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domenica 22 maggio 2011

Risate e musica possono abbassare la pressione arteriosa

Ascoltare la tua musica preferita o assistere a programmi televisivi divertenti potrebbe abbassare la pressione del sangue, nella stessa misura in cui vengono eliminati sale dalla dieta e diminuzione di peso di almeno circa 5 kg, secondo i risultati preliminari di uno studio presentato al convegno dell'American Heart Association in Atlanta.
Nello studio, i ricercatori giapponesi hanno scoperto che le persone che hanno partecipato a sessioni di gruppo bimestrale costruito intorno alla musica e alle risate hanno abbassato la pressione sistolica di circa 5-6 punti dopo tre mesi. Per contro, il valore medio della pressione sanguigna in un gruppo di controllo che non ha partecipato allo studio è rimasta invariata.
Anche se relativamente modesta, la riduzione della pressione arteriosa osservata nello studio è stata associata ad una diminuzione del rischio di morte per malattie cardiache o ictus nella misura che va dal 5% al 15%, dice il dr. Michael Miller, direttore di cardiologia preventiva presso l'Università del Maryland Medical Center, a Baltimora.
"Penso che ci sia sicuramente un effetto fisiologico in corso, una sorta di connessione mente-cuore", dice Miller, che non è stato coinvolto nel nuovo studio, ma ha condotto una ricerca simile.
I ricercatori dell'Università di Osaka Graduate School of Medicine hanno inserito nel loro studio 90 uomini e donne di età compresa tra 40 e 74. Questi hanno ascoltato musica e partecipato ad attività in cui si rideva per la durata di un'ora ogni due settimane, senza ricevere altre forme di terapia.
Nelle sessioni di musica, i partecipanti hanno ascoltato, cantato, e scelto il tipo di musica preferita come pop, classica o jazz. (Sono stati inoltre esortati ad ascoltare musica a casa). Le sessioni di risate includevano l'ascolto di racconti umoristici giapponesi, in qualche modo simile allo 'yoga stand-up comedy', una pratica di falsificazione della risata fino a quando ci si sente bene.
Dopo tre mesi, la pressione sistolica media nei gruppi di ascolto della musica e della partecipazione al programma di risate è sceso di 6 mmHg e 5 mmHg, rispettivamente, mentre non vi è stato alcun cambiamento nel gruppo di controllo. Oltre a ciò, la misurazione della pressione arteriosa è stata presa immediatamente prima e dopo ogni seduta di terapia; da questa rilevazione si è osservato un calo di breve durata da 6 mmHg a 7 mmHg associati ad ogni sessione.
Come detto all'inizio, la sperimentazione ha dato lo stesso risultato di una modificazione dietetica in cui si riduca il contenuto di sale negli alimenti e si perdano circa 5 kg di peso, o si assuma un farmaco antiipertensivo, dice il dr. Miller.

Tratto da VegSource, Laughter, music may lower blood pressure, 26 marzo 2011
Tradotto da Ezio Rittà

