venerdì 31 maggio 2013

Lo spirito che guarisce

Fonte: Libero Pensare

“Lo spirito che guarisce” titola la copertina di questa settimana di Der Spiegel, il più diffuso e autorevole settimanale tedesco.
di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)

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Ebbene sì – dopo anni che chi segue vie interiori cerca di trasmettere la propria esperienza, nella maggior parte dei casi invano – oggi i neuroscienziati hanno fatto la grande scoperta: lo spirito può guarire il nostro corpo[1]Raccontano stupefatti – e ancora increduli - come l’anima possa modificare la struttura biologica del corpo e la possa aiutare a superare la malattia. Vale a dire di come qualcosa di non misurabile, pesabile, visibile, possa in qualche modo modificare il visibile, pesabile, misurabile.
Meditare, fare Yoga e pensare positivamente – strilla Der Spiegel – conquistano ora la medicina ufficiale.

 Quello che decine di tradizioni sapienziali, di centinaia di ricercatori indipendenti e di migliaia di persone che lo praticano quotidianamente hanno sempre saputo, oggi – udite, udite – è verità scientifica!
Beh, allora deve essere proprio vero…
Di documentazione la rivista tedesca ne fornisce in gran quantità, compresi alcuni filmati che si possono vedere sul sito web[2].
Qui di seguito i risultati di alcune interessanti ricerche su questo argomento.
Iniziamo da due autorevoli psicologi, Vladimir Bostanov e Philipp Keune, i quali avrebbero scoperto l’azione guaritrice dello spirito sul corpo umano mediante esame neurologico - misurazione dell'attività elettrica delle cellule cerebrali - del cervello dei soggetti sotto indagine prima e dopo un corso di meditazione.
I risultati di questo studio hanno evidenziato come il cervello, dopo il corso di meditazione di otto settimane, abbia significativamente incrementato la propria reattività. Il cervello dei soggetti che lavoravano meditativamente aveva imparato a non rimuginare continuamente, indirizzando le risorse di attenzione liberate concentrandosi sul test.
“Meditare aiuta i pazienti a controllare la propria attenzione – ha dichiarato il Dr.Keune – e li rende meno inclini a perdersi in pensieri negativi”.
Allo stesso modo di Keune anche la psicologa Bethany Kok, sta indagando il potere di guarigione della mente. La scienziata americana studia in particolare il nervo vago. 
Insieme ai colleghi della University of North Carolina la Kok ha portato avanti un interessante esperimento: per nove settimane 65 donne e uomini ogni sera dovevano annotare in un questionario i sentimenti e le esperienze sia positivi che negativi della giornata. La metà del gruppo partecipava poi a un corso di meditazione dove si imparava ad esprimere emozioni come amore, gentilezza e compassione.

