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lunedì 6 maggio 2013

Effetti collaterali, se "violenti" fossero i farmaci?

Fonte: Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

Ogni dieci giorni in Italia si compie un suicidio o un omicidio, in aumento rispetto al 2000. È quanto rileva l'agenzia di ricerche sociali Eures.
Molti casi erano affetti da turbe psichiche, e una percentuale ancora più alta faceva uso di psicofarmaci.
La depressione è considerata la causa scatenante, ma un'analisi più profonda svela un'altra verità: molti depressi non arrivano a pensare di suicidarsi fi no a che non assumono psicofarmaci.
Le prove sono tante, e non lasciano più adito a dubbi: l'aumento di suicidi-omicidi e l'aumento di uso di antidepressivi sono correlati.
  1. L'articolo "Insorgenza di intensi pensieri suicidi durante il trattamento con fluoxetina", nel numero di febbraio 1990 dell'American Journal of Psychiatry, evidenziava che l'assunzione di SSRI (antidepressivi di ultima generazione*) può indurre pensieri e comportamenti suicidi anche in chi non ne aveva mai avuti, pensieri che svaniscono a due o tre mesi dalla sospensione della terapia.
  2. Identico fenomeno veniva descritto dal "Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry", nell'articolo "Insorgenza di fenomeni autodistruttivi in bambini e adolescenti durante il trattamento con fluoxetina" pubblicato sul numero di marzo 1991.
  3. Il sito depressioneansia.it riferisce che il 10-15% della popolazione è a rischio di depressione; una percentuale molto maggiore rispetto ai casi effettivamente in cura con psicofarmaci. Eppure è proprio la piccola minoranza di persone in cura, a mettere in atto la maggior parte dei comportamenti violenti e autodistruttivi.
  4. Nel sito dell'Agenzia Italiana del Farmaco, tra le ‘FAQ' (domande frequenti) si legge chiaramente: "I comportamenti correlati a suicidio e ostilità [...] sono stati osservati più frequentemente in bambini e adolescenti trattati con antidepressivi, rispetto a quelli trattati col placebo".
  5. Gli stessi ‘bugiardini' che accompagnano questi farmaci riportano la possibilità di questi tragici effetti collaterali.
  6. L'FDA (l'agenzia americana per gli alimenti ed i medicinali), fin dal 2004, ha imposto alle industrie farmaceutiche di aggiungere una black box sulle confezioni di antidepressivi (un riquadro nero di avvertimento), perché potevano causare violenza e pensieri suicidi. Altri enti di farmacovigilanza hanno seguito questo esempio.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani auspica una inchiesta che accerti se nel processo di autorizzazione di certi psicofarmaci siano stati sottovalutati i rischi correlati e chi ne sia responsabile, e consiglia ai cittadini di avvalersi del proprio diritto al consenso informato sugli effetti collaterali prima di sottoporsi a trattamenti con psicofarmaci.
* SSRI = Selective Serotonine Recaptation Inhibitors (Inibitori Selettivi della Ricaptazione di Serotonina) sono psicofarmaci antidepressivi di ultima generazione - i più diffusi.

martedì 25 settembre 2012

Boom di suicidi: il governo USA affronta i suicidi senza considerare i suicidi legati all'assunzione di farmaci

