giovedì 27 maggio 2010

Tutti i ricordi includono una sensazione

Una delle ragioni per cui i ricordi episodici rimangono registrati nel nostro cervello così a lungo è dato dal fatto che i nostri sensi sono stati coinvolti nella loro creazione. Questo significa che siamo in grado di rievocarli per molto tempo dopo l’avvenuta esperienza.
Quando associamo un’esperienza sensoriale con i nostri ricordi del passato, questo evento è di per sé un episodio che rafforza il ricordo. Ogni esperienza che proviamo nel nostro mondo esterno provoca sempre un cambiamento nella chimica interna del nostro cervello, proprio perché un flusso di informazioni sensoriali raggiunge il cervello producendo nuove reazioni chimiche, che a loro volta andranno ad alterare l’intera chimica del nostro corpo. Quindi ogni volta che associamo ciò che stiamo sperimentando come nuovo evento con quanto è stato precedentemente cablato a livello neuronale, questo atto associativo è esattamente l’evento che trasforma la connessione in un ricordo. Come dice il dr. Joe Dispenza nel suo libro Evolvi il tuo cervello, noi ‘ricordiamo il nostro ricordare’ attuando una forma di ricablaggio dell’avvenimento. C’è ancora da dire che più forte è stato lo stimolo sensoriale iniziale, tanto maggiore sarà la possibilità di ricordare l’evento e la formazione dei relativi ricordi. Indubbiamente ciò avrà luogo perché gli elementi emozionali dell’esperienza saranno stati molto intensi.
Abbiamo quindi compreso che quanto più forte sarà il segnale, tanto maggiore sarà la probabilità che il ricordo venga archiviato a lungo termine. Ma che cos’è che decide la forza del segnale? È il grado in cui prendiamo atto dell’evento come nuovo, imprevedibile o addirittura inconcepibile in base alle nostre esperienze vissute, al di fuori della nostra routine. Un esempio emblematico è l’atto terroristico avvenuto a New York l’11 settembre 2001. Cosa facevamo quel giorno? Dove ci trovavamo? Quali persone abbiamo incontrato? Molto probabilmente sappiamo dare una risposta a queste domande e forse anche ad altre, molto più particolareggiate. Ma ci venissero poste le stesse domande in relazione al 9 settembre dello stesso anno, cosa risponderemmo? È molto probabile che quello sia stato un giorno come tanti altri, ammesso che qualche avvenimento veramente unico non abbia sconvolto la nostra vita.
Da quanto detto ne consegue che tutti i ricordi includono una sensazione, o più sensazioni, che diventano la sigla chimica lasciata da determinate esperienze del passato.