Bethany Kok ha presentato il risultato della ricerca sulla rivista Psychological Science[3]: ebbene, il tono del nervo vago di coloro che meditavano è aumentato in modo significativo.
Chi alimenta buoni sentimenti migliora il tono del proprio nervo vago - conclude la Kok, che oggi lavora al Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia – e questo a sua volta è collegato con una buona salute e probabilmente con un allungamento della vita”.
 Il nervo, da sempre poco conosciuto, potrebbe rappresentare il collegamento decisivo tra sentimenti positivi e salute fisica. “Le conoscenze acquisite – così il Dr.Thomas Schlaepfer dalla Clinica di Psichiatria e Psicoterapia dell'Università di Bonn - rendono molto verosimile che il nervo vago sia proprio la struttura di collegamento tra corpo e anima”.
“È lo spirito ad edificare il corpo” scriveva Friedrich Schiller otre due secoli or sono. Ed ecco che - passo dopo passo - la neuroscienza riconosce quello che il poeta, che peraltro era anche medico, sosteneva: vale a dire che l'anima può cambiare il corpo.
 In molti ospedali universitari oggi psicologi e medici stanno lavorando per abbinare tecniche meditative ricavate da Buddhismo e Induismo alla medicina moderna. Nel suo libro “La meditazione per gli scettici[4] Ulrich Ott vom Bender dell’Institute of Neuroimaging dell’Università di Gießen illustra il sentiero della meditazione, utile “ad ampliare la coscienza ed a liberarsi dagli stereotipi di pensiero e comportamentali acquisiti”. 
 Anche al Massachussetts General Hospital di Boston è recentemente stata eseguita una ricerca su 15 pazienti, inizialmente agitati, con sonno disturbato e pieni di preoccupazioni. La diagnosi: disturbi d’ansia generalizzata. Per otto settimane hanno frequentato un corso di meditazione; al termine erano in grado di controllare meglio le loro paure e hanno ricominciato a dormire bene. L'indagine ha rivelato che il loro cervello, meditando, aveva subito una modificazione positiva; zone della corteccia prefrontale (deputata alla coscienza di sé) registravano una irrorazione sanguigna superiore, così come le aree deputate alla regolazione del sentimento. Inoltre si evidenziava una maggiore connessione tra la corteccia prefrontale e l'amigdala, il centro della paura nel cervello, rispetto ai pazienti che non avevano meditato.
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 “Nell’essere umano vi sono elementi chiave per la guarigione - sostiene Winfried Rief, del Dipartimento di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell’Università di Marburg – egli, se vuole, può influenzare il suo recupero anche con gravi malattie fisiche”.
 “Per guarire con lo spirito si ha bisogno della connessione tra anima e corpo”, dice lo psicologo Manfred Schedlowski, dell'Istituto di Psicologia Medica e Immunobiologia Comportamentale dell’Università di Essen. “Sia che io mediti o che il mio medico susciti un'aspettativa di me, produco dei cambiamenti biochimici che raggiungono i miei organi attraverso il sangue e i nervi”.
Che un atteggiamento positivo verso la vita e la salute siano collegati, viene confermato anche dagli studi epidemiologici. Negli Stati Uniti, i ricercatori hanno studiato fotografie di 196 giocatori di baseball, a partire dal 1952, individuando quelli che sorridevano. Poi hanno ricercato quelli ancora in vita nel 2009. Il risultato: coloro che ridevano avevano avuto un grado di mortalità molto più basso!
Ma non è tutto.
Alla Duke University Medical Center hanno scoperto che anche la fede garantisce maggiore serenità. In uno studio su 3851 anziani in North Carolina, coloro che pregano e meditano, hanno avuto una vita più lunga.
La psicologa Julianne Holt-Lunstad ha analizzato 148 studi di questo tipo con dati provenienti da oltre 300.000 persone. Il risultato è che vive più a lungo chi abbia legami sociali, e con un tasso di sopravvivenza maggiore del 50%! In altre parole, essere soli è nocivo quanto fumare, non fare esercizio fisico ed essere sovrappeso.
Di grande importanza ed efficacia naturalmente anche il rapporto medico-paziente; da molte ricerche condotte negli ultimi anni si è visto come un rapporto di fiducia nei confronti del medico possa aiutare enormemente il paziente ad attivare le forze di guarigione latenti in lui.
Infine, alcuni ricercatori statunitensi hanno recentemente riconosciuto come cuore e spirito siano strettamente legati. Hanno studiato 201 uomini e donne con problemi coronarici, di cui la metà praticava la meditazione trascendentale. Questi ultimi hanno potuto ridurre il proprio stress e rinforzare il cuore, con il risultato che quelli che meditavano hanno subito un minor numero di attacchi di cuore e ictus e hanno vissuto più a lungo.
Insomma – concludono gli scienziati giustamente affascinati da questa straordinaria capacità dell’essere umano - la meditazione agisce sul cervello come una fontana di giovinezza.
La fontana della giovinezza by Spamkiller
Essa incrementa la materia grigia nelle regioni del cervello che sono collegate ad attenzione, concentrazione e memoria. In questo modo, contrasta attivamente stati di tensione e di esaurimento. Inoltre, non rafforza solo il cervello, ma anche i processi vitali del corpo. Insomma, il sistema immunitario funziona meglio, la pressione sanguigna diminuisce, aumenta l'attività degli enzimi.
Vi pare poco?
Poi, magari, meditare potrebbe anche aiutarci a capire meglio il mondo e noi stessi, ma quella è un'altra storia... 

giovedì 9 maggio 2013

Cosa c’è di sbagliato nell’assumere derivati del latte?

 
A cura del Physicians Commitee for Responsible Medicine - http://www.pcrm.org/
 
Molti Americani, alcuni vegetariani inclusi, continuano ad assumere grandi quantità di derivati del latte. Di seguito elenchiamo otto importanti motivi per eliminare i latticini dalla propria dieta.

1-Osteoporosi


L'assunzione del latte è reclamizzata per la prevenzione dell'osteoporosi, sebbene la ricerca clinica pervenga a conclusioni differenti. L'Harvard Nurses' Health Study [1], che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, ha mostrato che l'aumentato consumo di latte non avrebbe alcun effetto protettivo sul rischio di fratture. Infatti, l'aumentata introduzione di Calcio attraverso latticini era associato con un rischio di fratture più elevato. Uno Studio Australiano [2] è pervenuto al medesimo risultato. Inoltre altri Studi [3, 4] non hanno evidenziato alcun effetto protettivo sull'osso da parte del Calcio proveniente dai derivati del latte. Per ridurre il rischio di osteoporosi, va ridotta l'assunzione con la dieta di Sodio e di Proteine animali [5,6], aumentato il consumo di frutta e verdura [8], l'attività fisica [9], e va assicurato un adeguato introito di Calcio da fonti vegetali, come ad esempio la verdura a foglia verde ed i fagioli, come pure prodotti addizionati di Calcio tipo i cereali per la colazione ed i succhi.

