domenica 29 agosto 2010

La scienza ci autorizza a fare le boccacce!

Fonte: ansa.it
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Inibire smorfie e boccacce in un bambino? Niente di piu' sbagliato, avvertono gli esperti, ai piu' piccoli servono e fanno bene, e, da, adesso possono essere anche un modo per imparare l'alfabeto.
Le boccacce sono un modo per comunicare e dare spazio alla fantasia: ''Sono un atto liberatorio che i bambini usano per esprimersi e per farsi capire'', afferma Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta infantile.
Nei piu' piccoli gli adulti tendono spesso a reprimere le smorfie per favorire da subito l'uso della parola: ''Niente di piu' sbagliato'', afferma l'esperto, meglio non essere troppo seri e non correggere il linguaggio ''prima dei tre anni'' perche' ''i bambini hanno una certa vitalita' e spontaneita' che purtroppo si perde con la parola e con il pensiero elaborato. Meglio produrre male ma tanto piuttosto che bene ma poco''.
Le boccacce per dispetto, ripicca o disgusto vanno bene ''da un anno e mezzo-due e fino ai 5-6 anni'' spiega lo psicologo, perche' ''dalla mimica si capisce lo stato di salute del bambino: attraverso gli occhi, ad esempio, si puo' capire come sta''.
Per rafforzare il messaggio i bambini abbinano la smorfia alla boccaccia e ''solo dopo imparano a fare la pernacchia''. Nei piu' piccoli sorrisi e boccacce sono messaggi immediati usati per esprimere le proprie emozioni: per questo Alessandro Sanna ha creato un 'abbecedario' di otto metri e mezzo, con 52 faccine per insegnare ai bambini l'alfabeto.
Nel suo libro 'Abc di boccacce' (edizioni Kite 2010) l'autore ha rappresentato ventisei lettere dell'alfabeto in versione sia maiuscola che minuscola sulla bocca di diversi bambini per far loro imparare le lettere, divertendosi a mimarle. Boccacce che fanno bene a tutti dunque, e non solo ai bambini: quante volte ''si va dal medico e si tira fuori la lingua? Anche questa, conclude Bianchi di Castelbianco, e' ''una boccaccia che permette di capire come stai''.

mercoledì 25 agosto 2010

Le onde cerebrali

Nella vita quotidiana tutti noi sperimentiamo differenti stati di coscienza. Possiamo quindi sentirci particolarmente creativi, come se le idee continuassero a getto ad arrivarci senza fatica; sentirci insolitamente intuitivi, come se fossimo sicuri della realizzazione di un avvenimento, o particolarmente lucidi e razionali. Tutti gli stadi della nostra coscienza sono dovuti all'incessante attività elettrochimica del cervello, che si manifesta attraverso onde elettromagnetiche: appunto le onde cerebrali.
Fu lo svizzero H. Berger nel 1920 per primo ad applicare una serie di elettrodi sul capo, riuscendo così a registrare un tracciato elettroencefalografico (EEG) in cui si potevano osservare delle variazioni dell’attività cerebrale. Bisogna aspettare il 1929 per avere uno studio clinico più accurato in cui, attraverso un tracciato di EEG, diagnosticava una forma di epilessia e delle lesioni cerebrali. L’EEG permette quindi di rilevare con molta facilità ed immediatamente le variazioni dell’attività elettrica nel momento in cui queste si manifestano e variano.La frequenza di tali onde, calcolata in cicli al secondo, o Hertz (Hz), varia a seconda del tipo di attività in cui il cervello e' impegnato e può essere misurata con apparecchi elettronici. Gli studiosi di neuroscienze suddividono comunemente le onde in "quattro bande", che corrispondono a quattro fasce di frequenza e che riflettono le diverse attività del cervello.
Onde delta: Hanno una frequenza tra 0,5 e 4 Hz e sono associate al più profondo rilassamento psicofisico. Le onde cerebrali a minore frequenza sono quelle proprie della mente inconscia, del sonno senza sogni, dell'abbandono totale. Questa frequenza è tipica dei neonati, cioè dalla nascita a circa 2 anni. Anche se comunque questa è la frequenza predominante, sporadicamente i bambini possono presentare esposizioni a frequenze più elevate.
Onde theta: La loro frequenza e' tra i 4 ed i 8 Hz e sono proprie della mente impegnata in attività di immaginazione, visualizzazione, ispirazione creativa. Il sogno ad occhi aperti, la fase REM del sonno (cioè, quando si sogna). Nelle attività di veglia le onde theta sono il segno di una conoscenza intuitiva e di una capacità immaginativa radicata nel profondo. Genericamente vengono associate alla creatività e alle attitudini artistiche. Il bambino comincia a stabilizzarsi su queste frequenze tra i 2 ed i 6 anni. Grazie a queste frequenze, cioè delta e theta, i bambini possono caricare nel loro cervello una quantità elevata di dati; essi osservano attentamente il loro ambiente e ricevono la sapienza del mondo trasmessa loro dai genitori direttamente nella memoria subconscia. Il risultato è che il comportamento e le convinzioni dei genitori diventano quelli del bambino.
Onde alfa: Hanno una frequenza che varia da 8 a 14 Hz e sono associate a uno stato di coscienza vigile, ma rilassata. Nascono prevalentemente nella parte superiore del cervello, cioè nella regione della memoria, in quanto il subcosciente è basato sulla memoria. La mente, calma e ricettiva, è concentrata sulla soluzione di problemi esterni. Le onde alfa dominano nei momenti introspettivi, o in quelli in cui più acuta è la concentrazione per raggiungere un obiettivo preciso. Dai 6 ai 12 anni il bambino è meno esposto alla programmazione esterna grazie alla presenza di queste onde In questa fascia di ètà inizia a costituirsi la consapevolezza del Sè.
Onde beta: Hanno una frequenza che varia da 14 a 30 Hz e sono associate alle normali attività di veglia, quando siamo concentrati sugli stimoli esterni. Esse nascono nel centro dei sensi e dei muscoli del cervello che la mente cosciente governa. Le onde beta sono infatti alla base delle nostre fondamentali attività di sopravvivenza, di ordinamento, di selezione e valutazione degli stimoli che provengono dal mondo che ci circonda. Per esempio, leggendo queste righe il vostro cervello sta producendo onde beta. Esse, poi, ci permettono la reazione più veloce e l'esecuzione rapida di azioni. Nei momenti di stress o di ansia le onde beta ci danno la possibilità di tenere sotto controllo la situazione. Dai 12 anni in su abbiamo periodi sempre più prolungati di frequenza di onde beta.
Alle onde beta di possono aggiungere le onde gamma, le ultime scoperte, che oltrepassano i 35 Hz; queste si possono attribuire agli stati prolungati di particolari prestazioni impegnative come pilotare un aereo in fase di atterraggio o giocare a tennis alle prese con una raffica di più palline.

lunedì 23 agosto 2010

I geni condizionano la nostra vita?

Vi sono delle osservazioni fatte dal dr. Lipton nel suo libro La Biologia delle Credenze in riguardo alla presunta influenza dei geni nella nostra vita che ci fanno riflettere profondamente. Oggi si è convinti che i geni abbiamo il controllo della nostra vita, e di non avere voce in capitolo sugli stessi che ci sono stati rifilati alla nascita; ciò porta ad una arrendevole scusante per essere considerati vittime dell’ereditarietà. “Non accusarmi per un lavoro… non è colpa mia se ho finito in ritardo… è genetico!”.
La cosiddetta ‘Era della Genetica’, portata avanti dalla propaganda dei media, ci vuole far credere che siamo stati programmati ad accettare l’idea di essere soggetti al potere dei nostri geni, addirittura il mondo è pieno di persone che vivono nel terrore che, quando meno se lo aspettano, i geni si rivolteranno contro di loro. Basti pensare che molti credono addirittura di essere delle ‘bombe ad orologeria’ e stanno lì ad aspettare che il cancro esploda nella loro vita come era esploso nella vita della loro madre, fratello, sorella o altro legame parentale. In buona sostanza milioni di persone attribuiscono i loro problemi di salute non ad una combinazione di cause mentali, fisiche, emotive o spirituali, ma semplicemente all’inefficienza dei loro meccanismi biochimici regolati dai geni. Al riguardo basti pensare all’utilizzo di farmaci per correggere ipotetici ‘squilibri chimici’ di giovani irrequieti, piuttosto che affrontare con realismo ciò che sta accadendo nel corpo e nella mente di un bambino, magari sofferente per la condizione conflittuale in seno alla vita dei genitori.
Ovviamente è doveroso precisare che di fronte a malattie quali la talassemia beta, la corea di Huntington o la fibrosi cistica, siano esse da attribuirsi ad un unico gene difettoso, ma è anche doveroso precisare che malattie dovute ad un errore genetico colpiscono meno del 2% della popolazione; la stragrande maggioranza del genere umano viene al mondo con un patrimonio genetico adatto a vivere una vita sana e felice. Ormai si è capito che malattie che rappresentano i flagelli del nostro tempo come le malattie cardiovascolari, il diabete ed il cancro, mandando in cortocircuito una vita in buone condizioni, non sono causa di un gene, ma da complesse interazioni di molteplici fattori genetici ed ambientali.
Spesso assistiamo all’annuncio della scoperta di un gene per qualunque cosa, dalla depressione alla schizofrenia, ma se analizziamo attentamente la notizia scopriamo che la medicina ha identificato delle correlazioni tra molti geni ed altrettante malattie, raramente scopre un singolo gene causa di un carattere o una malattia. Geni specifici sono in relazione al comportamento ed ai caratteri di un organismo, ma questi geni non si attivano fino a quando qualcosa non li fa scattare. Il dr. Lipton riporta lo studio condotto nel 1990 “Metafore e ruolo dei geni e sviluppo” (Nijhout, 1990) in cui si comprende che l’idea che i geni controllino la biologia è un’ipotesi che non è mai stata provata, anzi, è stata messa in dubbio dalla ricerca più recente.

