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martedì 12 ottobre 2010

La musica e la mente

Mentre è possibile valutare l’influenza della musica sui nostri corpi fisici, investigare gli umori e le risposte emotive che suscita e consultare una vasta letteratura riguardante le influenze della musica sulla vita spirituale ed estetica, rimane ancora difficile comprendere gli effetti provocati dalla musica sulla nostra mente. L’uomo non è limitato ai tre trilioni di cellule che costituiscono il suo cervello, né è confinato entro limiti compresi nello spazio del suo cranio. Il mondo che percepiamo con i sensi costituisce una parte della nostra mente ed essa abbraccia persino tutto ciò di cui ha preso coscienza, dall’esistenza del singolo atomo di una cellula del corpo all’immensità dell’universo stesso, che è quindi a nostra disposizione. La mente è limitata soltanto dalle costrizioni che noi stessi le imponiamo e che possono essere definite dal sistema di valori della nostra tradizione culturale e da condizioni personali derivate dalle limitazioni che poniamo alle nostre percezioni sensoriali, a livello qualitativo e quantitativo.
Il livello mentale che ci è più familiare è quello del pensiero cognitivo o lineare. Questo livello di attività mentale, grandemente influenzato dalla stimolazione sensoriale, dalla risposta emotiva e dall’apprensione per la sopravvivenza ed il benessere personali, può dominare i nostri processi mentali con un fluire pressoché interminabile di discorsi interiori, un accumulo di pensieri di cui ci inebriamo. Eppure si tratta soltanto di un aspetto della nostra capacità mentale anche se il nostro sistema educativo vi ha posto particolare attenzione rendendolo così il più familiare. Ma oltre a questo, possediamo una facoltà di pensiero intuitivo, olistico e simbolico associato all’emisfero destro del nostro cervello e da cui hanno origine i concetti artistici e la facoltà intuitiva. I processi intuitivi e cognitivi del nostro pensiero sono interconnessi attraverso sistemi di trasmissione racchiusi nel nostro cervello e, in teoria, sono entrambi prontamente accessibili.
Ogni tipo di coinvolgimento in una attività musicale, si tratti di composizione, esecuzione o ascolto, rende complici entrambi gli emisferi bilanciando così i due aspetti dei nostri processi mentali. È un beneficio riconosciuto principalmente alla creazione ed all’esecuzione di musica, così come possiamo riscontrare in molte documentazioni relative alla musicoterapia. Tuttavia rimane molto più difficile indagare ciò che di fatto avviene nella mente quando l’individuo è completamente assorto nell’atto di ascoltare musica in quanto si tratta di un processo altamente personale ed interiore che non si presta facilmente ad un monitoraggio esterno. Finora sappiamo soltanto di poter affermare che due persone non potranno mai udire una determinata composizione musicale nello stesso modo e che una stessa persona non riceverà la stessa impressione dalla versione registrata di una stessa composizione musicale ascoltata in occasioni diverse. Se così non fosse, ci stancheremmo dei nostri dischi molto rapidamente.
Ascoltando un brano musicale si può notare che il flusso costante di discorso interiore si placa mentre seguiamo lo svolgimento lineare della successione melodica. Mano a mano che diventiamo consapevoli dei diversi altri aspetti della composizione (il movimento armonico, lo sviluppo ritmico, il controcanto, i passaggi di tessitura), continuiamo a porre in relazione le successioni melodiche alla musica che le sostiene, separando le diverse componenti dalla matrice generale e reintegrando ogni singola parte nelle figurazioni strutturali emergenti. Queste informazioni vengono poi immagazzinate nella memoria e ponendosi sempre in relazione con la percezione di ogni nuova informazione musicale, la influenzano. Ogni nuova informazione influenza a sua volta la memoria mutando quindi la percezione di ogni evento musicale. L’ascolto della musica richiede necessariamente un bilanciamento di entrambi gli aspetti del nostro processo mentale che è immediato, non verbale ed automatico.
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Tratto da: Musica per guarire - Randall McClellan