2-Malattie Cardiovascolari


I latticini -ivi inclusi formaggio, gelati, latte, burro e yogurt- contribuiscono significativamente ad elevare il contenuto di colesterolo e grassi nella dieta [10]. Le diete ad elevato contenuto di grassi, soprattutto grassi saturi, possono aumentare il rischio di parecchie malattie croniche, comprese le malattie cardiovascolari. Una dieta a base di prodotti vegetali, povera di grassi e che elimini i derivati del latte, in combinazione con attività fisica, abolizione del fumo e controllo dello stress, può non solamente prevenire le malattie cardiache, ma addirittura renderne reversibile il decorso [11]. I derivati dalla frazione non grassa del latte possono essere utilizzati, seppure siano responsabili di altri rischi per la salute, come descritto oltre.

3-Cancro


Alcuni tumori, come ad esempio quello dell'ovaio, sono stati messi in stretta relazione con il consumo di latticini. Lo zucchero contenuto nel latte, il lattosio, viene scisso nell'organismo ottenendo un altro zucchero, il galattosio. A sua volta il galattosio viene ulteriormente catabolizzato da enzimi. Secondo uno Studio del dr. Daniel Cramer e collaboratori a Harvard [12], quando il consumo di latticini eccede quantitativamente la possibilità enzimatica di catabolizzare il galattosio, questo può accumularsi nel sangue, e può danneggiare le ovaie femminili. Alcune donne possiederebbero inoltre livelli di questi enzimi particolarmente bassi, ed il consumo regolare di derivati del latte può triplicare in loro il rischio di sviluppare cancro ovarico.

I tumori della mammella e della prostata sono pure stati messi in relazione con il consumo di derivati del latte, correlazione presumibilmente riferibile, almeno in parte, ad aumentati livelli plasmatici di un composto denominato Insulin-like Growth Factor (IGF-I) [13, 14, 15]. Questo fattore, isolato nel latte vaccino, è stato ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che consumino regolarmente latticini [16]. Altri principi nutritivi che aumenterebbero i livelli di IGF-I sono pure presenti nel latte vaccino. Uno Studio recente mostra come soggetti maschili che presentino elevati livelli di IGF-I avrebbero un rischio quattro volte maggiore di sviluppare cancro prostatico, quando confrontati con i soggetti nei quali i livelli di questo fattore siano bassi [14].

4-Diabete


Il Diabete Insulino-dipendente (tipo I o Diabete Giovanile) è correlato al consumo di latticini. Studi epidemiologici in diversi Paesi dimostrano la presenza di una forte correlazione tra l'uso di latticini e l'incidenza di Diabete Insulino-dipendente [17, 18]. Alcuni Ricercatori nel 1992 [18] hanno individuato una proteina specifica del latte che innescherebbe una reazione autoimmunitaria, che si pensa sia in grado di distruggere le cellule pancreatiche deputate alla produzione di Insulina.

5-Intolleranza al Lattosio


L'intolleranza al Lattosio è un fenomeno comune in molte popolazioni, e negli USA colpisce circa il 95% dei soggetti di origine Asiatica, il 74% dei Nativi, il 70% dei soggetti di origine Africana, il 53% dei soggetti di origine Messicana, mentre colpisce il 15% dei soggetti di razza Caucasica [19]. La sintomatologia, che include problemi gastrointestinali, diarrea e flatulenza, compare perchè l'organismo di questi individui non possiede gli enzimi deputati alla digestione dello zucchero presente nel latte, il Lattosio, appunto. In più oltre ad essere vittime di questi problemi, coloro che bevono latte rischiano di diventare soggetti a rischio di sviluppare altre malattie croniche ed altri disturbi.

6-Tossicità da Vitamina D


Il consumo di latte non fornisce una fonte valida ed affidabile di Vitamina D nella dieta. Differenti campioni di latte sono stati trovati contenere quantità molto variabili di Vitamina D, in alcuni campioni era presente una quantità di Vitamina D cinquecento volte superiore a quella indicata, mentre altri campioni di latte ne contenevano quantità insufficienti o questa Vitamina era addirittura assente [20, 21]. Un eccesso di Vitamina D può essere tossico e può essere responsabile di un eccessivo aumento dei livelli di Calcio in sangue ed urine, di aumentato assorbimento di Alluminio e di depositi di Calcio nei tessuti molli (calcificazioni ectopiche, NdT).

7-Contaminazione


Ormoni sintetici come ad esempio il ricombinante dell'ormone della crescita bovino (rBGH), sono comunemente usati nelle mucche da latte per aumentare la produzione di latte [13]. Visto che le mucche producono quantità di latte in eccesso rispetto a quanto previsto dalla Natura, sono vittime di mastiti od infiammazioni delle mammelle. Il trattamento di queste patologie richiede l'uso di antibiotici, e tracce di questi farmaci e di ormoni sono stati rilevati in campioni di latte e di latticini. Altre sostanze che contaminano frequentemente il latte sono i pesticidi ed altri farmaci.

