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domenica 24 marzo 2013

Il potere della musica

Fonte: Promiseland
 
Il potere calmante della musica per ridurre lo stress.
L’ascolto di musica può avere un effetto estremamente rilassante sulle nostre menti e corpi, soprattutto suoni lenti e tranquilli come quelli della musica classica. Questo tipo di musica può avere un effetto benefico sulle nostre funzioni fisiologiche, rallentando l’impulso e la frequenza cardiaca, abbassando la pressione sanguigna, e diminuendo i livelli di ormoni dello stress.
La musica può assorbire la nostra attenzione, agisce come una distrazione ed al tempo stesso aiuta a esplorare le emozioni. Ciò significa che può essere di grande aiuto alla meditazione, aiutando la mente.
Le preferenze musicali variano notevolmente tra gli individui, in modo che solo l’individuo riesce a decidere quello che piace e ciò che è adatto per ogni stato d’animo. Anche se di solito non si ascolta musica classica può valere la pena fare una prova quando si seleziona della musica rilassante.
Quando le persone sono molto sotto stress, si tende ad evitare l’ascoltare musica. Forse lo si sente come una perdita di tempo, che non contribuisce a realizzare qualcosa. Ma, come sappiamo, la produttività aumenta quando lo stress si riduce, quindi questo è un altro settore in cui è possibile ottenere grandi ricompense. Ci vuole solo un piccolo sforzo per cominciare.
Per incorporare la musica in una vita piena di impegni, provate ad ascoltare musica in auto, o quando si è in vasca da bagno o doccia. Portate un walkman con voi quando siete a spasso con il cane, o accendete lo stereo al posto del televisore.
Cantare (o gridare) a lungo può essere anche una grande liberazione di tensione, e il karaoke è molto piacevole!Ascoltare della musica calmante prima di coricarsi promuove la pace e il relax e aiuta a indurre il sonno.
 
Ricerca sulla Musica
La musica è stata usata per centinaia di anni per il trattamento di malattie e per ripristinare l’armonia tra mente e corpo. Ma recentemente, studi scientifici hanno cercato di misurare i benefici potenziali della musica. Hanno quindi riscontrato che:
la forma musicale e la struttura può portare ordine e senso di sicurezza per i bambini disabili e in difficoltà. Incoraggia il coordinamento e la comunicazione, in modo da migliorare la loro qualità di vita.
L’ascolto di musica in cuffia riduce lo stress e l’ansia nei pazienti ricoverati in ospedale prima e dopo l’intervento chirurgico.
La musica può contribuire a ridurre sia la sensazione e l’angoscia sia il dolore cronico e il dolore post-operatorio.
L’ascolto di musica può alleviare la depressione e aumentare l’autostima nelle persone anziane.
La musica può contribuire a ridurre lo stress e migliorare l’umore tra gli studenti infermieri.
La musicoterapia riduce in modo significativo lo stress emotivo e la qualità della vita migliora tra i pazienti adulti affetti da tumore.
 
Meditazione
Certi tipi di musica sono adatti per la meditazione aiutando la mente a rallentare ed iniziare la risposta del corpo al rilassamento. Tuttavia, non tutti i tipi di musica “New Age” funzionano per tutti. La musica con nessuna struttura chiara può essere irritante o addirittura sconvolgere. La musica leggera con una melodia familiare è più spesso avvertita come confortante. Ma l’ideale sarebbe cercare da se ciò che produce un senso di calma, di familiarità, e centralità per voi come individuo unico.
I suoni della natura sono spesso incorporati in CD realizzati appositamente per il relax. Per esempio, il suono dell’ acqua può essere rilassante per alcune persone. Può aiutare a evocare immagini calmanti trasmettendo l’idea di essere distesi accanto ad un ruscello di montagna in una calda giornata primaverile. Il canto degli uccelli può anche essere utile come un aiuto per la vostra mente a rallentare e rilasciare pensieri stressanti.
 
Musicoterapia
Dato che la musica ha il potenziale di influenzare gli esseri umani sia psicologicamente e fisiologicamente, è uno strumento importante della terapia per la gestione dello stress. La musicoterapia può fare uso di biofeedback, di immaginazione guidata, e altre tecniche che si sono rivelate svolgere un ruolo importante nel trattamento di persone con disturbi legati allo stress. Quando usata in combinazione con tecniche di biofeedback, la musica può ridurre la tensione e facilitare la risposta di rilassamento. Si può essere ad esempio più sensibili ad un relax indotto da stimoli verbali, che potrebbero distrarre dalla musica – che vengono percepiti principalmente in aree non verbali del cervello.
La musica può aiutare le persone a identificare ed esprimere i sentimenti associati al loro stress. In una sessione di musicoterapia, il paziente può esprimere queste emozioni in un percorso di profonda catarsi.
Fare della musica improvvisando, o discutere di pezzi di musica e del testo, in un gruppo, può anche aiutare a diventare più consapevoli delle nostre reazioni emotive e a condividerli in modo costruttivo con il gruppo.
 
