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mercoledì 24 novembre 2010

La capacità dei neuroni di riprodursi

Agli inizi del XX secolo un gran numero di ricercatori iniziarono a studiare le vibrazioni mentali, auspicando una conferma a questo interessantissimo fenomeno. Essi studiarono le onde magnetiche e l’elettricità quali mezzi per confermare il frutto delle loro ricerche. Quello che era il pensiero comune si traduceva in questo concetto di fondo: per trasformare in maniera radicale la nostra mente ed emettere nuove vibrazioni, il cervello avrebbe dovuto dar vita a nuovi neuroni, fenomeno questo ritenuto altamente improbabile, se non impossibile. Infatti fino a qualche decennio fa era pensiero comune credere che i neuroni del cervello di una persona ormai adulta non avessero la possibilità di riprodursi; era come dire che ogni essere umano, alla nascita, riceve una sua personale dotazione di neuroni e questi se li porta fino alla morte. In buona sostanza se alcuni d’essi morivano, non vi era alcun ricambio d’essi. Solo nell’ultimo decennio del secolo scorso le neuroscienze hanno spiegato fenomeni che prima erano ritenuti non solo improbabili ma giudicati frutto di ricerche non scientifiche. Le neuroscienze hanno assodato che nei primati le cellule neuronali sono capaci di dividersi. Chiaramente ciò presuppone la necessità di rivedere molte idee sulle capacità della mente umana, forse alcune d’esse erano citate come atto magico, ma che poi in osservanza a quanto scoperto diventano oggi null’altro che ‘capacità funzionali’ del nostro cervello.
Nel 1998 lo svedese Peter S. Eriksson, dell’Università di Goteborg, ha dimostrato per la prima volta il fenomeno della mitosi delle cellule nervose, utilizzando il marcatore BUdR (bromodeossiuridina); queste sue scoperte sono poi state confermate da altri ricercatori quali Elizabeth Gould e Charles Gross dell’Università di Princeton, José M. Garcìa Verdugo dell’Università di Valencia ed il messicano Arturo Alvarez-Buylla dell’Università della California, i quali hanno pubblicato i loro studi su riviste scientifiche come Science e Nature.
Cosa succede dunque nel nostro cervello? La dimostrazione di questi studi dice che i neuroni dell’encefalo umano si riproducono di continuo, a partire da alcune cellule madre a forma di stella chiamate astrociti. Questi nuovi neuroni sviluppano a loro volta delle diramazioni, o assoni, che consentono loro di effettuare scambi di informazione con i neuroni che si trovano vicini, avendo quindi un ruolo attivo nel circuito funzionale del cervello. Tutto ciò porta a credere che il cervello può modificarsi da sé mediante la formazione di nuovi neuroni. Molti ricercatori sono arrivati alla conclusione che essendo il cervello lo strumento della mente, questa può impiegare i nuovi neuroni per trasformarsi e perfezionarsi.

