mercoledì 28 dicembre 2011

Psicofarmaci ai bambini italiani. Ritirato lo sciroppo antistaminico Nopron

Fonte: Tuttasalute

Nopron (principio attivo: niaprazina, distribuito dalla Sanofi-Aventis), un nome che tante mamme conoscono bene perché il famigerato medicinale salva notte per i più piccoli. Un noto rimedio chimico per rendere meno “vivaci” le notti insonni dei bimbi, ma anche affinché gli adulti possano trascorrere qualche notte più tranquilla.

Eppure gli effetti negativi del Nopron erano conosciuti da tempo e tra gli altri soprattutto quello che dava ai piccoli pazienti, dopo la sospensione della somministrazione, un’eccitazione ancora maggiore alla precedente, sonnolenza diurna e problemi a livello muscolare.

Finalmente a partire dal 2 gennaio 2012 il Nopron viene ritirato dal commercio in conseguenza della sospensione delle autorizzazioni dei Laboratoires Genopharm – Francia e dell’officina di produzione Alkopharm Blois. L’Agenzia italiana del Farmaco ha comunicato che dal 21 dicembre non vengono più rilasciate autorizzazioni all’importazione per il medicinale Nopron Enfant 15 mg/5ml 150ml né per altri farmaci delle aziende coinvolte dal citato provvedimento.

Ci si accorge con estremo ritardo di quanto siano sottovalutati pericolosi effetti collaterali di non pochi farmaci ed in particolare degli psicofarmaci somministrati ai bambini e adolescenti. E sono tanti, tantissimi i piccoli pazienti che per svariati motivi ricorrono agli psicofarmaci.

Secondo uno studio del “Mario Negri” si legge che sono oltre 50.000 i bambini italiani che già oggi assumono psicofarmaci. Vi è da dire, inoltre, che queste problematiche spesso vengono dichiarate con ritardo come conseguenza di un sistema di farmacovigilanza basato sulle segnalazioni spontanee da parte dei medici ospedalieri e dai medici di famiglia. Le eccessive e numerose prescrizioni di psicofarmaci ai bambini sono conseguenza di diagnosi affrettate e non sempre corrette da parte di medici di medicina generale e da pediatri ma sono anche seguito di diagnosi formulate da neuropsichiatri infantili e psichiatri adolescenziali, che ritengono che alla base del disturbo dei bambini ci sia un fattore biologico curabile solo con i farmaci.

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Il NOPRON, ufficialmente uno sciroppo antistaminico è in realtà un IPNOTICO-SEDATIVO
La niaprazina è un derivato della piperazina, un antagonista del recettore 1 dell'istamina; è largamente usata per le sue proprietà sedative e ipnotiche.
La sedazione riflette la rottura dell'equilibrio 5-idrossitriptamina/noradrenalina.
La niaprazina riduce le concentrazioni di noradrenalina e di dopamina nel cervello con un effetto dipendente dal dosaggio.

NOPRON SANOFI-SYNTHELABO SpA

PRINCIPIO ATTIVO: Niaprazina

ECCIPIENTI:

Compresse: Amido, lattosio, sodio carbossimetilamido, polivinilpirrolidone, talco, magnesio stearato, magnesio carbonato, titanio biossido, glicole polietilenico 6000, gomma arabica, silice precipitata, eritrosina E 127 (colorante sintetico rosso con Iodio), indigotina E 132 (colorante sintetico blu, può liberare istamina), gommalacca, cera carnauba, cera d`api, saccarosio.

Sciroppo: p-idrossibenzoato di metile, aroma artificiale Mirabelle, giallo tramonto E110 (colorante azoico sintetico, liberatore di istamina, può aggravare i sintomi asmatici), saccarosio, acido tartarico, acqua distillata

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA: Ipnotico

INDICAZIONI: Disturbi del sonno.

CONTROINDICAZIONI: Non impiegare al di sotto del sesto mese di età. Ipersensibilità accertata verso i componenti.

EFFETTI INDESIDERATI: Si attira l`attenzione sui rischi di sonnolenza diurna provocati da questo farmaco. Sono stati segnalati casi di malessere accompagnato talvolta da ipotonia o ipertonia e sintomi vertiginosi, prevalentemente in corrispondenza della prima assunzione, quando la posologia era elevata.

PRECAUZIONI D`IMPIEGO: Non essendone stata stabilita la sicurezza d`impiego si sconsiglia l`uso del prodotto in gravidanza e durante l`allattamento.