Pensare in modo più chiaro
Infine, l’ascolto di musica può aiutare il cervello, migliorando la capacità di apprendimento e la memoria, sempre utile quando siamo sotto stress. Questo è conosciuto come “Effetto Mozart”. Esperimenti svolti da scienziati della University of California a Irvine hanno scoperto che i punteggi dei test degli studenti sono migliorati dopo l’ascolto di una registrazione di Mozart, a fronte dell’ascolto di un altro pezzo o di momenti di silenzio. Questo può essere dovuto al fatto che il testo musicale viene recepito ed elaborato dal cervello con vie simile a quelle dei canali della memoria.

giovedì 22 settembre 2011

La musica mantiene giovani cervello e udito

Fonte: Ansa

ROMA - Suonare, praticare la musica, e' un modo per restare giovani, infatti dedicarsi allo studio (sia amatoriale sia professionale) di un qualche strumento musicale da giovani e' un'assicurazione sul cervello per gli anni a venire perche' lo aiuta a restare in forma proteggendolo dal declino cognitivo tipico della terza eta'.
Lo dimostra uno studio su 70 anziani condotto presso la Emory University dalla neuropsicologa Brenda Hanna-Pladdy e pubblicato sulla rivista Neuropsychology.
E la musica non protegge solo il cervello, ma anche l'udito, infatti un altro studio sulla rivista Psychology and Aging mostra che coloro che suonano o hanno suonato per molti anni uno strumento hanno l'udito garantito, cioe' da anziani hanno rischio minore di perderlo. Lo studio e' stato condotto da Benjamin Zendel del Rotman Research Institute di Toronto ed ha coinvolto poco meno di 200 persone tra musicisti amatoriali o professionisti e non musicisti di tutte le eta'.
L'udito si perde normalmente con l'eta': entro i 60 anni il 10-30% delle persone soffre di una perdita di udito moderata; a 80 anni almeno il 60% delle persone ha una perdita di udito lieve. Gli esperti hanno confrontato con svariati test l'udito del campione. E' emerso che in media chi si e' dedicato per molti anni alla musica, ha l'udito migliore dei coetanei non musicisti. Per esempio un 70enne musicista aveva l'udito buono quanto quello di un 50enne che non ha mai suonato.
Hanna-Pladdy nel suo lavoro ha diviso gli anziani per livelllo di istruzione e stili di vita simili; ha sottoposto tutto il campione a una serie di test cognitivi e riscontrato che a parita' di altri fattori sono sempre coloro che si sono dedicati anni alla musica (sia professionalmente sia per hobby) che hanno la meglio ai test.
In qualche modo la musica preserva le funzioni cognitive dal declinio fisiologico eta'-indotto.

domenica 22 maggio 2011

Risate e musica possono abbassare la pressione arteriosa

Ascoltare la tua musica preferita o assistere a programmi televisivi divertenti potrebbe abbassare la pressione del sangue, nella stessa misura in cui vengono eliminati sale dalla dieta e diminuzione di peso di almeno circa 5 kg, secondo i risultati preliminari di uno studio presentato al convegno dell'American Heart Association in Atlanta.
Nello studio, i ricercatori giapponesi hanno scoperto che le persone che hanno partecipato a sessioni di gruppo bimestrale costruito intorno alla musica e alle risate hanno abbassato la pressione sistolica di circa 5-6 punti dopo tre mesi. Per contro, il valore medio della pressione sanguigna in un gruppo di controllo che non ha partecipato allo studio è rimasta invariata.
Anche se relativamente modesta, la riduzione della pressione arteriosa osservata nello studio è stata associata ad una diminuzione del rischio di morte per malattie cardiache o ictus nella misura che va dal 5% al 15%, dice il dr. Michael Miller, direttore di cardiologia preventiva presso l'Università del Maryland Medical Center, a Baltimora.
"Penso che ci sia sicuramente un effetto fisiologico in corso, una sorta di connessione mente-cuore", dice Miller, che non è stato coinvolto nel nuovo studio, ma ha condotto una ricerca simile.
I ricercatori dell'Università di Osaka Graduate School of Medicine hanno inserito nel loro studio 90 uomini e donne di età compresa tra 40 e 74. Questi hanno ascoltato musica e partecipato ad attività in cui si rideva per la durata di un'ora ogni due settimane, senza ricevere altre forme di terapia.
Nelle sessioni di musica, i partecipanti hanno ascoltato, cantato, e scelto il tipo di musica preferita come pop, classica o jazz. (Sono stati inoltre esortati ad ascoltare musica a casa). Le sessioni di risate includevano l'ascolto di racconti umoristici giapponesi, in qualche modo simile allo 'yoga stand-up comedy', una pratica di falsificazione della risata fino a quando ci si sente bene.
Dopo tre mesi, la pressione sistolica media nei gruppi di ascolto della musica e della partecipazione al programma di risate è sceso di 6 mmHg e 5 mmHg, rispettivamente, mentre non vi è stato alcun cambiamento nel gruppo di controllo. Oltre a ciò, la misurazione della pressione arteriosa è stata presa immediatamente prima e dopo ogni seduta di terapia; da questa rilevazione si è osservato un calo di breve durata da 6 mmHg a 7 mmHg associati ad ogni sessione.
Come detto all'inizio, la sperimentazione ha dato lo stesso risultato di una modificazione dietetica in cui si riduca il contenuto di sale negli alimenti e si perdano circa 5 kg di peso, o si assuma un farmaco antiipertensivo, dice il dr. Miller.