venerdì 21 maggio 2010

La PNL in età Geriatrica

La Programmazione Neuro Linguistica (PNL) può essere definita come l’insieme di tecniche e metodi efficaci volti a generare nelle persone dei cambiamenti permanenti e soprattutto a breve termine. In questo contesto non andremo a descrivere le origini della PNL e neppure a spiegare nei minimi particolari come essa funzioni; per questo è doveroso lasciare il compito ad illustri studiosi e professionisti che in questi ultimi anni hanno saputo espandere e fatto conoscere questa metodica (John Grinder, Richard Bandler, Robert Dilts, Jerry Richardson, Anthony Robbins) attraverso i loro libri ed i loro corsi di formazione. Le informazioni che seguiranno vogliono essere uno sprone per i terapeuti che lavorano sugli anziani affinché vadano ad appro-fondire questa disciplina, la quale può dare un grande aiuto sia all’anziano al fine di migliorare il suo modello di vita e sia all’osteopata il quale, con queste tecniche, può capire meglio il mondo della popolazione geriatrica.
Uno dei principali postulati della PNL afferma che l’essere umano, indipendentemente dal suo stato sociale, istruzione, sesso, fede religiosa, età, quindi dal giovane all’anziano, è quello che è, nel momento in cui lo si osserva, a causa di ciò che crede essere vero, non di ciò che conosce; questo ci fa capire che le sue credenze sono registrate a livello inconscio, quindi dire che si vuole cambiare un modo di essere o di agire può concretizzarsi sono quando l’individuo andrà a cambiare i propri convincimenti, in caso contrario rimarrà sempre lo stesso, o per lo meno non avverrà nessun cambiamento. In sintesi tutto orbita intorno a ciò che si crede. A conferma di ciò riportiamo una scoperta avvenuta negli anni sessanta da parte di un gruppo di antropologi. Questi hanno scoperto che in Africa esisteva una tribù la quale raggiungeva i 150-160 anni di età. Ovviamente questi studiosi cercarono di capire quale fosse la condizione di vita che portasse questi uomini a raggiungere questa venerabile età. Oltre ad indagare su alimentazione e condizioni puramente pratiche, scoprirono un fatto interessante: gli appartenenti alla tribù erano convinti che raggiungere quell’età fosse semplicemente normale. Questa rilevazione dovrebbe farci riflettere sulle convinzioni che ci portiamo a livello inconscio. Ultimamente si è capito che l’essere longevi deriva sia da un processo puramente genetico, ma nella stessa misura scaturisce da altri fattori quali alimentazione, stili di vita sani e non per ultimo atteggiamento mentale positivo. Generalmente si pensa che si possa vivere fino a settanta o ottanta anni; ma chiediamoci: cosa pensa al riguardo un centenario? Le indagini svolte su questi soggetti per capire quale fosse il loro ‘segreto’ portano a scoprire un atteggiamento nei confronti della vita sempre molto positivo, con rari momenti di scoraggiamento, nonostante tragedie e situazioni molto difficili vissute con coraggio e forza. Comunque, oltre ad aspetti legati all’alimentazione o qual altro, per questi soggetti non è strano essere arrivati a questa età: è una questione di convinzione, molto probabilmente a livello inconscio vi è una programmazione della vita che porta a raggiungere una determinata fascia di età.
La PNL può allora aiutare un adulto a programmarsi una vecchiaia serena, soddisfacente, longeva? Non possiamo escluderlo. Molto dipende dalle sue credenze in relazione a cosa crede essere vero nella sua esistenza, saranno i processi inconsci a determinare le credenze del suo futuro.
Abbiamo quindi parlato di inconscio, quella parte della mente umana da tempo studiata. Al riguardo esaminiamo alcuni aspetti al fine di capire come azioni, comportamenti e reazioni di soggetti anziani scaturiscano da anni di processo mentale inconscio.
Da un punto di vista puramente anatomico suddividiamo l’encefalo in due emisferi, quello sinistro e quello destro. Fu il dr. Roger Sperry, premio Nobel per la medicina nel 1981, a capire che i due emisferi svolgono funzioni differenti: l’emisfero sinistro si occupa della parte razionale ed analitica, mentre l’emisfero destro è la sede della fantasia, delle emozioni, di quegli impulsi che non riusciamo a controllare volontariamente. La collaborazione ed i rapporti che intercorrono con i due emisferi saranno il risultato globale di come conduciamo la nostra vita, ma soprattutto chi siamo veramente. Dei rispettivi emisferi si è capito allora che l’emisfero sinistro accoglie la parte conscia dei nostri pensieri e dei nostri elaborati mentali, potremmo anche dire che con l’emisfero sinistro noi elaboriamo informazioni vitali a breve termine. Negli anni sessanta il dr. Gorge Miller, dell’Università di Chicago, attraverso uno studio approfondito delle capacità umane dimostrò che l’essere umano, con la propria componente conscia, riesce a svolgere da tre a sette attività contemporaneamente; nel momento in cui supera questo numero di operazioni, alcune d’esse raggiungono una tale padronanza che vengono gestite dalla componente inconscia della mente.
