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venerdì 2 settembre 2011

Storia della Medicina Osteopatica: Gli Uomini che hanno segnato e dato vita a questa disciplina

A.T. Still
Il nostro viaggio inizia nel 1828, esattamente il 6 agosto, data di nascita di Andrew Taylor Still.
L'indiscusso padre dell'Osteopatia nasce a Jonesville, nello stato della Virginia (USA), il padre era un medico e pastore metodista. I valori della dottrina metodista andranno ad influenzare per tutta la vita le teorie e la filosofia stessa della medicina osteopatica. Pare che con il tempo pur staccandosi dalla religione organizzata, mantenne principi tipici di questa corrente religiosa evangelica protestante; ad esempio era chiara la sua ferma avversione per l'alcool, per le forme di sciavitù ed un approccio più indirizzato alla salute rispetto alla malattia. La morte dei suoi quattro figli (epidemia di meningite cerebrospinale) mettono i crisi non solo l'approccio medico tradizionale ma anche la sua considerazione della 'saggezza divina'. Da questo avvenimento inizia la sua profonda ricerca: può un Dio perfetto essere la causa delle sofferenze dell'uomo? Fu importante, in questa ricerca, l'incontro che ebbe con il filosofo Herbert Spencer, fermo sostenitore della teoria evoluzionistica di Darwin.
Riferimenti storici sostengono che l'influenza del pensiero di Spencer portano Still da una visione dell'uomo secondo il 'modello biblico' tipico metodista ad un modello puramente evoluzionistico. E' comunque interessante notare che nei suoi scritti l'utilizzo del termine "Dio" permane e non per ultimo la sua ferma convinzione dell'atto creativo da parte di un Dio onnisciente, infatti egli parla di un 'Dio rispettabile, intelligente e matematico'.
Il dr. Still, oltre alla pratica medica, sapeva vedere molto avanti rispetto agli uomini del suo tempo. Era un fervente sostenitore nell'estendere le opportunità a tutti, in modo particolare alle donne ed alle minoranze, cosa molto rara nel periodo in cui visse. Nella Scuola Americana di Osteopatia (ASO) nell'anno 1892 permise a delle donne di partecipare a questo corso di studi. Jeanette Bolles fu la prima donna a ricevere la laurea in Osteopatia. Nel 1920, tre anni dopo la morte del dr. Still, nacque la Osteopathic Women's National Association, e Josephine L. Peirce, DO, fu una delle fondatrici e la prima presidentessa. In anni più recenti, la dr.ssa Barbara Ross-Lee fu la prima donna afro-americana ad essere stata eletta Preside della Scuola di Medicina dell'Ohio University College of Osteopathic Medicine, inoltre è membro dell'U.S. Department of Health and Human Services National Advisory Council of the Bureau of Health Professions.
Lo spirito del dr. Still è continuato nel tempo. Basti pensare che The American Association of Colleges of Osteopathic Medicine (AACOM) ha continuato a sostenere i diritti della professionalità nel campo della medicina per le donne e le minoranze.
Significativo l'impegno sociale del dr. William G. Anderson, primo afro-americano ad essere stato eletto presidente dell'Associazione di Osteopatia Americana (AOA). Fu un attivo sostenitore dei diritti civili della popolazione nera fianco a fianco a Martin Luther King.
William G. Sutherland, quando agli inizi del XX secolo era ancora uno studente della Scuola Americana di Osteopatia di Kirksville, nel Missouri, fu colpito dalla disposizione anatomica delle ossa del cranio umano. Era sua opinione che la loro disposizione permettesse un movimento, anche se gli era stato insegnato l'opposto, e in altre parole che in un essere umano adulto le ossa craniali si saldano insieme provocando una calcificazione impedendo un movimento. L'insegnamento del tempo, ed in parte ancora adesso sostenuto, era che il cranio dovesse svolgere una funzione protettiva ed ematopoietica.