Tratto da VegSource, Laughter, music may lower blood pressure, 26 marzo 2011
Tradotto da Ezio Rittà

mercoledì 13 ottobre 2010

Il suono crea struttura (la scienza della Cimatica)

Nel diciottesimo secolo Ernst Chladni (1756-1827), fisico tedesco nato a Lipsia, applicò ad un violino una lamina sottile di metallo su cui distribuì una piccola quantità di sabbia sottilissima. Facendo scorrere l'archetto sulle corde scoprì che quando sosteneva a lungo uno stesso suono la sabbia si muoveva formando motivi geometrici di cerchi interconnessi e concentrici mentre quando modificava l'altezza del suono le particelle di sabbia si muovevano creando altre forme organiche: spirali, raggiere, griglie esagonali. In questo modo il professor Chladni giunse a due conclusioni importanti: dimostrò che il suono influisce davvero sulla materia fisica e stabilì le basi di una nuova scienza, la cimatica, ovvero lo studio degli effetti delle onde sonore sulla materia fisica.
Gli esperimenti di Ernst Chladni rimasero un'interessante curiosità fino al ventesimo secolo, quando Hans Jenny, uno scienziato svizzero, iniziò una serie di esperimenti a cui si sarebbe poi dedicato tutta la vita. Usando oscillatori di suono elettronici, placche di metallo, microfoni e sofisticati apparecchi fotografici, Jenny sperimentò suoni sinusoidali puri (suoni privi di armonia) di diverse frequenze, registrazioni di musica classica europea e suoni vocali, cantati e parlati. Fotografando i motivi creati da materiali come sabbia, limatura di ferro, acqua, mercurio ed altri liquidi, scoprì che le forme, nel loro costituirsi, si ripetevano in modo prevedibile e ricordavano le strutture di crescita degli organismi viventi: cromosomi, cellule, molecole, tessuti ossei, anelli annuali di alberi e cristalli. Egli dimostrò che la musica produce una struttura visibile simile all'armatura di un tessuto. Scoprì che pronunciando la sillaba "O" al microfono, la sabbia sulla placca di metallo si distribuiva a forma di "O". Pronunciando sillabe di antichi linguaggi, sanscrito ed ebraico, la sabbia assumeva la forma dei simboli scritti corrispondenti a quei suoni mentre dalle nostre lingue moderne non si otteneva lo stesso risultato. Jenny era convinto che la crescita biologica fosse il risultato della vibrazione e che la natura della vibrazione determinasse le strutture risultanti. Pensava che ogni cellula, come risultato di una vibrazione, generasse la sua stessa frequenza mentre un certo numero di cellule di uguale frequenza si combinassero per generare una frequenza nuova in armonia con la prima. Quindi l'organo costituito di queste cellule avrebbe prodotto la sua stessa frequenza ed anche il corpo, come aggregato di ogni sua struttura, avrebbe fatto risuonare la sua stessa frequenza. Le frequenze risultanti sarebbero state il prodotto degli armonici, probabilmente di serie di armonici naturali, in modo che tutte le parti dell'insieme sarebbero state tra loro compatibili.
Jenny riteneva che la chiave per guarire il corpo con determinati suoni si potesse trovare nel comprendere come la frequenza agisce sui geni, le cellule ed altre strutture del corpo. Soltanto così si sarebbero potute determinare con precisione le frequenze corrispondenti ad ogni singolo essere umano ed iniziare ad applicare frequenze curative da fonti esterne con una buona probabilità di ottenere risultati positivi senza rischi per il paziente. Egli suggerisce due metodi di sviluppo per la scienza della cimatica. Nel primo caso consiglia di intraprendere studi di biochimica, bioelettronica, biodinamica e biostruttura al fine di comprendere la relazione tra corpo e frequenza, un metodo che richiede l'uso in laboratorio di apparecchiature altamente sofisticate e complesse. Il secondo metodo implica un esame attento della laringe e dell'orecchio umano per scoprire la causa originaria della vibrazione.
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Tratto da: Musica per guarire - Randall McClellan

martedì 12 ottobre 2010

L'utilizzo della musica per il mantenimento prolungato della salute

La musica in se stessa non può assicurare uno stato perfetto di salute se esso viene ostacolato da altri aspetti del nostro stile di vita ma, se ad essa si accompagnano una dieta appropriata, un sonno adeguato, un lavoro appagante, una vita attiva della mente, rapporti validi, svaghi ed aspirazioni spirituali, il nostro essere sarà invaso da un senso di completezza che difficilmente si incrinerà a causa di una malattia.
L'effetto esercitato dalla musica sulla salute è cumulativo rispetto a periodi di tempo prolungati. Quindi il genere di musica che ascoltiamo, l'ora del giorno in cui l'ascoltiamo, l'ambiente che ci creiamo intorno prima, durante e dopo l'ascolto e quello che facciamo quando la ascoltiamo, determinano i benefici che riceviamo. Rivolgendo quindi un'attenzione particolare a questi aspetti, la musica equilibrerà le energie fisiche, mentali ed emotive per mezzo della risonanza. Attraverso la risonanza, le forze vibrazionali generate nello spazio dalla musica possono imporre forme simili nel nostro campo elettromagnetico risultanti in una resilienza posta al centro dell'immobilità dell'equilibrio.
In questa condizione, niente può turbare a lungo il nostro equilibrio, anzi, emettiamo un suono simile a quello di un diapason ben intonato che, attraverso la risonanza, si rafforza e sconfigge le emozioni e le strutture di pensiero negative che hanno origine nell'avere paura degli altri.
E' quindi necessario scegliere con cura la musica che vogliamo ascoltare o eseguire e dedicare sempre un po' della nostra giornata a questa attività ascoltando la stessa musica per almeno un mese al fine di avvertirne l'effetto cumulativo. Evitando la musica caotica o repressiva, la scelta dovrebbe ricadere su un genere di musica che infonde energia e su di un altro che riduce lo stress. Durante la giornata è consigliabile prestare attenzione alla musica che si ascolta nel posto di lavoro, nei ristoranti o nei luoghi in cui la gente si incontra, ed evitare ambienti in cui la musica risulta nociva al nostro stato d'essere. La musica che si ascolta la mattina riveste un'importanza particolare perchè può permeare la mente e risuonare durante tutta la giornata. Con il trascorrere del tempo queste attenzioni ci porteranno ad un'esistenza più equilibrata, consentendoci di mantenere un atteggiamento di personale spazialità interiore che influenzerà i processi di pensiero, le caratteristiche dei movimenti fisici, la qualità della voce, la stabilità emotiva ed i rapporti interpersonali. Queste manifestazioni di tranquillità personale modificheranno il nostro rapporto con l'ambiente e, attraverso la risonanza, avranno un effetto positivo su chi ci circonda.
Infine, il valore di una determinata composizione dipende dal livello di consapevolezza, spirituale e tecnica, e dalle motivazioni del suo compositore o esecutore. La creazione di musica a scopi curativi deve essere sempre subordinata ad un servizio, mai a profitti materiali o alla globalizzazione dell'ego. Chi guarisce nel suono deve innanzitutto aspirare a dimorare nel Suono Interiore, riconoscerlo come la fonte di tutto il creato manifestato e via che conduce al processo di guarigione. Egli/Ella deve operare nella vibrazione elevata della purezza spirituale al fine di manifestare il potere guaritore della musica con chiarezza, compassione e distacco.
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Tratto da: Musica per guarire - Randall McClellan

