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venerdì 21 gennaio 2011

Convertire un momento di crisi in una opportunità

Dal suo libro Psicocibernetica, scritto dal medico chirurgo dr. Maxwell Maltz, possiamo trovare l'analisi di un argomento che in un modo o nell'altro ci accomuna tutti: la gestione dello stress.
Vi sono studenti che rendono molto nello studio giornaliero, ma quando devono sostenere un esame o una verifica, diventano completamente ottusi; al contrario, vi sono studenti che non brillano particolarmente nello studio giornaliero, ma che riescono a meravigliare gli insegnanti quando sono sottoposti ad importanti esami. Nella stessa misura vi sono atleti che quando sono sotto pressione rendono particolarmente bene, infatti la situazione stressante sembra dare loro più forza, più potenza e più astuzia; in altri casi invece durante gli allenamenti, alcuni sportivi, raggiungono traguardi sempre maggiori, ma nel momento in cui devono affrontare la gara, diminuiscono drasticamente le loro prestazioni per lungo tempo coltivate.
Il dr. Maltz dice che la differenza tra questi diversi tipi di individui non consiste in una qualità innata che alcuni posseggono mentre altri no; è più che altro una questione di come essi hanno imparato a reagire in presenza di situazione critiche. Egli sostiene che una 'crisi' è una situazione in cui possiamo crollare, perdere le nostre capacità, annullare le nostre forze di reazione oppure darci potere, saggezza o altre qualità che solitamente non riusciamo a manifestare. Saggiamente egli cita tre suggerimenti su come gestire correttamente un momento di crisi:
  1. innanzi tutto è buono acquistare delle abilità in condizioni in cui siamo sotto pressione e cercare di farne pratica. Possiamo aggiungere che proprio nel momento in cui non siamo sotto pressione o comunque non viviamo momenti difficili, questo è il momento adatto per valutare quali strategie potremme attuare per far fronte a momenti particolarmente difficili. Acquistiamo quindi delle abilità lavorando ad esempio sulla nostra personalità. Aumentiamo soprattutto la stima di noi stessi, valutiamoci nella giusta misura, analizzando i nostri punti di forza, riconoscendo che questi potranno venirci in aiuto nei momenti bui;
  2. dobbiamo inparare a reagire alla crisi con un atteggiamento aggressivo piuttosto che difensivo, rispondere non tanto alla minaccia che la situazione presenta, quanto alla sfida; dobbiamo tenere sempre in mente il nostro fine positivo. Se analizziamo il consiglio di Maltz dobbiamo riconoscere che questo è l'atteggiamento di coloro che riescono sempre ad uscire da una situazione difficile. Cosa significa il termine aggressivo: nell'etologia in generale col termine aggressività s'intende l'impulso istintivo ad aggredire animali di altre specie o della propria al fine di attentare alla loro esistenza. Nel nostro contesto un atteggiamento simile significa non certo divenire aggressivi nei confronti di altri esseri umani, ma desiderosi di eliminare completamente lo stato di crisi, non solo quindi difendersi da essa, ma volerla completamente togliere dalla nostra esistenza; accettare ciò come una sfida, la possibilità che possiamo avere di riprendere in mano la nostra esistenza e non lasciarla in balia dei problemi e della sofferenza;
  3. in ultimo dobbiamo imparare a valutare le cosiddette situazioni critiche nella loro vera luce, non dobbiamo in pratica fare di un granello una montagna, né reagire ad ogni piccola sfida come una questione di vita o di morte. In buona sostanza, cercare di ridimensionare ciò che ci succede nella vita, attuando strategie aggiuntive quali una buona dose di ironia per la vita e imparare a saper ridere di noi stessi.

Convertire quindi un momento di crisi in una opportunità: opportunità di imparare cose nuove, conoscere meglio noi stessi, capire quali sono i nostri limiti come anche i nostri punti deboli. Un modo di crescere, quindi? Indubbiamente. Il più delle volte scopriamo di essere cresciuti solo nel momento in cui superiamo problemi e situazioni difficili.

mercoledì 24 novembre 2010

Il Perdono: un atto egoistico?

