martedì 12 ottobre 2010

La musica e la mente

Mentre è possibile valutare l’influenza della musica sui nostri corpi fisici, investigare gli umori e le risposte emotive che suscita e consultare una vasta letteratura riguardante le influenze della musica sulla vita spirituale ed estetica, rimane ancora difficile comprendere gli effetti provocati dalla musica sulla nostra mente. L’uomo non è limitato ai tre trilioni di cellule che costituiscono il suo cervello, né è confinato entro limiti compresi nello spazio del suo cranio. Il mondo che percepiamo con i sensi costituisce una parte della nostra mente ed essa abbraccia persino tutto ciò di cui ha preso coscienza, dall’esistenza del singolo atomo di una cellula del corpo all’immensità dell’universo stesso, che è quindi a nostra disposizione. La mente è limitata soltanto dalle costrizioni che noi stessi le imponiamo e che possono essere definite dal sistema di valori della nostra tradizione culturale e da condizioni personali derivate dalle limitazioni che poniamo alle nostre percezioni sensoriali, a livello qualitativo e quantitativo.
Il livello mentale che ci è più familiare è quello del pensiero cognitivo o lineare. Questo livello di attività mentale, grandemente influenzato dalla stimolazione sensoriale, dalla risposta emotiva e dall’apprensione per la sopravvivenza ed il benessere personali, può dominare i nostri processi mentali con un fluire pressoché interminabile di discorsi interiori, un accumulo di pensieri di cui ci inebriamo. Eppure si tratta soltanto di un aspetto della nostra capacità mentale anche se il nostro sistema educativo vi ha posto particolare attenzione rendendolo così il più familiare. Ma oltre a questo, possediamo una facoltà di pensiero intuitivo, olistico e simbolico associato all’emisfero destro del nostro cervello e da cui hanno origine i concetti artistici e la facoltà intuitiva. I processi intuitivi e cognitivi del nostro pensiero sono interconnessi attraverso sistemi di trasmissione racchiusi nel nostro cervello e, in teoria, sono entrambi prontamente accessibili.
Ogni tipo di coinvolgimento in una attività musicale, si tratti di composizione, esecuzione o ascolto, rende complici entrambi gli emisferi bilanciando così i due aspetti dei nostri processi mentali. È un beneficio riconosciuto principalmente alla creazione ed all’esecuzione di musica, così come possiamo riscontrare in molte documentazioni relative alla musicoterapia. Tuttavia rimane molto più difficile indagare ciò che di fatto avviene nella mente quando l’individuo è completamente assorto nell’atto di ascoltare musica in quanto si tratta di un processo altamente personale ed interiore che non si presta facilmente ad un monitoraggio esterno. Finora sappiamo soltanto di poter affermare che due persone non potranno mai udire una determinata composizione musicale nello stesso modo e che una stessa persona non riceverà la stessa impressione dalla versione registrata di una stessa composizione musicale ascoltata in occasioni diverse. Se così non fosse, ci stancheremmo dei nostri dischi molto rapidamente.
Ascoltando un brano musicale si può notare che il flusso costante di discorso interiore si placa mentre seguiamo lo svolgimento lineare della successione melodica. Mano a mano che diventiamo consapevoli dei diversi altri aspetti della composizione (il movimento armonico, lo sviluppo ritmico, il controcanto, i passaggi di tessitura), continuiamo a porre in relazione le successioni melodiche alla musica che le sostiene, separando le diverse componenti dalla matrice generale e reintegrando ogni singola parte nelle figurazioni strutturali emergenti. Queste informazioni vengono poi immagazzinate nella memoria e ponendosi sempre in relazione con la percezione di ogni nuova informazione musicale, la influenzano. Ogni nuova informazione influenza a sua volta la memoria mutando quindi la percezione di ogni evento musicale. L’ascolto della musica richiede necessariamente un bilanciamento di entrambi gli aspetti del nostro processo mentale che è immediato, non verbale ed automatico.
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Tratto da: Musica per guarire - Randall McClellan
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