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mercoledì 16 febbraio 2011

Fisica quantistica: il salto quantistico


Fonte: Scienzaeconoscenza.it
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L'articolo è tratto da Scienza e Conoscenza n. 31.

di Davide Fiscaletti
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Nella società attuale viene spesso tirato in ballo, anche da politici e guru dell’economia, il concetto di salto quantistico. “Oggi l’economia sa che deve passare attraverso un'utopia spirituale, un salto quantistico che porti alla realizzazione di un nuovo concetto di valore”, “L'Europa ha bisogno di un salto quantico in avanti in tutti gli aspetti che sono, al momento, in discussione” o frasi analoghe si sentono e si leggono in televisione, su internet e nei giornali. Ma qual è il vero significato di questa espressione?
In questa breve nota, senza pretendere di fornire una trattazione completa, intendiamo sottolineare alcuni aspetti e aneddoti significativi sul salto quantistico.
Con la nascita e lo sviluppo della fisica dei quanti, il concetto di salto quantistico fu introdotto per indicare il passaggio tra diversi stati di eccitazione, o meglio tra diversi stati dell’onda di probabilità, degli elettroni all’interno degli atomi, che avviene contemporaneamente all’emissione di luce. Questi salti di energia possono essere calcolati in modo molto preciso utilizzando l’equazione di Schrödinger e si possono verificare sperimentalmente misurando esattamente la luce emessa da un certo tipo di atomo. Il salto quantistico è un fenomeno del tutto spontaneo nel senso che avviene con una probabilità oggettiva e non è spiegabile con altre cause. Va quindi sottolineato che, contrariamente all’uso che spesso si fa di questa espressione nel linguaggio quotidiano, un salto quantistico non è qualcosa di grandioso, che porta a una nuova qualità o a qualcosa di molto interessante o nuovo, ma anzi è qualcosa di piccolissimo che avviene in modo del tutto spontaneo e non può essere influenzato da alcunché.

Il salto quantistico della fisica diventa il salto quantico della coscienza
A partire dalla seconda metà degli anni ’70 l’espressione salto quantistico cominciò ad essere usata per indicare anche uno shift o spostamento nella consapevolezza. Come suggerisce il Dr. Quantum Fred Alan Wolf nel suo famoso libro Taking the quantum leap, per comprendere il concetto di salto quantistico come salto di consapevolezza può essere utile prendere in considerazione il principio di complementarità della fisica dei quanti. Secondo questo principio, introdotto da Bohr nel 1927, due grandezze fisiche sono complementari se si escludono reciprocamente, nel senso che non è possibile conoscere con precisione entrambe. Questo è, per esempio, il caso della posizione e del momento di una particella o, nell’esperimento della doppia fenditura, della traiettoria e della figura d’interferenza. La complementarità comporta, in sostanza, che ciò che scegli di osservare influenza quello che puoi osservare. Da questo deriva, allora, che la consapevolezza ha la potenzialità di modificare una probabilità più certa in una probabilità meno certa. È, proprio questa considerazione che sta alla base dell’idea del salto quantico inteso come spostamento nella consapevolezza: infatti, in una tale situazione un osservatore può perdere un certo tipo di conoscenza ma guadagnarne un’altra, di tipo diverso. Quando questo accade, l'osservatore ha mutato la propria forma di conoscenza. La conoscenza pertanto rappresenta uno specifico risultato di uno spostamento nella consapevolezza ed è soggetta a dei cambiamenti. Potremmo avere conoscenza di un oggetto e nel tentativo di saperne di più su quello stesso oggetto potremmo perdere parte della nostra conoscenza iniziale.

Le ricerche
Per quanto riguarda l’idea del salto quantistico come salto di consapevolezza si può anche pensare che esista una stretta connessione della mente con un livello profondo, fondamentale che sottende la realtà esperita. Esistono svariate ricerche in questo senso: si pensi per esempio all’Ordine Implicito di Bohm o, più recentemente, al Campo Akashiko di Laszlo, alla Matrix Divina di Braden, al Campo del Punto Zero di Lynn McTaggart, allo spazio fisico atemporale dell’autore di questo breve articolo (insieme a Sorli), e all’Informazione Implicita di Anna Bacchia e dell’Associazione Vocal Sound. Tutte queste ricerche comportano che esiste un campo fondamentale, che connette tutta la creazione, che sta alla base di tutta la realtà e che la determina. È lecito quindi affermare che il salto quantistico di consapevolezza rappresenti, di fatto, un allineamento con questo campo fondamentale. L’informazione che deriva dal campo, dal livello fondamentale della realtà dirige il disegno delle nostre vite mentre noi siamo liberi di scegliere e, mediante un salto quantistico di consapevolezza, esiste per ciascuno di noi la possibilità di essere raggiunti da questa informazione.