sabato 21 agosto 2010

10.000 psichiatri sotto processo per la più grande frode nella storia della salute mentale

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Sulla scia delle dichiarazioni di uno psichiatra negli Stati Uniti, secondo il quale, a causa di "un grave, ma non diagnosticato" disordine bipolare, avrebbe fabbricato dati e falsificato la sua ricerca sulle malattie mentali, nei tribunali è emerso un altro caso nel quale gli psichiatri affermano che erano pazzi quando hanno inventato la malattia mentale.
Gli avvocati della difesa che rappresentano 10.000 psichiatri sotto processo per la più grande frode nella storia della salute mentale, oggi affermano che i loro clienti sono affetti da una malattia mentale fino a quel momento non diagnosticata (Psychobabblorexia) quando accidentalmente hanno fabbricato 300 false malattie mentali e fatto pensare che loro fossero veri e propri medici.
Laureati in numerose scuole psichiatriche come la Otto Von Bismarck Institute of Brain Hygiene, il Drug-U-Like Emporium, gli imputati presto si sono affermati come esperti in prescrizioni, uccidendo celebrità, sradicando la genitorialità e l'istruzione e convincendo le persone che sono mentalmente malate.
Nel 2010 sono riusciti a pubblicare 5 milioni di articoli di giornale per convincere tutta la popolazione che non poteva mangiare, respirare, fare la pipì o pensare senza l'aiuto di farmaci. Hanno apportato un cambiamento importante nel trattamento degli esseri umani, in particolare la visione di ogni comportamento umano ad eccezione di tortura, genocidio e terrorismo. Infatti, il cervello è stato accusato di tutto e considerato una sorta di delusione in modo che nessuno fosse molto intransigente quando hanno proceduto a tagliare e abusare in altro modo l'organo incriminato. Ma l'anno scorso un giro di routine del Brain-U-Like Institute, da parte di un gruppo di alunni di dieci anni, ha portato alla luce alcune incongruenze nella ricerca che gli psichiatri avevano usato per stabilire la schiera dei disturbi mentali di cui sopra, la discrepanza principale nella ricerca è che in realtà non era stata fatta.
Le voci nel Manuale Diagnostico e Statistico della psichiatria che si basano sulla ricerca immaginaria sono ormai ritirate, riducendo il manuale, fino a quel momento di 500 pagine, a un opuscolo A4. Molti hanno salutato questa nuova versione semplificata del DSM come una svolta e la pubblicazione della psichiatria più scientifica fino ad oggi.
Gli psichiatri hanno patteggiato per rimborsare 3 miliardi di dollari di finanziamenti ottenuti disonestamente dai governi.
Tentando di avere una condanna più mite per i loro clienti, gli avvocati della difesa hanno dichiarato che le cause della fabbricazione di malattie mentali che non esistono e la frode di un sacco di soldi dei governi e fondi di assicurazione medica, sarebbero delle malattie mentali non diagnosticate ai loro clienti. Essi sostengono che erano mentalmente malati fuori di testa quando hanno commesso atti di vandalismo contro milioni di persone. Eppure i colleghi psichiatri nel governo e nell'industria farmaceutica mettono in dubbio questa storia.
"Per quanto ne so", ha detto un portavoce: "Nessuno nel governo era consapevole che la psichiatria ha sbagliato qualcosa. Abbiamo attribuito le crescenti statistiche di criminalità, droga e analfabetismo alla vera e propria caparbietà del cittadino medio".
Al 334 giorno del processo, il giudice ha chiesto come mai nessuno aveva parlato prima di “questa cosa della malattia mentale”.
L'avvocato della difesa ha sostenuto che la psichiatria aveva scoperto l'esistenza della nuova malattia mentale, psychobabblorexia, solo ieri all'ora di pranzo.
"Hanno fatto una buona cosa", ha detto "perché sembra che abbiamo fra le mani una specie di epidemia".
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti umani consiglia di richiedere approfondite analisi mediche che rilevino alterazioni o disfunzioni organiche, di far rispettare il completo consenso informato sulle possibili terapie ed effetti delle stesse.

giovedì 19 agosto 2010

I paradossi dell’effetto placebo

Continuiamo ad analizzare le interessanti osservazioni fatte dal dr. Lipton nel suo libro La Biologia delle Credenze in riguardo all’effetto placebo. È interessante la sua osservazione quando afferma che nel momento in cui un medico prescrive una cura, di norma i pazienti credono che la cura funzioni, indipendentemente dal fatto che sia un farmaco che una pastiglia di zucchero.
Anche se la domanda ‘come’ funzioni il placebo è stata di fatto ignorata dalla medicina, recentemente alcuni ricercatori tradizionalisti hanno rivolto l’attenzione a questo fatto. I risultati delle ricerche rivelano che non soltanto le strampalate cure ottocentesce a favore dell’effetto placebo, ma anche la sofisticata tecnologia della medicina moderna, incluso il più concreto degli strumenti, la chirurgia.
Uno studio della Baylor School of Medicine pubblicato nel 2002 sul New England Journal of Medicine ha valutato gli interventi chirurgici su pazienti affetti da gravi dolori alle ginocchia (Moseley et al. 2002). Il principale autore dello studio, il dr. Bruce Moseley, sapeva che la chirurgia del ginocchio è efficace ma che soprattutto in questa disciplina non esiste l’effetto placebo, ma lo studio mirava a stabilire l’aspetto più efficace dell’intervento chirurgico. I pazienti vennero divisi in tre gruppi. Nel primo il chirurgo raschiò la cartilagine del ginocchio danneggiata, nel secondo mise a nudo l’articolazione eliminando il materiale ritenuto la causa dell’infiammazione, da notare che entrambi sono interventi classici per la cura dell’osteoartrite del ginocchio. Il terzo gruppo, invece, fu sottoposto ad un ‘finto’ intervento al ginocchio; in pratica il paziente venne anestetizzato, il chirurgo fece tre incisioni di routine, parlò ed agì come avrebbe fatto durante un intervento vero, spruzzò persino dell’acqua salata per stimolare i suoni del lavaggio del ginocchio. Dopo quaranta minuti ricucì le incisioni come se avesse completato l’intervento. Ai tre gruppi venne prescritta la stessa terapia postoperatoria, incluso un programma di rieducazione. I risultati furono sorprendenti. È ovvio che i pazienti sottoposti al vero intervento chirurgico migliorarono, come era ovvio immaginare, ma anche il gruppo placebo migliorò esattamente come gli altri due. I notiziari televisivi dimostrarono vividamente i sorprendenti risultati riprendendo i pazienti del gruppo placebo che camminavano e giocavano a basket, facendo cose che affermavano non riuscivano a fare prima dell’intervento. Per due anni il gruppo placebo ignorò di avere subito un finto intervento. Un membro di questo gruppo placebo, che prima dell’intervento doveva appoggiarsi ad un bastone, ora gioca tranquillamente a basket; intervistato al Discovery Health Channel riassume la sua esperienza con queste parole: “In questo mondo tutto è possibile se si applica la mente. Io so che la mente può veramente fare miracoli!”

