giovedì 22 settembre 2011

La musica mantiene giovani cervello e udito

Fonte: Ansa

ROMA - Suonare, praticare la musica, e' un modo per restare giovani, infatti dedicarsi allo studio (sia amatoriale sia professionale) di un qualche strumento musicale da giovani e' un'assicurazione sul cervello per gli anni a venire perche' lo aiuta a restare in forma proteggendolo dal declino cognitivo tipico della terza eta'.
Lo dimostra uno studio su 70 anziani condotto presso la Emory University dalla neuropsicologa Brenda Hanna-Pladdy e pubblicato sulla rivista Neuropsychology.
E la musica non protegge solo il cervello, ma anche l'udito, infatti un altro studio sulla rivista Psychology and Aging mostra che coloro che suonano o hanno suonato per molti anni uno strumento hanno l'udito garantito, cioe' da anziani hanno rischio minore di perderlo. Lo studio e' stato condotto da Benjamin Zendel del Rotman Research Institute di Toronto ed ha coinvolto poco meno di 200 persone tra musicisti amatoriali o professionisti e non musicisti di tutte le eta'.
L'udito si perde normalmente con l'eta': entro i 60 anni il 10-30% delle persone soffre di una perdita di udito moderata; a 80 anni almeno il 60% delle persone ha una perdita di udito lieve. Gli esperti hanno confrontato con svariati test l'udito del campione. E' emerso che in media chi si e' dedicato per molti anni alla musica, ha l'udito migliore dei coetanei non musicisti. Per esempio un 70enne musicista aveva l'udito buono quanto quello di un 50enne che non ha mai suonato.
Hanna-Pladdy nel suo lavoro ha diviso gli anziani per livelllo di istruzione e stili di vita simili; ha sottoposto tutto il campione a una serie di test cognitivi e riscontrato che a parita' di altri fattori sono sempre coloro che si sono dedicati anni alla musica (sia professionalmente sia per hobby) che hanno la meglio ai test.
In qualche modo la musica preserva le funzioni cognitive dal declinio fisiologico eta'-indotto.

giovedì 15 settembre 2011

Piu' informazione, meno consumo di carne

Fonte: AgireOra

Una ricerca dimostra che esiste una relazione diretta tra informazione sugli allevamenti e acquisti di carne.
Uno studio del settembre 2010 della Kansas State University (Dipartimento di Economia Agricola) riporta dei dati molto interessanti sulla correlazione tra articoli pubblicati sui giornali relativi alla sofferenza degli animali negli allevamenti e consumo di carne.
Lo studio non è svolto dal punto di vista animalista, ma dal punto di vista dei produttori di carni, quindi i risultati sono ancora più utili, perché riportano la reale situazione, non influenzata da speranze e ottimismo sull'efficacia delle campagne animaliste.
Lo studio, svolto negli Stati Uniti, ha esaminato gli articoli di giornale relativi alle condizioni degli animali negli allevamenti in un dato periodo e i consumi di carne nello stesso periodo. Quel che è emerso è che in effetti quanto più si parla delle sofferenze degli animali negli allevamenti, tanto più diminuisce il consumo di carne. Non solo, ma diminuiscono i consumi di TUTTI i tipi di carne, qualsiasi sia la specie animale di cui si parla negli articoli.