 
di Martha Rosenberg - Counter Punch - 12 settembre 2012
 
Sarebbe ridicolo se non fosse tragico. Questa settimana il Generale Medico (consigliere e portavoce del governo federale in questioni di salute pubblica) Regina Benjamin ha annunciato un piano per arginare il crescente tasso di suicidi della nazione senza affrontare il crescente utilizzo della nazione stessa di farmaci connessi a suicidio. Antidepressivi come il Prozac e il Paxil, antipsicotici come Seroquel e Zyprexa e farmaci anti-compulsivi come Lyrica e Neurontin sono collegati al suicidio come si legge nei rapporti pubblicati e nelle avvertenze dell'agenzia statunitense del farmaco (quasi 5.000 reportage su giornali collegano gli antidepressivi a suicidio, omicidio e comportamento bizzarro). Farmaci per l'asma come Singulair, farmaci per smettere di fumare come Chantix, farmaci per l'acne come Accutane e il farmaco ancora in uso contro la malaria Lariam, sono anch'essi legati al suicidio.
Il tasso di suicidi in America è salito a 38.000 all'anno, dice USA Today. L'aumento, iniziato negli anni 90, è correlato con l'inizio della pubblicità sui farmaci e l'approvazione di molti farmaci con effetti collaterali legati al suicidio: il risultato di questi due fattori è che sempre più persone assumono psicofarmaci per risolvere problemi di vita quotidiana.
Il Dr. Benjamin ha annunciato che sovvenzioni federali, per un totale di 55 milioni di dollari salveranno 20.000 vite nei prossimi cinque anni attraverso la "linea diretta suicidio", più operatori della salute mentale, migliori screening per la depressione e tracciabilità su Facebook dei messaggi sospetti. Da nessuna parte, nemmeno tra i militari, dove pure sono frequenti i suicidi, lei suggerisce di controllare la sovramedicazione, che è andata di pari passo con i morti. E per la quale il governo sta spendendo molto di più di 55 milioni di dollari.
I suicidi sono aumentati di oltre il 150% nell'esercito e più del 50% nel corpo dei Marines, tra il 2001 e il 2009, come segnalato nel Military Times con grafici degli aumenti dei suicidi e delle prescrizioni di farmaci, grafici che sono tanto simili da poter combaciare se messi uno sull'altro. Uno su sei membri in servizio assumeva una sostanza psicoattiva nel 2010 e "molti di loro ne stanno assumendo più di un tipo, mescolando diverse pillole in cocktail giornalieri, per esempio un antidepressivo con un antipsicotico per prevenire incubi, più un anti-epilettico per ridurre il mal di testa - nonostante tali combinazioni siano state testate con ricerche cliniche minime" afferma il Military Times.
L'89% dei soldati con disturbo da stress post traumatico (PTSD) assume al momento farmaci psicoattivi e tra il 2005 e il 2009, la metà di tutte le prescrizioni di farmaci per militari tra i 18 e i 34 anni sono state di antidepressivi. Durante lo stesso periodo, farmaci per l'epilessia come Topamax e Neurontin, sono stati sempre più spesso prescritti off-label (per usi non autorizzati dalla FDA) per condizioni mentali, aumentando del 56%, come riporta il Military Times. Nel 2008, 578.000 pillole per l'epilessia e 89.000 antipsicotici sono stati prescritti a militari in servizio.
E il tasso di suicidi non è calato neppure dopo il ritiro dall'Iraq e l'Afghanistan. Nel luglio 2012, ci sono stati 38 suicidi nell'esercito, dice USA Today, mentre nel luglio del 2011, ce n'erano stati 32. Secondo il rapporto sull'approfondita Campagna sulla Salute, Riduzione dei Rischi e Prevenzione del Suicidio dell'esercito nel 2010, il 36% dei militari che si tolsero la vita non era mai stato nemmeno dislocato.
Perché tali farmaci, che possono influenzare il tempo di reazione, le capacità motorie, la coordinazione, l'attenzione e la memoria, sono prescritti anche durante il servizio attivo? E perché sono prescritti ai soldati che sono nell'esatta età -come giovani adulti - che è più a rischio di suicidio stando alle avvertenze negli stessi fogli illustrativi?
Ma i militari non sono le uniche mucche da mungere per le case farmaceutiche. Stando ai rapporti pubblicati una donna su quattro, e milioni di bambini, assumono farmaci psicoattivi, soprattutto bambini poveri o disabili.
Quando la FDA ha messo sugli antidepressivi gli avvertimenti di suicidio per i giovani a metà anni 2000, le case farmaceutiche, in combutta con psichiatri come Charles Nemeroff, hanno sostenuto che i suicidi sarebbero aumentati se medici e pazienti fossero stati spaventati dagli avvertimenti del rischio di morte. Nonostante l’argomentazione fosse assurda, questa teoria è stata sbandierata dalla stampa convenzionale e dai medici fino a quando non si è dimostrata (evidentemente) sbagliata.
Inoltre, come il Chirurgo Generale e il Dipartimento di Salute e Servizi Umani (HHS) hanno dimostrato questa settimana, il governo è ancora impegnato nella negazione del rapporto tra suicidio e case farmaceutiche (non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere). Invece di spendere milioni per i consiglieri, linee di crisi e "campagne di sensibilizzazione" perché non guardano ai milioni spesi per i farmaci legati al suicidio?
Martha Rosenberg è un reporter investigativo sulla salute. Il suo primo libro, "Born With A Junk Food Deficiency: How Flaks, Quacks and Hacks Pimp The Public Health", edito da Prometheus Books, fornisce ulteriori informazioni sull'eccessiva medicalizzazione dei militari e sui farmaci connessi a suicidio. In Italia è recente l'allarme lanciato dall'Agenzia del Farmaco sul consumo di antidepressivi, nell'ultimo decennio è cresciuto in maniera drammatica soprattutto tra le donne e gli anziani, con un aumento di prescrizioni del 5,4% medio annuo.