Ne consegue che la nostra capacità di tenere sotto controllo le varie fasi della nostra esistenza è il risultato dell’utilizzo del 5% di tutta la nostra attività cerebrale. Cosa fa il restante 95%? Secondo le ultime indagini sembra che la parte inconscia (emisfero destro) svolga attività di regolazione della fisiologia umana, quindi funzioni vitali quali il battito cardiaco, le funzionalità digestive, ghiandolari, ormonali, immunitarie e via dicendo. Ma oltre a ciò la componente emozionale e comportamentale è appannaggio della mente inconscia. Questa componente ha comunque una particolarità: mette in pratica tutti i nostri pensieri e le nostre affermazioni come se fossero precise istruzioni, senza obiettare minimamente.
Vi sono persone che sono profondamente radicati su idee e concetti sulla propria persona che condizionano le proprie capacità e la propria esistenza. Alcuni affermano: “Non sono portato per la lingua straniera, posso studiare una vita ma tanto so che non ci riuscirò!”. Affermazioni come queste, o altre le abbiamo sentite un po’ da tutti (o forse noi stessi le diciamo). Proviamo ad immaginare un bambino il quale riceva un tale input da un genitore o un insegnante, dal momento che una giovane mente crede veritiera una tale informazione: “non sei portato per le lingue”, continuerà a crederlo per tutta la vita. A livello inconscio ha ricevuto questa convinzione da bambino e nel tempo l’ha ripetuta. Attraverso parole e pensieri ripetuti che cosa hanno prodotto? Una programmazione! L’inconscio ha ricevuto un comando, e questo, diligentemente, lo ha eseguito alla lettera. La chiave di tutto è racchiusa in questo concetto: l’inconscio ha il compito di confermare e di dimostrare che tutto ciò che si pensa e si dice, in modo ripetitivo, diventi verità, anche se questo concetto è falso.
Questi principi vediamoli ora in relazione alla vita ed al comportamento di un soggetto anziano. Se da come abbiamo compreso il nostro cervello viene programmato sulla base del pensiero e del linguaggio, quindi sulla base di ciò che si pensa e ciò che si dice, non c’è un solo pensiero ed una sola affermazione che passi per la mente che non produca una reazione; in sintesi un qualunque pensiero o affermazione genera un processo biochimico e provoca di conseguenza un effetto. Ritroviamo anziani che per una intera vita hanno ripetuto affermazioni di incapacità, trasformandosi in persone incapaci, mediocri, vivendo una vita senza aver realizzato desideri profondi, rimasti a livello puramente conscio; di contro osserviamo persone che definiamo di mente brillante, le quali hanno raggiunto traguardi straordinari, e che hanno per l’intera vita pensato e ripetuto, anche verbalmente, frasi e concetti potenzianti e produttivi tali da renderli persone di successo.
Dallo studio della Programmazione Neuro Linguistica sappiamo che ogni essere umano acquisisce una sua personale visione del mondo e della realtà sulla base di personali mappe interne, le quali sono state modellate sia dai sistemi sensoriali che dal linguaggio. Sono le mappe interne che permettono di dare una interpretazione del mondo circostante, e su questa base si hanno le rispettive reazioni agli avvenimenti, attribuendo loro un significato. Indubbiamente l’anziano è il risultato, il diretto prodotto di una intera vita trascorsa a registrare, attraverso i sui sistemi sensoriali, le esperienze più disparate. Molto probabilmente anziani che hanno la capacità di rispondere in modo creativo ed affrontano efficacemente le situazioni tipiche di quest’età dispongono di rappresentazioni o modelli adeguati della propria situazione, attraverso cui avvertono un’ampia gamma di possibilità nella scelta delle proprie azioni. Vi sono anziani, invece, che sulla base delle esperienze maturate nella vita, credono di avere a loro disposizione poche opzioni. Questa dualità ci dimostra che non è il mondo ad essere limitato o senza possibilità di scelta, ma che questi soggetti impediscono a loro stessi di vedere le opzioni e le opportunità, in quanto non fanno parte dei loro modelli del mondo.

