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venerdì 13 agosto 2010

Le credenze: il vero segreto del successo

Nel mondo sportivo spesso abbiamo la possibilità di seguire atleti che nella loro carriera raccolgono continui successi. Qualsiasi cosa facciano, questa sembra avere sempre un esito positivo e qualsiasi sfida debbano affrontare, questa sembra non essere una causa di stress distruttivo ma una vera e propria opportunità per dimostrare, soprattutto a loro stessi e poi agli altri, la loro abilità. Di contro constatiamo che vi sono personaggi che vivono la loro carriera come un continuo sacrificio, una continua lotta colma di ostacoli talmente grandi da renderli delle vere e proprie vittime dello sport. Questi sono sportivi fondamentalmente insicuri, molte volte rassegnati a un destino costellato di insuccessi; qualsiasi cosa intraprendano, sanno già in anticipo che falliranno, ancor prima di iniziare una gara o solo un allenamento.
Su questa base potremmo chiederci perchè per alcuni tutto è particolarmente facile, più che una professione è un costante divertimento, mentre per altri una sofferenza? La risposta è da ricercarsi nel sistema delle credenze.
Se analizziamo personaggi di un certo calibro quali Valentino Rossi, Michael Schumacher, Tiger Woods, Michael Jordan, per citarne solo alcuni, constatiamo che questi hanno una costante presente in tutti loro: la fede incrollabile nelle proprie capacità e nelle proprie risorse, in pratica la credenza di potercela sempre fare.
Ricordiamo che in ogni attività umana, non necessariamente nel campo sportivo, quindi anche nella sfera personale come in quella professionale, indipendentemente dall'attività che svolgiamo, la possibilità di ottenere o arrivare al successo è in diretta conseguenza con la convinzione che noi abbiamo di noi stessi. In buona sostanza, se non crediamo di farcela, il nostro impegno sarà notevolmente limitato. Se non ci riteniamo all'altezza o pensiamo che vi siano persone più capaci di noi, molto probabilmente andremo ad inibire le risorse disponibili per portare a termine il nostro impegno o meta. Se quindi le risorse che andiamo ad usare sono ridotte rispetto al loro reale potenziale, i risultati che ne derivano saranno scarsi ed inefficaci. Questi risultati scarsi andranno allora a rafforzare la credenza che realmente siamo dei mediocri, ne consegue un perverso circolo vizioso: la sfiducia porta a credenze negative con un livello di autostima decisamente basso. Se questo stato è temporaneo o occasionale le conseguenze non sono gravi, ma se ciò permane nel tempo allora si crea la sensazione di sentirsi non capaci di raggiungere un obiettivo ancora prima di raggiungerlo; questa condizione viene chiamata incapacità appresa.
Tutto ciò è dimostrato dal fatto che un evento viene percepito, vissuto ed interpretato in maniera completamente personale da ogni essere umano; ciò comporta il fatto che una realtà oggettiva non esista in modo assoluto. Se allora crediamo che un determinato compito sia per noi troppo difficile o che noi non ne siamo all'altezza, in qualunque caso avremo ragione. Ma se ciò avvene in senso negativo, la regola di questo 'circolo vizioso' vale anche in senso positivo. Se crediamo di farcela, se sappiamo di poter attingere alla nostra più profonda energia e capacità, se sappiamo di valere ed avere tante risorse, addirittura nascoste, allora di sicuro riusciremo. Ciò avviene non solo nello sport ma anche e soprattutto nella vita quotidiana, nel lavoro, nello studio e tante altre circostanze.
Non dimentichiamo che più risultati positivi otteniamo, più la nostra autostima viene arricchita. Una interessante tecnica per aumentare la fiducia in noi stessi è quella di scrivere su di un quaderno, dedicato interamente ai nostri successi, tutti gli obiettivi volta per volta raggiunti. Forse dovremo partire da piccoli successi, per alcuni insignificanti, ma per noi i primi gradini verso la creazione di una persona nuova, solida, sicura di sé e capace di poter dare il massimo delle proprie capacità.

