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domenica 19 agosto 2012

Alimentazione e Alzheimer: il cacao


Il cioccolato può essere utile contro la pressione alta, protegge le arterie, previene l'infarto, l'ictus e, stando ai risultati di un nuovo studio, riduce l'invecchiamento del cervello e ne migliora le capacità cognitive. E' bene precisare però che il cioccolato non è tutto uguale, i benefici si hanno solo se si mangia cioccolato fondente che contiene una percentuale maggiore di cacao. Si è scoperto che i flavonoli (composti di origine vegetale appartenenti alla classe dei flavonoidi), presenti nel cacao, se assunti in determinati dosaggi possono essere una valida arma nella lotta contro l'Alzheimer. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Hypertension (Benefits in Cognitive Function, Blood Pressure, and Insulin Resistance Through Cocoa Flavanol Consumption in Elderly Subjects With Mild Cognitive Impairment - Agosto 2012).
Un gruppo di ricercatori dell'Università dell'Aquila, coordinato dal professor Giovambattista Desideri, ha tenuto sotto osservazione 90 anziani affetti da declino cognitivo lieve, una riduzione di efficienza mentale più grave del declino fisiologico dovuto all'età ma non così grave come una demenza senile. I 90 pazienti non sono stati scelti a caso ma sono stati reclutati dall'Unità Valutativa Alzheimer (U.V.A.), un servizio che si rivolge a pazienti con problemi cognitivi, in modo particolare affetti dalla demenza di Alzheimer e le sindromi correlate. I volontari sono stati divisi in modo casuale in 3 gruppi in base ai quantitativi di flavonoidi del cacao somministrati: 990 milligrammi (dose alta), 520 mg (media) o 45 mg (bassa).
Per un periodo di 8 settimane i pazienti dovevano bere giornalmente una bevanda a base di cacao (con quantitativi diversi si flavonoidi); attraverso dei test neuropsicologici sono state poi valutate le funzioni esecutive, la memoria a breve termine, la rapidità di pensiero e la capacità cognitiva complessiva. Dall'analisi dei dati raccolti si è scoperto che le persone che assumevano quantitativi medio-alti di flavonoidi erano anche quelle che, mediamente, avevano delle performance migliori rispetto a chi ne consumava meno.
Come già rilevato in altri studi, i ricercatori hanno constato che il cacao contribuiva a ridurre la pressione sanguigna, lo stress ossidativo e l'insulino-resistenza. Fattori che, secondo gli autori, sono responsabili del miglioramento, nella misura del 40 per cento, delle funzioni cognitive. Giovambattista Desideri evidenzia che il miglioramento della sensibilità all'insulina potrebbe essere cruciale. Bisogna ora capire se i benefici sul profilo cognitivo sono una conseguenza diretta del consumo di flavonoidi del cacao oppure un effetto secondario legato al miglioramento della funzione cardiovascolare.
Secondo gli esperti il consumo di cioccolato fondente (che rispetto al cioccolato a latte contiene una quantità maggiore di cacao e di conseguenza livelli più alti dei preziosi flavonoli), in abbinamento una dieta controllata a livello calorico e bilanciata dal punto di vista nutrizionale, può migliorare notevolmente la capacità cognitiva degli anziani rallentando, e in alcuni casi prevenendo, il declino cognitivo.

domenica 4 dicembre 2011

Estratto di semi di pompelmo

Tratto da: Promiseland

È il dottor Jacob Harich, un medico americano, che negli anni ’80 scopre le proprietà dei semi di pompelmo, anche se in realtà sarebbe più corretto dire del pomelo: è infatti questo frutto che viene usato per estrarne le sostanze attive con un processo brevettato dal medico.
Questo prodotto ha delle stupefacenti proprietà antisettiche che furono confermate negli anni successivi. L’estratto contiene flavonoidi, vitamina C, glicosidi e qualche proteina. La cosa eccezionale è la sua ricchezza in anti-ossidanti. Le sue proprietà ne fanno un complemento alimentare eccezionale, la sua azione antisettica naturale è molto efficace contro certi parassiti e virus (influenza, herpes) e anche contro funghi e batteri e senza avere effetti tossici.
L’estratto lo si può usare in molti casi di infezioni o infiammazioni. Per via orale la sua azione si svolge sull’apparato digestivo, partendo dalla gola e fino all’intestino, senza compromettere la flora intestinale. Sarà benefico contro le infezioni della bocca e delle vie respiratorie alte: raffreddore, rinofaringite, influenza, laringite, otite… ma anche per le gastro-enteriti, la gastrite, l’ulcera (agisce sull’helicobacter pylori), le candidosi digestive.
Per via esterna si può utilizzare sulla pelle, su piccoli tagli, bruciature, eruzioni cutanee, dermatiti, psoriasi, eczemi, orticarie, verruche, micosi; sul cuoio capelluto per curare forfora, eczema e prurito; sulle unghie per micosi o infezioni; negli organi genitali per vaginite, infezioni vaginali da germi e da funghi; nel cavo orale per herpes labiale, gengiviti, tartaro, dolori dentali…
L’estratto può essere utilizzato diluito (tranne su verruche e cisti), la sua percentuale di diluizione varia a seconda di quanto il prodotto in vostro possesso è concentrato ed al tipo di problema da trattare, per questo è bene basarsi sulle istruzioni riportate sull’imballaggio o affidarsi al consiglio di un esperto, per esempio in erboristeria.
Per uso orale se ne prendono dalle tre alle quindici gocce due o tre volte al giorno fino a scomparsa dei sintomi, si può cominciare con un dosaggio minimo da aumentare gradualmente per osservare le reazioni del proprio corpo.
Per uso esterno può essere diluito nell’acqua (per esempio per usarlo come collutorio, per fare gargarismi o per dei lavaggi intimi) in quantità di 10-15 gocce in 200 ml di acqua (un bicchiere).
Può essere diluito anche nell’olio o nel gel di aloe vera per applicazioni su pelle, labbra, unghie, orecchie) in questo caso calcolare 10-15 gocce per tre cucchiai da minestra di olio (45 ml). Per applicazioni di precisione su aree difficili è consigliabile usare un bastoncino per le orecchie. Per il cuoio capelluto aggiungere dieci-venti gocce di estratto in due cucchiai di shampoo. In caso di contatto con gli occhi sciacquare abbondantemente con l’acqua.
Un antibiotico è una sostanza attiva contro i batteri. L’estratto di semi di pompelmo lo è anche contro virus e funghi: sarebbe riduttivo quindi chiamarlo “antibiotico naturale”, come spesso succede.

