martedì 31 maggio 2011

La trasmissione sinaptica

La struttura anatomica delle sinapsi varia in funzione delle rispettive parti del sistema nervoso dei mammiferi. Le terminazioni delle fibre presinaptiche sono di norma ingrossate a formare dei bottoni terminali o sinaptici. Essi sono localizzati normalmente su spine dendritiche, cioè su piccole protuberanze che sporgono dai dendriti. In alcuni casi le ramificazioni terminali dell'assone del neurone presinaptico formano un canestro o rete attorno al soma della cellula postsinaptica. In altre sedi esse si intrecciano con i dendriti della cellula postsinaptica (fibre rampicanti del cervelletto) o terminano direttamente sui dendriti (dendriti apicali delle celule piramidali corticali) o sugli assoni (terminazioni asso-assoniche). Nel midollo spinale le terminazioni presinaptiche sono strettamente applicate al soma ed alle regioni prossimali dei dendriti del neurone postsinaptico. Il numero dei bottoni sinaptici varia da uno per cellula postsinaptica (nel mesencefalo) fino a valori molto elevati; è stato calcolato che il numero di bottoni sinaptici su un singolo motoneurone spinale è di circa 10.000 dei quali 2.000 sul corpo cellulare e 8.000 sui dendriti.


La porzione della membrana del soma ricoperta da ogni singolo bottone sinaptico è piccola, ma i bottoni sinaptici sono così numerosi che nell'insieme l'area da essi ricoperta è circa del 40% della superficie totale della membrana. Nella corteccia cerebrale è stato calcolato che circa il 98% delle sinapsi è sui dendriti e solo il rimanente, cioè il 2%, sui corpi cellulari. Nel prosencefalo umano è stato calcolato che il rapporto tra sinapsi e neuroni è di 40.000 a 1.
Al microscopio elettronico si può notare che nelle sinapsi chimiche  bottoni sinaptici sono separati dalla membrana della cellula postsinaptica da una fessura sinaptica, larga 20 nm circa. Tanto il bottone sinaptico quanto il soma hanno la membrana intatta. Dentro il bottone vi sono molti mitocondri e piccole vescicole o granuli, specialmente numerosi nella parte del bottone più vicina alla fessura sinaptica. Le vescicole o granuli contengono piccoli pacchetti del mediatore chimico responsabile della trasmissione sinaptica; la loro morfologia varia a seconda della natura del trasmettitore in esso contenuto.
Solo alcuni dei bottoni sinaptici che terminano su di un neurone sono terminazioni di un singolo neurone presinaptico. I motoneuroni spinali ne ricevono dalle radici dorsali, dai lunghi fasci spinali discendenti ed in gran parte dagli interneuroni, brevi neuroni di connessione. In questo modo, su ogni neurone postsinaptico convergono parecchi neuroni presinaptici; inversamente, gli assoni di quasi tutti i neuroni presinaptici si dividono in molti rami che divergono per terminare su molti neuroni postsinaptici. La convergenza e la divergenza sono il substrato anatomico della facilitazione, dell'occlusione e della riverberazione. Si è calcolato che nel cervello umano ci sono circa 100 miliardi di neuroni e 100.000 miliardi di sinapsi. Di conseguenza,  in media su un neurone convergono 1.000 afferenze, mentre ogni neurone diverge su 1.000 altri neuroni. E' ovvio che il numero di possibili vie che un impulso può seguire attraverso una rete neuronica di tale complessità è astronomico.
In genere le sinapsi permettono la conduzione degli eccitamenti solamente in una direzione, e cioè dai neuroni presinaptici a quelli postsinaptici. Un impulso condotto antidromicamente lungo gli assoni delle radici ventrali si esaurisce dopo aver depolarizzato i corpi cellulari dei motoneuroni spinali. Poichè gli assoni conducono con uguale facilità in entrambe le direzioni, la presenza di un 'cancello' a senso unico a livello delle sinapsi rappresenta una condizione necessaria per una funzione nervosa ordinata. La trasmissione chimica a livello delle giunzioni sinaptiche spiega la conduzione a senso unico. Il trasmettitore è localizzato nei bottoni terminali delle fibre presinaptiche, mentre nella membrana postsinaptica se ne trova poco o niente. Quindi un impulso che arriva alla membrana postsinaptica non può liberare la sostanza. La progressione degli eccitamenti avviene solo quando il potenziale d'azione giunge nelle terminazioni presinaptiche e determina la liberazione del trasmettitore immagazzinato.

lunedì 30 maggio 2011

Il pensiero omeopatico

Statua del
dr. Samuel Hahnemann
L'omeopatia moderna ha circa 200 anni di storia. Il pensiero omeopatico può essere compreso e studiato a fondo grazie alle ricerche ed alle opere del dr. Samuel Hahnemann (1755-1853), medico tedesco, che nel diciottesimo secolo osservò e rielaborò il pensiero di Ippocrate sulla legge della similitudine. Ippocrate nasce nel V secolo (all'incirca 460-370 a.C.); egli è membro della casta degli Asklepiadi, medici appartenenti al ramo discendente dal mitico dio Asklepio (latino Aesculapius). Uno dei suoi pensieri rivoluzionari fu quello di ritenere ogni malattia, persino l'epilessia considerata da tutti malattia sacra, dovuta a cause naturali. Il suo trattato De morbo sacro è la conferma del distacco della malattia razionale da quella teurgica. Ippocrate separa nettamente la filosofia dalla medicina; sostiene che delle malattie è necessario trovare le cause, non accontentandosi di dar loro semplicemente dei nomi. Il suo contributo è stato quello di spiegare la medicina come derivazione di una sommatoria di precedenti elaborazioni, risultato quindi sia della pratica empirica che della acquisizione teorica. Queste due, messe insieme, possono dare come frutto nuove scoperte, maggiore conoscenza ed avanzamento scientifico. In pratica il metodo della medicina ippocratica è fondata sull'arte e sulla abilità, sintesi dell'abilità pratica e della conoscenza scientifica. Secondo Ippocrate una determinata terapia deve portare il malato a riacquistare l'equilibrio perduto attraverso una dieta, un corretto regime di vita o con interventi terapeutici, seguendo l'evoluzione naturale della malattia. La conoscenza medica e l'attenta osservazione del malato possono permettere al medico di formulare una diagnosi ed una prognosi; invece per mantenere la salute o per recuperarla sono fondamentali, come già detto, fattori come l'alimentazione, esercizio fisico, sonno.
È proprio su questa base che il dr. S. Hahnemann, riprendendo gli studi ippocratici, verificò la legge della similitudine sperimentalmente e la adottò per dare vita alla dottrina omeopatica; pare che Ippocrate stesso abbia provato a dare a chi vomitava il suo stesso vomito diluito in acqua al fine di fermare lo stimolo. Hahnemann introdusse due elementi alla terapia omeopatica: l'utilizzo di dosi molto diluite a livello infinitesimali e la suddivisione del paziente secondo "terreni". Questi terreni rappresentavano caratteristiche quali la costituzione, lo stato psichico e caratteriale, i sintomi e come questi si sarebbero presentati. Tutto questo porta a vedere il paziente proprio come lo vedeva Ippocrate: nella sua dimensione globale, quindi in modo olistico.
I cinesi pare abbiano cercato di curare malati di vaiolo con il residuo cutaneo (croste) degli stessi malati, dopo averlo polverizzato ed inalato come tabacco da fiuto. Il medico dr. Bruguiere (1734) fece degli esperimenti secondo il concetto omeopatico. Nel diciottesimo secolo il medico dr. Jenner (1749-1823) curò la sua intera famiglia con il metodo cinese prima menzionato per curare appunto il vaiolo, mentre nel 1774 il medico dr. Jesty vaccinò la sua famiglia nello stesso modo.
James Tyler Kent (1849-1916) ha iniziato i suoi lavori dopo Hahnemann; questi era un medico tradizionale. Come medico non riuscì a curare la moglie, si rivolse allora ad un omeopata per trovare la cura; dopo che la moglie guarì grazie a questa terapia, iniziò ad utilizzare lui stesso l'omeopatia.
Sono questi alcuni dei ricercatori che hanno dato vita a questo sistema curativo non invasivo e naturale.

domenica 29 maggio 2011

La chimica del cervello: comportamento e trasmissione sinaptica

Recettori dopamina e oppioidi
Vi sono dei farmaci che hanno la capacità di modificare il comportamento nell'uomo come gli psicotomimetici che danno allucinazioni o altre manifestazioni psicotiche, i tranquillanti che riescono a sedare l'ansietà e gli energizzanti psichici, che sollevano dagli stati depressivi, migliorando l'umore e aumentando l'interesse.
Secondo la moderna psichiatria molti di questi farmaci agiscono modificando la trasmissione nelle giunzioni sinaptiche del cervello, stimolando l'interesse circa la natura e le proprietà dei mediatori coinvolti. Anche se di contro vi sono delle ricerche scientifiche che non attribuiscono a questi farmaci particolari risposte chimiche, esaminiamo ora alcuni neurotrasmettitori monoaminici, cioè trasmettitori che contengono un singolo gruppo amminico, i quali sono correlati a delle risposte emotive. La loro distribuzione è stata mappata impiegando tecniche istochimiche.

