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giovedì 28 marzo 2013

Liti mamma e papa' fanno male al cervello del bebe'

Fonte: Ansa
 
La litigiosità e i toni alterati della voce di mamma e papà sono riconosciuti dal bebé, anche mentre dorme, e ne alterano l'attività del cervello, con possibili effetti sul suo sviluppo.

Infatti una ricerca pubblicata sulla rivista Psychological Science mostra che i bebé esposti ad alto livello di conflittualità in casa mostrano di avere a livello cerebrale una reazione più forte ai toni di voce arrabbiati: a 'sobbalzare' in risposta alle voci alterate dei genitori sono aree neurali legate alla regolazione dello stress e delle emozioni. Le grida litigiose di mamma e papà potrebbero avere un impatto a lungo termine sullo sviluppo del cervello del piccolo, sembra suggerire questa ricerca, coordinato da Phil Fisher e Jennifer Pfeifer dell'università dell'Oregon.
Precedenti studi hanno dimostrato che un rapporto molto conflittuale tra mamma e papà altera la qualità del sonno dei neonati. In questo lavoro l'attività neurale di 20 bebé dai 6 ai 12 mesi è stata studiata nelle fasi di veglia e durante il sonno. I genitori di ciascuno hanno compilato dei questionari per misurare il loro livello di litigiosità e conflittualità. E' emerso che maggiore era la conflittualità della coppia, più il cervello del bebé risultava reattivo all'ascolto delle voci arrabbiate dei genitori. I neonati non capiscono cosa si stanno dicendo ma se mamma e papà sono arrabbiati lo avvertono e il loro cervello ne risente, con possibili effetti sul suo sviluppo.

domenica 24 marzo 2013

Il potere della musica

Fonte: Promiseland
 
Il potere calmante della musica per ridurre lo stress.
L’ascolto di musica può avere un effetto estremamente rilassante sulle nostre menti e corpi, soprattutto suoni lenti e tranquilli come quelli della musica classica. Questo tipo di musica può avere un effetto benefico sulle nostre funzioni fisiologiche, rallentando l’impulso e la frequenza cardiaca, abbassando la pressione sanguigna, e diminuendo i livelli di ormoni dello stress.
La musica può assorbire la nostra attenzione, agisce come una distrazione ed al tempo stesso aiuta a esplorare le emozioni. Ciò significa che può essere di grande aiuto alla meditazione, aiutando la mente.
Le preferenze musicali variano notevolmente tra gli individui, in modo che solo l’individuo riesce a decidere quello che piace e ciò che è adatto per ogni stato d’animo. Anche se di solito non si ascolta musica classica può valere la pena fare una prova quando si seleziona della musica rilassante.
Quando le persone sono molto sotto stress, si tende ad evitare l’ascoltare musica. Forse lo si sente come una perdita di tempo, che non contribuisce a realizzare qualcosa. Ma, come sappiamo, la produttività aumenta quando lo stress si riduce, quindi questo è un altro settore in cui è possibile ottenere grandi ricompense. Ci vuole solo un piccolo sforzo per cominciare.
Per incorporare la musica in una vita piena di impegni, provate ad ascoltare musica in auto, o quando si è in vasca da bagno o doccia. Portate un walkman con voi quando siete a spasso con il cane, o accendete lo stereo al posto del televisore.
Cantare (o gridare) a lungo può essere anche una grande liberazione di tensione, e il karaoke è molto piacevole!Ascoltare della musica calmante prima di coricarsi promuove la pace e il relax e aiuta a indurre il sonno.
 
Ricerca sulla Musica
La musica è stata usata per centinaia di anni per il trattamento di malattie e per ripristinare l’armonia tra mente e corpo. Ma recentemente, studi scientifici hanno cercato di misurare i benefici potenziali della musica. Hanno quindi riscontrato che:
la forma musicale e la struttura può portare ordine e senso di sicurezza per i bambini disabili e in difficoltà. Incoraggia il coordinamento e la comunicazione, in modo da migliorare la loro qualità di vita.
L’ascolto di musica in cuffia riduce lo stress e l’ansia nei pazienti ricoverati in ospedale prima e dopo l’intervento chirurgico.
La musica può contribuire a ridurre sia la sensazione e l’angoscia sia il dolore cronico e il dolore post-operatorio.
L’ascolto di musica può alleviare la depressione e aumentare l’autostima nelle persone anziane.
La musica può contribuire a ridurre lo stress e migliorare l’umore tra gli studenti infermieri.
La musicoterapia riduce in modo significativo lo stress emotivo e la qualità della vita migliora tra i pazienti adulti affetti da tumore.
 
Meditazione
Certi tipi di musica sono adatti per la meditazione aiutando la mente a rallentare ed iniziare la risposta del corpo al rilassamento. Tuttavia, non tutti i tipi di musica “New Age” funzionano per tutti. La musica con nessuna struttura chiara può essere irritante o addirittura sconvolgere. La musica leggera con una melodia familiare è più spesso avvertita come confortante. Ma l’ideale sarebbe cercare da se ciò che produce un senso di calma, di familiarità, e centralità per voi come individuo unico.
I suoni della natura sono spesso incorporati in CD realizzati appositamente per il relax. Per esempio, il suono dell’ acqua può essere rilassante per alcune persone. Può aiutare a evocare immagini calmanti trasmettendo l’idea di essere distesi accanto ad un ruscello di montagna in una calda giornata primaverile. Il canto degli uccelli può anche essere utile come un aiuto per la vostra mente a rallentare e rilasciare pensieri stressanti.
 
Musicoterapia
Dato che la musica ha il potenziale di influenzare gli esseri umani sia psicologicamente e fisiologicamente, è uno strumento importante della terapia per la gestione dello stress. La musicoterapia può fare uso di biofeedback, di immaginazione guidata, e altre tecniche che si sono rivelate svolgere un ruolo importante nel trattamento di persone con disturbi legati allo stress. Quando usata in combinazione con tecniche di biofeedback, la musica può ridurre la tensione e facilitare la risposta di rilassamento. Si può essere ad esempio più sensibili ad un relax indotto da stimoli verbali, che potrebbero distrarre dalla musica – che vengono percepiti principalmente in aree non verbali del cervello.
La musica può aiutare le persone a identificare ed esprimere i sentimenti associati al loro stress. In una sessione di musicoterapia, il paziente può esprimere queste emozioni in un percorso di profonda catarsi.
Fare della musica improvvisando, o discutere di pezzi di musica e del testo, in un gruppo, può anche aiutare a diventare più consapevoli delle nostre reazioni emotive e a condividerli in modo costruttivo con il gruppo.
 