venerdì 21 maggio 2010

La PNL in età Geriatrica

La Programmazione Neuro Linguistica (PNL) può essere definita come l’insieme di tecniche e metodi efficaci volti a generare nelle persone dei cambiamenti permanenti e soprattutto a breve termine. In questo contesto non andremo a descrivere le origini della PNL e neppure a spiegare nei minimi particolari come essa funzioni; per questo è doveroso lasciare il compito ad illustri studiosi e professionisti che in questi ultimi anni hanno saputo espandere e fatto conoscere questa metodica (John Grinder, Richard Bandler, Robert Dilts, Jerry Richardson, Anthony Robbins) attraverso i loro libri ed i loro corsi di formazione. Le informazioni che seguiranno vogliono essere uno sprone per i terapeuti che lavorano sugli anziani affinché vadano ad appro-fondire questa disciplina, la quale può dare un grande aiuto sia all’anziano al fine di migliorare il suo modello di vita e sia all’osteopata il quale, con queste tecniche, può capire meglio il mondo della popolazione geriatrica.
Uno dei principali postulati della PNL afferma che l’essere umano, indipendentemente dal suo stato sociale, istruzione, sesso, fede religiosa, età, quindi dal giovane all’anziano, è quello che è, nel momento in cui lo si osserva, a causa di ciò che crede essere vero, non di ciò che conosce; questo ci fa capire che le sue credenze sono registrate a livello inconscio, quindi dire che si vuole cambiare un modo di essere o di agire può concretizzarsi sono quando l’individuo andrà a cambiare i propri convincimenti, in caso contrario rimarrà sempre lo stesso, o per lo meno non avverrà nessun cambiamento. In sintesi tutto orbita intorno a ciò che si crede. A conferma di ciò riportiamo una scoperta avvenuta negli anni sessanta da parte di un gruppo di antropologi. Questi hanno scoperto che in Africa esisteva una tribù la quale raggiungeva i 150-160 anni di età. Ovviamente questi studiosi cercarono di capire quale fosse la condizione di vita che portasse questi uomini a raggiungere questa venerabile età. Oltre ad indagare su alimentazione e condizioni puramente pratiche, scoprirono un fatto interessante: gli appartenenti alla tribù erano convinti che raggiungere quell’età fosse semplicemente normale. Questa rilevazione dovrebbe farci riflettere sulle convinzioni che ci portiamo a livello inconscio. Ultimamente si è capito che l’essere longevi deriva sia da un processo puramente genetico, ma nella stessa misura scaturisce da altri fattori quali alimentazione, stili di vita sani e non per ultimo atteggiamento mentale positivo. Generalmente si pensa che si possa vivere fino a settanta o ottanta anni; ma chiediamoci: cosa pensa al riguardo un centenario? Le indagini svolte su questi soggetti per capire quale fosse il loro ‘segreto’ portano a scoprire un atteggiamento nei confronti della vita sempre molto positivo, con rari momenti di scoraggiamento, nonostante tragedie e situazioni molto difficili vissute con coraggio e forza. Comunque, oltre ad aspetti legati all’alimentazione o qual altro, per questi soggetti non è strano essere arrivati a questa età: è una questione di convinzione, molto probabilmente a livello inconscio vi è una programmazione della vita che porta a raggiungere una determinata fascia di età.
La PNL può allora aiutare un adulto a programmarsi una vecchiaia serena, soddisfacente, longeva? Non possiamo escluderlo. Molto dipende dalle sue credenze in relazione a cosa crede essere vero nella sua esistenza, saranno i processi inconsci a determinare le credenze del suo futuro.
Abbiamo quindi parlato di inconscio, quella parte della mente umana da tempo studiata. Al riguardo esaminiamo alcuni aspetti al fine di capire come azioni, comportamenti e reazioni di soggetti anziani scaturiscano da anni di processo mentale inconscio.
Da un punto di vista puramente anatomico suddividiamo l’encefalo in due emisferi, quello sinistro e quello destro. Fu il dr. Roger Sperry, premio Nobel per la medicina nel 1981, a capire che i due emisferi svolgono funzioni differenti: l’emisfero sinistro si occupa della parte razionale ed analitica, mentre l’emisfero destro è la sede della fantasia, delle emozioni, di quegli impulsi che non riusciamo a controllare volontariamente. La collaborazione ed i rapporti che intercorrono con i due emisferi saranno il risultato globale di come conduciamo la nostra vita, ma soprattutto chi siamo veramente. Dei rispettivi emisferi si è capito allora che l’emisfero sinistro accoglie la parte conscia dei nostri pensieri e dei nostri elaborati mentali, potremmo anche dire che con l’emisfero sinistro noi elaboriamo informazioni vitali a breve termine. Negli anni sessanta il dr. Gorge Miller, dell’Università di Chicago, attraverso uno studio approfondito delle capacità umane dimostrò che l’essere umano, con la propria componente conscia, riesce a svolgere da tre a sette attività contemporaneamente; nel momento in cui supera questo numero di operazioni, alcune d’esse raggiungono una tale padronanza che vengono gestite dalla componente inconscia della mente.
Ne consegue che la nostra capacità di tenere sotto controllo le varie fasi della nostra esistenza è il risultato dell’utilizzo del 5% di tutta la nostra attività cerebrale. Cosa fa il restante 95%? Secondo le ultime indagini sembra che la parte inconscia (emisfero destro) svolga attività di regolazione della fisiologia umana, quindi funzioni vitali quali il battito cardiaco, le funzionalità digestive, ghiandolari, ormonali, immunitarie e via dicendo. Ma oltre a ciò la componente emozionale e comportamentale è appannaggio della mente inconscia. Questa componente ha comunque una particolarità: mette in pratica tutti i nostri pensieri e le nostre affermazioni come se fossero precise istruzioni, senza obiettare minimamente.
Vi sono persone che sono profondamente radicati su idee e concetti sulla propria persona che condizionano le proprie capacità e la propria esistenza. Alcuni affermano: “Non sono portato per la lingua straniera, posso studiare una vita ma tanto so che non ci riuscirò!”. Affermazioni come queste, o altre le abbiamo sentite un po’ da tutti (o forse noi stessi le diciamo). Proviamo ad immaginare un bambino il quale riceva un tale input da un genitore o un insegnante, dal momento che una giovane mente crede veritiera una tale informazione: “non sei portato per le lingue”, continuerà a crederlo per tutta la vita. A livello inconscio ha ricevuto questa convinzione da bambino e nel tempo l’ha ripetuta. Attraverso parole e pensieri ripetuti che cosa hanno prodotto? Una programmazione! L’inconscio ha ricevuto un comando, e questo, diligentemente, lo ha eseguito alla lettera. La chiave di tutto è racchiusa in questo concetto: l’inconscio ha il compito di confermare e di dimostrare che tutto ciò che si pensa e si dice, in modo ripetitivo, diventi verità, anche se questo concetto è falso.
Questi principi vediamoli ora in relazione alla vita ed al comportamento di un soggetto anziano. Se da come abbiamo compreso il nostro cervello viene programmato sulla base del pensiero e del linguaggio, quindi sulla base di ciò che si pensa e ciò che si dice, non c’è un solo pensiero ed una sola affermazione che passi per la mente che non produca una reazione; in sintesi un qualunque pensiero o affermazione genera un processo biochimico e provoca di conseguenza un effetto. Ritroviamo anziani che per una intera vita hanno ripetuto affermazioni di incapacità, trasformandosi in persone incapaci, mediocri, vivendo una vita senza aver realizzato desideri profondi, rimasti a livello puramente conscio; di contro osserviamo persone che definiamo di mente brillante, le quali hanno raggiunto traguardi straordinari, e che hanno per l’intera vita pensato e ripetuto, anche verbalmente, frasi e concetti potenzianti e produttivi tali da renderli persone di successo.
Dallo studio della Programmazione Neuro Linguistica sappiamo che ogni essere umano acquisisce una sua personale visione del mondo e della realtà sulla base di personali mappe interne, le quali sono state modellate sia dai sistemi sensoriali che dal linguaggio. Sono le mappe interne che permettono di dare una interpretazione del mondo circostante, e su questa base si hanno le rispettive reazioni agli avvenimenti, attribuendo loro un significato. Indubbiamente l’anziano è il risultato, il diretto prodotto di una intera vita trascorsa a registrare, attraverso i sui sistemi sensoriali, le esperienze più disparate. Molto probabilmente anziani che hanno la capacità di rispondere in modo creativo ed affrontano efficacemente le situazioni tipiche di quest’età dispongono di rappresentazioni o modelli adeguati della propria situazione, attraverso cui avvertono un’ampia gamma di possibilità nella scelta delle proprie azioni. Vi sono anziani, invece, che sulla base delle esperienze maturate nella vita, credono di avere a loro disposizione poche opzioni. Questa dualità ci dimostra che non è il mondo ad essere limitato o senza possibilità di scelta, ma che questi soggetti impediscono a loro stessi di vedere le opzioni e le opportunità, in quanto non fanno parte dei loro modelli del mondo.

