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lunedì 2 agosto 2010

Tutto il corpo pensa: la chimica delle emozioni

Uno dei maggiori contributi alla riunificazione della dicotomia umana in medicina è dovuto al lavoro e alla visione pionieristica di Candace Pert. La Pert, neurofisiologia, direttrice del centro di biochimica cerebrale del NIMH, National Institute for Mental Health, è una delle più importanti figure nell’ambito della ricerca internazionale sul cervello: ha infatti scoperto le endorfine e un vasto numero di neuropeptidi, le molecole che trasmettono le informazioni nel sistema nervoso, ed ha evidenziato che i neuropeptidi sono i mediatori sia delle informazioni, sia delle emozioni e sono attivi praticamente in tutte le cellule del corpo, nel sistema nervoso, ma soprattutto nel sangue, nel sistema immunitario e nell’intestino.
Queste scoperte l’hanno candidata al Nobel per la medicina, ed hanno creato – come spesso accade in questi ultimi anni – una sorta di rivoluzione nel modello di essere umano della medicina ufficiale. Come l’editore John Maddox ha riportato su Nature, le persone più esperte in questo campo sostengono che ogni stato d’ animo é fedelmente riflesso da uno stato fisiologico del sistema immunitario.
Occorre puntualizzare che, fino ad una ventina di anni fa, termini come “mente”, “emozione” o “coscienza” non erano nemmeno menzionati nei testi di medicina, in quanto il modello umano ufficiale considerava il corpo come unica realtà e la mente un concetto estraneo alla scienza e non indispensabile. In neurofisiologia si riteneva (e molti purtroppo molti ritengono ancora) che il cervello “producesse” il pensiero e che il suo funzionamento fosse quello di un computer, basato su una semplice logica di acceso-spento.
La scoperta dei primi mediatori sembrava avvalorare questa concezione puramente meccanicista, ad esempio un neurotrasmettitore “eccitava” un neurone che “attivava” un muscolo mentre un secondo mediatore “inibiva” il neurone e “rilassava” il muscolo.
Con le scoperte della Pert sui neuropeptidi, questo modello è stato scardinato completamente. Innanzitutto i neuropeptidi devono essere considerati delle molecole “psichiche”, in quanto non trasmettono solo informazioni ormonali e metaboliche, ma “emozioni” e segnali psicofisici: ogni stato emotivo (amore, paura, piacere, dolore, ansia, ira… ), con le sue complesse sfumature chiamate sentimenti, è veicolato nel corpo da specifici neuropeptidi. Anche la vecchia divisione tra neurotrasmettitori e ormoni è diventata obsoleta, in quanto entrambi sono da considerarsi categorie di neuropeptidi.
Contrariamente alle aspettative, questi neuropeptidi e i loro recettori sono stati rinvenuti in ogni parte del corpo e non soltanto nel sistema nervoso: inoltre la semplice meccanica dell’”acceso-spento” è stata soppiantata dalla logica estremamente più complessa della “neuromodulazione”. Lo psicofisiologo francese Jean-François Lambert, sul concetto di neuromodulazione, ha valutato le possibili variazioni di comunicazione in una singola sinapsi neuronica nell’ordine delle centinaia fino alle migliaia di differenti possibilità.
Questo significa che l’intero corpo “pensa”, che ogni cellula o parte del corpo “sente” e prova “emozioni”, elabora le proprie informazione psicofisiche e le trasmette ad ogni altra parte attraverso una fittissima rete di comunicazioni di estrema varietà comunicativa.
Tutto il corpo è vivo, intelligente e cosciente, ogni cellula prova piacere e dolore ed elabora strategie metaboliche per il benessere collettivo. Finalmente la medicina scopre che il corpo non è una macchina! Su queste basi teoriche e sperimentali, Candace Pert parla dell’essere umano come di una complessa “rete di informazioni” e dichiara che l’antica divisione tra mente e corpo non ha più ragioni di sussistere: al vecchio concetto bisogna sostituire quello di psicosoma (bodymind), in cui ogni aspetto psicofisico umano è visto come parte di un’unica organica realtà.
Queste avanzate concezioni mediche costituiscono un importante sostegno alla concezione unitaria o psicosomatica del modello Cyber, in particolare se consideriamo che è stata documentata la presenza di neuropeptidi e dei loro recettori anche negli unicellulari: tale dato sostiene la nostra ipotesi degli organismi unicellulari come unità di coscienza in grado di sentire ed elaborare informazioni in modo analogo agli animali superiori, anche se su livelli o densità informatiche più semplici e primitive.
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Tratto da: ceepsib.org