mercoledì 18 agosto 2010

Placebo: l'effetto delle credenze

Il dr. Bruce Lipton, biologo cellulare, è considerato un'autorità mondiale per quanto riguarda i legami tra scienza e comportamento. In sintesi il dr. Lipton spiega nei suoi numerosi seminari e nei suoi libri che ciò in cui crediamo determina ciò che siamo e che non è il nostro DNA a determinare la nostra vita e la nostra salute, ma bensì le nostre credenze, i nostri pensieri, l'ambiente e le nostre esperienze. Nel suo libro La Biologia delle Credenze, libro tra l'altro molto interessante ed utile per capire quali siano oggi le frontiere della ricerca e ciò che realmente si è capito in relazione alle neuroscienze, si parla dell'effetto placebo. Per rendere l'argomento veramente semplice ed alla portata di tutti, quando determinati pazienti si sentono meglio dopo aver inghiottito una semplice pastiglia di zucchero, la medicina moderna lo chiama effetto placebo. Il dr. Lipton chiama questo fenomeno effetto credenza, una alternativa per sottolineare che le nostre percezioni, vere o false che siano, hanno lo stesso impatto sul nostro comportamento e quindi anche sul nostro corpo. Egli sostiene che questo effetto credenza, o appunto placebo, costituisca una prova sorprendente della capacità di guarigione del corpo-mente. Purtroppo nella medicina ufficiale l'effetto placebo viene associato nella peggiore dei casi a medici fasulli (vedi omeopatia), e nel migliore a pazienti deboli o suggestionabili. La sua giusta osservazione va a precisare che la moderna medicina non dovrebbe liquidare il potere della mente come qualcosa di irrilevante rispetto al potere delle sostanze chimiche e dei bisturi, abbandonando di conseguenza la convinzione che il corpo e le sue parti siano vincolate da interventi esterni per conservare la salute. Se i ricercatori riuscissero a scoprire come far leva con l'effetto placebo, fornirebbero ai medici uno strumento molto efficace, fondato sull'energia e privo di effetti collaterali. Naturalmente il motivo per cui la mente è stata trascurata dalla medcina ufficiale non è solo da imputare al pensiero dogmatico, ma soprattutto da convenienze economiche. Se il potere della mente può realmente guarire il corpo, sottolinea il dr. Lipton, perchè andare dal medico e, cosa ancora più importante, perchè assumere tanti farmaci?
Alcuni storici della scienza sottolineano ampiamente che la storia della medicina è in gran parte la storia dell'effetto placebo; a lungo i medici non sono stati in possesso di metodi efficaci per combattere le mlattie, ed alcune delle cure più note prescritte dalla medicina ufficiale del tempo comprendevano i salassi, la cura delle ferite con l'arsenico e la proverbiale panacea per tutti i mali, cioè l'olio di ricino. Eppure molti pazienti che, all'incirca un terzo della popolazione particolarmente sensibile al potere curativo dell'effetto placebo, hanno tratto giovamento da quelle cure.

martedì 17 agosto 2010

La capacità di reinventarsi

I pensieri consci, ripetuti nel tempo, si trasformano in pensiero inconscio. L'esempio più tipico che possiamo fare al riguardo è la guida della nostra autombile. Quando abbiamo imparato a guidare abbiamo dovuto fare molta fatica in quanto si doveva pensare consapevolmente a tutte le azioni associate: decellerare, premere la frizione, cambiare marcia, rilasciare la frizione, contemporaneamente guardare lo specchietto retrovisore e forse girare il volante e così via. All'inizio la difficoltà ci portava a far spegnere il motore o farlo sobbalzare. Ma dopo un po' di pratica siamo giunti a quella condizione in cui guidando dall'ufficio a casa, neanche ce ne accorgiamo, constatando che abbiamo seguito un percorso stradale in modo automatico, senza quasi pensarci. Se continuiamo ad intrattenere gli stessi pensieri o le stesse azioni, questi si trasformeranno da pensieri consci a programmi di pensiero inconscio. Nelle neuroscienze questo fenomeno è chiamato apprendimento hebbiano; in pratica ciò significa che se delle cellule nervose si accendono insieme, queste si legheranno insieme, quindi quando gruppi di neuroni connessi fra di loro vengono continuamente stimolati, daranno vita a delle connessioni sempre più forti e più ricche tra di loro, vedi l'esempio che si faceva prima della guida automobilistica. In buona sostanza si parlerà allora di reti neurali, o gruppi di neuroni che possono lavorare insieme ed indipendentemente in un cervello in funzione; questo risulta essere il modello più recente con cui le neuroscienze spiegano come impariamo e come ricordiamo, inoltre questo può spiegare come il nostro cervello possa cambiare in base ad ogni esperienza nuova, come si possano formare nuovi tipi di memoria e come si sviluppino le capacità, come si manifestino i comportamenti. Le reti neurali sono, al momento attuale, la concezione corrente nelle neuroscienze per spiegare come cambiamo a livello cellulare.
Ma si può cambiare, o spezzare, il ciclo di un processo di pensiero che ormai e diventato inconscio? Sì. Sono necessari però consapevolezza e sforzo. Per fare ciò, in pratica per reinventarsi, è necessario innanzi tutto avere la capacità e la forza di osservare la propria vita. Attraverso l'autoriflessione possiamo diventare più consapevoli dei copioni inconsci che nel nostro passato abbiamo creato (reti neurali) e che involontariamento seguiamo. Ogni essere umano ha dentro di sé un proprio livello di autoconsapevolezza il quale gli permette di osservare il proprio pensiero. Se si riesce ad imparare ad essere separati da questi programmi, possiamo intenzionalmente dominarli, in buona sostanza possiamo esercitare il controllo sui nostri pensieri, in questo modo andiamo ad interrompere quelle rete neurali formatesi nel tempo.
Ormai le neuroscienze sono arrivate alla conclusione che i pensieri producono reazioni chimiche nel nostro cervello; questo ci fa capire allora che i nostri pensieri possono avere un qualche effetto sul nostro corpo fisico. Questo ci porta ancora a dedurre che il nostro modo di pensare abbia un impatto diretto sulla salute e sulle condizioni di vita. Vi sono casi in cui soggetti malati, sia fisicamente che psichicamente, hanno riportato la propria salute alla normalità dopo aver preso coscienza del fatto che dovevano decidere consapevolmente di reinventarsi. Oltre alle condizioni di salute, molti sono riusciti ad essere persone completamente nuove, a reinventarsi una nuova vita, o anche solo a modificare comportamenti sgradevoli o modificare caratteristiche del carattere. Dopo la consapevolezza, ed abbinato lo sforzo, questi individui hanno imparato anche nuovi modi di pensiero ed interrompendo il flusso di pensiero ripetitivo si sono liberati di abitudini familiari, costruendo un concetto più evoluto di chi avrebbero voluto essere, sostituendo una vecchia idea di sé, forse imposta da altri, con un nuovo ideale superiore, esercitandosi ogni giorno mentalmente su come dovrebbe essere questa nuova persona. L'esercitazione mentale, quindi, stimola il cervello a generare nuovi circuiti neurali e cambia il modo in cui il cervello e la mente operano. Possiamo quindi reinventarci!

venerdì 13 agosto 2010

Le credenze: il vero segreto del successo

Nel mondo sportivo spesso abbiamo la possibilità di seguire atleti che nella loro carriera raccolgono continui successi. Qualsiasi cosa facciano, questa sembra avere sempre un esito positivo e qualsiasi sfida debbano affrontare, questa sembra non essere una causa di stress distruttivo ma una vera e propria opportunità per dimostrare, soprattutto a loro stessi e poi agli altri, la loro abilità. Di contro constatiamo che vi sono personaggi che vivono la loro carriera come un continuo sacrificio, una continua lotta colma di ostacoli talmente grandi da renderli delle vere e proprie vittime dello sport. Questi sono sportivi fondamentalmente insicuri, molte volte rassegnati a un destino costellato di insuccessi; qualsiasi cosa intraprendano, sanno già in anticipo che falliranno, ancor prima di iniziare una gara o solo un allenamento.
Su questa base potremmo chiederci perchè per alcuni tutto è particolarmente facile, più che una professione è un costante divertimento, mentre per altri una sofferenza? La risposta è da ricercarsi nel sistema delle credenze.
Se analizziamo personaggi di un certo calibro quali Valentino Rossi, Michael Schumacher, Tiger Woods, Michael Jordan, per citarne solo alcuni, constatiamo che questi hanno una costante presente in tutti loro: la fede incrollabile nelle proprie capacità e nelle proprie risorse, in pratica la credenza di potercela sempre fare.
Ricordiamo che in ogni attività umana, non necessariamente nel campo sportivo, quindi anche nella sfera personale come in quella professionale, indipendentemente dall'attività che svolgiamo, la possibilità di ottenere o arrivare al successo è in diretta conseguenza con la convinzione che noi abbiamo di noi stessi. In buona sostanza, se non crediamo di farcela, il nostro impegno sarà notevolmente limitato. Se non ci riteniamo all'altezza o pensiamo che vi siano persone più capaci di noi, molto probabilmente andremo ad inibire le risorse disponibili per portare a termine il nostro impegno o meta. Se quindi le risorse che andiamo ad usare sono ridotte rispetto al loro reale potenziale, i risultati che ne derivano saranno scarsi ed inefficaci. Questi risultati scarsi andranno allora a rafforzare la credenza che realmente siamo dei mediocri, ne consegue un perverso circolo vizioso: la sfiducia porta a credenze negative con un livello di autostima decisamente basso. Se questo stato è temporaneo o occasionale le conseguenze non sono gravi, ma se ciò permane nel tempo allora si crea la sensazione di sentirsi non capaci di raggiungere un obiettivo ancora prima di raggiungerlo; questa condizione viene chiamata incapacità appresa.
Tutto ciò è dimostrato dal fatto che un evento viene percepito, vissuto ed interpretato in maniera completamente personale da ogni essere umano; ciò comporta il fatto che una realtà oggettiva non esista in modo assoluto. Se allora crediamo che un determinato compito sia per noi troppo difficile o che noi non ne siamo all'altezza, in qualunque caso avremo ragione. Ma se ciò avvene in senso negativo, la regola di questo 'circolo vizioso' vale anche in senso positivo. Se crediamo di farcela, se sappiamo di poter attingere alla nostra più profonda energia e capacità, se sappiamo di valere ed avere tante risorse, addirittura nascoste, allora di sicuro riusciremo. Ciò avviene non solo nello sport ma anche e soprattutto nella vita quotidiana, nel lavoro, nello studio e tante altre circostanze.
Non dimentichiamo che più risultati positivi otteniamo, più la nostra autostima viene arricchita. Una interessante tecnica per aumentare la fiducia in noi stessi è quella di scrivere su di un quaderno, dedicato interamente ai nostri successi, tutti gli obiettivi volta per volta raggiunti. Forse dovremo partire da piccoli successi, per alcuni insignificanti, ma per noi i primi gradini verso la creazione di una persona nuova, solida, sicura di sé e capace di poter dare il massimo delle proprie capacità.