AVVERTENZE SPECIALI: Non potendosi escludere, a seguito dell`uso del prodotto, fenomeni di sonno-lenza diurna, sarà opportuno che i pazienti sotto trattamento evitino attività che richiedono integrità del grado di vigilanza (guida di autoveicoli, manovra di macchinari potenzialmente pericolosi, ecc.).

SOVRADOSAGGIO: In caso di assunzione accidentale di quantitativi elevati di farmaco il sintomo pre-valente e` la sonnolenza o il sonno. Un eventuale sovradosaggio può dar luogo eccezionalmente ad una eccitazione paradossa.
Non esiste antidoto specifico: la sintomatologia si risolve entro qualche ora, senza ricorrere a particolari interventi terapeutici.

domenica 25 dicembre 2011

A.D.H.D., finta malattia ma vero affare!


Nel ‘CASO’ di Venerdì Salute del 23 Agosto 2011, leggo: «Quei bambini troppo ‘vivaci’ e ‘distratti’ che iniziano a far paura all’America
Il deficit d’attenzione e iperattività negli Stati Uniti colpisce un bambino su dieci. Un record perché in dieci anni, secondo l’Istituto superiore di sanità Usa, il disturbo è aumentato del 30 per cento. Ma i malati di oggi sono destinati a diventare adulti ‘difficili’. I sintomi infatti possono ripetersi nel 65 per cento dei casi »
(dall’inviato Angelo Aquaro)

Per completezza di informazione e per dare voce a chi nega, non l’esistenza della problematica suscitata dai bambini troppo agitati ed impulsivi, ma la scientificità della sua stigmatizzazione in malattia, etichettata come ‘ADHD’ (si veda anche Fred Baughman, neurologo specializzato in malattie del cervello dell’’infanzia, membro dell’’Associazione Medica Americana, della Società di Neurologia dell’’Infanzia, dell’’Accademia Americana di Neurologia, consulente del Congresso USA e della Commissione per l’’Educazione degli Stati del Colorado, Texas, Minnesota, Arkansas, Wisconsin e C. che denuncia l’invenzione e la frode psichiatrica sugli squilibri chimici del cervello), vorrei contribuire al dibattito in corso. In qualità di insegnante specializzato per il sostegno mi sono occupato, fin dalle mie prime esperienze risalenti agli anni 70, del sostegno scolastico per questi ‘bambini e bambine difficili’ che, a quell’epoca in Italia, non avevano ancora l’etichetta di ‘Deficit dell’attenzione e disturbo da iperattività’ ( ADHD) che li stigmatizza ora come malati. No, allora erano semplicemente dei gianburrasca o bambini con l’argento vivo addosso, bambini ed adolescenti vivaci, troppo vivaci ed irrequieti che sfidavano, anche fisicamente, l’adulto. Durante la lezione ti scappavano fra le gambe per correre fuori dalla scuola e io dovevo ricorrerli per riportarli in classe! Disturbavano la tranquilla routine delle lezioni basate su di una didattica prevalentemente frontale-uditiva: tutti fermi al proprio posto! Ma io sono nato in campagna e fino al giorno prima di essere imprigionato, per 5 ore ogni giorno, in quello scomodissimo banco di prima elementare, parlavo solo la mia lingua materna, il mio dialetto di campagna e la mia mente era piena di altre immagini in movimento: mi arrampicavo sugli alberi, correvo a perdifiato nella campagna, con altri coetanei, buttandomi in ogni specchio d’acqua a caccia di rane (ero forse malato di iperattività?). Le mucche mi avevano insegnato a prevedere l’effetto delle mie azioni: se non erano munte di mattina, al solito orario, si sarebbero uditi presto i loro strazianti lamenti. Ho imparato ad anticipare mentalmente l’azione, a farmi il teatrino mentale dei rapporti di causa ed effetto, cioè a pensare e a riflettere: immergendo le mani nel fango dei fossati, cosa avrei potuto trovarmi nelle mani oltre alle rane? (serpi, salamandre…) La natura ti insegna a fare questo, ti educa ai tempi dell’osservazione e dell’ascolto, invece la televisione, il videogioco, il computer, il cellulare, no! Il rapido susseguirsi di immagini, spesso violente, nella maggiore parte dei cartoni animati e dei videogiochi per bambini costruiscono, nella loro mente, delle mappe mentali non fondate su giuste emozioni e competenze relazionali, ma su “frenetiche” ed “impulsive” attività sensomotorie basate su di una modalità tipo “stimolo-risposta”, al posto del pensiero e della riflessione. Mobilitare il corpo al posto del pensiero, diventa allora imperativo!
Si sono stato fortunato, la vita nel “”villaggio educante” contadino, mi aveva costruito una mente adatta ad accogliere e comprendere nuove regole, una mente preparata all’acquisizione di abilità di adattamento a ritmi e modalità di apprendimento anche diverse da quelle delle quali avevo avuto esperienza fino ad allora. Ma i bambini di oggi, per questo aspetto, sono meno fortunati: hanno in mano, per la maggior parte del loto tempo libero, il telecomando, il mouse, il joystick , il cellulare, terribili strumenti di inibizione di una mente in crescita, in un periodo che assorbe ogni minimo stimolo per configurarsi ed adattarsi all’ambiente circostante ( e possibilmente anche per trasformarlo): immagini violente in rapida successione schermi di video-giochi che non lasciano speranza al pensiero se non alla reazione quasi meccanica dello stimolo-risposta! Come possono allora essere preparati all’adattamento a sistemi scolastici così diversi, a ore di immobilità ed attesa, seduti in un banco: occorre capire che si chiede loro l’impossibile. Non si possono lasciare i bambini, per ore, davanti al televisore o ai videogiochi e poi pretendere che se ne stiano tranquilli ed attenti al loro posto: dopo ci vuole la chimica per sedarli, così droghiamo i futuri cittadini del mondo!