mercoledì 10 novembre 2010

Il meccanismo della risata

La risata è stat defdinita come un comportamento istintivo, programmato dai nostri geni, con cui emettiamo suoni, facciamo movimenti ed esprimiamo sentimenti.
Attraverso i due principali sensi, vista ed udito, il cervello rileva uno stimolo risorio, cioè una situazione che spinge al riso, che colpisce una zona del cervello e scatena un meccanismo riflesso; così dal talamo e dall'ipotalamo parte l'impulso del riso che arriva ai nervi facciali, i quali a loro volta stimolano i muscoli risorio e zigomatico. Più l'impulso è forte a più arriva lontano fino al diaframma ed ai muscoli dell'addome.
In quanto fenomeno muscolare, consiste in contrazioni dei muscoli facciali maggiori e minori e di improvvisi rilasciamenti del diaframma, accompagnati da contrazioni della laringe e dell'epiglottide. Si tratta di un processo controllato dalla parte primitiva dell'encefalo che governa le attività riflesse ed il comportamento emotivo.
Ridere comporta dunque un complesso comportamento vocale e motorio, ma pochi studiosi hanno esaminato veramente le risate, come variano, quando, come e perchè si verificano.
Molti anni fa il dr. Provine, neurofisiologo, ha iniziato le sue ricerche in laboratorio facendo vedere ad un soggetto vignette comiche per poterne registrare le risate, ma ha scoperto che pochi ridono da soli di fronte alle vignette e che le sospirate risate da registrare erano difficili da produrre. Allora fece vedere le stesse vignette a gruppi di tre o quattro persone. E ottenne qualche risata in più, ma non quelle belle risate piene e sonore che voleva analizzare. Ipotizzò allora che ridere sia un comportamento sociale che quasi sparisce in persone isolate, specie se sanno di essere osservate.
Il dr. Provine ha osservato gente che rideva con la seguente procedura: registrando chi parlava, chi ascoltava, il sesso del parlante e dell'ascoltatore e le risate di tutti e due. Ha così notato che il riso avviene in episodi. Ogni episodio di riso include un commento che precede il riso e la risata che occorre dopo un secondo. Il dr. Provine ha così registrato 1200 episodi di risate. Essendo un neurofisiologo, ha tra l'altro esplorato i processi neurologici del riso e del linguaggio che convergono nel meccanismo della vocalizzazione ed ha chiarito perchè non si riesce a parlare ed a ridere al tempo stesso.
Noi esseri umani mangiamo, beviamo, respiriamo, vomitiamo, parliamo e deglutiamo usando sempre la cavità orale con funzioni diverse. Le osservazioni del dr. Provine mostrano che la risata interrompe a mezza frase il parlante solo in meno dell'1% delle 1200 registrazioni, cioè molto raramente. Dunque il linguaggio ha priorità ed inibisce i meccanismi che scatenano il riso. Esiste una segregazione temporale tra il linguaggio e la risata che corrisponde all'attivazione alterna fra le regioni del cervello interessate al linguaggio ed alle funzioni cognitive e le regioni interessate alla risata. Come il linguaggio inibisce la risata quando parliamo, così accade quando ascoltiamo: aspettiamo la fine del parlato e poi ridiamo. Questa alternanza spiega l'importanza del ritmo nel raccontare storielle buffe; infatti i comici studiano con particolare cura le pause per consentire a chi ascolta di mettere in moto le altre parti del cervello che scatenano la risata. Registrando coloro che raccontano barzellette o storie buffe, il dr. Provine ha notato che di solito segnalano la pausa critica con gesti, espressioni facciali o intonazione di voce alterata.
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Tratto da: Ridere è una cosa seria, Donata Francescato