Serotonina
Serotonina
La serotonina è presente in concentrazione relativamente elevata in alcune aree del cervello; i neuroni contenenti serotonina hanno i corpi cellulari nei nuclei del rafe della linea mediana del tronco cerebrale e si proiettano a porzioni dell'ipotalamo, del sistema limbico, della neocorteccia e del midollo spinale.
L'LSD (dietilamide dell'acido lisergico) è un farmaco psicotomimetico, antagonista della serotonina. Le allucinazioni che produce vennero scoperte dal chimico che la sintetizzò quando la inalò accidentalmente. Sebbene l'LSD non abbia dei rapporti chiari con la serotonina cerebrale, la sua scoperta ha richiamato l'attenzione sul rapporto fra comportamento e concentrazione della serotonina nel cervello. Sono diverse le sostanze che, come la serotonina, sono derivanti dalla triptamina e che quindi hanno un'azione psicotomimetica come la psilocibina, un allucinogeno presente in alcuni funghi. Una deplezione selettiva della serotonina contenuta nel cervello può essere prodotta mediante la somministrazione di p-clorofenilalanina, un composto che blocca la conversione del triptofano a 5-idrossitriptofano. Questa è la tappa limitante la velocità di biosintesi della serotonina. Negli animali la p-clorofenilalanina determina insonnia prolungata, suggerendo che la serotonina svolga un ruolo del sonno. Tuttavia nell'uomo non compaiono insonnia né chiare modificazioni psichiche, anche in seguito a somministrazioni di dosi più grandi. I neuroni serotoninergici scaricano rapidamente nello stato di veglia, lentamente durante la sonnolenza, più lentamente con raffiche durante il sonno e per nulla durante il sonno REM. L'LSD deprime l'attività dei neuroni serotoninergici ed è stato ipotizzato che la risposta psicotomimetica alla LSD sia in realtà il sognare da svegli. La serotonina svolge un ruolo eccitatorio nella regolazione della secrezione di prolattina.

Noradrenalina
La distribuzione della noradrenalina, nel cervello, è parallela a quella della serotonina. I corpi cellulari dei neuroni contenenti noradrenalina si trovano nel locus ceruleus (o punto blu, nucleo situato nel tronco encefalico tra mesencefalo e ponte di Varolio, è coinvolto nelle risposte dello stress e del panico) ed in altri nuclei del ponte e del midollo allungato.
Studi con farmaci che influenzano la noradrenalina indicano che l'umore è correlato alla quantità di noradrenalina libera disponibile a livello delle sinapsi nel cervello. La depressione risulta da una quantità troppo bassa di noradrenalina disponibile; di contro, farmaci quali gli inibitori della monoaminossidasi e le amfetamine, che aumentano la noradrenalina libera migliorando l'umore. Sembra che gli antidepressivi triciclici, come la desipramina, agiscano allo stesso modo; essi riducono la ricaptazione di noradrenalina liberata. Questi farmaci deprimono anche la ricaptazione di serotonina ed hanno attività antiistaminica.
Nell'ipotalamo i neuroni contenenti noradrenalina sono coinvolti nella regolazione della secrezione di ormoni dell'ipofisi anteriore e pare che inibiscano la secrezione della vasopressina e dell'ossitocina.

Adrenalina
Esiste un sistema di neuroni contenenti feniletanolamina-N-metiltransferasi (PNMT) i cui corpi cellulari sono contenuti nel bulbo e si proiettano all'ipotalamo. Questi neuroni secernono adrenalina, ma la loro funzione è incerta. La feniletanolamina-N-metiltransferasi è un enzima appartenente alla classe delle transferasi e converte la noradrenalina in adrenalina.
In ambito clinico l'adrenalina (o epinefrina) viene impiegata nella terapia dello shock anafilattico, dell'arresto cardiaco ed aggiunta agli anestetici locali per ritardare l'assorbimento.

Dopamina
La dopamina è prodotta in diverse zone del cervello tra cui la substantia nigra e la zona ventrale tegmentale(VTA). Troviamo quantità notevoli nei gangli della base, in modo particolare nel telencefalo, nell'accumbens, nel tubercolo olfattorio, nel nucleo centrale dell'amigdala, nell'eminenza mediana e in alcune zone della corteccia frontale.
Attraverso la tomografia ad emissione di positroni (PET) si è capito che negli esseri umani normali vi è una perdita costante di recettori per la dopamina nei gangli basali con l'invecchiamento; la perdita è maggiore negli uomini rispetto alle donne. Esistono prove sempre maggiori che la dopamina è coinvolta nella patogenesi della schizofrenia. Le amfetamine le quali stimolano la secrezione di noradrenalina e di dopamina provocano una psicosi che ricorda la schizofrenia quando somministrate a grandi dosi, ed alcuni derivati della dopamina sono allucinogeni.
Gli antagonisti dopaminergici sono farmaci che trovano ampio utilizzo come neurolettico in ambito psichiatrico, mentre agonisti dopaminergici sono usati sia come terapia di prima scelta nel morbo di Parkinson, sia come antidepressivi e contro la dipendenza, anche se in misura minore.

Acetilcolina
L'acetilcolina è un estere di acido acetico e colina. La molecola fu inizialmente identificata nel 1914 da Henry Hallett Dale grazie alla sua azione sul tessuto cardiaco. Il suo ruolo di neurotrasmettitore fu confermato da Otto Loewi, che nominò inizialmente la molecola come vagusstoff, perché secreta dal nervo vago. Per questi studi, entrambi ricevettero nel 1936 il Premio Nobel.
L'acetilcolina si trova in tutte le parti del SNC, ma è particolarmente concentrata nella corteccia cerebrale, nel talamo ed in diversi nuclei del proencefalo basale. L'acetilcolina risulta essere un mediatore eccitatorio nei gangli della base, nei quali invece la dopamina è inibitoria. Nel parkinsonismo, la perdita della dopamina altera l'equilibrio colinergico-dopaminergico, e gli anticolinergici, insieme con la L-dopa, riescono di beneficio.

venerdì 27 maggio 2011

Basi Neurofisiologiche del comportamento istintivo e delle emozioni

Le emozioni hanno componenti psichiche e fisiche. Nel loro insieme comprendono la cognizione, coscienza della sensazione e della sua causa, l'affettività, cioè il sentimento generato dalla sensazione, la conazione, e più precisamente la spinta all'azione ed in ultimo i cambiamenti fisici quali l'ipertensione, la tachicardia e la sudorazione.
Con il termine lobo limbico o sistema limbico ci si riferisce a quella parte del cervello costituita da un anello di tessuto corticale attorno all'ilo dell'emisfero cerebrale e da un gruppo di strutture profonde associate, cioè l'amigdala, l'ippocampo ed i nuclei del setto. Istologicamente la corteccia limbica è filogeneticamente la parte più antica della corteccia cerebrale; è costituita da un tipo primitivo di tessuto corticale, chiamato allocorteccia che circonda l'ilo dell'emisfero, e da un secondo anelo di corteccia, di tipo intermedio, detta iuxtallocorteccia, che sta tra la prima ed il resto della corteccia cerebrale.
Una delle caratteristiche del sistema limbico è la sua scarsezza di connessioni con la neocorteccia; funzionalmente l'attività neocorticale influenza il comportamento emozionale e viceversa, tuttavia, una delle caratteristiche delle emozioni è quella di non essere sotto il dominio della volontà. Un'altra caratteristica dei circuiti limbici è la loro lunga scarica postuma in seguito  a stimolazione. Questo fatto spiega in parte il fatto che le risposte emotive sono piuttosto lunghe, anzichè evanescenti e durano più degli stimoli che le producono. Esperimenti di stimolazione e di ablazione dimostrano che il lobo limbico è implicato anche nel comportamento alimentare oltre che nella funzione olfattiva. In qualunque caso, insieme con l'ipotalamo esso è implicato anche nel comportamento sessuale, nelle emozioni di rabbia e di paura e nella motivazione. Vediamo questi tre aspetti:

Comportamento sessuale
L'accoppiamento è da ritenersi un fenomeno particolarmente complesso che coinvolge molte parti del sistema nervoso. Se esaminiamo attentamente la copulazione, ad esempio, essa è fatta di tutta una serie di riflessi, integrati nel midollo spinale e nella parte caudale del tronco cerebrale; da notare però che le componenti comportamentali legate al desiderio sessuale nel maschio e nella femmina sono regolate in misura maggiore dal sistema limbico e dall'ipotalamo. Nell'essere umano le funzioni sessuali sono in gran parte encefalizzate e sono condizionate da fattori psichici e sociali.
Nella donna adulta l'ovariectomia non riduce obbligatoriamente la libido o la capacità sessuale. Oltre a ciò, le donne, anche dopo la menopausa, hanno rapporti sessuali anche frequenti quanto prima della menopausa stessa. Secondo alcuni ricercatori, questa continuità del desiderio sessuale è dovuta ad una persistente secrezione di estrogeni e di androgeni da parte della corticale surrenale, ma è anche possibile che questo sia il risultato dell'encefalizzazione delle funzioni sessuali nella specie umana e della loro relativa indipendenza dal controllo istintivo ed ormonale. Inoltre, la somministrazione di ormoni sessuali aumenta il desiderio sessuale nell'uomo, infatti il testosterone  aumenta la libido come anche gli estrogeni usati nel trattamento del cancro alla prostata.

Paura e Rabbia
Sotto certi aspetti, queste due emozioni sono sotto molti aspetti affini. Le manifestazioni esterne della paura (reazione di fuga), consistono, negli animali, in risposte autonomiche quali la sudorazione, la midriasi, il tremore ed un continuo volgere della testa da un lato all'altro in cerca di una via di fuga. La rabbia (reazione di lotta o di attacco), è associata, nel gatto, a fischi, sputi, brontolio, piloerezione, midriasi, morsi e graffi ben diretti. Queste due reazioni, molte volte fuse insieme, possono essere prodotte dalla stimolazione dell'ipotalamo. Nell'animale sveglio si può provocare la reazione della paura stimolando l'ipotalamo o i nuclei amigdaloidei; se le amigdale sono state distrutte, vengono a mancare la reazione della paura e le sue manifestazioni autonomiche ed endocrine. Gli ormoni gonadali influenzano il comportamento aggressivo; negli animali maschi il comportamento aggressivo viene depresso dalla castrazione ed aumentato dagli androgeni.
Da ciò si deduce che nell'ipotalamo e nel sistema limbico vi siano due meccanismi in intimo rapporto fra di loro che determinano uno la placidità, l'altro la rabbia. Sebbene le risposte emozionali siano nell'uomo molto più complesse e sottili che negli animali, i substrati nervosi sono probabilmente gli stessi. La stimolazione dei nuclei dell'amigdala o di parti dell'ipotalamo, nell'uomo sveglio, produce sensazioni di paura e di rabbia.

Motivazione
Vi sono ricerche che forniscono la prova fisiologica che il comportamento è motivato non solo dalla riduzione o dall'evitamento di effetti spiacevoli, ma anche da ricompense primarie quali quelle prodotte dalla stimolazione del sistema cerebrale di ricompensa. Le implicazioni di questi fatti sono molto importanti per quanto riguarda sia la classica teoria della motivazione, sia le risposte emozionali normali ed anormali.