Sutherland era profondamente convinto che tutte le strutture presenti nel corpo umano hanno uno scopo ben preciso, quindi cominciò a pensare che le ossa craniche dovessero muoversi le une rispetto alle altre. Iniziò allora una profonda ricerca del movimento delle ossa del cranio: prima eseguì esperimenti su se stesso, poi iniziò a provare su altri soggetti, palpando i loro crani. In breve tempo fu in grado di avvertire dei minuscoli movimenti ritmici del cranio di esseri umani di età differenti. Un primo reperto da lui rilevato fu il movimento sacrale in sincronia con quello cranico.

domenica 10 aprile 2011

Midollo Spinale, Stress e Osteopatia Craniosacrale

L’intervento manipolativo è indubbiamente indicato nelle condi-zioni di stress, in modo particolare il trattamento craniosacrale. L’intervento manipolativo craniosacrale apporta un profondo rilascio di tutta la struttura intracranica. Soprattutto l’intervento sulle disfunzioni della base cranica apporta grandi benefici a soggetti che soffrono di stress. Con questa asserzione non intendiamo certo affermare che il solo intervento manipolativo possa risolvere o eliminare condizioni legate allo stress. Come abbiamo visto la causa può essere data da modelli di vita o situazioni che permangono nel tempo e che fino a quando questi esistono, risultano essere la causa primaria dello stress. Ma qual è allora l’utilità del trattamento craniosacrale sullo stress e sul riequilibrio delle funzionalità del sistema nervoso autonomo? Per dare risposta a questa domanda dobbiamo rivedere le componenti anatomiche delle meningi.
Partiamo del midollo spinale cervicale. Questo serve da conduttore principale degli impulsi nervosi tra il cervello ed il midollo spinale al di sotto del collo; in ultimo lo stesso midollo spinale ha la funzione di collegare il cervello al sistema nervoso periferico. La parte più caudale del cervello è il bulbo, struttura in continuità con il midollo spinale cervicale a livello del forame magno.
Dal midollo spinale fuoriescono 8 coppie di radici dosali e ven-trali (i nervi spinali sono in totale 31 paia: 8 cervicali, 12 toracici, 5 lombari, 5 sacrali ed 1 coccigeo; la maggior parte degli assoni che compongono le radici ventrali originano dalle cellule della sostanza grigia anteriore e laterale del midollo spinale, mentre quelli che compongono le radici dorsali originano dai gangli spinali dorsali), che si uniscono temporaneamente per formare un tronco comune a livello del forame intervertebrale.
La radice dorsale trasporta l’impulso sensoriale dalla periferia al midollo spinale, la radice ventrale invia i comandi motori dal sistema nervoso centrale ai vari distretti del corpo; inoltre le stesse fibre motorie ventrali, dopo essere uscite dal forame intervertebrale entrano in contatto con il sistema nervoso simpatico. Il nervo spinale C1, dopo essere uscito dal canale vertebrale tra occipite ed atlante, passa sopra l’arco dell’atlante e sotto l’arteria vertebrale e si preoccupa di innervare il muscolo obliquo superiore, inferiore e grande retto posteriore del capo, piccolo retto posteriore e semispinale del capo; in misura minore, questo nervo spinale C1 dà origine ad una branca sensoriale che innerva una parte del cuoio capelluto. La compressione dei condili occipitali o una alterazione della struttura occipito atlantoidea causata da ipertonicità della muscolatura suboccipitale può causare una disfunzione del nervo spinale C1 con conseguente cefalea, localizzata maggiormente nella zona frontale. Posture errate, tipiche di coloro che rimangono ore al computer, o atteggiamenti posturali conseguenti a sollecitazioni emozionali possono determinare una alterazione strutturale della zona cervicale appena considerata; in questo caso lo stress emotivo continuativo può provocare seri danni alla struttura articolare. Tecniche, ad esempio, come il rilassamento della base cranica o CV4 sono molto efficaci. Quando si presentano soggetti con sindromi da stress accumulato da molto tempo, il trattamento craniosacrale è il più indicato, considerando l’accumulo di tensione protratto nel tempo.