Dunque, se in un dato trimestre appare sui giornali una quantità maggiore di articoli sul tema - per esempio perché si parla delle gabbie di gestazione delle scrofe che non consentono loro alcun movimento, oppure del confinamento dei vitelli in box singoli, oppure si parla di una investigazione in un allevamento di polli "da carne", ecc. - accade che in quello stesso trimestre e nel trimestre successivo il consumo totale di carne diminuisce, a favore di un maggior consumo di alimenti non carnei.
I ricercatori sottolineano anche come non vi sia una relazione tra la specie di cui si parla nella notizia e la diminuzione degli acquisti di un dato "tipo" di carne: vale a dire, se si parla molto del problema delle gabbie di gestazione delle scrofe, non diminuisce solo il consumo di carne di maiale, ma anche di carne di pollo, e in generale i consumi NON si spostano da un tipo di carne a un altro, ma si spostano verso cibi vegetali e diminuisce il consumo totale di carne.
E' emerso anche che il tipo di carne il cui acquisto è meno influenzato dalla diffusione di informazioni sugli allevamenti è quella di manzo, mentre i consumi di carne di maiale e di pollo subiscono le maggiori variazioni in negativo quando le persone vengono informate sulle condizioni degli animali negli allevamenti, qualsiasi sia la specie animale di cui si parla.
Queste conclusioni confermano tre fatti essenziali, che erano già noti "a buonsenso", ma che fa piacere trovare confermati da una ricerca scientifica (il cui scopo è tuttavia dare strumenti agli allevatori per difendere il loro business):
- informare le persone è molto importante, perché questo influenza il loro comportamento;
- è necessario continuare a mantenere alta l'attenzione, con continue notizie, diffusione di video, di comunicati stampa, di manifesti, volantini, occorre usare tutti i mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione;
- è irrilevante di quale specie si parla in una data notizia, perché la notizia serve a informare sulle pratiche che avvengono negli allevamenti, e sul fatto che gli animali sono esseri senzienti in grado di soffrire: nel momento in cui una persona capisce che è così per un dato animale d'allevamento, si sensibilizza anche sugli altri, quindi il messaggio che alla fine passa è "non mangiare animali, perché sono esseri sensibili che soffrono come noi" e perciò le persone lo applicano a tutti gli animali.
Farlo capire così profondamente da far diventare vegan le persone non è così immediato, perché esiste lo scoglio del "cambio d'abitudine" che, pur essendo una questione banale, è quello che frena molti. Ma farlo capire "quanto basta" per iniziare almeno a vedere una diminuzione dei consumi - che significa vite animali salvate - a quanto sembra è invece molto più realizzabile.
Quindi, continuiamo a informare, in modo sempre più pervasivo e continuo.

