lunedì 31 ottobre 2011

ADHD sì, ADHD no: il farmaco è alle porte?

di Luca Poma
Si discute sempre più frequentemente sui media di una nuova “epidemia”: la cosiddetta sindrome da iperattività e deficit di attenzione, siglata “ADHD”, ovvero bambini impulsivi, iper-agitati e cronicamente disattenti. Autorevoli luminari e specialisti sono pronti a giurare circa l’esistenza di questa nuova “malattia” dell’infanzia, e si stracciano le vesti se messi in discussione dagli “oscurantisti medioevali”, che poi sono tutti coloro che hanno un punto di vista differente dal loro. Altrettanto loro autorevoli colleghi storcono la bocca, e criticano severamente un approccio che finisce per banalizzare problematiche ben più complesse. Chi ha ragione? Ma – cosa ben più importante – cosa dovrebbe fare chi si trova al bivio, con un figlio forse malato di iperattività, o forse no?
E soprattutto: come si dovrebbe regolare chi il problema l’ha già in casa? Perché è facile parlare, quando non si è toccati direttamente dal disagio. In questo balletto di cifre, dati e pareri, è necessario fare un po’ di chiarezza: quello che è certo, è che non esiste alcuna prova dell’esistenza dell’Adhd, alcun marcatore biologico e mai stato individuato, e per tante ricerche scientifiche che tentano di dimostrare l’esistenza della sindrome, altrettante la smentiscono. Ciò non deve portarci ad abbracciare la scriteriata tesi opposta, ovvero che non esistono disagi dell’infanzia o problemi comportamentali degni della massima attenzione.
Il problema è: qual è la causa? Ed ancora: che tipo di risposta noi diamo a queste delicate problematiche? Per molti specialisti, l’Adhd è una “costellazione aspecifica di sintomi”, ovvero un insieme di campanelli d’allarme, che segnalano problemi ben più profondi. E’ chiaro a tutti a quali rischi esponga il persistere nel voler curare un sintomo trattandolo come una malattia a se stante: si finisce per sedarlo, il sintomo, lasciando sotto di esso inalterata la malattia.
Sono infatti ben un centinaio le vere patologie, spesso appunto trascurate, che generano iperattività: classificarle tutte quante sotto la generica voce “Adhd” è perlomeno ingenuo, ma molto di moda in questi ultimi anni. In questa direzione si è espresso il documento di consenso scientifico più sottoscritto in Italia su queste tematiche: ben duecentocinquanta mila addetti ai lavori del settore salute, direttamente o per il tramite delle rispettive associazioni di categoria, hanno dichiarato che la discussione è ancora aperta, che non esiste alcuna prova dell’esistenza di questa “nuova” malattia, e che lo psicofarmaco comunque non è mai di per se la soluzione, dal momento che si limita ad intervenire sui sintomi e non cura alcunché.
Inoltre il prezzo da pagare in potenziali effetti collaterali appare alto, se è vero – come avvisa la Fodd and Drug Administration, massimo organismo di controllo sanitario americano – che questi psicofarmaci possono causare ai bambini crisi maniaco-depressive, ictus, ed anche complicazioni cardio-circolatorie fino alla morte improvvisa. “L’Adhd com’è definita oggi è più che altro una moda, le diagnosi sono inconsistenti e vaghe, e per come vengono perfezionate non si possono e non si devono fare”, dice Emilia Costa, 1^ cattedra di Psichiatria dell’Università di Roma “La Sapienza”, incalzata dal Professore di Pediatria William Carey, uno dei massimi esperti di sviluppo comportamentale del bambini in USA, che afferma: “I questionari che vengono utilizzati per diagnosticare questi disagi dell’infanzia sono altamente soggettivi ed impressionistici: nonostante il fatto che le scale di valutazione utilizzate non soddisfino i criteri psicometrici di base, i sostenitori di questo approccio pretendono che questi questionari forniscano una diagnosi accurata, ma così non è”.
Insomma, una storia che si spaccia per già scritta, mentre in realtà la comunità scientifica è in pieno fermento e la discussione incalza, con toni a volte anche accesi. Detto ciò, bisogna demonizzare in modo meramente ideologico gli screening preventivi ed l’uso di psicofarmaci? No, ma neanche spacciare false certezze, o ridurre a mero movimento d’opinione, indegna di ogni rilievo, quella corrente scientifica di pensiero che ritiene – forse non a torto – che l’ “ipersemplificazione” di problemi complessi sia essa stessa la vera malattia del nostro terzo millennio. Mentre discutiamo, il marketing del farmaco si fa sempre più aggressivo: ormai abbiamo una pillola per sedare ogni tipo di problema, e non possiamo nasconderci che l’infanzia rappresenta un nuovo e molto redditizio segmento di business per le multinazionali del farmaco, le quali finanziano circa l’80% della ricerca mondiale, e – se è vero che ci salvano la vita con molti prodotti utili – è altrettanto vero che tendono a non pubblicare mai le ricerche scientifiche con esito negativo, così da non nuocere al profilo commerciale dei propri brevetti.
In questo scenario molto poco rassicurante, l’imperativo può essere uno solo: la prudenza ed il principio di precauzione. E’ necessario prestare la massima attenzione affinché la scuola non diventi l’anticamera dell’ASL, come sta succedendo in non poche città d’Italia, dove assistiamo ad una sempre più marcato tentativo di medicalizzazione del disagio. Riflettiamo piuttosto sul rapporto di noi adulti con i bambini: quasi sempre, per ogni bambino che lancia un allarme e manifesta il proprio disagio profondo, c’è un adulto che non vuole o non può ascoltarlo, e che trova maggiore serenità nella certezza di una diagnosi e nella soluzione “facile” di una pastiglia miracolosa, piuttosto che nel doversi mettere lui stesso in discussione.