Pensare in modo più chiaro
Infine, l’ascolto di musica può aiutare il cervello, migliorando la capacità di apprendimento e la memoria, sempre utile quando siamo sotto stress. Questo è conosciuto come “Effetto Mozart”. Esperimenti svolti da scienziati della University of California a Irvine hanno scoperto che i punteggi dei test degli studenti sono migliorati dopo l’ascolto di una registrazione di Mozart, a fronte dell’ascolto di un altro pezzo o di momenti di silenzio. Questo può essere dovuto al fatto che il testo musicale viene recepito ed elaborato dal cervello con vie simile a quelle dei canali della memoria.

domenica 10 marzo 2013

Lo stress colpisce il corpo

Fonte: Promiseland
 
A volte ci vuole la giusta distanza prima che di essere veramente in grado di vedere l’intero quadro. E questo è particolarmente vero quando si tratta di rendersi conto fino a che punto lo stress colpisce il corpo.
Viviamo in un mondo stressante, anche se non ci pensiamo ogni giorno, è difficile a volte vedere quanto stress stiamo vivendo. La natura stessa del nostro corpo porta con se fattori di stress: ad esempio la “lotta” contro la gravità per pompare il sangue. Ma sono tante altre le fonti di stress,che si rivolgono a noi in una miriade di modi, dal capo psicotico, al traffico, ai bulli che prendono di mira i vostri figli, frustrazioni quotidiane con scelte di cattiva alimentazione, la mancanza di sonno e troppe ore passate fissando dispositivi elettronici.
Lo stress si insinua in ogni scelta… E provoca milioni di piccoli e grandi malesseri. Vediamo qualche esempio:
1. Dipendenza dai carboidrati: quando siamo stressati, il corpo rilascia più cortisolo, l’ormone dello stress. Questo aumenta i livelli di glucosio, che può far desiderare carboidrati. Se vi ritrovate a mangiare manciate di biscotti dopo che il vostro capo vi dà delle scadenze imminenti, provate a fermarvi ed optate per un pezzo di frutta, invece. Vi darà la giusta dose di carboidrati ma senza cattive conseguenze.
2.Malesseri frequenti: il cortisolo influenza l’efficacia della risposta del sistema immunitario, limitando la capacità di combattere i germi. Pur stando a casa a letto per un paio di giorni potrebbe questo non dare al vostro corpo quello di cui ha bisogno, non solo nel combattere l’influenza, allungando i tempi di recupero.
3. Stipsi: Il rilascio di cortisone può rallentare il transito nel tratto digestivo, portando a periodi di stitichezza e disagio. Movimenti intestinali frequenti e stressanti possono aumentare il rischio di emorroidi, vene varicose, disturbi digestivi, cattivi odori del corpo e alito cattivo. Inoltre, l’accumulo di tossine nel vostro colon può portare a problemi più gravi tra cui il cancro del colon.
4. Le malattie cardiache: gli aumenti dei livelli di cortisolo sono stati collegati a un maggior rischio di morte associata a malattia cardiovascolare. L’ adrenalina che viene rilasciata a seguito di stress, aumenta la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, e può lasciare come svuotati di energia.
5. Problemi della pelle: il rilascio frequente di adrenalina impedisce al sangue di raggiungere la pelle, questo contribuisce alla comparsa di acne e malattie della pelle come l’eczema. E chiunque ha provato l’imbarazzante situazione di avere un brufolo enorme sul viso, sa che questo genera altro stress, che a sua volta può causare un ciclo di problemi.
6. Insonnia: con tutte le sostanze chimiche dello stress circolanti nel vostro corpo trovare una buona posizione a letto potrebbe essere più difficile. La mancanza di sonno è stata collegata con una serie di problemi di salute tra cui l’aumento di peso e la depressione.
7. Infertilità: Gli ormoni dello stress rilasciati dal vostro corpo possono avere un effetto negativo sul sistema riproduttivo, sopprimendo gli ormoni diminuendo il numero di spermatozoi, influenzando l’ovulazione e causando cicli mestruali anormali, e può anche ostacolare la vostra libido.
Ma la buona notizia è che possiamo scegliere adesso di ridurre lo stress nella nostra vita. Con tanto esercizio fisico, anche se è solo una passeggiata intorno al vostro quartiere, quei pochi minuti di movimento aiuteranno a ridurre lo stress ed i livelli di cortisolo.
Provate a scrivere un “diario dello stress”, annotando quali situazioni sentite consapevolmente come causa di stress. Questo può aiutare a discernere quali cambiamenti potrebbe essere necessario apportare alla vostra vita per eliminare le grandi fonti di stress. E fare le giuste modifiche. Forse arriverete ad ammettere, infine, che il vostro lavoro o un rapporto interpersonale in corso vi sta facendo più male che bene. C’è sicuramente molto stress più immediato nel lasciare quella situazione, ma i benefici a lungo termine vi farà sentire che ne sarà valsa di azzardare quella mossa.
E date un’occhio anche all’alimentazione per affrontare lo stress quotidiano: gli integratori a base di erbe, i cambiamenti di dieta, anche la meditazione possono portare risultati rapidi e duraturi.