Il dr. Roy Martina analizza con molta chiarezza e sobrietà il concetto di perdono nel suo libro Equilibrio Emozionale, riservando un capitolo a questa azione così importante per ogni essere umano. Egli considera il perdono come l'ultimo ostacolo sulla via della libertà.
In effetti perdonare non è così facile come si può immaginare. Chi di noi non ha dovuto, nella propria vita, perdonare. In alcuni casi è stato facile, quasi automatico, forse perchè il danno o l'offesa subita era talmente piccola da poterci passare sopra, quasi ridendo dell'accaduto. Ma non è sempre così semplice. Proviamo ad immaginare situazioni in cui soggetti che hanno subito violenza fisica, sessuale, emotiva, si trovano di fronte a questa scelta: perdonare o mantenere questo sentimento ricco d'odio?
Se analizziamo nella sua totalità le argomentazioni presentate dal dr. Martina traspare un concetto di fondo: non perdoniamo perchè siamo dei buoni, perchè ci dicono che dobbiamo farlo, perchè è giusto fare così, o altro ancora; perdoniamo perchè in questo modo facciamo del bene a noi stessi, perchè ci liberiamo di pesi o di una carica di energia talmente negativa e lacerante per la nostra mente e per il nostro fisico che altrimenti il sentimento dell'odio e del rancora potrebbero distruggerci. Perdoniamo per un atto egoistico? Potrebbe essere un'idea veramente interessante e produttiva, soprattutto per noi e poi, in ultima analisi, per altri motivi indipendenti dalla nostra persona, comunque apprezzabili e sicuramente nobili.
Ma vediamo ora di seguire un filo logico affinchè il perdono sia veramente produttivo, ovviamente per noi!
Innanzi tutto per poter progredire e diventare artefici della nostra stessa vita, occorre che ci liberiamo del passato che spesso ci tiene legati a forti sentimenti di inadeguatezza e sensi di colpa. Oltre a perdonare tutti coloro che in un modo o nell'altro hanno contribuito a farci del male, non dimentichiamo di perdonare anche noi stessi. Il dr. Martina sostiene che l'incapacità o la non intenzione a perdonare è il più spietato killer silenzioso del mondo civilizzato occidentale. Può provocare cardiopatie, cancro ed indebolimento del sistema immunitario; non per nulla queste tre condizioni cliniche sono le principali cause di morte prematura nella nostra società.
Un altro fattore che potrebbe essere la ragione del nostro perdono sono i nostri genitori. Dalle condizioni più banali a veri e propri fatti gravissimi quali abusi, riuscire a perdonare un genitore potrebbe comportare la necessità di fare uno sforzo veramente grande. Nella maggior parte dei casi i nostri genitori sono stati determinanti nel nostro processo di crescita ed ora è giunto il momento di riprendere il controllo e di creare l'immagine di noi stessi che corrisponde a quello che vogliamo essere veramente. Molti genitori colpivano o colpiscono i figli con i loro problemi o del fatto di non essere a loro completa disposizione, dopo tutto quello che hanno fatto per loro per tutta la vita. Questa è una semplice teoria che non deve essere accettata, né essere causa di sensi di colpa o di vergogna. In questo caso il perdono potrebbe essere più difficile o complicato, ma comunque necessario.
Per riuscire a perdonare è importante essere completamente onesti con sè stessi. I pensieri sono le emozioni tradotte in incentivi ad agire. I pensieri portano all'azione, alle scelte ed alle decisioni. Onestà emozionale significa assumersi la propria responsabilità senza nascondersi dietro a delle scuse o alla negazione. Come dice il dr. Martina, non possiamo perdonare se non abbiamo affrontato gli avvenimenti in ogni loro aspetto. Se non riusciamo ad ammettere i nostri sentimenti, non potremo neppure perdonare. Dobbiamo renderci conto della profondità delle nostre ferite e dobbiamo capire che soltanto se siamo capaci di un amore impersonale possiamo guarire noi stessi, soprattutto quando alcuni aspetti del panorama complesso non hanno alcun senso. Dobbiamo capire che non perdonando feriamo soltanto noi stessi e compromettiamo il nostro intero essere, quindi odio, risentimento, amarezza, senso di colpa e vergogna, sono le emozioni più distruttive alle quali si possa rimanere attaccati.
In ultimo possiamo aggiungere che il perdono è una decisione e non richiede una procedura: dovrebbe essere immediato e sgorgare dal cuore nel momento in cui riusciamo a comprendere che è necessario per il nostro benessere.

lunedì 29 marzo 2010

Pensi di essere fortunato?


Quanto l’essere umano riesca ad influenzare la propria vita e soprattutto il proprio futuro? È ormai risaputo quanto un atteggiamento mentale positivo possa rendere la vita decisamente più piacevole, allegra e sana. Al riguardo è significativa la ricerca condotta negli Stati Uniti sulle persone fortunate. In sostanza venne chiesto ad un gruppo di persone, indipendentemente dalla loro classe sociale, età e sesso, se si consideravano persone baciate dalla dea bendata. L’indagine portò nella maggioranza dei casi a definire due categorie di persone: i fortunati e gli sfortunati. L’aspetto più eloquente dell’indagine fu questo: i fortunati si consideravano tali perché gli avvenimenti e le circostanze della vita portavano a risultati positivi, con esiti considerevoli nel lavoro e nella vita quotidiana, ma oltre a ciò emergeva una elemento distintivo particolare: queste persone avevano una buona immagine di se stesse, erano convinte che la vita giocava a loro favore, che nelle avversità si sarebbe comunque trovata una soluzione con conseguente raggiungimento degli obiettivi. Che dire degli sfortunati? Il pensiero predominante di questi soggetti era l’assoluta convinzione che la sfortuna, prima o poi, gli avrebbe implacabilmente colpiti! Uno dei pensieri e delle affermazioni predominanti era: ‘nella vita se non hai un po’ di fortuna non realizzerai mai i tuoi sogni, ti puoi impegnare quanto vuoi ma se la dea bendata non ti bacia in fronte non serve a nulla impegnarsi e sacrificarsi!’. Questa indagine, come tante altre molto simili, non fa altro che confermare quanto esperti nel campo del comportamento e dello sviluppo delle risorse umane hanno sempre affermato: la nostra esistenza, la nostra felicità, i nostri successi sono regolati dal nostro modo di pensare, dall’immagine che ci formiamo di noi stessi. Il dr. Maxwell Maltz, chirurgo plastico e padre della psicocibernetica, sostenne che l’immagine che ci facciamo di noi stessi, quindi il concetto mentale o ritratto che creiamo della nostra persona, sono la chiave di lettura della personalità e del comportamento individuale.

Il dr. Maltz arrivò a capire che l'essere umano, per raggiungere uno stato di piacevolezza nel vivere la propria vita deve avere una esatta e realistica immagine di sè con cui vivere. In pratica è necessario trovarsi accettabili a sé stessi, avere stima della propria persona, non provare vergogna per ciò che si è, sentirsi liberi di esprimere creativamente la propria personalità. In pratica viene consigliato a tutti: conoscere sé stessi, la propria forza, le proprie debolezze essendo onesti nel riconoscerle.
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