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sabato 6 novembre 2010

Ridere per influenzare il sistema immunitario

Se ridere influenza positivamente il sistema immunitario è ancora oggetto di dispute tra vari studiosi.
Lennart Levi è stato tra i pionieri di questo tipo d'indagine. Nel 1965 esaminò i livelli di adrenalina e noradrenalina di 20 impiegate prima, durante e dopo la proiezione di diversi film: commedie, drammi di guerra, documentari naturalistici. Levi scoprì che sia le commedie che i film drammatici producevano un aumento di adrenalina e noradrenalina. Negli anni ottanta diversi ricercatori hanno appurato che alle situazioni di stress corrispondono bassi livelli di immunoglobulina IgA e maggiore tendenza ad ammalarsi. Altri ricercatori (Stone e Neal, 1994) hanno riscontrato forti correlazioni tra lo stress sul lavoro o in altre circostanze negative della vita quotidiana e bassi livelli di IgA.
Pertanto alcuni esperti di umorismo hanno tentato di vedere se c'è un rapporto diretto fra predisposizione all'umorismo ed elevati livelli di IgA. Nel 1985 fu trovata una correlazione positiva tra misure dell'humor ed alta concentrazione di immunoglobulina e riscontrato poi che vedere un film comico aumentava il livello di immunoglobulina. In altri esperimenti si è appurato che persone che avevano bassi punteggi di apprezzamento dell'humor avevano, con lo stesso livello di eventi stressanti, un più basso tasso di immunoglobulina. Altre indagini condotte negli anni novanta sull'effetto di video comici sulle cellule T e le cellule killer hanno dato invece risultati contrastanti. Alcuni autori sostengono che ridere aumenta il numero di cellule T, così chiamate perchè prodotte nel timo, ghiandola posta al di sotto dell'attaccatura anteriore del collo. Queste cellule sono importanti perchè sono in grado di distinguere le strutture proprie dell'organismo da quelle estranee da distruggere. Osservando 10 pazienti che erano stati sottoposti alla visione di un film divertente per un'ora, si riscontrò un aumento dell'interferone-gamma, non solamente dopo la visione, ma anche il giorno dopo. Altre indagini al contrario hanno riscontrato una diminuzione delle cellule T e killer dopo la visione di un film comico (Lefcourt, Davidsohn-Katz e Kueneman, 1990; Kamei, Kumano e Masumura, 1997). Gli studi sugli effetti positivi dell'humor sul sistema immunitario, che sono stati largamente pubblicizzati dai mass media erano inoltre basati su un basso numero di soggetti, hanno usato metodologie diverse e non hanno usato gruppi di controllo adeguati.
Per quanto riguarda gli effetti della risata sul sistema immunitario non si possono pertanto trarre conclusioni certe. Occorre ancora effettuare indagini che permettano di operare una differenziazione tra effetti della propensione al comico nelle sue differenti forme (comicità attiva o passiva) ed effetti delle risate sui livelli ormonali
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Tratto da: Ridere è una cosa seria, Donata Francescato

lunedì 2 agosto 2010

Siamo tutti drogati e nessuno lo dice

Questo interessantissimo articolo di Marcello Pamio comparso su Disinformazione.it illustra con molta chiarezza la condizione normale degli esseri umani. Solitamente identifichiamo il drogato come colui che assume droghe talmente pesanti da diventare un parassita della società, mentre di contro se ci manca la tazzina di caffè al mattino non riusciamo a fare nulla o se non ricorriamo all'antidepressivo ci sentiamo inadeguati o inutili. Probabilmente siamo dei drogati, e non lo sappiamo!
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E’ risaputo che le droghe pervadono tutta la nostra società e il loro abuso è dilagante. Le autorità dovrebbero vigilare sulla salute pubblica e invece non solo si girano dall’altra parte incuranti del problema, ma ci speculano sopra guadagnando cifre da capogiro. Ma di cosa stiamo parlando? Questo non è il classico articolo sulle droghe tradizionali: cocaina, eroina, hashish, marijuana, ecc., ma sulle droghe che inconsapevolmente assumiamo ogni giorno, tutti quanti, che ci piaccia o non ci piaccia! Se pensate che il fenomeno non vi tocchi, leggete con molta attenzione!
Le droghe affascinano perché alterano la nostra percezione, la capacità di vedere e sperimentare il mondo. Vi sono vari modi per ottenere più o meno lo stesso effetto: cantare, ballare, digiunare, ridere, meditare, leggere, fantasticare, ecc. Ma la droga è certamente molto più rapida, veloce e…proibita.
Dall’alba dei tempi l’uomo cerca e sperimenta sostanze psicotrope con le motivazioni più variegate, eccone qualcuna:
-Espandere la propria coscienza per vedere il mondo con occhi diversi;
-Pratiche di tipo religioso: la marijuana e molte piante allucinogene vengono usate in India e da altre popolazioni indigene;
-Per curare malattie: oppio, cocaina, morfina marijuana e alcol sono stati i pilastri della medicina ottocentesca e venivano usati per qualunque cosa, dai dolori mestruali all’epilessia. Alla fine dell’Ottocento la cocaina veniva pubblicizzata come medicina miracolosa mentre il vino alla coca fu il farmaco più prescritto in assoluto;
-Stimolare la creatività: Charles Baudelaire usava hashish e oppio, il collega Alexandre Dumas si univa a lui negli esperimenti con l’hashish. Lo scrittore americano Edgar Allan Poe faceva uso di oppiacei e parte della sua bizzarria descrittiva, derivava proprio da esperienze con la droga. I primi scritti di Sigmund Freud furono ispirati dalla cocaina, e lui stesso ne incoraggiò il consumo; -Fuggire dalla noia, disperazione e migliorare l’interazione sociale;
-Fuggire dal mondo e dai problemi quotidiani, isolandosi artificialmente.