Ridere per sentirsi incluso nel gruppo

Se vediamo qualcuno sorridere, di solito pensiamo che sia contento. Invece non è sempre così. Il sorriso è l'indicatore più potente di amichevolezza o di desiderio di connessione positiva con qualcuno, ma non è attendibile come indicatore dello stato emotivo.
Gruner sostiene che sia i bambini che gli adulti sorridono quando vincono o provano piacere, ma anche questo non è sempre vero. In un'indagine in cui il dr. Robert Provine (professore di psicologia e neuroscienze all'Università del Maryland, Baltimore County, ndr) ha osservato gente che giocava a bowling è stato riscontrato che chi fa strike non sorride quando vede cadere i birilli, ma quando si gira a vedere un amico che lo guarda in panchina.
Inoltre dalla ricerca del dr. Provine, come dalla nostra, emerge che una minoranza delle risate avviene dopo l'esposizione a stimoli incongrui o come conseguenza di barzellette o giochi linguistici. La maggior parte delle risate viene emessa quando stiamo con gli altri, ma anche quando vorremmo essere inclusi, sentirci parte di un 'noi'.
Ridere è un'attività sociale che coinvolge i membri di un gruppo, in particolare quando sono in contatto visivo. Ridere, come chiacchierare, ha la funzione di facilitare o mantenere i legami sociali. Provine postula che ridere insieme ad un altro sia l'equivalente umano della cura del corpo reciproca tra animali. Malinowski aveva già descritto questa funzione empatica delle parole, in cui anche solo scambiarsi un saluto conferma legami sociali. Infatti, quando due persone litigano e si tengono il broncio, si dice comunemente: "Quei due non si parlano, non si salutano neanche". Togliere il saluto, salutare per primi o per ultimi fa parte di una complessa etichetta sociale con cui ci manteniamo in rapporto con i nostri conoscenti, con i membri della nostra comunità. Togliere il saluto è un modo efficace per sancire l'esclusione sociale.
Possiamo ipotizzare che ridere è una modalità con cui si crea e si conferma il senso di appartenenza ad una comunità. La risata svolgeremme un ruolo non linguistico nel creare legami sociali, nel solidificare le amicizie e nell'includere nuove persone nel gruppo. Si possono definire 'amici' e 'membri del gruppo'quelli con cui si ride. A volte le risate in gruppo avvengono a spese di un altro gruppo ed in questi casi riaffiorerebbe la valenza ostile del riso. Ma nelle nostre indagini su quando, dove e perchè la gente ride è emerso che le risate di tipo ostile sono relativamente poche.
Sonia Fioravanti e Leonardo Spina sottolineano con forza la valenza sociale del riso e descrivono come il gruppo sociale dei co-ridenti può essere strutturato o crearsi al momento e durare per una risata. In certe situazioni, ad esempio in una festa in cui un gruppo di persone molto diverse stentano a legare tra loro, basta raccontare una barzelletta o fare una battuta perchè si formi dopo la risata generale un senso di coesione e partecipazione.
Il riso agirebbe come lubrificante sociale perchè il messaggio che passa tra i co-ridenti è di non aggressione, complicità ed abolizione o forte attenuazione della gerarchia. La funzione del riso sarebbe di creare un clima di benevolenza e piacevolezza; avrebbe dunque alcune prerogative del sorriso.
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Tratto da: Ridere è una cosa seria, Donata Francescato

martedì 9 novembre 2010

La risata dopo la vittoria

Hobbes 1588-1679 (è stato un filosofo britannico, autore del famoso volume di filosofia politica intitolato Leviatano (1651) ndr) quasi duemila anni dopo concorda con Platone nel ritenere che il riso giunge quando ci percepiamo superiori a qualcun altro, quando nella lotta della vita abbiamo la meglio. Per Hobbes insomma sono i vincenti che hanno la risata facile. Noi ridiamo, sostiene, quando diventiamo improvvisamente consapevoli della nostra eminenza rispetto all'altrui pochezza o della nostra buona salute rispetto ad una nostra passata infermità. La risata sarebbe un'espressione vocale di trionfo, l'equivalente sonoro della danza primordiale di vittoria dei guerrieri che pestano i piedi a ritmi vertiginosi sui petti degli avversari caduti sul campo di battaglia. Secondo i seguaci di Hobbes, incluso Koestler, l'umorismo è sempre usato per scopi aggressivi, per escludere, umiliare, prendere in giro, ridicolizzare gli altri. E avrebbe il risultato di aumentare la presunzione di alcuni a spese dei meno fortunati.
Charles Gruner, un esperto di linguaggio e comunicazione, è un convinto sostenitore di Hobbes e di Koestler ed ha passato una vita cercando di documentare come tutte le forme di umorismo siano centrate sulla competitività e l'aggressività. Ha persino promesso un premio di 1000 dollari a chiunque gli invii una storiella, una barzelletta, una scena comica in cui non ci siano contenuti aggressivi. Finora nessuno ha vinto la sua scommessa. Per Gruner l'umorismo è una gara, uno sport, una guerra in cui noi competiamo con altri, dove ci sono vincitori e vinti. Egli sostiene che noi ridiamo quando vinciamo, quando ci sentiamo superiori ad altri.
Per decenni ha esaminato vari tipi di materiali comici (racconti, commedie, barzellette, vignette, aneddoti) ed è giunto alla conclusione che tutto il materiale umoristico può essere concepito come una successione di gare, in cui si compete, si contano i punti ed alla fine uno vince e l'altro perde. Nelle storielle o nelle barzellette qualcuno è sempre messo alla berlina, degradato, svilito, preso in giro, umiliato da qualcuno che si sente superiore, più intelligente, più furbo. Può essere chi racconta oppure un personaggio della storia, ma c'è sempre un vincitore. Persino negli indovinelli la logica della gara è di mettere in imbarazzo l'altro che non conosce la risposta. Tutto l'humor è basato su forme diverse di aggressività. Gruner sostiene che i comici di professione lo sanno benissimo. Infatti quando a Jay Leno, famoso comico statunitense, venne chiesto in uno show televisivo perchè lui che si faceva beffe di tutti non aveva mai raccontato una barzelletta su sua moglie, rispose: "Per essere divertenti le barzellette devono svilire qualcuno ed io ho troppo rispetto di mia moglie per farlo".
Per Gruner la risata sarà tanto più piena, sonora e trionfante quanto più la vittoria arriderà improvvisa, dopo una gara dall'esito incerto, dopo un grande sforzo. Il concetto di vittoria non si limita all'esperienza da battere qualcuno o riuscire primo in una gara, ma si estende a quella di ottenere quel che si vuole.
Per ogni situazione umoristica c'è un vincitore ed un perdente, un preciso oggetto vinto o perduto, nonchè un contesto di gioco collocato fuori dalla serietà abituale della vita, fuori dalla realtà quotidiana.
Gruner sostiene che proprio le caratteristiche 'non reali' del gioco, il suo essere un altro mondo, permettono di scaricare l'aggressività nascondendola sotto il velo della finzione. A volte in una storiella l'aggressività è talmente ben nascosta che colui che ride non si rende conto che la storia ridicolizza qualcuno.
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Tratto da: Ridere è una cosa seria, Donata Francescato