martedì 16 novembre 2010

I Neurotrasmettitori: glutammato, GABA, dopamina, serotonina, melatonina

I neurotrasmettitori possono essere definiti come dei messaggeri chimici che hanno la funzione di trasmettere informazioni di rilievo a delle cellule nervose e ad altre parti del nostro corpo al fine di coordinare una funzione ben specifica. Per essere un neurotrasmettitore, un agente chimico deve essere presente a livello del terminale nervoso, deve essere rilasciato dal terminale in seguito a un potenziale d'azione e, se fatto interagire sperimentalmente con il recettore, deve produrre sempre lo stesso effetto. Molti agenti chimici si comportano come neurotrasmettitori. Pur essendo tanti, in questo contesto ci possiamo soffermare sui più importanti o comunque su quelli che maggiormente influenzano la nostra vita e più precisamente il glutammato, il GABA, la dopamina, la serotonina e la melatonina. Queste cinque sostanze appartengono ad una grande famiglia di neurotrasmettitori che sono prodotti dal cervello e che secreti nei neuroni, vengono rilasciati nello spazio intersinaptico, cioè quell'area che divide un neurone con un altro; i neurotrasmettitori quindi possono svolgere la loro precisa funzione solo attraverso questo spazio intersinaptico, all'interno del quale sono presenti dei recettori che funzionano come dei sensori, i quali attendono sostanze chimiche appropriate. Per semplificare il concetto, i recettori sono paragonabili a dei buchi della serratura e le sostanze chimiche a delle chiavi: solo una chiave specifica potrà adattarsi ad uno specifico buco della serratura. Queste sostanze chimiche che agiscono come delle chiavi vengono chiamate leganti e ne esistono di tre tipi: neurotrasmettitori, peptidi ed ormoni.
Vediamo ora più da vicino i cinque neurotrasmettitori più importanti. Gli aminoacidi eccitatori rappresentano i più importanti neurotrasmettitori eccitatori del SNC; il glutammato (insieme all'aspartato) è il più diffuso, mentre nell'ambito degli aminoacidi inibitori il GABA (e la glicina) è il principale di questa categoria. Il glutammato a dosi elevate è considerata una eccitotossina e quindi provocare la morte dei neuroni. Introducendo glutammato attraverso l'alimentazione, e parliamo allora dello zucchero sintetico aspartame, del glutammato monosodico, delle proteine vegetali idrolizzate ed altro ancora, i livelli nel sangue (del glutammato) aumentano fino a 20 volte! Succede allora che vengono stimolati tutti i ricettori: ne è una prova il fatto che alcune persone hanno dispepsia o diarrea esplosiva, perché i glutammati stimolano i ricettori dell’esofago e dell’intestino. Vi sono altri soggetti che possono sviluppare colon irritabile, se invece soffrono di reflusso esofageo, questo peggiora. Quando il fenomeno interessa il sistema cardiocircolatorio il problema si complica in quanto potrebbe invece spiegare l’aumento di infarti letali. La cosa comune a tutti questi casi è un basso livello di magnesio. Quando il magnesio è scarso nell'organismo, i ricettori del glutammato diventano ipersensibili e le persone, in particolare gli atleti, possono avere infarti improvvisi. Se mangiano o bevono qualcosa che contiene glutammato (una dissetante diet-coke prima di allenarsi), si produce una iperattività cardiaca e questi potrebbero morire di infarto. L’infarto improvviso è dovuto a due cose: aritmia, molto più diffusa, e gli spasmi delle coronarie. Entrambe le cose potrebbero essere provocate dal glutammato.
Il GABA (l'acido gamma-aminobutirrico) è il principale neurotrasmettitore inibitorio nell'encefalo. Il GABA deriva dall'acido glutammico, il quale viene decarbossilato dalla glutammato decarbossilasi. Dopo la comunicazione con i propri recettori, il GABA viene riassorbito attivamente nei terminali assonali e quindi metabolizzato. La glicina, che presenta un'azione simile al GABA, si trova principalmente negli interneuroni del midollo spinale. Egli è responsabile nella regolazione dell'eccitabilità neuronale di tutto il sistema nervoso; negli esseri umani il BAGA è anche direttamente responsabile della regolazione del tono muscolare. Questo neurotrasmettitore è un messaggero presente in più circostanze e l'attivazione o l'antagonismo a livello dei suoi recettori è il meccanismo d'azione di un grande numero di sostanze farmacologiche con potere sedativo, miorilassante ed ipnotico.