martedì 18 maggio 2010

Ivan Pavlov ed i Riflessi Condizionati

Le ricerche sperimentali condotte da Ivan Pavlov sono alla base della concezione fisiologica che ha suscitato vivo interesse nel mondo scientifico da parte di psicologi e biologi. Ancora prima dei lavori di questo grande scienziato, lo studio della fisiologia si limitava a studiare e sperimentare le forme più semplici di reazione degli esseri viventi.
Ed è proprio grazie a Pavlov che è stato introdotto il termine condizionare nel mondo della psicologia. Il 'riflesso condizionato' è la scoperta scientifica che lui stesso annunciò nel 1903 e solo un anno dopo, grazie ai suoi lavori, ricevette il premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia.
Vediamo in cosa consisteva questa scoperta, definita appunto riflesso condizionato. Nei suoi esperimenti riuscì a 'condizionare' un cane a produrre saliva al suono di un campanello, suonandolo prima di presentargli del cibo. Questa procedura venne ripetuta molte volte: suono di una campanella e pochi secondi dopo presentazione del cibo. Cosa successe al cane, in pratica, nel momento in cui suonava la campanella? Egli imparò a salivare, in previsione dell'arrivo del cibo; il suono del campanello significava l'arrivo del cibo e le ghiandole salivarie del cane si preparavano alla produzione di saliva. A questo punto il cane divenne 'condizionato' a salivare al solo suono del campanello, anche in assenza del cibo, infatti continuando a suonare il campanello, il cane continuava a salivare. In buona sostanza la salivazione non serviva a preparare l'organismo alla digestione degli alimenti, ma era diventato un semplice ed unico 'riflesso condizionato'.
Questo esperimento, seppur realizzato più di cento anni fa, rimane un esempio di come il nostro sistema nervoso può essere condizionato a comportamenti e modi di essere. Nella sua semplicità Pavlov ci fa capire che potremmo essere legati a condizionamenti che ci sono stati impressi da bambini, magari e sicuramente involontariamente dai nostri genitori o tutori. Potremmo essere condizionati dalla pubblicità senza che ce ne accorgiamo, anzi, se ci riflettiamo, sono pochissimi coloro che nella loro esistenza non hanno ricevuto un condizionamento tale da manifestare un riflesso voluto da qualcuno o non.