8-Problemi per la salute dei bambini


Proteine del latte, Zuccheri del latte, grassi e grassi saturi presenti nei latticini possono essere causa di rischi per la salute nei bambini, portando allo sviluppo di malattie croniche quali obesità, diabete e formazione di placche arteriosclerotiche, causa in seguito di patologia cardiaca.

L'American Academy of Pediatrics raccomanda che ai bambini al di sotto dell'anno di vita non venga somministrato latte vaccino intero, poichè la carenza di Ferro è più probabile quando la dieta sia ricca di latticini. I prodotti del latte sono molto poveri di Ferro. Se dovessero costituire una grossa parte della dieta, è più probabile si sviluppi una carenza di Ferro [10]. Le coliche addominali sono un ulteriore problema correlato al consumo di latte. Un bambino su cinque soffre di coliche. I pediatri ne hanno individuato da tempo la causa nel latte vaccino. Sappiamo ora che quando la madre che allatta al seno il bimbo consumi latte vaccino, il bambino puo' andare incontro a coliche addominali. Gli anticorpi della mucca possono passare, attraverso il circolo ematico materno, nel latte materno stesso e da qui al bimbo [22]. Inoltre le allergie alimentari appaiono essere comunemente causate dal consumo di latte, soprattutto nei bambini. Uno Studio recente [23] mette anche in correlazione il consumo di latte vaccino con la stipsi cronica del bambino. I ricercatori suggeriscono che il consumo di latte provochi ragadi od altre lesioni perianali e severo dolore alla defecazione, provocando così stipsi.

Il latte ed i suoi derivati non sono necessari nella dieta e possono, in effetti, essere dannosi per la salute. Consumate una sana dieta a base di granaglie, frutta, verdura, legumi, cibi fortificati quali i cereali ed i succhi. Questi cibi, carichi di principi nutritivi, possono aiutarvi a soddisfare le esigenze individuali di Calcio, Potassio, Riboflavina e Vitamina D con facilità e senza rischi per la salute.

Fondata nel 1985, PCRM è un'organizzazione senza scopo di lucro, sostenuta da 5.000 medici e da 100.000 iscritti.
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lunedì 6 maggio 2013

Effetti collaterali, se "violenti" fossero i farmaci?

Fonte: Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

Ogni dieci giorni in Italia si compie un suicidio o un omicidio, in aumento rispetto al 2000. È quanto rileva l'agenzia di ricerche sociali Eures.
Molti casi erano affetti da turbe psichiche, e una percentuale ancora più alta faceva uso di psicofarmaci.
La depressione è considerata la causa scatenante, ma un'analisi più profonda svela un'altra verità: molti depressi non arrivano a pensare di suicidarsi fi no a che non assumono psicofarmaci.
Le prove sono tante, e non lasciano più adito a dubbi: l'aumento di suicidi-omicidi e l'aumento di uso di antidepressivi sono correlati.
  1. L'articolo "Insorgenza di intensi pensieri suicidi durante il trattamento con fluoxetina", nel numero di febbraio 1990 dell'American Journal of Psychiatry, evidenziava che l'assunzione di SSRI (antidepressivi di ultima generazione*) può indurre pensieri e comportamenti suicidi anche in chi non ne aveva mai avuti, pensieri che svaniscono a due o tre mesi dalla sospensione della terapia.
  2. Identico fenomeno veniva descritto dal "Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry", nell'articolo "Insorgenza di fenomeni autodistruttivi in bambini e adolescenti durante il trattamento con fluoxetina" pubblicato sul numero di marzo 1991.
  3. Il sito depressioneansia.it riferisce che il 10-15% della popolazione è a rischio di depressione; una percentuale molto maggiore rispetto ai casi effettivamente in cura con psicofarmaci. Eppure è proprio la piccola minoranza di persone in cura, a mettere in atto la maggior parte dei comportamenti violenti e autodistruttivi.
  4. Nel sito dell'Agenzia Italiana del Farmaco, tra le ‘FAQ' (domande frequenti) si legge chiaramente: "I comportamenti correlati a suicidio e ostilità [...] sono stati osservati più frequentemente in bambini e adolescenti trattati con antidepressivi, rispetto a quelli trattati col placebo".
  5. Gli stessi ‘bugiardini' che accompagnano questi farmaci riportano la possibilità di questi tragici effetti collaterali.
  6. L'FDA (l'agenzia americana per gli alimenti ed i medicinali), fin dal 2004, ha imposto alle industrie farmaceutiche di aggiungere una black box sulle confezioni di antidepressivi (un riquadro nero di avvertimento), perché potevano causare violenza e pensieri suicidi. Altri enti di farmacovigilanza hanno seguito questo esempio.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani auspica una inchiesta che accerti se nel processo di autorizzazione di certi psicofarmaci siano stati sottovalutati i rischi correlati e chi ne sia responsabile, e consiglia ai cittadini di avvalersi del proprio diritto al consenso informato sugli effetti collaterali prima di sottoporsi a trattamenti con psicofarmaci.
* SSRI = Selective Serotonine Recaptation Inhibitors (Inibitori Selettivi della Ricaptazione di Serotonina) sono psicofarmaci antidepressivi di ultima generazione - i più diffusi.