mercoledì 12 maggio 2010

A destra l'infelicità, a sinistra la felicità


“A destra l’infelicità, a sinistra la felicità”. Questo è uno dei sottotitoli del libro La Formula della Felicità del dr. Stefan Klein, giornalista scientifico. In questa sua trattazione egli prende in esame l’argomento felicità dal punto di vista delle neuroscienze. Egli sostiene che l’elaborazione delle emozioni avviene in entrambi gli emisferi cerebrali, ma con una ripartizione: il lobo frontale destro viene attivato in presenza di sentimenti negativi, viceversa l’emisfero sinistro si attiva quando si provano sentimenti di felicità. Questa affermazione è suffragata dalle immagini tomografiche; margini esterni del cervello vengono attivati distintamente sia nei momenti di paura che di felicità. Ma oltre a questa rilevazione effettuata con apparecchiature diagnostiche, è comprovante la casistica dei danni cerebrali. Spesso si osservano comportamenti strani in cui i sentimenti ed i comportamenti di un soggetto colpito da patologia cerebrovascolare provocano veri e propri sconvolgimenti, ad esempio si è osservato che persone colpite da ictus nella parte dell’emisfero sinistro manifestano forti depressioni; molto probabilmente si assiste ad una distruzione dei sistemi cerebrali deputati ai sentimenti positivi. Di contro una patologia cerebrovascolare che coinvolga l’emisfero destro ha portato soggetti a manifestare una allegria permanente ed anomala.
Le neuroscienze oggi riescono ad essere così precise da individuare specifici neuroni capaci di dare luogo a manifestazioni psichiche molto chiare. Ad esempio si è scoperto che nella parte destra del lobo frontale esistono neuroni che reagiscono solo quando un individuo si trova a dover fronteggiare un avvenimento funesto. Sempre in relazione all’emisfero destro, questo addirittura manifesta una vera e propria tempesta neuronale quando un soggetto che manifesta grande timore deve leggere un pubblico. Il sorriso spontaneo è invece presente nei neuroni dell’emisfero sinistro.
Il risultato di queste ricerche dimostrano che la diversa distribuzione delle sensazioni gradevoli o sgradevoli nei due emisferi dipende dall’elaborazione dei dati nel lobo frontale. Questa parte del cervello svolge la funzione di ‘centrale di comando’ del comportamento con ruolo di manifestare specifiche emozioni; in pratica i sentimenti positivi dicono all’individuo cosa fare mentre i sentimenti negativi cosa non fare.

domenica 2 maggio 2010

Le regole per disegnare una Mappa Mentale

Per poter creare una buona Mappa Mentale si devono osservare alcune regole che risultano essere fondamentali, questo perché osservandole riproduciamo gli stessi principi sui quali il cervello umano lavora. In qualunque caso si tenga presente che queste regole non sono così ferree da bloccare la nostra creatività. La realizzazione di una mappa implica, come abbiamo compreso, l’uso dei due emisferi; se l’emisfero sinistro svolgerà la sua funzione di logica rappresentativa attraverso la scrittura di parole, numeri e linee, l’emisfero destro avrà libero sfogo con la creatività, la fantasia, l’uso dei colori e delle immagini più adatte alla rappresentazione. Ne consegue quindi che queste regole devono essere osservate ed applicate con molta elasticità, in funzione della stesura della mappa stessa e della funzione per cui è stata creata. Queste regole potrebbero essere suddivise in tre gruppi:

1. Regole di Struttura;
2. Regole di Creatività;
3. Regole di Utilità


Esaminiamo ora questi tre gruppi. Attraverso questa analisi avremo la possibilità di capire sia l’utilizzo pratico delle Mappe Mentali e quando utilizzarle in funzione del loro impiego.