La dopamina rappresenta il neurotrasmettitore di alcuni nervi periferici e di molti nervi centrali. La dopamina svolge molte funzioni nel cervello, gioca innanzi tutto un ruolo importante in comportamento , cognizione, movimento volontario, motivazione, punizione e soddisfazione, nell'inibizione della produzione di prolattina (coinvolta nell'allattamento materno e nella gratificazione sessuale), sonno, umore, attenzione, memoria di lavoro e di apprendimento. Agisce sul sistema nervoso simpatico causando l'accelerazione del battito cardiaco e l'innalzamento della pressione sanguigna.
La serotonina è coinvolta in numerose e importanti funzioni biologiche, molte delle quali ancora da chiarire. Come precursore della melatonina, la serotonina regola i ritmi circadiani, sincronizzando il ciclo sonno-veglia con le fluttuazioni endocrine quotidiane. La serotonina interviene nel controllo dell'appetito e del comportamento alimentare, determinando una precoce comparsa del senso di sazietà , una minore assunzione di carboidrati a favore delle proteine e una riduzione, in genere, della quantità di cibo ingerita. Non a caso, molte persone che avvertono un calo dell'umore (ad esempio una depressione pre-mestruale, vedi sindrome pre-mestruale) avvertono un bisogno importante di dolci, ricchi di carboidrati semplici, e cioccolato che contiene e favorisce la produzione di serotonina, perché ricco di zuccheri semplici, oltre che di sostanze psicoattive. Non a caso, dunque, alcuni farmaci anoressizzanti utili nel trattamento dell'obesità, come la fenfluramina, agiscono aumentando il segnale della serotonina. Il sistema serotinonergico è coinvolto anche nel controllo del comportamento sessuale e delle relazioni sociali (bassi livelli di serotonina sembrano collegati ad ipersessualità e comportamenti aggressivi antisociali). Non a caso alcune droghe che aumentano il rilascio di serotonina e/o l'attività dei suoi recettori, come l'ecstasy, inducono euforia, senso di aumentata socialità ed autostima. Oltre che sul comportamento sessuale, la serotonina ha effetti inibitori sulla sensibilità al dolore, sull'appetito e sulla temperatura corporea. Molti antidepressivi (come il prozac) agiscono bloccando il riassorbimento di serotonina, quindi ripristinando e potenziando il suo segnale, che nelle persone depresse è particolarmente scarso; la stessa azione è ricoperta dall'iperico (o Erba di San Giovanni).
La melatonina è un ormone prodotto da una ghiandola posta alla base del cervello, la ghiandola pineale (o epifisi), agisce sull'ipotalamo ed ha la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia.La melatonina viene sintetizzata o secreta di notte dalla ghiandola pineale; poco dopo la comparsa dell’oscurità le sue concentrazioni nel sangue aumentano rapidamente e raggiungono il massimo tra le 2 e le 4 di notte per poi ridursi gradualmente all’approssimarsi del mattino. L’esposizione alla luce inibisce la produzione della melatonina in misura dose-dipendente. A dosi farmacologiche la melatonina sembra poter risincronizzare l’orologio biologico interno in caso di variazioni indotte da repentini cambi di fuso orario. Dal 1992 furono avviate ricerche per dimostrare anche un altro effetto importante della melatonina, ovvero la forte riduzione dei radicali liberi. Date le proprietà della melatonina di essere sia idrosolubile che liposolubile (proprietà rara in natura), la molecola è in grado di diffondere in ogni parte dell'organismo, superando persino la barriera ematoencefalica del cervello e quella placentare, proteggendo dunque qualsiasi cellula del corpo. Ciò la rende di gran lunga versatile ed è la più potente rispetto agli antiossidanti conosciuti.