Luca Poma - Giornalista

Portavoce Nazionale Campagna "GiuleManidaiBambini"


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giovedì 27 ottobre 2011

Perchè il pensiero negativo fa ammalare?

Tratto da La rivoluzione della salute (Macro Edizioni, 2011).
Negli ultimi tempi il concetto di “pensiero positivo” si è diffuso ovunque. In genere lo s’intende così: «Se di ogni cosa penso che sia un bene per me, non accumulo stress». «Se reagisco a tutto in maniera costruttiva, otterrò buoni risultati». Questo concetto si è affermato anche in ambiente medico. Fra mente e corpo c’è un dialogo costante, quindi le cose che pensiamo non sono semplicemente concetti astratti. Si è infatti capito che i nostri pensieri si materializzano immancabilmente e agiscono a livello fisico.
Quando proviamo una reazione di rifiuto verso qualcosa, nel nostro organismo si producono delle sostanze che fra l’altro accelerano il processo d’invecchiamento e la formazione di cellule cancerose. Quando invece accettiamo con gratitudine le cose, il nostro organismo produce delle sostanze che ci mantengono giovani e sani. Nel frattempo, anche la medicina ha dimostrato l’esistenza di questo meccanismo all’interno del nostro corpo.
Di conseguenza, le persone abituate a vedere tutto positivo dispongono di una notevole resistenza alle malattie. Chi, invece, pensa sempre in modo negativo, tende purtroppo ad ammalarsi. Perfino a parità di condizioni e stile di vita gli uni sono sani come pesci e gli altri malaticci. Quest’affermazione può anche non avere valore illimitato, ma l’atteggiamento mentale è estremamente importante per la nostra salute.
Ma quali sono le sostanze che si formano nel nostro organismo a seconda del nostro atteggiamento interiore? Sono quelle a cui in genere si dà il nome di ormoni. I principali ormoni legati al nostro modo di vedere le cose sono l’adrenalina, la noradrenalina, la beta-endorfina e l’encefalina.
Quando ci arrabbiamo o siamo stressati, nel cervello viene secreta la noradrenalina, mentre quando proviamo paura, rilasciamo adrenalina. Gli ormoni fungono da messaggeri chimici sul piano cellulare, vale a dire che trasmettono gli ordini del cervello alle singole cellule. Per esempio, se viene trasmesso il messaggio “collera”, il corpo reagirà con tensione e attività. Si tratta, pertanto, di sostanze che da un lato sono necessarie per la sopravvivenza e dall’altro sono estremamente tossiche.
Se ci si arrabbia di continuo e si è fortemente stressati, può succedere che ci si ammali per via della tossicità della noradrenalina, che s’invecchi precocemente e si muoia presto. Se invece si sorride sempre e si accoglie tutto in maniera positiva, vengono prodotti ormoni favorevoli che attivano le cellule del cervello e rendono sano il corpo. Questi ormoni ci mantengono giovani, combattono le cellule cancerose e ci tirano su di morale. Se volete vivere sani e felici fino a tarda età, senza essere colpiti dal cancro o dalle malattie del benessere, dovreste fare in modo di produrre questi buoni ormoni. Ho scelto di chiamare “morfine cerebrali” quegli ormoni che ci rendono felici e contenti perché hanno una struttura chimica analoga a quella delle morfine dall’effetto anestetizzante.
Mentre l’uso delle morfine anestetizzanti comporta rischi di dipendenza e di effetti collaterali, con gli ormoni della felicità si può stare tranquilli di non correre simili pericoli.
In tutto si conoscono circa venti ormoni della felicità che, pur agendo in modo diverso, hanno un effetto farmacologico simile. Fra i numerosi ormoni della felicità la beta-endorfina è quello più efficace, con un’azione da cinque a sei volte superiore a quella degli anestetici. Qual è il significato del fatto che nel nostro cervello viene sintetizzata una sostanza della felicità così efficace? Sono sicuro che in questo modo la natura ci voglia esortare a vivere felicemente. D’altra parte, gli esseri umani concepiscono anche pensieri negativi che poi mettono in atto. Alcuni si dicono: «Voglio soppiantare Tizio e trarne vantaggio». Magari lo fanno per guadagnare di più o per acquisire fama e salire di grado. Una volta raggiunto il loro scopo, queste persone sono ovviamente felici ed essendo in questa condizione producono anche ormoni della felicità. Per ragioni imperscrutabili, tuttavia, pare che questa gioia non duri mai a lungo, ma anzi venga ben presto offuscata. Il fatto che queste persone non agiscano per il bene del Pianeta o dei loro simili può suscitare l’invidia altrui e arrecare loro dei danni. Ma può anche darsi che sia il loro stesso cervello a condurle alla rovina. Questo potrebbe dipendere dal fatto che il Cielo predilige gli individui il cui stile di vita corrisponde ai suoi ideali e punisce quelli che non sono in sintonia con questi valori. Per me la spiegazione è che si tratta di un meccanismo installato nei nostri geni e, dato che nel cervello è memorizzato tutto, compresa la memoria dei nostri antenati, la cosa non è poi così sorprendente.