Jean Piaget: i quattro periodi di sviluppo cognitivo

Jean Piaget (Neuchâtel, 9 agosto 1896 – Ginevra, 16 settembre 1980) è stato uno psicologo e pedagogista svizzero. È considerato il fondatore dell'epistemologia genetica, ovvero dello studio sperimentale delle strutture e dei processi cognitivi legati alla costruzione della conoscenza nel corso dello sviluppo.
Benchè lo sviluppo sia un processo continuo, le strutture cognitive  dei bambini di differenti età differiscono tra loro tanto quanto basta per permettere di trarre inferenze riguardo alle regole che essi usano per comprendere il loro ambiente e controllare il loro comportamento. Il dr. Piaget ha suddiviso lo sviluppo cognitivo in quattro periodi; in pratica ciò che il bambino apprende in un periodo gli permette di progredire verso il successo. Vediamo ora questi quattro periodi:
Periodo Senso-Motorio
Dura dalla nascita sino all'età di due anni. Durante questo periodo la cognizione è strettamente legata alla stimolazione esterna. All'inizio il bambino sembra perdere ogni interesse per un oggetto che scompare dalla sua vista; inoltre la cognizione è costituita interamente dal comportamento: pensare è fare.
Piaget ha suddiviso il periodo senso-motorio in sei stadi, in conformità con le regole che costituiscono i loro schemi e concetti. Secondo questo psicologo il modo migliore per indagare il concetto di 'oggetto' di un bambino piccolo è osservare ciò che egli fa quando un oggetto scompare o viene nascosto.
Stadio 1 (0-2 mesi): in questo stadio il bambino non sembra avere un concetto per gli oggetti che gli vengono posti dinanzi. Egli può guardare stimoli visivi e volgere il capo e gli occhi verso la sorgente di un suono, ma nascondere un oggetto non stimola alcuna particolare risposta.
Stadio 2 (2-4 mesi): in questa fase il bambino diventa capace di seguire con gli occhi gli oggetti in movimento; se un oggetto scompare dietro un ostacolo, il bimbo continuerà a fissare con gli occhi il luogo dove l'oggetto è scomparso, ma non lo cercherà e se l'oggetto non riappare subito, egli perde l'interesse dello stesso. Piaget chiama questo fenomeno aspettativa passiva: il bambino aspetta che l'oggetto ricompaia ma non lo cerca.
Stadio 3 (4-6 mesi): il bambino è capace ad afferrare e trattenere gli oggetti. Se un oggetto viene nascosto sotto un telo, egli non tenterà di ricuperarlo ma allungherà la mano per prendere un oggetto che sia visibile almeno in parte. Egli acquisisce la capacità di prevedere un avvenimento, ad esempio, se un oggetto in movimento passa dietro ad uno schermo, il bambino volge gli occhi verso il lato distante dello schermo, precedendo la ricomparsa dell'oggetto dall'altro lato.
Stadio 4 (6-12 mesi): il bambino afferra gli oggetti, li capovolge ed analizza le loro proprietà; se un oggetto viene nascosto, egli lo cerca attivamente. Il concetto di oggetto cambia e questo diventa permanente, infatti un oggetto nascosto continua ad esistere anche se gli schemi comportamentali per affrontare gli oggetti nascosti non sono ancora sviluppati completamente.
Stadio 5 (12-15 mesi): arrivato ad un anno di vita, il bambino cercherà un oggetto nascosto nell'ultimo posto in cui è stato nascosto, potendo però distinguere solo gli ultimi cambiamenti del nascondiglio. Se ad esempio l'oggetto è nella mano dello sperimentatore, questi chiude la mano e mettendo la mano sotto di un panno lascia l'oggetto sotto il tessuto, il bambino cercherà l'oggetto nella mano dello sperimentatore e non sotto il panno.
Stadio 6 (15-18 mesi): secondo il dr. Piaget, durante questo stadio il bambino comincia a pensare. La funzione di pensiero è però strettamente legato a soli schemi motori e a concetti di proprietà degli oggetti. A questo stadio dello sviluppo, il concetto di oggetto è piuttosto maturo. A differenza dello stadio precedente, se una mano contenente un oggetto entra in un nascondiglio e ne esce vuota, il bambino cerca immediatamente l'oggetto nel nascondiglio appropriato.
Alla fine del periodo senso-motorio si sviluppano altre strutture cognitive; il bambino comincia a distinguere sé stesso dagli altri oggetti presenti nell'ambiente e comincia ad apprezzare il tempo e lo spazio. Entro la fine di questo periodo parte avvantaggiato nell'acquisizione della capacità del linguaggio; conosce il significato di parecchie decine di parole ed è in grado di produrne egli stesso un buon numero.

Periodo Preoperazionale
Dura dai due ai sette anni. Questo periodo è caratterizzato dal rapido sviluppo della capacità del linguaggio e della capacità di rappresentare simbolicamente le cose, chiamata funzione simbolica.

mercoledì 25 maggio 2011

Walnut, il fiore del cambiamento

Walnut, o Juglans Regia, è il noce, della famiglia delle Juglandacee, di cui fanno parte il Pecan hickory (noce americano). Il termine Juglans è una parola composta da due vocaboli latini e più precisamente “Jovis e “glanda” che letteralmente possiamo tradurre 'ghianda di Giove', in quanto i romani avevano consacrato l’albero del Noce a Giove. Se le foglie del Nove svolgono un'azione antinfiammatoria ed astringente, il seme, e quindi il suo frutto comunemente mangiato, è ricco di arginina, grassi polinsaturi e sostanze antiossidanti che hanno come azione quella di migliorare il flusso sanguigno principalmente nelle arterie ed anche in tutti gli altri vasi sanguigni.
In ambito floriterapeutico, Walnut è il fiore del cambiamento. Questo perché nel momento in cui si affronta un cambiamento si è sottoposti a forme di forte stress e perché in tali condizioni si è predisposti, di norma, a manifestare instabilità, ad essere maggiormente suggestionabili ed influenzabili. Quando si devono fare delle scelte importanti in cui si devono valutare più aspetti, Walnut è il rimedio più adatto a queste situazioni, anche perché il più delle volte è necessario liberarsi di tutte quelle influenze esterne che potrebbero impedire di agire come ad esempio il pessimismo, lo scetticismo degli altri che molte volte smorza il sano entusiasmo per i propri progetti, le convenzioni ed i preconcetti che limitano l'intraprendenza.
Questo rimedio può essere comparato con Cerato e Scleranthus. Solitamente il primo non sa cosa scegliere perché manca di fiducia nel proprio giudizio, mentre il secondo non sa dove andare perché non possiede un centro interiore; Walnut semplicemente tende ad esitare, pur sapendo bene dentro si sé cosa fare.
In ultimo c'è da dire che il soggetto Walnut è una persona eccessivamente sensibile, assumendosi molte volte responsabilità non sue. Il soggetto Walnut è un individuo che è proiettato verso il futuro, è un innovatore, molte volte un pioniere con una mentalità libera ed anticonvenzionale.

domenica 22 maggio 2011

Risate e musica possono abbassare la pressione arteriosa

Ascoltare la tua musica preferita o assistere a programmi televisivi divertenti potrebbe abbassare la pressione del sangue, nella stessa misura in cui vengono eliminati sale dalla dieta e diminuzione di peso di almeno circa 5 kg, secondo i risultati preliminari di uno studio presentato al convegno dell'American Heart Association in Atlanta.
Nello studio, i ricercatori giapponesi hanno scoperto che le persone che hanno partecipato a sessioni di gruppo bimestrale costruito intorno alla musica e alle risate hanno abbassato la pressione sistolica di circa 5-6 punti dopo tre mesi. Per contro, il valore medio della pressione sanguigna in un gruppo di controllo che non ha partecipato allo studio è rimasta invariata.
Anche se relativamente modesta, la riduzione della pressione arteriosa osservata nello studio è stata associata ad una diminuzione del rischio di morte per malattie cardiache o ictus nella misura che va dal 5% al 15%, dice il dr. Michael Miller, direttore di cardiologia preventiva presso l'Università del Maryland Medical Center, a Baltimora.
"Penso che ci sia sicuramente un effetto fisiologico in corso, una sorta di connessione mente-cuore", dice Miller, che non è stato coinvolto nel nuovo studio, ma ha condotto una ricerca simile.
I ricercatori dell'Università di Osaka Graduate School of Medicine hanno inserito nel loro studio 90 uomini e donne di età compresa tra 40 e 74. Questi hanno ascoltato musica e partecipato ad attività in cui si rideva per la durata di un'ora ogni due settimane, senza ricevere altre forme di terapia.
Nelle sessioni di musica, i partecipanti hanno ascoltato, cantato, e scelto il tipo di musica preferita come pop, classica o jazz. (Sono stati inoltre esortati ad ascoltare musica a casa). Le sessioni di risate includevano l'ascolto di racconti umoristici giapponesi, in qualche modo simile allo 'yoga stand-up comedy', una pratica di falsificazione della risata fino a quando ci si sente bene.
Dopo tre mesi, la pressione sistolica media nei gruppi di ascolto della musica e della partecipazione al programma di risate è sceso di 6 mmHg e 5 mmHg, rispettivamente, mentre non vi è stato alcun cambiamento nel gruppo di controllo. Oltre a ciò, la misurazione della pressione arteriosa è stata presa immediatamente prima e dopo ogni seduta di terapia; da questa rilevazione si è osservato un calo di breve durata da 6 mmHg a 7 mmHg associati ad ogni sessione.
Come detto all'inizio, la sperimentazione ha dato lo stesso risultato di una modificazione dietetica in cui si riduca il contenuto di sale negli alimenti e si perdano circa 5 kg di peso, o si assuma un farmaco antiipertensivo, dice il dr. Miller.