DROGHE ENDOGENE - Il corpo umano, soprattutto nel cervello e in certe ghiandole, produce potenti sostanze chimiche che hanno effetto sull’umore, pensieri e azioni: le endorfine. Le endorfine sono sostanze stupefacenti che causano molti effetti tipici degli oppiacei, tra cui euforia, stato di benessere e riduzione del dolore. L’essere umano oltre a queste droghe oppiacee, genera anche i propri stimolanti (adrenalina o noradrenalina) e i propri sedativi (serotonina e GABA), questi ultimi in grado di rallentare la trasmissione nel sistema nervoso centrale (SNC). Probabilmente siamo anche in grado di produrre i propri psichedelici, come per esempio la D.M.T. (dimetiltriptamina), poiché è stato dimostrato che la ghiandola pineale, secerne ormoni con una struttura molecolare molto simile. In pratica, non ci facciamo mancare nulla: eccitanti, stimolanti, psichedelici e sedativi! Adesso, dopo questa certamente incompleta introduzione, osserviamo da vicino le droghe che tutti noi usiamo inconsapevolmente ogni giorno. Droghe che agendo nel cervello possono avere degli effetti dirompenti sul comportamento e sul nostro modo di pensare.

STIMOLANTI - La famiglia degli stimolanti, lo dice il nome stesso: stimolano, fanno sentire più vigili ed energici, eccitano in pratica il SNC. I nervi comunicano tra loro mediante impulsi elettrochimici. Un impulso è una vera e propria scarica elettrica che si muove velocissima lungo la fibra di un neurone. Tale fibra può terminare in un muscolo, una ghiandola o in un altro neurone, ma c’è sempre un minuscolo spazio tra la fine della fibra nervosa e la cellula seguente. Per riempire questo spazio, la fibra rilascia piccole quantità di sostanze chimiche (neurotrasmettitori) che influiscono nella cellula che segue. Alcuni neurotrasmettitori sono forti stimolanti, che inducono le cellule muscolari a contrarsi, le ghiandole a secernere e altri neuroni a rilasciare scariche elettriche. Il più comune neurotrasmettitore stimolante è la noradrenalina o norepinefrina. In pratica gli stimolanti agiscono così: fanno rilasciare alle fibre la noradrenalina oppure altri neurotrasmettitori che eccitano il sistema. Pertanto l’effetto stimolante che percepiamo nel corpo è il semplice risultato dell’energia chimica del corpo che va ad agire nel sistema nervoso. Lo stimolante induce l’organismo a consumare questa energia prima e in maggiore quantità rispetto alla norma. Questo è il motivo per cui dopo l’effetto stimolante (illusorio e apparente), si è molto più stanchi e scarichi di prima e servono altri stimolanti per tirarsi su, in un circolo vizioso perverso e deleterio!
Zucchero: Mentre il nostro corredo genetico si è sviluppato in un contesto nutrizionale in cui si consumava (nel Paleolitico) procapite solo 2 kg all’anno sottoforma di miele, siamo passati a 5 kg di zucchero nel 1830 per giungere a 70 kg alla fine del secolo scorso! Lo zucchero bianco è una sostanza innaturale tra le più tossiche in commercio. Basta sapere che viene prodotto con latte di calce (che provoca la distruzione di tutte le sostanze organiche utili: proteine, enzimi, sali, ecc.), poi trattato con acido solforoso per eliminare il colore scuro, poi subisce altri processi, dove viene filtrato, decolorato, centrifugato, per venire alla fine colorato con blu oltremare e blu idantrene (proveniente dal catrame, quindi cancerogeno). La polvere bianca che si ottiene è sterile, completamente morta e dentro il nostro corpo per essere assimilata e digerita, sottrae vitamine e minerali (calcio da ossa e denti: osteoporosi e carie) per ricostruire almeno in parte quell’armonia di elementi distrutti dalla raffinazione. Questo processo acidifica il terreno biologico. Una recente ricerca condotta da Bart Hoebel del Princeton Neuroscience Institute, ha scoperto che lo zucchero crea una vera e propria dipendenza e sintomi di astinenza simili a quelli provocati da altre droghe. Nel cervello, quando si assume zucchero, avvengono dei cambiamenti neurochimici che fanno aumentare la dopamina, e questa è la ragione per cui quando si viene privati improvvisamente della dose zuccherina giornaliera, si genera una vera e propria crisi di astinenza. Prima crea una stimolazione e poi c’è la fase depressiva che crea stati di irritabilità. Questo è causato dal rapidissimo assorbimento dello zucchero nel sangue che fa salire la glicemia, e costringe il pancreas a secernere insulina. Tale ormone fa scendere bruscamente la glicemia (malessere, sudorazione, irritabilità, debolezza) con bisogno di mangiare ancora zuccheri per sentirsi meglio.Ma non finisce qua. Il biologo tedesco Otto Heinrich Warburg è stato insignito il Premio Nobel per la medicina per aver scoperto che il metabolismo dei tumori maligni dipende in gran parte dal loro consumo di glucosio (forma che assume lo zucchero una volta digerito, metabolizzato). Ingerendo infatti zucchero o farine raffinate (pasta, pane, biscotti, grissini, ecc.), si alza il tasso di glucosio (aumenta la glicemia) nel sangue e l’organismo libera oltre all’insulina, come abbiamo visto, l’I.G.F. una molecola con proprietà che stimolano la crescita cellulare. In parole povere lo zucchero è la benzina dei tumori.