giovedì 11 novembre 2010

Il Tè Verde e funzioni cognitive

Il tè verde può essere di aiuto per tre ragioni: è un potente antiossidante, è ricco di flavonoidi che riducono il pericolo di ictus, e contiene caffeina, che usata con giudizio produce un utile effetto stimolante sui processi cognitivi. Gli antiossidanti contenuti nel tè verde appartengono alla famiglia dei polifenoli, che comprendono le catechine e le quercetine, capaci di aumentare la capacità antiossidante del sangue anche del 50%. L'aumento si verifica circa mezz'ora dopo l'ingestione della bevanda.
Il tè verde accresce anche l'efficacia degli enzimi epatici disintossicanti. Di conseguenza, contribuisce a far sì che una parte delle sostanze nocive presenti nell'organismo siano inattivate prima che possano danneggiare le cellule, neuroni compresi.
Vale la pena precisare che sebbene di recente i media abbiano attirato l'attenzione sugli effetti salutari del tè verde, il tè nero può risultare quasi altrettanto benefico. Questo tipo di tè, che è quello di uso comune nella maggior parte dei paesi occidentali, non contiene catechine, ma è ricco di altri antiossidanti assenti nel tè verde. Il tè, sia verde che nero, è ricco di flavonoidi, sostanze affini alle vitamine naturalmente presenti nelle foglie di questa specie vegetale, oltre che nella frutta e nella verdura in generale. I flavonoidi tendono ad ostacolare l'aderenza reciproca delle cellule del sangue, un fenomeno che facilita l'ostruzione dei vasi sanguigni. Di conseguenza, essi diminuiscono il rischio di ictus e di demenza multi-infartuale. Uno studio recente, svolto in un arco di quindici anni, ha riscontrato in coloro che avevano assunto una rilevante quantità di flavonoidi un rischio di ictus interiore del 73% a quello del gruppo di controllo. I soggetti di questo studio assumevano circa il 60% dei flavonoidi tramite il tè.
Persino la caffeina presente nel tè può giovare ai processi cognitivi, se assunta in quantità moderate. Anche altre bevande contenenti questa sostanza, come il caffè e la Coca-Cola (con tutte le riserve sulla qualità di questa bevanda - ndr), possono giovare alla memoria ed all'intelligenza.
In effetti nei paesi occidentali la caffeina è il più diffuso prodotto per la stimolazione delle funzioni intellettive. Numerosi test hanno confermato che, in quantità ragionevoli, essa favorisce la concentrazione e la vigilanza. Trattandosi di uno stimolante, la caffeina promuove la liberazione di adrenalina e può temporaneamente migliorare la memoria e l'umore. Il caffè contiene inoltre alcune sostanze affini agli oppiacei: di conseguenza stimola e contemporaneamente rilassa.
D'altra parte un eccessivo consumo di caffeina è fin troppo frequente. Ciò dipende dal fatto che spesso le persone non hanno abbastanza energie fisiche su cui contare. Invece di alimentarsi, fare esercizio e riposare in modo sufficiente per recuperare le forze, molti prendono la scorciatoia della caffeina. Il prezzo a breve termine di questa dipendenza si chiama ansia, irritabilità, insonnia, ma è possibile che si manifestino anche sonnolenza ed affaticamento mentale quali effetti "di rimbalzo". Il prezzo a lungo termine è il logoramento delle ghiandole surrenali ed un corpo esaurito dall'eccesso cronico di stimolazione. Inoltre, è ormai chiaro che l'abuso di caffeina può aumentare il colesterolo comunemente detto 'cattivo' presente nel sangue sotto forma di LDL. La caffeina è anche stata collegata, nelle donne, alla comparsa di cisti al seno.
Le ricerche indicano che possono essere consumati fino a 200 milligrammi al giorno di caffeina senza danni apprezzabili per la salute, ma per prudenza è consigliabile non superare i 100 milligrammi.
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Tratto da:Il cervello giovane, Dharma Singh Khalsa e Cameron Stauth
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