L'Analisi Transazionale: l'arte della comunicazione

Uno dei motivi per cui le scienze psicoterapeutiche vengono accusate di mancanza di basi scientifiche, e molte delle ragioni di tanto disaccordo in questo campo si possono far risalire al fatto che non si è giunti ad una unità fondamentale per lo studio e l'osservazione. Eric Berne, di sicuro definibile come il padre dell'Analisi Transazionale, ha isolato e definito l'unità scientifica fondamentale con queste parole: "L'unità di rapporto sociale si chiama TRANSAZIONE. Se due o più persone si incontrano in un contesto sociale, prima o poi qualcuno si deciderà a parlare o a dare segno, in qualche modo, di essersi accorto della presenza altrui. Questo è lo STIMOLO TRANSAZIONALE. L'altro, o gli altri, diranno o faranno qualcosa che sarà in qualche modo in rapporto con lo stimolo: questa è la REAZIONE TRANSAZIONALE".
L'Analisi Transazionale un è metodo che permette di esaminare questa transazione in cui "Io faccio qualcosa e tu reagisci in qualche modo" e determinare quale componente della natura molteplice dell'individuo si mette in luce.
L'Analisi Transazionale è inoltre il metodo per dare un assetto sistematico alle informazioni tratte dall'analisi delle transazioni, ricorrendo a termini che hanno lo stesso significato per tutti coloro che li impiegano. Tale terminologia rappresenta uno degli sviluppi più importanti del sistema.
Durante le fasi iniziali dell'elaborazione dell'Analisi Transazionale il dr. Berne ebbe a notare che se osserviamo o ascoltiamo le persone, possiamo assistere a dei cambiamenti, dei mutamenti completi che interessano in maniera simultanea l'espressione del volto, il gesticolare, il linguaggio, l'atteggiamento e le funzioni fisiche come palpitazioni cardiache, maggiore frequenza respiratoria. Per fare un esempio pratico possiamo osservare l'uomo che impallidisce e si mette a tremare nell'apprendere la notizia di un insuccesso commerciale, o la madre che impietrisce il suo volto allorchè la figlia la contraddice.
Quando iniziò ad elaborare l'Analisi Transazionale, Berne si pose degli interrogativi: l'individuo che subisce tali interrogativi rimane sempre la stessa persona, parlando ovviamente in termini puramente fisici come struttura ossea o pelle, quindi, cosa cambia dentro di lui? e quali sono i punti di partenza e di arrivo nel cambiamento? Gli studi e le ricerche di Berne portarono a capire che ogni essere umano manifesta tre stati d'essere: genitore, adulto e bambino. Se prendiamo ad esempio lo stato 'genitore', egli notava in alcuni suoi pazienti che essi manifestavano questo stato caratterizzato da un comportamento che era una riproduzione di ciò che il paziente aveva visto o udito fare da parte dei propri genitori durante l'infanzia. Le sue continue osservazioni l'hanno portato a capire che questi tre stati esistono in ogni essere umano; è come se ciascuno recasse in sé una personalità infantile di quando aveva tre anni, come una personalità tipicamente genitoriale (ognuno porta dentro di sé anche i propri genitori) data dalla registrazione a livello cerebrale di esperienze concrete di avvenimenti interni ed esterni, i più significativi dei quali risalgono ai primi cinque anni di vita; in ultimo è riscontrabile un terzo stato, nettamente differente dai primi due, identificato come lo stato in cui la logica e la razionalità non si lasciano coinvolgere dalla componente tipicamente emozionale dei primi due, chiamata appunto adulto.

giovedì 12 agosto 2010

Trapianti: essere religiosi aiuta la sopravvivenza

Fonte: Ansa.it
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Essere religiosi aiuta a sopravvivere: lo dimostra, dati alla mano, lo studio italiano condotto su 179 pazienti che hanno subito un trapianto di fegato e seguiti per quattro anni dal gruppo dell'Istituto di di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), in collaborazione con il dipartimento di Trapiantologia epatica dell'universita' di Pisa. Dalla ricerca, pubblicata sulla rivista Liver Transplantation, risulta che, fra i pazienti che hanno affrontato la malattia profondamente convinti che la fede li avrebbe aiutati, il 93,4% e' sopravvissuto (la mortalita' e' stata quindi del 6,6%), mentre tra coloro che non lo hanno fatto la sopravvivenza e' stata pari al 79,5% (con una mortalita' del 20,5%, tripla rispetto a quella del primo gruppo di pazienti).
Per il responsabile della ricerca, lo psicologo Franco Bonaguidi, la differenza fra i due gruppi ''e' statisticamente notevole, mentre la probabilita' di 'falso positivo', cioe' che sia stata rilevata una differenza inesistente, e' del 2,6%, nettamente inferiore alla soglia convenzionale del 5%''. A fare la differenza, secondo i ricercatori, e' la religiosita' vissuta in modo attivo, ossia intesa come ''cercare attivamente l'aiuto di Dio''.Un atteggiamento, spiega lo psicologo, che ''non si identifica con una religione confessionale, ma che e' un aspetto intimo della personalita' che porta a vedere l'incontro con la malattia grave come un momento di rielaborazione della propria esistenza, dei propri valori e di rivalutazione della componente spirituale e trascendente''.
Per individuare i pazienti con un atteggiamento simile, ai 179 considerati nell'indagine (sottoposti al trapianto fra il 2004 e il 2007), e' stato chiesto di compilare un questionario sulla religiosita'. L'atteggiamento nei confronti della fede e' stato considerato insieme ad altri fattori, come eta' di ricevente e donatore, sesso, livello di istruzione e occupazione, tipo e gravita' della malattia, caratteristiche dell'intervento chirurgico. L'analisi delle risposte ''ha permesso di evidenziare, con una procedura matematica, le principali componenti della religiosita', definite come ricerca 'attiva' di Dio, attesa 'passiva' di Dio e generico atteggiamento fatalistico''. E' emerso cosi', conclude lo psicologo, che ''le uniche variabili in grado di predire la mortalita' dei pazienti dopo il trapianto sono la durata della degenza in terapia intensiva e, come fattore negativo, l'assenza di ricerca di Dio, con un rischio relativo rispettivamente di 1,05 e 3,01''.