Caffè: La caffeina è lo stimolante naturale più diffuso e si trova in molte piante. Il caffè sarebbe stato scoperto dai nomadi etiopi che avevano notato come i propri animali domestici diventavano più vivaci dopo aver mangiato il frutto degli alberi del caffè. Quando provarono a mangiarne i semi, diventarono tutti più briosi, ma alla fine, impararono a ricavare una bevanda dai semi tostati. All’epoca però il caffè veniva usato solo nelle cerimonie e riti religiosi. Si incontravano una notte alla settimana, bevevano grandi quantità di caffè e rimanevano svegli a pregare e salmodiare. Il caffè è un forte stimolante: irrita le mucose dello stomaco e vescica (che secernono poi muco per difendersi), procura cattive digestioni gastrointestinali e impedisce una corretta assimilazione dei principi nutrizionali. E’ uno dei principali distruttori di batteri acidofili nell’intestino, con tutte le conseguenze del caso, e nemico numero uno per reni e fegato. Negli Stati Uniti, dove se ne consumano grandi quantità non è un caso che le marche di antiacidi è pari a quello delle marche del caffè. Nella nostra società la dipendenza dal caffè è fortissima: molti consumatori non riescono a pensare con chiarezza al mattino e nemmeno andare in bagno senza la dose quotidiana. Soffrono veri e propri sintomi di astinenza se smettono di prenderlo. La reazione di astinenza comincia 24-36 ore dopo l’ultimo caffè, e i sintomi sono mal di testa, nausea, irritabilità, apatia e vomito. Per fortuna i sintomi durano da 36 a 72 ore, ma scompaiono rapidamente. Johann Sebastian Bach ne era assuefatto, non a caso magnificò la bevanda con la “Cantata del caffè”. Lo scrittore francese Honoré de Balzac, non riusciva a lavorare senza bere una specie di brodaglia densa che gli procurava dolori e crampi allo stomaco.
Thé: Il thé non è irritante quanto il caffè ma è sempre un potente stimolante. Il suo principio attivo si chiama teofillina, e tra gli effetti nell’organismo, quando lo si beve in quantità, vi è nervosismo, agitazione e insonnia. Essendo un eccitante, vale la stessa cosa appena vista per il caffè.
Cola: La cola è un seme o noce dell’albero della cola che contiene caffeina. Il loro gusto è molto amaro, ed è per questo che in commercio la cola viene addizionata di zucchero. La deleteria combinazione zucchero/caffeina, nelle bibite analcoliche gassate, è particolarmente capace di dare assuefazione e questo i produttori lo sanno molto bene. I genitori per tanto dovrebbero sapere che tali bibite sono droghe velenose capaci di influire sulla salute fisica e lo stato d’animo.
Guaranà: Il guaranà è ricavato dai semi di un arbusto della giungla brasiliana. Contiene più caffeina del caffè e viene usata per produrre bevande gassate oppure integratori stimolanti.
Mate: In Argentina la bibita alla caffeina più diffusa è il Mate, ricavato dalle foglie dell’ilice.
Cioccolato: Una delle più note fonti di caffeina è il cioccolato, anch’esso ricavato dai semi di un albero. Il cioccolato contiene molto grasso ed è così amaro che deve essere mescolato con tanto zucchero per renderlo gradevole al palato.Oltre alla caffeina, contiene teobromina (alcaloide), sostanza affine e con effetti eccitanti analoghi. Vale lo stesso discorso per il caffè con l’aggravante che il cioccolato ha un altro alcaloide e viene zuccherato.
Tabacco: Il tabacco è una delle piante stimolanti più potenti che si conoscano e la nicotina, il suo principio attivo, una delle droghe più tossiche in assoluto. Un normale sigaro contiene una quantità di nicotina sufficiente a uccidere parecchie persone (il tabacco che brucia ne distrugge gran parte). La nicotina è talmente forte e pericolosa che l’organismo umano sviluppa rapidamente una certa tolleranza per proteggersi. Sotto forma di sigarette, il tabacco è una delle droghe che in assoluto provoca più assuefazione: è pari al crack! Sembra incredibile, ma è più difficile liberarsi dell’abitudine di fumare sigarette che smettere di assumere eroina o alcol. Inalato a fondo, il fumo porta nicotina concentrata ai centri vitale cerebrali in pochi secondi, più velocemente di quanto impieghi l’eroina iniettata. Questo spiega perché fumare provoca un’assuefazione così rapida. Per tutto il Novecento le autorità incoraggiavano l’uso di questa droga, con il pretesto che favoriva la concentrazione e il rilassamento. Negli anni Cinquanta non era strano vedere i medici pubblicizzare particolari marche capaci di dare “sollievo alla gola”. Verso la fine del secolo scorso, la posizione della società cambiò nei riguardi del tabacco. Oggi, nonostante siano risaputi tutti i pericoli, i governi del mondo, dal commercio di questa droga tremenda ci guadagnano moltissimi miliardi ogni anno, addirittura quello degli Stati Uniti sostiene l’industria del tabacco con fondi pubblici!