Regole di Struttura: con questo primo raggruppamento definiamo la struttura base della nostra mappa. Sono le regole base che ci permettono di dare vita alla mappa e ci consentono di identificare l’argomento che analizziamo con i relativi approfondimenti. In questo gruppo andremo ad identificare:

· Il soggetto di partenza;
· I rami principali enfatizzati con una sola parola-chiave;
· Dei rami secondari subordinati ai primi, con indicata una sola parola o piccole frasi.


Al fine di una maggiore comprensione analizziamo l’immagine che segue. Questa è una semplice mappa che ha lo scopo di analizzare il termine AMORE.



Potremmo chiedere ad una ipotetica persona: “Cosa ti fa venire in mente la parola AMORE?” Attraverso questa semplicissima mappa il suo creatore ha dato una sua interpretazione a questo termine; ha in pratica scritto cinque parole-chiave e cioè: Natura, Famiglia, Libertà, Amici e Patria. Per lui esiste l’Amore per la Natura, l’Amore per la Famiglia, l’Amore per la Libertà, l’Amore per gli Amici ed infine l’Amore per la Patria. Senza ombra di dubbio queste quattro definizioni si adattano perfettamente al termine AMORE. Questa prima mappa racchiude due identificazioni delle Regole di Struttura e cioè il soggetto di partenza (AMORE) ed i rami principali definiti da una sola parola chiave (natura, famiglia, libertà, amici e patria). Ma esaminiamo ora l’immagine che segue.





In questa seconda mappa vediamo l’aggiunta di rami secondari subordinati ai primi. Ad esempio all’esponente ‘Libertà’ troviamo la parola ‘schiavitù’, termine che si lega al primo come significato opposto; altra parola ‘politica’ che con le parole aggiuntive ‘dittatura’ e ‘diritti civili’ ben si legano come significato all’esponente ‘Libertà’. La stessa cosa si ripete per le altre quattro parole-chiave. Questa semplice Mappa Mentale ci dimostra il concetto di Pensiero Associativo: una parola collegata all’altra, unite da un senso comune. In questa mappa abbiamo definito 18 rami secondari, 4 rami principali con relativi termini, tutti collegati all’esponente AMORE. Potremmo continuare? Certamente! Dalla parola ‘dittatura’ potremmo agganciare altri termini correlati come ‘democrazia’, ‘comunismo’, ‘socialismo’, e via dicendo. Una cosa è certa: potremmo andare all’infinito! E ciò non solo per la parola AMORE, ma qualunque essa sia. E forse ora abbiamo, attraverso questa piccola Mappa Mentale, capito il significato di Pensiero Radiante!

Regole di Creatività: questo secondo raggruppamento chiama in causa l’utilizzo dell’emisfero destro del nostro cervello. Se nel raggruppamento precedente andavamo a definire la struttura delle Mappe Mentali, in questo insieme terremo presente:

· Utilizzo di colori, simboli e disegni;
· Scrittura stampatello e se possibile in tridimensionale;
· Abbracciare uno o più rami dello stesso argomento con l’ausilio dei colori;
· Dare un ordine numerico ai rami principali o secondari (con numeri o lettere).