Quello a cui pensiamo ripetutamente, quello diventiamo


“Quello a cui pensiamo ripetutamente e ciò su cui focalizziamo la nostra attenzione, è quello che neurologicamente diventiamo”.
Questa frase è riportata nel libro Evolvi il tuo Cervello, scritto dal dr. Joe Dispenza, chiropratico di fama mondiale per i suoi articoli scientifici sulla stretta relazione esistente fra chimica del cervello, neurofisiologia ed il loro ruolo nella salute fisica. Attraverso questo libro, per altro chiaro esempio della scientificità della neuroplasticità del cervello umano, il dr. Dispenza evidenzia le straordinarie potenzialità di questo organo e del fatto che non sempre lo utilizziamo nel modo corretto o comunque a nostro beneficio. Infatti, secondo le neuroscienze, rivolgere ripetutamente la nostra attenzione al dolore del corpo umano lo rende sempre più reale, proprio perché i circuiti del cervello che percepiscono il dolore vengono attivati elettricamente. Di contro se rivolgiamo la nostra attenzione e la nostra piena consapevolezza verso qualche cosa che sia completamente diverso dal dolore che possiamo provare a livello fisico, gli stessi circuiti cerebrali che precedentemente hanno processato il dolore e le sensazioni corporee possono essere letteralmente spenti, con conseguenza che il dolore può addirittura scomparire. Ma cosa succede se subito dopo controlliamo se il dolore se n’è andato in modo definitivo? I rispettivi circuiti cerebrali si riattivano, facendoci percepire nuovamente il dolore. Se i circuiti del dolore vengono attivati ripetutamente, la connessione fra loro si rinforza, in questo modo se si presta costante attenzione al dolore ogni giorno, siamo noi a creare dei circuiti neurologici capaci di sviluppare una consapevolezza più acuta della precedente del dolore, proprio perché i relativi circuiti cerebrali si arricchiscono.
Questa potrebbe essere la spiegazione del fatto che il dolore ci caratterizza, non solo la sensazione del dolore fisico, ma anche il dolore emotivo, magari provato moltissimi anni fa e coltivato nel tempo, fino ad oggi; ecco quindi il significato della frase riportata sopra: quello a cui pensiamo ripetutamente, avvenimenti successi nell’infanzia o nella giovinezza, focalizzati nel tempo, al punto da rubare la nostra attenzione ci fanno diventare, neurologicamente, quello che oggi siamo. Questo processo determina veri e propri circoli viziosi di ordine mentale, anticamera di atteggiamenti e modi di vivere i quali caratterizzano la nostra personalità, facendoci assumere modi di essere non sempre modificabili.
Quanto affermato ora dovrebbe allora farci credere che non possiamo cambiare? Niente affatto. Il dr. Dispenza dice che l’essere umano è un continuo ‘lavori in corso’, definizione forse singolare ma molto appropriata. L’organizzazione delle cellule cerebrali che costituiscono chi noi realmente siamo sono sempre in movimento; dobbiamo dimenticare la vecchia idea che il cervello sia un organo statico, rigido e fisso: nulla di più assurdo! In modo particolare quando si raggiunge l’età dell’anzianità. Le cellule cerebrali vengono costantemente rimodellate e riorganizzate dai nostri pensieri e dalle esperienze che viviamo. Da un punto di vista neurologico, noi siamo ripetutamente modificati da tutti gli stimoli che ci pervengono. Non è errato, quindi, dire che dopo un determinato avvenimento non siamo più gli stessi, come non siamo più gli stessi dopo aver letto un libro che ci ha coinvolti profondamente, non siamo più gli stessi dopo un’esperienza che, come si ha abitudine di dire, ‘ci ha cambiati profondamente’; infatti è proprio così, siamo realmente cambiati.

