sabato 9 ottobre 2010

Intelligenza musicale

Nei primi anni 80, Howard Gardner di Harvard scrisse Frames of Mind, uno dei libri che hanno maggiormente influito sui metodi didattici usati attualmente. In esso egli introduce la nozione che abbiamo intelligenze multiple. Oltre all’intelligenza linguistica, logico-matematica, spaziale e cinesica, crede che esistano anche l’intelligenza interpersonale, intrapersonale e musicale. Cita ricerche che dimostrano che bambini di due mesi sono in grado di imitare la tonalità, il volume ed il profilo melodico delle canzoni della madre, ed a quattro mesi possono anche accompagnarne la struttura ritmica. La scienza ha scoperto che i bambini sono predisposti a questi aspetti della musica – molto più di quanto non lo siano alle proprietà essenziali del discorso – e che si impegnano in giochi sonori dalle proprietà creative.
Per esaminare l’istruzione musicale tradizionale in Africa, Gardner studia gli ‘anang’ della Nigeria, nella cui società bambini di appena una settimana vengono avvicinati alla musica ed alla danza dalle madri, mentre i padri fabbricano per loro piccoli tamburi. Quando i bambini raggiungono i due anni di età, si uniscono a gruppi in cui imparano a cantare, ballare e suonare. A cinque anni un giovane anang sa cantare centinaia di canzoni, suonare diversi strumenti a percussione ed eseguire dozzine di complicati passi di danza. In alcune culture si riconoscono grandi differenze individuali. Fra gli ‘ewe’ del Ghana, ad esempio, gli individui meno dotati vengono fatti sdraiare mentre un maestro di musica si inginocchia e batte sequenze ritmiche sul loro corpo, così che queste vi penetrino (e penetrino anche, si pensa, nella loro anima).
Quando Frames of Mind ha contribuito a far considerare l’intelligenza musicale un elemento importante dell’istruzione, centinaia di libri hanno trattato questo argomento. Nel libro Introduction to the Musical Brain, si appoggia con fervore la convinzione che più stimoli un bambino riceve attraverso la musica, il movimento e le arti, più intelligente sarà. Naturalmente gli stimoli devono essere seguiti da movimenti di calma e riflessione, altrimenti i benefici possono andare perduti. Come sanno molti genitori di adolescenti, una robusta dieta di musica non rende necessariamente più intelligenti i ragazzi.
La musica induce un’atmosfera positiva e rilassante in molte aule e favorisce la memoria a lungo termine. In alcuni casi copre i rumori provenienti da industrie o dal traffico e la si può usare con successo per suscitare interesse, alleviare la tensione prima degli esami e come supporto per alcune materie. In una relazione comprensiva di centinaia di studi basati sul metodo empirico, condotti fra il 1972 ed il 1992, tre insegnanti associati al Progetto Futuro della musica hanno scoperto che l’istruzione musicale contribuisce alla lettura, al linguaggio (incluse le lingue straniere), alla matematica ed al rendimento scolastico complessivo. I ricercatori rilevano anche che la musica aumenta la creatività, migliora l’autostima dello studente, sviluppa abilità relazionali, ed accresce lo sviluppo dell’abilità percettiva motoria e quello psicomotorio.
Nel 1997, durante il dibattito sul futuro dell’educazione artistica nelle scuole pubbliche, Gardner ha ampliato le sue teorie precedenti ed ha affermato che l’intelligenza musicale influisce sullo sviluppo emotivo, spirituale e culturale più di altre intelligenze. Ha detto che la musica aiuta a strutturare il pensiero ed il lavoro delle persone, soccorrendole nell’apprendimento delle abilità matematiche, linguistiche e spaziali. Ha dichiarato che i legislatori e le commissioni scolastiche che tagliano la musica nell’istruzione elementare sono arroganti ed ignorano come si siano sviluppati la mente ed il cervello umani.
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Tratto da: L’Effetto Mozart: curarsi con la musica – Don Campbell
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