domenica 5 agosto 2012

Sette alimenti contro lo stress

Fonte: Promiseland

Più di ogni altra emozione, lo stress e la tensione possono causare pesanti effetti negativi su nostri preziosi corpi. La buona notizia è che abbiamo un rimedio, una via di fuga.
Il primo passo è quello di cambiare il modo di ascoltare il nostro stress, così in un momento di forte tensione abbiamo due scelte: seguire la tensione e farci travolgere da essa o agire muovendoci in direzione opposta, al di fuori di essa. E l’uscire dalla tensione negativa può avvenire prendendo una semplice iniziativa quella di dire NO alla situazione di disagio e…mangiando i cibi giusti!
Alcuni cibi sani possono effettivamente aiutare a far scendere i livelli di ansia in generale, ecco quelli “testati” su di me e che preferisco:
1) cioccolato fondente (extra dark): sfatiamo un mito mangiare sano non significa mangiare i soliti cibi “noiosi” ed il cioccolato dal gusto seducente ed avvolgente ne è una prova perchè effettivamente aiuta ad alleviare i sintomi dello stress (sempre consumato con moderazione!). Il cioccolato fondente in particolare è ricco di flavonoidi sostanze dalle note proprietà rilassanti; l’extra dark (dal 70% in su)contiene inoltre la feniletilamina, una sostanza chimica euforizzante, che migliora l’umore. Inoltre e’ anche fonte di piacere, inducendo la secrezione di endorfine che innalzano il buon umore e la sensazione di benessere.
2) spinaci: questi vegetali a foglia verde sono ricchi di magnesio, che migliora la risposta complessiva del corpo allo stress e calma la pressione sanguigna che spesso imprigiona il nostro cervello nell’emicrania.
3) farina di avena (o fiocchi di avena): avete notato che quando il vostro corpo è stressato sentite il bisogno di assumere carboidrati? Il nostro corpo è incredibilmente intelligente e se richiede determinati cibi (noi le chiamiamo “le voglie”) lo fa scientemente: non sono solo semplici capricci di gola, sa perfettamente che mangiandoli tornerà a sentirti in equilibrio.
In tutti questi casi seguite il vostro desiderio e scegliete nutrienti carboidrati complessi come l’avena che aiuta la produzione di serotonina, neuro trasmettitore del buon umore, utile per ridurre gli effetti negativi dell’ansia.
I fiocchi di avena ricchi di fibre permettono al corpo di assorbire ad un ritmo molto più lento i nutrienti in esso contenuti e di conseguenza a prolungare l’effetto della serotonina.
4) noci: se avete la pressione alta, le noci sono il vostro migliore alleato. Mangiare almeno tre noci al giorno previene l’aumento della pressione sanguigna e mantiene i livelli di ansia sotto controllo. E se siete iper attivi ed adrenalinici (come me) fate un favore al vostro cuore e rendetegli la vita più facile!!
5) semi di girasole: contengono una fonte elevata di acido folico, che aiuta il corpo a tenere costante la sensazione di benessere e di buon umore e ad avere un maggior controllo delle vostre risposte emotive agli agenti esterni.
6) mirtilli: l’elevata efficacia di questi antiossidanti in bacche, contrasta la produzione di cortisolo sostanza che viene liberata durante i periodi di maggiore stress dal nostro corpo.
7) semi di lino: solo due parole Omega-3. Questi acidi grassi possono effettivamente far regredire del tutto i sintomi dello stress,aumentare la serotonina e abbassare i livelli di cortisolo ed adrenalina, rilasciati in maggiori quantità, naturalmente dai nostri ormoni sotto stress.

mercoledì 1 agosto 2012

Depressione assicurata per chi lavora 11 o più ore al giorno, specialmente se donne


Quante ore lavorate al giorno? Se sono 11 o di più, la depressione è in agguato per voi, e fareste bene a rallentare i ritmi prima che sia troppo tardi e il crollo vi faccia davvero male. Secondo quanto scoperto da un’indagine anglo-finlandese, condotta dal dottor Stephen Stansfeld della Queen Mary University of London e dalla collega Marianna Virtanen del Finnish Institute of Occupation Health di Helsinki, ad essere particolarmente a rischio sono i giovani e le donne che lavorano in ufficio almeno 55 ore alla settimana. La loro probabilità di cadere in depressione è ben oltre il doppio rispetto a chi segue un ritmo lavorativo meno frenetico, diciamo non più di 7-8 ore al giorno.
Ora, lo so che viene da commentare, in questo periodo particolare di crisi che stiamo vivendo, che più che altro il lavoro logora chi non ce l’ha, ma comunque non bisogna mai sottovalutare lo stress provocato dall’ eccesso di impegni e di incombenze da svolgere quotidianamente nel proprio ambito professionale. Sotto pressione non ci si rende conto facilmente di stare tirando troppo la corda, e poi, quando questa alla fine si rompe… beh, allora sono davvero guai.
Comunque, tornando alla ricerca, pubblicata sulla rivista PlosOne, è stata condotta su un campione di 2mila impiegati del Governo inglese, in età comprese tra i 35 e i 55 anni e tutti in buono stato di salute psico-fisica, ragion per cui gli episodi depressivi rilevati erano palesemente originati proprio dall’eccessivo carico lavorativo.
“Sebbene lavorare di più possa aver occasionalmente apportato dei benefici individuali e sociali – ha spiegato la dottoressa Virtanen – è altrettanto importante riconoscere che lavorare per troppe ore al giorno espone ad un rischio maggiore di depressione”. A tal proposito, il co-autore Stansfeld suggerisce come: “Fare spesso gli straordinari possa rendere le persone meno efficienti, con ripercussioni negative in termini di stress e preoccupazioni sulla loro stessa vita al di fuori dell’ufficio”.
La questione non migliora, però, se il lavoro si sposta dall’ufficio a casa, dove, anzi, il carico di stress sarebbe ancora maggiore. Come se ne esce? Beh, come per ogni cosa, trovare una giusta via di mezzo, delle valvole di sfogo e, ultimo ma non ultimo, percepire la giusta retribuzione in base al carico di lavoro e alle responsabilità…

Quando il lavoro mette a rischio il cuore?

Fonte: informasalus

I turni lavorativi, in particolare quelli notturni, possono mettere a rischio il sistema cardiovascolare. A sostenerlo è uno studio internazionale, canadese e norvegese, pubblicato sul British Medical Journal che esaminato 34 precedenti ricerche, coinvolgendo un totale di 2.011.935 persone.

La ricerca ha rilevato che tra i lavoratori che seguono i turni si registra una crescita del 23 per cento dei rischi di infarto, un aumento del 24 per cento di eventi coronarici e un 5 per cento in più di incidenza di ictus rispetto ai lavoratori normali, che seguono orari diurni, prestabiliti e sempre uguali. I rischi riguardano che in particolare chi pratica i turni notturni: in questo caso il rischio di malattie cardiovascolari raggiunge il 41 per cento in più rispetto alla altre categorie.

Un altro studio, pubblicato su PLoS ONE, condotto dai ricercatori del Brigham and Women Hospital e l’Harvard Medical School avverte che le donne sotto stress per via del proprio lavoro sono a rischio attacchi di cuore.