Musica ed inconscio

La musica coinvolge la mente conscia tramite il fascino che esercita. L'abbandono alla musica è accompagnato dalla dissoluzione graduale del discorso interiore e dalla liberazione dell'immaginario visuale. E' un livello di concentrazione che implica il nostro coinvolgimento nella musica a livello intellettuale ed estetico. Più sarà elevato il nostro livello di coinvolgimento, minore sarà la consapevolezza della nostra personalità individuale. Quando il coinvolgimento sarà prossimo alla fase di immersione totale avremo raggiunto il livello transpersonale della mente che trascende la coscienza durante il quale, allo stato di concentrazione, focalizzata si sostituisce uno stato di coscienza espansa. L'immaginario visuale può essere lasciato da parte mentre cominciamo a fare esperienza della musica come onde di figurazioni alternate che creano movimento.
Trascendendo la coscienza della propria individualità e condizione emotiva, si raggiunge il livello filosofico dell'ascolto e trascendendo quest'ultimo, si accede ad un livello in cui tutti i suoni vengono percepiti come parti complementari dell'infinità assoluta. A questo livello ogni espressione musicale, suono, gesto e silenzio, comunica l'essenza dell'eternità e della gioia profonda. Oltre a questo si apre l'infinità del silenzio assoluto dove persino la musica si disperde.
Sotto il livello superficiale della mente si estende la regione vasta e pressochè inesplorata dell'inconscio. Comunemente si ritiene che l'inconscio sia il patrimonio di memorie, emozioni, paure e sensazioni dimenticate che influenzano le nostre azioni quotidiane e le risposte emotive, i pensieri, le abitudini, i bisogni ed i giudizi da cui hanno origine le nostre mitologie personali. In base ad alcune teorie esistono due tipi di inconscio: l'inconscio personale che trova il suo riferimento nella storia personale dell'individuo, e l'inconscio collettivo. L'inconscio collettivo è essenzialmente patrimonio non verbale di esperienza umana comune, una sorta di memoria che va oltre le identità razziali, ideologiche e nazionali. La musica può restituire queste memorie dimenticate alla consapevolezza attuale poichè incoraggia l'attività mentale inconscia e rallenta i processi di pensiero cognitivo. Il coinvolgimento della musica sarà allora il livello sociale e sensibile delle emozioni personali-collettive e l'esperienza della sensazione diretta.
Molti studiosi di estetica della musica si sono sforzati di capire perchè siamo attratti da certi stili di musica e da determinati compositori ed hanno elaborato diverse teorie. Una di queste stabilisce l'esistenza di una comunicazione diretta, trasmessa attraverso la musica, tra la mente inconscia del compositore e quella dell'ascoltatore. In base a questa teoria siamo attratti dalla musica di compositori le cui memorie inconsce trasmettono esperienze e sensazioni di vita emozionali simili o rapportabili alle nostre. Se questo è plausibile, possiamo allora affermare che spesso le nostre esperienze musicali non sono semplicemente e soltanto il risultato di considerazioni puramente intellettuali ed estetiche. A livello di inconscio collettivo, questa teoria può spiegare la partecipazione comunitaria del pubblico ad una manifestazione musicale come un concerto, ad esempio, così come l'importanza della musica in rituali religiosi e nazionali. Da questo punto di vista, la musica ha un effetto molto più incisivo delle sole parole ed il musicista ha un potere di influenza sugli altri di gran lunga maggiore rispetto a molti leader politici o ideologie nazionali.
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Tratto da: Musica per guarire - Randall McClellan