SEDATIVIA - differenza degli stimolanti, i sedativi sono sostanze che abbassano il livello di energia del sistema nervoso, riducendo la sensibilità alla stimolazione esterna e a dosi elevate inducono il sonno
Alcol: L’alcol è la sostanza psicotropa più diffusa al mondo e utilizzata ogni giorno da milioni di persone. Forse è anche la più antica droga nota all’essere umano. Una volta entrato nell’organismo, l’alcol viene assorbito con grande rapidità dall’apparato digerente, entra nel flusso sanguigno e raggiunge il cervello, dove influenza stati d’animo e comportamenti. L’organismo deve lavorare duramente per eliminare l’alcol: ne brucia una parte come combustibile (fegato) e ne espelle una immutata sotto forma di respiro (polmoni) e urine (reni). Quindi i principali organi emuntori del corpo vengono sfibrati per espellere l’alcol, ma quello che ne risente di più è il fegato che a lungo andare diventa sempre più gonfio e pieno di grasso (steatosi), perdendo molte delle sue funzioni metaboliche importantissime. Il senso di calore prodotto dall’alcol è ingannevole: è dovuto all’aumento del flusso sanguigno verso la pelle e questo permette al calore di disperdersi nell’aria, raffreddando pericolosamente il corpo. L’alcol, tra le altre cose, è un fortissimo diuretico: aumenta la quantità di urina, e questo è un segnale inequivocabile che si stanno sforzando le reni per espellere il veleno, facendo perdere acqua al corpo e sfibrando tali organi fondamentali. Grandi bevute possono provocare forti disidratazioni dei tessuti. Fuori da ogni discussione che l’alcol sia la più tossica delle droghe esaminate, pur tuttavia, è la nostra stessa società ad aver fatto dell’alcol la propria droga di prima scelta, grazie anche al fatto che i governi, come nel caso del tabacco, ci guadagnano cifre spropositate. Nessuno ha interesse ad educare le persone del pericolo di questi veleni tossici e pericolosi.

