mercoledì 22 dicembre 2010

Un embrione mostra un comportamento?

Fonte: Craniosacrale.it

.

“Un embrione mostra un comportamento?”. A questa domanda, che sfida il paradigma ufficiale della moderna biologia e psicologia, la maggior parte degli scienziati risponderebbe maniera negativa, intendendo con questo che le contrazioni muscolari e i movimenti rilevabili prima dello sviluppo del sistema nervoso e del cervello, siano da considerarsi involontari. Da questo punto di vista la fase embrionale è considerata come un processo di differenziazione, e l’embrione ci appare come la somma, il risultato o la conseguenza dello sviluppo delle diverse parti e organi.
Diversamente il prof. van der Wal propone una visione dell’embrione come “un vero e proprio essere umano che in ogni fase di sviluppo si presenta come un tutt’uno, un unità di forma e funzione che interagisce con ciò che gli sta intorno”.
Un primo passo compiuto dalla scienza in questa direzione potrebbe essere rappresentato dalla ricerca condotta presso l’Università degli Studi di Padova e coordinata dal prof. Umberto Castiello del Dipartimento di Piscologia Generale, in collaborazione con il Centro di Scienze Cognitive dell’Università di Torino, l’istituto pediatrico Burlo Garolfo di Trieste e il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma.
“I gemelli socializzano già nel grembo materno”, attesta lo studio che verrà presto pubblicato sulla rivista “PlosOne”.
Utilizzando uno speciale software capace di analizzare e descrivere i movimenti intrauterini in termini quantitativi i ricercatori hanno ripreso cinque coppie di gemellini scoprendo una sorta di “gioco” che porta alla reciproca conoscenza.
Lo stesso professore Castiello spiega come dallo studio emerga una tendenza a socializzare che si manifesta nella vita uterina.
“Grazie a questo software assolutamente innovativo abbiamo potuto osservare come tra la 14 esima e la 18 esima settimana di gestazione, i piccoli si muovano molto, con dei movimenti diretti verso l’altro gemello che hanno caratteristiche diverse rispetto ai movimenti verso la parete uterina e verso se stessi”
Come ci spiega lo stesso van der Wal mentre gli psicologi prenatali considerano la possibilità che l’essere umano attraversi trasformazioni e cambiamenti durante gli ultimi cicli di vita embrionale, ancora prima che venga sviluppato un sistema nervoso nel corpo, “gli embriologi convenzionali potrebbero obiettare che è inappropriato affermare che un embrione possa avere un funzionamento psicologico quando non è presente niente di più che un sistema nervoso molto semplice o primitivo e ancora in fase di sviluppo”.
Le due posizioni pongono quindi la questione, oggetto degli studi di Jaap van der Wal, se e come sia possibile per un embrione fare esperienza e mostrare comportamenti motivati quando c’è chi presume che l’animo, l’intelligenza e il comportamento siano ristretti e limitati all’esistenza di un sistema nervoso funzionante.
Nel tentativo di superare i confini posti dalla scienza che riferiscono l’esistenza e l’esperienza prenatale alla sola vita fetale, van der Waal sottolinea come, da un punto di vista biologico, l’esistenza prenatale includa, anche, la fase di vita embrionale.
Questo studio potrebbe condurre la scienza a guardare l’embrione non più come un processo di differenziazione, una fase di sviluppo ma come un organismo vero e proprio “la cui forma potrebbe cambiare nel corso del tempo ma la cui essenza, il suo essere sé stesso rimane immutabile, presente e attivo a dispetto delle forme esteriori. In questo senso, la cellula uovo fecondata non è solo una cellula, rappresenta un organismo. E’ la completa manifestazione dell’organismo in ogni momento, nelle circostanza e nelle condizioni ambientali che esistono già dal primo giorno dopo il concepimento”.

Jaap van der Wal è medico e professore associato in Anatomia e d Embriologia all’Università di Maastricht, Paesi Bassi. Specializzatosi in anatomia funzionale e sviluppo dell’apparato locomotore con riguardo particolare alla propriocezione, da anni, ormai si dedica all’insegnamento in Filosofia della Scienza e Antropologia Medica.

Raccontando del suo lavoro afferma: “ La mia passione era e tuttora rimane l’embriologia umana”. Attraverso lo sguardo fenomenologico e facendo riferimento all’antropofisia e al metodo della morfologia dinamica gli studi e le ricerche di Jaap van der Wal ci aiutano a comprendere quello che realmente facciamo come esseri umani allo stadio embrionale. Con questo approccio ho scoperto che per me scienza e religione, materia e spiritio, macrocosmo e microcosmo, creazione ed evoluzione s’incontrano l’un l’altro nel processo fenomenale del divenire umano”.


Le fonti di quest’articolo:

www.embrio.nl
www.embrio.it
http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=505887
http://www.unipd.it/comunicazioni/stampa/comunicati/20101008.htm

domenica 19 dicembre 2010

Ritirato farmaco Mediator per la cura del diabete

Fonte: Promiseland.it

E’ stato ritirato in Francia, dovo aver causato da 500 a 1000 morti.
Per quanto possiamo capire da una ricerca su Internet, la vicenda che circa un mese fa ha portato al ritiro in Francia di un farmaco indicato per la cura del diabete e dell’obesita’ (“Mediator”, prodotto dalla Servier) e indicato come responsabile di centinaia di decessi [1] ha del paradossale.
Grazie ai sistemi di farmacovigilanza, sono moltissimi i farmaci che ogni anno vengono ritirati dal commercio, o per i quali vengono modificate le indicazioni terapeutiche, o aggiunti nuovi “warnings” in merito a possibili effetti collaterali, ma il caso del Mediator fa davvero storia a sè.
Il benfluorex, principio attivo del Mediator, e’ un derivato funzionale della fenfluramina, che riduce l’assorbimento dei grassi e l’iperglicemia.
Impiegato anche nel trattamento dell’obesita’, sulla base di studi centrati sui problemi legati al diabete di tipo 2 e’ stato in commercio anche in Italia fino al 2003, data della rinuncia volontaria da parte della ditta produttrice.
In Spagna e’ stato ritirato nello stesso anno per le segnalazioni di gravi effetti avversi di natura cardiovascolare: ipertensione polmonare e valvulopatia.
In Francia, questo farmaco, pure oggetto nel 2005 di aspre polemiche [2], e’ sempre stato commercializzato fino al mese scorso.
Ma andiamo a vedere cosa dice la Food and Drug Administration sulle fenfluramine [3]. Scopriamo che questa molecola e’ stata registrata nel 1973 e che la phentermine, usata spesso in combinazione con la prima, addirittura nel 1959. Le prime evidenze di reazioni avverse vengono riportate nel giugno 1997; si trattava di 24 pazienti che avevano sviluppato patologie valvolari che per la particolare casistica venne associata all’assunzione di fen-phen (fenfluramine-phentermine). Seguirono altre segnalazioni che confermavano il rischio cardiovascolare legato a questa combinazione di farmaci.
Il 15 settembre del 1997 la FDA annunciava l’immediato ritiro della Fenfluramine e Dexfenfluramine [4].
Queste molecole sono quindi state utilizzate per oltre 13 anni, in mercati importanti, pur in presenza di prese di posizione ufficiali da parte di una autorita’ regolatoria di un certo peso quale la FDA.
Alcune semplici considerazioni sulls vicenda:
- quando si dice che la sperimentazione su animali non e’ in grado di garantire la sicurezza di un farmaco e che la vera sperimentazione e’ fatta sui pazienti quanto il farmaco viene immesso sul mercato, si fa forse una semplificazione ma di fatto è esattamente quel che accade;
- il fatto che un farmaco riveli profili di rischio importanti solo quando testato su centinaia di migliaia o milioni di persone implica che il cosidetto “modello animale” e’ del tutto inutile nell’evidenziare rischi e benefici di una data molecola.
In questo caso, ma non e’ certo l’unico, bisogna chiedersi perche’, invece di finanziare inutili studi sui modelli animali, non si rafforza seriamente l’attivita’ di vigilanza sui farmaci e i gli studi epidemiologici. Bisogna chiedersi come e’ possibile che le valutazioni di pericolosita’ di un certo principio attivo vengano ignorate per lustri da altre agenzie nazionali che hanno il compito di controllare l’efficacia e la sicurezza dei farmaci venduti e somministrati dai rispettivi sistemi sanitari.