Ridere per ridurre gli effetti negativi dello stress

Diverse indagini sono state effettuate negli ultimi anni per appurare se l’humor influenzi gli stati umorali.
Già Epitteto (Ierapoli, 50 – Nicopoli d’Epiro, 120, è stato un filosofo greco antico, esponente dello stoicismo vissuto sotto l’Impero Romano - ndr) aveva notato che gli uomini non sono disturbati dagli eventi, ma dal modo in cui li guardano. Il riso negli esseri umani rappresenta una capacità evolutiva sostitutiva della risposta primaria adrenalinica agli stressors che gli uomini devono affrontare rispetto agli animali di altre specie. La capacità di godere dell’umorismo sarebbe un meccanismo che potenzia l’abilità di analizzare campi complessi di informazione e la capacità di trovare significati multipli negli stimoli, in quanto permette di affrontare la fonte dello stress conferendole significati alternativi. Esiste un buon numero di casi esemplari che indicano che l’humor possa essere utilizzato con efficacia anche in situazioni estreme. Ad esempio William Cowan ha studiato l’utilizzo dell’humor da parte dei neri delle piantagioni del Sud negli Stati Uniti prima della guerra civile. Alcuni di loro usavano l’humor per compiacere i padroni bianchi che li volevano sempre allegri e contenti. Tuttavia l’humor veniva usato anche dai neri in occasioni rituali, per prendere in giro i padroni, per affrontare lo stress del lavoro schiavistico ma anche per ritagliarsi degli angoli di potere (Cowan, 2001).
Linda Hendeman ha intervistato 50 soldati che sono stati prigionieri in Vietnam, cercando di appurare se l’humor avesse avuto un ruolo nel mantenere un buon stato di salute mentale. La marina americana ha seguito per circa vent’anni 566 soldati rimpatriati dopo un lungo periodo di detenzione nelle carceri vietnamite, alcuni dei quali sono rimasti reclusi addirittura sette anni, ed ha trovato che pochi di loro avevano avuto disturbi mentali rispetto ai prigionieri di altre guerre, che avevano mostrato un tasso di malattia mentale molto elevato che oscillava dal 50 al 90% di tutti i rimpatriati. Gli intervistati hanno dichiarato che l’umorismo è stato determinante nell’affrontare la prigionia e che, nei periodi di isolamento, era stato uno strumento per comunicare con se stessi.
Un ex prigioniero ha ricordato di aver scoperto il vero valore dell’humor circa dieci mesi dopo la cattura. Era stato messo in cella d’isolamento da alcuni mesi e stava guardando le guardie attraverso un buco nel muro. La guardia ha chiesto qualcosa al collega che ha preso il suo fucile e lo ha dato al compagno, si è tolto la cintura con i proiettili e si è levato il cappotto, poi ha cercato di prendere qualcosa dalle tasche. Dopo alcuni sforzi, la guardia ha estratto una sveglia dalla tasca, ha guardato l’ora e l’ha comunicata al suo commilitone. Il prigioniero guardando questa scena ha pensato: Ma guarda che roba, per dirgli l’ora ha dovuto svestirsi. “Ero stato picchiato ogni giorno per un mese intero, ma questa scena mi ha fatto crepare dal ridere. Quando ho finito di ridere mi sono detto: Pensavo di dover morire oggi, invece mi sono fatto una bella risata. E così mi sono accorto di quanto fosse importante l’humor in quella situazione” (Henderman, 2001).
Non solo questo soldato ma anche molti suoi compagni hanno confermato che l’humor li ha aiutati soprattutto quando costituiva una forma di comunicazione con gli altri prigionieri. Un ex marine ha raccontato che era disposto anche a rischiare le torture pur di raccontare, attraverso il muro della cella, una barzelletta al compagno vicino che aveva bisogno di sollevarsi il morale.