martedì 10 agosto 2010

Saper comprendere: l'arte di vivere felicemente

La comprensione dipende dal saper comunicare. La possibilità di comunicare è d'importanza vitale per ogni sistema-guida o per una calcolatrice: non si può reagire in modo esatto se i dati su cui ci si basa sono difettosi o non vengono capiti. Se ciò è vero per una macchina, ancor di più lo diventa nella comunicazione fra esseri umani. Saper comprendere, saper capire ciò che ci viene detto o trasmesso da altre persone, una capacità che ci permetterà di vivere più felicemente, o per lo meno senza eccessiva tensione o rabbia nei confronti del mondo intero.
Da un punto di vista medico si è capito che la confusione è l'elemento basilare costantemente presente nella nevrosi. Il più delle volte è la confusione ad impedirci di capire bene ciò che ci viene detto o interpretare i messaggi che ci vengono inviati (verbali e non). Di conseguenza, per affrontare un problema con efficienza è necessario da parte nostra che cerchiamo di penetrare la vera natura. La maggior parte di noi, con un minimo di onestà, dovrà ammettere che la maggior parte dei nostri insuccessi nei rapporti umani è dovuta ad incomprensione. Questo perchè noi ci aspettiamo che gli altri reagiscano, rispondano ed arrivino alla stessa conclusione che noi traiamo basandoci sui fatti o circostanze. Dovremmo invece ricordare che nessuno reagisce alle situazioni come esse sono realmente, ma in base alle proprie immagini mentali. Il più delle volte le persone reagiscono in una data maniera o assumono determinati atteggiamenti non per farci soffrire, né per cocciutaggine o per malizia, ma perchè capiscono ed interpretano le situazioni in modo diverso da noi. Esse reagiscono semplicemente in conformità di ciò che a loro sembra essere la verità sulle situazioni. Credere che una persona, anche se ha sbagliato, abbia agito in buona fede piuttosto che volutamente con malizia, può giovare al miglioramento dei rapporti umani ed a capire meglio il prossimo.
Molte volte creiamo confusione quando vogliamo aggiungere la nostra opinione personale ai fatti arrivando poi alla conclusione errata. Un esempio tipico è quello in cui due amici si stanno sussurrando qualcosa quando noi passiamo davanti a loro; bruscamente smettono di parlare e sembrano un po' in imbarazzo. Se abbiamo una bassa autostima traiamo la classica conclusione: "devono aver spettegolato sul mio conto!".
Spesso noi coloriamo con le nostre paure, le nostre ansietà o desideri, i dati sensoriali che ci pervengono, ma per combattere l'ambiente che ci circonda dobbiamo voler conoscere la verità su di esso. Dobbiamo essere capaci di vedere la verità e di accettarla buona o cattiva che sia. Bertrand Russel affermò che una delle ragioni per cui Hitler perse la guerra fu il non essersi reso completamente conto della situazione che si venne a creare; in pratica coloro che gli riferivano notizie cattive erano puniti. Questo fece sì che più nessuno osasse dirgli l'amara verità intorno alle sue perdite militari. Non conoscendo quindi la verità, egli non fu più in grado di fronteggiarla.
Molti di noi si rendono individualmente colpevoli dello stesso errore: non amiamo ammettere i nostri errori, i nostri difetti e le noste colpe o confessare di esserci sbagliati nemmeno con noi stessi. Inganniamo noi stessi per non voler ammettere che una situazione è diversa da come vorremmo che fosse.
Una persona che si consideri 'di successo' non solo non deve ingannare gli altri, ma deve imparare a fare la stessa cosa con se stessa.

lunedì 9 agosto 2010

Mancanza di sicurezza

La mancanza di sicurezza ha origine da un concetto o un'opinione di intima incapacità. Se non ci sentiamo all'altezza di ciò che siamo chiamai a fare, ci sentiamo insicuri e buona parte di questo senso di insicurezza non è dovuto al fatto che le nostre risorse interiori siano in effetti minime o scarse, ma al fatto che stiamo usando un falso metro per valutarle.
Se analizziamo l'individuo che manca di sicurezza, questi 'sente' che dovrebbe essere capace, che dovrebbe avere successo, che dovrebbe essere felice, e via dicendo. Tutti questi sono ovviamene degli scopi corretti, ma vi si dovrebbe pensare come mete da raggiungre, piuttosto che come fatti che dovrebbero essere.
Poichè l'essere umano è un meccansimo di azioni il quale lotta per il raggiungimento di uno scopo, il suo Io si può esprimere completamente solo quando egli agisce per il raggiungimento del suo obiettivo. L'uomo riesce a mantenere il suo equilibrio ed il suo senso di sicurezza solo se ha un determinato scopo nella vita da raggiungere, per cui mette a repentaglio tutta la sua energia. Una prova è data da quella situazione in cui quando pensiamo di aver raggiunto uno scopo, diventiamo statici e perdiamo spesso quella sicurezza che ci contraddistingueva.
Questo fenomno è tipico nel campo sportivo: quando una squadra o un atleta campione comincia a considerarsi come tale, cioè un 'campione', egli presto non avrà più qualcosa da conquistare, ma solo una posizione da difendere. Infatti i campioni difendono qualcosa, mentre i contendenti invece combattono per ottenere la vittoria, povocando spesso degli sconvolgimenti.

domenica 8 agosto 2010

Comunicato Stampa del 26/7/2010 - Giù le Mani dai Bambini

SCANDALO ESTIVO, ALLARME PSICOFARMACI AI BAMBINI: SOMMINISTRATI SENZA LA FIRMA DEL CONSENSO INFORMATO DEI GENITORI - OBBLIGATORIO PER LEGGE - E PER PERIODI SUPERIORI DA QUELLI AUTORIZZATI DALLE CIRCOLARI DEL MINISTERO DELLA SALUTE. ON-LINE LE REGISTRAZIONI DELLE INTERVISTE ALLE MAMME
L'Istituto Superiore di Sanità prende le distanze (Panei): "Le ASL sono sottoposte a rigidi controlli, sarebbe un grave illecito che richiederebbe forse l'intervento della Magistratura".
Ma "Giù le Mani dai Bambini" pubblica le prove, disponbili in due file audio da oggi on-line su Internet. Appello al Ministro della Salute (Poma): "Intervenga con un'ispezione nelle strutture interessate, ne va veramente della salute dei bambini italiani".
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Clicca qui per visionare il Comunicato Stampa

sabato 7 agosto 2010

Dormire, cibo ed attività motoria aiuta il cervello

Fonte: Ansa.it
Dormire un paio d'ore in più nel week end, ma anche fare una corsetta, o mangiare cibi ricchi di magnesio. La lista dei metodi per tenere in forma il cervello è sempre più lunga: il Daily Telegraph ne ha raccolti ben 10, per tenere in forma la mente e prevenire i danni dovuti all'età. L'ultima ricerca in ordine di tempo è quella dell'università della Pennsylvania, secondo cui con due ore di sonno in più nel fine settimana il cervello si 'ricarica', e produce migliori performance una volta tornati al lavoro.
I ricercatori sono giunti a questa conclusione studiando 159 trentenni in salute che erano costretti a dormire 4 ore a notte per 5 giorni e a cui poi era consentito di dormirne fino a 10. "Le ore di sonno addizionali nel fine settimana hanno un grosso beneficio per il cervello - spiega David Dinges, autore dello studio - e permettono di ritornare a livelli normali di efficienza". Anche il sonnellino pomeridiano è stato 'riabilitato' dagli scienziati: secondo uno studio dell'università della California infatti basta un'ora per aumentare le capacità di immagazzinare nuove informazioni.
Ma oltre al sonno sono molte altre le attività che aumentano le performance cognitive: fra quelle segnalate dal quotidiano ci sono mangiare cibi ricchi di magnesio o cioccolata, prendere il sole, e persino giocare a Tetris.

lunedì 2 agosto 2010

Siamo tutti drogati e nessuno lo dice

Questo interessantissimo articolo di Marcello Pamio comparso su Disinformazione.it illustra con molta chiarezza la condizione normale degli esseri umani. Solitamente identifichiamo il drogato come colui che assume droghe talmente pesanti da diventare un parassita della società, mentre di contro se ci manca la tazzina di caffè al mattino non riusciamo a fare nulla o se non ricorriamo all'antidepressivo ci sentiamo inadeguati o inutili. Probabilmente siamo dei drogati, e non lo sappiamo!
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E’ risaputo che le droghe pervadono tutta la nostra società e il loro abuso è dilagante. Le autorità dovrebbero vigilare sulla salute pubblica e invece non solo si girano dall’altra parte incuranti del problema, ma ci speculano sopra guadagnando cifre da capogiro. Ma di cosa stiamo parlando? Questo non è il classico articolo sulle droghe tradizionali: cocaina, eroina, hashish, marijuana, ecc., ma sulle droghe che inconsapevolmente assumiamo ogni giorno, tutti quanti, che ci piaccia o non ci piaccia! Se pensate che il fenomeno non vi tocchi, leggete con molta attenzione!
Le droghe affascinano perché alterano la nostra percezione, la capacità di vedere e sperimentare il mondo. Vi sono vari modi per ottenere più o meno lo stesso effetto: cantare, ballare, digiunare, ridere, meditare, leggere, fantasticare, ecc. Ma la droga è certamente molto più rapida, veloce e…proibita.
Dall’alba dei tempi l’uomo cerca e sperimenta sostanze psicotrope con le motivazioni più variegate, eccone qualcuna:
-Espandere la propria coscienza per vedere il mondo con occhi diversi;
-Pratiche di tipo religioso: la marijuana e molte piante allucinogene vengono usate in India e da altre popolazioni indigene;
-Per curare malattie: oppio, cocaina, morfina marijuana e alcol sono stati i pilastri della medicina ottocentesca e venivano usati per qualunque cosa, dai dolori mestruali all’epilessia. Alla fine dell’Ottocento la cocaina veniva pubblicizzata come medicina miracolosa mentre il vino alla coca fu il farmaco più prescritto in assoluto;
-Stimolare la creatività: Charles Baudelaire usava hashish e oppio, il collega Alexandre Dumas si univa a lui negli esperimenti con l’hashish. Lo scrittore americano Edgar Allan Poe faceva uso di oppiacei e parte della sua bizzarria descrittiva, derivava proprio da esperienze con la droga. I primi scritti di Sigmund Freud furono ispirati dalla cocaina, e lui stesso ne incoraggiò il consumo; -Fuggire dalla noia, disperazione e migliorare l’interazione sociale;
-Fuggire dal mondo e dai problemi quotidiani, isolandosi artificialmente.