giovedì 28 marzo 2013

Liti mamma e papa' fanno male al cervello del bebe'

Fonte: Ansa
 
La litigiosità e i toni alterati della voce di mamma e papà sono riconosciuti dal bebé, anche mentre dorme, e ne alterano l'attività del cervello, con possibili effetti sul suo sviluppo.

Infatti una ricerca pubblicata sulla rivista Psychological Science mostra che i bebé esposti ad alto livello di conflittualità in casa mostrano di avere a livello cerebrale una reazione più forte ai toni di voce arrabbiati: a 'sobbalzare' in risposta alle voci alterate dei genitori sono aree neurali legate alla regolazione dello stress e delle emozioni. Le grida litigiose di mamma e papà potrebbero avere un impatto a lungo termine sullo sviluppo del cervello del piccolo, sembra suggerire questa ricerca, coordinato da Phil Fisher e Jennifer Pfeifer dell'università dell'Oregon.
Precedenti studi hanno dimostrato che un rapporto molto conflittuale tra mamma e papà altera la qualità del sonno dei neonati. In questo lavoro l'attività neurale di 20 bebé dai 6 ai 12 mesi è stata studiata nelle fasi di veglia e durante il sonno. I genitori di ciascuno hanno compilato dei questionari per misurare il loro livello di litigiosità e conflittualità. E' emerso che maggiore era la conflittualità della coppia, più il cervello del bebé risultava reattivo all'ascolto delle voci arrabbiate dei genitori. I neonati non capiscono cosa si stanno dicendo ma se mamma e papà sono arrabbiati lo avvertono e il loro cervello ne risente, con possibili effetti sul suo sviluppo.

domenica 24 marzo 2013

Il potere della musica

Fonte: Promiseland
 
Il potere calmante della musica per ridurre lo stress.
L’ascolto di musica può avere un effetto estremamente rilassante sulle nostre menti e corpi, soprattutto suoni lenti e tranquilli come quelli della musica classica. Questo tipo di musica può avere un effetto benefico sulle nostre funzioni fisiologiche, rallentando l’impulso e la frequenza cardiaca, abbassando la pressione sanguigna, e diminuendo i livelli di ormoni dello stress.
La musica può assorbire la nostra attenzione, agisce come una distrazione ed al tempo stesso aiuta a esplorare le emozioni. Ciò significa che può essere di grande aiuto alla meditazione, aiutando la mente.
Le preferenze musicali variano notevolmente tra gli individui, in modo che solo l’individuo riesce a decidere quello che piace e ciò che è adatto per ogni stato d’animo. Anche se di solito non si ascolta musica classica può valere la pena fare una prova quando si seleziona della musica rilassante.
Quando le persone sono molto sotto stress, si tende ad evitare l’ascoltare musica. Forse lo si sente come una perdita di tempo, che non contribuisce a realizzare qualcosa. Ma, come sappiamo, la produttività aumenta quando lo stress si riduce, quindi questo è un altro settore in cui è possibile ottenere grandi ricompense. Ci vuole solo un piccolo sforzo per cominciare.
Per incorporare la musica in una vita piena di impegni, provate ad ascoltare musica in auto, o quando si è in vasca da bagno o doccia. Portate un walkman con voi quando siete a spasso con il cane, o accendete lo stereo al posto del televisore.
Cantare (o gridare) a lungo può essere anche una grande liberazione di tensione, e il karaoke è molto piacevole!Ascoltare della musica calmante prima di coricarsi promuove la pace e il relax e aiuta a indurre il sonno.
 
Ricerca sulla Musica
La musica è stata usata per centinaia di anni per il trattamento di malattie e per ripristinare l’armonia tra mente e corpo. Ma recentemente, studi scientifici hanno cercato di misurare i benefici potenziali della musica. Hanno quindi riscontrato che:
la forma musicale e la struttura può portare ordine e senso di sicurezza per i bambini disabili e in difficoltà. Incoraggia il coordinamento e la comunicazione, in modo da migliorare la loro qualità di vita.
L’ascolto di musica in cuffia riduce lo stress e l’ansia nei pazienti ricoverati in ospedale prima e dopo l’intervento chirurgico.
La musica può contribuire a ridurre sia la sensazione e l’angoscia sia il dolore cronico e il dolore post-operatorio.
L’ascolto di musica può alleviare la depressione e aumentare l’autostima nelle persone anziane.
La musica può contribuire a ridurre lo stress e migliorare l’umore tra gli studenti infermieri.
La musicoterapia riduce in modo significativo lo stress emotivo e la qualità della vita migliora tra i pazienti adulti affetti da tumore.
 