Tratto da VegSource, Laughter, music may lower blood pressure, 26 marzo 2011
Tradotto da Ezio Rittà

sabato 21 maggio 2011

Antidepressivi: Tre recenti avvisi, l'ultimo è rischio di ictus


Nel giornalismo, tre di qualsiasi cosa crea una tendenza. Il mio allarme in materia di tendenza riguarda inquietanti notizie circa gli antidepressivi. In primo luogo, c'era questa recensione(1) di tre settimane fa che trovava un "legame modesto" tra antidepressivi e cancro — anche se non in studi finanziati da aziende farmaceutiche.
Poi la segnalazione sul blog(2) della scrittrice ed ex membro dello staff del Globe, Alison Bass: un ricercatore ha trovato che il più autorevole studio sugli antidepressivi era macchiato da gravi pecche che fanno apparire i farmaci più efficaci di quello che realmente sono.
E ora il Dr. Adam C. Urado, assistente professore di medicina al Tufts, ha appena inviato le ultime novità: in un articolo sull’American Journal of Psychiatry(3) suggerisce che gli antidepressivi aumentano il rischio di ictus. Lo studio riguardava oltre 24.000 pazienti taiwanesi che avevano avuto ictus, dimostrando che l’assunzione di antidepressivi è associato ad un rischio maggiore del 48%. Questi risultati sono in accordo con quelli di precedenti studi.
Questo è uno studio importante, con implicazioni di salute pubblica reale perché i pazienti che assumono questi farmaci sono tanti, e in costante aumento. Se possono causare ictus, come sembra, i pazienti e il pubblico devono saperlo.
Dal confronto di questi due dati - il rischio di ictus e la relativa inutilità clinica per la maggior parte dei pazienti con depressione lieve o moderata (vale a dire la maggior parte) - viene spontaneo chiedersi perché questi farmaci vengano prescritti a così tanti pazienti.

Fonti:
1 http://commonhealth.wbur.org/2011/04/report-possible-antidepressant-cancer-link-but-not-in-industry-funded-studies/
2 http://alison-bass.blogspot.com/2011/04/serious-flaws-and-conflicts-skewed.html
3 http://ajp.psychiatryonline.org/cgi/content/abstract/168/5/511

venerdì 20 maggio 2011

Lo sviluppo motorio del bambino

Alla nascita i più importanti movimenti del bambino sono i riflessi: movimenti automatici in risposta a stimoli specifici. I riflessi più importanti sono le risposte di ricerca, suzione e deglutizione. Se si tocca lievemente la guancia di un neonato, egli volta il capo in modo che l'oggetto raggiunga le sue labbra (risposta di ricerca). Se l'oggetto ha le dimensioni, la tessitura e la temperatura appropriate, il neonato apre la bocca e comincia a succhiare. A quanto pare questi riflessi sono importantissimi per la sopravvivenza del bambino. Un neonato alimentato artificialmente, ad esempio con il poppatoio, non ha bisogno della risposta di ricerca per mangiare, poiché la tettarella viene introdotta direttamente nella sua bocca. Quindi questi comportamenti, come il sorriso ed il pianto, sono molto importanti per lo sviluppo sociale del bambino.
Un neonato può anche rispondere a stimoli nocivi ritraendosi, ma questi riflessi tendono ad essere piuttosto diffusi; un bambino più grandicello ritrarrà il braccio se la mano va a contatto con un corpo molto caldo o acuminato, ma il riflesso di ritrazione di un bambino piccolo è privo di tale precisione, infatti l'intero corpo partecipa al movimento. Poiché i movimenti organizzati del bambino piccolo sono così limitati, egli deve dipendere dall'intervento degli adulti che lo protegga da danni e gli fornisca gli alimenti per la sua sopravvivenza.
Lo sviluppo motorio normale segue un modulo distinto, benché i singoli bambini progrediscano con velocità differente.
Nello sviluppo di un buon controllo motorio spiccano due tendenze generali, e cioè lo sviluppo cefalocaudale e lo sviluppo prossimodistale. Il termine cefalocaudale (dal capo alla coda) si riferisce al fatto che un bambino apprende a controllare per primi i movimenti della parte superiore del capo. In effetti il neonato ha un discreto controllo dei movimenti oculari, e la presenza delle risposte di ricerca, suzione e deglutizione dimostra un controllo di alcuni movimenti del capo, delle labbra, della lingua e della gola. Il termine prossimodistale (da vicino a lontano) si riferisce al fatto che il bambino piccolo è in grado di controllare le proprie braccia molto tempo prima di essere in grado di controllare le mani e le dita.
Lo sviluppo delle abilità motorie richiede due condizioni determinanti: la maturazione del sistema nervoso e molta pratica. Come ben sappiamo, lo sviluppo dell'encefalo non è completo alla nascita, infatti una notevole quantità di accrescimento avviene durante i primi mesi, in realtà c'è da dire che alcune modificazioni sono ancora in atto nel primo periodo dell'età adulta.
Ma lo sviluppo motorio non è semplicemente una questione di utilizzazione di differenti sistemi neuromuscolari via via che si sviluppano. Invece, lo sviluppo fisico del sistema nervoso dipende, in larga misura, dai movimenti che il bambino compie mentre interagisce con l'ambiente. I movimenti del bambino influenzano notevolmente lo sviluppo del suo sistema nervoso.
Un bambino normale in un ambiente stimolante e non restrittivo eserciterà le proprie abilità motorie in sviluppo. Ciò implica solitamente un duro lavoro da parte sua, infatti egli deve compiere un vero e proprio sforzo per impadronirsi di nuove abilità. Un buon esempio al riguardo è l'energia che il bambino spende per apprendere a camminare. Al termine del suo primo anno di vita un bambino è in grado di trasferirsi da un luogo all'altro con grande efficienza camminando carponi. Però egli comincia presto a sforzarsi di stare in piedi e compiere alcuni passi. Se tenta di andare da qualche parte velocemente, cade e cammina a carponi; ma se va esplorando più lentamente, prova a camminare, anche se questo mezzo di locomozione è lento, noioso, e punteggiato da frequenti cadute. Per il bambino, impadronirsi dell'abilità di camminare sembra servire la propria ricompensa.

giovedì 19 maggio 2011

La Mela e le sue proprietà anticancro


Una ricerca tutta italiana promuove a pieni voti il frutto per antonomasia e conferma le sue preziose proprietà anti-cancro. Durante studi condotti in vitro è stato osservato che le cellule tumorali in coltura proliferavano di meno in presenza di estratti di mela. Del 40-60% se veniva lasciata la buccia, del 30-40% con la sola polpa.
L’articolo riporta l’analisi degli studi multicentrici eseguiti in Italia dal 1991 al 2002 sul ruolodella mela nel ridurre il rischio di cancro. Nello studio sono stati analizzati 8209 pazientiaffetti da tumori in varie localizzazioni confrontati con un gruppo di 6729 soggettiricoverati in ospedale per patologie acute non neoplastiche. I soggetti che nonconsumavano mele sono stati confrontati con quelli che ne consumavano una e più algiorno. Il rischio di tumore nei consumatori di mele risulta diminuito del 21 % per il cancrodel cavo orale, del 25 % per il cancro esofageo, del 20 % per il cancro del colon retto, del18 % per il cancro della mammella, del 15 % per quello ovarico e del 9 % per quello dellaprostata. La ricerca quindi documenta scientificamente che il consumo di più di unamela al giorno riduce in maniera considerevole il rischio di numerosi tumori.Lo studio pubblicato da Annals of Oncology e firmato, tra gli altri, da Carlo La Vecchia ed Eva Negri dell'Istituto Mario Negri di Milano, riporta l’analisi degli studi multicentrici eseguiti in Italia dal 1991 al 2002 sul ruolo della mela nel ridurre il rischio di cancro. Nello studio sono stati analizzati 8209 pazienti affetti da tumori in varie localizzazioni confrontati con un gruppo di 6729 soggetti ricoverati in ospedale per patologie acute non neoplastiche. I soggetti che non consumavano mele sono stati confrontati con quelli che ne consumavano una e più al giorno. Il rischio di tumore nei consumatori di mele risulta diminuito:

del 21% per il cancro del cavo orale
del 25% per il cancro esofageo
del 20% per il cancro del colon retto
del 18% per il cancro della mammella
del 15% per quello ovarico
del 9% per quello della prostata.

La ricerca quindi documenta scientificamente che il consumo di più di una mela al giorno riduce in maniera considerevole il rischio di numerosi tumori.
Le proprietà del frutto dipendono dal quantitativo di polifenoli, spiega Fulvio Mattivi dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige (Trento).
Il 'frutto del peccato' è superato solo dalle bacche selvatiche (mirtillo, fragola, mora e lampone) o coltivate, e il suo primato è 'insidiato' dalla prugna. Ma la classe di polifenoli più attiva contro il tumore (le procianidine) è presente alle maggiori concentrazioni proprio nella mela, assicura Mattivi.
La mela più efficace nella prevenzione dei tumori? La Renetta, seguita subito dopo da Stark Deliciuos, Granny Smith,Morgendeft, Golden Delicious, Royal Gala e infine Fuji. Il segreto della bontà delle mele risiede nelle procianidine, sostanze antiossidanti che riescono efficacemente a contrastare l’invecchiamento delle cellule, causato dai radicali liberi, e a prevenire patologie cardiovascolari e tumori.

Fonte: studio pubblicato da Annals of Oncology: Does an apple a day keep the oncologist away? “Può una mela al giorno togliere l’oncologo di torno? ”Firmato da: S. Gallus, R. Talamini, A. Giacosa, M. Montella, V. Ramazzotti, S. Franceschi, E. Negri & C. La Vecchia / Istituti partecipanti: Ist. Mario Negri – Milano, CRO Aviano 3, Ist. Tumori Genova, Ist. Tumori Pascale – Napoli, Ist. Regina Elena Roma, Agency for Reserce on Cancer – Lione. /Conclusione dello studio: questo studio ha trovato una consistente associazione inversa tra le mele e il rischio di vari tumori.

Di seguito vengono citati altri studi relativi all'azione dei polifenoli e delle procianidine.

I POLIFENOLI sono attivi contro il cancro

1) Attività preventiva, aspecifica data dalla quercitina = antiossidante-antiradicali liberi, produce riduzione dei danni alla membrana cellulare e al DNA
2) Attività terapeutica specifica data dalle procianidine = proapoptotica, produce riduzione dello sviluppo e induzione di regressione.