La musica e la mente

Mentre è possibile valutare l’influenza della musica sui nostri corpi fisici, investigare gli umori e le risposte emotive che suscita e consultare una vasta letteratura riguardante le influenze della musica sulla vita spirituale ed estetica, rimane ancora difficile comprendere gli effetti provocati dalla musica sulla nostra mente. L’uomo non è limitato ai tre trilioni di cellule che costituiscono il suo cervello, né è confinato entro limiti compresi nello spazio del suo cranio. Il mondo che percepiamo con i sensi costituisce una parte della nostra mente ed essa abbraccia persino tutto ciò di cui ha preso coscienza, dall’esistenza del singolo atomo di una cellula del corpo all’immensità dell’universo stesso, che è quindi a nostra disposizione. La mente è limitata soltanto dalle costrizioni che noi stessi le imponiamo e che possono essere definite dal sistema di valori della nostra tradizione culturale e da condizioni personali derivate dalle limitazioni che poniamo alle nostre percezioni sensoriali, a livello qualitativo e quantitativo.
Il livello mentale che ci è più familiare è quello del pensiero cognitivo o lineare. Questo livello di attività mentale, grandemente influenzato dalla stimolazione sensoriale, dalla risposta emotiva e dall’apprensione per la sopravvivenza ed il benessere personali, può dominare i nostri processi mentali con un fluire pressoché interminabile di discorsi interiori, un accumulo di pensieri di cui ci inebriamo. Eppure si tratta soltanto di un aspetto della nostra capacità mentale anche se il nostro sistema educativo vi ha posto particolare attenzione rendendolo così il più familiare. Ma oltre a questo, possediamo una facoltà di pensiero intuitivo, olistico e simbolico associato all’emisfero destro del nostro cervello e da cui hanno origine i concetti artistici e la facoltà intuitiva. I processi intuitivi e cognitivi del nostro pensiero sono interconnessi attraverso sistemi di trasmissione racchiusi nel nostro cervello e, in teoria, sono entrambi prontamente accessibili.
Ogni tipo di coinvolgimento in una attività musicale, si tratti di composizione, esecuzione o ascolto, rende complici entrambi gli emisferi bilanciando così i due aspetti dei nostri processi mentali. È un beneficio riconosciuto principalmente alla creazione ed all’esecuzione di musica, così come possiamo riscontrare in molte documentazioni relative alla musicoterapia. Tuttavia rimane molto più difficile indagare ciò che di fatto avviene nella mente quando l’individuo è completamente assorto nell’atto di ascoltare musica in quanto si tratta di un processo altamente personale ed interiore che non si presta facilmente ad un monitoraggio esterno. Finora sappiamo soltanto di poter affermare che due persone non potranno mai udire una determinata composizione musicale nello stesso modo e che una stessa persona non riceverà la stessa impressione dalla versione registrata di una stessa composizione musicale ascoltata in occasioni diverse. Se così non fosse, ci stancheremmo dei nostri dischi molto rapidamente.
Ascoltando un brano musicale si può notare che il flusso costante di discorso interiore si placa mentre seguiamo lo svolgimento lineare della successione melodica. Mano a mano che diventiamo consapevoli dei diversi altri aspetti della composizione (il movimento armonico, lo sviluppo ritmico, il controcanto, i passaggi di tessitura), continuiamo a porre in relazione le successioni melodiche alla musica che le sostiene, separando le diverse componenti dalla matrice generale e reintegrando ogni singola parte nelle figurazioni strutturali emergenti. Queste informazioni vengono poi immagazzinate nella memoria e ponendosi sempre in relazione con la percezione di ogni nuova informazione musicale, la influenzano. Ogni nuova informazione influenza a sua volta la memoria mutando quindi la percezione di ogni evento musicale. L’ascolto della musica richiede necessariamente un bilanciamento di entrambi gli aspetti del nostro processo mentale che è immediato, non verbale ed automatico.
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Tratto da: Musica per guarire - Randall McClellan

lunedì 11 ottobre 2010

Il dottor Mozart

Alfred Tomatis (1920-2001) è stato un medico e psicologo francese conosciuto per aver dato vita alla disciplina dell’audiopsicofonologia, avente come oggetto lo studio e l’applicazione della rieducazione dell’orecchio, fatta allo scopo di stimolare la capacità di ascolto degli individui.
Come medico otorinolaringoiatra, negli anni 50 ha studiato il fenomeno della sordità degli aviatori ed i disturbi della emissione vocale nei cantanti. Questo gli fece capire che esisteva una correlazione fra lo sviluppo psicologico della personalità e l’esperienza dell’ascolto, facendo appunto nascere la disciplina dell’audiopsicofonologia. Secondo il dr. Tomatis l’atto dell’ascolto riguarderebbe un processo che coinvolge nella sua totalità tutto il nostro organismo nella globalità psicocorporea, da intendersi come atto volontario dell’essere umano diretto a ritrovare ciò che vuole realmente sentire. Oltre a ciò egli considerava l’ascolto come direttamente collegato allo sviluppo psicocorporeo (sviluppo dell’immagine corporea e del Sé) ed all’acquisizione del linguaggio.
Esaminando il libro di Don Campbell, L’Effetto Mozart, curarsi con la musica, si parla molto di questo personaggio. In questo testo si dice che Tomatis venne considerato l’Einstein del suono, lo Sherlock Holmes dell’indagine sonora, per alcuni pazienti, invece, era considerato “il Dottor Mozart”. Pare che nella sua carriera abbia esaminato qualcosa come 100.000 pazienti con difetti dell’ascolto e difficoltà vocali ed uditive, così come anche disturbi dell’apprendimento.
Nella sua sede principale di ricerca a Parigi ha avuto la possibilità di lavorare con molte figure legate al suono come musicisti professionali, nonché con bambini con difficoltà psicologiche e di apprendimento e con pazienti con gravi lesioni al cervello. La sua concezione totale dell’orecchio dà vita a nuovi paradigmi per l’istruzione, la riabilitazione e la cura.
È stato in effetti il primo a concepire la fisiologia dell’ascolto come diversa da quella dell’udito, dichiarando la nozione della dominanza dell’orecchio destro nel controllo del linguaggio e della musicalità, sviluppando di conseguenza le tecniche per migliorare la funzione. Sua la scoperta che la voce può solo riprodurre ciò che l’orecchio riesce a sentire, teoria questa dalle considerevoli applicazioni pratiche, in un primo momento ridicolizzata ma poi completamente accettata e ribattezzata “Effetto Tomatis” dall’Accademia Francese di Medicina. Egli ha creato un nuovo modello dello sviluppo dell’orecchio riscontrando come funziona il sistema vestibolare, ovvero la capacità di equilibrare e regolare il movimento del muscolo interno.
Anche se comunque è conosciuto per aver dato vita alla disciplina dell’audiopsicofonologia, il dr. Tomatis ha dato il suo più grande contributo riconoscendo che il feto percepisce dei suoni nel grembo materno. Egli infatti si occupò di embriologia e scoprì che la voce della madre funge da cordone ombelicale sonico per il bambino che si sta sviluppando e da primaria fonte di nutrimento. Questo ha portato all’elaborazione di una tecnica chiamata “parto sonico” in cui suoni uterini simulati vengono somministrati per curare difetti di ascolto e disturbi emotivi. In contrasto con l’opinione medica del tempo, il dr. Tomatis dichiarò che il feto è in grado di ascoltare e malgrado il disprezzo dei suoi colleghi, che lo trattavano come una sorta di rinnegato, continuò per la propria strada e scoprì che l’orecchio comincia a svilupparsi alla decima settimana di gravidanza ed è completamente funzionante all’età intrauterina di quattro mesi e mezzo.
Il dr. Tomatis osservava inoltre che dopo la nascita il neonato molte volte non si rilassa fino a quando la madre non gli parla. Egli affermava che il neonato reagisce al suono di una particolare voce, proprio quella che conosceva nello stato fetale.