mercoledì 19 ottobre 2011

Italia: 3.000.000 di nuovi malati di mente con il DSM V.

La denuncia non è di qualche movimento anti-psichiatrico, ma dal Dott. Allen Frances del coordinatore della task-force del DSM IV, che sta per essere soppiantato dalla nuova edizione, la quale conterrà molte più malattie mentali classificate. Frances (team DSM) "Ormai i produttori di droghe legali sono più responsabili delle dipendenze dei produttori di droghe illegali". + 40% per i disturbi bipolari, raddoppiate le diagnosi di iperattività infantile.
Poma (Giù le Mani dai Bambini): "In Italia siamo a rischio con 3 milioni di potenziali nuovi pazienti, non dobbiamo commettere gli errori fatti in USA".
Costa (psichiatra La Sapienza): "Tra le nuove possibili sindromi, il lutto e la dipendenza da caffè: noi medici e specialisti siamo vittima delle mode diagnostiche lanciate dalle multinazionali, attenzione perché è a rischio l'indipendenza della classe medica"
"La semplice tristezza e l’astinenza da caffeina stanno per diventare malattie mentali. La prossima edizione del manuale, il DSM-V, in uscita nel 2013, potrebbe far diagnosticare come malati mentali milioni di persone sane, affette da normalissimi problemi di tristezza o sofferenza". La dichiarazione sarebbe normale se rilasciata da un fervente attivista di un movimento anti-psichiatrico, ma diventa eccezionale se consideriamo che è di un "big-boss" della psichiatria americana, Allen Frances, coordinatore del team di specialisti che ha curato l'edizione attualmente in uso del Manuale Diagnostico per le Malattie Mentali, utilizzato per perfezionare diagnosi da psichiatri di tutto il mondo, la cui 5^ revisione vedrà appunto la luce tra meno di 18 mesi. "Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria inflazione diagnostica - prosegue Frances, che è intervenuto al convegno "Pharmageddon" organizzato presso la Comunità di San Patrignano - e già oggi, ogni anno, il 25% della popolazione statunitense - circa 45 milioni di persone - si vede diagnosticare un disordine mentale, eventualità che sale al 50% degli abitanti se consideriamo le persone anziane. Nel DSM-IV (l'edizione attualmente in uso del Manuale, curata da Frances, ndr) abbiamo cercato di essere il più cauti possibile ma non abbiamo comunque evitato l’aumento delle patologie e la conseguente tendenza all'incremento delle diagnosi, a cause della quale i disordini bipolari sono 'aumentati' del 40% rispetto a quanto avveniva con la precedente edizione del Manuale (il DSM-III, ndr), quelle di autismo sono cresciute del 25%, e quelle di ADHD, la Sindrome da iperattività e deficit di attenzione dei bambini, sono addirittura raddoppiate, mentre gli antipsicotici sono venduti con un giro d’affari di 50 miliardi di dollari all’anno". Quella di Frances è una vera confessione-shock, con anche il sapore di un "j'accuse" verso molti Suoi colleghi: "Ormai i produttori di droghe legali sono più responsabili delle dipendenze delle persone rispetto ai produttori di droghe illegali. Il problema non è nella malafede dei