alla salute umana del consumo di uova e latticini. Si tratta delle conclusioni di due studi pubblicati di recente.
Consumo di uova associato al cancro
Il consumo di uova e' associato allo sviluppo del cancro alla prostata, secondo un nuovo studio finanziato dall'Istituto Nazionale per la Salute statunitense. Consumando due uova e mezza in media la settimana, gli uomini che hanno partecipato a questo studio di popolazione hanno aumentato dell'81% il loro rischio di sviluppare una forma mortale di cancro alla prostata, in confronto a coloro che hanno consumato meno di mezzo uovo la settimana.
I ricercatori hanno seguito un gruppo di 27.607 uomini che erano parte di uno studio di popolazione ("Health Professionals Follow-up Study") eseguito tra il 1994 e il 2008.
Inoltre, per gli uomini che avevano gia' avuto un cancro alla protestata, mangiare pollame e carne rossa trasformata ha aumentato il loro rischio di morte.
Reference dello studio:
Richman EL, Kenfield SA, Stampfer MJ, Giovannucci EL, Chan JM. Egg, red meat, and poultry intake and risk of lethal prostate cancer in the prostate specific antigen-era: incidence and survival. Cancer Prev Res. Published ahead of print September 19, 2011; DOI:10.1158/1940-6207.CAPR-11-0354.
Fonte:
PCRM, Eating Eggs Linked to Cancer, 3 ottobre 2011
Lo yogurt della mamma mette il bambino a rischio di asma
Le donne in gravidanza che mangiano yogurt possono mettere il loro futuro bambino a rischio di amsa, secondo una nuova ricerca svolta in Danimarca. Il consumo di yogurt a basso contenuto di grassi durante la gravidanza e' associato allo sviluppo di asma e rinite allergica durante l'infanzia del bambino, mentre il consumo di yogurt intero e' associato allo sviluppo di rinite allergica nell'adolescenza.
In termini numerici, e' stato riscontrato che il consumo di yougurt margo e' associato a un aumento del 60% dell'asma e all'80% di rinite allergica, rispetto al non consumare affatto yogurt. I dati sono stati ricavati dallo studio di popolazione "Danish National Birth Cohort", che comprende 61.912 donne.
Reference dello studio:
Maslova E, Halldorsson TI, Stom M, Olsen SF. Low-fat yoghurt intake in pregnancy associated with increased child asthma and allergic rhinitis risk: a prospective cohort study. Poster presented as part of the European Respiratory Society's Annual Congress, Amsterdam, Netherlands, 25 September 2011.
Fonte:
PCRM, Mom's Yogurt Puts Baby at Risk for Asthma, 3 ottobre 2011