martedì 17 agosto 2010

La capacità di reinventarsi

I pensieri consci, ripetuti nel tempo, si trasformano in pensiero inconscio. L'esempio più tipico che possiamo fare al riguardo è la guida della nostra autombile. Quando abbiamo imparato a guidare abbiamo dovuto fare molta fatica in quanto si doveva pensare consapevolmente a tutte le azioni associate: decellerare, premere la frizione, cambiare marcia, rilasciare la frizione, contemporaneamente guardare lo specchietto retrovisore e forse girare il volante e così via. All'inizio la difficoltà ci portava a far spegnere il motore o farlo sobbalzare. Ma dopo un po' di pratica siamo giunti a quella condizione in cui guidando dall'ufficio a casa, neanche ce ne accorgiamo, constatando che abbiamo seguito un percorso stradale in modo automatico, senza quasi pensarci. Se continuiamo ad intrattenere gli stessi pensieri o le stesse azioni, questi si trasformeranno da pensieri consci a programmi di pensiero inconscio. Nelle neuroscienze questo fenomeno è chiamato apprendimento hebbiano; in pratica ciò significa che se delle cellule nervose si accendono insieme, queste si legheranno insieme, quindi quando gruppi di neuroni connessi fra di loro vengono continuamente stimolati, daranno vita a delle connessioni sempre più forti e più ricche tra di loro, vedi l'esempio che si faceva prima della guida automobilistica. In buona sostanza si parlerà allora di reti neurali, o gruppi di neuroni che possono lavorare insieme ed indipendentemente in un cervello in funzione; questo risulta essere il modello più recente con cui le neuroscienze spiegano come impariamo e come ricordiamo, inoltre questo può spiegare come il nostro cervello possa cambiare in base ad ogni esperienza nuova, come si possano formare nuovi tipi di memoria e come si sviluppino le capacità, come si manifestino i comportamenti. Le reti neurali sono, al momento attuale, la concezione corrente nelle neuroscienze per spiegare come cambiamo a livello cellulare.
Ma si può cambiare, o spezzare, il ciclo di un processo di pensiero che ormai e diventato inconscio? Sì. Sono necessari però consapevolezza e sforzo. Per fare ciò, in pratica per reinventarsi, è necessario innanzi tutto avere la capacità e la forza di osservare la propria vita. Attraverso l'autoriflessione possiamo diventare più consapevoli dei copioni inconsci che nel nostro passato abbiamo creato (reti neurali) e che involontariamento seguiamo. Ogni essere umano ha dentro di sé un proprio livello di autoconsapevolezza il quale gli permette di osservare il proprio pensiero. Se si riesce ad imparare ad essere separati da questi programmi, possiamo intenzionalmente dominarli, in buona sostanza possiamo esercitare il controllo sui nostri pensieri, in questo modo andiamo ad interrompere quelle rete neurali formatesi nel tempo.
Ormai le neuroscienze sono arrivate alla conclusione che i pensieri producono reazioni chimiche nel nostro cervello; questo ci fa capire allora che i nostri pensieri possono avere un qualche effetto sul nostro corpo fisico. Questo ci porta ancora a dedurre che il nostro modo di pensare abbia un impatto diretto sulla salute e sulle condizioni di vita. Vi sono casi in cui soggetti malati, sia fisicamente che psichicamente, hanno riportato la propria salute alla normalità dopo aver preso coscienza del fatto che dovevano decidere consapevolmente di reinventarsi. Oltre alle condizioni di salute, molti sono riusciti ad essere persone completamente nuove, a reinventarsi una nuova vita, o anche solo a modificare comportamenti sgradevoli o modificare caratteristiche del carattere. Dopo la consapevolezza, ed abbinato lo sforzo, questi individui hanno imparato anche nuovi modi di pensiero ed interrompendo il flusso di pensiero ripetitivo si sono liberati di abitudini familiari, costruendo un concetto più evoluto di chi avrebbero voluto essere, sostituendo una vecchia idea di sé, forse imposta da altri, con un nuovo ideale superiore, esercitandosi ogni giorno mentalmente su come dovrebbe essere questa nuova persona. L'esercitazione mentale, quindi, stimola il cervello a generare nuovi circuiti neurali e cambia il modo in cui il cervello e la mente operano. Possiamo quindi reinventarci!