Il piccolo ed il grande nervo occipitale, che provengono entrambi dalle radici nervose di C2, hanno funzione motoria (piccolo n. occipitale) e sensoriale (grande n. occipitale); inoltre il piccolo nervo occipitale dà il suo contributo alla formazione del plesso cervicale, i cinque segmenti inferiori del midollo spinale cervicale, invece, contribuiscono alla formazione del plesso brachiale con funzione di innervazione dell’estremità superiore. Anche in questo caso il trattamento craniosacrale è utile per distendere le tensioni che si manifestano in quest’area. Saranno indicati, oltre al già citato rilassamento della base cranica e CV4 anche il rilascio strutturale dello stretto toracico, accompagnato dalla distensione delle aponeurosi del tratto cervicale anteriore.
Per comprendere bene l’azione del trattamento craniosacrale sulle radici nervose è utile approfondire l’aspetto anatomico dei tre strati della meninge.
Iniziamo con la pia madre, la più interna delle tre. Questa riveste più da vicino l’intero sistema nervoso centrale con funzione di trasporto dei vasi sanguigni utili al nutrimento ed all’eliminazione degli scarti metabolici del tessuto nervoso. È composta da collagene e fibre elastiche rivestite da cellule squamose piatte. Dal sistema nervoso centrale provengono degli astrociti i quali entrando nella pia madre collegano la stessa al tessuto nervoso, con la funzione di selezionare il trasporto degli ioni e delle molecole dentro e fuori il sistema nervoso centrale; tutto ciò fa presumere che sia parte della barriera emato-encefalica.
Nel momento in cui la radice nervosa si stacca dal midollo spinale ed inizia la sua corsa fuori da questa struttura, o comunque quando vi rientra, sarà la pia madre a formare una specie di guaina protettiva che segue il nervo fino al forame intervertebrale; nel momento in cui esce definitivamente da questo forame, avviene una fusione della pia madre con il perineo del nervo. Delle sottili trabecole fanno da ponte fra la pia madre e l’aracnoide, la seconda del gruppo delle tre meningi. Lo spazio che si forma fra questi due strati meningei è chiamato spazio subaracnoideo, pieno di liquor. Da notare che nel tratto cervicale, la pia madre è più spessa e meno vascolarizzata rispetto all’area craniale.
Degno di nota citare i legamenti denticolati, disposti frontalmente che vanno dalla parete laterale alla faccia laterale del midollo spinale a destra e a sinistra; essi prendono questo nome perché sono come i denti di un pettine. Questi legamenti, che sono dipendenze della dura madre e dell’aracnoide, fissano lateralmente il midollo spinale, inoltre rappresentano una barriera per cui le radici posteriori sono separate fisicamente da quelle anteriori fissando tali radici nel luogo in cui stanno impedendo loro di spostarsi verso il centro. Ci sono 21 coppie di legamenti denticolati; la coppia superiore, o meglio la prima cranialmente, si inserisce nella dura madre a livello del forame magno dopo essere passata tra l’arteria ed il nervo ipoglosso, la coppia inferiore, l’ultima in direzione caudale, esce a livello della giunzione T12.

venerdì 21 maggio 2010

La PNL in età Geriatrica

La Programmazione Neuro Linguistica (PNL) può essere definita come l’insieme di tecniche e metodi efficaci volti a generare nelle persone dei cambiamenti permanenti e soprattutto a breve termine. In questo contesto non andremo a descrivere le origini della PNL e neppure a spiegare nei minimi particolari come essa funzioni; per questo è doveroso lasciare il compito ad illustri studiosi e professionisti che in questi ultimi anni hanno saputo espandere e fatto conoscere questa metodica (John Grinder, Richard Bandler, Robert Dilts, Jerry Richardson, Anthony Robbins) attraverso i loro libri ed i loro corsi di formazione. Le informazioni che seguiranno vogliono essere uno sprone per i terapeuti che lavorano sugli anziani affinché vadano ad appro-fondire questa disciplina, la quale può dare un grande aiuto sia all’anziano al fine di migliorare il suo modello di vita e sia all’osteopata il quale, con queste tecniche, può capire meglio il mondo della popolazione geriatrica.