giovedì 15 settembre 2011

Bill Clinton, un anno dopo: vegan

Era di un anno fa la notizia che che l'ex Presidente USA Bill Clinton aveva deciso di seguire un'alimentazione "quasi vegan", cioè basata sull'assunzione di frutta, verdura, legumi, cereali e noci e di aver eliminato carne (e quasi del tutto il pesce), uova e latte dalla propria dieta. Oggi Bill Clinton dichiara di essere completamente vegan, quindi di seguire un'alimentazione 100% vegetale.
I suoi motivi sono prettamente salutistici: il fine è non solo prevenire la progressione della sua cardiopatia ischemica (per la quale ha già subito un intervento cardiochirurgico dopo l'infarto) ma anche favorirne la regressione e assicurarsi una serena longevità con i potenziali nipoti a venire.
Dopo gli interventi subiti da Clinton nel 2010, di angioplastica e impianto di stent, il dott. Ornish ha contattato l'ex presidente e, come il medico stesso riferisce, gli ha "indicato che i cambiamenti moderati nella dieta e nello stile di vita che aveva già compiuto non erano sufficienti e prevenire la progressione della sua cardiopatia ischemica, ma che le ricerche dimostravano come un cambiamento più radicale potesse addirittura farla regredire".
Aggiunge il dottor Caldwell Esselstyn, Jr, autore di "Prevenire e curare la cardiopatia" e direttore del programma di prevenzione e cura cardiovascolare - basato su un'alimentazione 100% vegetale a basso contenuto di grassi - al Cleveland Clinic Wellness Institute: "La cardiopatia ischemica è una malattia causata dal cibo. Bisogna passare dalla tipica alimentazione occidentale ricca di grassi, carne e latticini a questo tipo di stile alimentare."
Bill Clinton ha anche studiato le conclusioni del "China Study": una ricerca del 1938, reiterata nel 1989, condotta su un totale di 16.000 individui tra la Cina e Taiwan), distribuiti tra 300 villaggi di aree vastissime del paese che vanno dalle vaste contee rurali alle regioni industrializzate. Esso ha fornito ai ricercatori una rara visione di primo piano sui complessi collegamenti tra abitudini alimentari e l'insorgenza di diverse malattie e morte. Il Dr T. Colin Campbell, biochimico nutrizionista presso la Cornell University, responsabile della ricerca e direttore USA del Progetto Cina, negli ultimi 45 anni ha pubblicato più di 300 articoli su riviste scientifiche e condotto ricerche estensive sugli effetti del cibo sulla salute.
Le malattie che la ricerca cinese etichettò come "malattie del benessere" - malattia coronarica, ictus, ipertensione, cancro alla mammella, del colon, della prostata, del polmone, del sangue, del cervello, diabete, osteoporosi - erano rilevabili nei ceti sociali più ricchi che avevano fatto del consumo di carne uno status quo. La maggiore assunzione di proteine di origine animale e i maggiori livelli di azoto ureico - scarto del metabolismo delle proteine - erano i principali fattori correlati con le malattie del benessere.
D'altra parte i ricercatori trovarono che maggiore era la percentuale di proteine vegetali nell'alimentazione, minore era il rischio di essere soggetti a quelle malattie. Ma le malattie del benessere non sono inevitabili. Secondo il dott. Campbell "la trasformazione tumorale delle cellule sane è apparentemente attivata da un'alimentazoine ricca di proteine (e grassi) animali e disattivata da un'alimentazione ricca di proteine vegetali (e povera di grassi). Questo vale persino se il cancro è già insorto."
Afferma Clinton, come riportano varie agenzie e articoli pubblicati in questi giorni sui giornali americani: "Sostanzialmente ho concluso che stavo giocando alla roulette russa, perché se anche negli anni passati avevo modificato un po' la mia dieta e avevo diminuito le calorie totali e buona parte del colesterolo del cibo che mangiavo, stavo comunque ingerendo molto colesterolo aggiuntivo, senza sapere che il mio corpo era in grado di produrne il necessario. Se non avessi assunto tutto quel colesterolo, non avrei avuto il blocco alle arterie che ho avuto nel 2010. In quel momento ho deciso di cambiare davvero."
Continua Clinton: "Ora tutti i miei esami del sangue sono buoni, i miei parametri vitali (pressione, polso, ecc.) sono buoni, mi sento bene e ho anche più energia". Il suo obiettivo attuale è arrivare a 83 kg, quanto pesava a 13 anni.
Clinton sta anche usando le sue nuove conoscenze e convinzioni sul tema per aiutare i bambini: la Fondazione Clinton ha iniziato una collaborazione con l'Associazione Americana per il Cuore e sta aiutando 12.000 scuole a promuovere l'esercizio fisico e a offrire pasti più bilanciati, in modo che, tra pochi decenni, coloro che sono bambini oggi non abbiano a soffrire di danni cardiovascolari come successo a lui.
Conclude la dottoressa Luciana Baroni, presidente di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana: "La nostra associazione da anni lavora per portare anche in Italia la conoscenza di queste informazioni e questi studi, sia al pubblico generale che ai professionisti della medicina e della nutrizione. Speriamo che la divulgazione di questi dati anche da un personalità così nota possa aiutare tante persone a rendersi conto che è attraverso la propria aliementazione che si può evitare di ammalarsi e si può anche guarire. L'attuale alimentazione a base di carne, pesce, latte, uova è estremamente dannosa e carente di nutrienti protettivi: una alimentazione a base vegetale è quella fisiologica per il corpo umano, meno costosa per le nostre tasche, meno dannosa per l'ambiente, più gustosa e appetitosa, e più etica per tutti".