domenica 16 maggio 2010

Il processo di Apprendimento


La crescita della mente richiede molto tempo, ma ancora di più ne richiede la crescita delle capacità di apprendimento. È bene precisare che la pura e fredda conoscenza non deve essere intesa come un insieme di informazioni; non può essere ‘assemblata’ come la produzione di un’automobile in una catena di montaggio. Uno degli sviluppi più interessanti della ricerca sull’apprendimento intende dimostrare che l’elemento intelligente è sempre la persona, l’individuo, con tutta la sua conoscenza fatta propria, sommata a tutti gli strumenti e le risorse sociali e materiali che il mondo moderno gli mette continuamente a disposizione. Ne consegue che tutti i successi che un individuo raggiunge sono il risultato dell’unione delle risorse interiori ed esteriori.
Le abilità professionali, ad esempio, nascono dalla sommatoria di più fattori; ad esempio un medico acquisisce abilità grazie ai libri che precedentemente avrà studiato, quindi dagli eventuali strumenti che potrà utilizzare nella sua professione, ma soprattutto dall’uso intelligente che farà di tutte queste cose messe a sua disposizione, e come risultato ultimo dall’esperienza che aumenterà nel tempo.
Un altro aspetto fondamentale nell’apprendimento è la nostra capacità di individuare tutte le risorse e tutte le possibilità offerte da una determinata situazione. In questo contesto parliamo allora di ‘intraprendenza’, qualità insita nella natura umana. La definizione che potremmo dare ad una persona considerata intraprendente è quell’individuo capace di inventiva e di escogitare stratagemmi, quindi persona capace di avvalersi di tutti gli strumenti messi a sua disposizione per il raggiungimento di un determinato obiettivo. Ne consegue che apprendimento non significa essere unicamente intelligenti in quanto tali, ma piuttosto essere capaci di avvalersi di tutti gli strumenti in suo possesso.
L’apprendimento, quindi, è molto vicino al principio seguito dagli atleti: ci si deve assumere la responsabilità di diventare l’allenatore di se stessi. Bisogna essere in grado di monitorare i propri progressi, se necessario anche misurarli, ponderare sulle differenti possibilità e processi di sviluppo ed infine gestire noi stessi nell’ambito dell’apprendimento, programmando e definendo priorità, valutando i progressi raggiunti, ripassando le strategie, e se necessario, cambiando tattica.

mercoledì 12 maggio 2010

A destra l'infelicità, a sinistra la felicità


“A destra l’infelicità, a sinistra la felicità”. Questo è uno dei sottotitoli del libro La Formula della Felicità del dr. Stefan Klein, giornalista scientifico. In questa sua trattazione egli prende in esame l’argomento felicità dal punto di vista delle neuroscienze. Egli sostiene che l’elaborazione delle emozioni avviene in entrambi gli emisferi cerebrali, ma con una ripartizione: il lobo frontale destro viene attivato in presenza di sentimenti negativi, viceversa l’emisfero sinistro si attiva quando si provano sentimenti di felicità. Questa affermazione è suffragata dalle immagini tomografiche; margini esterni del cervello vengono attivati distintamente sia nei momenti di paura che di felicità. Ma oltre a questa rilevazione effettuata con apparecchiature diagnostiche, è comprovante la casistica dei danni cerebrali. Spesso si osservano comportamenti strani in cui i sentimenti ed i comportamenti di un soggetto colpito da patologia cerebrovascolare provocano veri e propri sconvolgimenti, ad esempio si è osservato che persone colpite da ictus nella parte dell’emisfero sinistro manifestano forti depressioni; molto probabilmente si assiste ad una distruzione dei sistemi cerebrali deputati ai sentimenti positivi. Di contro una patologia cerebrovascolare che coinvolga l’emisfero destro ha portato soggetti a manifestare una allegria permanente ed anomala.
Le neuroscienze oggi riescono ad essere così precise da individuare specifici neuroni capaci di dare luogo a manifestazioni psichiche molto chiare. Ad esempio si è scoperto che nella parte destra del lobo frontale esistono neuroni che reagiscono solo quando un individuo si trova a dover fronteggiare un avvenimento funesto. Sempre in relazione all’emisfero destro, questo addirittura manifesta una vera e propria tempesta neuronale quando un soggetto che manifesta grande timore deve leggere un pubblico. Il sorriso spontaneo è invece presente nei neuroni dell’emisfero sinistro.
Il risultato di queste ricerche dimostrano che la diversa distribuzione delle sensazioni gradevoli o sgradevoli nei due emisferi dipende dall’elaborazione dei dati nel lobo frontale. Questa parte del cervello svolge la funzione di ‘centrale di comando’ del comportamento con ruolo di manifestare specifiche emozioni; in pratica i sentimenti positivi dicono all’individuo cosa fare mentre i sentimenti negativi cosa non fare.