membri della Commissione del DSM - prosegue lo psichiatra - ma nella loro appartenenza all’élite del settore psichiatrico: non si rendono conto che le loro indicazioni, in mano a medici frettolosi e non sempre competenti e con la pressione irresponsabile delle industrie farmaceutiche, possono portare a gravi abusi. Le nostre attuali conoscenze fra l’altro non ci permettono la prescrizione preventiva degli psicofarmaci, e sarebbe quindi importante che i medici non eseguano le diagnosi con disinvoltura e valorizzino le terapie relazionali rispetto a quelle farmacologiche", ha concluso l'esperto americano.
Sul punto è intervenuto Luca Poma, giornalista e portavoce di "Giù le Mani dai Bambini" (www.giulemanidaibambini.org), il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza pediatrica nel nostro paese: "La situazione è assai preoccupante, perchè come ha dichiarato sul Corriere della Sera il giornalista Mario Pappagallo 'un mondo di pazzi sarebbe un gran bel mercato', dal momento che solo in Italia ci sarebbero almeno 3 milioni di nuovi potenziali 'pazienti', e non pochi tra loro sono in fascia pediatrica. Ci renderemo conto a brevissimo - e a spese della salute nostra e dei nostri bambini - di quanto ciò sia assolutamente vero", ha concluso Poma.
Anche Emilia Costa, decana di psichiatria, già titolare della 1^ Cattedra dell'Università "La Sapienza" di Roma e Primario di Psicofarmacologia all'Umberto I°, era nel panel dei relatori di "Pharmageddon", e ha commentato ironicamente: "Dovrei fare istanza al team di colleghi del DSM V affinché inseriscano una nuova patologia, la "bulimia da diagnosi", perchè questo è quello che sta accadendo in America, con influssi concreti anche in Italia: una sistematica medicalizzazione del disagio ad opera di 'inventori di categorie diagnostiche' che sono tra l'altro in palese conflitto d'interessi. I miei corrispondenti oltreoceano mi dicono che persino un lutto, che è parte della vita di una persona, potrebbe essere diagnosticato come episodio depressivo sul nuovo Manuale, e che tra le patologie che stanno valutando di inserire c'è anche una non meglio precisata 'astinenza da caffeina'. Tutto ciò è folle, noi medici e specialisti siamo vittime delle mode diagnostiche lanciate dalle multinazionali: attenzione - ha concluso l'esperta italiana - perché è veramente a rischio l'indipendenza della classe medica".
Intanto, il Wall Street Journal annuncia che l'American Academy of Pediatrics ha stilato le nuove linee guida per la diagnosi della contestata Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (bambini agitati e distratti), che suggeriscono di consigliare la prescrizione di Ritalin (metilfenidato) anche a bambini in età prescolare, fin dai 4 anni. Le linee guida americane sono poi recepite in molti paesi del mondo.
Per media relation: 338/7478239 - portavoce@giulemanidaibambini.org
Luca Yuri Toselli
Coordinatore operativo
Campagna Nazionale "GIU' LE MANI DAI BAMBINI"
Non ETICHETTARE tuo figlio, ASCOLTALO!
www.giulemanidaibambini.org - www.donttouchthechildren.org 