DELIRANTII - delirio è uno stato di disturbo mentale caratterizzato da confusione e disorientamento. Dosi eccessive della maggior parte delle sostanze psicotrope danno luogo a delirio in quanto tossiche per il cervello.
Solanacee: La famiglia delle piante solanacee comprende alcuni prodotti naturali molto diffusi: pomodori, peperoni, peperoncini, melanzane e patate. Ne fanno parte anche piante tossiche come il tabacco, e alcune piante magico-velenose come il giusquiamo, mandragola, stramonio e belladonna. Le solanacee hanno un aspetto spaventoso: sono piante rigogliose, pelose con odori strani e fiori molto singolari. Tutte le parti di queste piante contengono scopolamina, una droga che provoca delirio e che è fortemente velenosa. La concentrazione più alta è nei semi, mentre le radici ne hanno meno, per cui sono le più sicure da consumare. Comunque sia, radici, semi, foglie e fiori possono essere mangiati, fumati, messi in infusione per ricavarne delle tisane allucinogene. Gli effetti mentali indotti sono: irrequietezza, disorientamento e delirio, comprese allucinazioni anche intense e vivide.La capacità della scopolamina di scollegare, chi le assume, dalla realtà ordinaria, spiega la loro diffusione in alcuni ambienti poco raccomandabili… La farmacologia utilizza ancora oggi la scopolamina come farmaco. E’ venduta come sonnifero da banco o sottoforma di compresse per il raffreddore e allergie, per asciugare il naso che cola.
Noce moscata: La noce moscata è il seme, ricoperto da un involucro esterno detto macis, di una pianta tropicale. Contiene una droga detta miristicina che nell’organismo può essere trasformata in uno degli allucinogeni analoghi alle anfetamine.Sia la noce moscata sia il macis, sono infatti utilizzati da tempo come sostanze psicotrope.

FARMACI DA BANCO - Dopo aver elencato le sostanze chimiche naturali, contenute in alcuni alimenti e/o piante, che vanno ad interagire con il SNC, è doveroso aggiungere un capitolo sui farmaci da banco. Moltissimi prodotti in vendita, considerati innocui anche dagli stessi medici prescriventi, e usati da milioni di persone ogni giorno per svariati problemi di salute, interagiscono pericolosamente con il nostro SNC. Sono informazioni utili da sapere, per evitare gratuiti squilibri mentali, soprattutto nel caso di bambini.
Antistaminici: Le allergie sono in costante aumento nella nostra società e non a caso gli antistaminici sono tra i farmaci più consumati in assoluto. Quello che però c’interessa è che stranamente il nostro SNC è molto sensibile a questi farmaci.Alcune reazioni allergiche sono mediate da una sostanza endogena, cioè prodotta dal corpo, ce si chiama istamina. I farmaci, nel tentativo di eliminare i sintomi delle allergie, bloccano l’azione della istamina, cioè bloccano il lavoro importante che sta compiendo la Natura. Ecco perché con gli antistaminici non si curerà mai nessuna allergia! In compenso, gli antistaminici provocano delle profonde alterazioni dello stato d’animo, rendono depressi, acidi, apatici e incapaci di ragionare in modo chiaro. Offuscano il pensiero. Sono sostanze psicotrope! Questo è il motivo per cui alcuni antistaminici, come per esempio la Piribenzamina, vengono utilizzati da tossicodipendenti per sballarsi. Viene venduto anche il Nopron, detto “sciroppo della mamma manager”, e dato da pediatri inconsapevoli per far dormire bambini piccolissimi. L’uso di questa droga (ipnotico) è molto diffusa nei bambini piccoli che piangono di notte e/o che piangono dopo, per esempio, la poppata di latte vaccino. Il latte vaccino è una delle sostanze più intolleranti che esistano, e i piccini, spesso e volentieri, piangono proprio per l’azione tossica che ha a livello intestinale. Noi adulti cosa facciamo? Li droghiamo con un ipnotico, con tutti le conseguenze e i danni che possiamo solo lontanamente immaginare.
Cortisonici, corticosteroidi: Le ghiandole surrenali, oltre all’adrenalina scernono dei corticosteroidi (cortisone e affini). Sono universalmente usati per ridurre le infiammazioni, le reazioni allergiche e le eruzioni cutanee. Come ogni farmaco, anche i cortisonici, anche a dosi modeste, possono sconvolgere in modo drastico l’equilibrio chimico dell’organismo e dare luogo a tossicità, fino al decesso. Arrestano la produzione da parte del corpo di steroidi naturali, e le conseguenze possono essere: aumento di suscettibilità, stress e infezione. Questi farmaci, inoltre, possono dar luogo a euforia estrema, simile alla psicosi maniaco-depressiva, e un loro uso prolungato può trasformare tale euforia in profonda depressione. Gli steroidi possono rendere psicotici alcuni individui e fare venire manie suicide.
Sciroppi per la tosse: Alcuni sciroppi per la tosse non contengono alcuna sostanza psicotropa, altri invece noti sedativi come alcol e cloroformio, stimolanti come pseudoefedrina, antistaminici o derivati oppiacei. Il principale sedativo da banco per la tosse contiene destrometorfano, un parente della codeina che calma il nucleo della tosse, senza andare a curare l’origine della stessa. I consumatori drogati, ne assumono grandi quantità per ottenere uno stato da zombie chiamato dexing o robotripping.
Broncodilatatori: Sono farmaci che aprono le vie aeree nell’apparato respiratorio e agiscono stimolando il sistema nervoso simpatico, che regola le pareti muscolari dei tubi bronchiali. La conseguenza, oltre all’effetto voluto, è che provocano eccitazione, irrequietezza, ansia e insonnia.Creano molta dipendenza, quando l’effetto di una dose svanisce, la costrizione bronchiale aumenta rendendo necessarie altre dosi, e via così in un circolo deleterio. Uno dei farmaci più ampiamente prescritto, la teofillina, viene tenuto sotto attento esame come possibile causa di comportamenti violenti e singolari. La teofillina è il principio attivo del thé ed è un parente stretto della caffeina.
Decongestionali nasali: Uno degli effetti degli stimolanti è quello di contrarre i vasi sanguigni nel naso e nei seni. Tale costrizione restringe i tessuti, consentendo all’aria di passare meglio. Tale effetto è ovviamente momentaneo, e quando svanisce viene seguito da una reazione opposta detta “rimbalzo”, nella quale i seni sono più chiusi di prima. Il meccanismo di forte dipendenza dipende dalla natura temporanea del sollievo che danno, se si continua ad usarli per far fronte al “ribalzo” che segue alla dose iniziale, in breve non si riuscirà più a respirare senza. Nel mercato sono disponibili forme decongestionanti orali contenenti la pseudoefedrina, parente stretto della efedrina stimolante.