.
Fonti:
[1] Ansa, Francia: farmaco responsabile di decessi, 14 ottobre 2010
[2] La Revue prescrire, “L’Agence française des produits de santé est-elle avant tout au service des patients, ou au service des firmes pharmaceutiques?” [L'agenzia francese del farmaco privilegia la cura dei pazienti o e' al servizio delle case farmaceuiche?], Novembre 2005, Tome 25 N 266 Pages 793-796.
[3] FDA, Questions and Answers about Withdrawal of Fenfluramine (Pondimin) and Dexfenfluramine (Redux), aggiornata al 7-7-2005
[4] FDA, FDA Announces Withdrawal Fenfluramine and Dexfenfluramine (Fen-Phen), aggiornata al 7-7-2005
Tratto da AgireOra: http://www.agireora.org/
link: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1066

Vegetariani più longevi

Fonte: AgireOra.org

.
Il grasso corporeo aumenta il rischio di morte

Gli adulti sovrappeso hanno una maggior probabilita' di morire in un dato momento della loro vita, rispetto ai loro amici normopeso, secondo un nuovo studio che ha preso in considerazione 1,46 milioni di adulti negli studi del National Cancer Institute Cohort Consortium.
Le donne sovrappeso avevano una probabilita' del 13% piu' alta di morire nei 10 anni lungo i quali gli studi hanno tenuto sotto controllo i partecipanti, mentre le donne obese avevano una percentuale aumentata di rischio di morte variabile dal 44% al 151%, rispetto alle persone con un peso nella norma. Per gli uomini sono stati trovate percentuali simili.
Studi precedenti avevano dimostrato che i non-vegetariani hanno un maggior indice di massa corporea rispetto a coloro che seguono una dieta a base vegetale, e sono quindi a maggior rischio. [2]
La scienza e' chiara: per diminuire il rischio di morte, occorre adottare un'alimentazione sana a base vegetale e perdere il peso in eccesso.
Di certo nessuno vuole finire fagocitato nella "macchina" del sistema sanitario, che non ha lo scopo di guarire le persone, ma di far guadagnare l'industria medica. Bisogna quindi prendere in mano le redini della propria vita e della propria salute, e seguire un'alimentazione a base vegetale e a basso contenuto di grassi.


Fonti:
[1] de Gonzalez AB, Hartge P, Cerhan JR, et al. Body-mass index and mortality among 1.46 million white adults. N Engl J Med. 2010;363:2211-2219.
[2] Spencer EA, Appleby PN, Davey GK, Key TJ. Diet and body-mass index in 38000 EPIC-Oxford meat-eaters, fish-eaters, vegetarians, and vegans. Int J Obes Relat Metab Disord. 2003;27:728-734.
Notizia tradotta da: VegSource, Study: NOT being vegetarian raises your risk of early death, 12 giugno 2010

giovedì 16 dicembre 2010

La donna che non conosce la paura

Fonte: Ansa.it
.
ROMA - Camminava di sera in una strada deserta costeggiata da un parco e da una chiesa, un uomo dall'aspetto poco raccomandabile seduto su una panchina la chiama e, appena lei si avvicina, scatta in piedi, le punta un coltello alla gola e dice che l'avrebbe uccisa: lei, per nulla impaurita, gli risponde: 'se stai per uccidermi sappi che dovrai vedertela prima con gli angeli del Signore'. L'uomo improvvisamente libera la presa e lei, come nulla fosse, si incammina verso casa tranquilla e per nulla impaurita.
E' l'episodio raggelante di cui è stata protagonista una donna che, per una malattia, è divenuta totalmente incapace di avvertire ogni forma di paura e di pericolo, e di mettere in atto strategie di difesa o fuga. Sembra una scena di un film come quelle di Fearless di Peter Weir dove il protagonista, sopravvissuto ad un incidente aereo, per il trauma psicologico non prova più paura.
Chiunque vedendo un uomo sinistro su una panchina avrebbe affrettato il passo, nessuno gli si sarebbe avvicinato e poi, con un coltello puntato alla gola, mantenuto la calma: l'atteggiamento "coraggioso" della donna, una 44enne che chiameremo SM, è solo uno degli episodi da brivido raccontati dalla neurologa Justin Feinstein della University of Iowa che per la prima volta descrive il caso clinico unico al mondo, dopo mesi e mesi di studi su comportamenti e cervello di SM.
La donna, spiega Feinstein intervistata dall'ANSA, non sente la paura e quindi non avverte situazioni di pericolo perché priva dell'area del cervello dove si annidano le nostre paure, l"amigdalà, regione cerebrale che deve il nome alla sua forma a mandorla, già da tempo nota come fulcro della paura e motore delle reazioni istintuali ad essa. SM ha perso l'amigdala intorno a 10 anni per una rara malattia genetica chiamata ipoproteinosi di Urbach-Wiethe, che causa il deposito di materiale calcificato nel corpo.
Quando la sua amigdala si è calcificata, SM ha perso la paura. Secondo quanto riportato sulla rivista Curent Biology, Feinstein ha sottoposto SM a molteplici esami per capire fino a che punto non temesse nulla: le ha mostrato film horror tra i più spaventosi lasciando SM del tutto insensibile e priva di ogni minimo segno di paura; poi le ha mostrato ragni e serpenti in un negozio di animali, perché SM in precedenza aveva detto di odiare i rettili e i ragni.
Ma lei del tutto tranquilla si è avvicinata loro e li ha toccati, dichiarando poi di essere stata mossa da curiosità. E non è finita, racconta Feinstein: "Durante Halloween, abbiamo portato SM al Waverly Hills Sanatorium, nel Kentucky, un vecchio ospedale abbandonato per malati di tubercolosi ritenuto uno dei posti più spaventosi della terra e che una volta l'anno ospita una casa del terrore piena di mostri, assassini e fantasmi".
SM volontariamente ha guidato nella 'casa stregata' il gruppo di ricercatori (e altri volontari) non mostrando alcun segno di esitazione mentre si aggirava nei bui corridoi del sanatorio che lasciavano impietriti tutti. SM ha raccontato molti episodi della propria vita traumatici per chiunque ma che a lei non hanno lasciato il segno, spiega Feinstein, come l'aggressione col coltello. "L'amigdala si occupa normalmente di elaborare tutte le informazioni che arrivano al cervello attraverso i cinque sensi, per individuare rapidamente qualunque cosa potrebbe avere un impatto sulla nostra sopravvivenza - spiega. Quando sente il pericolo, l'amigdala orchestra una serie di risposte del corpo per prepararci alla fuga o a difenderci. Poiché SM non ha l'amigdala non può sentire il pericolo e difendersi e quindi è addirittura straordinario che sia ancora viva". Al di la del caso clinico, lo studio di SM è importante perché suggerisce, conclude Feinstein, che le persone affette da fobie patologiche o da grossi traumi, come i reduci di guerra, potrebbero trovare giovamento da trattamenti mirati a modulare l'attività dell'amigdala per controllare e ridimensionare le loro paure.