domenica 9 ottobre 2011

Yogurt e asma, uova e cancro

Fonte: AgireOra

Due nuovi studi riportano rischi del consumo di yogurt in gravidanza e del consumo di uova collegato al cancro.
Riportiamo due "notizie flash" divulgate dal PCRM, l'associazione di medici statunitensi per una medicina responsabile, sul tema dei danni alla salute umana del consumo di uova e latticini. Si tratta delle conclusioni di due studi pubblicati di recente.
Consumo di uova associato al cancro
Il consumo di uova e' associato allo sviluppo del cancro alla prostata, secondo un nuovo studio finanziato dall'Istituto Nazionale per la Salute statunitense. Consumando due uova e mezza in media la settimana, gli uomini che hanno partecipato a questo studio di popolazione hanno aumentato dell'81% il loro rischio di sviluppare una forma mortale di cancro alla prostata, in confronto a coloro che hanno consumato meno di mezzo uovo la settimana.
I ricercatori hanno seguito un gruppo di 27.607 uomini che erano parte di uno studio di popolazione ("Health Professionals Follow-up Study") eseguito tra il 1994 e il 2008.
Inoltre, per gli uomini che avevano gia' avuto un cancro alla protestata, mangiare pollame e carne rossa trasformata ha aumentato il loro rischio di morte.
Reference dello studio:
Richman EL, Kenfield SA, Stampfer MJ, Giovannucci EL, Chan JM. Egg, red meat, and poultry intake and risk of lethal prostate cancer in the prostate specific antigen-era: incidence and survival. Cancer Prev Res. Published ahead of print September 19, 2011; DOI:10.1158/1940-6207.CAPR-11-0354.
Fonte:
PCRM, Eating Eggs Linked to Cancer, 3 ottobre 2011
Lo yogurt della mamma mette il bambino a rischio di asma
Le donne in gravidanza che mangiano yogurt possono mettere il loro futuro bambino a rischio di amsa, secondo una nuova ricerca svolta in Danimarca. Il consumo di yogurt a basso contenuto di grassi durante la gravidanza e' associato allo sviluppo di asma e rinite allergica durante l'infanzia del bambino, mentre il consumo di yogurt intero e' associato allo sviluppo di rinite allergica nell'adolescenza.
In termini numerici, e' stato riscontrato che il consumo di yougurt margo e' associato a un aumento del 60% dell'asma e all'80% di rinite allergica, rispetto al non consumare affatto yogurt. I dati sono stati ricavati dallo studio di popolazione "Danish National Birth Cohort", che comprende 61.912 donne.
Reference dello studio:
Maslova E, Halldorsson TI, Stom M, Olsen SF. Low-fat yoghurt intake in pregnancy associated with increased child asthma and allergic rhinitis risk: a prospective cohort study. Poster presented as part of the European Respiratory Society's Annual Congress, Amsterdam, Netherlands, 25 September 2011.
Fonte:
PCRM, Mom's Yogurt Puts Baby at Risk for Asthma, 3 ottobre 2011

giovedì 6 ottobre 2011

ADHD: somministrazioni "facili" di psicofarmaci ai bimbi in Italia


Testimonianza della mamma di un bambino distratto e agitato a scuola: “All’ASL di San Donà di Piave mi hanno prescritto metanfetamine dopo una visita di neanche mezz'ora, proponendomi solo lo psicofarmaco e senza neanche informarmi dei potenziali effetti collaterali, eppure il mio bimbo non era grave”.

Poma (Giù le Mani dai Bambini): "E' necessaria un’immediata ispezione del Ministero presso questo centro pubblico che spaccia psicofarmaci ai bambini come fossero caramelle”. Nonnis (Neuropsichiatria di Roma): “Sapevamo di abusi, ma in USA, evidentemente il mal costume è arrivato da noi”. Binetti (Camera Deputati): "Ho presentato un'interrogazione urgente al Ministro: è necessario valutare la revoca immediata delle autorizzazioni ai centri che non seguono le direttive"