sabato 9 ottobre 2010

Il potere della musica di Mozart

Il potere della musica di Mozart si è imposto all'attenzione pubblica in buona parte grazie ad una ricerca innovativa condotta presso l'Università della California all'inizio degli anni 90. Al Centro di Neurobiologia dell'Apprendimento e della Memoria di Irvine, un gruppo di studio si mise ad osservare alcuni effetti della musica di Mozart su studenti universitari e bambini. Il dottor Frances H. Rauscher ed i suoi collaboratori hanno condotto uno studio in cui 36 studenti del dipartimento di Psicologia hanno totalizzato da 8 a 10 punti in più nel test del QI spaziale dopo aver ascoltato 10 minuti della Sonata per due pianoforti in Do maggiore K 448. Nonostante l'effetto sia durato solo dai 10 ai 15 minuti, il gruppo di Rauscher ha concluso che il rapporto fra musica e "ragionamento spaziale" è così forte che il semplice ascolto di musica può fare la differenza.
Forse la musica di Mozart "riscalda il cervello", ha detto il fisico teoretico Gordon Shaw ad uno dei ricercatori dopo la divulgazione dei risultati. "Sospettiamo che la musica complessa faciliti certe complesse operazioni neuronali coinvolte nelle attività alte del cervello, come la matematica e gli scacchi. La musica semplice e ripetitiva, invece, potrebbe avere l'effetto opposto".
In uno studio successivo, gli scienziati hanno analizzato le basi neurologiche di questo potenziamento. L'intelligenza spaziale venne sottoposta a un'ulteriore prova: su uno schermo furono proiettate 16 figure astratte simili a pezzi di carta ripiegati, ciascuna per un minuto. L'esercizio intendeva verificare se i 79 studenti fossero in grado di dire che forma avrebbero assunto i pezzi di carta una volta aperti. Per 5 giorni un gruppo ascoltò la sonata di Mozart, un altro rimase in silenzio ed un terzo ascoltò musica di Philip Glass, una storia registrata su nastro ed un brano da discoteca.
I ricercatori riferirono che tutti e tre i gruppi migliorarono il loro punteggio fra il primo ed il secondo giorno, ma la capacità del gruppo di Mozart di riconoscere le forme aumentò del 62% contro il 14% del gruppo senza musica e l'11% del gruppo misto. Il gruppo di Mozart continuò a realizzare il punteggio più alto anche nei giorni successivi, mentre gli altri non presentarono differenze significative. Per spiegare questo effetto, gli scienziati hanno ipotizzato che l'ascolto di Mozart aiuti ad organizzare i circuiti neuronali di alimentazione nella corteccia cerebrale, soprattutto rafforzando i processi creativi dell'emisfero destro associati al ragionamento spazio-temporale. L'ascolto della musica, hanno concluso, agisce come "esercizio" per facilitare le operazioni di simmetria associate alla più alta funzione del cervello. In parole povere, può migliorare la concentrazione, aumentare la capacità di avere guizzi intuitivi e, fatto non trascurabile, migliorare il numero di colpi in una partita di golf!.