lunedì 13 dicembre 2010

Le parole che creano resistenza e problemi

Continuiamo l'argomento sullla comunicazione in relazione all'elasticità necessaria per il raggiungimento di una buona comunicazione. Andremo ora a considerare quanto sia importante tenere presente che certe parole hanno il potere di creare delle resistenze nella comunicazione. Non per nulla i grandi leader o i grandi comunicatori fanno molta attenzione alle parole che pronunciano ed al relativo effetto che queste possono produrre su coloro che ascoltano.
Anthony Robbins nel suo libro Come ottenere il meglio da sé stessi e dagli altri riporta quanto disse Benjamin Franklin nella sua autobiografia in relazione alla strategia che lui stesso utilizzava per comunicare le sue opinioni mantenendo buoni rapporti: "Ho fatto mia l'abitudine di esprimermi in termini di modestia e cautela, mai ricorrendo, quando proponevo qualcosa che poteva dar luogo a controversie, a parole quali certamente, indubbiamente o altre che conferiscono un'aria di assolutezza ad un'opinione. Al contrario, preferisco dire: ritengo o capisco che una certa cosa è così e così, a me per lo meno sembra; oppure, io non la penserei così per questa e questa ragione; o ancora: immagino che le cose stiano così: o ancora: le cose stanno così, a meno che io non mi sbagli. Abitudine che, a mio avviso, mi è stata di grande aiuto quando mi sono trovato a far accettare le mie opinioni, a persuadere altri ad iniziative che volta a volta mi sono impegnato a promuovere"
Da queste parole capiamo come Franklin sapeva persuadere avendo cura di non suscitare resistenze di sorta alle sue proposte con il ricorso a parole che provocassero risposte negative.
E proprio in riguardo alle parole che possono creare resistenze, c'è né una che solitamente usiamo senza accorgerci della sua azione nefasta: "ma". Se usata inconsciamente e automaticamente, può rivelarsi una delle parole più dannose che ci siano nel nostro linguaggio. Proviamo ad esaminarla.
Se qualcuno dice: "Questo è vero, ma...", cosa viene detto in realtà? Vuol dire che ciò che abbiamo detto non è vero oppure è irrilevante; in pratica la parolina ma ha negato tutto quanto è stato detto prima. Qual'è la nostra reazione quando ci sentiamo dire che sì, è d'accordo con noi, ma...? E cosa succederebbe se si applicasse una semplice sostituzione, mettendo un "é" al posto del "ma"? Di sicuro cambierebbe, dicendo per esempio: "E' vero, e c'è anche qualcosa d'altro che è vero..." oppure: "E' un'idea interessante, e c'è anche un altro modo di vedere la questione...". In entrambi i casi si inizia con un accordo; anzichè suscitare resistenza, si apre la strada verso la vera comunicazione!

Il potere dell'elasticità nella comunicazione

Nel suo libro Come ottenere il meglio da sé e dagli altri, il grande comunicatore Anthony Robbins ci parla della possibilità di affrontare le resistenze nella comunicazione attraverso l'elasticità. Infatti egli sottolinea una componente comune in ogni grande comunicatore: la capacità di valutare esattamente gli altri cambiando continuamente il proprio atteggiamento, sia esso verbale o non verbale, fino a stabilire un rapporto desiderato o comunque idoneo per raggiungere la perfetta comunicazione. Saggiamente egli ricorda che nella comunicazione efficace la forza di volontà, intesa come costrizione attraverso l'intimidazione, non produce effetti sperati o comunque duraturi. Costringere qualcuno ad accettare il proprio punto di vista non è l'arma più adatta nella comunicazione efficace; si può comunicare soltanto con una costante flessibilità ed una precisa volontà di cambiare.
Per alcuni l'elasticità nella comunicazione è una dote naturale, non fanno fatica ad applicarla con successo. Per altri invece diventa un modello da seguire, una tecnica da studiare e poi applicare in più circostanze possibili affinché diventi parte della propria personalità. Robbins nel suo libro fa un paragone molto interessante in riguardo a coloro che adottano un solo modo di comunicare, rigido, fermo: affidarsi ad un solo programma comunicativo è come utilizare un'auto che abbia una sola marica. Se ci pensiamo, infatti, le differenti marce dell'automobile sono state create dai progettisti per permettere al mezzo di affrontare differenti tipi di stade, agevolare la corsa in salita, affrontare il traffico cittadino, permettere una velocità decisamente più sostenuta e brillante su lunghi percorsi. Nella comunicazione possiamo assistere alle stesse situazioni in cui un'auto deve svolgere le sue differenti mansioni. Molti di noi crede che la comunicazione debba avvenire con una sola marcia: la propria. Il poeta William Blake ha scritto che "l'uomo che non cambia mai opinione è come un'acqua immobile, e nella sua mente pullulano rettili". Sempre nel suo libro, Robbins ci ricorda che il segreto della vita consiste nel bussare a mille porte, nel ricorrere a tutti i diversi approcci necessari alla soluzione di un problema; se ci si affida ad un solo programma, ci si troverà nella stessa condizione di un'auto che abbia una sola marcia!
Molte persone ritengono che sia possibile condurre una discussione come se si trattasse di un incontro di pugilato verbale: si insiste a sferrare le proprie argomentazioni e le proprie idee fino a mettere KO l'avversario, in pratica ottenere ciò che si vuole. Ciò avviene spesso nella comunicazione in ambito politico, professionale, familiare, ecc. Vi sono modelli assai più eleganti ed efficaci che ci vengono forniti dalle arti marziali, come l'aikido o il t'ai chi. Queste arti marziali orientali non si propongono di vincere la forza con la forza, ma di deviarla, cioè di allinearsi alla forza diretta verso di sé, guidandola in una nuova direzione.
E' bene tenere presente che la resistenza non è una realtà fisica, sono comunicazioni inflessibili che puntano sempre nella stessa direzione e nel momento sbagliato. Se riprendiamo in esame il concetto delle arti marziali, ad esempio l'aikido, al pari del maestro di questa disciplina, il buon comunicatore, anzichè combarrete accanitamente le opinioni dell'altro, si mostrerà tanto elastico ed intraprendente da avvertire il momento giusto in cui insorge la resistenza, da scoprire punti di accordo adeguandosi ad essi, e quindi da riorientare la comunicazione nella direzione da lui desiderata.

lunedì 6 dicembre 2010

Antipsicotici: per conoscerli meglio

Fonte: Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

(Chiamati tranquillanti maggiori o Neurolettici)

Nomi dei farmaci:
Amidate, Arvynol, Dalmane, Demerol, Depakote, Doriden, Dormalin, Geodon, Haldol, Largon, Lidone, Loxitane, Mellaril, Moban, Navane, Nembutal, Neurontin, Nozinan, Orap, Permitil, Phenergan, Proketazine, Prolixin, Proscom, Quide, Repoise, Serlect, Seroquel, Sparine, Stelazine, Taractan, Tegretol, Thorazine, Tindal, Topamax, Trancopal, Triclos, Trilafon, Versed, Vesprin.
Nomi dei nuovi antipsicotici:
Abilify, Ambien, Clozaril, Compagine, Lamictal, Resurpine, Risperdal, Serentil, Zyprexa.