In questo raggruppamento la fantasia e la creatività predominano sulla struttura. Se precedentemente avevamo definito l’ossatura della nostra mappa, in questa diamo libero sfogo alla componente creativa. Da notare che se prima la struttura poteva essere rappresentata o disegnata da più persone nello stesso modo o comunque in maniera molto simile, ora ogni individuo apporterà la propria creatività e molto difficilmente troveremo due mappe eguali o comunque simili. La scelta dei colori, dei disegni e dei simboli daranno un’impronta personale alla mappa. Nonostante ciò, anche solo attraverso immagini, simboli, disegni, una mappa può essere ‘letta’ da chiunque, indipendentemente dalla lingua parlata. Questo contraddistingue le Mappe Mentali come un linguaggio universale, capace di trasmettere informazioni a chiunque. Quando inseriamo delle immagini in una mappa permettiamo al nostro cervello di stimolare la nostra capacità mnemonica e di apprendimento; infatti le stesse immagini hanno la capacità di stimolare un vasto campo di funzioni della corteccia cerebrale quali la percezione del colore, delle linee e della estensione della struttura. In riferimento all’utilizzo del colore sono stati fatti studi riguardanti la creatività e la memoria, ciò in contrapposizione all’utilizzo della monocromia. Si è capito che se utilizziamo più colori nella scrittura, miglioriamo di circa l’80% della capacità mnemonica rispetto alla monocromia, inoltre la comprensione della lettura aumenta di circa il 70%.

In relazione alle Regole di Creatività esaminiamo ora la Mappa Mentale che segue. Se la compariamo che le due precedenti, ed in particolar modo con la seconda, il soggetto di partenza in questo ultimo caso non è riportato per scritto (nella seconda veniva riportata la parola AMORE) ma è presentata con l’immagine di un AEREO. Ritroviamo i rami principali con quattro parole-chiave ed i rispettivi 10 rami secondari. In questa terza mappa la componente creativa è data dall’utilizzo di differenti colori (rosso, blu, viola e verde) e da piccole immagini; ognuna d’esse vuole rappresentare in modo visivo il significato delle parole dei rami secondari.

Questa Mappa Mentale è strutturata in modo molto semplice, dove si vuole rappresentare il significato del termine VOLARE: volare può rappresentare la libertà, libertà dalla schiavitù, libertà economica e libertà politica; volare può anche portare a sognare, sognare l’amore e la vittoria; volare è sicuramente viaggiare, conoscere nuovi orizzonti, non avere limiti e viaggiare verso il futuro; in ultimo volare rappresenta il futuro, un futuro in cui non saremo mai soli e con una visione ottimistica della vita!

Nell’ambito delle Regole di Creatività spendiamo alcune parole per capire l’uso del colore nella stesura delle Mappe Mentali. L’emisfero destro è molto sensibile al colore quando questo viene inserito in una metodica per l’insegnamento e la memorizzazione. Pare che grazie ai colori il nostro cervello riesca ad aumentare il potere di memorizzazione fino all’80%, nella stessa misura ad aumentarne la cognizione. Oltre alla memorizzazione, i colori permettono sempre al nostro emisfero destro di incrementare la nostra creatività. La scienza ufficiale ha ormai potuto constatare l’influenza che i colori e la luce colorata hanno sulla vita degli esseri umani. Basti pensare che recenti scoperte (teoria dei biofotoni) hanno dimostrato che luce colorata a bassissima intensità viene emessa dalle cellule e costituisce un rapido mezzo di comunicazione intracellulare. Altre ricerche mediche hanno constatato che una camera da letto con pareti dipinte di azzurro o blu chiaro stimolano il rilassamento notturno, combattono l’insonnia e diminuiscono il battito cardiaco. Tutto ciò, anche se in piccola scala e come accenno informativo, ci dimostra l’importanza del colore nella vita degli esseri umani. Per quanto riguarda le Mappe Mentali, i colori oltre a stimolare la creatività permetteranno di contraddistinguere le informazioni per aree tematiche o per l’ordinamento secondo livelli di interesse. L’immagine della mappa dimostra come ogni ramificazione segua una sua colorazione specifica, sia nel colore del ramo che nella sua scrittura, senza necessariamente tenerne conto come espressione emotiva. Si è utilizzato il colore ROSSO, BLU, VIOLA e VERDE per distinguere i quattro argomenti principali relativi all’esponente VOLARE.

Ogni colore produce un suo stato emotivo. La tabella che segue ha la funzione di rappresentare il colore con il suo stato emotivo corrispondente. Ovviamente le informazioni che seguono devono intendersi come nozioni di base; il lettore potrà approfondire l’argomento alla voce cromoterapia.