Oltre 22mila professioniste legate al settore salute negli Stati Uniti sono state monitorate per più di dieci anni durante i quali hanno dovuto riportare periodicamente le caratteristiche del proprio lavoro, la sensazione di stress e altri dati personali riguardanti lo stile di vita.

Gli autori hanno così riscontrato una significativa correlazione tra lo stress lavorativo e un maggiore aumento del rischio di malattie cardiovascolari.

“La tensione lavorativa elevata, una forma di stress psicologico, ha a lungo termine effetti sulla salute cardiovascolare nelle donne e potrebbe suggerire la necessità per gli operatori sanitari di integrare la valutazione e individuazione degli interventi utili che riducono al minimo gli effetti dello stress lavorativo”, ha concluso Michelle A. Albert, autrice principale dello studio.

martedì 3 maggio 2011

I disturbi da ansia

L'ansia è una reazione normale agli stress della vita moderna e inevitabilmente nessun essere umano ne è completamente immune. In qualunque caso l'ansia è comunque utile quando questa ci fa reagire e ci rende più vigili o ci mette nelle condizioni di prendere seriamente delle decisioni, valutare aspetti ed avvenimenti della nostra vita. L'ansia diventa un disturbo mentale quando viene causato anche dalla più semplice e meno minaccioso evento della vita, oppure quando un soggetto sviluppa una paura irrealistica di non riuscire ad eseguire dei compiti che di norma non dovrebbero causare problemi.
La maggior parte dei soggetti soffre di ansia generalizzata. La paura quindi non è specifica e non si riferisce a nessuna particolare situazione, infatti individui affetti da questo disturbo sono spaventati da quasi tutto ciò che può succedere loro. Gli attacchi possono essere episodici, da periodi di terrore acuto ed incessante con intervalli di tempo variabili da qualche secondo fino ad arrivare a qualche ora. I sintomi fisici di un attacco d'ansia comprendono fenomeni di dispnea, sudore, percezione del battito cardiaco irregolare, vertigini, bisogno percepito di urinare o defecare, sensazione di intestino in disordine, inoltre colui che è colpito dall'attacco d'ansia sente spesso di stare per morire.
L'influenza nell'ambito della famiglia  pare essere uno dei fattori nello sviluppo di un disturbo di ansia generalizzata. Alcune ricerche sembrano dare ragione al fatto che soggetti con questo disturbo tendono a provenire da famiglie in cui la madre è nevrotica ed i genitori incentivano uno standard particolarmente elevato di successo, ma nella stessa misura non riescono a riconoscere i reali valori dei loro figli.
Pare che il disturbo da ansia generalizzata sia una forma di impotenza appresa, una sindrome causata probabilmente da una percezione di incapacità di influenzare il proprio destino. Sentirsi impotenti  fa sentire di certo ansiosa una persona per il fatto che implica la vulnerabilità da parte delle sventure in qualsiasi momento.
Di differente forma invece il disturbo ossessivo-compulsivo. Gli individui affetti da questo disturbo soffrono primariamente di ossessioni, quindi pensieri che non abbandonano il soggetto, e compulsioni, cioè comportamenti che non possono essere evitati. A differenza dei precedente (ansia generalizzata), questi hanno una difesa contro l'ansia, cioè il loro comportamento compulsivo. In effetti il bisogno di eseguire questo comportamento richiede spesso una parte sempre più grande del loro tempo, fino ad interferire con la propria professione e la vita quotidiana.
Esistono due tipi di ossessioni: il dubbio o l'incertezza e la paura di fare qualcosa di proibito. Nulla di strano constatare che tutti noi possiamo provare dubbi sulle attività future come ad esempio cercare una nuova casa, un nuovo lavoro, scegliere un ristorante rispetto ad un altro, indossare un abito più o meno leggero in base al tempo meteorologico e così via, oppure valutare le attività passate come pensare se abbiamo spento un fornello. Ma queste incertezze, banali o importanti che siano, arrivano a preoccupare in misura completa alcuni individui affetti da disturbi ossessivo-compulsivo. Altri ancora sono ossessionati dalla paura di fare qualcosa di terribile come bestemmiare in un luogo sacro, uccidere una persona cara, saltare giù da un ponte e così via.
A differenza delle paure ossessive, nelle compulsioni gli atti vengono generalmente messi in atto. Si sono osservati casi in cui, per esempio, alcuni soggetti continuano a lavarsi le mani più volte al giorno (può sembrare strano ma alcuni arrivano fino a 500 volte), temendo di essere contaminati da germi.
Le cause di un disturbo ossessivo-compulsivo possono essere molte. A differenza degli stati d'ansia, questo disturbo innesca dei meccanismi di difesa, infatti le ossessioni possono essere considerate come strumenti per occupare la mente e scacciare pensieri dolorosi. Se questi pensieri dolorosi o ansiogeni diventano frequenti e se il ricorso a moduli alternativi di pensiero riduce l'ansia, allora il principio del rinforzo prevede che il soggetto ricorra a questi moduli sempre più di frequente. Se l'abitudine diventa sempre più radicata, i pensieri ossessivi possono persistere anche dopo che non esiste più la ragione originale per ricorrere ad essi.
In altri casi il comportamento compulsivo può scaturire da sentimenti di colpa: la persona commette l'atto nel tentativo di espiare i crimini passati. Le compulsioni possono anche essere tentativi di assicurare ordine e stabilità in un ambiente altrimenti imprevedibile. Ricordiamo che quasi tutti sono appagati da una routine regolare, e nei momenti di stress aumenta il bisogno di ritrovare ordine.