sabato 14 luglio 2012

Antidepressivi: una dipendenza per medici e pazienti

Fonte: Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

Effetto placebo: le persone si sentono meglio con gli antidepressivi soprattutto perché i loro problemi sono medicalizzati e loro sono esentati dalla responsabilità di sistemare le proprie vite.
Lo scopo principale della prescrizione di antidepressivi è quella di consentire ai medici di evitare di essere incolpati dei suicidi dei pazienti. Tuttavia, l'efficacia degli antidepressivi nel trattamento della depressione è solo leggermente maggiore del placebo (compresse che non hanno alcun principio attivo, le cosiddette pillole di zucchero).
Se i medici, invece di seguire la moda prescrivono terapia cognitivo comportamentale, rischiano di finire sotto inchiesta, in tribunale o presso l’Ordine dei Medici, nel caso di suicidio dei pazienti. Se seguono le prassi convenzionali, non possono essere incolpati. Si dirà che hanno fatto il massimo in loro potere. E se i cosiddetti 'antidepressivi' effettivamente aumentano il rischio di suicidio, nessuno ne verrà mai a conoscenza. I pazienti muoiono, ma i medici che fanno le prescrizioni possono dormire sonni tranquilli.
Nella mia attività di riabilitazione ho trattato oltre cinquemila ricoverati che avevano cercato di “trattare” il proprio senso di disperato vuoto interiore con alcool, droghe ricreative, cibo, gioco d'azzardo o ogni sorta di cose. Questi 'trattamenti' hanno funzionato per un periodo di tempo, ma poi gli effetti svanivano, e ci ricadevano di nuovo. Col tempo diventavano dipendenti da queste sostanze con processi di alterazione dell'umore. Quando cercavano di smettere sviluppavano nuovamente una tremenda depressione, ma ciò non significa che questi 'trattamenti' dovrebbero essere continuati. Esattamente lo stesso principio vale per i più pericolosi di tutti i farmaci di marca: gli antidepressivi. C’è una via di uscita: il programma di dodici passi formulato per primi dalla Alcolisti Anonimi, e dovrebbe essere provato.
Naturalmente alcune persone si sentono meglio con gli antidepressivi. Questo è in gran parte un effetto placebo: si sentono meglio quando i loro problemi sono medicalizzati e sono esentati dalla responsabilità di sistemare le proprie vite. Ma spesso sono sopraffatti da problemi personali e da un'incapacità di porre la propria attenzione su nient’altro che miseria, e questo richiede un approccio diverso.

The Daily Mail, 8 giugno 2012
 del Dr Robert Lefever
Articolo in lingua originale: http://www.dailymail.co.uk/debate/article-2156340/anti-depressants-merel...