martedì 18 maggio 2010

Quello a cui pensiamo ripetutamente, quello diventiamo


“Quello a cui pensiamo ripetutamente e ciò su cui focalizziamo la nostra attenzione, è quello che neurologicamente diventiamo”.
Questa frase è riportata nel libro Evolvi il tuo Cervello, scritto dal dr. Joe Dispenza, chiropratico di fama mondiale per i suoi articoli scientifici sulla stretta relazione esistente fra chimica del cervello, neurofisiologia ed il loro ruolo nella salute fisica. Attraverso questo libro, per altro chiaro esempio della scientificità della neuroplasticità del cervello umano, il dr. Dispenza evidenzia le straordinarie potenzialità di questo organo e del fatto che non sempre lo utilizziamo nel modo corretto o comunque a nostro beneficio. Infatti, secondo le neuroscienze, rivolgere ripetutamente la nostra attenzione al dolore del corpo umano lo rende sempre più reale, proprio perché i circuiti del cervello che percepiscono il dolore vengono attivati elettricamente. Di contro se rivolgiamo la nostra attenzione e la nostra piena consapevolezza verso qualche cosa che sia completamente diverso dal dolore che possiamo provare a livello fisico, gli stessi circuiti cerebrali che precedentemente hanno processato il dolore e le sensazioni corporee possono essere letteralmente spenti, con conseguenza che il dolore può addirittura scomparire. Ma cosa succede se subito dopo controlliamo se il dolore se n’è andato in modo definitivo? I rispettivi circuiti cerebrali si riattivano, facendoci percepire nuovamente il dolore. Se i circuiti del dolore vengono attivati ripetutamente, la connessione fra loro si rinforza, in questo modo se si presta costante attenzione al dolore ogni giorno, siamo noi a creare dei circuiti neurologici capaci di sviluppare una consapevolezza più acuta della precedente del dolore, proprio perché i relativi circuiti cerebrali si arricchiscono.
Questa potrebbe essere la spiegazione del fatto che il dolore ci caratterizza, non solo la sensazione del dolore fisico, ma anche il dolore emotivo, magari provato moltissimi anni fa e coltivato nel tempo, fino ad oggi; ecco quindi il significato della frase riportata sopra: quello a cui pensiamo ripetutamente, avvenimenti successi nell’infanzia o nella giovinezza, focalizzati nel tempo, al punto da rubare la nostra attenzione ci fanno diventare, neurologicamente, quello che oggi siamo. Questo processo determina veri e propri circoli viziosi di ordine mentale, anticamera di atteggiamenti e modi di vivere i quali caratterizzano la nostra personalità, facendoci assumere modi di essere non sempre modificabili.
Quanto affermato ora dovrebbe allora farci credere che non possiamo cambiare? Niente affatto. Il dr. Dispenza dice che l’essere umano è un continuo ‘lavori in corso’, definizione forse singolare ma molto appropriata. L’organizzazione delle cellule cerebrali che costituiscono chi noi realmente siamo sono sempre in movimento; dobbiamo dimenticare la vecchia idea che il cervello sia un organo statico, rigido e fisso: nulla di più assurdo! In modo particolare quando si raggiunge l’età dell’anzianità. Le cellule cerebrali vengono costantemente rimodellate e riorganizzate dai nostri pensieri e dalle esperienze che viviamo. Da un punto di vista neurologico, noi siamo ripetutamente modificati da tutti gli stimoli che ci pervengono. Non è errato, quindi, dire che dopo un determinato avvenimento non siamo più gli stessi, come non siamo più gli stessi dopo aver letto un libro che ci ha coinvolti profondamente, non siamo più gli stessi dopo un’esperienza che, come si ha abitudine di dire, ‘ci ha cambiati profondamente’; infatti è proprio così, siamo realmente cambiati.

mercoledì 27 gennaio 2010

Maria Montessori, esempio di neuroplasticità


Un altro errore che soprattutto un tempo si commetteva era quello di identificare determinate abilità come maschili o femminili. Tendenzialmente si pensava che le attività intellettuali, le attività in cui sia necessaria molta logica, l’utilizzo dei numeri, la predisposizione agli affari, alla severa razionalità, fossero una prerogativa del cervello sinistro e quindi sostanzialmente maschile; di contro tutte le attività creative ed artistiche, attività irrazionali, attività in cui siano chiamate in causa le emozioni avessero una connotazione tipicamente femminile, e quindi dell’emisfero destro. Questo pensiero ha portato in passato non solo a discriminare scelte professionali o accademiche, ma a incanalare funzioni tipicamente logiche o scientifiche ad esclusivo appannaggio dei soggetti maschili e funzioni artistiche e creative a soggetti femminili. Un esempio emblematico è stata la storia di Maria Montessori, nata nel 1870 e morta nel 1952, quindi vissuta negli anni a cavallo alla fine del 1800 e l’inizio del 1900. Questa donna straordinaria già dai primi anni di studio manifestava un particolare interesse per le materie scientifiche, in modo particolare la matematica e la biologia, circostanza questa che le causerà non pochi contrasti con gli stessi genitori i quali l’avrebbero voluta avviare alla carriera dell’insegnamento. Andando contro sia le aspettative della famiglia e del mondo scientifico dell’epoca, si laureò alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza nel 1896, divenendo una delle prime donne a laurearsi in medicina dopo l’unità d’Italia. Se studiamo la sua vita, l’apporto che diede alla pedagogia ed alla considerazione del bambino come essere completo (sia con deficit psichici che normali), capace di sviluppare energie creative e possessore di dispositivi morali quali l’amore, dimostrano come questa donna abbia avuto il coraggio di presentare al mondo intero il suo metodo didattico, viaggiando in più parti del mondo e schierandosi apertamente a favore dei diritti delle donne. In questo caso l’utilizzo dell’emisfero destro e di quello sinistro hanno contribuito alla realizzazione di una vita veramente unica e straordinaria.

