sabato 23 luglio 2011

Acetilcolina

L'acetilcolina (ACh) è di base un neurotrasmettitore molto particolare in quanto viene utilizzato da tutti gli assoni motori del midollo spinale, oltre a ciò svolge la sua azione su tutti i neuroni autonomi pregangliari e sulle fibre parasimpatiche. Si ritiene che delle alterazioni delle vie cerebrali in cui sia coinvolto questo neurotrasmettitore siano responsabili di alcune forme di demenza senile come ad esempio il morbo di Alzheimer.
La struttura dell'acetilcolina è relativamente semplice. Questa sostanza è presente e per la gran parte racchiusa in piccole vescicole sinaptiche chiare in elevata concentrazione nei bottoni terminali dei neuroni colinergici, cioè neuroni che liberano l'acetilcolina. Per capire il meccanismo di trasmissione, con l'arrivo di un impulso ad un bottone sinaptico aumenta la permeabilità della membrana al Ca++, e l'afflusso di Ca++ che ne risulta provoca la liberazione di acetilcolina nella fessura sinaptica mediante il processo dell'esocitosi. Ricordiamo brevemente che l'esocitosi è il processo attraverso il quale la cellula riversa al suo esterno delle molecole accumulate all'interno di una vescicola tramite la fusione di quest'ultima con la membrana plasmatica. Continuiamo dicendo che il trasmettitore attraversa la fessura e a livello di quelle giunzioni sinaptiche nelle quali l'acetilcolina ha azione eccitatoria, agisce sui recettori presenti nella membrana della cellula postsinaptica, aumentando la permeabilità della membrana stessa al Na+.

I recettori per l'acetilcolina
I recettori per l'acetilcolina possono essere divisi in due tipi differenti in base alle loro proprietà farmacologiche: azioni muscariniche ed azioni nicotiniche. Esaminiamole.
La muscarina, alcaloide responsabile della tossicità dei funghi velenosi ad ombrello (Amanita Muscaria) ha scarsi effetti sui recettori presenti nei gangli autonomici, ma ha la stessa azione stimolante dell'acetilcolina sulla muscolatura liscia e sulle ghiandole; queste azioni dell'acetilcolina vengono quindi definite "Azioni Muscariniche" ed i recettori coinvolti 'recettori muscarinici'. Questi recettori sono anche quelli che mediano gli effetti inibenti della sostanza sul cuore; essi vengono bloccati dall'atropina. La tossicità della muscarina è dovuta alla sua azione sulla branca parasimpatica del sistema nervoso autonomo. Se ingerita o fumata provoca dispnea da broncocostrizione, ipotermia, stato confusionale, convulsioni, coma e morte.
Nei gangli simpatici, piccole quantità di acetilcolina stimolano i neuroni postgangliari mentre grandi quantità bloccano la trasmissione dell'eccitamento dai neuroni pre- ai neuroni postgangliari. Queste azioni non sono influenzate dall'atropina ma sono simili a quelle della nicotina. Di conseguenza queste azioni dell'acetilcolina vengono definite "Azioni Nicotiniche" e dei rispettivi 'recettori nicotinici'. I recettori presenti nelle placche motrici del muscolo scheletrico sono nicotinici ma non sono identici a quelli dei gangli simpatici in quanto rispondono in maniera differente ad alcuni altri farmaci.

Colinesterasi
L'acetilcolina deve essere rapidamente rimossa dalla sinapsi affinchè possa verificarsi la ripolarizzazione. La rimozione avviene mediante l'idrolisi dell'acetilcolina a colina ed acetato, una reazione catalizzata dall'enzima acetilcolinesterasi. Questo enzima è definito anche colinesterasi specifica o vera. E' presente in elevate concentrazioni nelle membrane cellulari a livello delle terminazioni nervose colinergiche, ma si riscontra anche in alcune altre membrane, nei globuli rossi e nella placenta. Nell'organismo esistono diverse esterasi. Una, presente nel plasma, è in grado di idrolizzare l'acetilcolina, ma possiede proprietà differenti da quelle dell'acetilcolinesterasi, viene pertanto definita pseudocolinesterasi o colinesterasi non specifica. La frazione plasmatica è parzialmente sotto controllo endocrino ed è influenzata da variazioni della funzione epatica. L'idrolisi dell'acetilcolina da parte di questo enzima è sufficientemente rapida da spiegare le variazioni osservate nella conduttanza per il Na+ e nell'attività elettrica durante la trasmissione sinaptica.
Assenza o mutazione della pseudocolinesterasi porta alla cosiddetta deficienza pseudocolinesterasica, una condizione che manifesta effetti solo quando nelle persone affette sono somministrate a livello muscolare, di solito durante interventi chirurgici, rilassanti come la succinilcolina o il mivacurium. La mancata azione dell'enzima rende il paziente più sensibile ai rilassanti tanto da portare a paralisi prolungata dei muscoli dell'apparato respiratorio, rendendo necessaria la ventilazione artificiale.
La pseudocolinesterasi è contenuta nel sangue, nel fegato, nel pancreas ed in alcune cellule del sistema nervoso.
Un aumento della pseudocolinesterasi può essere dovuto a diverse situazioni quali: ipertiroidismo, diabete mellito, obesità, sindrome nefrosica.
Una diminuzione della pseudocolinesterasi può essere dovuta a diverse situazioni quali: epatopatie, infarto miocardico, infezioni acute, anemia, tossicosi. L'assunzione di sostanza quali: caffeina, teofillina, chinidina, barbiturici, morfina, codeina, atropina, epinefrina, fenotiazine, acido folico e vitamina K possono diminuire i livelli della colinesterasi nel sangue.