Fonte: Jeanelle Boyer, Rui Hai Liu, (Review) Apple phytochemicals and their health benefits, Nutritio Journal, 2004, 3:5. / Nikolaus Seiler, Mehdi Caabi et all, Synergism between, Apple Procyanidins and Lysosmotropic Drugs: Potential in Chemoprevention, Anticancer Research, 2006, 26:3381-3382. /Tomisato Miura, Mitsurusu Chiba et all, Apple Procyanidins Induce Tumor-Cell Apoptosis through Mitochondrial Pathway Activation of Cspase-3, Carcinogenesis Advance Access published September 7, 2007.

Quantità di polifenoli nei frutti (mg/100g)

• Mela        212-66
• Pesca              57
• Pera                54
• Kiwi                54
• Papaia             38
• Banana            21

Quantità di polifenoli nelle diverse qualità di mele (mg/100g)

• Renetta               212
• Stark Delicius      131
• Granny Smith      121
• Morgenduft        106
• Golden Delicius    87
• Royal Gala           84
• Fuji                      66

Le mele della varietà Renetta sono molte più ricche di polifenoli (anti-ossidanti naturali) rispetto alle mele delle altre varietà più diffuse ed a molti altri frutti comuni.
Le Renetta contengono infatti 212 mg/100g di polifenoli totali rispetto per esempio ai 121 delle mele Granny Smith, ai 54 del Kiwi, ai 38 della papaia ed ai 31 della banana.
Consumando 2 frutti di Renetta di buona pezzatura (circa 250g/frutto) si assume quindi 1g/dì di anti-ossidanti, considerata la dose quotidiana corretta, oltre naturalmente alla fibra, ed al fruttosio di cui la mela è ricca.

Fonte: 1Scalbert & Williamson, 2000, J. of Nutrition, 2073S-2085S

Fonte: http://renetta.melinda.it/it/SC/2423/Renetta_per_la_salute.html

Fonte: Urska Vrhovsek, Fulvio Mattivi, et all, Gli antiossidanti polifenolici nella mela: quantità ed attività, Il Sole 24 ore, Edagricole, estratto da “Frutticoltura”, Anno LXVI – n. 11- Novembre 2004.

Altri dati sui polifenoli nei frutti:

1) LE PROCIANIDINE: famiglia di sostanze complesse, sono le più attive tra i polifenoli contro il tumore. La mela è il primo frutto per quantità (50/70%).
2) Le PROCIANIDINE E ALTRI FLAVONOIDI DELLA MELA riducono lo sviluppo delle cellule di cancro del colon, mammella, melanoma e fegato in coltura.

Fonte: Selvaraju Veeriah, Thomas Hofmann et all, Apple Polyphenols and Products Formed in the Gut Differently Inhibit Survival of Human Cell Lines Derived from Colon Adenoma (LT97) and Carcinoma (HT29), Journal of Agricultural and Food Chemistry, 2007, 55, 2892-2900.

mercoledì 18 maggio 2011

Paura: come combatterla con la floriterapia

La paura può essere considerata come un'emozione molto forte derivante dalla percezione di un pericolo, sia esso presunto o vero. Quando questa condizione emozionale può ancora essere gestita e non necessita l'intervento di uno psicoterapeuta esperto, i fiori di Bach possono dare una grossa mano per riprendere il controllo della propria vita e delle proprie emozioni.
Sono fondamentalmente cinque i rimedi che vengono utilizzati, ognuno con particolari valenze:

Aspen: paure incoscie, incubi;
Cherry Plum: paura di perdere il controllo;
Mimulus: paure conosciute accompagnate da timidezza;
Red Chestnut: paura ed ansietà per gli altri;
Rock Rose: terrore, panico, incubi.

Vediamo ora in modo più particolareggiato questi rimedi ed eventuali confronti fra di loro.
Iniziamo con Aspen (il Pioppo o Populus Tremula). Chi necessita di questo rimedio è innanzi tutto una persona molto sensibile e ricettiva, capace di percepire addirittura gli stati d'animo delle persone intorno a lei. Adatto per quei bambini che hanno paura del buio o rimanere da soli in casa. Questo rimedio aiuta queste persone a prendere le distanze dalle loro paure, prendere coscienza che sono tutte creazioni della mente. Utile per chi ha subito un violento incidente d'auto o da chi è tormentato da pensieri ossessivi.
Cherry Plum (Mirabolano o Prunus Cerasifera) ha la caratteristica di non riuscire a gestire non solo i propri pensieri ma anche le proprie azioni. Ha il continuo terrore di essere un violento e fare del male a qualcuno; egli infatti non riesce ad accettare le proprie pulsioni più profonde e non tanto la sua aggressività. Ne consegue una personalità molto meticolosa, pignola, proprio perchè cerca di controllare fuori quello che non riesce a gestire nel suo più profondo. Nei bambini è tipica l'enuresi notturna. Questo rimedio aiuta ad accettare i nostri lati negativi senza temere che prendano il sopravvento, per il fatto che sono controbilanciati da quelli positivi che tutti noi abbiamo.
Mimulus  (Mimolo giallo o Mimulus Guttatus) può essere utilizzato in due condizioni. Primariamente come il rimedio d'urgenza per la paura, come la tipica paura di andare dal dentista, o di prendere l'aereo, di affrontare un esame e via dicendo. In secondo luogo è il rimedio adatto a quelle personalità molto timide. Non per nulla la timidezza ha origine dalla paura di non essere accettati o di non essere all'altezza. Il soggetto Mimulus spesso si sente aggredito e con molta facilità si stressa. Inoltre tende a chiudersi in se stesso e a rifugiarsi nel suo mondo in cui si sente protetto; non per nulla se sotto pressione si ammala facilmente. Pare dia ottimi risultati sui neonati per far vincere il trauma della nascita. Fondamentalmente, Mimulus insegna ad accettarsi così come si è, quindi abbassa quel potenziale d'ansia spesso nascosto dietro a molte paure. Aiuta inoltre ad avere maggiore padronanza di se stessi.
Red Chestnut (Ippocastano rosso o Aesculus Carnea) si identifica perfettamente nelle persone che sono ansiose per gli altri, arrivando al punto di perdere ogni interesse per se stesse. Questa condizione è talmente soffocante da danneggiare chi si ama, anzichè proteggerla. Di fondo sono soggetti tormentati interiormente con immaginazione eccessiva di disgrazie ed eventi nefasti, tendenza a soffocare gli altri di attenzioni.
In ultimo abbiamo Rock Rose (Eliantemo o Helianthemum Mummularium), identificato dal dr. Bach come il rimedio d'urgenza nei casi in cui sembra non vi sia più speranza o quando siamo di fronte a spaventi, forti shock, incidenti. Agisce rapidamente sulla paura liberando il senso di costrizione al plesso solare. Se il rimedio Star of Bethlehem rimuove i blocchi psicologici o traumi del passato, Rock Rose sblocca la paura del momento. Questo rimedio aiuta a non perdere la testa nei momenti di crisi ed affrontare la situazione con calma e coraggio.

martedì 17 maggio 2011

Il principio di Premack

David Premack
David Premack nasce il 26 ottobre 1925 a Aberdeen, Dakota del Sud. Nel 1943 si laurea in psicologia alla University of Minnesota, Minneapolis e consegue un dottorato in ricerca nel 1955 in psicologia sperimentale e filosofia. Questo ricercatore ha contribuito allo sviluppo ed alla comprensione della psicologia cognitiva, in particolar modo nella comprensione della natura del rinforzo del comportamento. I suoi studi hanno dato vita al 'Principio di Premack', attraverso il quale egli ha dimostrato una sorprendente risposta alla domanda: che cosa rinforza davanti a due stimoli? In pratica la risposta è quella in cui i rinforzi sono relativi. Esaminiamo questo aspetto più da vicino.
Alcuni stimoli come ad esempio il cibo per un animale affamato, oppure l'acqua per un assetato, il caldo per una persona o animale che ha freddo, sono tutti dei rinforzatori. Altri stimoli, non correlati con la sopravvivenza, non sono altrettanto facili da prevedere. Negli anni sessanta il dr. Premack ha avanzato l'ipotesi che la preferenza propria di un animale possa essere usata per determinare se uno stimolo servirà da rinforzatore oppure da punitore. Un animale può essere collocato in un ambiente diviso in due compartimenti; lo stimolo da saggiare può essere reso disponibile in uno dei due compartimenti ma non nell'altro. Oppure possono essere presentati due differenti stimoli, uno in un compartimento, l'altro nell'altra area. La quantità relativa di tempo che l'animale trascorre nei due compartimenti rivela la sua preferenza. Come ci si può aspettare, un animale affamato si soffermerà dove c'è il cibo, mentre un animale assetato dove c'è acqua. Analogamente, se un animale si sofferma in un compartimento contenente una finestra che permette di guardare all'esterno, allora si sa che l'opportunità di guardare all'esterno è un rinforzatore e che si può anche modificare il comportamento dell'animale aprendo la finestra per un breve intervallo di tempo ogni qualvolta esso esegue una particolare risposta.
Talvolta però un organismo sorprende per la sua scelta. Molti bambini hanno partecipato ad esperimenti di apprendimento che richiedevano loro di azionare un pomello su di un dispositivo simile ad un biliardino per ricevere un confetto. In pratica una risposta è stata rinforzata con la somministrazione di confetti. Premack scoprì che alcuni bambini, potendo scegliere, giocavano con il pomello anziché mangiare un confetto: era più divertente giocare quel "gioco" anziché mangiare un confetto. Premack invertì questa contingenza: offrì a questi bambini un confetto e, se essi lo mangiavano, ottenevano una possibilità di giocare per un po' con il pomello. I bambini apprendevano rapidamente a mangiare i confetti per poter ottenere una possibilità di giocare. Anche in questo caso è chiaro che il soggetto, e non lo sperimentatore, determina quali stimoli serviranno da rinforzatori.
La prima parte del principio di Premack afferma che un organismo ha differenti preferenze per l'esecuzione di differenti comportamenti. La seconda parte del principio di Premack afferma che un organismo eseguirà un comportamento che occupa una posizione bassa nella gerarchia per acquistare l'opportunità di eseguire un comportamento preferito. In questo modo, se un bambino preferisce giocare con il pomello anziché mangiare confetti, egli può essere addestrato a mangiare confetti se questo comportamento viene rinforzato dall'opportunità di giocare con il pomello. In egual misura, se un ratto preferisce mangiare il cibo anziché correre in un labirinto, si può addestrarlo a percorrere il labirinto rinforzando questo comportamento con l'opportunità di mangiare il cibo. Quindi, gli stimoli sono rinforzanti quando permettono ad un particolare comportamento di manifestarsi, e ogni organismo ha il proprio insieme di preferenze ad impegnarsi in un particolare comportamento.

lunedì 16 maggio 2011

Il latte e gli ormoni

Fonte: AgireOra
Ennesimo aspetto negativo del consumo di latte: la presenza dell'ormone somatotropo.