venerdì 23 dicembre 2011

Trapianti: la fede, coadiuvante per la sopravvivenza

Fonte: Nutrimente

di Paola Simonetti

Lo ha dimostrato uno studio condotto in Italia dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa su 179 pazienti: mortalità tripla fra coloro che non credono.

Quello che non può fare in pieno un farmaco forse può realizzarlo la psiche. Essere sostenuti da positività e forza, può infatti, in qualche caso, addirittura aiutare la sopravvivenza. Al di là di qualunque convinzione miracolistica, il Cnr ha dimostrato ad esempio che, nell’ambito di quadri clinici legati ad un trapianto, in alcuni casi a fare la differenza nel decorso della fase post operatoria è la predisposizione alla ricerca di Dio, qualunque confessione religiosa si prediliga.
Insomma, aver fede può aiutare ad allontanare la morte: a dimostrarlo lo studio italiano dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), condotto su 179 pazienti che hanno subito un trapianto di fegato e seguiti per quattro anni dal gruppo in collaborazione con il dipartimento di Trapiantologia epatica dell’università di Pisa.
“I candidati al trapianto di fegato vengono sottoposti di routine a una valutazione psicologica - ha spiegato il responsabile della ricerca, Franco Bonaguidi, psicologo presso l’Ifc-Cnr -, che ha lo scopo di aiutarli ad affrontare questo momento particolarmente difficile e a identificare eventuali controindicazioni all’intervento. Poiché i pazienti riferivano un profondo ritorno alla religione e alla spiritualità, la nostra ricerca ha indagato tale aspetto, indipendentemente dal credo religioso e dalla partecipazione alle funzioni ecclesiastiche”.
Dalla ricerca, pubblicata sulla rivista Liver Transplantation, risulta che, fra i pazienti che hanno affrontato la malattia profondamente convinti che la fede li avrebbe aiutati, il 93,4% è sopravvissuto (la mortalita’ e’ stata quindi del 6,6%), mentre tra coloro che non lo hanno fatto la sopravvivenza e’ stata pari al 79,5% (con una mortalita’ del 20,5%, tripla rispetto a quella del primo gruppo di pazienti). Durante il follow-up di 4 anni successivo al trapianto, 18 pazienti sono morti. Secondo Bonaguidi, la differenza fra i due gruppi ‘”èstatisticamente notevole, mentre la probabilita’ di ‘falso positivo’, ovvero che sia stata rilevata una differenza inesistente, è del 2,6%, nettamente inferiore alla soglia convenzionale del 5%”.
Per comprendere quali fattori fossero stati in grado di predire la mortalità dei pazienti, i ricercatori, hanno utilizzato un’analisi statistica nota come modello di Cox, “prendendo in esame fattori come l’età dei pazienti - prosegue Bonaguidi -, il sesso, il livello di istruzione e occupazione, il tipo e la gravità della malattia, l’età del donatore e alcune variabili o complicanze legate all’intervento chirurgico, come il sanguinamento peri-operatorio. Infine, abbiamo testato con lo stesso rigore scientifico il ruolo della religiosità”.
In particolare, le risposte sono state esaminate mediante un’analisi fattoriale “che ha permesso di evidenziare, attraverso una procedura matematica, le principali componenti della religiosità, definite come ricerca ‘attiva’ di Dio, attesa ‘passiva’ di Dio e generico atteggiamento fatalistico”.
A fare la differenza, secondo i ricercatori, dunque, è la religiosità vissuta in modo attivo, ossia intesa come ”cercare attivamente l’aiuto di Dio”. Un atteggiamento, ha aggiunto lo psicologo, che ”non si identifica con una religione confessionale, ma che è un aspetto intimo della personalità che porta a vedere l’incontro con la malattia grave come un momento di rielaborazione della propria esistenza, dei propri valori e di rivalutazione della componente spirituale e trascendente”.
L’analisi delle risposte “ha permesso di evidenziare, con una procedura matematica, le principali componenti della religiosità, definite come ricerca ‘attiva’ di Dio, attesa ‘passiva’ di Dio e generico atteggiamento fatalistico”. É emerso cosiì, conclude lo psicologo, che “le uniche variabili in grado di predire la mortalitàdei pazienti dopo il trapianto sono la durata della degenza in terapia intensiva e, come fattore negativo, l’assenza di ricerca di Dio, con un rischio relativo rispettivamente di 1,05 e 3,01″.
È importante anche il contesto da cui questi risultati provengono. “Un’unità operativa ad alta tecnologia, il Centro trapianti di fegato dell’università di Pisa del prof. Franco Filipponi, dove la valutazione psicologica del vissuto di malattia è paradossalmente – ha concluso Bonaguidi- più sentita e valorizzata quale risorsa di guarigione”.