Uno dei principali postulati della PNL afferma che l’essere umano, indipendentemente dal suo stato sociale, istruzione, sesso, fede religiosa, età, quindi dal giovane all’anziano, è quello che è, nel momento in cui lo si osserva, a causa di ciò che crede essere vero, non di ciò che conosce; questo ci fa capire che le sue credenze sono registrate a livello inconscio, quindi dire che si vuole cambiare un modo di essere o di agire può concretizzarsi sono quando l’individuo andrà a cambiare i propri convincimenti, in caso contrario rimarrà sempre lo stesso, o per lo meno non avverrà nessun cambiamento. In sintesi tutto orbita intorno a ciò che si crede. A conferma di ciò riportiamo una scoperta avvenuta negli anni sessanta da parte di un gruppo di antropologi. Questi hanno scoperto che in Africa esisteva una tribù la quale raggiungeva i 150-160 anni di età. Ovviamente questi studiosi cercarono di capire quale fosse la condizione di vita che portasse questi uomini a raggiungere questa venerabile età. Oltre ad indagare su alimentazione e condizioni puramente pratiche, scoprirono un fatto interessante: gli appartenenti alla tribù erano convinti che raggiungere quell’età fosse semplicemente normale. Questa rilevazione dovrebbe farci riflettere sulle convinzioni che ci portiamo a livello inconscio. Ultimamente si è capito che l’essere longevi deriva sia da un processo puramente genetico, ma nella stessa misura scaturisce da altri fattori quali alimentazione, stili di vita sani e non per ultimo atteggiamento mentale positivo. Generalmente si pensa che si possa vivere fino a settanta o ottanta anni; ma chiediamoci: cosa pensa al riguardo un centenario? Le indagini svolte su questi soggetti per capire quale fosse il loro ‘segreto’ portano a scoprire un atteggiamento nei confronti della vita sempre molto positivo, con rari momenti di scoraggiamento, nonostante tragedie e situazioni molto difficili vissute con coraggio e forza. Comunque, oltre ad aspetti legati all’alimentazione o qual altro, per questi soggetti non è strano essere arrivati a questa età: è una questione di convinzione, molto probabilmente a livello inconscio vi è una programmazione della vita che porta a raggiungere una determinata fascia di età.
La PNL può allora aiutare un adulto a programmarsi una vecchiaia serena, soddisfacente, longeva? Non possiamo escluderlo. Molto dipende dalle sue credenze in relazione a cosa crede essere vero nella sua esistenza, saranno i processi inconsci a determinare le credenze del suo futuro.
Abbiamo quindi parlato di inconscio, quella parte della mente umana da tempo studiata. Al riguardo esaminiamo alcuni aspetti al fine di capire come azioni, comportamenti e reazioni di soggetti anziani scaturiscano da anni di processo mentale inconscio.
Da un punto di vista puramente anatomico suddividiamo l’encefalo in due emisferi, quello sinistro e quello destro. Fu il dr. Roger Sperry, premio Nobel per la medicina nel 1981, a capire che i due emisferi svolgono funzioni differenti: l’emisfero sinistro si occupa della parte razionale ed analitica, mentre l’emisfero destro è la sede della fantasia, delle emozioni, di quegli impulsi che non riusciamo a controllare volontariamente. La collaborazione ed i rapporti che intercorrono con i due emisferi saranno il risultato globale di come conduciamo la nostra vita, ma soprattutto chi siamo veramente. Dei rispettivi emisferi si è capito allora che l’emisfero sinistro accoglie la parte conscia dei nostri pensieri e dei nostri elaborati mentali, potremmo anche dire che con l’emisfero sinistro noi elaboriamo informazioni vitali a breve termine. Negli anni sessanta il dr. Gorge Miller, dell’Università di Chicago, attraverso uno studio approfondito delle capacità umane dimostrò che l’essere umano, con la propria componente conscia, riesce a svolgere da tre a sette attività contemporaneamente; nel momento in cui supera questo numero di operazioni, alcune d’esse raggiungono una tale padronanza che vengono gestite dalla componente inconscia della mente.