DROGHE ENDOGENE - Il corpo umano, soprattutto nel cervello e in certe ghiandole, produce potenti sostanze chimiche che hanno effetto sull’umore, pensieri e azioni: le endorfine. Le endorfine sono sostanze stupefacenti che causano molti effetti tipici degli oppiacei, tra cui euforia, stato di benessere e riduzione del dolore. L’essere umano oltre a queste droghe oppiacee, genera anche i propri stimolanti (adrenalina o noradrenalina) e i propri sedativi (serotonina e GABA), questi ultimi in grado di rallentare la trasmissione nel sistema nervoso centrale (SNC). Probabilmente siamo anche in grado di produrre i propri psichedelici, come per esempio la D.M.T. (dimetiltriptamina), poiché è stato dimostrato che la ghiandola pineale, secerne ormoni con una struttura molecolare molto simile. In pratica, non ci facciamo mancare nulla: eccitanti, stimolanti, psichedelici e sedativi! Adesso, dopo questa certamente incompleta introduzione, osserviamo da vicino le droghe che tutti noi usiamo inconsapevolmente ogni giorno. Droghe che agendo nel cervello possono avere degli effetti dirompenti sul comportamento e sul nostro modo di pensare.

STIMOLANTI - La famiglia degli stimolanti, lo dice il nome stesso: stimolano, fanno sentire più vigili ed energici, eccitano in pratica il SNC. I nervi comunicano tra loro mediante impulsi elettrochimici. Un impulso è una vera e propria scarica elettrica che si muove velocissima lungo la fibra di un neurone. Tale fibra può terminare in un muscolo, una ghiandola o in un altro neurone, ma c’è sempre un minuscolo spazio tra la fine della fibra nervosa e la cellula seguente. Per riempire questo spazio, la fibra rilascia piccole quantità di sostanze chimiche (neurotrasmettitori) che influiscono nella cellula che segue. Alcuni neurotrasmettitori sono forti stimolanti, che inducono le cellule muscolari a contrarsi, le ghiandole a secernere e altri neuroni a rilasciare scariche elettriche. Il più comune neurotrasmettitore stimolante è la noradrenalina o norepinefrina. In pratica gli stimolanti agiscono così: fanno rilasciare alle fibre la noradrenalina oppure altri neurotrasmettitori che eccitano il sistema. Pertanto l’effetto stimolante che percepiamo nel corpo è il semplice risultato dell’energia chimica del corpo che va ad agire nel sistema nervoso. Lo stimolante induce l’organismo a consumare questa energia prima e in maggiore quantità rispetto alla norma. Questo è il motivo per cui dopo l’effetto stimolante (illusorio e apparente), si è molto più stanchi e scarichi di prima e servono altri stimolanti per tirarsi su, in un circolo vizioso perverso e deleterio!
Zucchero: Mentre il nostro corredo genetico si è sviluppato in un contesto nutrizionale in cui si consumava (nel Paleolitico) procapite solo 2 kg all’anno sottoforma di miele, siamo passati a 5 kg di zucchero nel 1830 per giungere a 70 kg alla fine del secolo scorso! Lo zucchero bianco è una sostanza innaturale tra le più tossiche in commercio. Basta sapere che viene prodotto con latte di calce (che provoca la distruzione di tutte le sostanze organiche utili: proteine, enzimi, sali, ecc.), poi trattato con acido solforoso per eliminare il colore scuro, poi subisce altri processi, dove viene filtrato, decolorato, centrifugato, per venire alla fine colorato con blu oltremare e blu idantrene (proveniente dal catrame, quindi cancerogeno). La polvere bianca che si ottiene è sterile, completamente morta e dentro il nostro corpo per essere assimilata e digerita, sottrae vitamine e minerali (calcio da ossa e denti: osteoporosi e carie) per ricostruire almeno in parte quell’armonia di elementi distrutti dalla raffinazione. Questo processo acidifica il terreno biologico. Una recente ricerca condotta da Bart Hoebel del Princeton Neuroscience Institute, ha scoperto che lo zucchero crea una vera e propria dipendenza e sintomi di astinenza simili a quelli provocati da altre droghe. Nel cervello, quando si assume zucchero, avvengono dei cambiamenti neurochimici che fanno aumentare la dopamina, e questa è la ragione per cui quando si viene privati improvvisamente della dose zuccherina giornaliera, si genera una vera e propria crisi di astinenza. Prima crea una stimolazione e poi c’è la fase depressiva che crea stati di irritabilità. Questo è causato dal rapidissimo assorbimento dello zucchero nel sangue che fa salire la glicemia, e costringe il pancreas a secernere insulina. Tale ormone fa scendere bruscamente la glicemia (malessere, sudorazione, irritabilità, debolezza) con bisogno di mangiare ancora zuccheri per sentirsi meglio.Ma non finisce qua. Il biologo tedesco Otto Heinrich Warburg è stato insignito il Premio Nobel per la medicina per aver scoperto che il metabolismo dei tumori maligni dipende in gran parte dal loro consumo di glucosio (forma che assume lo zucchero una volta digerito, metabolizzato). Ingerendo infatti zucchero o farine raffinate (pasta, pane, biscotti, grissini, ecc.), si alza il tasso di glucosio (aumenta la glicemia) nel sangue e l’organismo libera oltre all’insulina, come abbiamo visto, l’I.G.F. una molecola con proprietà che stimolano la crescita cellulare. In parole povere lo zucchero è la benzina dei tumori.
Caffè: La caffeina è lo stimolante naturale più diffuso e si trova in molte piante. Il caffè sarebbe stato scoperto dai nomadi etiopi che avevano notato come i propri animali domestici diventavano più vivaci dopo aver mangiato il frutto degli alberi del caffè. Quando provarono a mangiarne i semi, diventarono tutti più briosi, ma alla fine, impararono a ricavare una bevanda dai semi tostati. All’epoca però il caffè veniva usato solo nelle cerimonie e riti religiosi. Si incontravano una notte alla settimana, bevevano grandi quantità di caffè e rimanevano svegli a pregare e salmodiare. Il caffè è un forte stimolante: irrita le mucose dello stomaco e vescica (che secernono poi muco per difendersi), procura cattive digestioni gastrointestinali e impedisce una corretta assimilazione dei principi nutrizionali. E’ uno dei principali distruttori di batteri acidofili nell’intestino, con tutte le conseguenze del caso, e nemico numero uno per reni e fegato. Negli Stati Uniti, dove se ne consumano grandi quantità non è un caso che le marche di antiacidi è pari a quello delle marche del caffè. Nella nostra società la dipendenza dal caffè è fortissima: molti consumatori non riescono a pensare con chiarezza al mattino e nemmeno andare in bagno senza la dose quotidiana. Soffrono veri e propri sintomi di astinenza se smettono di prenderlo. La reazione di astinenza comincia 24-36 ore dopo l’ultimo caffè, e i sintomi sono mal di testa, nausea, irritabilità, apatia e vomito. Per fortuna i sintomi durano da 36 a 72 ore, ma scompaiono rapidamente. Johann Sebastian Bach ne era assuefatto, non a caso magnificò la bevanda con la “Cantata del caffè”. Lo scrittore francese Honoré de Balzac, non riusciva a lavorare senza bere una specie di brodaglia densa che gli procurava dolori e crampi allo stomaco.
Thé: Il thé non è irritante quanto il caffè ma è sempre un potente stimolante. Il suo principio attivo si chiama teofillina, e tra gli effetti nell’organismo, quando lo si beve in quantità, vi è nervosismo, agitazione e insonnia. Essendo un eccitante, vale la stessa cosa appena vista per il caffè.
Cola: La cola è un seme o noce dell’albero della cola che contiene caffeina. Il loro gusto è molto amaro, ed è per questo che in commercio la cola viene addizionata di zucchero. La deleteria combinazione zucchero/caffeina, nelle bibite analcoliche gassate, è particolarmente capace di dare assuefazione e questo i produttori lo sanno molto bene. I genitori per tanto dovrebbero sapere che tali bibite sono droghe velenose capaci di influire sulla salute fisica e lo stato d’animo.
Guaranà: Il guaranà è ricavato dai semi di un arbusto della giungla brasiliana. Contiene più caffeina del caffè e viene usata per produrre bevande gassate oppure integratori stimolanti.
Mate: In Argentina la bibita alla caffeina più diffusa è il Mate, ricavato dalle foglie dell’ilice.
Cioccolato: Una delle più note fonti di caffeina è il cioccolato, anch’esso ricavato dai semi di un albero. Il cioccolato contiene molto grasso ed è così amaro che deve essere mescolato con tanto zucchero per renderlo gradevole al palato.Oltre alla caffeina, contiene teobromina (alcaloide), sostanza affine e con effetti eccitanti analoghi. Vale lo stesso discorso per il caffè con l’aggravante che il cioccolato ha un altro alcaloide e viene zuccherato.
Tabacco: Il tabacco è una delle piante stimolanti più potenti che si conoscano e la nicotina, il suo principio attivo, una delle droghe più tossiche in assoluto. Un normale sigaro contiene una quantità di nicotina sufficiente a uccidere parecchie persone (il tabacco che brucia ne distrugge gran parte). La nicotina è talmente forte e pericolosa che l’organismo umano sviluppa rapidamente una certa tolleranza per proteggersi. Sotto forma di sigarette, il tabacco è una delle droghe che in assoluto provoca più assuefazione: è pari al crack! Sembra incredibile, ma è più difficile liberarsi dell’abitudine di fumare sigarette che smettere di assumere eroina o alcol. Inalato a fondo, il fumo porta nicotina concentrata ai centri vitale cerebrali in pochi secondi, più velocemente di quanto impieghi l’eroina iniettata. Questo spiega perché fumare provoca un’assuefazione così rapida. Per tutto il Novecento le autorità incoraggiavano l’uso di questa droga, con il pretesto che favoriva la concentrazione e il rilassamento. Negli anni Cinquanta non era strano vedere i medici pubblicizzare particolari marche capaci di dare “sollievo alla gola”. Verso la fine del secolo scorso, la posizione della società cambiò nei riguardi del tabacco. Oggi, nonostante siano risaputi tutti i pericoli, i governi del mondo, dal commercio di questa droga tremenda ci guadagnano moltissimi miliardi ogni anno, addirittura quello degli Stati Uniti sostiene l’industria del tabacco con fondi pubblici!