LEGGI DELLA VITA - Esistono alcune leggi immutabili in Natura che scandiscono la nostra esistenza. Nel nostro caso due sono le Leggi che interessano. La “Legge della Forza”, afferma che tutta “la Forza usata, e quindi consumata, in ogni azione vitale o medica, è la Forza Vitale, e cioè, quella che proviene dall’interno dell’organismo e non dall’esterno”. La “Legge del Doppio Effetto”, afferma invece che “l’effetto secondario sull’organismo vivente di qualsiasi atto, abitudine, indulgenza o agente, è l’esatto contrario del primo effetto”. Cosa significano queste fondamentali Leggi? Da una parte si stabilisce che è la Forza Vitale organica ad agire e produrre l’Azione, dall’altra che l’effetto secondario di ogni sostanza è contrario al primo. Quindi quando assumiamo sostanze tossiche-velenose come caffè, thè, cioccolata, zucchero o altre droghe come fumo o farmaci, l’effetto immediato è l’eccitazione del sistema. Questa eccitazione però non è dovuta alla droga in sé (caffeina, nicotina, teofillina, teobromina, ecc.), ma all’Energia o Forza Vitale che viene sequestrata dal corpo per espellere la tossina velenosa.Dopodiché si manifesta l’effetto secondario che è esattamente contrario: tutto il sistema prima eccitato, energico, si svuota e scarica. A lungo andare, questo assurdo modus vivendi antinaturale, debilita fisicamente e psichicamente l’uomo di energia vitale.

Siamo drogati e non lo sappiamo - All’appello mancano moltissime altre sostanze con effetti diretti sul SNC, ma certamente il materiale trattato è sufficiente per affermare che oggi una persona “normale”, con uno stile di vita “normale”, è un drogato! Ricordiamo che l’abuso di droga non è il consumo di una sostanza non accettata o illegale: drogarsi significa assumere qualunque sostanza che danneggia la salute fisica e/o mentale. Far crescere bambini con alimenti putrefattivi come le proteine animali, alimenti mortiferi come bevande gassate e alcoliche (eccito-deprimenti), zuccheri e cereali raffinati (eccito-deprimenti), caffè, thé (eccito-deprimenti), significa sviluppare adulti corrotti, drogati, dipendenti e soprattutto privi di energia vitale. Quindi predisposti alle malattie e al controllo mentale! Tutto questo ovviamente fa comodo al Sistema, a cui non dispiace aver a che fare con persone non libere e manipolabili. Quindi non dobbiamo scandalizzarci se oggi i giovani abusano di alcol o altre sostanze deleterie per il corpo e la mente: noi adulti li abbiamo svezzati e fatti crescere con droghe non meno tossiche e pericolose per la salute!
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Tratto dai seguenti libri:
-“Dal cioccolato alla morfina: tutto quello che dovete sapere sulle sostanze che alterano la mente”, Andrew Weil e Winifred Rosen, ed. Arcana
-“Anti-cancro: prevenire e combattere i tumori con le nostre difese naturali”, David Servan-Schreiber, ed. Sperling & Kupfer
-“Il Sistema Igienistico”, Herbert Shelton, ed. Manca