Ne consegue che la nostra capacità di tenere sotto controllo le varie fasi della nostra esistenza è il risultato dell’utilizzo del 5% di tutta la nostra attività cerebrale. Cosa fa il restante 95%? Secondo le ultime indagini sembra che la parte inconscia (emisfero destro) svolga attività di regolazione della fisiologia umana, quindi funzioni vitali quali il battito cardiaco, le funzionalità digestive, ghiandolari, ormonali, immunitarie e via dicendo. Ma oltre a ciò la componente emozionale e comportamentale è appannaggio della mente inconscia. Questa componente ha comunque una particolarità: mette in pratica tutti i nostri pensieri e le nostre affermazioni come se fossero precise istruzioni, senza obiettare minimamente.
Vi sono persone che sono profondamente radicati su idee e concetti sulla propria persona che condizionano le proprie capacità e la propria esistenza. Alcuni affermano: “Non sono portato per la lingua straniera, posso studiare una vita ma tanto so che non ci riuscirò!”. Affermazioni come queste, o altre le abbiamo sentite un po’ da tutti (o forse noi stessi le diciamo). Proviamo ad immaginare un bambino il quale riceva un tale input da un genitore o un insegnante, dal momento che una giovane mente crede veritiera una tale informazione: “non sei portato per le lingue”, continuerà a crederlo per tutta la vita. A livello inconscio ha ricevuto questa convinzione da bambino e nel tempo l’ha ripetuta. Attraverso parole e pensieri ripetuti che cosa hanno prodotto? Una programmazione! L’inconscio ha ricevuto un comando, e questo, diligentemente, lo ha eseguito alla lettera. La chiave di tutto è racchiusa in questo concetto: l’inconscio ha il compito di confermare e di dimostrare che tutto ciò che si pensa e si dice, in modo ripetitivo, diventi verità, anche se questo concetto è falso.
Questi principi vediamoli ora in relazione alla vita ed al comportamento di un soggetto anziano. Se da come abbiamo compreso il nostro cervello viene programmato sulla base del pensiero e del linguaggio, quindi sulla base di ciò che si pensa e ciò che si dice, non c’è un solo pensiero ed una sola affermazione che passi per la mente che non produca una reazione; in sintesi un qualunque pensiero o affermazione genera un processo biochimico e provoca di conseguenza un effetto. Ritroviamo anziani che per una intera vita hanno ripetuto affermazioni di incapacità, trasformandosi in persone incapaci, mediocri, vivendo una vita senza aver realizzato desideri profondi, rimasti a livello puramente conscio; di contro osserviamo persone che definiamo di mente brillante, le quali hanno raggiunto traguardi straordinari, e che hanno per l’intera vita pensato e ripetuto, anche verbalmente, frasi e concetti potenzianti e produttivi tali da renderli persone di successo.
Dallo studio della Programmazione Neuro Linguistica sappiamo che ogni essere umano acquisisce una sua personale visione del mondo e della realtà sulla base di personali mappe interne, le quali sono state modellate sia dai sistemi sensoriali che dal linguaggio. Sono le mappe interne che permettono di dare una interpretazione del mondo circostante, e su questa base si hanno le rispettive reazioni agli avvenimenti, attribuendo loro un significato. Indubbiamente l’anziano è il risultato, il diretto prodotto di una intera vita trascorsa a registrare, attraverso i sui sistemi sensoriali, le esperienze più disparate. Molto probabilmente anziani che hanno la capacità di rispondere in modo creativo ed affrontano efficacemente le situazioni tipiche di quest’età dispongono di rappresentazioni o modelli adeguati della propria situazione, attraverso cui avvertono un’ampia gamma di possibilità nella scelta delle proprie azioni. Vi sono anziani, invece, che sulla base delle esperienze maturate nella vita, credono di avere a loro disposizione poche opzioni. Questa dualità ci dimostra che non è il mondo ad essere limitato o senza possibilità di scelta, ma che questi soggetti impediscono a loro stessi di vedere le opzioni e le opportunità, in quanto non fanno parte dei loro modelli del mondo.
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