Fonte:
Kansas State University, U.S. Meat Demand: The Influence of Animal Welfare Media Coverage, settembre 2010

Bill Clinton, un anno dopo: vegan

Era di un anno fa la notizia che che l'ex Presidente USA Bill Clinton aveva deciso di seguire un'alimentazione "quasi vegan", cioè basata sull'assunzione di frutta, verdura, legumi, cereali e noci e di aver eliminato carne (e quasi del tutto il pesce), uova e latte dalla propria dieta. Oggi Bill Clinton dichiara di essere completamente vegan, quindi di seguire un'alimentazione 100% vegetale.
I suoi motivi sono prettamente salutistici: il fine è non solo prevenire la progressione della sua cardiopatia ischemica (per la quale ha già subito un intervento cardiochirurgico dopo l'infarto) ma anche favorirne la regressione e assicurarsi una serena longevità con i potenziali nipoti a venire.
Dopo gli interventi subiti da Clinton nel 2010, di angioplastica e impianto di stent, il dott. Ornish ha contattato l'ex presidente e, come il medico stesso riferisce, gli ha "indicato che i cambiamenti moderati nella dieta e nello stile di vita che aveva già compiuto non erano sufficienti e prevenire la progressione della sua cardiopatia ischemica, ma che le ricerche dimostravano come un cambiamento più radicale potesse addirittura farla regredire".
Aggiunge il dottor Caldwell Esselstyn, Jr, autore di "Prevenire e curare la cardiopatia" e direttore del programma di prevenzione e cura cardiovascolare - basato su un'alimentazione 100% vegetale a basso contenuto di grassi - al Cleveland Clinic Wellness Institute: "La cardiopatia ischemica è una malattia causata dal cibo. Bisogna passare dalla tipica alimentazione occidentale ricca di grassi, carne e latticini a questo tipo di stile alimentare."
Bill Clinton ha anche studiato le conclusioni del "China Study": una ricerca del 1938, reiterata nel 1989, condotta su un totale di 16.000 individui tra la Cina e Taiwan), distribuiti tra 300 villaggi di aree vastissime del paese che vanno dalle vaste contee rurali alle regioni industrializzate. Esso ha fornito ai ricercatori una rara visione di primo piano sui complessi collegamenti tra abitudini alimentari e l'insorgenza di diverse malattie e morte. Il Dr T. Colin Campbell, biochimico nutrizionista presso la Cornell University, responsabile della ricerca e direttore USA del Progetto Cina, negli ultimi 45 anni ha pubblicato più di 300 articoli su riviste scientifiche e condotto ricerche estensive sugli effetti del cibo sulla salute.
Le malattie che la ricerca cinese etichettò come "malattie del benessere" - malattia coronarica, ictus, ipertensione, cancro alla mammella, del colon, della prostata, del polmone, del sangue, del cervello, diabete, osteoporosi - erano rilevabili nei ceti sociali più ricchi che avevano fatto del consumo di carne uno status quo. La maggiore assunzione di proteine di origine animale e i maggiori livelli di azoto ureico - scarto del metabolismo delle proteine - erano i principali fattori correlati con le malattie del benessere.
D'altra parte i ricercatori trovarono che maggiore era la percentuale di proteine vegetali nell'alimentazione, minore era il rischio di essere soggetti a quelle malattie. Ma le malattie del benessere non sono inevitabili. Secondo il dott. Campbell "la trasformazione tumorale delle cellule sane è apparentemente attivata da un'alimentazoine ricca di proteine (e grassi) animali e disattivata da un'alimentazione ricca di proteine vegetali (e povera di grassi). Questo vale persino se il cancro è già insorto."
Afferma Clinton, come riportano varie agenzie e articoli pubblicati in questi giorni sui giornali americani: "Sostanzialmente ho concluso che stavo giocando alla roulette russa, perché se anche negli anni passati avevo modificato un po' la mia dieta e avevo diminuito le calorie totali e buona parte del colesterolo del cibo che mangiavo, stavo comunque ingerendo molto colesterolo aggiuntivo, senza sapere che il mio corpo era in grado di produrne il necessario. Se non avessi assunto tutto quel colesterolo, non avrei avuto il blocco alle arterie che ho avuto nel 2010. In quel momento ho deciso di cambiare davvero."
Continua Clinton: "Ora tutti i miei esami del sangue sono buoni, i miei parametri vitali (pressione, polso, ecc.) sono buoni, mi sento bene e ho anche più energia". Il suo obiettivo attuale è arrivare a 83 kg, quanto pesava a 13 anni.
Clinton sta anche usando le sue nuove conoscenze e convinzioni sul tema per aiutare i bambini: la Fondazione Clinton ha iniziato una collaborazione con l'Associazione Americana per il Cuore e sta aiutando 12.000 scuole a promuovere l'esercizio fisico e a offrire pasti più bilanciati, in modo che, tra pochi decenni, coloro che sono bambini oggi non abbiano a soffrire di danni cardiovascolari come successo a lui.
Conclude la dottoressa Luciana Baroni, presidente di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana: "La nostra associazione da anni lavora per portare anche in Italia la conoscenza di queste informazioni e questi studi, sia al pubblico generale che ai professionisti della medicina e della nutrizione. Speriamo che la divulgazione di questi dati anche da un personalità così nota possa aiutare tante persone a rendersi conto che è attraverso la propria aliementazione che si può evitare di ammalarsi e si può anche guarire. L'attuale alimentazione a base di carne, pesce, latte, uova è estremamente dannosa e carente di nutrienti protettivi: una alimentazione a base vegetale è quella fisiologica per il corpo umano, meno costosa per le nostre tasche, meno dannosa per l'ambiente, più gustosa e appetitosa, e più etica per tutti".