mercoledì 28 luglio 2010

Qual'è la cosa peggiore che possa accadere?

Molte persone hanno la tendenza ad ingigantire sproporzionatamente le conseguenze disastrose o i potenziali falimenti che possono essere causati da una crisi. Succede spesso di usare la nostra immaginazione contro noi stessi, trasformando un granello di sabbia in un masso di roccia, oppure non usiamo affatto la nostra immaginazione per vedere realmente cosa in effetti la situazione comporta, ma reagiamo per pura abitudine e senza pensare, come se ogni semplice opportunità o minaccia fossero questione di vita o di morte.
Se dobbiamo affrontare una reale crisi abbiamo bisogno di molta energia; questa provoca un eccesso di eccitazione la quale, nonostante tutto, può rivelarsi utile per affrontre il forte stress. Inevitabilmente un sovraccarico di adrenalina e noradrenalina sarà la diretta conseguenza. Questi due ormoni intervengono nella reazione adrenergica chiamata "attacco o fuga"; come è intuibile, tale reazione ha lo scopo di preparare l'organismo ad uno sforzo psicofisico importante in tempi brevissimi. In un prossimo articolo parleremo dettagliatamente delle catecolamine (adrenalina, noradrenalina e dopamina, ormoni secreti dallo strato midollare del surrene e da alcune terminazioni nervose). Per ora limitiamoci allo studio della condizione stressante la quale può essere causata da un nostro errato modo di pensare o affrontare determinate situazioni. A tal riguardo se sopravvalutiamo il pericolo o la difficoltà, se reagiamo in modo anomalo a delle informazioni distorte o addirittura irreali, probabilmente andiamo ad accumulare una tale quantità di eccitazione che risulta maggiore del necessario. Dal momento che la reale minaccia è di molto inferiore alle reali previsioni, tutta questa eccitazione (inevitabile sovraccarico di catecolamine) non può essere adeguatamente utilizzata, né ce ne possiamo liberare attraverso un'azione creativa. Per questa ragione essa rimane in noi, compressa, come sotto pressione. Questa dose eccessiva di eccitazione emotiva può seriamente danneggiare più che avvantaggiare il nostro modo di pensare e di conseguenza di agire, semplicemente perchè è inadeguata.
Come affrontare allora questa condizione? Il modo peggiore per farlo è ricorrere ai farmaci. Da un'indagine svolta nel 2008 in Italia si calcola che 1 dipendente su 15 ha addirittura fatto uso di droghe pesanti per migliorare la performance professionale. Anche se questo è un dato relativo allo stress professionale, si calcola che solo il 2% della popolazione mondiale abbia effettiva necessità di psicofarmaci; se consideriamo invece che circa un miliardo di esseri umani al mondo fa uso di sostanze farmacologiche per problematiche psichiche, capiamo che ci troviamo di fronte ad un problema molto serio.
"Qual'è la cosa peggiore che ti possa accadere?" Generalizzare pretendendo di dare risposta a questa domanda, o ad altre, non è propriamente possibile quanto meno corretto. Una cosa però è certa, ricordiamo che molte volte, se realmente lo vogliamo, possiamo convertire una crisi in una opportunità: come sempre, dipende sempre e solo da noi.