domenica 18 dicembre 2011

Fumatori: se sapeste...

Fonte: Promiseland

Fumate? Non saranno gli imprenditori del tabacco a lamentarsene, loro non indietreggiano davanti a niente pur di sviluppare il mercato ed arruolare nuove vittime. Ecco sei buone ragioni per boicottare il tabacco. Un interessante articolo di Emmanuelle Blanc.
Quale prodotto di consumo corrente* uccide la metà di coloro che lo apprezzano? Quale articolo veduto ad ogni angolo di strada provoca più decessi, negli Stati Uniti, che l’AIDS, gli incidenti stradali, gli omicidi, i suicidi e gli incendi tutti insieme? Quale sostanza prodotta su larga scala e quotata in borsa fa tante vittime, ogni giorno nel mondo, quante trenta Boing 747 che si schiantano? Il tabacco.
“Per qualsiasi altro prodotto una tale dimostrazione avrebbe causato l’immediata soppressione” insorge il Professor Gérard Dubois, presidente dell’Alleanza contro il tabacco. “Per il tabacco no. Lo si sa, ma non facciamo niente, o molto poco rispetto alle prove schiaccianti”. Perché dietro la cortina di fumo prolifera un’industria potente e manipolatrice. Il professor Gérard Dubois ne ha fatto un libro “Le rideau de fumée” (La tenda di fumo n.d.t.) per le edizioni Seuil e Nadia Collot un documentario “Tabacco, la cospirazione”, abbiamo fissato sei punti che dovrebbero scuotere i fumatori e dissuadere chi vorrebbe diventarlo.
Menzogne
A partire dalla metà del secolo scorso i produttori di sigarette sapevano che il 94% dei tumori ai polmoni si sviluppano nei fumatori. Hanno continuato, ciò nonostante, a negarlo per decenni, assicurando a mezzo stampa che se la sigaretta fosse pericolosa sarebbe stata, con tutta evidenza, ritirata dal mercato! Omertà anche sui rischi legati al tabagismo passivo, che i fabbricanti stessi hanno riconosciuto da molto tempo.Il fumo passivo è responsabile di dieci morti al giorno in Francia.
Disinformazione
Per contrastare i messaggi allarmanti delle autorità sanitarie degli scienziati indipendenti sono stati ingaggiati dalle compagnie del tabacco per pubblicare, in cambio di convenienti remunerazioni, delle ricerche rassicuranti… troppo rassicuranti ad essere sinceri.
Manipolazione dei giovani
Anche se dicono il contrario, i giganti del tabacco hanno immaginato ogni tipo di strategia per sedurre i più giovani. Come ci svela un documento interno della società RJReynolds: tutto deve essere fatto per raggiungere la fascia dei 14-24 anni! E anche per preparare i più giovani. Il personaggio Joe Camel, un dromedario molto trendy col cappellino era, negli anni ’80, tanto popolare che Topolino fra gli Americani. In Francia la distribuzione di accendini gratuiti, di pacchetti in edizione limitata, di magliette e altri prodotti derivati, per molto tempo tollerata, ha finito per essere vietata, così come la vendita dei mini-pacchetti (dieci sigarette) e la sponsorizzazione delle serate nelle discoteche. A quando il prossimo attacco?
Dipendenza garantita
Gli additivi, che possono rappresentare dal 15 al 20% del peso di una sigaretta non ci sono solo per migliorarne il sapore. L’aggiunta di ammoniaca, per esempio, permette alla nicotina di raggiungere più velocemente il cervello ed infine, di aumentare la dipendenza. Philip Morris è la prima industria ad averlo scoperto ed è stata seguita dai suoi concorrenti. Il divieto di farlo è stato richiesto da molti esperti ed è in discussione in Europa.
Altro additivo autorizzato: la teobromina. Quando è inalata, questa sostanza naturalmente presente nel cioccolato, ha la particolarità di dilatare i bronchi, diminuendo così l’irritazione causata dal fumo e dando anche la sensazione di respirare meglio fumando. Furbescamente certi fabbricanti hanno lanciato delle sigarette senza additivi lasciando credere che sono meno nocive, cosa falsa ovviamente.
Reti parallele
Le due o tre stecche portate dall’estero dai privati sono una goccia d’acqua nell’oceano del mercato parallelo delle sigarette (nel 2000 il 30% delle sigarette esportate sono sparite dalla circolazione). Si sa in effetti che la maggior parte del tabacco di contrabbando arriva per container interi. Cosa che presuppone un’organizzazione perfettamente rodata e probabili alleanze tra industriali del tabacco e mafia internazionale.