Ormai siamo ben consapevoli del fatto che le carni degli animali di allevamento sono farcite di antibiotici, anti infiammatori, anabolizzanti e ormoni, tra i quali risulta particolarmente interessante ai fini del "consumatore" umano l'ormone somatotropo.
Quest'ormone è secreto dal lobo anteriore dell'ipofisi; presiede l'accrescimento, la formazione dell'apparato scheletrico e la maturazione sessuale. In medicina (umana) viene somministrato per correggere ritardi nella crescita o nello sviluppo sessuale. Influenza quindi anche lo sviluppo della ghiandola mammaria.
Ora, quotidianamente mescolato ai mangimi dei giovani vitelli, ne incrementa un più rapido sviluppo ponderale, per cui l'allevatore riesce a portare al macello animali giovanissimi in più breve tempo, guadagnando quindi di più, avendoli dovuti mantenere a suo carico per un tempo minore.
Sorvolo sugli effetti di questo kit innaturale sulle carni consumate, che sono palesi; poniamo l'attenzione invece su un alimento generalmente ingollato a occhi chiusi, in quanto sempre pastorizzato: il latte.
In effetti la pastorizzazione del latte ha interrotto una catena di malattie di cui non si riusciva a individuare l'origine, finché non si è capito che erano i latticini il veicolo di germi e virus anche pericolosissimi, quali gli agenti del tifo e le brucelle (qui noto che la pastorizzazione non è sterilizzazione, per cui c'è chi consiglia sempre per qualsiasi latte la bollitura casalinga).
Ma altre componenti, tipo gli antibiotici e gli ormoni presenti nel latte della bovina nutrita con mangimi, rimangono tali e quali, con tutte le loro potenzialità. La quantità di ormone somatotropo viene inoltre aumentata nei mangimi somministrati alle mucche adibite alla produzione intensiva del latte.
Poiché qualcuno potrebbe essere a conoscenza del fatto che gli ormoni nei mammiferi hanno tutti la stessa formula chimica, si cerca di far passare l'idea che l'ormone somatotropo umano sia diverso da quello bovino e che quello bovino aggiunto nei mangimi sia una cosa diversa, un ormone di sintesi che non agisce su di noi.
Tuttavia, chissà perché, quest'ormone di sintesi è vietato in molti paesi europei, anche se ovunque sia possibile si cerca di farlo accettare come "innocuo". In America si sta per farlo considerare non nocivo negli allevamenti di salmoni, perché crescerebbero così molto più "alla veloce". Si tenta goffamente di sostenere - anche con l'appoggio autorevole di medici e veterinari - che l'ormone somministrato alle bovine (detto "ricombinato") non stimola nella nostra specie né la moltiplicazione cellulare, che potrebbe provocare la malattia tumorale, né un incremento abnorme della statura, con possibili complicazioni a carico delle cartilagini ecc. (infatti la statura umana tende ad aumentare nei paesi cosiddetti del benessere, grandi consumatori di latte vaccino).
Tuttavia nel 2002 il Comitato scientifico veterinario della Commissione europea che si occupa della salute pubblica (Scvph), oggi assorbito dall'Autorità per la sicurezza alimentare di Parma (Efsa), aveva prodotto un ampio studio in cui si sosteneva che l'ormone somatotropo "ricombinato" stimolerebbe nell'organismo l'accrescimento di un composto detto IGF-1 (fattore di crescita insulinico) resistente alla digestione gastrica, in grado di stimolare nell'uomo la replicazione di cellule tumorali della prostata, del colon e della mammella. Quest' ormone IGF-1 (più conosciuto come IGF-I o come somatomedina C, che è il vero ormone anabolicamente attivo, anche in uso tra i culturisti) resistente ai trattamenti termici e alla pastorizzazione, assimilabile dall'organismo umano attraverso l'intestino, sarebbe un prodotto del "ricombinamento"; cioè invece dell'ormone somatotropo "semplice" ci troveremmo, attraverso il "ricombinamento", qualcosa che potrebbe risultare ancora più attivo e pericoloso per gli "utilizzatori finali" del latte vaccino.
Il comitato, dunque, ha sollevato fondati dubbi sulla sicurezza della somatotropina nei mangimi somministrati agli animali da allevamento, facendo riferimento a numerosi studi in cui è stata dimostrata l'interferenza dell'IGF-1 nelle funzioni endocrine e il legame tra lo sviluppo di forme tumorali e l'innalzamento dell'IGF nell'organismo.
Noto che non una parola è stata detta in quelle importanti ricerche sulla presunta differenza tra l'ormone somatotropo umano e quello bovino.
Tutto passa sotto silenzio e la disinformazione regna sovrana. Anzi il latte è consigliato insistentemente come prevenzione dell'ostoporosi ecc., cosa totalmente falsa, perché, al contrario, le proteine animali del latte pare favoriscano l'allontanamento del calcio dalle ossa.
Quando in alto loco l'argomento "somatotropo" nei mangimi animali viene sfiorato, anche in importanti congressi medici, se ne parla solo nella maniera più rassicurante. Mettere in dubbio le virtù del latte potrebbe far crollare tutto un settore economico; meglio tacere e lasciare le cose come stanno.

dott.ssa Marisa di Bartolo
Medico veterinario, scrittrice, giornalista

domenica 15 maggio 2011

Approccio psicodinamico alla personalità

Sigmund Freud
L'opera di Sigmund Freud ha avuto un effetto profondo e durevole sulla società del XX secolo. Termini quali ego, id, libido, repressione, razionalizzazione, complesso di Edipo e fissazione sono diventati tanto familiari alla maggior parte dei profani quanto ai clinici. Prima che Freud formulasse la propria teoria si credeva che la maggior parte del comportamento fosse determinata da processi coscienti razionali, sebbene le emozioni forti potessero spingere alcuni a compiere atti irrazionali.
Freud fu il primo a sostenere che ciò che facciamo è spesso irrazionale e che di rado le ragioni del nostro comportamento sono disponibili ai processi mentali coscienti. La mente, per Freud, era un campo di battaglia per le fazioni in lotta dell'istinto, della ragione e della coscienza. Il termine psicodinamico si riferisce a questa lotta tra i vari aspetti della personalità.
Sigmund Freud (1856-1939) era un medico viennese che aveva compiuto il primo tirocinio in neurologia nel laboratorio dell'eminente fisiologo e neuroanatomista Ernst Wilhelm. Il lavoro di Freud in laboratorio consisteva primariamente in accurate osservazioni anatomiche anzichè in esperimenti. Questo approccio caratterizzò anche le sue ricerche successive sul comportamento umano: egli compì osservazioni particolareggiate di singoli pazienti e tentò di trarre inferenze sulla struttura della psiche umana partendo da questi casi, ma non tentò di compiere esperimenti psicologici.
Freud sperava di ottenere una cattedra universitaria e di proseguire le proprie ricerche, ma il fatto che era ebreo gli impedì di ottenerla, perciò decise di esercitare privatamente la professione medica. Prima di farlo, studiò a Parigi con Jean Martin Charcot, che stava indagando sull'utilità dell'ipnosi come trattamento dell'isteria. I pazienti affetti da isteria soffrono di paralisi di una certa parte del corpo, o della perdita di uno dei sensi, senza che sia individuabile una causa fisiologica. Il fatto che l'ipnosi potesse essere usata o per produrre o per alleviare questi sintomi suggeriva che essi fossero di origine psichica. Charcot avanzò l'ipotesi che i sintomi isterici fossero causati da qualche tipo di trauma psichico. Freud rimase profondamente impressionato dall'opera di Charcot e si interessò ancora di più dei problemi della mente.
Freud ritornò a Vienna ed aprì il suo studio medico. Iniziò una collaborazione con l'eminente medico Josef Breuer, che lo aiutò a iniziare la professione medica. Freud e Breuer pubblicarono insieme un libro intitolato Studi sul'isteria, ed uno dei casi ivi citati, quello di Anna O., offrì le prove che condussero ad alcuni dei più importanti aspetti della teoria di Freud.
Bertha Pappenheim (Anna O.)
Anna O. era stata curata da Breuer dodici anni prima che egli e Freud pubblicassero il loro libro. La donna soffriva di un numero incredibile di sintomi isterici, tra cui la perdita del linguaggio parlato, disturbi della vista, cefalee e paralisi e perdite della sensibilità del braccio destro. Sotto ipnosi venne chiesto ad Anna di risalire ai tempi in cui cominciati i suoi sintomi. Ognuno di essi sembrava essere cominciato esattamente quando lei era stata incapace di esprimere un'emozione sentita intensamente. Mentre era sotto ipnosi la donna sperimentò di nuovo queste emozioni e questa esperienza alleviò i suoi sintomi isterici. Era come se le emozioni fossero state imbottigliate e il rivivere le esperienze originarie avesse sturato la bottiglia. Questa liberazione di energia (che Breuer e Freud chiamarono catarsi) eliminava presumibilmente i sintomi isterici.
Il caso di Anna O. è uno die più citati negli annali della psicoterapia. Però, la descrizione originale di Breuer appare imprecisa in alcuni dei suoi aspetti più importanti. A quanto pare la donna non venne affatto guarita dall'ipnosi e dalla psicoterapia di Breuer. Ellenberger scoprì l'esistenza di registrazioni di ospedale che indicavano che Anna O. (in realtà Bertha Pappenheim) continuò ad assumere morfina per alleviare il disagio causato dai disturbi che Breuer pretendeva di aver guarito. Freud a quanto pare apprese più tardi che la guarigione era un falso, ma questo fatto è divenuto di dominio pubblico soltanto di recente. Però, il fatto che Breuer non fosse riuscito ad alleviare i disturbi di Anna O. attraverso l'ipnosi e la psicoterapia non significa che dobbiamo rifiutare la psicoanalisi. Sebbene Freud fosse stato ispirato ad esaminare l'inconscio dall'apparente successo di Breuer, la teoria della personalità di Freud deve sopravvivere o morire per i propri meriti, valutati in base a dati più moderni.
Il caso di Anna O., insieme ai dati ricavati dalla pratica clinica, indissero Freud a pensare che il comportamento umano sia motivato da pulsioni istintive, le quali, quando vengono attivate, forniscono energia psichica. Questa energia è avversa, poiché il sistema nervoso cerca uno stato di equilibrio calmo. Secondo Freud, se qualcosa impedisce all'energia psichica causata dall'attivazione di una pulsione di scaricarsi, ne conseguono disturbi psichici.