martedì 22 febbraio 2011

Eventi della vita e disturbi psichici

Nel suo libro Mente Inquieta l'autore Francesco Bottaccioli è riuscito a tracciare in brevi parole la stretta correlazione che esiste fra i disturbi di natura psichica e gli eventi che incontriamo nella nostra vita. Nel campo della ricerca questa correlazione è ampiamente studiata e quindi dimostrata come vera. Sempre di più si riscontra che il nostro stile di vita inteso come alimentazione, eventi che incontriamo, personalità acquisita e consolidata negli anni possono, ognuno nelle varie percentuali di influenza, condizionare il nostro stato d'animo, tale da renderlo piacevole e desideroso di assaporare la vita o malinconicamente frustrante fino ad arrivare all'essere incontrollabilmente distruttivo.
Il libro sopra citato menziona una ricerca condotta in tutta Europa su circa 20.000 persone. Questa indagine ha potuto confermare una relazione diretta fra il numero di eventi negativi succeduti negli ultimi cinque anni e la predisposizione alla condizione depressiva. Lo studio ha anche constatato che un soggetto che abbia dovuto affrontare quattro eventi della vita negativi rischia tre volte tanto, rispetto a chi ha dovuto affrontarne solo uno, di incorrere nel disturbo della depressione. E' sottinteso che parliamo di eventi particolarmente devastanti, tali da cambiare violentemente gli equilibri psico emotivi della persona. Lo studio infatti ha constatato che la perdita di una persona cara è il primo evento scatenante. Parliamo ad esempio della perdita di un figlio, in primis, come anche di un coniuge o un genitore. Uno studio ha rilevato che soggetti, prevalentemente madri, che hanno perso un figlio in età inferiore ai 18 anni hanno un 67% di rischio in più di ricovero presso strutture ospedaliere per disturbi mentali.
Possiamo continuare l'analisi relativa alla perdita analizzandola sotto l'aspetto del lavoro. Se la morte di un congiunto ha risvolti devastanti, la perdita del lavoro non ne è da meno.
Nella società moderna il lavoro, particolarmente per l'uomo, è rilevante per determinare l'identità individuale, attraverso il quale ricopriamo un ruolo utile alla comunità in cui viviamo; da questo ne scaturisce la considerazione che altri possono avere di noi alimentando la nostra autostima. Questa condizione porta inevitabilmente a mettere a rischio la nostra identità e a vivere momenti di forte stress psichico con esiti alcune volte anche drammatici. In questo libro vengono riportate delle statistiche non certo piacevoli ma purtroppo realistiche le quali dovrebbero farci ragionare sulla gravità del momento che attraversiamo da un punto di vista sociale ed economico. Uno studio di ricerca (Surtees, P. Wainwright, Life events and health; Fink G., Stess consequences, Academic Press, San Diego, 2010) riporta i dati relativi al tasso di suicidi tra i maschi giapponesi. A metà degli anni novanta del secolo scorso questo tasso di suicidi era di 25 ogni 100.000 uomini, all'inizio del nostro secolo il tasso è salito a 35. L'OMS segnala anche dati relativi a suicidi di maschi italiani a causa di problemi economico-sociali: nel decennio 1965-1975 il tasso di suicidi tra i maschi italiani era di 7,8 ogni 100.000 uomini, nel 1995 è salito a 12,3, assestandosi poi a 10 ogni 100.000.
Questa breve analisi è molto chiara: gli eventi negativi della vita possono portare a disturbi di natura psichica.Se allarghiamo questa considerazione alle possibilità di intervento per fronteggiare questa 'epidemia' vediamo l'assoluta necessità di non rifugiarci nelle fantomatiche 'pillole della felicità', strumento meno adatto a risolvere un problema, ma lavorare sul nostro essere affinchè l'autostima possa regnare su tutte le attività che svolgiamo.

sabato 22 gennaio 2011

Essere sotto pressione ritarda la capacità di apprendere

Riprendiamo la considerazione su come convertire una crisi in una opportunità per crescere esaminando, sempre con l'aiuto del dr. Maltz, il concetto di apprendimento quando si è sotto pressione. Egli ci ricorda una verità assoluta: per quanto possiamo imparare velocemente, non possiamo mai imparare bene in condizioni di 'crisi'. Al riguardo nel suo libro Psicocibernetica, egli fa un esempio molto interessante e illuminante. Gettate in alto mare un uomo che non sa nuotare, e la crisi stessa in cui viene a trovarsi potrà dargli la capacità di nuotare (a modo suo e ben inteso, se riuscirà!) fino a portarsi in salvo. Infatti egli cercherà di imparare a nuotare molto velocemente e come potrà, ma non imparerà mai così bene al punto di sviluppare una tecnica del nuoto tale da poter diventare un campione. L'improvviso sforzo sovrumano che egli farà per portarsi in salvo si fisserà in modo così indelebile che gli renderà difficile apprendere un vero stile del nuoto; forse in futuro ce la farà, ma con grosse difficoltà in quanto dovrà resettare ciò che ha imparato in un momento di crisi e trasformarlo in una vera e propria tecnica.
Per comprendere ciò possiamo analizzare il lavoro del dr. Edward C.Tolman, psicologo ed esperto presso l'Università della California. Egli ha studiato il comportamento degli animali, comprendendo che tanto negli animali quanto negli uomini si formano delle 'mappe intuitive' dell'ambiente nella fase di apprendimento; questo concetto oggi è ulteriormente confermato dalle neuroscienze sul concetto della neuroplasticità attraverso la creazione di veri e propri 'cablaggi neuronali', in più occasioni citati dal dr. Joe Dispenza nel suo libro Evolvi il tuo Cervello. Continuando il lavoro di Tolman, se il motivo che produce queste mappe non è molto grave, se la situazione non è troppo critica, queste saranno vaste e generali. Se invece l'animale è troppo sotto pressione, la mappa intuitiva è stretta e particolareggiata; egli impara a risolvere il problema solo in un modo, e se in futuro gli sarà bloccata questa via di soluzione, l'animale diventerà frustrato e non riuscirà a discernere rotte o alternative differenti. In pratica esso crea un'unica risposta netta e ben delineata, preconcetta, e tende a perdere la capacità di reagire spontaneamente ad una nuova situazione. Non può improvvisare, può solo seguire un piano prestabilito.
Un ulteriore studio condotto dal dr. Tolman evidenzia il fatto che se alle cavie si permetteva di imparare e di far pratica in condizioni non critiche, esse potevano in seguito agire meglio nel corso di una crisi. Altri topi, invece, costretti a muoversi in un'area in condizioni critiche come senza cibo e senza acqua, non reagivano altrettanto bene. Essi erano sotto pressione e le loro mappe cerebrali si restringevano. L'unica via corretta che conduceva allo scopo (sfamarsi e abbeverarsi) si fissava in loro, e se veniva bloccata, divenivano ansiosi e trovavano una gran difficoltà ad impararne una nuova. Questi studi delineano, quindi, questa condizione: più è intensa la situazione di crisi in cui si deve imparare, meno si impara.
Ma passiamo ora al comportamento che ci interessa maggiormente, cioè quello umano e capire come poterlo ottimizzare. In molte aziende, specialmente negli Stati Uniti, periodicamente vengono svolte delle simulazioni in ambito della sicurezza. Si simula un incendio, e quindi si vanno a delineare le azioni da seguire in caso di incendio, come anche di terremoto o altre condizioni particolarmente stressanti come atti terroristici. Vediamo il perchè di tutto questo.
Si è capito che coloro che devono imparare a venir fuori da un edificio incendiato impiegheranno per trovare la via di fuga tre volte il tempo necessario in condizioni in cui non sia presente il fuoco; alcuni d'essi non imparano affatto. L'eccessiva pressione emotiva interferisce con il processo della ragione. Il meccanismo automatico di reazione è ostacolato dallo sforzo troppo cosciente, dal tentativo troppo ansioso. Coloro che cercano in qualche modo di uscire dall'edificio hanno imparato una risposta fissa e particolare. Se venissero posti in un edificio diverso, o in condizioni differenti, essi reagirebbero male la seconda volta come la prima.
Se queste stesse persone si allenassero in una "corsa a vuoto" dopo un allarme, quando non vi è un reale incendio, essi si allenerebbero ad uscire ad uno ad uno dall'edificio con calma, efficienza e correttezza. Poichè non esiste minaccia, non vi è neppure una sproporzionata reazione negativa che impedisca di pensare con chiarezza ed agire correttamente. Dopo che viene fatta questa pratica per un certo numero di volte, si può essere sicuri che queste persone agiranno allo stesso modo quando effettivamente scoppierà un incendio. I loro muscoli, i loro nervi, il loro cervello, hanno registrato una "mappa" vasta generale e flessibile. L'atteggiamento di calma e l'abitudine a pensare con chiarezza, si "trasporteranno" dalla situazione di allenamento a quella effettiva. Essi avranno imparato qualcosa sul come uscire da qualsiasi edificio o sul come affrontare situazioni differenti. Non sono legati ad una rigida risposta, ma saranno in grado di improvvisare, di reagire spontaneamente a qualsiasi condizione possa verificarsi.