martedì 12 luglio 2011

Alimentazione vegan e perdita di peso

Fonte: Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana

L'alimentazione vegan ha indice glicemico piu' basso, fattore determinante per la perdita di peso.
Che cos'è l'indice glicemico? Per indice glicemico si intende la velocità con cui i carboidrati presenti in un determinato alimento innalzano la glicemia, ovvero il tasso di glucosio nel sangue.
Uno studio promosso dall'Istituto Nazionale per la Salute statunitense, condotto da alcuni ricercatori del PCRM (Comitato dei Medici per una Medicina Responsabile) e pubblicato sulla rivista scientifica "Journal of Nutrition" del giugno 2011 mette in luce come la diminuzione dell'apporto di cibi ad elevato IG (indice glicemico) sia in grado di influire positivamente sulla perdita di peso.
Lo studio ha arruolato 99 persone, tutte affette da diabete di tipo 2, suddivise in 2 gruppi, uno che seguiva una dieta vegana e l'altro che seguiva la dieta prevista dall' ADA, l'Associazione Americana per il Diabete. Al termine dello studio, la dieta vegana si è dimostrata molto più efficace nel controllo dei valori di glicemia e colesterolemia, quando confrontata con la dieta dell'ADA.
Dopo aggiustamento delle principali variabili che potevano influenzare questi risultati (quantità di fibre, grassi e calorie della dieta), il fattore principalmente correlato alla perdita di peso è risultato essere l'IG. Il decremento ponderale, a sua volta, è risultato correlato con la riduzione dei livelli di emoglobina glicata (A1C), che rappresenta un indice per valutare il compenso glicemico nel medio termine.
Occorre tener presente anche che esistono carboidrati "buoni" e carboidrati "cattivi": quelli "buoni" sono quelli che contengono un elevato tasso di fitonutrienti e un basso IG. I cereali integrali, la frutta, la verdura e i legumi, che contengono carboidrati "buoni", rappresentano anche i cibi fondamentali della dieta vegana.
L'adozione di un'alimentazione a base di cibi con basso IG, ovvero l'eliminazione di zucchero, la sostituzione dei cereali raffinati con quelli integrali, un buon apporto di legumi, verdura e frutta è il primo passo fondamentale per tenere sotto controllo i livelli di insulina e glicemia e per alimentarsi in modo più sano e naturale.
La dieta vegana, che si basa essenzialmente su cibi a basso IG, rappresenta pertanto un valido modello di corretta e sana alimentazione, in grado di ridurre il rischio delle gravi patologie croniche correlate allo stile di vita.

Fonte:

Turner-McGrievy GM, Jenkins DJ, Barnard ND, Cohen J, Gloede L, Green AA. Decreases in dietary glycemic index are related to weight loss among individuals following therapeutic diets for type 2 diabetes. J Nutr. In press.

giovedì 7 luglio 2011

Sana disposizione mentale

Fra le tante citazioni menzionate da Ralph Waldo Emerson, questa ben si armonizza con la sana disposizione mentale, la quale dice: "La misura della sanità mentale è data dalla disposizione a vedere il bene dappertutto".
In buona sostanza, è possibile coltivare l'abitudine alla felicità. Infatti, l'idea che la felicità, o comunque il saper mantenere pensieri gradevoli la maggior parte del tempo, possa essere coltivata deliberatamente e sistematicamente sembra un pensiero assurdo ed irreale per la maggior parte delle persone. In ogni caso pare che l'esperienza dica proprio questo, e cioè che sia l'unica via o metodo attraverso il quale si possa coltivare l'abitudine alla felicità. In segreto, quindi, pare sia proprio questo: abitudine!
Diciamo innanzi tutto che la felicità non è qualcosa che ci capita per caso; pare essere invece qualcosa che noi stessi creiamo sulla base delle nostre decisioni. Questo ci ricorda che nessuno, tranne noi, può decidere dei nostri pensieri. Ne consegue che se aspettiamo che sia la felicità a caderci addosso, allora dobbiamo aspettare a lungo. E' anche vero, allora, che se aspettiamo che le circostanze giustifichino i nostri pensieri piacevoli, anche qui dobbiamo aspettare molto tempo con la seria probabilità di dover aspettare per sempre senza vedere risultati concreti.
Ricordiamoci che ogni giorno è un misto di bene e di male, inoltre nessun giorno e nessuna circostanza sono mai 'buoni' al massimo; vi saranno sempre degli elementi e fatti che succedono nel mondo e nella nostra vita personale da giustificare considerazioni pessimistiche e malinconiche, come anche ottimistiche e felici, a seconda della nostra visione della vita.
Capiamo allora che è una questione di scelta, di attenzione, di decisione. Il bene è reale come il male, è semplicemente una questione di decidere a quale dei due volgere più intensamente la nostra attenzione, di decidere quali pensieri sono nella nostra mente, o meglio, decidere a quali pensieri dare la nostra attenzione, amplificandone uno ed eliminando l'atro. Saper scegliere allora, deliberatamente, di avere pensieri sereni e positivi è molto più che un semplice palliativo o presunta illusione, è una scelta deliberata che può dare risultati molto pratici.
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