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giovedì 16 dicembre 2010

La donna che non conosce la paura

Fonte: Ansa.it
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ROMA - Camminava di sera in una strada deserta costeggiata da un parco e da una chiesa, un uomo dall'aspetto poco raccomandabile seduto su una panchina la chiama e, appena lei si avvicina, scatta in piedi, le punta un coltello alla gola e dice che l'avrebbe uccisa: lei, per nulla impaurita, gli risponde: 'se stai per uccidermi sappi che dovrai vedertela prima con gli angeli del Signore'. L'uomo improvvisamente libera la presa e lei, come nulla fosse, si incammina verso casa tranquilla e per nulla impaurita.
E' l'episodio raggelante di cui è stata protagonista una donna che, per una malattia, è divenuta totalmente incapace di avvertire ogni forma di paura e di pericolo, e di mettere in atto strategie di difesa o fuga. Sembra una scena di un film come quelle di Fearless di Peter Weir dove il protagonista, sopravvissuto ad un incidente aereo, per il trauma psicologico non prova più paura.
Chiunque vedendo un uomo sinistro su una panchina avrebbe affrettato il passo, nessuno gli si sarebbe avvicinato e poi, con un coltello puntato alla gola, mantenuto la calma: l'atteggiamento "coraggioso" della donna, una 44enne che chiameremo SM, è solo uno degli episodi da brivido raccontati dalla neurologa Justin Feinstein della University of Iowa che per la prima volta descrive il caso clinico unico al mondo, dopo mesi e mesi di studi su comportamenti e cervello di SM.
La donna, spiega Feinstein intervistata dall'ANSA, non sente la paura e quindi non avverte situazioni di pericolo perché priva dell'area del cervello dove si annidano le nostre paure, l"amigdalà, regione cerebrale che deve il nome alla sua forma a mandorla, già da tempo nota come fulcro della paura e motore delle reazioni istintuali ad essa. SM ha perso l'amigdala intorno a 10 anni per una rara malattia genetica chiamata ipoproteinosi di Urbach-Wiethe, che causa il deposito di materiale calcificato nel corpo.
Quando la sua amigdala si è calcificata, SM ha perso la paura. Secondo quanto riportato sulla rivista Curent Biology, Feinstein ha sottoposto SM a molteplici esami per capire fino a che punto non temesse nulla: le ha mostrato film horror tra i più spaventosi lasciando SM del tutto insensibile e priva di ogni minimo segno di paura; poi le ha mostrato ragni e serpenti in un negozio di animali, perché SM in precedenza aveva detto di odiare i rettili e i ragni.
Ma lei del tutto tranquilla si è avvicinata loro e li ha toccati, dichiarando poi di essere stata mossa da curiosità. E non è finita, racconta Feinstein: "Durante Halloween, abbiamo portato SM al Waverly Hills Sanatorium, nel Kentucky, un vecchio ospedale abbandonato per malati di tubercolosi ritenuto uno dei posti più spaventosi della terra e che una volta l'anno ospita una casa del terrore piena di mostri, assassini e fantasmi".
SM volontariamente ha guidato nella 'casa stregata' il gruppo di ricercatori (e altri volontari) non mostrando alcun segno di esitazione mentre si aggirava nei bui corridoi del sanatorio che lasciavano impietriti tutti. SM ha raccontato molti episodi della propria vita traumatici per chiunque ma che a lei non hanno lasciato il segno, spiega Feinstein, come l'aggressione col coltello. "L'amigdala si occupa normalmente di elaborare tutte le informazioni che arrivano al cervello attraverso i cinque sensi, per individuare rapidamente qualunque cosa potrebbe avere un impatto sulla nostra sopravvivenza - spiega. Quando sente il pericolo, l'amigdala orchestra una serie di risposte del corpo per prepararci alla fuga o a difenderci. Poiché SM non ha l'amigdala non può sentire il pericolo e difendersi e quindi è addirittura straordinario che sia ancora viva". Al di la del caso clinico, lo studio di SM è importante perché suggerisce, conclude Feinstein, che le persone affette da fobie patologiche o da grossi traumi, come i reduci di guerra, potrebbero trovare giovamento da trattamenti mirati a modulare l'attività dell'amigdala per controllare e ridimensionare le loro paure.