domenica 25 luglio 2010

Farmaci Antidepressivi: tra business e falsità

Un interessante articolo che sintetizza il serio problema della diffusione degli psicofarmaci. In questo articolo la dr.ssa Valeria Marracino, con saggezza ed equilibrio, trasmette informazioni che tutti coloro che assumono antidepressivi dovrebbero leggere, avendo il coraggio di chiedersi se sono realmente necessari. Il più delle volte c'è la paura di guardare la propria vita negli occhi ed accettare il fatto che deve essere rivalutata e non per ultimo cambiata.
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Philippe Pignarre, manager “pentito” di colossi farmaceutici, denuncia nel libro “L'industria della depressione” (Bollati Boringhieri), lo scandalo del business farmaceutico e del pressapochismo degli psichiatri che prescrivono pillole della felicità con grande disinvoltura. Secondo l'OMS oggi i depressi supererebbero il miliardo e se si pensa che nel 1970 i depressi erano “solo” cento milioni, ci si chiede cosa ci aspetterà in futuro. Un mondo di depressi cronici. Ma cosa sta succedendo? Cosa può spiegare questa allarmante ondata di tristezza patologica? Le spiegazioni sociologiche che descrivono l'uomo vittima di una società competitiva e massificante non bastano per giustificare questo fenomeno allarmante.
Come spiega Pignarre il boom dei depressi è frutto dell'influenza delle multinazionali farmaceutiche che, con i congressi in hotel a cinque stelle e articoli di esperti dipendenti dalle stesse case produttrici di psicofarmaci, hanno esercitato ed esercitano una campagna di disinformazione e persuasione di massa. Le pillole della felicità sarebbero solo un bluff alimentato da interessi economici e l'epidemia del male oscuro un male studiato a tavolino. I depressi “veri” sono solo il 2 per cento della popolazione, tutti gli altri sono solo persone che stanno attraversando un periodo difficile a cui stanno rispondendo con un normale fisiologico calo dell'umore. Certo il mercato ha trovato terreno fertile in una società dove tutto si compra, anche la felicità, e dove più nessuno accetta di star male affrettandosi a cancellare il sintomo fastidioso senza arrivare alla causa dello stesso. Tutto e subito possibilmente. Ed allora entra in gioco l'eticità di certi dispensatori di felicità in pasticche che barattano il proprio giuramento di Ippocrate con un vacanza sponsor con tanto di congresso scientifico dai contenuti ovvi che acquietano le loro coscienze.
Personalmente, come psicologa-psicoterapeuta, non sono rigidamente contraria agli psicofarmaci, anzi in certi casi li ritengo necessari purché contestualizzati in un rapporto psicoterapeutico che è la base e non il sostegno della funzione terapeutica degli psicofarmaci. Una terapia farmacologica disgiunta da una psicoterapia è controproducente, crea dipendenza e non elabora la base del disagio. Non basta vedere lo psichiatra ogni quindici-venti giorni per seguire l'andamento dei sintomi, questa non è psicoterapia che ha una cadenza almeno settimanale e che deve seguire il vissuto emotivo del paziente in relazione alla cura farmacologica e sopratutto rispetto al proprio disagio.
Gli antidepressivi di ultima generazione, i famosi IRSS (inibitori selettivi della recaptazione della serotonina), Fluoxetina, Fluvoxamina, Paroxetina, Citalopram, etc., prescritti in massa anche dai medici generici, non sono così innocui come le case farmaceutiche dichiarano. Hanno effetti collaterali e quando si smette di prenderli provocano fenomeni di astinenza, come capogiri, vertigini e nausea. I "nonni" degli IRSS, ovvero i Triciclici, sono ancora più tossici e danno altri effetti collaterali come sonnolenza, abbassamento della pressione arteriosa, causano ritenzione urinaria, disturbi intestinali, calo del desiderio sessuale ed in più sono cardiotossici. Ci si chiede se qualche effetto positivo questi farmaci lo abbiano davvero. Pignarre è chiaro su questo punto: “Sono euforizzanti danno buon umore un po' come una blanda cocaina, ma questo non vuol dire che curino la depressione e, una volta sospesi, i sintomi iniziali ricompaiono... in realtà questi farmaci hanno colmato una lacuna che imbarazzava molto la psichiatria dando una spiegazione biochimica alla depressione priva altrimenti di una causa scientifica”.
Insomma se è vero che un calo di certi neurotrasmettitori (noradrenalina, dopamina e serotonina) è la causa della depressione cosa è che determina questo calo? L'evento triste o l'evento triste è vissuto come tale perché c'è una alterata funzionalità dei neurotrasmettitori? In altre parole, certo più ruspanti delle pubblicazioni scientifiche, viene prima l'uovo o la gallina? E se l'uomo imparasse a vivere le inevitabili difficoltà della vita in modo diverso, imparasse a pensare in modo diverso, i neurotrasmettitori come reagirebbero? Insomma se per una volta il mondo scientifico libero da pressioni “lobbystiche” si decidesse a voler arrivare alla causa o alle reali e non artefatte concause di questa patologia forse il mondo tutto, non solo i singoli pazienti, ne trarrebbero beneficio. Si farebbe una reale e simbolica pulizia da idee preconcette, intrugli chimici e interessi lucrosi.


Valeria Marracino - psicoterapeuta


fonte: Promiseland.it
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