Anche altri autori hanno riferito che i prigionieri nei campi nazisti hanno usato l’humor per resistere all’oppressione della prigionia. Victor Frankl racconta che, quando era racchiuso nel lager, lui ed un amico si erano promessi di raccontare almeno una storiella buffa al giorno su qualcosa che poteva capitare dopo la loro liberazione. Sembra che l’humor in condizioni estreme permetta di esercitare una forma di controllo minimale sulla propria esistenza, in una situazione di quasi totale impotenza. Particolarmente importante per sopravvivere è stato l’essere capaci di inventarsi storielle buffe e di produrre attivamente umorismo. Ad esempio uno di questi veterani, per divertire i suoi compagni durante le ore d’aria, faceva finta di guidare una motocicletta nel cortile della prigione, emettendo suoni simili al motore e simulando cadute e scontri motociclistici.
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Tratto da: Ridere è una cosa seria, Donata Francescato

sabato 6 novembre 2010

Ridere per influenzare il sistema immunitario

Se ridere influenza positivamente il sistema immunitario è ancora oggetto di dispute tra vari studiosi.
Lennart Levi è stato tra i pionieri di questo tipo d'indagine. Nel 1965 esaminò i livelli di adrenalina e noradrenalina di 20 impiegate prima, durante e dopo la proiezione di diversi film: commedie, drammi di guerra, documentari naturalistici. Levi scoprì che sia le commedie che i film drammatici producevano un aumento di adrenalina e noradrenalina. Negli anni ottanta diversi ricercatori hanno appurato che alle situazioni di stress corrispondono bassi livelli di immunoglobulina IgA e maggiore tendenza ad ammalarsi. Altri ricercatori (Stone e Neal, 1994) hanno riscontrato forti correlazioni tra lo stress sul lavoro o in altre circostanze negative della vita quotidiana e bassi livelli di IgA.
Pertanto alcuni esperti di umorismo hanno tentato di vedere se c'è un rapporto diretto fra predisposizione all'umorismo ed elevati livelli di IgA. Nel 1985 fu trovata una correlazione positiva tra misure dell'humor ed alta concentrazione di immunoglobulina e riscontrato poi che vedere un film comico aumentava il livello di immunoglobulina. In altri esperimenti si è appurato che persone che avevano bassi punteggi di apprezzamento dell'humor avevano, con lo stesso livello di eventi stressanti, un più basso tasso di immunoglobulina. Altre indagini condotte negli anni novanta sull'effetto di video comici sulle cellule T e le cellule killer hanno dato invece risultati contrastanti. Alcuni autori sostengono che ridere aumenta il numero di cellule T, così chiamate perchè prodotte nel timo, ghiandola posta al di sotto dell'attaccatura anteriore del collo. Queste cellule sono importanti perchè sono in grado di distinguere le strutture proprie dell'organismo da quelle estranee da distruggere. Osservando 10 pazienti che erano stati sottoposti alla visione di un film divertente per un'ora, si riscontrò un aumento dell'interferone-gamma, non solamente dopo la visione, ma anche il giorno dopo. Altre indagini al contrario hanno riscontrato una diminuzione delle cellule T e killer dopo la visione di un film comico (Lefcourt, Davidsohn-Katz e Kueneman, 1990; Kamei, Kumano e Masumura, 1997). Gli studi sugli effetti positivi dell'humor sul sistema immunitario, che sono stati largamente pubblicizzati dai mass media erano inoltre basati su un basso numero di soggetti, hanno usato metodologie diverse e non hanno usato gruppi di controllo adeguati.
Per quanto riguarda gli effetti della risata sul sistema immunitario non si possono pertanto trarre conclusioni certe. Occorre ancora effettuare indagini che permettano di operare una differenziazione tra effetti della propensione al comico nelle sue differenti forme (comicità attiva o passiva) ed effetti delle risate sui livelli ormonali
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Tratto da: Ridere è una cosa seria, Donata Francescato