venerdì 30 luglio 2010

La condizione di stress

In questi ultimi tempi troviamo difficile capire perché il male del secolo, lo stress, riesca a condizionare in modo assoluto la nostra vita. È ormai difficile, se non impossibile, trovare individui i quali non avvertono questa condizione particolare. Ma quali sono le vere motivazioni che fanno crescere questo malessere? Perché si parla di stress positivo e stress negativo?
Da un punto di vista medico lo stress è definito come fattore o condizione di fattori fisici, chimici e psicologici che alterano l’omeostasi o il benessere di un organismo i quali producono una risposta di difesa. Vogliamo però andare oltre a questa definizione tecnica del termine. È risaputo che quando il nostro corpo incontra delle difficoltà si instaura una condizione in cui il nostro intero essere entra in crisi. Questo ci ricorda che ogni organo e ogni sistema del nostro corpo umano ha un suo grado ideale di funzionamento; troveremo quindi scambi metabolici a dei livelli ottimali, troveremo inoltre anche una temperatura corporea tale da mantenere il ciclo biologico in equilibrio. Se uno stimolo interviene a modificare questo equilibrio avremo una perturbazione la quale creerà uno stress, a sua volta i meccanismi adattativi dell’organismo cercheranno di riportare un equilibrio delle funzionalità organiche e sistemiche. I passaggi che l’organismo umano attua in relazione agli avvenimenti sono i seguenti: la prima fase è quella di percepire il segnale alla quale segue la funzione di allarme o di percezione della minaccia, qui vengono raccolte tutte le energie a disposizione per affrontare il pericolo, ne segue la fase di resistenza in cui si va a conservare l’omeostasi perturbata, in pratica a livello biologico e comportamentale si attivano i meccanismi atti alla conservazione; infine se si è soggetti ad una prolungata sollecitazione psicofisica, si ha una fase di esaurimento, ciò avviene quando l’evento stressante è stato troppo intenso o quando si è soggetti a prolungate situazioni di rischio. Quanto detto ci ricorda quindi che lo stress può assumere due differenti condizioni: il primo è chiamato stress positivo (eustress), condizione in cui il nostro organismo migliora le proprie funzionalità portandoci ad essere più attenti, aumentando così la capacità di concentrazione e di percezione, in sintesi miglioriamo, diamo il meglio di noi stessi ed abbiamo un rapido recupero delle forze dopo aver affrontato il problema con successo; quando invece la risposta è inadeguata si ha un disadattamento (distress), lo stress negativo, quello che ci fa ammalare e diventa causa di disfunzione. Si deve tenere presente che esiste una grande variabilità individuale tale da provocare una condizione di stress negativo; in questo caso non si parla di situazioni estreme come una grande tragedia, una catastrofe naturale che coinvolge interamente la nostra vita o una situazione di natura sociale, come può essere l’isolamento dai nostri simili, che ci aggrava il tipo di vita; parliamo invece del nostro atteggiarci alla vita, dal modo di pensare, dall’autostima che abbiamo per il nostro operato e per la nostra persona, dall’importanza che diamo agli avvenimenti e da tante altre variabili che possono veramente condizionare la nostra esistenza. In sintesi possiamo quindi dire che di fronte ad un avvenimento questo può sembrarci insignificante, non causando alcuna reazione da parte del nostro organismo, oppure tale da scatenare nell’organismo delle reazioni di stimolo che ci migliorano o reazioni di difesa alcune volte talmente forti da coinvolgere il sistema endocrino, il sistema nervoso vegetativo ed il sistema immunitario i quali rappresentano i tre principali sistemi nella risposta allo stress.
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