Meditazione
Certi tipi di musica sono adatti per la meditazione aiutando la mente a rallentare ed iniziare la risposta del corpo al rilassamento. Tuttavia, non tutti i tipi di musica “New Age” funzionano per tutti. La musica con nessuna struttura chiara può essere irritante o addirittura sconvolgere. La musica leggera con una melodia familiare è più spesso avvertita come confortante. Ma l’ideale sarebbe cercare da se ciò che produce un senso di calma, di familiarità, e centralità per voi come individuo unico.
I suoni della natura sono spesso incorporati in CD realizzati appositamente per il relax. Per esempio, il suono dell’ acqua può essere rilassante per alcune persone. Può aiutare a evocare immagini calmanti trasmettendo l’idea di essere distesi accanto ad un ruscello di montagna in una calda giornata primaverile. Il canto degli uccelli può anche essere utile come un aiuto per la vostra mente a rallentare e rilasciare pensieri stressanti.
 
Musicoterapia
Dato che la musica ha il potenziale di influenzare gli esseri umani sia psicologicamente e fisiologicamente, è uno strumento importante della terapia per la gestione dello stress. La musicoterapia può fare uso di biofeedback, di immaginazione guidata, e altre tecniche che si sono rivelate svolgere un ruolo importante nel trattamento di persone con disturbi legati allo stress. Quando usata in combinazione con tecniche di biofeedback, la musica può ridurre la tensione e facilitare la risposta di rilassamento. Si può essere ad esempio più sensibili ad un relax indotto da stimoli verbali, che potrebbero distrarre dalla musica – che vengono percepiti principalmente in aree non verbali del cervello.
La musica può aiutare le persone a identificare ed esprimere i sentimenti associati al loro stress. In una sessione di musicoterapia, il paziente può esprimere queste emozioni in un percorso di profonda catarsi.
Fare della musica improvvisando, o discutere di pezzi di musica e del testo, in un gruppo, può anche aiutare a diventare più consapevoli delle nostre reazioni emotive e a condividerli in modo costruttivo con il gruppo.
 
Pensare in modo più chiaro
Infine, l’ascolto di musica può aiutare il cervello, migliorando la capacità di apprendimento e la memoria, sempre utile quando siamo sotto stress. Questo è conosciuto come “Effetto Mozart”. Esperimenti svolti da scienziati della University of California a Irvine hanno scoperto che i punteggi dei test degli studenti sono migliorati dopo l’ascolto di una registrazione di Mozart, a fronte dell’ascolto di un altro pezzo o di momenti di silenzio. Questo può essere dovuto al fatto che il testo musicale viene recepito ed elaborato dal cervello con vie simile a quelle dei canali della memoria.

martedì 19 marzo 2013

Tuo figlio è malato di mente? Si, per i medici finanziati dalle case farmaceutiche