martedì 11 maggio 2010

Il Sentimento di Inferiorità

Sulla base di tutte le indagini, ricerche, sperimentazioni, circa il 95% delle persone, indipendentemente dal loro ceto sociale, cultura o razza, si rovina letteralmente la vita con i complessi di inferiorità, più o meno marcati; oltre a ciò per buona parte di queste persone tali sentimenti diventano degli impedimenti per raggiungere la felicità ed il successo nelle varie attività della vita.
Da un punto di vista puramente logico ognuno di noi sa benissimo di essere inferiore ad un'altra persona: ad esempio sappiamo di essere inferiori ad un campione mondiale di salto in lungo, per quanto brani possiamo essere nell'atletica, oppure sappiamo di non poter competere con un sollevatore di pesi olimpionico, per quanto forti possiamo essere. Questo ci fa capire che i complessi di inferiorità trovano la loro origine non tanto nei fatti reali, quanto nelle nostre conclusioni riguardo ai fatti ed dalla valutazione delle esperienze sulla nostra persona. Se siamo degli atleti, il fatto di sapere che esistono soggetti molto più bravi fa di noi degli atleti mediocri, ma non delle persone mediocri. Non è quindi la presa di coscienza di una reale inferiorità di capacità a farci vivere il senso di inferiorità, ma il sentimento di inferiorità.
Perchè nasce il sentimento di inferiorità? Perchè noi non misuriamo noi stessi sul nostro modello, ma sul modello di un'altra persona. La conseguenza di questa distorsione è che non siamo degni, o che non meritiamo la nostra fetta di felicità e successo.
Questa distorsione nasce perchè facciamo paragoni con gli altri e quindi invariabilmente commettiamo l'errore di lottare per la superiorità. Questa battaglia per la superiorità porta ad un maggior disagio con conseguente delusione e talvolta sfocia in condizioni patologiche quali la nevrosi.
Nel suo libro 'Psicocibernetica', il dr. Maxwell Maltz, trattando questo argomento dice testualmente: "Inferiorità e superiorità sono i due lati della stessa moneta ed il rimedio consiste nel capire che è la moneta stessa ad essere falsa".

domenica 2 maggio 2010

Le regole per disegnare una Mappa Mentale

Per poter creare una buona Mappa Mentale si devono osservare alcune regole che risultano essere fondamentali, questo perché osservandole riproduciamo gli stessi principi sui quali il cervello umano lavora. In qualunque caso si tenga presente che queste regole non sono così ferree da bloccare la nostra creatività. La realizzazione di una mappa implica, come abbiamo compreso, l’uso dei due emisferi; se l’emisfero sinistro svolgerà la sua funzione di logica rappresentativa attraverso la scrittura di parole, numeri e linee, l’emisfero destro avrà libero sfogo con la creatività, la fantasia, l’uso dei colori e delle immagini più adatte alla rappresentazione. Ne consegue quindi che queste regole devono essere osservate ed applicate con molta elasticità, in funzione della stesura della mappa stessa e della funzione per cui è stata creata. Queste regole potrebbero essere suddivise in tre gruppi:

1. Regole di Struttura;
2. Regole di Creatività;
3. Regole di Utilità


Esaminiamo ora questi tre gruppi. Attraverso questa analisi avremo la possibilità di capire sia l’utilizzo pratico delle Mappe Mentali e quando utilizzarle in funzione del loro impiego.

Regole di Struttura: con questo primo raggruppamento definiamo la struttura base della nostra mappa. Sono le regole base che ci permettono di dare vita alla mappa e ci consentono di identificare l’argomento che analizziamo con i relativi approfondimenti. In questo gruppo andremo ad identificare:

· Il soggetto di partenza;
· I rami principali enfatizzati con una sola parola-chiave;
· Dei rami secondari subordinati ai primi, con indicata una sola parola o piccole frasi.


Al fine di una maggiore comprensione analizziamo l’immagine che segue. Questa è una semplice mappa che ha lo scopo di analizzare il termine AMORE.



Potremmo chiedere ad una ipotetica persona: “Cosa ti fa venire in mente la parola AMORE?” Attraverso questa semplicissima mappa il suo creatore ha dato una sua interpretazione a questo termine; ha in pratica scritto cinque parole-chiave e cioè: Natura, Famiglia, Libertà, Amici e Patria. Per lui esiste l’Amore per la Natura, l’Amore per la Famiglia, l’Amore per la Libertà, l’Amore per gli Amici ed infine l’Amore per la Patria. Senza ombra di dubbio queste quattro definizioni si adattano perfettamente al termine AMORE. Questa prima mappa racchiude due identificazioni delle Regole di Struttura e cioè il soggetto di partenza (AMORE) ed i rami principali definiti da una sola parola chiave (natura, famiglia, libertà, amici e patria). Ma esaminiamo ora l’immagine che segue.





In questa seconda mappa vediamo l’aggiunta di rami secondari subordinati ai primi. Ad esempio all’esponente ‘Libertà’ troviamo la parola ‘schiavitù’, termine che si lega al primo come significato opposto; altra parola ‘politica’ che con le parole aggiuntive ‘dittatura’ e ‘diritti civili’ ben si legano come significato all’esponente ‘Libertà’. La stessa cosa si ripete per le altre quattro parole-chiave. Questa semplice Mappa Mentale ci dimostra il concetto di Pensiero Associativo: una parola collegata all’altra, unite da un senso comune. In questa mappa abbiamo definito 18 rami secondari, 4 rami principali con relativi termini, tutti collegati all’esponente AMORE. Potremmo continuare? Certamente! Dalla parola ‘dittatura’ potremmo agganciare altri termini correlati come ‘democrazia’, ‘comunismo’, ‘socialismo’, e via dicendo. Una cosa è certa: potremmo andare all’infinito! E ciò non solo per la parola AMORE, ma qualunque essa sia. E forse ora abbiamo, attraverso questa piccola Mappa Mentale, capito il significato di Pensiero Radiante!