Comunicazione a cura di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana
http://www.scienzavegetariana.it - info@scienzavegetariana.it

domenica 14 agosto 2011

La Curcuma

Fonte: Promiseland

Più di tremila articoli sono stati scritti sulla curcuma, pubblicati in riviste medico-scientifiche, fitofarmaceutiche etc. e più della metà di essi sono stati pubblicati dal 2006 ad oggi, l’interesse verso questa pianta non accenna a diminuire, anzi…
I più attivi sono stati senz’altro i laboratori del nord America, ma nel mondo intero si studia la curcumina (il principio attivo di questa spezia) che dimostra avere un gran numero di proprietà terapeutiche. Per esempio ha un buon potere anti-ossidante, anti-infiammatorio, anti-virale, anti-batterico, fungicida, anti-parassitario ed anti-cancerogeno. Il suo largo spettro d’azione gli conferisce un buon potenziale contro un gran numero di malattie, molto diverse tra loro, a volte anche croniche: artrite, diabete, arteriosclerosi, cataratta, allergie, malattie neuro-degenerative come l’Alzheimer o il Parkison, il cancro se affiancato dai trattamenti in uso. Senza poter essere considerato una medicina questo principio attivo è un vero alimento funzionale, efficace come prevenzione o in accostamento ai trattamenti terapeutici.
Gli studi scientifici hanno definito che l’infiammazione è il punto di partenza nello sviluppo della maggior parte delle malattie (cardiovascolari, polmonari, tumorali, neurologiche etc.), l’infiammazione del fattore di trascrizione NF-kB gioca un ruolo primario nella maggior parte delle malattie e bloccare questa proteina può eliminare l’infiammazione.
Il Professor Aggarwal (*) ha formulato l’ipotesi che la maggior parte dei tumori siano attivati dalla NF-kB che favorisce la proliferazione del cancro e la sua metastasi. Bloccare l’NF-kB impedisce la formazione dei tumori. Secondo lui l’incidenza dei quattro più diffusi tipi di tumore negli U.S.A. (colon, seno, prostata, polmone) è di dieci volte maggiore che in India, dove è diffuso l’uso quotidiano di questa spezia. Quindi a tutt’ora di oggi nessun altro ingrediente è riconosciuto essere un così potente anti-infiammatorio come la curcuma fresca, grazie alla curcumina ed al suo olio essenziale. La curcuma fresca è anche un afrodisiaco, ma gli scienziati sono entusiasti da quando hanno scoperto che inibisce la NF-kB e gran parte delle ricerche si concentrano su questo.
La sinergia della curcumina e dell’olio essenziale conferisce alla curcuma fresca queste proprietà benefiche:

-potente anti-ossidante, contrasta le lesioni procurate dai radicali liberi;
-azione anti-infiammatoria nell’artrite reumatoide;
-prevenzione delle infiammazioni cardio-vascolari ed in caso di predisposizione alla trombosi;
-prevenzione del tumore al colon e dell’apparato digestivo;
-aiuta nei disturbi gastro-intestinali (coliti, malattia di Crohn…);
-protegge le cellule cerebrali nella prevenzione delle malattie neuro-degenerative (Alzheimer);
-riduce le infiammazioni e le lesioni della pelle durante la radioterapia;
-riduce le infiammazioni ai polmoni, agisce in caso di asma;
-aiuta la rigenerazione delle cellule epatiche;
-ha effetto catabolico sui grassi e sul colesterolo;
-lotta contro le infezioni virali e le infiammazioni in generale;
-effetto protettivo della mucosa dello stomaco;
-effetto anti-batterico nelle infezioni urinarie.

La curcumina inibisce anche la produzione di citochine, molecole che innescano il processo infiammatorio a livello cellulare e questo è di fondamentale importanza, considerato che il processo infiammatorio è all’origine della formazione e crescita dei tumori.

(*) Professor Bharat Aggarwal, ricercatore in cancerologia all’università del “MD Anderson Cancer Centre” in Texas.
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