domenica 4 dicembre 2011

Estratto di semi di pompelmo

Tratto da: Promiseland

È il dottor Jacob Harich, un medico americano, che negli anni ’80 scopre le proprietà dei semi di pompelmo, anche se in realtà sarebbe più corretto dire del pomelo: è infatti questo frutto che viene usato per estrarne le sostanze attive con un processo brevettato dal medico.
Questo prodotto ha delle stupefacenti proprietà antisettiche che furono confermate negli anni successivi. L’estratto contiene flavonoidi, vitamina C, glicosidi e qualche proteina. La cosa eccezionale è la sua ricchezza in anti-ossidanti. Le sue proprietà ne fanno un complemento alimentare eccezionale, la sua azione antisettica naturale è molto efficace contro certi parassiti e virus (influenza, herpes) e anche contro funghi e batteri e senza avere effetti tossici.
L’estratto lo si può usare in molti casi di infezioni o infiammazioni. Per via orale la sua azione si svolge sull’apparato digestivo, partendo dalla gola e fino all’intestino, senza compromettere la flora intestinale. Sarà benefico contro le infezioni della bocca e delle vie respiratorie alte: raffreddore, rinofaringite, influenza, laringite, otite… ma anche per le gastro-enteriti, la gastrite, l’ulcera (agisce sull’helicobacter pylori), le candidosi digestive.
Per via esterna si può utilizzare sulla pelle, su piccoli tagli, bruciature, eruzioni cutanee, dermatiti, psoriasi, eczemi, orticarie, verruche, micosi; sul cuoio capelluto per curare forfora, eczema e prurito; sulle unghie per micosi o infezioni; negli organi genitali per vaginite, infezioni vaginali da germi e da funghi; nel cavo orale per herpes labiale, gengiviti, tartaro, dolori dentali…
L’estratto può essere utilizzato diluito (tranne su verruche e cisti), la sua percentuale di diluizione varia a seconda di quanto il prodotto in vostro possesso è concentrato ed al tipo di problema da trattare, per questo è bene basarsi sulle istruzioni riportate sull’imballaggio o affidarsi al consiglio di un esperto, per esempio in erboristeria.
Per uso orale se ne prendono dalle tre alle quindici gocce due o tre volte al giorno fino a scomparsa dei sintomi, si può cominciare con un dosaggio minimo da aumentare gradualmente per osservare le reazioni del proprio corpo.
Per uso esterno può essere diluito nell’acqua (per esempio per usarlo come collutorio, per fare gargarismi o per dei lavaggi intimi) in quantità di 10-15 gocce in 200 ml di acqua (un bicchiere).
Può essere diluito anche nell’olio o nel gel di aloe vera per applicazioni su pelle, labbra, unghie, orecchie) in questo caso calcolare 10-15 gocce per tre cucchiai da minestra di olio (45 ml). Per applicazioni di precisione su aree difficili è consigliabile usare un bastoncino per le orecchie. Per il cuoio capelluto aggiungere dieci-venti gocce di estratto in due cucchiai di shampoo. In caso di contatto con gli occhi sciacquare abbondantemente con l’acqua.
Un antibiotico è una sostanza attiva contro i batteri. L’estratto di semi di pompelmo lo è anche contro virus e funghi: sarebbe riduttivo quindi chiamarlo “antibiotico naturale”, come spesso succede.
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