Regole di Creatività: questo secondo raggruppamento chiama in causa l’utilizzo dell’emisfero destro del nostro cervello. Se nel raggruppamento precedente andavamo a definire la struttura delle Mappe Mentali, in questo insieme terremo presente:

· Utilizzo di colori, simboli e disegni;
· Scrittura stampatello e se possibile in tridimensionale;
· Abbracciare uno o più rami dello stesso argomento con l’ausilio dei colori;
· Dare un ordine numerico ai rami principali o secondari (con numeri o lettere).


In questo raggruppamento la fantasia e la creatività predominano sulla struttura. Se precedentemente avevamo definito l’ossatura della nostra mappa, in questa diamo libero sfogo alla componente creativa. Da notare che se prima la struttura poteva essere rappresentata o disegnata da più persone nello stesso modo o comunque in maniera molto simile, ora ogni individuo apporterà la propria creatività e molto difficilmente troveremo due mappe eguali o comunque simili. La scelta dei colori, dei disegni e dei simboli daranno un’impronta personale alla mappa. Nonostante ciò, anche solo attraverso immagini, simboli, disegni, una mappa può essere ‘letta’ da chiunque, indipendentemente dalla lingua parlata. Questo contraddistingue le Mappe Mentali come un linguaggio universale, capace di trasmettere informazioni a chiunque. Quando inseriamo delle immagini in una mappa permettiamo al nostro cervello di stimolare la nostra capacità mnemonica e di apprendimento; infatti le stesse immagini hanno la capacità di stimolare un vasto campo di funzioni della corteccia cerebrale quali la percezione del colore, delle linee e della estensione della struttura. In riferimento all’utilizzo del colore sono stati fatti studi riguardanti la creatività e la memoria, ciò in contrapposizione all’utilizzo della monocromia. Si è capito che se utilizziamo più colori nella scrittura, miglioriamo di circa l’80% della capacità mnemonica rispetto alla monocromia, inoltre la comprensione della lettura aumenta di circa il 70%.

In relazione alle Regole di Creatività esaminiamo ora la Mappa Mentale che segue. Se la compariamo che le due precedenti, ed in particolar modo con la seconda, il soggetto di partenza in questo ultimo caso non è riportato per scritto (nella seconda veniva riportata la parola AMORE) ma è presentata con l’immagine di un AEREO. Ritroviamo i rami principali con quattro parole-chiave ed i rispettivi 10 rami secondari. In questa terza mappa la componente creativa è data dall’utilizzo di differenti colori (rosso, blu, viola e verde) e da piccole immagini; ognuna d’esse vuole rappresentare in modo visivo il significato delle parole dei rami secondari.

Questa Mappa Mentale è strutturata in modo molto semplice, dove si vuole rappresentare il significato del termine VOLARE: volare può rappresentare la libertà, libertà dalla schiavitù, libertà economica e libertà politica; volare può anche portare a sognare, sognare l’amore e la vittoria; volare è sicuramente viaggiare, conoscere nuovi orizzonti, non avere limiti e viaggiare verso il futuro; in ultimo volare rappresenta il futuro, un futuro in cui non saremo mai soli e con una visione ottimistica della vita!

Nell’ambito delle Regole di Creatività spendiamo alcune parole per capire l’uso del colore nella stesura delle Mappe Mentali. L’emisfero destro è molto sensibile al colore quando questo viene inserito in una metodica per l’insegnamento e la memorizzazione. Pare che grazie ai colori il nostro cervello riesca ad aumentare il potere di memorizzazione fino all’80%, nella stessa misura ad aumentarne la cognizione. Oltre alla memorizzazione, i colori permettono sempre al nostro emisfero destro di incrementare la nostra creatività. La scienza ufficiale ha ormai potuto constatare l’influenza che i colori e la luce colorata hanno sulla vita degli esseri umani. Basti pensare che recenti scoperte (teoria dei biofotoni) hanno dimostrato che luce colorata a bassissima intensità viene emessa dalle cellule e costituisce un rapido mezzo di comunicazione intracellulare. Altre ricerche mediche hanno constatato che una camera da letto con pareti dipinte di azzurro o blu chiaro stimolano il rilassamento notturno, combattono l’insonnia e diminuiscono il battito cardiaco. Tutto ciò, anche se in piccola scala e come accenno informativo, ci dimostra l’importanza del colore nella vita degli esseri umani. Per quanto riguarda le Mappe Mentali, i colori oltre a stimolare la creatività permetteranno di contraddistinguere le informazioni per aree tematiche o per l’ordinamento secondo livelli di interesse. L’immagine della mappa dimostra come ogni ramificazione segua una sua colorazione specifica, sia nel colore del ramo che nella sua scrittura, senza necessariamente tenerne conto come espressione emotiva. Si è utilizzato il colore ROSSO, BLU, VIOLA e VERDE per distinguere i quattro argomenti principali relativi all’esponente VOLARE.