venerdì 21 gennaio 2011

Convertire un momento di crisi in una opportunità

Dal suo libro Psicocibernetica, scritto dal medico chirurgo dr. Maxwell Maltz, possiamo trovare l'analisi di un argomento che in un modo o nell'altro ci accomuna tutti: la gestione dello stress.
Vi sono studenti che rendono molto nello studio giornaliero, ma quando devono sostenere un esame o una verifica, diventano completamente ottusi; al contrario, vi sono studenti che non brillano particolarmente nello studio giornaliero, ma che riescono a meravigliare gli insegnanti quando sono sottoposti ad importanti esami. Nella stessa misura vi sono atleti che quando sono sotto pressione rendono particolarmente bene, infatti la situazione stressante sembra dare loro più forza, più potenza e più astuzia; in altri casi invece durante gli allenamenti, alcuni sportivi, raggiungono traguardi sempre maggiori, ma nel momento in cui devono affrontare la gara, diminuiscono drasticamente le loro prestazioni per lungo tempo coltivate.
Il dr. Maltz dice che la differenza tra questi diversi tipi di individui non consiste in una qualità innata che alcuni posseggono mentre altri no; è più che altro una questione di come essi hanno imparato a reagire in presenza di situazione critiche. Egli sostiene che una 'crisi' è una situazione in cui possiamo crollare, perdere le nostre capacità, annullare le nostre forze di reazione oppure darci potere, saggezza o altre qualità che solitamente non riusciamo a manifestare. Saggiamente egli cita tre suggerimenti su come gestire correttamente un momento di crisi:
  1. innanzi tutto è buono acquistare delle abilità in condizioni in cui siamo sotto pressione e cercare di farne pratica. Possiamo aggiungere che proprio nel momento in cui non siamo sotto pressione o comunque non viviamo momenti difficili, questo è il momento adatto per valutare quali strategie potremme attuare per far fronte a momenti particolarmente difficili. Acquistiamo quindi delle abilità lavorando ad esempio sulla nostra personalità. Aumentiamo soprattutto la stima di noi stessi, valutiamoci nella giusta misura, analizzando i nostri punti di forza, riconoscendo che questi potranno venirci in aiuto nei momenti bui;
  2. dobbiamo inparare a reagire alla crisi con un atteggiamento aggressivo piuttosto che difensivo, rispondere non tanto alla minaccia che la situazione presenta, quanto alla sfida; dobbiamo tenere sempre in mente il nostro fine positivo. Se analizziamo il consiglio di Maltz dobbiamo riconoscere che questo è l'atteggiamento di coloro che riescono sempre ad uscire da una situazione difficile. Cosa significa il termine aggressivo: nell'etologia in generale col termine aggressività s'intende l'impulso istintivo ad aggredire animali di altre specie o della propria al fine di attentare alla loro esistenza. Nel nostro contesto un atteggiamento simile significa non certo divenire aggressivi nei confronti di altri esseri umani, ma desiderosi di eliminare completamente lo stato di crisi, non solo quindi difendersi da essa, ma volerla completamente togliere dalla nostra esistenza; accettare ciò come una sfida, la possibilità che possiamo avere di riprendere in mano la nostra esistenza e non lasciarla in balia dei problemi e della sofferenza;
  3. in ultimo dobbiamo imparare a valutare le cosiddette situazioni critiche nella loro vera luce, non dobbiamo in pratica fare di un granello una montagna, né reagire ad ogni piccola sfida come una questione di vita o di morte. In buona sostanza, cercare di ridimensionare ciò che ci succede nella vita, attuando strategie aggiuntive quali una buona dose di ironia per la vita e imparare a saper ridere di noi stessi.