martedì 22 febbraio 2011

Eventi della vita e disturbi psichici

Nel suo libro Mente Inquieta l'autore Francesco Bottaccioli è riuscito a tracciare in brevi parole la stretta correlazione che esiste fra i disturbi di natura psichica e gli eventi che incontriamo nella nostra vita. Nel campo della ricerca questa correlazione è ampiamente studiata e quindi dimostrata come vera. Sempre di più si riscontra che il nostro stile di vita inteso come alimentazione, eventi che incontriamo, personalità acquisita e consolidata negli anni possono, ognuno nelle varie percentuali di influenza, condizionare il nostro stato d'animo, tale da renderlo piacevole e desideroso di assaporare la vita o malinconicamente frustrante fino ad arrivare all'essere incontrollabilmente distruttivo.
Il libro sopra citato menziona una ricerca condotta in tutta Europa su circa 20.000 persone. Questa indagine ha potuto confermare una relazione diretta fra il numero di eventi negativi succeduti negli ultimi cinque anni e la predisposizione alla condizione depressiva. Lo studio ha anche constatato che un soggetto che abbia dovuto affrontare quattro eventi della vita negativi rischia tre volte tanto, rispetto a chi ha dovuto affrontarne solo uno, di incorrere nel disturbo della depressione. E' sottinteso che parliamo di eventi particolarmente devastanti, tali da cambiare violentemente gli equilibri psico emotivi della persona. Lo studio infatti ha constatato che la perdita di una persona cara è il primo evento scatenante. Parliamo ad esempio della perdita di un figlio, in primis, come anche di un coniuge o un genitore. Uno studio ha rilevato che soggetti, prevalentemente madri, che hanno perso un figlio in età inferiore ai 18 anni hanno un 67% di rischio in più di ricovero presso strutture ospedaliere per disturbi mentali.
Possiamo continuare l'analisi relativa alla perdita analizzandola sotto l'aspetto del lavoro. Se la morte di un congiunto ha risvolti devastanti, la perdita del lavoro non ne è da meno.
Nella società moderna il lavoro, particolarmente per l'uomo, è rilevante per determinare l'identità individuale, attraverso il quale ricopriamo un ruolo utile alla comunità in cui viviamo; da questo ne scaturisce la considerazione che altri possono avere di noi alimentando la nostra autostima. Questa condizione porta inevitabilmente a mettere a rischio la nostra identità e a vivere momenti di forte stress psichico con esiti alcune volte anche drammatici. In questo libro vengono riportate delle statistiche non certo piacevoli ma purtroppo realistiche le quali dovrebbero farci ragionare sulla gravità del momento che attraversiamo da un punto di vista sociale ed economico. Uno studio di ricerca (Surtees, P. Wainwright, Life events and health; Fink G., Stess consequences, Academic Press, San Diego, 2010) riporta i dati relativi al tasso di suicidi tra i maschi giapponesi. A metà degli anni novanta del secolo scorso questo tasso di suicidi era di 25 ogni 100.000 uomini, all'inizio del nostro secolo il tasso è salito a 35. L'OMS segnala anche dati relativi a suicidi di maschi italiani a causa di problemi economico-sociali: nel decennio 1965-1975 il tasso di suicidi tra i maschi italiani era di 7,8 ogni 100.000 uomini, nel 1995 è salito a 12,3, assestandosi poi a 10 ogni 100.000.
Questa breve analisi è molto chiara: gli eventi negativi della vita possono portare a disturbi di natura psichica.Se allarghiamo questa considerazione alle possibilità di intervento per fronteggiare questa 'epidemia' vediamo l'assoluta necessità di non rifugiarci nelle fantomatiche 'pillole della felicità', strumento meno adatto a risolvere un problema, ma lavorare sul nostro essere affinchè l'autostima possa regnare su tutte le attività che svolgiamo.

sabato 22 gennaio 2011

Top Ten dei farmaci, con obbligo di ricetta, che più inducono a compiere atti di violenza

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L’Institute for Safe Medication Practices (Istituto per le pratiche sicure del farmaco; abbreviato in ISMP) ha recentemente pubblicato sulla rivista PLoS One, uno studio dove sono evidenziati i farmaci con obbligo di ricetta, che inducono i consumatori a compiere atti di violenza. Nella top-ten dei medicinali più pericolosi, vi sono gli antidepressivi Pristiq (desvenlafaxine), Paxil (paroxetine) e Prozac (fluoxetine).
Questa ricerca mette in luce gli effetti negativi di alcuni antidepressivi e di antipsicotici popolari, che non solo provocano problemi di salute, ma rappresentano anche una minaccia per la società. L’ISMP dopo aver analizzato le informazioni del database del FDA Adverse Event Reporting System (sistema di rapporto degli eventi avversi, abbreviato in AERS), giunge alla conclusione che molti farmaci noti, sono perfino collegabili ad omicidi.
La maggior parte di quelli presenti nella top ten sono antidepressivi, ma possiamo individuare anche uno per il trattamento contro l’insonnia, uno contro la malaria e un ultimo per smettere di fumare.

Come riporta il Time, la top ten è la seguente:

10. Desvenlafaxine (Pristiq) – Un antidepressivo che agisce sulla serotonina e la noradrenalina. Il farmaco e 7.9 volte più propenso, rispetto altri, ad esser associabile con episodi di violenza.

9. Venlafaxine (Effexor) – Un antidepressivo che tratta i disordini di ansia. É 8.3 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.

8. Fluvoxamine L(uvox) – Appartiene al gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), 8.4 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.

7. Triazolom (Halcion) –Appartenente alla classe delle benzodiazepine usato per il trattamento dell’insonnia, 8.7 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza,

6. Atomoxetine (Stratter) – Usato nei casi di ADHD, disturbo da deficit di attenzione e iperattività,
9 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.

5.Mefoquine (Lariam) Utilizzato per curare la malaria, 9.5 volte, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza,

4. Anfetamine – Classe di farmaci usati in casi di ADHD, 9.6 volte più propensi, rispetto altri, ad essere associabili ad episodi di violenza.