mercoledì 7 luglio 2010

Il veleno del risentimento

Per veleno si intende una sostanza che, se assunta da un organismo vivente, ha effetti dannosi temporanei o permanenti, fino a diventare letali, attraverso un meccanismo di natura chimica. Il risentimento può ben essere considerato un veleno in quanto ha la capacità di intossicare, metaforicamente parlando, l'intera vita di un essere umano. In aggiunta possiamo affermare che il risentimento, mantenuto nel tempo, arriva al punto di danneggiare tutti quei meccanismi di autostima e fiducia di un individuo. Si può ben dire che il risentimento porta al fallimento della maggior parte delle iniziative e progetti delle persone.
Ma il risentimento è anche il tentativo di rendere il nostro personale fallimento più accettabile, spiegandolo in termini di ingiustizia e di imparzialità di trattamento nei nostri confronti. L’impulso del risentimento vive nelle personalità che nutrono un forte senso di inferiorità e fallimento, cercando un capro espiatorio o scusa per il proprio insuccesso nella società, nel sistema, nella vita, nella famiglia, nel coniuge e via dicendo; probabilmente in queste personalità questo elenco potrebbe continuare all’infinito perché c’è sempre qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa. La persona che manifesta risentimento si sente defraudata da qualcosa come la vita o da qualcuno perché vede negli altri il successo e nella propria esistenza un inganno.
Il risentimento, anche se basato su torti o ingiustizie reali, non è il modo per vincere nella vita, anzi, diventa presto un’abitudine emotiva. Sentendosi per abitudine vittime di un’ingiustizia, ci si immedesima nel ruolo della vittima. In questo modo è facile vedere la prova dell’ingiustizia o immaginare che si è stati oggetto di un torto.
Il risentimento comunque è un mezzo che serve per sentirsi importanti. Molte persone provano una soddisfazione perversa nel sentirsi vittime. Se ricordiamo un avvenimento in cui una persona è stata vittima di un’ingiustizia (sia questa vista in un programma televisivo o personalmente conosciuta), questa si sente moralmente superiore a chi ne è stato la causa. Inoltre la persona che nutre risentimento cerca di dimostrare il suo caso di fronte a tutti coloro ai quali è possibile fornire prove dell’offesa e se riesce ad assumere un atteggiamento abbastanza risentito e quindi a provare l’ingiustizia, questo lo ricompenserà del suo dolore.
In questo senso il risentimento è una resistenza, una non accettazione di qualcosa che è già avvenuto. La parola risentimento deriva da due parole latine: 're', prefisso che significa ripetizione e 'sentire'. Il risentimento quindi è un ripetere, un continuo combattere emotivamente contro un avvenimento del passato che sappiamo benissimo impossibile da cambiare.
Il risentimento abituale porta invariabilmente all'autocompassione, che è il sentimento peggiore che si possa avere. Quando queste abitudini sono fortemente radicate, la persona non si sente a proprio agio senza aver ricevuto delle ingiustizie, quindi andrà a cercarsi situazioni tali da essere oggetto di torti.
Ricordiamoci che il risentimento non è provocato dalle altre persone, dagli eventi o dalle circostanze, ma solo dalla risposta emotiva dell'individuo. Il risentimento è quindi incompatibile con la lotta creativa verso un traguardo, perché nella lotta la persona è il vero attore, non lo spettatore passivo.

venerdì 16 aprile 2010

Abituarsi al successo


Quando iniziamo un nuovo lavoro, quando ci avviamo verso una nuova esperienza, è normale avere una scarsa fiducia nella sua realizzazione. Principalmente perché non abbiamo ancora imparato dall’evento intrapreso, abbiamo ancora poca fiducia nelle nostre capacità di realizzazione, quindi non possiamo fare dei confronti sull’evolversi dell’esperienza. Pensiamo un attimo a quando abbiamo imparato, da bambini, ad andare in bicicletta: quante volte siamo caduti? Quante lotte per rimanere in equilibrio e metro dopo metro abbiamo ‘imparato’ a pedalare senza cadere, migliorando giorno dopo giorno la nostra tecnica, fino a quando ci siamo ritrovati a pedalare fischiettando senza mani. Questo fatto ci vuole ricordare una tecnica per aumentare la fiducia in noi stessi; la tecnica è quella di abituarsi a ricordare i successi passati e a dimenticare i fallimenti. La verità è che un successo, anche piccolo, può portare ad un altro successo solitamente più grande. Abbiamo mai visto dei pugili salire ai vertici del loro successo dopo pochi incontri anche se molto dotati fisicamente? Difficilmente, infatti questo lo sanno bene i loro manager i quali organizzano incontri sempre più impegnativi, gradualmente, affinché l’atleta aumenti non solo la preparazione fisica e la tecnica ma anche la propria fiducia nel proprio successo. Ognuno di noi, anche senza essere un grande atleta, può sperimentare la stessa tecnica, cominciando gradualmente e sperimentando il successo su piccola scala.
La capacità ed il successo migliorano sempre con la pratica, non con la ripetizione la quale in sé stessa non ha valore, questo avviene nella maggior parte degli sport come il golf, la pallacanestro ed altro. Se la ripetizione avesse un valore educativo, allora andremmo ad imparare più errori che successi in quanto in molti sport sono maggiori gli errori che i traguardi come ad esempio il tiro con l’arco: quante volte l’atleta manca il centro prima di riuscirci? Svariate volte in rapporto al punteggio desiderato, cioè fare centro. Diventa allora utile la pratica, ma con una regola: non importa quante volte abbiamo fallito in passato, l’importante è continuare a tentare di raggiungere il successo, ed è questo che si deve ricordare con forte intensità, in pratica bisogna mirare, come l’arciere, al centro, al successo.
Cosa fa la maggioranza di noi esseri umani? Distruggiamo letteralmente la fiducia in noi stessi ricordando continuamente i fallimenti del passato, dimenticando invece anche solo le piccole vittorie; questo comportamento a dir poco perverso ci condanna, demolendoci. Quando impariamo dai piccoli successi permettiamo il raggiungimento dei nostri obiettivi aumentando la fiducia in noi stessi.
Un buon metodo per aumentare la fiducia nel raggiungimento di un obiettivo è quello di usare gli errori e gli sbagli come uno strumento per imparare, ma senza esagerare; dopo è bene non pensarci più e riportare subito alla memoria immagini in cui abbiamo raggiunto dei successi, anche perché tutti noi abbiamo avuto successo qualche volta in qualche cosa! Un buon consiglio è quello di richiamare alla mente la sensazione che abbiamo provato in un precedente successo, per quanto piccolo possa essere, e riviverlo pensando ad un nuovo compito o obiettivo che dobbiamo raggiungere. Il dr. Winifred Overholser, sovrintendente del St. Elisabet’s Hospital di Washington nel Dipartimento di Psicologia afferma che ricordare i momenti in cui abbiamo manifestato coraggio è un ottimo modo per riacquistare fiducia in noi stessi; se iniziassimo a rivivere i momenti di successo, afferma, ci stupiremmo nel vedere che ne abbiamo totalizzato più di quanto si pensasse.
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