 
Come hanno fatto le grandi case farmaceutiche ad ottenere che a così tanti bambini vengano prescritti cocktail di farmaci (pure costosi) per “malattie mentali”? Farmaci di cui potrebbero non avere affatto bisogno?
Le case farmaceutiche hanno speso milioni nelle campagne di pubbliche relazioni in cui dicono a genitori, insegnanti e medici di somministrare farmaci ai bambini al primo segno di problemi. Sanno che se i genitori trattano i figli subito, non sapranno mai se i ragazzi avevano effettivamente bisogno di farmaci in primo luogo, e se i problemi residui sono “malattia mentale” o effetti collaterali dei farmaci. I bambini saranno probabilmente anche clienti a vita perché i genitori avranno timore di toglier loro i farmaci. Nessuna meraviglia se le case farmaceutiche dicono nelle campagne di sensibilizzazione ai genitori di non aspettare che “eccessiva energia” o “sbalzi d’umore” si manifestino per iniziare la cura.
Una campagna di “prevenzione” per l’antipsicotico atipico Risperdal, utilizza un macabro portafoglio abbandonato, un orsacchiotto e chiavi in una strada arida “per riposizionare un farmaco che è stato utilizzato troppo tardi per raggiungere i suoi massimi benefici” come spiega l’agenzia di pubblicità incaricata, la Torre Lazur McCann.
Stando a quanto riferito sui media, il responsabile del marketing del Seroquel, un antipsicotico concorrente, ha valutato la possibilità di creare personaggi di Winnie the Pooh come Tigro (bipolare) e Ih-Oh (depresso) per vendere il Seroquel, durante un meeting di vendita di AstraZeneca. I genitori dicono che hanno visto i giocattoli con i loghi del Seroquel.
Solo un bambino su dieci mila soffre di schizofrenia infantile – alcuni dicono uno su trenta mila – eppure Gabriele Masi e l’Istituto Stella Maris di Neuropsichiatria per bambini e adolescenti presso l’Università di Pisa, non smettono di dipingerla come un problema di salute pubblica. In un articolo pubblicato sulla rivista CNS Drugs, intitolato “I bambini con schizofrenia: quadro clinico e trattamento farmacologico”, Masi scrive che “la consapevolezza dell’esordio della schizofrenia infantile sta aumentando, grazie ad una più precisa definizione ora disponibile del quadro clinico e dei primi segnali, dell’esito e delle strategie di trattamento.”
I sintomi della schizofrenia infantile includono ” deficit sociale ” e “illusioni… relative ai temi dell’infanzia” scrive Masi. Quale bambino non ha un ” deficit sociale “? Le illusioni includono i compagni di gioco immaginari? Masi biasima aspramente “la cautela da parte di medici al fine di fare una diagnosi di schizofrenia” invece di prescrivere subito il trattamento. Masi ha ricevuto finanziamenti per la ricerca da Eli Lilly, ha lavorato come consulente per la Shire e come conferenziere per la Sanofi – Aventis, AstraZeneca, GSK e Janssen, che producono molti dei principali psicofarmaci per i bambini, come afferma l’American Academy of Child & Adolescent Psychiatry.
Verrebbe la tentazione di ridicolizzare quei medici sponsorizzati dalle case farmaceutiche che diagnostichino malattie mentali e persino ricadute e “resistenza al trattamento” in persone che sono sul pianeta da quaranta mesi. Ma patologizzare bambini di 3 anni non è divertente. Entrambe, Rebecca Riley di Hull, 4 anni, Massachusetts e Destiny Hager, 3 anni di Council Grove, Kansas, sono morte nel 2006 a causa degli psicofarmaci, tra cui il Geodon e il Seroquel, che assumevano per curare i loro “disturbi bipolari”. E nel 2009, Gabriel Myers, 7 anni, della contea di Broward, Florida, un bambino ospite in una struttura di stato, si è impiccato mentre era in cura con Symbyax, una pillola che combina Zyprexa e Prozac.
Se non fosse per le campagne di prevenzione delle case farmaceutiche, questi bambini e altri, potrebbero ancora essere vivi.

mercoledì 13 marzo 2013

ASL di Milano a medici: prescrivete dieta vegana ai diabetici

 
Milano, 6 marzo 2013 (Adnkronos Salute)

"Hai il diabete? Diventa vegano". A breve questo potrebbe essere lo stralcio di una conversazione medico-paziente a Milano. Perché la nuova linea suggerita dall'Asl del capoluogo lombardo ai camici bianchi, sulla base degli ultimi studi in materia, è proprio quella di prescrivere una svolta alimentare a chi combatte con il diabete di tipo 2. Una svolta che porta all'addio alle carni. "Dieta vegana, oppure mediterranea correttamente impostata, attività fisica, cessazione dal fumo". Ecco le prime 'terapie' da indicare ai pazienti, secondo quanto viene riportato in un documento "destinato a 1.100 medici di medicina generale della metropoli e a specialisti in forze negli ospedali", spiega Alberto Donzelli, direttore del Servizio educazione all'appropriatezza dell'Asl di Milano, anima del progetto.

Si chiama p-PDTA, percorso Preventivo Diagnostico Terapeutico Assistenziale del paziente affetto da diabete mellito di tipo 2, viene periodicamente aggiornato da un gruppo di lavoro ospedali-territorio, composto da diabetologi di strutture cittadine (Niguarda, Istituto Auxologico, Casa di cura San Pio X, Policlinico, San Paolo), medici di medicina generale e rappresentanti dell'Asl di Milano. L'attuale versione, pronta per essere spedita ai medici di famiglia, è di fine 2012. Il prossimo aggiornamento sarà a dicembre 2014, salvo anticipi nel caso arrivassero nuovi dati clinicamente rilevanti.

Il documento tiene conto di linee guida esistenti, integrate da riflessioni del gruppo di lavoro basate su studi e altre fonti. "Lo scopo è fornire indicazioni concrete per la migliore assistenza da offrire ai cittadini per la prevenzione, diagnosi, terapia, assistenza e prevenzione delle complicanze del paziente diabetico, da parte sia dei medici di medicina generale, sia degli specialisti", si legge nel testo che l'Adnkronos Salute ha avuto modo di visionare. Gli estensori hanno tenuto conto anche "delle risorse cittadine, da impiegare con il miglior possibile rapporto costo-efficacia" cercando di esprimere raccomandazioni che evitino "medicalizzazioni improprie e utilizzo inappropriato di diagnostica strumentale e di laboratorio".