Ogni colore produce un suo stato emotivo. La tabella che segue ha la funzione di rappresentare il colore con il suo stato emotivo corrispondente. Ovviamente le informazioni che seguono devono intendersi come nozioni di base; il lettore potrà approfondire l’argomento alla voce cromoterapia.

ROSSO
Forza, energia, emozioni, passione, calore
VERDE
Natura, crescita, equilibrio, continuità, progresso
GIALLO
Idee, creatività, ottimismo, nuove nozioni
BLU
Controllo, razionalità, analisi logica, guadagno (denaro)
VIOLA
Fantasia, spiritualità, armonia
BIANCO
Purezza, superiorità, indice di positività
NERO
Formule, esattezza, indice di negatività


Regole di Utilità: questo ultimo raggruppamento è definito di utilità in quanto apporta dei suggerimenti al fine di rendere più leggibile la mappa e per definire un ordine logico di creazione. Innanzitutto suggerisce di disegnate le ramificazioni mai più corte (o troppo lunghe) rispetto alla parola o la frase; ovviamente questo consiglio deve essere valutato in funzione dell’argomento che viene trattato nella stesura della mappa stessa. In linea di massima questo accorgimento dovrebbe essere sempre applicato, proprio perché renderà la nostra mappa decisamente più leggibile per il nostro cervello; se lasciamo troppo spazio libero su di un ramo, la lettura della parola risulterà essere isolata e non permetterà di essere agganciata alle parole delle sottoramificazioni, in pratica il cervello dovrà impegnarsi troppo per seguire un filo logico di lettura. Ricordiamo che una Mappa Mentale dovrà diventare, con il tempo, il risultato di un’opera armoniosa e piacevole per il nostro cervello, più questo avverrà, maggiore sarà la facilità con cui il nostro cervello memorizzerà le informazioni, oltre a ciò impartirà nuovi stimoli per la creatività. Un altro suggerimento è quello di disporre il foglio su cui si disegna sempre in orizzontale; la creazione di una mappa con sviluppo in orizzontale risulta essere più leggibile per il nostro cervello, oltre a ciò, è nostra abitudine scrivere in orizzontale, quindi usare un foglio in orizzontale aiuterà il disegnatore alla creazione dei rispettivi rami con più facilità. Un altro suggerimento molto importante è quello di iniziare la creazione del primo ramo principale in alto tendenzialmente verso destra, i successivi seguiranno il senso orario. Questa regola ci può tornare utile quando usiamo la mappa per prendere appunti o per descrivere una sequenza; se seguiamo questo suggerimento sapremo sempre l’ordine logico della nostra mappa. In ultimo, sviluppare il proprio stile, senza dimenticare che ogni mappa è differente dall’altra, ciò in funzione dell’utilizzo. A quanto abbiamo detto potremmo aggiungere altri suggerimenti che comunque seguono la logica di una struttura; ad esempio il soggetto di partenza deve essere collocato al centro del foglio, inoltre le parole dei rami principali dovranno essere sempre più grandi o più enfatizzati rispetto alle parole dei rami secondari, come anche il disegno dei rami principali dovranno risultare più spessi o più colorati rispetto ai rami secondari. Resta inteso che questi suggerimenti devono essere visti come accorgimenti per rendere più leggibile una mappa. Qualora dovessimo apportare molte informazioni in una mappa al punto da renderla molto fitta, probabilmente la linearità e l’essenzialità delle linee sarà d’obbligo al fine di avere più spazio per la scrittura e meno per disegni o simboli, accantonando forse un po’ la fantasia ed apportando un pizzico di ordine e logica. Comprendiamo quindi il grande valore di una Mappa Mentale: possiamo utilizzare prevalentemente il nostro emisfero sinistro quando dobbiamo rappresentare molte informazioni ben ordinate, abbinare le funzionalità dei due emisferi per rendere piacevole, leggibile e memorizzabile una serie di informazioni ed in ultimo dare sfogo all’emisfero destro con mappe anche solo con disegni e quasi nessuna parola. Quando applicare queste tre possibilità? A noi la scelta, l’importante è divertirsi!
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