SEDATIVIA - differenza degli stimolanti, i sedativi sono sostanze che abbassano il livello di energia del sistema nervoso, riducendo la sensibilità alla stimolazione esterna e a dosi elevate inducono il sonno
Alcol: L’alcol è la sostanza psicotropa più diffusa al mondo e utilizzata ogni giorno da milioni di persone. Forse è anche la più antica droga nota all’essere umano. Una volta entrato nell’organismo, l’alcol viene assorbito con grande rapidità dall’apparato digerente, entra nel flusso sanguigno e raggiunge il cervello, dove influenza stati d’animo e comportamenti. L’organismo deve lavorare duramente per eliminare l’alcol: ne brucia una parte come combustibile (fegato) e ne espelle una immutata sotto forma di respiro (polmoni) e urine (reni). Quindi i principali organi emuntori del corpo vengono sfibrati per espellere l’alcol, ma quello che ne risente di più è il fegato che a lungo andare diventa sempre più gonfio e pieno di grasso (steatosi), perdendo molte delle sue funzioni metaboliche importantissime. Il senso di calore prodotto dall’alcol è ingannevole: è dovuto all’aumento del flusso sanguigno verso la pelle e questo permette al calore di disperdersi nell’aria, raffreddando pericolosamente il corpo. L’alcol, tra le altre cose, è un fortissimo diuretico: aumenta la quantità di urina, e questo è un segnale inequivocabile che si stanno sforzando le reni per espellere il veleno, facendo perdere acqua al corpo e sfibrando tali organi fondamentali. Grandi bevute possono provocare forti disidratazioni dei tessuti. Fuori da ogni discussione che l’alcol sia la più tossica delle droghe esaminate, pur tuttavia, è la nostra stessa società ad aver fatto dell’alcol la propria droga di prima scelta, grazie anche al fatto che i governi, come nel caso del tabacco, ci guadagnano cifre spropositate. Nessuno ha interesse ad educare le persone del pericolo di questi veleni tossici e pericolosi.

DELIRANTII - delirio è uno stato di disturbo mentale caratterizzato da confusione e disorientamento. Dosi eccessive della maggior parte delle sostanze psicotrope danno luogo a delirio in quanto tossiche per il cervello.
Solanacee: La famiglia delle piante solanacee comprende alcuni prodotti naturali molto diffusi: pomodori, peperoni, peperoncini, melanzane e patate. Ne fanno parte anche piante tossiche come il tabacco, e alcune piante magico-velenose come il giusquiamo, mandragola, stramonio e belladonna. Le solanacee hanno un aspetto spaventoso: sono piante rigogliose, pelose con odori strani e fiori molto singolari. Tutte le parti di queste piante contengono scopolamina, una droga che provoca delirio e che è fortemente velenosa. La concentrazione più alta è nei semi, mentre le radici ne hanno meno, per cui sono le più sicure da consumare. Comunque sia, radici, semi, foglie e fiori possono essere mangiati, fumati, messi in infusione per ricavarne delle tisane allucinogene. Gli effetti mentali indotti sono: irrequietezza, disorientamento e delirio, comprese allucinazioni anche intense e vivide.La capacità della scopolamina di scollegare, chi le assume, dalla realtà ordinaria, spiega la loro diffusione in alcuni ambienti poco raccomandabili… La farmacologia utilizza ancora oggi la scopolamina come farmaco. E’ venduta come sonnifero da banco o sottoforma di compresse per il raffreddore e allergie, per asciugare il naso che cola.
Noce moscata: La noce moscata è il seme, ricoperto da un involucro esterno detto macis, di una pianta tropicale. Contiene una droga detta miristicina che nell’organismo può essere trasformata in uno degli allucinogeni analoghi alle anfetamine.Sia la noce moscata sia il macis, sono infatti utilizzati da tempo come sostanze psicotrope.

FARMACI DA BANCO - Dopo aver elencato le sostanze chimiche naturali, contenute in alcuni alimenti e/o piante, che vanno ad interagire con il SNC, è doveroso aggiungere un capitolo sui farmaci da banco. Moltissimi prodotti in vendita, considerati innocui anche dagli stessi medici prescriventi, e usati da milioni di persone ogni giorno per svariati problemi di salute, interagiscono pericolosamente con il nostro SNC. Sono informazioni utili da sapere, per evitare gratuiti squilibri mentali, soprattutto nel caso di bambini.
Antistaminici: Le allergie sono in costante aumento nella nostra società e non a caso gli antistaminici sono tra i farmaci più consumati in assoluto. Quello che però c’interessa è che stranamente il nostro SNC è molto sensibile a questi farmaci.Alcune reazioni allergiche sono mediate da una sostanza endogena, cioè prodotta dal corpo, ce si chiama istamina. I farmaci, nel tentativo di eliminare i sintomi delle allergie, bloccano l’azione della istamina, cioè bloccano il lavoro importante che sta compiendo la Natura. Ecco perché con gli antistaminici non si curerà mai nessuna allergia! In compenso, gli antistaminici provocano delle profonde alterazioni dello stato d’animo, rendono depressi, acidi, apatici e incapaci di ragionare in modo chiaro. Offuscano il pensiero. Sono sostanze psicotrope! Questo è il motivo per cui alcuni antistaminici, come per esempio la Piribenzamina, vengono utilizzati da tossicodipendenti per sballarsi. Viene venduto anche il Nopron, detto “sciroppo della mamma manager”, e dato da pediatri inconsapevoli per far dormire bambini piccolissimi. L’uso di questa droga (ipnotico) è molto diffusa nei bambini piccoli che piangono di notte e/o che piangono dopo, per esempio, la poppata di latte vaccino. Il latte vaccino è una delle sostanze più intolleranti che esistano, e i piccini, spesso e volentieri, piangono proprio per l’azione tossica che ha a livello intestinale. Noi adulti cosa facciamo? Li droghiamo con un ipnotico, con tutti le conseguenze e i danni che possiamo solo lontanamente immaginare.
Cortisonici, corticosteroidi: Le ghiandole surrenali, oltre all’adrenalina scernono dei corticosteroidi (cortisone e affini). Sono universalmente usati per ridurre le infiammazioni, le reazioni allergiche e le eruzioni cutanee. Come ogni farmaco, anche i cortisonici, anche a dosi modeste, possono sconvolgere in modo drastico l’equilibrio chimico dell’organismo e dare luogo a tossicità, fino al decesso. Arrestano la produzione da parte del corpo di steroidi naturali, e le conseguenze possono essere: aumento di suscettibilità, stress e infezione. Questi farmaci, inoltre, possono dar luogo a euforia estrema, simile alla psicosi maniaco-depressiva, e un loro uso prolungato può trasformare tale euforia in profonda depressione. Gli steroidi possono rendere psicotici alcuni individui e fare venire manie suicide.
Sciroppi per la tosse: Alcuni sciroppi per la tosse non contengono alcuna sostanza psicotropa, altri invece noti sedativi come alcol e cloroformio, stimolanti come pseudoefedrina, antistaminici o derivati oppiacei. Il principale sedativo da banco per la tosse contiene destrometorfano, un parente della codeina che calma il nucleo della tosse, senza andare a curare l’origine della stessa. I consumatori drogati, ne assumono grandi quantità per ottenere uno stato da zombie chiamato dexing o robotripping.
Broncodilatatori: Sono farmaci che aprono le vie aeree nell’apparato respiratorio e agiscono stimolando il sistema nervoso simpatico, che regola le pareti muscolari dei tubi bronchiali. La conseguenza, oltre all’effetto voluto, è che provocano eccitazione, irrequietezza, ansia e insonnia.Creano molta dipendenza, quando l’effetto di una dose svanisce, la costrizione bronchiale aumenta rendendo necessarie altre dosi, e via così in un circolo deleterio. Uno dei farmaci più ampiamente prescritto, la teofillina, viene tenuto sotto attento esame come possibile causa di comportamenti violenti e singolari. La teofillina è il principio attivo del thé ed è un parente stretto della caffeina.
Decongestionali nasali: Uno degli effetti degli stimolanti è quello di contrarre i vasi sanguigni nel naso e nei seni. Tale costrizione restringe i tessuti, consentendo all’aria di passare meglio. Tale effetto è ovviamente momentaneo, e quando svanisce viene seguito da una reazione opposta detta “rimbalzo”, nella quale i seni sono più chiusi di prima. Il meccanismo di forte dipendenza dipende dalla natura temporanea del sollievo che danno, se si continua ad usarli per far fronte al “ribalzo” che segue alla dose iniziale, in breve non si riuscirà più a respirare senza. Nel mercato sono disponibili forme decongestionanti orali contenenti la pseudoefedrina, parente stretto della efedrina stimolante.