Effetti collaterali:
Akathisia*, Difficoltà nella deambulazione, Malformazioni alla nascita, Cecità, Disturbi ematici, Valori anormali degli zuccheri nel sangue, Arresto cardiaco, Vista offuscata, Confusione, Decesso da collasso del fegato, Depressione , Diabete, Sonnolenza, Ansia estrema, trombi fatali, Cefalea, Aritmie cardiache, Collassi cardiaci, Palpitazioni, Colpi di calore , Emorragie, Ostilità, Ipoglicemia (carenza di zuccheri nel sangue) Iperglicemia (troppi zuccheri nel sangue), Impotenza, Insonnia, Movimenti involontari, Reazioni maniacali, Rigidità muscolare, Sventatezza Nausea, Nervosismo, Sindrome neurolettica maligna*, Incubi, Eruzioni cutanee dolorose, Pancreatite (infiammazione del pancreas, una ghiandola vicina allo stomaco, che aiuta la digestione) Scarsa concentrazione, Agitazione, Convulsioni, Disfunzioni sessuali, Torpore, Spasmi, Pensieri suicidi, Seno gonfio con perdita di liquidi, Tachicardia, (irregolarità del cuore), Dyskinesia tardiva* (1), Tremori, Violenza, Vomito, Debolezza, Aumento di peso.

*Akathisia: A vuol dire "senza" e kathisia vuol dire "sedersi", un' incapacità di star fermi. I pazienti camminano in modo incontrollabile. L'effetto collaterale è stato collegato ad un comportamento violento. (2)

*Sindrome neurolettica maligna: Una reazione tossica, potenzialmente fatale nella quale i pazienti accusano febbre e diventano confusi, agitati ed estremamente rigidi. Circa 100.000 americani ne sono morti dopo aver preso antipsicotici di vecchia generazione. (3)

*Dyskinesia tardiva: Tardiva vuol dire "che arriva dopo" e dyskinesia vuol dire "anormale movimento dei muscoli". La dyskinesia tardiva è un deterioramento permanente dei muscoli volontari delle labbra, della lingua, della mascella, delle dita di mani e piedi e di altre parti del corpo. (4)

Avvertimenti generali e studi sugli antipsicotici:
"The Journal of Toxicology" riporta che gli antipsicotici di nuova generazione " spiegano la maggior parte di avvelenamenti da agenti psicotici che si presentano nelle strutture sanitarie statunitensi". (5) Inoltre riporta rari casi di convulsioni associate con antipsicotici atipici sia con la dose terapeutica che con l'overdose". E ancora "l'ingestione di una singola pillola di clozapino (Clozaril), olanzapina (Zyprexa) e rispiridone ( Risperidal) potrebbe causare una tossicità significativa in un bambino. Ataxia (movimenti muscolari involontari), confusioni, EPS (Sintomi extrapiramidali – danni ai nervi), coma e arresto respiratorio sono stati riportati dopo l'iniezione di 50- 200 mg di clozapine a bambini. (6)

Settembre 2003: La FDA richiede ai produttori di sei nuovi antipsicotici di aggiungere nel foglietto illustrativo un avviso riguardo ai potenziali rischi del diabete e anomalie degli zuccheri nel sangue. (7)

Giugno 2004: La Australian Therapeutic Goods Administration pubblica un Bollettino degli Effetti Collaterali dei Farmaci nel quale viene riportato che gli antipsicotici di nuova generazione possono aumentare il rischio di diabete. (8)

22 Settembre 2005: Il Dr. Jeffrey Lieberman della Columbia University e altri ricercatori pubblicano uno studio su The New England Journal of Medicine che paragona la vecchia generazione di antipsicotici con alcuni di quelli nuovi . Su 1.493 pazienti che avevano partecipato, il 74% smise di prendere il farmaco prima della fine del trattamento a causa della sua inefficacia, degli intollerabili effetti collaterali o per altri motivi. Dopo 18 mesi di assunzione di Zyprexa, il 64% dei pazienti non volle più continuare perché il farmaco causava sonnolenza, aumento di peso o sintomi neurologici come rigidità muscolare e tremori. (9)

1 Dicembre 2005: Alcuni ricercatori scoprono che il 18% di quasi 23.000 pazienti anziani che avevano preso gli antipsicotici di vecchia generazione erano morti nei primi sei mesi di cura. (10)

2 Maggio 2006 : Su USA today vengono pubblicati i risultati di un'analisi condotta dalla Food and Drug Administration (FDA) i quali rivelano che 45 bambini tra il 2000 e il 2004 morirono per gli effetti collaterali dei farmaci antipsicotici (Clozaril, Risperdal, Zyprexa, Seroquel, Abilify and Geodon). Nonostante l'approvazione per questi farmaci da parte della FDA fosse limitata ai pazienti adulti, secondo USA Today, questi farmaci sarebbero stati prescritti a più di 2 ½ milioni di bambini. Poiché il database dell' FDA che riporta gli effetti collaterali dei farmaci raccoglie solamente dall'1% fino al 10% degli effetti collaterali o dei decessi indotti dai farmaci, il numero effettivo di bambini deceduti potrebbe essere da 450 a molte migliaia. La denuncia dell' USA Today compare nella sua prima pagina e in una serie di altri 5 articoli di circa 4 pagine ciascuno. C'erano inoltre 1328 rapporti su altri effetti collaterali alcuni letali come convulsioni e ridotto numero di globuli bianchi. (11)

Avvertimenti su antipsicotici specifici:

Abilfy
Abilify e altri farmaci antipsicotici hanno causato una condizione chiamata Sindrome neurolettica maligna. Essa è potenzialmente fatale e i pazienti che sviluppano questi sintomi possono avere febbre alta, rigidità muscolare, stati mentali alterati, polso e pressione sanguigna irregolari, tachicardia, sudorazione eccessiva e aritmia. (12)
Disturbi del centro nervoso del controllo della temperatura sono stati attribuiti ad agenti antipsicotici come Abilify. (13)

Nell' aprile 2003, il Public Citizen (un comitato di consumatori) conduce la propria revisione dell'informazione pubblicata su Abilify. La loro valutazione era principalmente basata sulle rassegne di informazioni della FDA disponibili disponibili al pubblico, le quali erano state presentate dal produttore di Abilify durante l' approvazione del farmaco da parte della FDA. L'approvazione della FDA era basata solo su 5 test, che duravano dalle 4 alle 6 settimane. Secondo Public Citizen "….niente in questi 5 test può portare a credere che l'aliprazolo (Abilify) costituisca un determinante passo avanti nel trattamento di schizofrenia. (14)