Tratto da: L'Effetto Mozart: curarsi con la musica - Don Campbell

Intelligenza musicale

Nei primi anni 80, Howard Gardner di Harvard scrisse Frames of Mind, uno dei libri che hanno maggiormente influito sui metodi didattici usati attualmente. In esso egli introduce la nozione che abbiamo intelligenze multiple. Oltre all’intelligenza linguistica, logico-matematica, spaziale e cinesica, crede che esistano anche l’intelligenza interpersonale, intrapersonale e musicale. Cita ricerche che dimostrano che bambini di due mesi sono in grado di imitare la tonalità, il volume ed il profilo melodico delle canzoni della madre, ed a quattro mesi possono anche accompagnarne la struttura ritmica. La scienza ha scoperto che i bambini sono predisposti a questi aspetti della musica – molto più di quanto non lo siano alle proprietà essenziali del discorso – e che si impegnano in giochi sonori dalle proprietà creative.
Per esaminare l’istruzione musicale tradizionale in Africa, Gardner studia gli ‘anang’ della Nigeria, nella cui società bambini di appena una settimana vengono avvicinati alla musica ed alla danza dalle madri, mentre i padri fabbricano per loro piccoli tamburi. Quando i bambini raggiungono i due anni di età, si uniscono a gruppi in cui imparano a cantare, ballare e suonare. A cinque anni un giovane anang sa cantare centinaia di canzoni, suonare diversi strumenti a percussione ed eseguire dozzine di complicati passi di danza. In alcune culture si riconoscono grandi differenze individuali. Fra gli ‘ewe’ del Ghana, ad esempio, gli individui meno dotati vengono fatti sdraiare mentre un maestro di musica si inginocchia e batte sequenze ritmiche sul loro corpo, così che queste vi penetrino (e penetrino anche, si pensa, nella loro anima).
Quando Frames of Mind ha contribuito a far considerare l’intelligenza musicale un elemento importante dell’istruzione, centinaia di libri hanno trattato questo argomento. Nel libro Introduction to the Musical Brain, si appoggia con fervore la convinzione che più stimoli un bambino riceve attraverso la musica, il movimento e le arti, più intelligente sarà. Naturalmente gli stimoli devono essere seguiti da movimenti di calma e riflessione, altrimenti i benefici possono andare perduti. Come sanno molti genitori di adolescenti, una robusta dieta di musica non rende necessariamente più intelligenti i ragazzi.
La musica induce un’atmosfera positiva e rilassante in molte aule e favorisce la memoria a lungo termine. In alcuni casi copre i rumori provenienti da industrie o dal traffico e la si può usare con successo per suscitare interesse, alleviare la tensione prima degli esami e come supporto per alcune materie. In una relazione comprensiva di centinaia di studi basati sul metodo empirico, condotti fra il 1972 ed il 1992, tre insegnanti associati al Progetto Futuro della musica hanno scoperto che l’istruzione musicale contribuisce alla lettura, al linguaggio (incluse le lingue straniere), alla matematica ed al rendimento scolastico complessivo. I ricercatori rilevano anche che la musica aumenta la creatività, migliora l’autostima dello studente, sviluppa abilità relazionali, ed accresce lo sviluppo dell’abilità percettiva motoria e quello psicomotorio.
Nel 1997, durante il dibattito sul futuro dell’educazione artistica nelle scuole pubbliche, Gardner ha ampliato le sue teorie precedenti ed ha affermato che l’intelligenza musicale influisce sullo sviluppo emotivo, spirituale e culturale più di altre intelligenze. Ha detto che la musica aiuta a strutturare il pensiero ed il lavoro delle persone, soccorrendole nell’apprendimento delle abilità matematiche, linguistiche e spaziali. Ha dichiarato che i legislatori e le commissioni scolastiche che tagliano la musica nell’istruzione elementare sono arroganti ed ignorano come si siano sviluppati la mente ed il cervello umani.
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Tratto da: L’Effetto Mozart: curarsi con la musica – Don Campbell

martedì 5 ottobre 2010

Suono e medicina: gli albori negli Stati Uniti

La medicina americana ha provato l’uso terapeutico della musica per la prima volta nell’800 e nei primi anni del 900. Fin dal lontano 1804 Edwin Atlee, seguace del filosofo Jean-Jacques Rousseau, il medico Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione di Indipendenza, ed altri illustri inglesi, scrissero An Inaugural Essay on the Influence of Music in the Cure of Diseases, in cui si cercava di dimostrare che la musica “ha una potente influenza sulla mente, e di conseguenza sul corpo”. Fra il 1870 ed il 1880, un’insolita serie di concerti terapeutici fece il suo debutto a Blackwell’s Island, il manicomio di New York. Le sedute, in cui figurano la banda del Nono Regimento, alcuni vocalisti della New York Musicians Guild ed il famoso pianista John Nelson Pattison, furono patrocinate con molta ostentazione dal responsabile delle iniziative di carità di New York e furono seguite da medici ed ufficiali civili. Negli anni 90, George Alder Blumer, il riformatore della medicina mentale, assunse degli immigrati perché suonassero musica dal vivo ai pazienti dell’ospedale di Utica, dando così vita al primo programma musicale stabile in una struttura medica americana. Nel 1899, il neurologo James L. Corning condusse su alcuni pazienti la prima ricerca controllata sull’uso terapeutico della musica. In un articolo intitolato The Use of Musical Vibrations Before and During Sleep, riferì che la musica di Wagner e di altri compositori romantici poteva ridurre i pensieri ossessivi ed accentuare le fantasticherie ad occhi aperti e le emozioni.
Il primo accenno alla musicoterapia compare in una lettera pubblicata sul bollettino della Associazione Medici Americani nel 1914 dal dottor Evan O’Neill Kane. Questi dichiarava di usare un fonografo per “calmare e distrarre i pazienti” durante gli interventi chirurgici. Qualche anno dopo, Eva Vescelius, fondatrice della Società Terapeutica Nazionale di New York predisse: “Quando il valore terapeutico della musica sarà compreso ed apprezzato, essa sarà ritenuta necessaria per il trattamento della malattia, come l’aria, l’acqua ed il cibo”. Previde un’epoca in cui ogni ospedale, carcere o manicomio avrebbero ospitato un reparto di musica grazie ad appositi finanziamenti. Nel 1918 la Columbia University organizzò un primo corso di musicoterapia, tenuta da Margaret Anderton, una musicista inglese che aveva lavorato con i soldati feriti nella prima guerra mondiale; nel 1929 il Duke University Hospital fu la prima struttura di questo tipo ad offrire musica registrata ai pazienti via radio o per mezzo di altoparlanti collocati sulle pareti dei reparti riservati a bambini e neonati. Negli anni 30 e 40 dilagò dilagò l’utilizzo della musica e del suono per rendere sopportabile o diminuire il dolore nei trattamenti dentistici e chirurgici. L’Università di Chicago finanziò molte ricerche su larga scala, che comprendevano l’uso della musica come anestetico prima dell’operazione di ulcera peptica, una patologia che non reagiva perfettamente ai farmaci tradizionali.
La moderna musicoterapia si sviluppò nella seconda metà degli anni 40 come estensione dell’uso della musica per curare l’esaurimento da combattimento dei soldati che avevano partecipato alla seconda guerra mondiale. Anche se il responsabile sanitario dell’esercito, il comandante del reparto medico e chirurgico della Marina ed il comandante dei servizi medici dell’Associazione dei Veterani decretarono che la musica non poteva essere considerata una terapia al pari della penicillina, del chinino o delle radiazioni, essa comunque doveva figurare nella riserva di medicinali dell’esercito. E. Thayer Gaston, che insegnava nel dipartimento di Educazione Musicale dell’Università del Kansas, fondò i primi centri per l’insegnamento di musicoterapia negli Stati Uniti all’Università del Kansas ed alla Menninger Clinic di Topeka. Nel periodo postbellico, gli ospedali, le cliniche e le case di cura invitavano i musicisti locali a suonare. I pazienti della Memphis Home for Incurables sono stati sicuramente sfortunati, quanto alla salute, ma sono stati i primi nel paese a sentire il giovane Elvis Presley esibirsi con la sua chitarra.
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Tratto da: L’Effetto Mozart, curarsi con la musica – Don Campbell