ROSSO
Forza, energia, emozioni, passione, calore
VERDE
Natura, crescita, equilibrio, continuità, progresso
GIALLO
Idee, creatività, ottimismo, nuove nozioni
BLU
Controllo, razionalità, analisi logica, guadagno (denaro)
VIOLA
Fantasia, spiritualità, armonia
BIANCO
Purezza, superiorità, indice di positività
NERO
Formule, esattezza, indice di negatività


Regole di Utilità: questo ultimo raggruppamento è definito di utilità in quanto apporta dei suggerimenti al fine di rendere più leggibile la mappa e per definire un ordine logico di creazione. Innanzitutto suggerisce di disegnate le ramificazioni mai più corte (o troppo lunghe) rispetto alla parola o la frase; ovviamente questo consiglio deve essere valutato in funzione dell’argomento che viene trattato nella stesura della mappa stessa. In linea di massima questo accorgimento dovrebbe essere sempre applicato, proprio perché renderà la nostra mappa decisamente più leggibile per il nostro cervello; se lasciamo troppo spazio libero su di un ramo, la lettura della parola risulterà essere isolata e non permetterà di essere agganciata alle parole delle sottoramificazioni, in pratica il cervello dovrà impegnarsi troppo per seguire un filo logico di lettura. Ricordiamo che una Mappa Mentale dovrà diventare, con il tempo, il risultato di un’opera armoniosa e piacevole per il nostro cervello, più questo avverrà, maggiore sarà la facilità con cui il nostro cervello memorizzerà le informazioni, oltre a ciò impartirà nuovi stimoli per la creatività. Un altro suggerimento è quello di disporre il foglio su cui si disegna sempre in orizzontale; la creazione di una mappa con sviluppo in orizzontale risulta essere più leggibile per il nostro cervello, oltre a ciò, è nostra abitudine scrivere in orizzontale, quindi usare un foglio in orizzontale aiuterà il disegnatore alla creazione dei rispettivi rami con più facilità. Un altro suggerimento molto importante è quello di iniziare la creazione del primo ramo principale in alto tendenzialmente verso destra, i successivi seguiranno il senso orario. Questa regola ci può tornare utile quando usiamo la mappa per prendere appunti o per descrivere una sequenza; se seguiamo questo suggerimento sapremo sempre l’ordine logico della nostra mappa. In ultimo, sviluppare il proprio stile, senza dimenticare che ogni mappa è differente dall’altra, ciò in funzione dell’utilizzo. A quanto abbiamo detto potremmo aggiungere altri suggerimenti che comunque seguono la logica di una struttura; ad esempio il soggetto di partenza deve essere collocato al centro del foglio, inoltre le parole dei rami principali dovranno essere sempre più grandi o più enfatizzati rispetto alle parole dei rami secondari, come anche il disegno dei rami principali dovranno risultare più spessi o più colorati rispetto ai rami secondari. Resta inteso che questi suggerimenti devono essere visti come accorgimenti per rendere più leggibile una mappa. Qualora dovessimo apportare molte informazioni in una mappa al punto da renderla molto fitta, probabilmente la linearità e l’essenzialità delle linee sarà d’obbligo al fine di avere più spazio per la scrittura e meno per disegni o simboli, accantonando forse un po’ la fantasia ed apportando un pizzico di ordine e logica. Comprendiamo quindi il grande valore di una Mappa Mentale: possiamo utilizzare prevalentemente il nostro emisfero sinistro quando dobbiamo rappresentare molte informazioni ben ordinate, abbinare le funzionalità dei due emisferi per rendere piacevole, leggibile e memorizzabile una serie di informazioni ed in ultimo dare sfogo all’emisfero destro con mappe anche solo con disegni e quasi nessuna parola. Quando applicare queste tre possibilità? A noi la scelta, l’importante è divertirsi!