3. Paroxetine: (Paxil) – Appartenente al gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, (SSRI),10.3 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza. Crea molto dipendenza e problemi nello sviluppo fetale durante la gravidanza.

2. Fluxetine (Prozac) – Un diffuso antidepressivo della classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, (SSRI), 10.9 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile

1. Varenicline (Chantix) . Utilizzato per smettere di fumare; scioccante il fatto che sia 18 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza

mercoledì 21 luglio 2010

Antidepressivi, Prozac ed Eli Lilly

Dott. Roberto Cestari – tratto da “L’inganno psichiatrico” (5/12/2005)

Quelli più classici sono detti "triciclici". Possono provocare secchezza della bocca, sudorazione, stanchezza, disturbi visivi, tachicardia, palpitazioni, cefalea, sonnolenza, vertigini. A dosi più elevate possono dare tremori e anche crisi convulsive, eccitazione, stati confusionali, allucinazioni, ansia, insonnia e manifestazioni psicotiche. A questi si aggiungono una serie molteplice di "disturbi” vari, riscontrati con minore frequenza, che possono andare da problemi epatici o intestinali, alla caduta dei capelli, sino all'infarto e all'ictus. Il 29 dicembre 1987 è stato introdotto sul mercato internazionale e successivamente su quello italiano un nuovo farmaco antidepressivo: la fluoxetina, commercializzato in Italia sotto il nome di Prozac o Fluoxeren. E’ stato reclamizzato come il farmaco miracoloso del XX Secolo e sono comparsi molti articoli, con una ben orchestrata campagna stampa, che lo propagandavano come “la pillola della felicità".
Dopo i primi entusiasmi sono iniziate ad arrivare le segnalazioni degli effetti collaterali: estremamente allarmanti. Non si tratta infatti della comparsa di eritemi o allergie al prodotto, quanto al fatto che l'assunzione del Prozac indurrebbe a commettere suicidio, in alcuni casi all'omicidio. E’ evidente che la possibilità di commettere suicidio è alta nei pazienti depressi, ma è altrettanto vero che molti depressi restano tali senza mai pensare neanche lontanamente di suicidarsi. Nel febbraio del 1990 l 'American Journal of Psychiatry usciva con un articolo scientifico dal titolo “Emergence of Intense Suicidal Preoccupation During Fluoxetine Treatmen”; in questo studio si evidenziava che l'assunzione di Prozac può indurre pensieri e tentativi suicidari anche in coloro che precedentemente non avevano tali ideazioni ed intenzioni. Questi pensieri spariscono a distanza di due o tre mesi dalla sospensione della terapia. L'identico fenomeno veniva descritto dal Journal of the American Accademy of Child and Adolescent Psychiatry, in un articolo intitolato "Emergence of Self Destructive Phenomena in Children and Adolescent During Fluoxetine Treatment" del marzo 1991
La correlazione tra assunzione di Prozac e comparsa di idee suicidarie particolarmente intense e violente, così come descritta negli articoli scientifici citati, in persone che mai prima avevano avuto tali pensieri; la scomparsa di tali ideazioni dopo la sospensione del trattamento con Prozac (in un periodo di due tre mesi dalla sospensione); le affermazioni fatte dagli stessi pazienti in terapia... non lasciano adito a dubbi. Alcuni pazienti hanno affermato, e cito ancora una volta l'American Journal of Psychiatry: “la fluoxetina (Prozac) mi aveva reso capace di commettere il suicidio con successo", “la fluoxetina è un farmaco mortale".
Da notare che le persone coinvolte nello studio scientifico citato non solo svilupparono idee di suicidio, ma in diversi casi tentarono di commetterlo con modalità tali da cercare di evitare ogni tentativo di salvarli.Alcuni acquistarono o si procurarono armi da fuoco. Altri si sono dichiarati perseguitati da idee suicidarie così intense e violente che togliersi la vita sembrava essere l'unico modo di farle cessare. Gli effetti descritti si manifesterebbero in una percentuale di pazienti che assumono Prozac che può variare dal 1,3 al 7,5 %. Se rapportiamo questo numero alla popolazione che fa oggi uso di questo farmaco otteniamo cifre impressionanti. Negli Usa vi sono dai 6 ai 10 milioni di persone che assumono il Prozac. In Europa e in Italia il loro numero è in costante crescita.