sabato 14 maggio 2011

La coscienza come comportamento sociale

Perché siamo consapevoli di noi stessi? Quale scopo ha la nostra capacità di 'conoscere' che noi esistiamo, e che esiste il resto del mondo? Se consideriamo la coscienza (da un punto di vista psicologico) come un carattere adattativo della specie umana, la spiegazione più probabile sta nella sua relazione con la comunicazione. E' proprio grazie alla nostra capacità di comunicare che siamo consapevoli di noi stessi.
Di certo l'uomo non è unico nella sua capacità di comunicare con altri esseri viventi. Ogni animale utilizza strategie proprie per la comunicazione; pensiamo ai cani i quali riescono a ringhiare l'uno verso l'altro, gli uccelli riescono attraverso il canto a definire il loro territorio, le scimmie attraverso le loro espressioni facciali sono capaci di affermare la loro predominanza o sottomissione, quindi, la capacità di segnalare il proprio comportamento ha un importante valore legato alla sopravvivenza. Ricordiamo comunque che il linguaggio umano è capace di comunicare ben più che le intenzioni; attraverso il linguaggio possiamo fare richieste molto più complesse, ad esempio richiedere ad un'altra persona di eseguire una particolare azione. Dobbiamo avere l'accesso verbale a questa persona: se non siamo capaci di parlare non possiamo richiedere aiuto; in secondo luogo, i comportamenti che richiediamo ad altre persone devono essere soggetti al controllo verbale, e cioè le parole devono essere capaci di indurre la persona a cui ci siamo rivolti ad eseguire i comportamenti richiesti.
I concetti di accesso verbale e controllo verbale sono importanti e richiedono una certa elaborazione. Nel nostro corpo si producono molti eventi a cui non abbiamo accesso verbale, ad esempio non siamo in grado di dire ad una persona se la nostra paratiroide sta secernendo ormoni oppure il nostro fegato svolge correttamente tutte le funzioni enzimatiche, però abbiamo accesso verbale agli eventi fisiologici che avvengono quando rimaniamo a lungo senza cibo o senza acqua; in pratica siamo in grado di dire che siamo affamati o assetati. Il vantaggio selettivo, quindi, dell'avere accesso verbale alle condizioni fisiologiche della fame e della sete è che siamo in grado di chiedere ad altre persone di aiutarci a procurarci cibo ed acqua, qualora non riuscissimo da soli.
Il controllo verbale si riferisce all'effetto delle parole sul comportamento di altre persone. Una persona che sia stata allevata in completo isolamento dagli altri simili non sarebbe capace di parlare in quanto non avrebbe alcuna ragione per farlo: il linguaggio non avrebbe alcun effetto sul suo ambiente. Comprendiamo allora che il linguaggio ci è utile perché è capace di evocare comportamenti da altre persone; quando siamo in grado di evocare comportamenti specifici da altre persone mediante suoni che emettiamo o segni che facciamo su di un foglio di carta, i comportamenti sono soggetti al controllo verbale.
Da questa analisi si desume che la coscienza può essere considerata una conseguenza della nostra capacità di comunicare: interiormente con noi stessi ed esteriormente con altri nostri simili.
Non tutta la comunicazione può essere considerata cosciente. Alcune comunicazioni umane sono automatiche e perciò probabilmente inconsce: il sorriso di un bambino piccolo viene evocato automaticamente da stimoli quali una voce acuta o un viso umano, mentre un bambino piangerà automaticamente quando sente freddo o prova dolore. Anche le interazioni sociali tra adulti sono ricche di scambi non-verbali per mezzo di sottili espressioni posturali o facciali chiamate linguaggio del corpo.
Benché il principale beneficio sia la capacità di influenzare il comportamento degli altri, la comunicazione ha altri vantaggi. Una persona può condividere con gli altri la propria esperienza; non siamo quindi limitati ad apprendere le cose che abbiamo osservato direttamente, possiamo trarre profitto da ciò che gli altri hanno appreso, ascoltando ciò che dicono o leggendo ciò che hanno scritto.

mercoledì 11 maggio 2011

Cerato, il fiore degli indecisi

Nello studio dei fiori di Bach, questo rimedio è particolarmente adatto a tutti coloro che sono degli eterni indecisi. Predomina l'atteggiamento a chiedere sempre consiglio ad altri su tutto ciò che si deve fare o scegliere, arrivando al punto da delegare ad altri la decisione finale.
Il nome botanico è Ceratostigma Wilmottianum. La sua origine pare sia cinese; quando fiorisce si ricopre di fiorellini di colore blu intenso con sfumature violette. Ha un aspetto delicato, quasi gracile, che si spezza facilmente. L'attrattiva maggiore di questa pianta risiede tuttavia nella fioritura estivo-autunnale, molto prolungata, di un blu difficile da trovare in giro.
La tipologia Cerato è contraddistinta dalla grande sensibilità. Infatti i soggetti Cerato sono persone estremamente sensibili e molto intuitive, fattori questi favorevoli per prendere delle giuste decisioni; comunque il problema risiede proprio nel lato più negativo e cioè la mancanza di fiducia in sé stessi, condizione che porta questi soggetti a non ascoltare l'intuito ed adattarsi all'idea degli altri.
Cerato può essere comparato ad altri due fiori: Scleranthus e Centaury. Nel caso di Scleranthus, questa tipologia evidenzia la tipica persona che è indecisa tra due cose, a differenza di Cerato che invece non decide ma perchè non è sicuro di sé stesso; per quanto riguarda Centaury, questo è tipico del comportamento di coloro che non sanno dire di no, che agiscono per compiacere gli altri, che a causa della mancanza di volontà sono troppo facilmente influenzabili. In ultimo, Cerato ha delle idee ben precise, è una persona saggia, ma a causa del fatto che dubita delle proprie capacità, finisce per fare cosa dicono gli altri, pur sapendo che stanno commettendo un errore.
Questo fiore permette di attuare una profonda trasformazione, insegnando ad avere più fiducia in sé stessi e nel proprio intuito; inoltre aiuta a sostenere e portare avanti le proprie opinioni o idee. Libera dalla schiavitù delle convenzioni che specialmente oggi ci attanagliano ed imparare ad andare, quando è necessario, anche controcorrente.

martedì 10 maggio 2011

Le sinapsi

In questo articolo andremo ad esaminare due aspetti dell'azione sinaptica e cioè gli effetti della trasmissione sinaptica e i meccanismi della trasmissione sinaptica.

Effetti della trasmissione sinaptica
Esistono fondamentalmente due tipi di sinapsi: le sinapsi eccitatorie (o eccitatrici) e le sinapsi inibitorie (o inibitrici). Le prime, cioè le sinapsi eccitatorie, fanno esattamente ciò che indica il loro nome e cioè quando vengono attivate da un potenziale d'azione, liberano una sostanza trasmettitrice che eccita i neuroni su cui sinaptano. Questo eccitamento ha l'effetto di rendere più probabile che questi neuroni (detti neuroni postsinaptici) scarichino o inviino un potenziale d'azione lungo i loro assoni. Per potenziale d'azione si intende un messaggio elettrico innescato da una estremità e verso un'altra estremità. Alcuni farmaci influenzano la conduzione dei potenziali d'azione lungo gli assoni. Un piccolo numero di essi eccita l'assone, ma queste sostanze sono relativamente rare. Più importanti sono gli anestetici locali che bloccano la conduzione dei potenziali d'azione lungo gli assoni. Questi farmaci permettono interventi chirurgici indolore come ad esempio l'estrazione di un dente o la sutura di una ferita. Bloccando quindi la conduzione assonica essi impediscono ai messaggi dolorifici di raggiungere il SNC.

Le sinapsi inibitorie fanno esattamente l'opposto delle precedenti; quando vengono attivate, fanno diminuire la probabilità che l'assone del neurone postsinaptico scarichi. La frequenza con cui un particolare assone scarica è determinata dall'attività delle afferenze sinaptiche che giungono ai dendriti ed al soma della cellula. Se le sinapsi eccitatorie sono più attive, l'assone scaricherà con una frequenza alta; se invece sono più attive le sinapsi inibitorie, esso scaricherà con una frequenza bassa, o forse non lo farà affatto.
L'antagonismo fra sinapsi eccitatorie e sinapsi inibitorie, detto integrazione neurale, costituisce la base del processo decisionale. In questo caso con il termine 'integrazione' si intende semplicemente addizione; gli effetti delle sinapsi eccitatorie e delle sinapsi inibitorie si vanno a sommare ed il risultato determina l'attività dell'assone del neurone postsinaptico. Se predomina l'eccitamento, l'assone scarica rapidamente; se predomina l'inibizione, esso è silente. A sua volta l'attività dei bottoni terminali di questo neurone svolge un ruolo nella determinazione della frequenza di scarica degli assoni di altri neuroni.