Comunicazione a cura di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana
http://www.scienzavegetariana.it - info@scienzavegetariana.it

venerdì 9 settembre 2011

Olio di semi di Canapa


L’olio di semi di Canapa è un alimento dalle straordinarie proprietà nutrizionali, nonchè un eccellente supplemento dietetico nella pratica medica.
La sua composizione rispecchia in tutto e per tutto le qualità stupefacenti che abbiamo illustrato nell’articolo dedicato ai semi di canapa.
Per le sue caratteristiche l’olio di Canapa è utilizzabile alla stregua di un vaccino nutrizionale, ideale per la prevenzione grazie ai benefici portati al sistema immunitario nonchè come valido rimedio antinfiammatorio per la cura di molte affezioni ad andamento cronico-degenerativo.
La proporzione perfetta: Omega6 - Omega3
La qualità più importante di quest’olio è senza dubbio la presenza di acidi grassi essenziali polinsaturi Omega 6 -Omega 3 nella proporzione migliore per l’essere umano: nessun altro alimento in natura è infatti in grado di garantire una proporzione 3:1, rapporto raccomandato dalle ricerche mediche e dalle più avanzate teorie in ambito di nutrizione.
I regimi dietetici occidentali sono sbilanciati anche per quanto riguarda gli acidi grassi insaturi, con rapporto Omega 6 – Omega 3 mediamente superiore a 10:1.
Questo sbilancio ha impatto sulla salute cardiovascolare, sulle funzioni mentali, su patologie respiratorie e cronico-degenerative e sui processi infiammatori alla base di buona parte delle malattie.
Un bilanciamento di tale rapporto, che può essere ottenuto attraverso un’alimentazione naturale e consapevole, costituisce un’eccellente base di prevenzione ed è in grado di sostenere un miglioramento di tutte queste patologie.
Perchè l’olio di canapa è migliore rispetto agli altri integratori di acidi grassi
La principale differenza tra l’olio di semi di canapa e gli altri olii utilizzati per l’integrazione dietetica di acidi grassi polinsaturi sta ancora una volta nell’eccezionale e unico rapporto tra Omega 6 e Omega 3, poco sopra descritta.
Passando in rassegna altri olii molto ‘quotati’ troviamo infatti che l’olio di borragine non contiene Omega 3 (ma contiene tracce di tossine naturali che col tempo possono danneggiare l’organismo).
Gli integratori di Omega 3 a base di olio di pesce sono ottenuti mediante processi di estrazione chimici e possono soffrire dell’inquinamento tipico del pesce (mercurio, diossina, metalli pesanti) che alla lunga sono molto pericolosi per la salute.
L’olio di lino, fin troppo ‘osannato’, presenta rispetto all’olio di canapa un rapporto invertito e quindi sfavorevole tra Omega6 – Omega 3 e può contenere linamarina, potenzialmente tossica.
Naturalmente antiossidante e immunomodulante
Nell’olio di canapa sono presenti quantità significative di Vitamina E, antiossidante naturale; fitosteroli e cannabinoidi (specialmente CBD, Cannabidiolo) che secondo le più recenti acquisizioni medico-scientifiche hanno un’importante funzione di modulazione per quanto riguarda il sistema immunitario e le funzioni cognitive.
L’olio di canapa è anche ricco di fibre, sali minerali, oligoelementi preziosi (calcio, potassio e magnesio) e carboidrati, tutti elementi che lo rendono ancor più un integratore completo e dal notevole profilo energetico.

Indicazioni e principali effetti benefici sul metabolismo: l’esperienza del dott- Jonas
Nel corso della sua attività il dott. Jonas Elia, medico chirurgo specializzato in pediatria e neuropsichiatria infantile, dichiara di aver ottenuto risultati eccellenti grazie all’intetgrazione alimentare di olio di canapa in caso di:
- artrosi e artriti;
- patologie autoimmuni e sclerosi multipla;
- tendenza a sviluppare cisti e polipi;
- ipercolesterolemia e problemi nella funzionalità epatica;
- dermatiti atopiche e affezioni cutanee in genere (psoriasi, herpes, eritemi, ecc..) ;
- patologie a carico del tratto gastro-intestinale;
- ipertensione arteriosa e altre vasculopatie;
- patologie tipicamente femminili quali cisti ovariche, disturbi del ciclo, fibrocisti mammarie;
- tumori;
- disturbi del linguaggio e caratteriali, autismo, nevrosi, depressione;
- dolori muscolari e articolari;
- cardiopatie e aterosclerosi;
- convalescenza a seguito di ictus o infarto.
Il dott. Jonas suggerisce un apporto quotidiano di olio di semi di canapa nella misura di:
- un cucchiaino da tè al giorno in funzione preventiva (da sospendere solo nei mesi più caldi);
- da uno a 3 cucchiai da tavola da distribuire nella giornata per terapie d’attacco per una risposta ottimale nel caso in cui si vada a curare (o coadiuvare una cura per) una patologia già presente.
La raccomandazione è valida ed efficace sui bambini, sugli adulti e sui centenari che hanno preservato con una sana contotta di vita la propria salute psicoemofisica.

L’olio di semi di canapa a tavola
Il suo sapore ricorda la nocciola, è molto gradevole e va utilizzato a crudo per preservarne intatte le straordinarie qualità nutritive e virtù terapeutiche; può quindi accompagnare insalate, cereali, zuppe, pasta ecc.. al posto o a fianco dell’olio extravergine di oliva. L’olio di canapa è rigorosamente spremuto a freddo e viene venduto prevalentemente nei negozi di alimentazione biologica, va tenuto lontano da fonti di calore e luminose e una volta aperto si conserva in frigorifero.