Salto-allineamento
A questo proposito, l’Associazione Vocal Sound ha anche introdotto un nuovo termine, ÌNIN, per indicare il processo attraverso cui l’informazione implicita si allinea con l’antenna intuitiva umana. Questo processo, in particolare, può essere riconosciuto come un allineamento con le frequenze del campo vibrazionale in cui siamo immersi, e che costituisce l’origine e la vera natura della realtà. In base all’approccio cognitivo sviluppato dall’Associazione Vocal Sound, l'uomo può riconoscere che è sempre in sintonia con questa natura profonda della realtà, dove esiste un allineamento con diversi livelli di frequenza che esprimono differenti livelli dell'esistenza: da quelli di natura più concreta, a quelli più sottili ed espansi. È importante sottolineare, che le informazioni implicite, che raggiungono la nostra antenna intuitiva in un salto quantistico di consapevolezza, non emergono solo dal campo sensoriale ed esplicito, ma in ogni nostra interrelazione quotidiana creante forme a tutti i livelli: forme parola, forme gesto, forme movimento, forme decisioni… Ogni forma visibile ci parla oltre la forma esplicita: ogni spazio architettonico, ogni volto, ogni sito web, ogni albero, ogni entità dell’universo con cui interagiamo o ci inter-relazioniamo ci parla oltre la sua forma. Ogni forma visibile esplicita e l’ambiente intero che ci circonda possono costituire un luogo unico, un ponte, un segno, un preludio che dischiude la sinfonia, un gate, una porta che ci mette in contatto con la dimensione implicita che emana costantemente informazioni. Attraverso questo processo di connessione con l’informazione implicita la coscienza può essere espansa e l’intero campo del concepire e del comprendere può essere totalmente rinnovato rispetto alle modalità della conoscenza ordinaria. Con l’esperienza ÌNIN, l’antenna umana ricevente è capace di essere orientata e la consapevolezza può espandersi dal conosciuto al conoscibile, dal percepito al percepibile, dall’invisibile che diventa visibile. L’esperienza ÌNIN introdotta dall’Associazione Vocal Sound può quindi essere considerata uno sviluppo rilevante e suggestivo dell’idea del salto quantistico come salto di consapevolezza.

mercoledì 15 settembre 2010

La Rivoluzione Quantistica

Il dr. Noah Mckay è stata una figura molto interessante ed innovativa nell’ambito della medicina moderna. Egli nasce a Ordoubadi Nasser nel 1956 a Teheran in Iran. Si trasferisce nel 1974 a Boston dove frequenta la Tufts University. Nel 1978 consegue il Bachelor of Science in biologia e nel 1983 consegue il Dottorato in Ricerca in Medicina presso la Albert Einstein College of Medicine di New York. A lui si deve il progetto di una integrazione di più discipline mediche convenzionali ed alternative nello stato di Washington sotto copertura assicurativa (vedi sito). Oltre a ciò, era sua convinzione il fatto che interazioni quantistiche della mente e del corpo del paziente fossero molto più competenti della conoscenza medica, attuando a suo vantaggio una forma di auto-guarigione. I termini ‘gratitudine’, ‘amore’ e ‘speranza’ sono il messaggio che questo straordinario medico ha insegnato al mondo intero.
Grazie alla sua ricerca nel campo medico, egli approfondisce la fisica quantistica ed il concetto della guarigione istantanea, attuando su se stesso processi di guarigione a dir poco straordinari. Quello che segue è uno stralcio tratto dal suo libro La guarigione immediata, testo che ricorda al lettore un fatto importantissimo: la salute è una scelta dell’individuo.
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"Nella classifica dei principali progressi del XX secolo eventi come il viaggio nello spazio, lo sviluppo degli antibiotici e l’invenzione del computer sono spesso in cima alla lista. La storia presenterà il nostro tempo in modo molto diverso. Fra duecento anni i nostri pro-pronipoti onoreranno il XX e il XXI secolo per le importanti, unificanti scoperte che hanno nutrito il campo della fisica quantistica.Nei primi anni del XX secolo i fisici svilupparono due diversi sistemi per descrivere l’universo. Gli astrofisici che esploravano le ampie distese del cosmo stabilirono un insieme di regole per spiegare gli eventi del mondo su grande scala (pianeti, stelle e galassie), ma mancava un modello completamente diverso per descrivere lo strano mondo del minuscolo (atomi e particelle subatomiche).I fisici quantistici accettarono la sfida e iniziarono a mappare il minuscolo mondo dell’atomo, dove eventi impossibili sono la norma e le regole del senso comune non valgono più. I fisici pionieri che esplorarono il campo della scienza quantistica rimasero sbalorditi dalle implicazioni delle proprie scoperte. Persino Albert Einstein, noto per la sua genialità e per il suo pensiero “fuori dagli schemi”, trovò difficile andare oltre i confini della logica umana e del proprio background di scienze newtoniane per accettare l’assurdo, strano nuovo campo della scienza quantistica. Einstein era particolarmente turbato dalla nozione secondo cui le coppie di particelle quantiche potrebbero essere legate in modo tale che le misurazioni effettuate su una particella avrebbero simultaneamente influenzato l’altra a prescindere dalla distanza che le separava: un concetto noto come non-località. Se la comunicazione in qualche modo passava tra le particelle separate, allora tale comunicazione si verificava a una velocità superiore a quella della luce. Einstein credeva che questo fosse impossibile. Nel 1935, screditando la nozione di un tale stretto collegamento definendolo “azione fantasma a distanza”, lui e i colleghi Boris Podolsky e Nathan Rosen intrapresero una serie di ben pubblicizzati dibattiti con il fisico danese Niels Bohr su ciò che divenne noto come il Paradosso EPR. La maggior parte dei fisici che presero parte al dibattito si schierò dalla parte di Bohr, ma passarono quasi trent’anni prima che John Stewart Bell si facesse avanti con una prova matematica, proponendo di risolvere la questione una volta per tutte con mezzi sperimentali. Finalmente, nel 1982 un team di fisici francesi guidati da Alain Aspect eseguì l’esperimento proposto da Bell. I risultati furono conclusivi e inconfutabili: Einstein aveva torto. La velocità della luce non è la fine: è soltanto l’inizio. La non-località governa l’universo quantico, e questo dimostra l’affermazione del fisico David Bohm secondo cui viviamo in un universo unico e indivisibile, unito e integro a prescindere da quanto noi cerchiamo di dividerlo o frammentarlo".
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