Il ‘bugiardino' di Abilify include iperglicemia (alto livello di zucchero nel sangue, di solito associato al diabete), ipoglicemia (basso livello di zucchero nel sangue) e diabete come possibili effetti collaterali. (15)

Zyprexa
22 Luglio 2005: Eli Lilly, il produttore dell'antipsicotico Zyprexa, concorda di pagare 1,07 miliardi di dollari per più di 8 000 richieste di risarcimento contro il proprio farmaco in quanto esso poteva causare diabeti in forma letale. (16)

22 Settembre 2005: Il dottor Jeffrey Lieberman della Columbia University e altri ricercatori pubblicano su The New England Journal Medicine uno studio nel quale vengono paragonati gli antipsicotici di vecchia e nuova generazione. (17) Dopo 18 mesi di cure con Zyprexa il 64 % dei pazienti che lo prendevano avevano interrotto l' assunzione, nella maggior parte dei casi perché non era ben tollerato e causava sonnolenza, aumento di peso o sintomi neurologici come rigidità muscolare e tremori. (18)

Bibliografia:

(1) Physicians' Desk Reference, http://www.pdrhealth.com; "ABILIFY Rx Only (aripiprazole) Tablets," Package Insert, revised Mar. 2004; "GENERIC NAME: Aripiprazole BRAND NAME: Abilify," Internet URL: http://www.MedicineNet.com, Last Editorial
Review: 9/8/04; "Aripiprazole Brand Name: Abilify," Internet URL: http://www.HealthyPlace.com, Last updated ¾; Ty C. Colbert, Rape of the Soul, How the Chemical Imbalance Model of Modern Psychiatry has Failed its Patients, (Kevco Publishing, California, 2001), p. 106.
(2) Robert Whitaker, Mad in America: Bad Science, Bad Medicine, and the Enduring Mistreatment of the Mentally Ill, (Perseus
Publishing, New York, 2002), pp. 182, 186.
(3) Ibid., p. 208.
(4) George Crane, "Tardive Dyskinesia in Patients Treated with Major Neuroleptics: A Review of the Literature," American Journal of Psychiatry, Vol. 124, Supplement, 1968, pp. 40-47.
(5) Michael J. Burns, "The Pharmacology and Toxicology of Atypical Antipsychotic Agents," Journal of Toxicology, 1 Jan. 2001.
(6) Ibid.
(7) "FDA: Antipsychotic Drugs, Diabetes Linked," Associated Press Online, 18 Sept. 2003.
(8) "Atypical antipsychotics and hyperglycaemia," Australian Adverse Drug Reactions Bulletin, Vol. 23, No. 3, June 2004.
(9) Jeffrey A. Lieberman, M.D., et al, "Effectiveness of Antipsychotic Drugs in Patients with Chronic Schizophrenia," The New
England Journal of Medicine, Vol. 353, No. 12, 22 Sept. 2005.
(10) Philip S. Wang, et al., "Risk of Death in Elderly Users of Conventional vs. Atypical Antipsychotic Medication," The New England
Journal of Medicine, Vol. 353, No. 22, 1 Dec. 2005.
(11) Marilyn Elias, "New antipsychotic drugs carry risks for children; Side effects can lead to bigger health problems," USA Today, 2
May 2006.
(12) MedicineNet.com, Last Editorial Review: 9/8/04
(13) "Abilify Information," Pharma-Help.com
(14) "The New Anti-Psychotic Drug Aripiprazole (ABILIFY)," Public Citizen's eLetter, Apr. 2003.
(15) Op. cit., "ABILIFY Rx Only (aripiprazole) Tablets."
(16) Jeff Swiatek, "Uncertainty was Driver in Zyprexa Deal," IndianapolisStar.com, 11 June 2005.
(17) Op. cit. Jeffrey A. Lieberman, M.D., et al., The New England Journal of Medicine, pp 1209-1222.
(18) "Study: New drugs little better for schizophrenia," St. Petersburg Times, 20 Sept. 2005.

Antidepressivi di Nuova Generazione: per saperne di più

Fonte: Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

(chiamati anche inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina o SSRI)

Nomi dei farmaci:
Celexa, Cipram, Cipramil, Citopam, Cymbalta, Deprax, Deroxat, Dobupal, Endronax, Effexor, Eufor, Faverin, Fluitine, Fluocim, Gladem, Lexapro, Lustral, Luvox, Paxil, Prisdal, Prozac, Psiquial, Sarafem, Sercerin, Seropram, Seroxat, Strattera, Symbyax (mix di antidepressivi e antipsicotici) Tolrest, Veritina, Vestra, Zoloft.

Effetti collaterali:
Agitazione, Forte irrequietezza, Ansia, Strani sogni, Confusione, Fissazioni, Intontimento, Allucinazioni, Mal di testa, Attacchi di cuore, Ostilità, Ipomania (eccitazione esagerata), Impotenza, Insonnia, Perdita di appetito, Manie, Perdita di memoria, Nausea Attacchi di panico, Paranoia, Episodi psicotici, Irrequietezza, Attacchi apoplettici, Disfunzioni sessuali, Pensieri o comportamenti suicidi, Comportamenti violenti, Perdita di peso, Sintomi depressivi dopo l'interruzione dell'assunzione. (1)

Avvertimenti generali e studi sugli antidepressivi di nuova generazione (SSRIs):

1997: Candace B. Pert, Professore di ricerca al Centro di Medicina della George Town University a Washington D.C. scrisse che gli SSRIs "possono anche causare problemi cardiovascolari in alcune persone predisposte dopo un uso prolungato, cosa che è diventata una pratica comune nonostante la mancanza di studi sulla sicurezza". (2)

22 Marzo 2004: L'FDA avverte che gli SSRI potrebbero causare "ansia, agitazione, attacchi di panico, insonnia, irritabilità, ostilità, impulsività, forte irrequietezza, ipomania (eccitazione esagerata) e fissazioni (psicosi caratterizzata da emozione esaltate, manie di grandezza)." (3)

20 Agosto 2004 : Una revisione sui test clinici pediatrici di Zoloft, Celexa, Effexor, Paxil, Prozac e altri antidepressivi della generazione precedente, condotta alla Columbia University, scopre che i giovani che li avevano presi, potevano essere soggetti ad azioni o pensieri suicidi. (4)

2004: La British Healthcare Products Regulatory Authority, l'autorità inglese simile alla FDA, mette in circolazione degli ordini di sicurezza che proibivano di dare ai bambini la maggior parte degli SSRI perchè alcuni dati provenienti da test clinici mostravano un aumento considerevole dei risultati dannosi, inclusa l'ostilità. (5)

15 Ottobre 2004: L'FDA ordina alle compagnie farmaceutiche di aggiungere un avvertimento "scatola nera" (black box) in tutte le confezioni di antidepressivi, perché tutti questi farmaci potevano causare pensieri ed azioni suicide in bambini ed adolescenti. L'Agenzia dà l'ordine ai produttori di stampare e distribuire guide mediche con ogni prescrizione di antidepressivo e di informare i pazienti dei rischi. (6)