Grazie ai progressi della neuroscienza, la neuroplasticità ci conferma che il nostro cervello ha la capacità di convertire le sue congiunzioni sinaptiche. Ne consegue che ogni volta che impariamo, facciamo esperienza o anche solo visualizziamo qualcosa di nuovo, il cervello processa le informazioni creando connessioni sinaitiche e codificando nei neuroni l’esperienza vissuta o immaginata. Questo ci fa comprendere come il cervello umano abbia la capacità di adattarsi agli stimoli che riceviamo dal mondo esterno o che viviamo attraverso l’immaginazione, modificando di conseguenza il nostro comportamento. Noi cambiamo ogni volta che leggiamo materiale che ci arricchisce, ma nella stessa misura possiamo cambiare qualora leggessimo informazioni che ci danneggia; la stessa cosa avviene con la visione televisiva di programmi che possono addirittura modificare il nostro comportamento. Ma ciò che può conferirci maggiori capacità cognitive è la facoltà di mantenere equilibrati i due emisferi. Non di rado troviamo soggetti con grandi capacità di ricercare cose nuove e all’avanguardia, ma con estrema difficoltà ad applicarle o memorizzarle nella routine quotidiana, altri invece sono talmente rigidi nel vivere una vita senza voler ricevere nuovi stimoli da non voler imparare nulla di nuovo. Al riguardo imparare nuove tecniche di memorizzazione o di studio aiuterà il cervello ad aumentare le proprie potenzialità. Le Mappe Mentali ci permettono di integrare le funzionalità cerebrali, apportando vantaggi non indifferenti alla nostra vita pratica. Si pensi ad uno studente il quale deve capire pienamente il significato di argomenti o concetti letti o ascoltati dagli insegnanti. Un metodo veloce ma soprattutto efficace gli permetterà di memorizzarlo nel tempo e renderlo quindi pratico e funzionale per il suo apprendimento. Nella stessa misura un ricercatore ha necessità di valutare moltissime informazioni, queste poterle comparare, forse sovrapporle come significato ed utilizzarle per le sue indagini; la Mappa Mentale in questo caso è uno strumento di grande utilità per questa applicazione.

L'invecchiamento mentale non esiste

Fino a circa vent'anni si credeva e quindi veniva insegnato a livello accademico ed universitario che i percorsi neuronali del cervello umano erano fissi, in pratica si pensava che raggiunta una certa età, praticamente l’età adulta, le cellule cerebrali raggiungessero uno schema organizzativo definitivo, o meglio un insieme di circuiti neuronali stabili, inamovibili. Oltre a ciò si credeva che con l'invecchiamento questa organizzazione neuronale andasse a perdersi. Cosa ancor più tragica, si credeva che la sorte dell'uomo dovesse ricalcare quello dei propri genitori, attraverso un fermo e rigido programma, ereditando geneticamente i loro schemi neuronali. Il lavoro dei neuroscienziati, oggi, sconfessa questi postulati. La notizia, decisamente più incoraggiante, è che ogni individuo, indipendentemente dall’età, continua per tutta la vita ad operare cambiamenti a livello neuronale; ciò significa che ogni qualvolta un essere umano ha un pensiero, in differenti parti del suo cervello il flusso di corrente elettrica aumenta di intensità e rilascia una quantità di sostanze neurochimiche; ciò è confermato dall'impiego di risonanze magnetiche funzionali effettuate sul cervello le quali mostrano collegamenti e scollegamenti neuronali durante le fasi di esperienze esistenziali e semplici forme di pensiero. È bene precisare che ogni essere umano crea delle ‘mappe mentali’ ad esempio di una situazione emotiva o cognitiva. Tutto ciò ha un nome: neuroplasticità. Questo fenomeno implica lo sviluppo di nuove reti o circuiti neuronali in relazione alle cose che impariamo, alle esperienze che facciamo ed ai pensieri su cui ci concentriamo, indipendentemente dall'età dell'individuo, quindi con nuove esperienze o nuove conoscenze si avrà inevitabilmente una nuova 'mente'. Il nostro cervello è molto più plastico di quanto crediamo, o di quanto ci abbiano fatto credere.
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