Effetto Mozart: lo straordinario potere della musica

Krissy era nata prematura in un ospedale di Chicago, con un peso di circa sette etti. Dal momento che la sua sopravvivenza era a rischio, i medici la tenevano in vita artificialmente. A parte qualche carezza sul capo, la sola stimolazione positiva le veniva dalle continue infusioni di Mozart che la madre chiedeva alle infermiere di trasmettere nel reparto maternità. Krissy aveva veramente poche speranze, e la madre è convinta che la musica le abbia salvato la vita.
All’età di un anno Krissy non riusciva a sedersi e cominciò a camminare solo a due. Aveva scarse capacità motorie ed era ansiosa, introversa ed incapace di comunicare. Nonostante tutto, all’età di tre anni i suoi test rivelavano capacità di ragionamento astratto di gran lunga superiore alla media. Una sera i genitori la portarono ad un breve concerto di musica da camera. In seguito, per giorni e giorni Krissy giocò con il tubo vuoto di un rotolo di carta da cucina, che si sistemava sotto il mento e suonava usando un bastoncino come archetto. Piacevolmente sorpresa, la madre la iscrisse ai corsi di violino Suzuki a Chicago, con Vicki Vorrieter, dove la bambina di quattro anni riuscì subito a riprodurre a memoria brani di gran lunga superiori alle sue attitudini fisiche. Nei due anni seguenti, la forza e la coordinazione dei movimenti sullo strumento cominciarono a corrispondere alle sue capacità mentali. Con il sostegno e l’incoraggiamento dei genitori, degli insegnanti e dei compagni, che erano educati allo spirito di gruppo, Krissy smise di torcersi le mani dalla paura e cominciò a socializzare. Unendo coraggio e grazia, la ragazzina che alla nascita pesava meno del suo violino ora si poteva esprimere e poteva essere completamente se stessa.
Negli ultimi anni si sono scoperte molte storie come quella di Krissy. Gli effetti della musica – di Mozart e dei suoi contemporanei soprattutto – su creatività, apprendimento, salute e guarigione sono stati via via più apprezzati. Vediamo alcuni esempi:
• In alcuni monasteri della Bretagna, i monaci fanno ascoltare musica ai loro animali perché hanno scoperto che le mucche trattate con Mozart producono più latte;
• Nello Stato di Washington, gli ufficiali del dipartimento per l’Immigrazione suonano Mozart e musica barocca durante le lezioni di inglese per i nuovi arrivati da Cambogia, Laos ed altri paesi asiatici perché sostengono che questo accelera l’apprendimento;
• Il “pane di Beethoven” fatto lievitare per 72 ore al suono della Sinfonia n.6 viene offerto come una specialità in una panetteria di Nagoya;
• Al Saint Agnes Hospital di Baltimora, i malati nei reparti di terapia intensiva ascoltano musica classica. “Mezz’ora di musica produce lo stesso effetto di dieci milligrammi di Valium” afferma il dottor Raymond Bahr, primario dell’unità coronarica;
• A Edmonton, in Canada, vengono trasmessi quartetti per archi nelle piazze cittadine per calmare il ritmo frenetico dei pedoni e, come risultato, è diminuito lo spaccio di stupefacenti;
• A Tokio, i fabbricanti di noodles (spaghetti di riso e soia serviti in brodo o saltati in padella) vendono “udon musicali” (gli udon sono larghe strisce di pasta fatta con la farina di frumento) fatti con Le Quattro Stagioni di Vivaldi ed il cinguettio di uccelli in sottofondo;
• Nel Giappone settentrionale, le distillerie Ohara affermano che Mozart dà il miglior sakè. La densità del fermento usato per distillare il tradizionale liquore di riso – indice di qualità – aumenta di dieci volte, se sottoposto all’influsso della musica del grande compositore.
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Tratto dal libro: L'Effetto Mozart, curarsi con la musica - Don Campbell
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