21 Ottobre 2004: New Zealand Medicines Adverse Reactions Committee raccomanda di non somministrare ai pazienti minori di 18 anni gli antidepressivi di vecchia e nuova generazione a causa dei potenziali rischi di suicidio. (7)

Dicembre 2004: The Australian Therapeutic Goods Administration dice che i bambini e gli adolescenti ai quali erano stati prescritti antidepressivi SSRI dovevano essere tenuti sotto controllo a causa dell'emergenza di pensieri suicidi; "in uno studio sul Prozac si osserva un aumento di effetti psichiatrici collaterali (atti e pensieri suicidi, autolesionismo, aggressione, violenza). (8)

9 Dicembre 2004: La European Medicines Agency's Committee for Medicinal Products for Human Use, che rappresenta 25 paesi europei, esorta a cambiare le informazioni sul prodotto riguardanti gli antidepressivi, e raccomanda di segnalare i rischi di comportamenti suicidi in bambini e adolescenti, e sulle reazioni di astinenza dal farmaco. Tutto ciò viene riaffermato nell'aprile 2005 aggiungendo che questi farmaci aumentavano il comportamento violento e suicida nei giovani. (9)

18 Febbraio 2005: Uno studio pubblicato sul " British Medical Journal" stabilisce che gli adulti sotto antidepressivi SSRI hanno una tendenza a suicidarsi due volte maggiore rispetto ai pazienti a cui era stato dato il placebo (un farmaco senza nessun effetto; non contiene alcun principio attivo, che viene somministrato ad alcuni pazienti nei test clinici con lo scopo di determinare le caratteristiche del nuovo farmaco). (10)

30 Giugno 2005: L'FDA avverte riguardo il rischio di un potenziale aumento di comportamenti suicidi in adulti sotto antidepressivi, ampliando così il precedente avvertimento che si riferiva solo a bambini e adolescenti. (11)

16 Luglio 2005: Joanna Moncrieff, docente di psichiatria alla "University College London " conduce uno studio pubblicato successivamente dal " British Medical Journal " dal titolo "l'efficacia degli antidepressivi sugli adulti". In questo studio viene dimostrato come gli antidepressivi, in particolare gli SSRI, non hanno più effetto del placebo e non riducono la depressione. In un'intervista a proposito di questo studio, la dr.ssa Moncrieff dichiara " Il punto è che non abbiamo alcuna prova che questi farmaci funzionino." (12)

Agosto 2005: La Australian Therapeutic Goods Administration evidenzia una relazione tra l'assunzione di SSRI e il suicidio, l'akathisia (forte irrequietezza), il nervosismo e l'ansia negli adulti; scopre inoltre che sintomi simili potevano verificarsi con l'interruzione delle terapie. (13)

19 Agosto 2005: The European Medicines Agency's Committee for Medicinal Products for Human Use pubblica un durissimo avvertimento contro l'uso di antidepressivi SSRI nei bambini, affermando che questi farmaci causavano pensieri e atti suicidi, aggressioni, ostilità e rabbia. (14)

22 Agosto 2005: I ricercatori norvegesi scoprirono che gli adulti sotto antidepressivi avevano una tendenza al suicidio potenzialmente sette volte maggiore rispetto a pazienti che avevano preso il placebo. (15)

1 Maggio 2006: Uno studio su American Journal of Psychiatry rivela che gli anziani che avevano preso antidepressivi SSRI come Prozac, Paxil e Zoloft avevano una tendenza al suicidio quasi cinque volte maggiore durante il primo mese di quelli che prendevano altre classi di antidepressivi. (16)

Avvertenze sull'assunzione di antidepressivi di nuova generazione durante la gravidanza:

5 Febbraio 2005
: Un'analisi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità rivela che i bambini le cui madri prendevano antidepressivi SSRIs durante la gravidanza potevano soffrire di crisi d'astinenza. (17)

7 Settembre 2005: La "Australian Therapeutic Goods Administration" avverte che gli antidepressivi SSRIs presi durante la gravidanza causavano " effetti da astinenza molto drastici e a volte letali" (18)

27 Settembre 2005: La FDA avverte che il Paxil e gli altri antidepressivi SSRIs presi durante il primo trimestre di gravidanza potevano causare un aumento del rischio di malformazioni nel nascituro, incluse quelle cardiache. (19)

6 Febbraio 2005: Uno studio pubblicato negli Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine
determina che quasi un terzo dei neonati le cui madri avevano preso antidepressivi SSRIs durante la gravidanza avevano sintomi di astinenza che includevano forti pianti, tremori, e disturbi del sonno. (20)

10 Marzo 2006: "Healh Canada" pubblicò un avvertimento per le donne in gravidanza che prendevano antidepressivi SSRI evidenziando il rischio di rare malformazioni a polmoni e cuore. (21)

Avvertimenti su specifici antidepressivi di nuova generazione:

Cymbalta

30 Giugno 2005: L'FDA avverte che il più recente antidepressivo Cymbalta poteva aumentare i pensieri e i comportamenti suicidi nei giovani pazienti che li assumevano. (22)

17 Ottobre 2005: L'FDA ordina alla Eli Lilly & Co. di aggiungere sul foglietto illustrativo del Cymbalta un avvertimento riguardo ai rischi di danni al fegato che questo comportava. (23)

Paxil
8 Dicembre 2005: La FDA avverte che il Paxil preso durante il primo trimestre di gravidanza poteva causare un aumento del rischio di malformazioni nel nascituro, incluse quelle cardiache. (24)

12 Maggio 2006 : GlaxoSmithKline, il produttore di Paxil, spedisce una lettera ai dottori dicendo che il suo antidepressivo aumenta il rischio di suicidio negli adulti. E' stato il primo avvertimento di questo tipo da parte di un produttore. (25)


Strattera
17 Dicembre 2004: L'FDA richiede una modifica del foglietto illustrativo dello Strattera che includesse la frase" Gravi danni al fegato potrebbero sfociare nel collasso di quest'ultimo causando il decesso o la necessità di un trapianto in una piccola percentuale di pazienti." (26)

L'assunzione dovrebbe essere sospesa nei pazienti che sviluppano l'ittero (condizione che causa il colore giallo della pelle, degli occhi e dei fluidi corporei) o danni al fegato. L'FDA nota: "L'etichetta avverte che gravi danni al fegato potrebbero sfociare nel collasso di quest'ultimo causando il decesso o la necessità di un trapianto in una piccola percentuale di pazienti." (27)

Alcuni segni di danni al fegato sono l'ittero, colore scuro delle urine, sintomi inspiegabili simili all'influenza, debolezza della parte superiore destra dell'addome e sensazione di prurito su tutta la pelle (causata dall'irritazione delle terminazioni nervose). (28)

Altri comuni effetti collaterali sono mal di testa, dolori addominali, nausea e vomito, anoressia (disturbi dell' alimentazione) e perdita di peso, nervosismo, sonnolenza. (29)

29 Settembre 2005: La FDA ordina alla Eli Lilly & Co. di modificare il foglietto illustrativo dello Strattera aggiungendo un avviso evidenziato in un riquadro riguardo l'aumento dei pensieri suicidi in bambini e adolescenti durante l'assunzione del farmaco. (30)