Convertire quindi un momento di crisi in una opportunità: opportunità di imparare cose nuove, conoscere meglio noi stessi, capire quali sono i nostri limiti come anche i nostri punti deboli. Un modo di crescere, quindi? Indubbiamente. Il più delle volte scopriamo di essere cresciuti solo nel momento in cui superiamo problemi e situazioni difficili.

martedì 12 ottobre 2010

L'utilizzo della musica per il mantenimento prolungato della salute

La musica in se stessa non può assicurare uno stato perfetto di salute se esso viene ostacolato da altri aspetti del nostro stile di vita ma, se ad essa si accompagnano una dieta appropriata, un sonno adeguato, un lavoro appagante, una vita attiva della mente, rapporti validi, svaghi ed aspirazioni spirituali, il nostro essere sarà invaso da un senso di completezza che difficilmente si incrinerà a causa di una malattia.
L'effetto esercitato dalla musica sulla salute è cumulativo rispetto a periodi di tempo prolungati. Quindi il genere di musica che ascoltiamo, l'ora del giorno in cui l'ascoltiamo, l'ambiente che ci creiamo intorno prima, durante e dopo l'ascolto e quello che facciamo quando la ascoltiamo, determinano i benefici che riceviamo. Rivolgendo quindi un'attenzione particolare a questi aspetti, la musica equilibrerà le energie fisiche, mentali ed emotive per mezzo della risonanza. Attraverso la risonanza, le forze vibrazionali generate nello spazio dalla musica possono imporre forme simili nel nostro campo elettromagnetico risultanti in una resilienza posta al centro dell'immobilità dell'equilibrio.
In questa condizione, niente può turbare a lungo il nostro equilibrio, anzi, emettiamo un suono simile a quello di un diapason ben intonato che, attraverso la risonanza, si rafforza e sconfigge le emozioni e le strutture di pensiero negative che hanno origine nell'avere paura degli altri.
E' quindi necessario scegliere con cura la musica che vogliamo ascoltare o eseguire e dedicare sempre un po' della nostra giornata a questa attività ascoltando la stessa musica per almeno un mese al fine di avvertirne l'effetto cumulativo. Evitando la musica caotica o repressiva, la scelta dovrebbe ricadere su un genere di musica che infonde energia e su di un altro che riduce lo stress. Durante la giornata è consigliabile prestare attenzione alla musica che si ascolta nel posto di lavoro, nei ristoranti o nei luoghi in cui la gente si incontra, ed evitare ambienti in cui la musica risulta nociva al nostro stato d'essere. La musica che si ascolta la mattina riveste un'importanza particolare perchè può permeare la mente e risuonare durante tutta la giornata. Con il trascorrere del tempo queste attenzioni ci porteranno ad un'esistenza più equilibrata, consentendoci di mantenere un atteggiamento di personale spazialità interiore che influenzerà i processi di pensiero, le caratteristiche dei movimenti fisici, la qualità della voce, la stabilità emotiva ed i rapporti interpersonali. Queste manifestazioni di tranquillità personale modificheranno il nostro rapporto con l'ambiente e, attraverso la risonanza, avranno un effetto positivo su chi ci circonda.
Infine, il valore di una determinata composizione dipende dal livello di consapevolezza, spirituale e tecnica, e dalle motivazioni del suo compositore o esecutore. La creazione di musica a scopi curativi deve essere sempre subordinata ad un servizio, mai a profitti materiali o alla globalizzazione dell'ego. Chi guarisce nel suono deve innanzitutto aspirare a dimorare nel Suono Interiore, riconoscerlo come la fonte di tutto il creato manifestato e via che conduce al processo di guarigione. Egli/Ella deve operare nella vibrazione elevata della purezza spirituale al fine di manifestare il potere guaritore della musica con chiarezza, compassione e distacco.
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Tratto da: Musica per guarire - Randall McClellan

sabato 31 luglio 2010

Malattie cardiache ed emozioni

Una delle pubblicazioni fondamentali sulle malattie cardiache e sulle emozioni è stato il libro Type A Behavior and Your Heart (Il comportamento di Tipo A ed il cuore) scritto da due medici, Meyer Friedman e Ray H. Rosenman, entrambi specializzati in cardiologia. Essi hanno riscontrato che le personalità di Tipo A evidenziano un rischio più elevato di contrarre patologie cardiache mortali.
Sulla base del rapporto personalità e tolleranza allo stress, è stato possibile suddividere i comportamenti umani in due gruppi, definiti di Tipo A e Tipo B (Friedman e Rosenman, 1959). Gli individui appartenenti al Tipo A sono quelli più esposti allo stress, e presentano una maggiore probabilità di soffrire di qualche disturbo sia fisico che psichico dovuto alla pressione di eventi stressanti. Coloro che invece appartengono al Tipo B, manifestano una più elevata capacità di fronteggiare situazioni potenzialmente stressanti, rendendo di conseguenza minore il rischio di ammalarsi. La tipica personalità estrema, di Tipo A, è una persona impaziente, irritabile, aggressiva, che parla in fretta ed è solitamente il tipico "drogato da lavoro". Si tratta generalmente di individui che lavorano duramente, non si rilassano nemmeno quando giocano con i figli; sono automotivati ed ambiziosi e cercano di far rientrare quante più attività riescono nel minor tempo possibile. I loro motti preferiti sono: 'il tempo è denaro' e 'l'importante è vincere'. La buona notizia per coloro che appartengono a questa categoria è che il loro non è un difetto geneticamente trasmesso; non è nient'altro che un modello di comportamento acquisito che può essere modificato. La caratteristica più importante di queste personalità è la loro facilità alla rabbia ed all'impazienza, che viene impiegata come energia motrice nella carriera professionale; in ambito aziendale la si può spesso notare tra quei dirigenti vecchio stampo.
Uno studio condotto dal dr. Williams e da suoi collaboratori, presso la Duke University, ha valutato il livello di ostilità ed il comportamento di Tipo A in 400 soggetti. Questi soggetti furono anche sottoposti ad altri test per ricerca di placche aterosclerotiche. Il livello di ostilità si è rivelato un fattore di previsione per le malattie cardiache assai più preciso rispetto ad altri modelli del comportamento di Tipo A. Il 70% costituito da soggetti con un notevole livello di ostilità presentava placche aterosclerotiche a differenza dell'altra parte che caratterizzava invece un livello di ostilità ridotto. In altri studi è stata dimostrata un'incidenza dell'infarto 6 volte superiore nei soggetti che avevano un livello di ostilità assai elevato. In conclusione, quindi, sembrerebbe che la giusta strategia sia proprio quella di imparare a rilassarsi, amare maggiormente se stessi e di conseguenza gli altri.