Nell'arco di sei ani il Prozac ha accumulato ben 26.623 casi riportati (solo negli USA) di reazioni collaterali e 1.885 casi di tentativo di suicidio, numeri superiori a qualsiasi altro prodotto in commercio da decenni.A seguito dei tentativi di suicidi e dei suicidi avvenuti negli USA vi sono attualmente 170 cause civili e penali intentate contro l'industria produttrice del Prozac, la Eli Lilly , per i decessi o per i gravi effetti collaterali provocati dalla assunzione di Prozac. Il numero di persone colpite è tale che si sono riuniti in una associazione spontanea di consumatori denominata "Gruppo di supporto dei sopravvissuti del Prozac".
Nel rapporto annuale del 31 dicembre 1992 della Eli Lilly ai propri azionisti (item 3 parte 1), la compagnia farmaceutica afferma che non vi è motivo alcuno di preoccupazione poiché qualsiasi sia il risultato delle azioni penali nei suoi confronti "queste non provocheranno alcun pericolo che possa avere effetto sulla nostra consolidata posizione finanziaria".`Oltre ai casi di suicidio vi sono anche diversi casi di suicidio-omicidio-strage. Nel settembre del 1988 J. Wesbecker, un tranquillo lavoratore che soffriva di depressione: durante la terapia instaurata con Prozac, dopo essersi impossessato di un'arma ha ucciso otto suoi colleghi di lavoro e ne ha feriti altri dodici, prima di togliersi egli stesso la vita.Nel corso del 1992 le proteste dei cittadini hanno fatto sì che la FDA (Food and Drug Administration: l'ente governativo americano che controlla i prodotti farmaceutici) accettasse di fare una seduta supplementare e di ascoltare le testimonianze delle vittime del Prozac attraverso un consiglio di revisione composto da una dozzina di esperti.Nonostante la drammaticità dei casi e le testimonianze raccolte i membri di quella commissione stabilirono che il Prozac era abbastanza sicuro e rinnovarono la sua autorizzazione al commercio.
Una successiva indagine ha permesso di appurare che almeno 8 di quegli esperti sono nel libro paga della Eli Lilly (l'industria che produce il Prozac), e che ricevono centinaia di milioni l'anno a testa, da quell'industria farmaceutica, per i loro "progetti di ricerca".Grazie alla legge sulla libertà di informazione che vige negli USA, il Comitato dei Cittadini per i Diritti dell'Uomo ha ottenuto recentemente dalla FDA copia integrale dei documenti relativi alla fase di ricerca sperimentale sul Prozac.Ho potuto avere copia integrale di questa documentazione e studiarla con cura?
Sulla base di questi documenti si evidenzia che: (a) durante la fase sperimentale condotta sul Prozac, le procedure scientifiche sono state ripetutamente violate. (b) le linee guida dei test sperimentali sono state impostate così che ogni e qualsiasi caso di ideazione suicidaria non venisse riportato, così come qualsiasi sintomo di depressione. (c) la Eli Lilly non ha rivelato, sempre durante la fase sperimentale, la comparsa di una serie di episodi di effetti psicotici (52 episodi). In questo modo gli effetti collaterali dovuti a farmaco sono risultati molto inferiori a quanto siano nella realtà. (d) la Eli Lilly ha chiesto e ottenuto che gli sperimentatori non registrassero e segnalassero molti effetti collaterali e che questi venissero ignorati e classificati come sintomi della depressione di cui gli individui sottoposti agli esperimenti soffrivano. (e) lo studio originario della FDA sul Prozac concludeva affermando che tale farmaco non era più efficace del placebo. E’ stata allora introdotta una variazione dei parametri statistici di riferimento e lo studio è stato ricontrollato, utilizzando solo quei soggetti che prendevano anche altri antidepressivi, mostrando così l'efficacia del Prozac.
I responsabili della Eli Lilly dichiarano che questa è una mera campagna denigratoria e che il Prozac o Fluoxetina è un medicinale sicuro. Alcuni anni or sono la Eli Lilly aveva prodotto e venduto il Des, un farmaco che provocava il cancro; nel 1985 non denunciarono la morte di quattro persone che avevano assunto l'Oraflex, un altro loro prodotto farmaceutico. La Eli Lilly ha prodotto in passato anche il metadone, commercializzato con il nome di Dolophine in onore di Adolf Hitler, l'elisir di eroina contro la tosse (negli anni '30) e ha condotto per anni ricerche per conto della CIA, su come produrre industrialmente grandi quantitativi di LSD. Sinceramente non sono in alcun modo interessato ai profitti della Eli Lilly, ma vorrei ricordare che altri farmaci sono stati banditi dal mercato per motivi molto meno gravi.
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