mercoledì 27 gennaio 2010

Maria Montessori, esempio di neuroplasticità


Un altro errore che soprattutto un tempo si commetteva era quello di identificare determinate abilità come maschili o femminili. Tendenzialmente si pensava che le attività intellettuali, le attività in cui sia necessaria molta logica, l’utilizzo dei numeri, la predisposizione agli affari, alla severa razionalità, fossero una prerogativa del cervello sinistro e quindi sostanzialmente maschile; di contro tutte le attività creative ed artistiche, attività irrazionali, attività in cui siano chiamate in causa le emozioni avessero una connotazione tipicamente femminile, e quindi dell’emisfero destro. Questo pensiero ha portato in passato non solo a discriminare scelte professionali o accademiche, ma a incanalare funzioni tipicamente logiche o scientifiche ad esclusivo appannaggio dei soggetti maschili e funzioni artistiche e creative a soggetti femminili. Un esempio emblematico è stata la storia di Maria Montessori, nata nel 1870 e morta nel 1952, quindi vissuta negli anni a cavallo alla fine del 1800 e l’inizio del 1900. Questa donna straordinaria già dai primi anni di studio manifestava un particolare interesse per le materie scientifiche, in modo particolare la matematica e la biologia, circostanza questa che le causerà non pochi contrasti con gli stessi genitori i quali l’avrebbero voluta avviare alla carriera dell’insegnamento. Andando contro sia le aspettative della famiglia e del mondo scientifico dell’epoca, si laureò alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza nel 1896, divenendo una delle prime donne a laurearsi in medicina dopo l’unità d’Italia. Se studiamo la sua vita, l’apporto che diede alla pedagogia ed alla considerazione del bambino come essere completo (sia con deficit psichici che normali), capace di sviluppare energie creative e possessore di dispositivi morali quali l’amore, dimostrano come questa donna abbia avuto il coraggio di presentare al mondo intero il suo metodo didattico, viaggiando in più parti del mondo e schierandosi apertamente a favore dei diritti delle donne. In questo caso l’utilizzo dell’emisfero destro e di quello sinistro hanno contribuito alla realizzazione di una vita veramente unica e straordinaria.

Grazie ai progressi della neuroscienza, la neuroplasticità ci conferma che il nostro cervello ha la capacità di convertire le sue congiunzioni sinaptiche. Ne consegue che ogni volta che impariamo, facciamo esperienza o anche solo visualizziamo qualcosa di nuovo, il cervello processa le informazioni creando connessioni sinaitiche e codificando nei neuroni l’esperienza vissuta o immaginata. Questo ci fa comprendere come il cervello umano abbia la capacità di adattarsi agli stimoli che riceviamo dal mondo esterno o che viviamo attraverso l’immaginazione, modificando di conseguenza il nostro comportamento. Noi cambiamo ogni volta che leggiamo materiale che ci arricchisce, ma nella stessa misura possiamo cambiare qualora leggessimo informazioni che ci danneggia; la stessa cosa avviene con la visione televisiva di programmi che possono addirittura modificare il nostro comportamento. Ma ciò che può conferirci maggiori capacità cognitive è la facoltà di mantenere equilibrati i due emisferi. Non di rado troviamo soggetti con grandi capacità di ricercare cose nuove e all’avanguardia, ma con estrema difficoltà ad applicarle o memorizzarle nella routine quotidiana, altri invece sono talmente rigidi nel vivere una vita senza voler ricevere nuovi stimoli da non voler imparare nulla di nuovo. Al riguardo imparare nuove tecniche di memorizzazione o di studio aiuterà il cervello ad aumentare le proprie potenzialità. Le Mappe Mentali ci permettono di integrare le funzionalità cerebrali, apportando vantaggi non indifferenti alla nostra vita pratica. Si pensi ad uno studente il quale deve capire pienamente il significato di argomenti o concetti letti o ascoltati dagli insegnanti. Un metodo veloce ma soprattutto efficace gli permetterà di memorizzarlo nel tempo e renderlo quindi pratico e funzionale per il suo apprendimento. Nella stessa misura un ricercatore ha necessità di valutare moltissime informazioni, queste poterle comparare, forse sovrapporle come significato ed utilizzarle per le sue indagini; la Mappa Mentale in questo caso è uno strumento di grande utilità per questa applicazione.
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