venerdì 30 luglio 2010

La condizione di stress

In questi ultimi tempi troviamo difficile capire perché il male del secolo, lo stress, riesca a condizionare in modo assoluto la nostra vita. È ormai difficile, se non impossibile, trovare individui i quali non avvertono questa condizione particolare. Ma quali sono le vere motivazioni che fanno crescere questo malessere? Perché si parla di stress positivo e stress negativo?
Da un punto di vista medico lo stress è definito come fattore o condizione di fattori fisici, chimici e psicologici che alterano l’omeostasi o il benessere di un organismo i quali producono una risposta di difesa. Vogliamo però andare oltre a questa definizione tecnica del termine. È risaputo che quando il nostro corpo incontra delle difficoltà si instaura una condizione in cui il nostro intero essere entra in crisi. Questo ci ricorda che ogni organo e ogni sistema del nostro corpo umano ha un suo grado ideale di funzionamento; troveremo quindi scambi metabolici a dei livelli ottimali, troveremo inoltre anche una temperatura corporea tale da mantenere il ciclo biologico in equilibrio. Se uno stimolo interviene a modificare questo equilibrio avremo una perturbazione la quale creerà uno stress, a sua volta i meccanismi adattativi dell’organismo cercheranno di riportare un equilibrio delle funzionalità organiche e sistemiche. I passaggi che l’organismo umano attua in relazione agli avvenimenti sono i seguenti: la prima fase è quella di percepire il segnale alla quale segue la funzione di allarme o di percezione della minaccia, qui vengono raccolte tutte le energie a disposizione per affrontare il pericolo, ne segue la fase di resistenza in cui si va a conservare l’omeostasi perturbata, in pratica a livello biologico e comportamentale si attivano i meccanismi atti alla conservazione; infine se si è soggetti ad una prolungata sollecitazione psicofisica, si ha una fase di esaurimento, ciò avviene quando l’evento stressante è stato troppo intenso o quando si è soggetti a prolungate situazioni di rischio. Quanto detto ci ricorda quindi che lo stress può assumere due differenti condizioni: il primo è chiamato stress positivo (eustress), condizione in cui il nostro organismo migliora le proprie funzionalità portandoci ad essere più attenti, aumentando così la capacità di concentrazione e di percezione, in sintesi miglioriamo, diamo il meglio di noi stessi ed abbiamo un rapido recupero delle forze dopo aver affrontato il problema con successo; quando invece la risposta è inadeguata si ha un disadattamento (distress), lo stress negativo, quello che ci fa ammalare e diventa causa di disfunzione. Si deve tenere presente che esiste una grande variabilità individuale tale da provocare una condizione di stress negativo; in questo caso non si parla di situazioni estreme come una grande tragedia, una catastrofe naturale che coinvolge interamente la nostra vita o una situazione di natura sociale, come può essere l’isolamento dai nostri simili, che ci aggrava il tipo di vita; parliamo invece del nostro atteggiarci alla vita, dal modo di pensare, dall’autostima che abbiamo per il nostro operato e per la nostra persona, dall’importanza che diamo agli avvenimenti e da tante altre variabili che possono veramente condizionare la nostra esistenza. In sintesi possiamo quindi dire che di fronte ad un avvenimento questo può sembrarci insignificante, non causando alcuna reazione da parte del nostro organismo, oppure tale da scatenare nell’organismo delle reazioni di stimolo che ci migliorano o reazioni di difesa alcune volte talmente forti da coinvolgere il sistema endocrino, il sistema nervoso vegetativo ed il sistema immunitario i quali rappresentano i tre principali sistemi nella risposta allo stress.

mercoledì 28 luglio 2010

Qual'è la cosa peggiore che possa accadere?

Molte persone hanno la tendenza ad ingigantire sproporzionatamente le conseguenze disastrose o i potenziali falimenti che possono essere causati da una crisi. Succede spesso di usare la nostra immaginazione contro noi stessi, trasformando un granello di sabbia in un masso di roccia, oppure non usiamo affatto la nostra immaginazione per vedere realmente cosa in effetti la situazione comporta, ma reagiamo per pura abitudine e senza pensare, come se ogni semplice opportunità o minaccia fossero questione di vita o di morte.
Se dobbiamo affrontare una reale crisi abbiamo bisogno di molta energia; questa provoca un eccesso di eccitazione la quale, nonostante tutto, può rivelarsi utile per affrontre il forte stress. Inevitabilmente un sovraccarico di adrenalina e noradrenalina sarà la diretta conseguenza. Questi due ormoni intervengono nella reazione adrenergica chiamata "attacco o fuga"; come è intuibile, tale reazione ha lo scopo di preparare l'organismo ad uno sforzo psicofisico importante in tempi brevissimi. In un prossimo articolo parleremo dettagliatamente delle catecolamine (adrenalina, noradrenalina e dopamina, ormoni secreti dallo strato midollare del surrene e da alcune terminazioni nervose). Per ora limitiamoci allo studio della condizione stressante la quale può essere causata da un nostro errato modo di pensare o affrontare determinate situazioni. A tal riguardo se sopravvalutiamo il pericolo o la difficoltà, se reagiamo in modo anomalo a delle informazioni distorte o addirittura irreali, probabilmente andiamo ad accumulare una tale quantità di eccitazione che risulta maggiore del necessario. Dal momento che la reale minaccia è di molto inferiore alle reali previsioni, tutta questa eccitazione (inevitabile sovraccarico di catecolamine) non può essere adeguatamente utilizzata, né ce ne possiamo liberare attraverso un'azione creativa. Per questa ragione essa rimane in noi, compressa, come sotto pressione. Questa dose eccessiva di eccitazione emotiva può seriamente danneggiare più che avvantaggiare il nostro modo di pensare e di conseguenza di agire, semplicemente perchè è inadeguata.
Come affrontare allora questa condizione? Il modo peggiore per farlo è ricorrere ai farmaci. Da un'indagine svolta nel 2008 in Italia si calcola che 1 dipendente su 15 ha addirittura fatto uso di droghe pesanti per migliorare la performance professionale. Anche se questo è un dato relativo allo stress professionale, si calcola che solo il 2% della popolazione mondiale abbia effettiva necessità di psicofarmaci; se consideriamo invece che circa un miliardo di esseri umani al mondo fa uso di sostanze farmacologiche per problematiche psichiche, capiamo che ci troviamo di fronte ad un problema molto serio.
"Qual'è la cosa peggiore che ti possa accadere?" Generalizzare pretendendo di dare risposta a questa domanda, o ad altre, non è propriamente possibile quanto meno corretto. Una cosa però è certa, ricordiamo che molte volte, se realmente lo vogliamo, possiamo convertire una crisi in una opportunità: come sempre, dipende sempre e solo da noi.
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