giovedì 25 marzo 2010

Intelligenza Emotiva


Nel suo libro Intelligenza Emotiva il dr. Daniel Goleman, insegnante di psicologia ad Harvard, nell’analizzare il comportamento umano sostiene che l’uomo utilizza due tipi di intelligenza: la prima è forse quella più conosciuta, cioè quella che attraverso test attitudinali o prove di calcolo, logica, memoria o quant’altro può essere misurata, in pratica la si può quantificare con un valore numerico chiamato ‘quoziente d’intelligenza’. La seconda è chiamata intelligenza emotiva; questa è quella particolare forma di intelligenza in cui giocano un ruolo predominante fattori quali l’autocontrollo, l’empatia, l’interesse per gli altri, la perspicacia. L’intelligenza emotiva ha la capacità di controllare le emozioni e di indirizzarle nella via più vantaggiosa per l’uomo, arrivando a capire i sentimenti degli altri e cercare i vantaggi duraturi, sia per noi che per gli altri. Per logica quanto abbiamo sin ora detto è molto chiaro, ma non sempre è così semplicemente applicabile. Approfondiamo questo argomento.
Nell’intelligenza emotiva entrano in gioco parti del nostro cervello non sempre governabili o comunque capaci di farci fare azioni del tutto prevedibili. L’amigdala è una di queste, se non la principale. Per definizione questa parte così nascosta del nostro cervello è un piccolo nucleo di sostanza grigia facente parte del telencefalo e localizzato nella parte profonda del lobo temporale, posizionata anteriormente alla formazione dell’ippocampo; è una struttura ovoidale (dal latino amigdala significa mandorla) situata nel punto più basso della parete superiore del corno inferiore di ogni ventricolo laterale. Dopo questa breve definizione anatomica cerchiamo di capire perché l’amigdala è così rilevante per il comportamento umano.
L’amigdala è una delle parti del sistema limbico, una serie di strutture cerebrali che includono l'ippocampo, l'amigdala, i nuclei talamici anteriori e la corteccia limbica che supportano svariate funzioni psichiche come emotività, comportamento, memoria a lungo termine, e olfatto. Se l’amigdala è il centro del sistema limbico, questo sistema è il punto centrale del sistema regolatore endocrino, vegetativo e psichico; questi ha la funzione di elaborare gli stimoli provenienti dall’interno e dall’esterno del corpo umano. Occupiamoci ora in modo più attento dell’amigdala. Fondamentalmente essa è specializzata nelle questioni emozionali, infatti se venisse asportata dal cervello verrebbe a mancare la capacità di valutare il significato emozionale degli eventi, oltre a ciò funziona come archivio della memoria emozionale, essendo così depositaria del significato stesso degli eventi.
Ma la sua funzione non è solo di archivio emozionale; l’amigdala svolge la funzione di centralina programmata per inviare segnali d’emergenza in distretti mirati del corpo umano. Quindi, per differenziare le loro funzioni, se l’ippocampo ha la funzione di ricordare i fatti e gli avvenimenti così come sono avvenuti, l’amigdala ha la capacità di trattenere il sapore emozionale dell’avvenimento; per fare un esempio, l’ippocampo ci ricorda che quel viso che vediamo è quello di un nostro conoscente perché attraverso un confronto di dati contenuti ci dice a chi appartiene quel viso, ma il compito dell’amigdala sarà ad esempio quello di sottolineare che il viso è di una persona simpatica, una persona con cui abbiamo empatia, ci troviamo bene. L’amigdala, quindi, lavora secondo il metodo associativo e cioè in riguardo alla memoria emozionale analizza l’esperienza corrente, confrontandola con quanto avvenuto nel passato. Quando una situazione presente ed una passata hanno qualcosa in comune, l’amigdala la identifica con una associazione. Questo fenomeno ci porta a reagire molte volte precipitosamente, secondo modalità fissate nel nostro passato con emozioni e reazioni apprese fissate in risposta ad eventi pressoché analoghi. Anche se pochi elementi della situazione presente ricordano avvenimenti passati in circostanze pericolose, si ha uno stato d’emergenza. Non dimentichiamo che molti vividi ricordi emozionali risalgono ai nostri primi anni di vita e riguardano noi e coloro che si prendevano cura di noi (genitori e/o tutori).
Tutto ciò ci fa capire che l’amigdala può farci reagire in modo impulsivo o ansioso prima ancora che altre aree del cervello producano una reazione correttiva, infatti la neocorteccia (lobi frontali e prefrontali) è quell’area cerebrale che tende a smorzare gli impulsi. In pratica la neocorteccia ha la capacità di dare ai nostri impulsi emotivi una risposta più analitica, più ragionata, modulando così l’area limbica.
Possiamo quindi affermare che l’essere umano ha a sua disposizione due cervelli e di conseguenza due intelligenze: quella razionale e quella emotiva. Il nostro modo di comportarci è quindi determinato da entrambi. Quando le due componenti: amigdala e lobi prefrontali (o sistema limbico e neocorteccia) cooperano insieme, l’intelligenza emotiva si sviluppa ed altrettanto le capacità intellettive.
Come detto precedentemente se l’amigdala viene resecata si perde il valore emozionale degli avvenimenti, portando ad una ‘cecità affettiva’ in cui si perdono gli stimoli emotivi e di vita sociale. Per avvalorare ciò si è ormai capito e dimostrato che persone con ansia sociale, impegnate in discorsi pubblici, hanno un aumento del flusso ematico all’amigdala ed una diminuzione dell’area corticale; al contrario nei soggetti tranquilli e con una maggiore padronanza si ha al contrario maggiore flusso ematico nell’area corticale. Quindi soggetti ansiosi attivano aree del cervello deputate all’emozione ed alla paura (amigdala) a discapito delle aree responsabili dei processi cognitivi.
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