Bibliografia:

(1) Dr. Candace B. Pert, Letter to the Editor, TIME Magazine, 20 Oct. 1997, p. 8.
(2) "Worsening Depression and Suicidality in Patients Being Treated with Antidepressant Medication," FDA Public Health Advisory,
(3) March 2004.
(4) Gardiner Harris, "Antidepressant Study Seen to Back Expert," The New York Times, 20 Aug. 2004.
(5) "Antidepressant aggression concern," BBC News Online, 21 Sept. 2004.
(6) "Suicidality in Children and Adolescents Being Treated With Antidepressant Medications", FDA Public Health Advisory, 15 Oct. 04.
(7) "New advice on prescribing anti-depressants," New Zealand Ministry of Health Media Release, 21 Oct. 2004.
(8) "Use of SSRI antidepressants in children and adolescents," Australian Adverse Drug Reactions Bulletin, Vol. 23, No. 6, Dec. 2004.
(9) "European Medicines Agency inalises review of antidepressants in children and adolescents," European Medicines Agency Press
Release, 25 Apr. 05.
(10) Sarah Boseley, "Suicide fear from antidepressants," The Guardian (London), 18 Feb. 2005.
(11) "Suicidality in Adults Being Treated with Antidepressant Medications," FDA Public Health Advisory, 30 June 05.
(12) Joanna Moncrieff and Irving Kirsch, "Eficacy of Antidepressants in Adults," British Medical Journal, Vol. 331, 16 July 05, pp. 155-157.
(13) "Suicidality with SSRIs: adults and children," Australian Adverse Drug Reactions Bulletin, Vol. 24, No. 4, Aug. 2005.
(14) Annex II," Commission Decision of 19-VIII-2005, Commission of the European Communities, 19 Aug. 05.
(15) Ivar Aursnes, et al., "Suicide Attempts in Clinical Trials with Paroxetine Randomised Against Placebo," BMC Medicine, Vol. 3, pp. 14-18.
(16) Sheryl Ubelacker, "SSRI antidepressants may raise suicide risk in elderly patients: study," Sympatico, 1 May 2006.
(17) Benedict Carey, "Treatment of Depression in Pregnancy Affects Babies," The New York Times, 4 Feb. 2005.
(18) "General information concerning use of SSRI antidepressants in pregnant women," Therapeutic Goods Administration, 7 Sept. 2005.
(19) "Paroxetine HCI – Paxil and generic paroxetine," 2005 Safety Alerts for Drugs, Biologics, Medical Devices, and Dietary Supplements, FDA MedWatch, 27 Sept. 2005.
(20) Steve Mitchell, "Analysis: SSRIs' risk to infants," United Press International, 6 Feb. 2006.
(21)"Advisory – Newer antidepressants linked to serious lung disorder in newborns," Health Canada Press release, 10 march 2006.
(22) "Duloxetine hydrochloride (marketed as Cymbalta) information," FDA information sheet, 30 June 2005.
(23) "Cymbalta (duloxetine hydrochloride)," 2005 Safety Alerts for Drugs, Biologics, Medical Devices, and Dietary Supplements, FDA MedWatch, 17 Oct. 2005.
(24) "Paroxetine," FDA Public Health Advisory, 8 Dec. 2005.
(25) Benedict Carey and Gardiner Harris, "Antidepressant May Raise Suicide Risk," The New York Times, 12 May 2006.
(26) "New Warning for Strattera," FDA Talk Paper, 17 Dec. 04.
(27) "Attention Drug to Get New Warning," Los Angeles Times, 18 Dec. 2004.
(28) "Strattera to Get New Risk Label," The Washington Post, 18 Dec. 2004.
(29) "New Drugs in Pipeline," Psychiatric News, 21 Dec. 2001.
(30) "Lilly to add suicide warning to Strattera," ABC News, 29 Sept. 2005.

giovedì 2 dicembre 2010

Dislessici, Disgrafici, ed altri... per saperne di più!

.
Quando un bambino, ma anche un adulto (non ripeto tutto ciò al femminile, è ovvio che la presenza femminile è fondamentale non meno di quella maschile, anzi) ha difficoltà a leggere, ecco che arrivano i solerti soloni (carina l’allitterazione? E’ comunque voluta) a dire:”Ma certo. E’un dislessico”. Idem per chi ha difficoltà nella scrittura: “Disgrafico”. Ecco la sentenza pronta, la statuizione (secondo chi la fa) di una condizione. Se poi uno (una persona) non sa calcolare, intendo nell’accezione banalmente strumentale del termine, magari non ha imparato le tabelline, allora è “discalculico”. Disturbi dell’apprendimento, per i quali in ICD 10 (La classificazione ICD (dall'inglese International Classification of Diseases; in particolare, International Statistical Classification of Diseases, Injuries and Causes of Death) è la classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati, stilata dall'Organzzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO). ndr) c’è tutto un bel capitolo, con relativi paragrafi, dove F81.0 “fotografa” i disturbi della “lettura e della scrittura” (disgrafia e dislessia, senza calcolare la disortografia, che è ancora altro, ove si voglia procedere così, ossia la dis-capacità di scrivere correttamente), mentre F.81.1 “contempla” la sola disgrafia “ovvero, sempre traducendo meglio dal testo inglese “la disgrafia a sé stante”, mentre ancora F81.2 considera la “discalculia”.. Che poi Napoleone fosse “dislessico”, che lo fosse Jimmy Dean (difficoltà a leggere i copioni), che Einstein fosse “discalculico” (ovviamente, in realtà, non gliene importava nulla dei calcoletti, mirava a quella che definiamo “matematica superiore”) non importa, in un sistema scolastico-unversitario (con o senza la riforma Gelmini, non è quello il problema) -di poteri organizzati, divisi ma poi capaci di trovare “la quadra” (Umberto Bossi dixit) quando si tratta di sorvegliare e, seppure con “juicio” punire. Un sistema “giudicante”, comunque, un sistema che poi, altrove e in altri casi, individua, magari l’ADHD (convergenza, ossia la disattenzione e l’ipermotricità, magari, quando esse sono considerate agire sinergicamente…), e siamo a F.90.0. Né possono mancare il “leggero deficit intellettivo”(F70), quello “medio”(F 71), quello “grave”(F 72), quello “gravissimo”(F 73), dove poi può essere utile, ad libitum dello psicologo, giocare sul deficit “rilevante”, “importante” etc., tanto per “addolcire la pillola”. Come si stabiliscono questi deficit oppure queste carenze? Con dei test (il Minnesota, ma è solo un esempio),svolti quando magari il bambino/ragazzo/adolescente è stanchissimo dopo ore di scuola pomeridiana, corsi di judo e/o di…, dopo tante ore di allenamento sportivo (”Sa, si deve allenare, tra due settimane c’è il campionato interpoderale…”) e/o di Internet, di FaceBook e ancora…. Scherzo, ma al tempo stesso non scherzo per nulla, come è chiaro. Se interviene lo psichiatra, quello “classico”, magari con la barba bianca, quello ascetico con la croce al petto come Alessandro Meluzzi, allora giù psicofarmaci (un tema che su questo sito, grazie al cielo, viene ampiamente trattato), se lo psicologo, le cose vanno comunque meglio, in quanto lo psicologo non prescrive (psico)farmaci. Ma anche qui lo psicologo dott.(o dottoressa) X non è = a Y, e via discorrendo. Se poi invece sono coinvolte figure intermedie (insegnanti che non ne sanno molto ma che credono di sapere tutto, assistenti sociali etc., ma anche qui dipende dalla singola persona) le cose vanno in maniera imprevedibile, “anomica”, ossia “alla selvaggia”, senza alcuna regola… Una regola che il potere psichiatrico e peri-psichiatrico (figure simili o potenzialmente a sostegno della psichiatria), ma anche quello educativo, furiosamente dedito alla difesa della parcellizzazione del sapere (Herbert Read, nel suo “antico” quanto sempre attuale “Education trought art”, lamentava tale fenomeno nel secondo dopoguerra, esattamente a fine anni Quaranta del Novecento, ma la situazione, oggi, non è migliore d’allora, con poche e magari consistenti, ma isolate, eccezioni) . Tutto si tiene, per essere funzionale alla riproduzione del Capitale e dei Poteri…
.
Eugen Galasso

