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lunedì 9 agosto 2010

Mancanza di sicurezza

La mancanza di sicurezza ha origine da un concetto o un'opinione di intima incapacità. Se non ci sentiamo all'altezza di ciò che siamo chiamai a fare, ci sentiamo insicuri e buona parte di questo senso di insicurezza non è dovuto al fatto che le nostre risorse interiori siano in effetti minime o scarse, ma al fatto che stiamo usando un falso metro per valutarle.
Se analizziamo l'individuo che manca di sicurezza, questi 'sente' che dovrebbe essere capace, che dovrebbe avere successo, che dovrebbe essere felice, e via dicendo. Tutti questi sono ovviamene degli scopi corretti, ma vi si dovrebbe pensare come mete da raggiungre, piuttosto che come fatti che dovrebbero essere.
Poichè l'essere umano è un meccansimo di azioni il quale lotta per il raggiungimento di uno scopo, il suo Io si può esprimere completamente solo quando egli agisce per il raggiungimento del suo obiettivo. L'uomo riesce a mantenere il suo equilibrio ed il suo senso di sicurezza solo se ha un determinato scopo nella vita da raggiungere, per cui mette a repentaglio tutta la sua energia. Una prova è data da quella situazione in cui quando pensiamo di aver raggiunto uno scopo, diventiamo statici e perdiamo spesso quella sicurezza che ci contraddistingueva.
Questo fenomno è tipico nel campo sportivo: quando una squadra o un atleta campione comincia a considerarsi come tale, cioè un 'campione', egli presto non avrà più qualcosa da conquistare, ma solo una posizione da difendere. Infatti i campioni difendono qualcosa, mentre i contendenti invece combattono per ottenere la vittoria, povocando spesso degli sconvolgimenti.

mercoledì 7 luglio 2010

Il veleno del risentimento

Per veleno si intende una sostanza che, se assunta da un organismo vivente, ha effetti dannosi temporanei o permanenti, fino a diventare letali, attraverso un meccanismo di natura chimica. Il risentimento può ben essere considerato un veleno in quanto ha la capacità di intossicare, metaforicamente parlando, l'intera vita di un essere umano. In aggiunta possiamo affermare che il risentimento, mantenuto nel tempo, arriva al punto di danneggiare tutti quei meccanismi di autostima e fiducia di un individuo. Si può ben dire che il risentimento porta al fallimento della maggior parte delle iniziative e progetti delle persone.
Ma il risentimento è anche il tentativo di rendere il nostro personale fallimento più accettabile, spiegandolo in termini di ingiustizia e di imparzialità di trattamento nei nostri confronti. L’impulso del risentimento vive nelle personalità che nutrono un forte senso di inferiorità e fallimento, cercando un capro espiatorio o scusa per il proprio insuccesso nella società, nel sistema, nella vita, nella famiglia, nel coniuge e via dicendo; probabilmente in queste personalità questo elenco potrebbe continuare all’infinito perché c’è sempre qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa. La persona che manifesta risentimento si sente defraudata da qualcosa come la vita o da qualcuno perché vede negli altri il successo e nella propria esistenza un inganno.
Il risentimento, anche se basato su torti o ingiustizie reali, non è il modo per vincere nella vita, anzi, diventa presto un’abitudine emotiva. Sentendosi per abitudine vittime di un’ingiustizia, ci si immedesima nel ruolo della vittima. In questo modo è facile vedere la prova dell’ingiustizia o immaginare che si è stati oggetto di un torto.
Il risentimento comunque è un mezzo che serve per sentirsi importanti. Molte persone provano una soddisfazione perversa nel sentirsi vittime. Se ricordiamo un avvenimento in cui una persona è stata vittima di un’ingiustizia (sia questa vista in un programma televisivo o personalmente conosciuta), questa si sente moralmente superiore a chi ne è stato la causa. Inoltre la persona che nutre risentimento cerca di dimostrare il suo caso di fronte a tutti coloro ai quali è possibile fornire prove dell’offesa e se riesce ad assumere un atteggiamento abbastanza risentito e quindi a provare l’ingiustizia, questo lo ricompenserà del suo dolore.
In questo senso il risentimento è una resistenza, una non accettazione di qualcosa che è già avvenuto. La parola risentimento deriva da due parole latine: 're', prefisso che significa ripetizione e 'sentire'. Il risentimento quindi è un ripetere, un continuo combattere emotivamente contro un avvenimento del passato che sappiamo benissimo impossibile da cambiare.
Il risentimento abituale porta invariabilmente all'autocompassione, che è il sentimento peggiore che si possa avere. Quando queste abitudini sono fortemente radicate, la persona non si sente a proprio agio senza aver ricevuto delle ingiustizie, quindi andrà a cercarsi situazioni tali da essere oggetto di torti.
Ricordiamoci che il risentimento non è provocato dalle altre persone, dagli eventi o dalle circostanze, ma solo dalla risposta emotiva dell'individuo. Il risentimento è quindi incompatibile con la lotta creativa verso un traguardo, perché nella lotta la persona è il vero attore, non lo spettatore passivo.
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