Meccanismi della trasmissione sinaptica
I bottoni terminali eccitano o inibiscono le loro cellule postsinaptiche liberando sostanze trasmettitrici. Queste sostanze vengono immagazzinate all'interno di piccoli ricettacoli tondeggianti detti vescicole sinaptiche. Quando un assone scarica, il potenziale d'azione si propaga fino ai suoi bottoni terminali. L'arrivo di un potenziale d'azione in un bottone terminale fa sì che alcune delle vescicole sinaptiche prossime alla membrana presinaptica si attacchino e aderiscano ad esso e poi si aprano riversando il proprio contenuto nello spazio compreso tra il bottone terminale e la membrana della cellula postsinaptica, spazio che è detto fessura sinaptica. La sostanza trasmettitrice andrà a causare, nel neurone postsinaptico, reazioni che lo eccitano o lo inibiscono.
Una molecola di sostanza trasmettitrice agisce su un sito recettore come una chiave su di una serratura. Quando la membrana presinaptica libera una sostanza trasmettitrice, le molecole raggiungono i siti recettori e le attivano, a loro volta i siti recettori producono effetti eccitatori o inibitori sul neurone postsinaptico. Ricordiamo che molti farmaci producono i loro effetti stimolando o bloccando questi siti recettori postsinaptici.
L'eccitamento o l'inibizione prodotta da una sinapsi è breve, infatti gli effetti scompaiono presto. I due meccanismi che pongono termine a questi effetti sono l'inattivazione chimica e la ricaptazione. Nel primo caso la sostanza trasmettitrice viene in realtà distrutta; il processo più comune è la ricaptazione (re-uptake). La maggior parte delle sostanze trasmettitrici viene riciclata dai bottoni terminali. La sostanza viene liberata dal bottone terminale e viene ricaptata rapidamente, e quindi dispone soltanto di un breve intervallo di tempo per stimolare i siti recettori postsinaptici. La sostanza trasmettitrice viene riutilizzata; vescicole sinaptiche neoformate, prodotte nel  bottone terminale, si riempiono della sostanza riciclata. La velocità con cui il bottone terminale ricapta la sostanza trasmettitrice determina la durata degli effetti della sostanza sul neurone postsinaptico.

lunedì 9 maggio 2011

I farmaci stimolanti


Erythroxylum coca
 Sono molti i farmaci che stimolano il sistema nervoso, ma queli più usati di frequenza per scopi voluttuari sono l'amfetamina e la cocaina. Questi hanno degli effetti notevolmente simili: facilitano la liberazione e ritardano la ricaptazione di due neurotrasmettitori, e più precisamente la dopamina e la noradrenalina. Si tenga presente comunque che la cocaina è un potente anestetico locale in quanto ha la proprietà di bloccare la conduzione assonica. La cocaina è un alcaloide che si ricava dalle piante di coca (Erythroxylum coca e Erythroxylum Novogranatense), due arbusti tipici della regione andina, dove crescono con facilità. L'amfetamina, derivato sintetico dell'efedrina (questa sostanza stimola la circolazione, motivazione, rendimento e diminuisce l’appetito, il suo effetto si produce dopo circa 20-60 minuti e può durare fino a 8 ore), invece viene assunta per via orale o per iniezione. Gli effetti immediati sono l'euforia e la sensazione di avere tantissima energia. I consumatori di questo farmaco sono generalmente amichevoli e gregari, almeno nei primi stadi dell'assunzione. Nella seconda guerra mondiale questa sostanza veniva data ai militari al fine di aumentare la loro capacità di concentrazione ed allontanare, per quanto possibile, la paura di morire in battaglia; infatti veniva usata da aviatori per aumentare la concentrazione e agli equipaggi dei sommergibili per permettere loro di non dormire anche per più di ventiquattro ore. Quando viene iniettata, l'amfetamina produce la tipica 'ondata' (distinta da quella dell'eroina) che si traduce in uno stato di eccitazione prolungato. Quando lo stato di eccitazione si dissolve, il consumatore tende a ripetere l'iniezione al punto che dopo diversi giorni diventa più difficile sostenere uno stato di eccitazione, e gli effetti collaterali del farmaco come dolori muscolari, forte digrignare dei denti, tremori, sentimenti di paranoia, si intensificano. A questo punto il consumatore cessa di assumere il farmaco e crolla addormentandosi per qualche giorno; al risveglio si sente depresso ed ansioso e spesso ricomincia ad assumere il farmaco per eliminare questi sintomi e raggiungere il nuovo piacevole stato di eccitazione.
La cocaina viene generalmente annusata nelle mucose delle vie nasali. Sul volgere del secolo scorso la cocaina veniva generalmente iniettata anzichè annusata dai suoi consumatori. Sigmund Freud la usò per un po' ed apprezzò i piaceri di questa droga finchè alcuni consumatori non cominciarono a morire a causa dei suoi effetti.
L'uso intenso e prolungato di amfetamina ha dei gravi effetti sullo stato di salute. I consumatori cronici di forti dosi soffrono di reazioni psicotiche e disturbi mentali, che di solito sono distinguibili dalla vera schizofrenia. Oltre agli effetti collaterali psicotici, è stato riferito che l'uso intenso di amfetamine produce deficit permanenti della memoria.
Oltre a questi effetti inerenti all'ambito degli stupefacenti, le amfetamine vengono impiegate in ambito sportivo e per dimagrire. A tal riguardo l'effetto che esse hanno sul sistema cardiocircolatorio e respiratorio portano ad incrementare la pressione circolatoria ed aumentare la frequenza cardiaca ed il ritmo respiratorio (tachipnea); per quanto riguarda il loro utilizzo nelle diete dimagranti, l'azione più marcata è quella del loro effetto anoressizzante

sabato 7 maggio 2011

Breve analisi degli Oppiacei

Papaver Somniferum - papavero da oppio
L'oppio, derivato da una resina appiccicosa prodotta dal papavero da oppio (Papaver Somniferum), viene mangiato e fumato da secoli. Uno dei componenti naturali dell'oppio, la morfina, viene ripetutamente utilizzato a livello farmacologico come antidolorifico, anche se negli ultimi anni è stata sostituita da oppiacei di sintesi. L'eroina, un composto estratto dalla morfina, è l'oppiaceo di cui si è fatto più abuso.
I recettori degli oppiacei, simili ai siti recettori postsinaptici che rispondono alle sostanze trasmettitrici sono stati trovati su neuroni dell'encefalo. Questi recettori esistono perchè l'encefalo produce i propri oppiacei, detti endorfine, o morfine interne, scoperte solo nel 1975. Durante i periodi di stress o durante l'attività sessuale, durante l'attività sportiva, l'assunzione di particolari alimenti come il cioccolato, la lotta o altri comportamenti importanti per la sopravvivenza, neuroni specializzati liberano delle endorfine nel liquido che bagna le cellule encefaliche. Le endorfine stimolano i recettori degli oppiacei e producono analgesia, cioè diminuzione del dolore. Questo effetto primario degli oppiacei spiega perchè molti eroinomani non si svegliano anche quando si bruciano le dita o altre parti del corpo con una sigaretta accesa. L'effetto analgesico sembra essere mediato principalmente dai neuroni della sostanza grigia periacqueduttale i quali contengono molti recettori degli oppiacei. La sostanza grigia periacqueduttale è la regione del mesencefalo che circonda l'acquedotto cerebrale; contiene i circuiti neurali coinvolti nei comportamenti specie-specifici ed in fenomeni di anestesia endogena.
Quando vengono inettati in vena, l'eroina e gli altri oppiacei producano un'ondata (rush) che il consumatore del farmaco trova intensamente piacevole. Lo stesso fanno anche le endorfine, un fatto che ha indotto i neuroscienziati a capire che questi composti chimici naturali siano importanti nella regolazione dell'umore.
L'uso cronico di oppiacei produce tolleranza fisiologica e dipendenza; cioè, devono essere iniettate quantità progressivamente maggiori del farmaco per produrre la tipica ondata ed insorgono sintomi di astinenza quando un consumatore cronico cessa di assumere il farmaco.
Lo studio della liberazione delle endorfine ha attinenza con il fenomeno dell'impotenza appresa in quanto uno degli effetti di queste sostanze è l'analgesia. L'altro effetto degli oppiacei è il rinforzo. Quando un organismo è attivato (come durante la lotta o il comportamento sessuale), alcune cellule del suo encefalo secernono endorfine. Come abbiamo già visto, queste sostanze  chimiche circolano attraverso l'encefalo e stimolano i recettori appropriati, attivando i sistemi neurali che diminuiscono il dolore. La stimolazione aumenta anche l'attenzione dell'organismo per ciò che sta succedendo e lo induce a continuare a fare qualsiasi cosa stia facendo, cioè rinforza il suo comportamento. Il valore di sopravvivenza di questo sistema è quindi evidente: è importante che un organismo impegnato nella lotta e nell'accoppiamento continui a fare ciò che sta facendo e non venga inibito facilmente dal dolore. Un organismo che, impegnato nella lotta, si fermi all'improvviso a causa del dolore può venir ucciso, uno impegnato nell'accoppiamento non si riprodurrà. Oltre a ciò, quando sono sessualmente eccitati, i soggetti diventano meno sensibili a molte forme di dolore e spesso trovano persino piacevole tale stimolazione intensa, talvolta i soldati feriti che sono sopravvissuti  ad una cruenta battaglia rifiutano i farmaci antidolorifici: si presume che la sensazione causata dalla ferita, che dice loro che sono ancora vivi, compensa gli effetti negativi del dolore.
Esistono validi dati fisiologici a sostegno di una distinzione tra la sensazione dolorifica e la sua componente emotiva. Gli oppiacei come la morfina diminuiscono la sensazione dolorifica stimolando i recettori degli oppiacei situati su neuroni dell'encefalo; questi neuroni partecipano ai meccanismi che bloccano la trasmissione delle informazioni dolorifiche dell'encefalo. Di contro alcuni tranquillanti come il valium deprimono i sistemi neurali a cui è dovuta la componente emotiva del dolore, ma non diminuiscono l'intensità della sensazione. Quindi soggetti che hanno ricevuto un farmaco come il valium riferiscono di percepire il dolore tanto intensamente quanto prima, ma che esso non li preoccupa molto.
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