LEGGI DELLA VITA - Esistono alcune leggi immutabili in Natura che scandiscono la nostra esistenza. Nel nostro caso due sono le Leggi che interessano. La “Legge della Forza”, afferma che tutta “la Forza usata, e quindi consumata, in ogni azione vitale o medica, è la Forza Vitale, e cioè, quella che proviene dall’interno dell’organismo e non dall’esterno”. La “Legge del Doppio Effetto”, afferma invece che “l’effetto secondario sull’organismo vivente di qualsiasi atto, abitudine, indulgenza o agente, è l’esatto contrario del primo effetto”. Cosa significano queste fondamentali Leggi? Da una parte si stabilisce che è la Forza Vitale organica ad agire e produrre l’Azione, dall’altra che l’effetto secondario di ogni sostanza è contrario al primo. Quindi quando assumiamo sostanze tossiche-velenose come caffè, thè, cioccolata, zucchero o altre droghe come fumo o farmaci, l’effetto immediato è l’eccitazione del sistema. Questa eccitazione però non è dovuta alla droga in sé (caffeina, nicotina, teofillina, teobromina, ecc.), ma all’Energia o Forza Vitale che viene sequestrata dal corpo per espellere la tossina velenosa.Dopodiché si manifesta l’effetto secondario che è esattamente contrario: tutto il sistema prima eccitato, energico, si svuota e scarica. A lungo andare, questo assurdo modus vivendi antinaturale, debilita fisicamente e psichicamente l’uomo di energia vitale.

Siamo drogati e non lo sappiamo - All’appello mancano moltissime altre sostanze con effetti diretti sul SNC, ma certamente il materiale trattato è sufficiente per affermare che oggi una persona “normale”, con uno stile di vita “normale”, è un drogato! Ricordiamo che l’abuso di droga non è il consumo di una sostanza non accettata o illegale: drogarsi significa assumere qualunque sostanza che danneggia la salute fisica e/o mentale. Far crescere bambini con alimenti putrefattivi come le proteine animali, alimenti mortiferi come bevande gassate e alcoliche (eccito-deprimenti), zuccheri e cereali raffinati (eccito-deprimenti), caffè, thé (eccito-deprimenti), significa sviluppare adulti corrotti, drogati, dipendenti e soprattutto privi di energia vitale. Quindi predisposti alle malattie e al controllo mentale! Tutto questo ovviamente fa comodo al Sistema, a cui non dispiace aver a che fare con persone non libere e manipolabili. Quindi non dobbiamo scandalizzarci se oggi i giovani abusano di alcol o altre sostanze deleterie per il corpo e la mente: noi adulti li abbiamo svezzati e fatti crescere con droghe non meno tossiche e pericolose per la salute!
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Tratto dai seguenti libri:
-“Dal cioccolato alla morfina: tutto quello che dovete sapere sulle sostanze che alterano la mente”, Andrew Weil e Winifred Rosen, ed. Arcana
-“Anti-cancro: prevenire e combattere i tumori con le nostre difese naturali”, David Servan-Schreiber, ed. Sperling & Kupfer
-“Il Sistema Igienistico”, Herbert Shelton, ed. Manca

Tutto il corpo pensa: la chimica delle emozioni

Uno dei maggiori contributi alla riunificazione della dicotomia umana in medicina è dovuto al lavoro e alla visione pionieristica di Candace Pert. La Pert, neurofisiologia, direttrice del centro di biochimica cerebrale del NIMH, National Institute for Mental Health, è una delle più importanti figure nell’ambito della ricerca internazionale sul cervello: ha infatti scoperto le endorfine e un vasto numero di neuropeptidi, le molecole che trasmettono le informazioni nel sistema nervoso, ed ha evidenziato che i neuropeptidi sono i mediatori sia delle informazioni, sia delle emozioni e sono attivi praticamente in tutte le cellule del corpo, nel sistema nervoso, ma soprattutto nel sangue, nel sistema immunitario e nell’intestino.
Queste scoperte l’hanno candidata al Nobel per la medicina, ed hanno creato – come spesso accade in questi ultimi anni – una sorta di rivoluzione nel modello di essere umano della medicina ufficiale. Come l’editore John Maddox ha riportato su Nature, le persone più esperte in questo campo sostengono che ogni stato d’ animo é fedelmente riflesso da uno stato fisiologico del sistema immunitario.
Occorre puntualizzare che, fino ad una ventina di anni fa, termini come “mente”, “emozione” o “coscienza” non erano nemmeno menzionati nei testi di medicina, in quanto il modello umano ufficiale considerava il corpo come unica realtà e la mente un concetto estraneo alla scienza e non indispensabile. In neurofisiologia si riteneva (e molti purtroppo molti ritengono ancora) che il cervello “producesse” il pensiero e che il suo funzionamento fosse quello di un computer, basato su una semplice logica di acceso-spento.
La scoperta dei primi mediatori sembrava avvalorare questa concezione puramente meccanicista, ad esempio un neurotrasmettitore “eccitava” un neurone che “attivava” un muscolo mentre un secondo mediatore “inibiva” il neurone e “rilassava” il muscolo.
Con le scoperte della Pert sui neuropeptidi, questo modello è stato scardinato completamente. Innanzitutto i neuropeptidi devono essere considerati delle molecole “psichiche”, in quanto non trasmettono solo informazioni ormonali e metaboliche, ma “emozioni” e segnali psicofisici: ogni stato emotivo (amore, paura, piacere, dolore, ansia, ira… ), con le sue complesse sfumature chiamate sentimenti, è veicolato nel corpo da specifici neuropeptidi. Anche la vecchia divisione tra neurotrasmettitori e ormoni è diventata obsoleta, in quanto entrambi sono da considerarsi categorie di neuropeptidi.
Contrariamente alle aspettative, questi neuropeptidi e i loro recettori sono stati rinvenuti in ogni parte del corpo e non soltanto nel sistema nervoso: inoltre la semplice meccanica dell’”acceso-spento” è stata soppiantata dalla logica estremamente più complessa della “neuromodulazione”. Lo psicofisiologo francese Jean-François Lambert, sul concetto di neuromodulazione, ha valutato le possibili variazioni di comunicazione in una singola sinapsi neuronica nell’ordine delle centinaia fino alle migliaia di differenti possibilità.
Questo significa che l’intero corpo “pensa”, che ogni cellula o parte del corpo “sente” e prova “emozioni”, elabora le proprie informazione psicofisiche e le trasmette ad ogni altra parte attraverso una fittissima rete di comunicazioni di estrema varietà comunicativa.
Tutto il corpo è vivo, intelligente e cosciente, ogni cellula prova piacere e dolore ed elabora strategie metaboliche per il benessere collettivo. Finalmente la medicina scopre che il corpo non è una macchina! Su queste basi teoriche e sperimentali, Candace Pert parla dell’essere umano come di una complessa “rete di informazioni” e dichiara che l’antica divisione tra mente e corpo non ha più ragioni di sussistere: al vecchio concetto bisogna sostituire quello di psicosoma (bodymind), in cui ogni aspetto psicofisico umano è visto come parte di un’unica organica realtà.
Queste avanzate concezioni mediche costituiscono un importante sostegno alla concezione unitaria o psicosomatica del modello Cyber, in particolare se consideriamo che è stata documentata la presenza di neuropeptidi e dei loro recettori anche negli unicellulari: tale dato sostiene la nostra ipotesi degli organismi unicellulari come unità di coscienza in grado di sentire ed elaborare informazioni in modo analogo agli animali superiori, anche se su livelli o densità informatiche più semplici e primitive.
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Tratto da: ceepsib.org
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