Il riso fa buon sangue

Shakespeare nella Bisbetica domata (Pr.,2) sostiene che il riso dona salute: “E predisponi il tuo spirito all’ilarità ed all’allegria che sbarrano la via a mille danni e allungano la vita”. Sul riso scommetteva anche un medico tedesco dell’800 che lo riteneva particolarmente importante per la digestione. Gottlieb Hufland era convinto che i nobili che mangiavano alla presenza di buffoni e giullari sapessero il fatto loro. Infatti i compagni allegri e gioiosi a tavola, secondo lui, avrebbero fatto buon sangue, leggero e sano. Quelle che per secoli erano credenze popolari, negli ultimi due decenni sono state sbandierate come verità scientifiche.
Sorrisi e salute. La via dell’eterna giovinezza recita il titolo di un recente libro di due medici romani, esperti di alimentazione ed ortopedia. Nella prefazione del libro si afferma perentoriamente: “Gli studi scientifici del 900 hanno ormai raggiunto importanti risultati nel rapporto intercorrente tra riso e salute, specialmente nel settore della psiconeuroimmunologia. Constatato che lo stress (provocato da stati emotivi quali impazienza, collera, ansia) genera mutazioni fisiologiche dannose, è stato dimostrato che la risata è in grado di funzionare come antidoto allo stress, che presenta una connessione tra affaticamento, aumento della pressione sanguigna, tensione muscolare e così via. Ridendo aumentano infatti i livelli di cortisolo, si favorisce l’aumento e l’attivazione delle cellule killer e delle cellule T che stimolano le endorfine antidolorifiche. Il buonumore è un farmaco davvero miracoloso, sia a livello spirituale che fisico”.
Nel libro Terapia del ridere vi si dice: “Una grassa risata, suffragata da pensieri positivi, migliora l’equilibrio fra simpatico e parasimpatico, provoca la distensione della muscolatura volontaria ed involontaria, ferma lo stato d’ansia, rallenta il battito cardiaco e riossigena completamente l’organismo, sveglia la mente e le emozioni, fino a che la persona è in grado di ritrovare la voglia di vivere”. Ridere ed essere ottimisti porta a “rendere di più nel lavoro, nello sport, nello studio. Ci si ammala di meno (effetto preminente sul sistema immunitario), si invecchia meglio e si ha un’aspettativa di vita senz’altro più lunga” (Fioravanti e Spina, 1999, p.30).
E ancora un medico francese, Pierre Vachet, sostiene che il riso crea un calore interno generalizzato che ossigenando tute le cellule del corpo può perfino accelerare la rigenerazione dei tessuti e stabilizzare molte funzioni corporee, oltre a regolare il battito cardiaco ed ottenere un abbassamento del tasso di colesterolo.

Tratto da: Ridere è una cosa seria, Donata Francescato
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