Parola giusta al momento giusto

“Le parole possono essere mura ma possono anche essere ponti, ed è importante sapersene servire come mezzo di unione anziché di scissione”. Con queste parole Anthony Robbins nel suo libro Come ottenere il meglio da sé e dagli altri definisce il potere delle parole. Parole che diciamo agli altri, ma anche parole che in ogni attimo rivolgiamo a noi stessi, per una intera vita. Anthony Robbins, formatore di fama mondiale, attraverso questo interessante manuale ci illustra un insieme di strumenti pratici tali da rendere l’individuo, che li applica, capace di iniziative concrete per raggiungere i propri obiettivi.
Analizzando il potere del linguaggio umano, Robbins cita John Grinder e Richard Bandler, i due ricercatori che hanno dato vita alla Programmazione Neuro Linguistica, disciplina oggi sempre più seguita e studiata per i suoi potenziali sul comportamento umano. Questi due studiosi hanno iniziato le loro ricerche analizzando le persone di successo ed hanno costatato che costoro avevano molti attributi in comune, uno dei quali, sempre ricorrente, la capacità di comunicare con precisione. In relazione a ciò si può prendere come esempio il comportamento di un manager il quale, per avere successo nella sua attività, deve sapere maneggiare l’informazione nel migliore dei modi. Grinder e Bandler hanno riscontrato che i dirigenti più abili sembrano possedere la capacità di arrivare al dunque di un dato argomento molto rapidamente ma soprattutto di saperlo comunicare ad altri. A questa loro capacità si aggiunga l’uso di locuzioni e parole chiave capaci di trasmettere con la massima precisione le loro idee. Oltre a questo settore professionale i nostri due ricercatori hanno constatato che i grandi comunicatori, come anche terapeuti altamente professionali, utilizzano le stesse locuzioni, la stessa fraseologia attraverso la quale possono ottenere dei risultati in modo immediato dai loro pazienti.
Per confermare ciò, ognuno di noi potrà sicuramente ricordare momenti in cui alcune parole ascoltate da determinate persone, vuoi attraverso spot pubblicitari o semplicemente attraverso la comunicava, hanno agito su di noi così potentemente da farci pensare o agire secondo il comando della terza persona; nella stessa misura ricorderemo momenti in cui invece la comunicazione non solo non ha sortito alcun risultato, ma addirittura si è rivelata completamente vuota, assente di significato. Forse in altri casi noi stessi pensavamo di dire e quindi trasmettere un determinato pensiero o segnale, ma la controparte ha captato il messaggio esattamente all’opposto.
A tal riguardo esistono degli strumenti che possono aiutarci a comunicare con maggior precisione e soprattutto maggiore efficacia, ecco perché, come dicevamo all’inizio di questo articolo, le parole possono essere delle mura che ostacolano completamente la corretta comunicazione, impedendoci di trasmettere ciò che realmente vogliamo dire, ma possono anche trasformarsi in nobili ponti, capaci di far giungere nel miglior modo possibile il nostro pensiero a chi ci ascolta.
Di seguito andremo ad analizzare cinque strumenti verbali, intesi come linee guida capaci di condurci verso uno dei principali pilastri della comunicazione: il saper chiedere.
Il primo punto è: rivolgere domande specifiche. Questo primo suggerimento ci fa capire che è necessario saper definire esattamente ciò di cui si ha bisogno. Il peggior modo per chiedere qualcosa a qualcuno è essere vaghi, imprecisi, generici. Ricordiamo che è necessario innanzi tutto saper descrivere quel che si vuole, prima a noi stessi, e poi agli altri. Parole specifiche quindi, capaci di definire bene le nostre domande. Il secondo punto è: chiedere a qualcuno che sia in grado di aiutarci. Trovare la persona giusta alla quale rivolgersi, dice Robbins, ci riporta all’importanza di imparare ciò che funziona. Il segreto consiste proprio nel trovare quegli individui che fanno o sono esattamente il modello perfetto della risoluzione del nostro problema: meglio rivolgersi quindi a coloro che fanno o sono, anziché coloro che teorizzano unicamente sulle soluzioni. Il terzo punto è: assicurare un vantaggio alla persona alla quale chiediamo. Non limitiamoci semplicemente a chiedere, aspettandoci che qualcuno soddisfi il nostro bisogno. Quanto possiamo essere utili per gli altri? Come possiamo contribuire con la nostra persona, le nostre capacità, i nostri talenti? Non dimentichiamo che esiste sempre uno scambio, un dare in modo unilaterale non porterà mai a dei concreti vantaggi per la trattativa. Il quarto punto è: chiedere con coerente convinzione. La maniera migliore per ricevere un rifiuto è dare l’impressione di ambiguità, con l’utilizzo di parole non chiare. Quando si rivolge una richiesta, esponiamola con assoluta convinzione, in fondo, se non siamo convinti noi, perché dovrebbero esserlo gli altri? L’ultimo punto è: continuare a chiedere finché si ottiene quello che si desidera. Se esaminiamo le biografie di personaggi famosi noteremo che costoro hanno continuato a chiedere, hanno forse dovuto modificare i modi di domandare, hanno selezionato le parole adatte alle circostanze, hanno fatto forse tanti tentativi, ma non si sono mai arresi al primo ostacolo o alla prima risposta negativa. Se quindi crediamo realmente nei nostri progetti, continuiamo a chiedere a coloro che possono aiutarci a rendere possibile la realizzazione dei nostri sogni e dei nostri desideri, utilizzando le parole giuste al momento giusto.
Questo Blog non è una testata giornalistica perchè aggiornato senza alcuna periodicità, pertanto non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001. La gran parte delle immagini presenti sono state reperite su internet e pubblicate perchè giudicate di pubblico dominio. Chiunque, in possesso di diritti sulle immagini, intedesse richiederne la rimozione dovrà solo inviare una mail e saranno eliminate. L'Autore del Blog non si ritiene responsabile per eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, nemmeno se espressi in forma anonima o criptata. Il materiale riportato è pubblicato senza fini di lucro. Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno rimosse .