Quanto alla dieta, l'obiettivo è "favorire abitudini alimentari, comportamentali, stili di vita e condizioni ambientali adeguati alla prevenzione primaria, alla gestione e alla prevenzione delle complicanze del diabete. Questo Pdta - precisano i promotori - intende intervenire sui fattori che peggiorano la salute e la qualità di vita degli assistiti con un'azione integrata non circoscrivibile alla sola prescrizione farmacologica".

E proprio nel capitolo sulla "terapia medica nutrizionale" si trova il passaggio sulla dieta vegana, per la quale viene fornito ai medici anche un ricettario con suggerimenti culinari per i pazienti (che è parte integrante del Pdta). Nel volumetto 'Scacco al diabete con un pizzico di fantasia' si spazia da primi piatti a base di pasta integrale, classici, a proposte più 'alternative' come il meno noto bulgur (frumento integrale, grano duro germogliato), tutti conditi con verdure. Ci sono poi suggerimenti per rendere più appetibili le verdure, ricette per i legumi, persino un capitolo riservato ai piatti regionali e a quelli con soia e derivati. La premessa degli esperti è che "il calo ponderale è raccomandato a tutti i pazienti diabetici in sovrappeso corporeo o obesi", citando uno studio in cui "un importante calo di peso (del 15%) si è dimostrato in grado di normalizzare glicemia, emoglobina glicata e steatosi epatica, producendo la regressione di casi diagnosticati di diabete".

Dunque si suggerisce la via per ottenere il risultato: "Una moderata riduzione dell'apporto calorico (300-500 kilocalorie al giorno ) e un modesto incremento del dispendio energetico (100-300 kcal al giorno) permettono una lenta ma progressiva riduzione del peso di 0,45-0,90 chilogrammi a settimana". E qui entra in gioco la dieta vegana. "In studi specificatamente disegnati per testare queste ipotesi, un'alternativa che si è dimostrata mediamente più efficace e gradita, non richiedendo imposizioni di restrizioni caloriche, è rappresentata da una dieta vegana basata unicamente su cibi vegetali, o da una dieta vegetariana a basso indice glicemico", recita il documento che riporta anche una serie di riferimenti scientifici a supporto. Le diete vegetariane - spiegano gli esperti nel Pdta - hanno prevenuto o migliorato il diabete.

Uno studio controllato randomizzato "di 5 mesi su 100 diabetici di tipo 2 obesi ne ha trattati 50 secondo la linea guida dell'Ada, American Diabetes Association, (15-20% di calorie da proteine, meno del 7% da grassi saturi, 60-70% da carboidrati e grassi monoinsaturi, personalizzata per creare un deficit di 500-1000 calorie giornaliere). E ha trattato gli altri 50 con una dieta vegana (più vitamina B12) con un 65% o più di calorie da carboidrati a basso indice glicemico, meno del 20% da grassi e meno del 15% da proteine". Una dieta "basata su verdura, frutta fresca e secca oleosa, cereali integrali e legumi, a volontà ma con poco olio aggiunto. A tutti era permesso un drink di alcol al giorno alle donne e due agli uomini".

Il confronto è stato vinto dalla dieta vegana. Sia per l'aderenza al nuovo regime alimentare che è risultata del 67% per i vegani contro il 44% per i pazienti che seguivano la dieta targata Ada, sia per il calo di peso ottenuto: 6 chili contro 4. Le altre voci in cui ha primeggiato la dieta vegana sono la riduzione di farmaci antidiabete (43% contro 26%), la riduzione dell'emoglobina glicata, che è stata dell'1,48% per i vegani contro lo 0,81% dei pazienti in 'dieta Ada', e il colesterolo Ldl (-23 contro -11).

"Le due diete - concludono gli esperti - hanno dato miglioramenti ma quella vegana maggiori risultati clinici e accettabilità e dovrebbe costituire la prima scelta. La buona accettazione rispetto alle diete classiche, legata al consumo a volontà, dovrebbe incoraggiare a proporre attivamente questo modello alimentare, a partire dai circa 70 pazienti diabetici, in gran parte sovrappeso e obesi, che un medico di medicina generale ha ogni mille assistiti". Accanto alla dieta vegana resta l'intramontabile dieta mediterranea che prevede un'alimentazione comunque "ricca di verdura, frutta fresca e secca oleosa, cereali integrali, legumi e semi, olio di oliva; moderatamente ricca di pesce e con latticini consumati soprattutto in forma di yogurt; ma povera di carne, soprattutto rossa e trasformata, e di grassi saturi e trans (acidi grassi industrialmente idrogenati presenti in prodotti da forno e fritture industriali e dei fast-food); e ancora povera di zuccheri e bevande zuccherate".
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