Pubblicata oggi da “Giù le Mani dai Bambini®” il più rappresentativo Comitato per la farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) l'intervista alla mamma di un bambino distratto a scuola, agitato e lievemente sopra la norma, cui sarebbe stato prescritto un potente psicofarmaco (la metanfetamina Ritalin®) alla prima visita e senza illustrarne i potenziali effetti collaterali. Le linee guida per l'ADHD (Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione) redatte dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) –
che prevedono procedure accurate, l’utilizzo del farmaco solo nei casi limite e comunque affiancato da terapie non farmacologiche – sarebbero quindi state violate dai vertici sanitari della neuropsichiatria di una delle più importanti ASL di riferimento nel nord-Italia per la cura di questi disturbi. La mamma in questione, che si era recata dal Dott. Dino Maschietto, neuropsichiatra infantile a capo del team della ULSS 10 di Dan Donà di Piave (VE), afferma infatti: "Il medico mi disse che dubitava che con qualsiasi altra tecnica mio figlio di 10 anni avrebbe potuto risolvere i suoi problemi, e quindi non mi ha proposto alcuna terapia alternativa allo psicofarmaco, il tutto dopo una visita durata non più di mezz’ora, e senza fare al bimbo alcun esame medico se non la compilazione di questionari e qualche test". Anche l'informativa sugli effetti collaterali – obbligatoria per legge quando si parla di questi discussi prodotti farmaceutici – pare essere stata trascurata: "No, non mi sono stati illustrati in alcun modo i possibili rischi del farmaco o gli effetti collaterali", ha affermato la signora, che ha fornito al Comitato i propri dati anagrafici completi.

Luca Poma, giornalista e portavoce di Giù le Mani dai Bambini® ha commentato così l’intervista: “Non posso che augurarmi che prima della reale somministrazione dello psicofarmaco si sarebbero fatti altri esami, ma certamente il perfezionamento di una diagnosi così delicata in mezz’ora lascia esterrefatti. E ancora più sconcertante è che non sia stata fatta una previsione di terapia non farmacologica, dato che si trattava di un caso di disagio lieve: la mamma è stata congedata avendo come unica possibile risposta la medicalizzazione del problema di comportamento del Suo bimbo, e questo è molto grave”. Il Comitato ha avviato delle verifiche sul territorio della penisola, perché dalle segnalazioni pervenute quello di San Donà parrebbe non essere l’unico caso di prescrizioni disinvolte in strutture pubbliche nel nostro paese.

Sono perplesso – commenta Enrico Nonnis, Dirigente di neuropsichiatria infantile all’ASL di Roma – sembra quasi che certe malepratiche americane siano arrivate anche da noi. E’ evidente che una diagnosi in mezz’ora è cosa poco seria, ed è altrettanto evidente che sono stati violati gli standard, che per casi non gravi come quello raccontato da questa mamma richiederebbero interventi inizialmente non farmacologici, e comunque il farmaco puo essere indicato come soluzione solo dopo una valutazione estremamente accurata e sempre con terapie non farmacologiche associate”.

Sentito per e-mail, Pietro Panei
responsabile nazionale del Progetto ADHD presso l'Istituto Superiore di Sanità
ha scritto: “Nel caso di inosservanza dei protocolli, quindi di somministrazione di farmaci senza concomitanti terapie psico-sociali e/o mancata acquisizione del consenso informato in modo adeguato ed esaustivo, operiamo un richiamo al Centro, e nel caso di sopravvenuta mancanza di uno o più requisiti per l’accreditamento segnaliamo il caso alle Autorità regionali per valutare il ritiro dell’accreditamento. Come estrema-ratio, potremmo anche impedire al centro l’accesso al registro dell’ADHD disattivando le chiavi elettroniche”.

In risposta alla gravità del caso, l'On. Paola Binetti (UDC) ha presentato un’interrogazione urgente al Ministro della Salute On. Ferruccio Fazio, in cui chiede quali iniziative il dicastero intenda sollecitare presso l’AIFA per ottenere la revoca dell’accreditamento dell’ULSS 10 e l’individuazione sul territorio di un’ASL più attenta nell’applicazione delle linee guida obbligatorie. “Il problema comunque è a monte – ha dichiarato Binetti – perché – e lo dico da neuropsichiatria infantile prima ancora che da parlamentare - se vogliamo davvero evitare il riproporsi da noi delle follie successe negli Stati Uniti, dove milioni di bambini assumono psicofarmaci ogni giorno, il Ministro dovrebbe aumentare i fondi a disposizione dell’Istituto Superiore di Sanità per il monitoraggio anti-abuso sul territorio, inserendo nel Registro nazionale di controllo non solo i due psicofarmaci attualmente monitorati, il Ritalin della Novartis e lo Strattera della Eli Lilly, bensì tutti gli psicofarmaci somministrati ai bambini italiani, perchè – ha concluso la Parlamentare
quando si parla dei nostri bimbi la prudenza non è mai troppa”.

L’intervista è disponibile on-line in versione audio sul portale del Comitato all’indirizzo internet.
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