Olio di semi di canapa e THC
Vale lo stesso discorso fatto sui semi di canapa ma in casi simili è sempre utile ripetersi.
L’olio di semi di canapa contiene una percentuale infinitesimale di THC (meno di una parte su un milione), il principio responsabile dell’effetto psicoattivo della marjiuana.
Il che significa che per avere un effetto tossico da questo alimento (analogo a quello che si ottiene con un solo spinello), occorrerebbe berne una quantità intorno ai dieci litri al giorno…

venerdì 2 settembre 2011

Storia della Medicina Osteopatica: Gli Uomini che hanno segnato e dato vita a questa disciplina

A.T. Still
Il nostro viaggio inizia nel 1828, esattamente il 6 agosto, data di nascita di Andrew Taylor Still.
L'indiscusso padre dell'Osteopatia nasce a Jonesville, nello stato della Virginia (USA), il padre era un medico e pastore metodista. I valori della dottrina metodista andranno ad influenzare per tutta la vita le teorie e la filosofia stessa della medicina osteopatica. Pare che con il tempo pur staccandosi dalla religione organizzata, mantenne principi tipici di questa corrente religiosa evangelica protestante; ad esempio era chiara la sua ferma avversione per l'alcool, per le forme di sciavitù ed un approccio più indirizzato alla salute rispetto alla malattia. La morte dei suoi quattro figli (epidemia di meningite cerebrospinale) mettono i crisi non solo l'approccio medico tradizionale ma anche la sua considerazione della 'saggezza divina'. Da questo avvenimento inizia la sua profonda ricerca: può un Dio perfetto essere la causa delle sofferenze dell'uomo? Fu importante, in questa ricerca, l'incontro che ebbe con il filosofo Herbert Spencer, fermo sostenitore della teoria evoluzionistica di Darwin.
Riferimenti storici sostengono che l'influenza del pensiero di Spencer portano Still da una visione dell'uomo secondo il 'modello biblico' tipico metodista ad un modello puramente evoluzionistico. E' comunque interessante notare che nei suoi scritti l'utilizzo del termine "Dio" permane e non per ultimo la sua ferma convinzione dell'atto creativo da parte di un Dio onnisciente, infatti egli parla di un 'Dio rispettabile, intelligente e matematico'.
Il dr. Still, oltre alla pratica medica, sapeva vedere molto avanti rispetto agli uomini del suo tempo. Era un fervente sostenitore nell'estendere le opportunità a tutti, in modo particolare alle donne ed alle minoranze, cosa molto rara nel periodo in cui visse. Nella Scuola Americana di Osteopatia (ASO) nell'anno 1892 permise a delle donne di partecipare a questo corso di studi. Jeanette Bolles fu la prima donna a ricevere la laurea in Osteopatia. Nel 1920, tre anni dopo la morte del dr. Still, nacque la Osteopathic Women's National Association, e Josephine L. Peirce, DO, fu una delle fondatrici e la prima presidentessa. In anni più recenti, la dr.ssa Barbara Ross-Lee fu la prima donna afro-americana ad essere stata eletta Preside della Scuola di Medicina dell'Ohio University College of Osteopathic Medicine, inoltre è membro dell'U.S. Department of Health and Human Services National Advisory Council of the Bureau of Health Professions.
Lo spirito del dr. Still è continuato nel tempo. Basti pensare che The American Association of Colleges of Osteopathic Medicine (AACOM) ha continuato a sostenere i diritti della professionalità nel campo della medicina per le donne e le minoranze.
Significativo l'impegno sociale del dr. William G. Anderson, primo afro-americano ad essere stato eletto presidente dell'Associazione di Osteopatia Americana (AOA). Fu un attivo sostenitore dei diritti civili della popolazione nera fianco a fianco a Martin Luther King.
William G. Sutherland, quando agli inizi del XX secolo era ancora uno studente della Scuola Americana di Osteopatia di Kirksville, nel Missouri, fu colpito dalla disposizione anatomica delle ossa del cranio umano. Era sua opinione che la loro disposizione permettesse un movimento, anche se gli era stato insegnato l'opposto, e in altre parole che in un essere umano adulto le ossa craniali si saldano insieme provocando una calcificazione impedendo un movimento. L'insegnamento del tempo, ed in parte ancora adesso sostenuto, era che il cranio dovesse svolgere una funzione protettiva ed ematopoietica.
Sutherland era profondamente convinto che tutte le strutture presenti nel corpo umano hanno uno scopo ben preciso, quindi cominciò a pensare che le ossa craniche dovessero muoversi le une rispetto alle altre. Iniziò allora una profonda ricerca del movimento delle ossa del cranio: prima eseguì esperimenti su se stesso, poi iniziò a provare su altri soggetti, palpando i loro crani. In breve tempo fu in grado di avvertire dei minuscoli movimenti ritmici del cranio di esseri umani di età differenti. Un primo reperto da lui rilevato fu il movimento sacrale in sincronia con quello cranico.
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